Andreotti a Genova

Maggio 15, 2008 on 12:04 pm | In Informazione | 52 Comments


Giulio Andreotti continua a girare l’Italia. L’altro giorno era a Genova, a un bel convegnone di cattolici. Christian Abbondanza e altri cittadini di buona memoria sono andati a guastare la festa. Galoppini e poliziotti non hanno gradito. E hanno cercato di sbatterli fuori e tappar loro la bocca. Scene tristi, che non mi stupiscono. In Italia è tutelata solo la libertà di applauso. Volantinare l’estratto di una sentenza equivale a turbare l’ordine pubblico. Ricordare pubblicamente la verità è pura sovversione. Qui c’è il video dell’incursione. Ma non limitatevi, amici miei, a guardare youtube e commentare sui blog. Alle feste degli oligarchi c’è urgente bisogno di uomini liberi.

La bestemmia

Maggio 14, 2008 on 8:04 pm | In Politica | 89 Comments


Normalizzare il berlusconismo: questa è la linea. Che cosa vuol dire? In pratica accettare che l’Italia abbia un padrone. Che sa anche essere tollerante e perfino generoso con chi non gli manca di rispetto. A dettarla sono le guardie bianche di Berlusconi, ovvero gli editorialisti del Corriere della Sera: Panebianco, Battista, Galli Della Loggia. Anime servili, questi sedicenti liberali non vedono lo scandalo. E dunque plaudono a un Paese finalmente pacificato, esortano a farla finita con il “giustizialismo”, incoraggiano l’opposizione a deporre l’ascia dell’antiberlusconismo, predicano la via del dialogo e delle riforme condivise. Da sempre abituati a negoziare sui principi e prima di tutto tesi a sopravvivere, i “riformisti” del pd non hanno certo bisogno di consigli. Rappresentano già l’opposizione ideale, che il nano s’è plasmato in quindici anni di duro lavoro. Fuori dal parlamento la cosiddetta sinistra radicale, l’opposizione intransigente a Berlusconi è ridotta alla voce di Antonio Di Pietro più qualche cane sciolto. Non fa piacere ammetterlo, ma è così. Lo dimostra il suo intervento di ieri alla Camera, interrotto dai fischi e dagli strepiti dei paladini della libertà. Quindici anni dopo Mani Pulite, parlare di legalità e conflitto di interesse dentro l’assemblea legislativa è peggio che bestemmiare in chiesa. Sarà molto dura risalire la china.

Jole Santelli

Maggio 13, 2008 on 7:23 pm | In Politica | 72 Comments


Moracciona calabrese dai tratti marcati, quarantenne a dicembre, Jole Santelli è un avvocato con un ottimo curriculum nel partito padronale. Nel 1994 s’iscrive a Forza Italia. Nel 1996 è assistente giuridica del gruppo parlamentare azzurro. Nel 2001 viene eletta deputata e poi riconfermata per due volte. La sua competenza è premiata con l’incarico di sottosegretario al ministerro della giustizia, retto dall’ingegner Roberto Castelli. Fino al 2006 si occupa di amministrazione della giustizia e leggi ad personas. Lei nega. “Furono tutte leggi di interesse generale”, mi ha detto a Roma il 29 aprile, quando l’abbiamo interpellata in occasione dell’inaugurazione della legislatura. L’equivoco, secondo Jole, nasce dal fatto che alcuni parlamentari si trovano a essere sotto inchiesta. E allora diventano “obiettivi sensibili” del pregiudizio. In realtà - sostiene Jole - le leggi valgono per tutti, mica si possono discriminare gli imputati che le scrivono e i delinquenti in fuga dai processi. Anzi, insistere sulla “contrapposizione fra magistratura e politica” - così la chiama Jole - impedisce di affrontare i veri problemi della giustizia. L’alternativa sarebbe tener fuori dalla politica chi ha grosse grane con la legge. Ma questo, secondo Jole, vorrebbe dire affidare ai giudici la selezione dei candidati. Nessun problema nemmeno sul versante conflitto di interessi. Se i cittadini votano Berlusconi, ragiona Jole, forse è perché pensano che chi è ricco non ha bisogno di rubare. E poi, aggiunge, se questa legge non andava bene perché la sinistra non l’ha cambiata? Fine dialettica, Jole Santelli s’è fatta le ossa come avvocato nel rinomato studio Previti. Ormai per Cesarone non c’è più niente da fare. Marcello Dell’Utri invece è ancora un “obiettivo sensibile” della malagiustizia. Ma Jole esclude interventi legislativi per salvarlo dalla furia delle toghe rosse. “Non è tecnicamente possibile”, giura. C’è da crederle?

DALL’ESTERO - Articolo del quotidiano spagnolo El País sul pacchetto sicurezza firmato Lega Nord (chediconodinoi)

Che squallore che fa

Maggio 12, 2008 on 12:53 pm | In Informazione | 144 Comments

Notizia del giorno: un esponente dell’assemblea costituente del partito democratico si dissocia dagli attacchi bipartisan a Marco Travaglio, reo di aver accennato in tv al fatto che il presidente del Senato Renato Schifani detto Lodo, è stato frequentatore e socio di personaggi in odore di mafia. Niente paura: la stecca nel coro è del mio amico Riccardo Lenzi, un infiltrato.

Caro Piero,

ritengo moralmente vergognosi e politicamente insostenibili gli attacchi “bipartisan” a Marco Travaglio, scagliati contro il giornalista dopo la sua citazione di fatti (non di opinioni) riguardanti l’attuale Presidente del Senato. Altrettanto grave fu la reazione del presidente “bipartisan” della RAI Petruccioli, dopo le polemiche suscitate dalla famosa puntata di Anno Zero.
Come membro dell’Assemblea costituente nazionale del PD, voglio dissociarmi pubblicamente dalla posizione espressa dal capogruppo PD in Senato Finocchiaro, reduce da una gravissima sconfitta elettorale in Sicilia e approdata in Parlamento solo grazie al vizio italico delle pluricandidature “blindate”. Quel che è davvero “inaccettabile”, infatti, non è la critica documentata di Travaglio, bensì la ostinazione di alcuni nel voler considerare normale quello che la stragrande maggioranza degli elettori del PD considera preoccupante: il fatto che la seconda carica dello Stato sia oggi ricoperta da un fedelissimo servitore di Berlusconi, anziché da un imparziale servitore dello Stato. Dopo aver difeso l’indifendibile indulto ed aver riportato in Parlamento personaggi di dubbia moralità come Vladimiro Crisafulli, sarebbe bene che il PD imparasse la severa lezione del 13-14 aprile: per essere credibili, bisogna essere coerenti. Travaglio ha citato le fonti delle sue dichiarazioni, come fece anche nella famosa e “incriminata” trasmissione di Luttazzi. Ben altre sono le cose inaccettabili: dai fucili di Bossi all’apologia del fascismo del pluricondannato Ciarrapico.

Riccardo Lenzi
(membro Assemblea costituente nazionale PD)

DALL’ESTERO - Articolo del quotidiano spagnolo El País sul neo-eletto Schifani (traduzione di Daniele - chediconodinoi)

Questa sera

Maggio 10, 2008 on 11:17 am | In Informazione | 30 Comments

Vi ricordo che questa sera, sabato 10 maggio, con gli amici di Qml, sarò a Bologna per un incontro pubblico sull’informazione. Alle 21, in vicolo Bolognetti 2, presso il Quartiere San Vitale.

“Diffamatore abituale!”

Maggio 9, 2008 on 9:28 pm | In Politica | 89 Comments


Da ieri Vittorio Sgarbi non è più assessore alla cultura di Milano. Ha ascoltato il nostro invito e s’è dimesso per incompatibilità morale? No, ha atteso che fosse lady Moratti a cacciarlo. “Ha offeso i cittadini e le istituzioni”, si legge nella lettera di licenziamento. Come darle torto? Il problema è che lo fa da vent’anni. Meglio tardi che mai. Le cronache raccontano che il pregiudicato per truffa allo Stato e diffamazione di magistrati non l’abbia presa bene. S’era affezionato alla poltrona. Ma non si perde d’animo. Si è precipitato a Roma, a chiedere udienza a Berlusconi. Non gli dispiacerebbe un incarico da sottosegretario alla cultura, in modo da poter riprendere la vecchia abitudine di farsi aprire i musei di notte. L’ho sentito questo pomeriggio al telefono. Gli ho chiesto un’intervista, ma ha rifiutato. L’ho trovato mogio, un po’ fiacco perfino negli insulti. Ha dichiarato di essere un seguace del “pluriomicida Grillo, modello perfetto di diffamatore”. Ha ripetuto che era suo dovere comportarsi come s’è comportato ad Anno Zero, per difendere Veronesi e Napolitano da un’aggressione diffamatoria. Ha negato di aver agito su commissione: “io insulto per conto mio”. Ha ammesso, mentendo, solo una condanna su trecento querele per diffamazione di magistrati, glissando su quante volte l’ha scampata grazie all’insindacabilità parlamentare. Ha aggiunto che la condanna per truffa allo Stato e falso è frutto dell’incapacità del giudice, perché lui ha sempre dato “cultura e intelligenza” allo Stato. Quando gli ho ricordato il succo della sua ragion pratica, cioé la dichiarazione: “il sistema è così corrotto che tanto vale trarne vantaggio”, s’è tolto d’impaccio dandomi del corrotto. Poi s’è prodotto nella sua performance preferita, la tiritera di insulti gratuiti: “Ladro! Ladro! Ladro di parole! Delinquente! Tu sei un truffatore! Furfante! Corrotto! Delinquente! Falsario! Mentecatto! Diffamatore abituale!”. E’ sempre un piacere sentirlo delirare. Questa volta non posso condividerlo con voi, per non consentirgli appiglio a qualche cavillo giuridico. Però mi toglierò lo sfizio di querelarlo, visto che non è più deputato, per punirlo dell’abuso dell’insindacabilità parlamentare. Senza di lui ci divertiremo di meno, ma non ci mancherà. L’abbiamo interpellato con una certa insistenza in quest’ultimo anno per un solo motivo: è l’espressione di un’Italia che proprio non ci piace. E chi non fiata, acconsente.
Se vi capita a tiro di voce, criticatelo anche voi!

Qui Chianciano Libera

Maggio 9, 2008 on 11:28 am | In Politica | 62 Comments


L’epitaffio civile di una generazione di italiani: nati sotto Mussolini; vissuti sotto Andreotti; morti sotto Berlusconi.
Gli ultimi due sono ancora in vita. E possiamo almeno spernacchiarli.
Ieri era il turno di Andreotti, senatore a vita per “altissimi meriti”: tra i quali una collusione con la mafia accertata e prescritta a norma di legge. Fino al 1980, s’intende. Era in visita a Milano per ricordare Aldo Moro, che tanto lo stimava. L’Osservatore Romano sotto braccio, avanzava attorniato da quattro poliziotti che gli facevano da badanti. L’abbiamo interpellato in due riprese. Ci ha risposto chiamandoci “provocatori”, lui che è una provocazione vivente, e consigliandoci una “piccola cura a Chianciano”. Mente sempre, perfino sul numero di pagine della famosa sentenza. Due anni fa la descrisse come “un volumone”, ieri ha detto che è di “cinque pagine”. Gli serviva a dimostrare che non l’abbiamo letta e dunque lui è innocente. In realtà, la sentenza di appello è di oltre 1500 pagine, quella di Cassazione di 217. Nel giugno 2006 mi indicò come prova di innocenza il fatto che lui quel certo giorno era in Giappone. Ma il meglio di sè, questo incallito provocatore, l’ha dato a Roma il 29 aprile: “L’equivoco nasce dal fatto che ero amico di Salvo Lima, ma come facevo ad avere rapporti con la mafia se ho sempre abitato a Roma?”. Pensa di poter liquidare la gente così. E qualcuno deve averglielo fatto credere.
Coraggio amici, svergognatelo anche voi!

Senza tregua

Maggio 7, 2008 on 8:17 pm | In Legalità | 47 Comments


ANDREOTTI CONTESTATO A CONVEGNO A MILANO

(AGI) - Milano, 7 maggio 2008 - Piccola contestazione per Giulio Andreotti all’esterno dell’Ambrosianeum, dove questo pomeriggio il senatore a vita ha ricordato Aldo Moro, nel trentennale dell’uccisione. Poco prima dell’inizio del convegno, Andreotti è stato avvicinato da una giovane donna e successivamente dall’ormai noto contestatore Piero Ricca, che gli hanno chiesto spiegazioni, in modo insistente, sul processo per mafia che lo ha coinvolto. Andreotti non ha perso la calma e ha raccomandato loro di leggere bene la sentenza. “Ho un carattere molto calmo - ha detto il senatore - non vado mai a provocare”. E quando la giovane contestatrice gli ha più volte consigliato di dimettersi, Andreotti ha risposto ricambiando un consiglio: “Faccia una piccola cura a Chianciano”. Il senatore ha infine ricordato che un provvedimento contro la mafia l’ha fatto: “Ho fatto il decreto legge per bloccare le scarcerazioni di un gruppo di mafiosi per decorrenza dei termini”. (AGI)

Dalla sentenza della corte d’appello di Palermo, 2 maggio 2003

(confermata dalla Cassazione, che ha respinto sul punto il ricorso di Andreotti)

“La Corte, visti gli artt. 416, 416bis, 157 e ss., c.p.; 531 e 605 c.p.p.; in parziale riforma della sentenza resa il 23 ottobre 1999 dal Tribunale di Palermo nei confronti di Andreotti Giulio ed appellata dal Procuratore della Repubblica e dal Procuratore Generale, dichiara non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al reato di associazione per delinquere a lui ascritto al capo A) della rubrica, commesso fino alla primavera deI 1980, per essere Io stesso reato estinto per prescrizione; conferma, nel resto, la appellata sentenza”.

Maurizio Di Carlo

Maggio 7, 2008 on 3:41 pm | In Informazione | 18 Comments

Come aveva già fatto l’Avvocato dello Stato Paolo Gentili il 30 novembre 2007 davanti alla Corte Europea del Lussemburgo, ieri l’Avvocato dello Stato Maurizio Di Carlo davanti al Consiglio di Stato ha difeso la legge Gasparri contro il ricorso di Europa 7. Per risparmiare tempo, ha attinto a piene mani dalla memoria difensiva di Mediaset. Il ministro Gentiloni si chiama fuori, esibendo una lettera con la quale avrebbe informato l’Avvocatura della necessità di uniformarsi alle decisioni delle autorità europee. L’Avvocatura sostiene di non aver ricevuto alcuna lettera. Romano Prodi per ora tace. Malgrado il profilo farsesco, la questione è tutt’altro che marginale. E si può riassumere in questi due quesiti:

1 Nella vicenda Europa 7 su quale mandato ha operato l’Avvocatura dello Stato: ha agito in modo autonomo, sposando la linea Gasparri-Mediaset, o ha seguito la linea politica del governo Prodi, contro la volontà del ministro Gentiloni?

2 Per quale motivo, per giunta dopo il verdetto della Corte Europea favorevole a Europa 7, l’Avvocatura dello Stato ha ricalcato la memoria difensiva di Mediaset, la quale fino a prova contraria è un’azienda privata, che opera su concessione pubblica?

Per veder soddisfatte tali curiosità, abbiamo provato a metterci in contatto con l’Avvocato dello Stato Maurizio Di Carlo, senza trovarlo. Questo è il suo indirizzo mail istituzionale, fornitoci da una segretaria. Scrivetegli una mail. Con garbo, mi raccomando.

maurizio.dicarlo@avvocaturastato.it

Intervista a Di Stefano

Maggio 6, 2008 on 9:19 pm | In Informazione | 31 Comments

Si è svolta oggi a Roma davanti al Consiglio di Stato l’ultima udienza sulla questione Europa 7. Non si conosce ancora l’esito. La sentenza verrà depositata “entro l’estate”.

Ecco l’intervista audio a Francesco Di Stefano, a cura di Franz Baraggino.


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