Il Processo Puffone
Maggio 3, 2006 on 10:30 am | In Politica, Libertà, Legalità, Informazione |
Dall’Unità del 7 maggio
Giovedì 4 maggio 2006, dalle ore 10, presso la quinta sezione della corte di Cassazione, è fissata l’udienza finale del processo per ingiuria, conseguente alla mia contestazione all’ex presidente del Consiglio Berlusconi. Ecco una cronologia dei fatti essenziali.
Lunedì 5 maggio 2003, in un corridoio del Tribunale di Milano, alla fine di un’udienza del processo Sme, contesto la pretesa di impunità dell’imputato Silvio Berlusconi, urlandogli: “Fatti processare buffone! Rispetta la legge! Rispetta la Costituzione! Rispetta la democrazia! Rispetta la dignità degli italiani! O farai la fine di Ceaucescu o di don Rodrigo!”
Il video:
L’ex presidente del Consiglio, visibilmente irritato, ordina la mia immediata identificazione.
Vengo identificato dai Carabinieri e poi rilasciato.
Il 6 maggio l’ex presidente del Consiglio mi querela per ingiuria aggravata.
Il 7 maggio il querelante afferma dai microfoni di Radio Rai che quella contestazione è “un agguato mediatico, studiato, preparato con il Tg3.”
L’8 maggio il direttore generale della Rai Flavio Cattaneo invia ispettori aziendali nella redazione del Tg3, a verificare la tesi dell’agguato.
La redazione del Tg3 protesta, appellandosi a Ciampi: “Ci aiuti a tenere la schiena dritta”.
La tesi dell’agguato si rivela infondata, l’ispezione viene ritirata.
Il 13 maggio, a Bari, il presidente del Consiglio in carica, di fronte a nuove contestazioni, afferma: “Ho dato mandato all’avvocatura dello Stato di perseguire penalmente chiunque rechi offesa alla presidenza del Consiglio”.
Il 12 gennaio 2004 la procura della Repubblica di Milano, con provvedimento firmato dalla dottoressa Francesca Chiuri, chiede l’archiviazione della querela, ritenendo la mia contestazione una legittima “critica politica”, protetta dal diritto alla libera espressione.
L’avvocatura dello Stato, con ricorso dell’avvocato Michele Damiani, si oppone alla richiesta di archiviazione.
Il Gip Adriana Pizzonia accoglie il ricorso e fissa l’udienza.
Il 15 novembre 2004, davanti al giudice di Pace di Milano avvocato Lidio Morone, l’avvocato dello Stato Michele Damiani, con delega scritta del sottosegretario Gianni Letta, chiede di costituirsi parte civile, con richiesta di risarcimento danni all’Istituzione di 50.000 euro per “l’offesa al decoro e al prestigio della presidenza del Consiglio”.
Il giudice di Pace esclude dalla causa la presidenza del Consiglio in quanto l’ipotesi di reato “non può riferirsi astrattamente all’Istituzione”, ma – scrive il giudice – genera “sofferenze psichiche” nella persona che se ne senta vittima.
Il 17 dicembre 2004, con ampia documentazione, spiego in aula le ragioni della mia critica politica, ribadendo concetti già espressi in molte sedi di dibattito pubblico. Su mia richiesta, viene acquisita agli atti anche la voce “Buffone” del vocabolario Treccani.
Il 18 febbraio 2005, su richiesta del pubblico ministero onorario dottoressa Enrica Marinelli, il giudice di Pace mi condanna a una multa di 500 euro, pena minima per il reato di ingiuria.

Questi i motivi: quel termine è offensivo in sé; un corridoio non è luogo adatto alla critica politica; ero consapevole del rischio di offendere; non è rilevabile alcuna provocazione nel comportamento del querelante; la presenza dei giornalisti costituisce un’aggravante, bilanciata tuttavia dalla continenza dell’ingiuria.
Scrive il giudice: “Non vi è dubbio che la parola Buffone rappresenti un termine offensivo, (…) anche in un’interpretazione estensiva (come l’imputato sostiene di averlo usato) e cioè locuzione atta a individuare persona incoerente, priva di credibilità”.
Annuncio ricorso, “per difendere il diritto di critica di tutti i cittadini”. “Non mi va”, dichiaro alle agenzie, “di vivere in un Paese in cui i pregiudicati e i prescritti dettano legge e gli uomini liberi che gridano allo scandalo, vengono multati”.
In primo grado mi hanno difeso mio fratello, avvocato Beniamino Ricca, e l’amico, avvocato Umberto Ambrosoli. In Cassazione mi difenderà mio padre, Giovanni Ricca.
7 Commenti »
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Significativa la tua conclusione… “i pregiudicati e i prescriiti dettano legge”..
mamma mia che schifo..
tra le altre cose, hai letto come stanno cercando di salvare uno già spacciato (Dell’Utri)?
Commento di Emmanuele C — 4 Maggio 2006 #
A proposito di prescritti, non sarebbe bello se un rappresentante di tale categoria, prescritto per giunta per un finanziamento illecito ricevuto da un imprenditore colluso con la criminalità organizzata, assurgesse al Quirinale (vedi http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/berlusconi/nuovicandidati.html alla voce “D’Alema, Massimo/Ds”).
Commento di deinosuchus — 4 Maggio 2006 #
L’ipotesi di D’Alema al Quirinale la considero una iattura. Se abbiamo avuto il signor B. per cinque anni al governo lo dobbiamo anche a lui.
Di Dell’Utri ho letto. Bisogna come al solito vigilare.
Piero
Commento di Piero Ricca — 6 Maggio 2006 #
[…] Così ha deciso alle ore 16 circa di oggi la quinta sezione della Corte di Cassazione in merito alla vicenda della mia contestazione all’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi. […]
Pingback di Piero Ricca — 8 Maggio 2006 #
[…] Qui l’iter del processo […]
Pingback di Piero Ricca » Processo Puffone: ultimo atto? — 22 Ottobre 2006 #
[…] Alla fine Piero Ricca ce l’ha fatta. Qualche anno fa aveva dato pubblicamente del "buffone" (o aveva detto "puffone"? ci si era ironizzato in molti, sulla querelle buffone-puffone…) all’allora - e anche ora - premier Silvio Berlusconi… Lui è finito sotto processo (ironico, eh, visto che l’insulto era partito perché Berlusconi stava già allora cercando in ogni modo di eludere giustizia e processi…) e alla fine se l’è cavata con una multa da 500 euro. Non male, considerando che la richiesta iniziale era di 50.000 […]
Pingback di Buffone… Puffone… Insomma… | Off Topic — 4 Settembre 2008 #
[…] Alla fine Piero Ricca ce l’ha fatta. Qualche anno fa aveva dato pubblicamente del “buffone” (o aveva detto “puffone”? ci si era ironizzato in molti, sulla querelle buffone-puffone…) all’allora - e anche ora - premier Silvio Berlusconi… Lui è finito sotto processo (ironico, eh, visto che l’insulto era partito perché Berlusconi stava già allora cercando in ogni modo di eludere giustizia e processi…) e alla fine se l’è cavata con una multa da 500 euro. Non male, considerando che la richiesta iniziale era di 50.000 […]
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