Cesare, parlaci di Silvio!

Maggio 5, 2006 on 5:34 pm | In Politica, Legalità, Informazione |

Cesare Previti Condannato
Foto: Cesare Previti, da Repubblica.it

Oggi Cesare Previti è in galera, per effetto di una condanna definitiva, stabilita dalla giustizia italiana.
Sono valsi a poco, per lui, i vari sabotaggi processuali e le leggi su misura che hanno invece favorito l’impunità del suo principale (sei volte prescritto).
L’esecutore in galera, il committente capo dell’opposizione democratica. Sarei quasi tentato di esprimere solidarietà al buon Cesare.
Certo sarebbe bello che la galera gli sciogliesse la lingua, inducendolo a dirci finalmente ciò che sa di Silvio.

Pensaci, Cesare! Prenditi la tua rivincita! Pensa a come vivono bene gli uomini liberi, che non hanno paura della verità. Avresti al tuo fianco, questa volta, milioni di persone perbene, quelle stesse che in questi anni non hanno tifato per la tua condanna, ma per il principio di uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini. Tutti, compresi voi due.

Mi raccomando, però: non bere caffè. Neanche se te lo offrono gli amici. Fa male alla salute.

Di seguito riporto lo scambio di lettere che ho avuto con Previti, a gennaio 2005, mentre era in gestazione la legge sull’abbreviazione dei tempi per la prescrizione, la cosiddetta ex Cirielli, poi anch’essa rivelatasi inutile per il destino processuale del nostro.

Grazie a un codicillo di quella legge, tuttavia, il buon Cesare, in quanto ultrasettantenne, forse potrà scontare la pena in una delle sue confortevoli dimore.

Egregio on. Previti,

in questi giorni, nel contesto di un provvedimento anticrimine, il Parlamento sta esaminando una riforma dei tempi di prescrizione nei procedimenti penali. Tutto lascia intendere che l’approvazione avverrà in tempi piuttosto rapidi.

Si è voluto scorgere in questa riforma – da qualcuno per questo ribattezzata “Salva-Previti” – un provvedimento ad personam, perché, se non ho capito male, una volta promulgata, chiuderebbe per sempre anche i due processi d’appello a Suo carico per corruzione di giudici. In questo modo però nessuno, nemmeno i suoi elettori, potrà mai sapere se Lei sia colpevole o, come tutti fin qui possono legittimamente ancora aspettarsi, innocente.

D’altra parte Lei stesso ha dichiarato più volte che questa legge non avrà effetto sui Suoi processi. E non esito a crederlo, a dispetto del perfido fotogramma che La ritrae trionfante e festeggiato dai colleghi dopo la prima approvazione della legge alla Camera, come pure della notizia della nomina a sottosegretario alla Giustizia del relatore di questa legge, l’on. Luigi Vitali.

Le scrivo allora per suggerirLe un modo semplice e inequivocabile per zittire i maligni e rassicurare i dubbiosi: rinunci alla prescrizione, onorevole. Come imputato Lei può rinunciare agli effetti di una legge che come deputato valuterà forse giusta e necessaria. Ha, onorevole, la possibilità di far intendere a chiunque, in modo inequivocabile, che Lei vuol essere considerato uomo al di sopra di qualsivoglia sospetto.

Dopo tutte le polemiche di questi anni una scelta del genere rappresenterebbe – mi creda, on. Previti – un gran bel colpo di scena, oltre che un fulgido esempio di integrità personale e di civiltà istituzionale. Ed è pure (qui mi darà ragione, senz’ombra di dubbio) ciò che è legittimo attendersi da un parlamentare, com’è Lei, di integerrima fede liberale.

Cordiali saluti.
Piero Ricca

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Egregio Signor Piero Ricca,

Lei mi chiede, con la tranquillità di chi non ha subito come me una pesantissima condanna tanto ingiusta quanto infondata, perché non rinuncio alla prescrizione, in modo tale da “zittire i maligni e rassicurare i dubbiosi” ed io Le rispondo.

Innanzitutto, il processo di appello verrà celebrato a prescindere dall’entrata in vigore o meno della legge che modifica i termini di prescrizione, perché essa non toccherebbe le statuizioni civili contenute nella sentenza impugnata e si concluderà necessariamente con una pronuncia di merito che chiarirà la sussistenza o meno dei fatti oggetto di accusa.

Potrà accadere, tuttavia, che la Corte di Appello ritenga di accogliere una tra le numerose fondatissime eccezioni processuali, frutto dell’incredibile travisamento delle più elementari regole valevoli erga omnes, prima fra tutte quella della competenza e quella, non meno significativa, della non corrispondenza della sentenza al capo di imputazione. In tal caso, il processo di primo grado dovrebbe ricominciare da capo ed io dovrei decidere se avvalermi o meno della prescrizione.

A tale proposito ho già detto e Le ribadisco che non ho certamente paura, essendo del tutto innocente, di subire un processo normale, celebrato dal giudice terzo, competente per legge, che mi contesti i fatti di cui dovrei rispondere fin dall’inizio e non soltanto nella sentenza di condanna.

Ciò premesso, cercherò di farLe capire qual è il mio stato d’animo.

Si parla tanto di “leggi ad personam”, che verrebbero promulgate a mio esclusivo vantaggio, tanto da ribattezzarle addirittura “salva-Previti” con puro intento denigratorio e strumentale, quando, in realtà, si tratta di leggi assolutamente di portata generale, ispirate e rese necessarie dai principi cardine del nostro Ordinamento.

Potrei facilmente spiegarLe non poche ragioni strutturali, a cominciare dalla lunga durata dei processi, che hanno motivato ognuna di queste leggi, ma mi limiterò a farLe notare come il problema da Lei evidenziato possa anche essere visto in un altro modo.

Provi a pensare che l’on. Previti non abbia commesso alcun reato (come risulta inequivocabilmente da tutti gli atti relativi ai miei processi che mi sono premurato di pubblicare sul mio sito per permettere a chiunque voglia farlo di valutare la situazione con obiettività) e che ha subito un processo truccato, da parte di giudici accaniti che hanno perseguito fin dal primo istante, a dispetto della legge, il solo intento di condannarlo, per ciò che rappresenta e non per ciò che avrebbe fatto. Questa è una verità che risulta dagli atti e non è una mia interpretazione. Se ha voglia si vada a vedere la storia degli atti abusivamente nascosti nel fascicolo 9520/95 dai pubblici ministeri Boccassini e Colombo; la falsa intercettazione del “Bar Mandara”; la storia delle “bozze di sentenza” definite in sentenza dal giudice Carfì “prova regina” della mia colpevolezza, perché ne sarei stato l’autore, quando, invece, l’autore è, per sua stessa plurima ammissione nel corso del processo un altro soggetto; si vada a vedere chi è e come viene “fabbricata” la testimone Ariosto!

Allora forse avrà idea del calvario che subisco da nove anni per effetto di un “processo ad personam” celebrato da giudici “ad personam” a dispetto di ogni regola di giustizia. Preciso infine che non ho mai dichiarato che questa legge non si applicherebbe ai miei processi, perché ogni sopravvenuta norma processuale, in quanto tale, sarebbe immediatamente applicabile a tutti i processi in corso (e quindi anche al mio), ma ho detto che voglio essere assolto nel merito affinché mi venga restituita tutta l’onorabilità di una vita vissuta in modo integerrimo, che mi è stata abusivamente tolta. La struttura del processo penale prevede questa strada, che io intendo percorrere fino in fondo a prescindere dalla prescrizione.

Cordiali saluti.
On. Avv. Cesare Previti

1 Commento »

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  1. Guarda che, grazie alla ex cirielli, Previti rischia di avere i domiciliari… C’è una bella differenza tra passare 6 anni in carcere o in una villa, no?

    Commento di Andrea G — 5 Maggio 2006 #

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