Il metodo Ciampi
Maggio 14, 2006 on 3:54 pm | In Politica, Libertà, Costituzione, Democrazia, Legalità, Informazione |![]()
Ciampi lascia il Quirinale e diventa senatore a vita.
Gli facciamo tanti auguri. Insieme ai complimenti per essere uscito da un settennato micidiale con un ampio consenso personale e mantenendo intatto il prestigio della più alta Istituzione repubblicana.
In un’epoca di imbarbarimento, è già qualcosa.
E tuttavia il dubbio resta: ha fatto il presidente Ciampi tutto il possibile per contenere il vandalismo costituzionale della passata maggioranza parlamentare?
Ce lo diranno gli storici, forse.
Io penso di no. Per due motivi. Primo: avrebbe potuto essere più chiaro e severo nelle sue esternazioni pubbliche. Il secondo motivo lo dirò in questo articolo.
L’uomo Ciampi è signorile. L’ho verificato di persona quando ebbi l’onore di incontrarlo
Era la mattina del 9 novembre del 2002.
Il presidente della Repubblica era venuto a Milano con la signora Franca, in occasione della inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Bocconi.
Con alcuni amici - Paola, Fabrizio, Alberto, Clive - ci piazzammo davanti alla Bocconi di buon mattino, con cartelli, Costituzioni e volantini, per rendere visibile il nostro dissenso rispetto alla famigerata legge Cirami (promulgata il giorno prima, e a tempo di record, dal presidente della Repubblica). Avevamo anche un paio di tricolori listati a lutto.
In seguito a un simpatico negoziato con gli uomini della Digos e del cerimoniale presidenziale (unica condizione postaci: togliere la fascia nera dal tricolore) sostammo un paio d’ore davanti all’ingresso, volantinando e attirando la curiosità dei reporter e degli ospiti.
A cerimonia conclusa uscì il presidente. Gli uomini del cerimoniale evidentemente lo avevano informato. Ci venne incontro, regalando visibilità alle nostre ragioni. Lesse i cartelli, ci salutò con un sorriso e una stretta di mano. Sotto i flash, avemmo con lui un breve dialogo.
Ciampi: “Abbiate fiducia nelle Istituzioni”.
Io: “Presidente, noi abbiamo fiducia nelle persone oneste come Lei…”.
Ciampi: “La Costituzione prevede diverse Istituzioni: c’è il Parlamento, c’è il Governo, c’è il Presidente della Repubblica, c’è la Corte Costituzionale…”.
Io: “Presidente tenga in considerazione la sofferenza civile di milioni di italiani…”.
Ciampi: “Abbiate fiducia nelle Istituzioni, mi raccomando”.
Lo salutammo con un applauso. La notizia di quella garbatissima “contestazione” finì sui titoli dei telegiornali di metà giornata e dei quotidiani del giorno dopo.
Da quell’incontro riportai la sensazione fisica di un uomo perbene, che cercava di dirci: ho le mani legate, più di così non posso fare.
Ciampi promulgò quella legge a poche ore dalla sua approvazione. Poi con quella legge si tentò invano di spostare i famosi processi da Milano a Brescia. La corte di Cassazione disse no.
Negli ultimi cinque anni Ciampi ha firmato diverse altre leggi assai controverse, di dubbia costituzionalità, approvate per evidenti interessi personali o di fazione. Tra queste, il cosiddetto Lodo Schifani, che più precisamente il professor Cordero ha definito Lodo Maccanico-Schifani-Ciampi.
Quella legge. poi cancellata dalla Corte Costituzionale, servì a bloccare il processo a Berlusconi giusto il tempo dell’inglorioso semestre europeo a guida italiana.
Anche ai dilettanti di tecnica costituzionale come me, è noto che il Capo dello Stato non ha poi tutti questi poteri di veto. Può rinviare alle Camere una legge che reputa incostituzionale - e Ciampi lo ha fatto con la legge Gasparri e la riforma dell’ordinamento giudiziario - ma in seconda battuta deve firmare.
Ai chierici di scienza costituzionale tuttavia certo non sfugge che la vigente Costituzione italiana non prevede l’intervento del Capo dello Stato nel processo legislativo.
E invece Ciampi si è avvalso sistematicamente di questo informale potere di influenza. Moral suasion, così viene chiamato dai giornali.
Le bozze di molte leggi, dalla Cirami alla “porcata” di Calderoli, sono state spedite al Quirinale, per un esame preventivo. Quindi Ciampi, anziché limitarsi a valutare le leggi una volta approvate dal Parlamento, le ha esaminate - lui e il suo ufficio giuridico - mentre erano ancora in discussione.
Lo hanno scritto i giornali, non smentiti. Ne hanno preso atto i politici stessi, di entrambi gli scheramenti. Lo ha addirittura rivendicato lo stesso Ciampi in una conversazione con il quirinalista del Corriere della Sera Marzio Breda, pubblicata ad aprile sul quotidiano di via Solferino. http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/04_Aprile/18/ciampi.shtml
“Mi sono rifatto al metodo Einaudi, la concertazione”. Così avrebbe risposto Ciampi alla domanda di Breda, che gli chiedeva conto proprio delle perplessità suscitate dalla cosiddetta pratica della “moral suasion”.
Una pratica certo seguita per senso della responsabilità (evitare “strappi” o “conflitti” istituzionali), ma - ripeto - non prevista dalle procedure costituzionali. E forse moralmente inadeguata, di fronte a una maggioranza parlamentare di stampo eversivo come la cosiddetta casa delle libertà.
Qui sta il motivo della nostra critica del 9 novembre 2002. Qui sta la ragione delle mie perplessità sul settennato ormai concluso di un presidente che pur giudico un galantuomo.
Spero che Giorgio Napolitano si riveli autorevole quanto Ciampi, e ancor pià scrupoloso di lui nel rispetto delle procedure costituzionali.
Vigileremo.
2 Commenti »
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Concordo con te. Ciampi è sicuramente un galantuomo, valido uomo delle istituzioni, rispettabile ecc ecc., ma nessuno può negare che sia andato troppo incontro al passato governo. E’ dunque si un galantuomo ma con la schiena NON completamete “dritta”.
E non è certo un problema di età…
Commento di Emmanuele C — 14 Maggio 2006 #
Giusto Piero, che almeno sia più scrupoloso e che non approvi una legge per fuorilegge per direttissima come ha fatto con la Cirami..
Commento di Rosario P — 15 Maggio 2006 #