Un “gesto pacificatore”
Maggio 8, 2006 on 2:18 pm | In Uncategorized, Politica, Informazione | No Comments
E va bene, buttiamola in vacca.
Non si riesce proprio, grazie a certi giornali, a far passare qualche contenuto serio.
L’altra sera ho incontrato al bar un amico che lavora al Giornale. Persona intelligente e aperta. Cercavo di spiegargli - visti anche gli ultimi articoli del quotidiano belpietriano su di me - che ci dev’essere pure un limite al servilismo. “Ma non credere, al massimo è sciatteria, non servilismo”, mi ha risposto. E poi: “Del resto tu sei conosciuto come quello che rompe le palle a Berlusconi, non puoi lamentarti se poi vieni trattato dai giornali in questo modo. Anzi mi sembri presuntuoso se ti aspetti il contrario”. Giustificava errori, falsità, definizioni come portavoce del “partito delle manette”, “girotondino di professione”, e financo il titolo messo all’ultimo articolo: “Nessuna sanzione per chi vuole insultare Berlusconi”, a commento dell’annullamento della multa per la contestazione al fratello del suo editore.
Ed è una persona seria e aperta. Figuriamoci gli altri, tipetti come Filippo Facci e Stefano Zurlo, per esempio.
Poco fa mi ha chiamato un giornalista di Panorama. Voleva sapere della mia candidatura. Nella mia beata ingenuità mi attendevo una domanda sulle ragioni del mio impegno civile o sulle mie proposte per Milano. No. Il giornalista voleva sapere se il contestatore “stringerà la mano al presidente in caso di un eventuale incontro a palazzo Marino”. Un “gesto pacificatore”, l’ha chiamato. La fiction ha fatto molti danni.
Naturalmente gli ho risposto che non c’è alcun risentimento personale nelle mie contestazioni a questo e ad altri personaggi. Dunque il problema non si pone. Ma il giornalista di Panorama insisteva. Per non scontentarlo gli ho risposto: “No, non stringerò la mano a un personaggio che vive nell’abuso di potere, e il mio modo di rispettare l’avversario è quello di dirgli in faccia quel che penso”.
Si, forse è più sciatteria che servilismo.
D’Alema al Quirinale? Preferirei di no.
Maggio 6, 2006 on 6:31 pm | In Politica, Democrazia, Legalità, Informazione | 6 Comments
E’ più forte di me, sento l’esigenza di manifestare il mio dissenso verso l’ipotesi di D’Alema al Quirinale.
So bene che qualcuno deve pur fare il Capo dello Stato, e che è difficile se non impossibile al giorno d’oggi trovare un grande vecchio al di sopra delle parti, non ricattabile, dotato di senso dello Stato e votabile dalla maggioranza di questo Parlamento eletto dai partiti.
Tuttavia, accettare in silenzio l’idea che la presidenza della Repubblica, per effetto della mediocrità dei tempi, vada a questo skipper bicameralista, a questo inciucista (pieno di disprezzo verso i movimenti e in generale verso tutto ciò che la politica dei partiti non riesce a controllare), beh non mi viene facile.
Al Quirinale, tanto per dire, vedrei meglio uno che comprendesse che l’etere, non Mediaset è “patrimonio del Paese”. Uno che sapesse che l’effettiva separazione dei poteri e degli interessi è la condizione stessa della democrazia. Uno che avesse un passato privo di ombre come finanziamenti illeciti e amichevoli conversazioni intercettate con manager di cooperative a dir poco discutibili.
Oltretutto, con D’Alema al Quirinale, la troika degli affossatori del primo governo Prodi (Bertinotti, Marini e lo skipper), otto anni dopo, ce la troveremmo assurta tutta intera, forbita e ben pasciuta, alle massime cariche dello Stato.
Preferirei di no. Anche perché penso che la decisione di affossare il primo governo Prodi abbia - come dire - agevolato il successivo trionfo berlusconiano, con le conseguenze che il mondo civile conosce. Tant’è vero che il buon Previti danzava per la gioia in Transatlantico, quel giorno del 1998.
In allegato una bozza di volantino per esprimere questo semplice concetto: D’Alema al Quirinale? No.
Non è un veto, è un’opinione.
Da stasera all’ultimo momento utile lo diffonderò ovunque vada. Per esempio domani, al salone del libro di Torino.
Si può utilizzare e diffondere a piacimento.
Ancora una volta, in tal modo, mi troverò in disaccordo con il signor Marcello dell’Utri, il quale - “a certe condizioni” - non vedrebbe male lo skipper come successore di Ciampi. Lo ha dichiarato l’altro giorno al Corriere della Sera.
Cesare, parlaci di Silvio!
Maggio 5, 2006 on 5:34 pm | In Politica, Legalità, Informazione | 1 Comment
Foto: Cesare Previti, da Repubblica.it
Oggi Cesare Previti è in galera, per effetto di una condanna definitiva, stabilita dalla giustizia italiana.
Sono valsi a poco, per lui, i vari sabotaggi processuali e le leggi su misura che hanno invece favorito l’impunità del suo principale (sei volte prescritto).
L’esecutore in galera, il committente capo dell’opposizione democratica. Sarei quasi tentato di esprimere solidarietà al buon Cesare.
Certo sarebbe bello che la galera gli sciogliesse la lingua, inducendolo a dirci finalmente ciò che sa di Silvio.
Pensaci, Cesare! Prenditi la tua rivincita! Pensa a come vivono bene gli uomini liberi, che non hanno paura della verità. Avresti al tuo fianco, questa volta, milioni di persone perbene, quelle stesse che in questi anni non hanno tifato per la tua condanna, ma per il principio di uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini. Tutti, compresi voi due.
Mi raccomando, però: non bere caffè. Neanche se te lo offrono gli amici. Fa male alla salute.
Di seguito riporto lo scambio di lettere che ho avuto con Previti, a gennaio 2005, mentre era in gestazione la legge sull’abbreviazione dei tempi per la prescrizione, la cosiddetta ex Cirielli, poi anch’essa rivelatasi inutile per il destino processuale del nostro.
Grazie a un codicillo di quella legge, tuttavia, il buon Cesare, in quanto ultrasettantenne, forse potrà scontare la pena in una delle sue confortevoli dimore.
Egregio on. Previti,
in questi giorni, nel contesto di un provvedimento anticrimine, il Parlamento sta esaminando una riforma dei tempi di prescrizione nei procedimenti penali. Tutto lascia intendere che l’approvazione avverrà in tempi piuttosto rapidi.
Si è voluto scorgere in questa riforma – da qualcuno per questo ribattezzata “Salva-Previti” – un provvedimento ad personam, perché, se non ho capito male, una volta promulgata, chiuderebbe per sempre anche i due processi d’appello a Suo carico per corruzione di giudici. In questo modo però nessuno, nemmeno i suoi elettori, potrà mai sapere se Lei sia colpevole o, come tutti fin qui possono legittimamente ancora aspettarsi, innocente.
D’altra parte Lei stesso ha dichiarato più volte che questa legge non avrà effetto sui Suoi processi. E non esito a crederlo, a dispetto del perfido fotogramma che La ritrae trionfante e festeggiato dai colleghi dopo la prima approvazione della legge alla Camera, come pure della notizia della nomina a sottosegretario alla Giustizia del relatore di questa legge, l’on. Luigi Vitali.
Le scrivo allora per suggerirLe un modo semplice e inequivocabile per zittire i maligni e rassicurare i dubbiosi: rinunci alla prescrizione, onorevole. Come imputato Lei può rinunciare agli effetti di una legge che come deputato valuterà forse giusta e necessaria. Ha, onorevole, la possibilità di far intendere a chiunque, in modo inequivocabile, che Lei vuol essere considerato uomo al di sopra di qualsivoglia sospetto.
Dopo tutte le polemiche di questi anni una scelta del genere rappresenterebbe – mi creda, on. Previti – un gran bel colpo di scena, oltre che un fulgido esempio di integrità personale e di civiltà istituzionale. Ed è pure (qui mi darà ragione, senz’ombra di dubbio) ciò che è legittimo attendersi da un parlamentare, com’è Lei, di integerrima fede liberale.
Cordiali saluti.
Piero Ricca
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Egregio Signor Piero Ricca,
Lei mi chiede, con la tranquillità di chi non ha subito come me una pesantissima condanna tanto ingiusta quanto infondata, perché non rinuncio alla prescrizione, in modo tale da “zittire i maligni e rassicurare i dubbiosi” ed io Le rispondo.
Innanzitutto, il processo di appello verrà celebrato a prescindere dall’entrata in vigore o meno della legge che modifica i termini di prescrizione, perché essa non toccherebbe le statuizioni civili contenute nella sentenza impugnata e si concluderà necessariamente con una pronuncia di merito che chiarirà la sussistenza o meno dei fatti oggetto di accusa.
Potrà accadere, tuttavia, che la Corte di Appello ritenga di accogliere una tra le numerose fondatissime eccezioni processuali, frutto dell’incredibile travisamento delle più elementari regole valevoli erga omnes, prima fra tutte quella della competenza e quella, non meno significativa, della non corrispondenza della sentenza al capo di imputazione. In tal caso, il processo di primo grado dovrebbe ricominciare da capo ed io dovrei decidere se avvalermi o meno della prescrizione.
A tale proposito ho già detto e Le ribadisco che non ho certamente paura, essendo del tutto innocente, di subire un processo normale, celebrato dal giudice terzo, competente per legge, che mi contesti i fatti di cui dovrei rispondere fin dall’inizio e non soltanto nella sentenza di condanna.
Ciò premesso, cercherò di farLe capire qual è il mio stato d’animo.
Si parla tanto di “leggi ad personam”, che verrebbero promulgate a mio esclusivo vantaggio, tanto da ribattezzarle addirittura “salva-Previti” con puro intento denigratorio e strumentale, quando, in realtà, si tratta di leggi assolutamente di portata generale, ispirate e rese necessarie dai principi cardine del nostro Ordinamento.
Potrei facilmente spiegarLe non poche ragioni strutturali, a cominciare dalla lunga durata dei processi, che hanno motivato ognuna di queste leggi, ma mi limiterò a farLe notare come il problema da Lei evidenziato possa anche essere visto in un altro modo.
Provi a pensare che l’on. Previti non abbia commesso alcun reato (come risulta inequivocabilmente da tutti gli atti relativi ai miei processi che mi sono premurato di pubblicare sul mio sito per permettere a chiunque voglia farlo di valutare la situazione con obiettività) e che ha subito un processo truccato, da parte di giudici accaniti che hanno perseguito fin dal primo istante, a dispetto della legge, il solo intento di condannarlo, per ciò che rappresenta e non per ciò che avrebbe fatto. Questa è una verità che risulta dagli atti e non è una mia interpretazione. Se ha voglia si vada a vedere la storia degli atti abusivamente nascosti nel fascicolo 9520/95 dai pubblici ministeri Boccassini e Colombo; la falsa intercettazione del “Bar Mandara”; la storia delle “bozze di sentenza” definite in sentenza dal giudice Carfì “prova regina” della mia colpevolezza, perché ne sarei stato l’autore, quando, invece, l’autore è, per sua stessa plurima ammissione nel corso del processo un altro soggetto; si vada a vedere chi è e come viene “fabbricata” la testimone Ariosto!
Allora forse avrà idea del calvario che subisco da nove anni per effetto di un “processo ad personam” celebrato da giudici “ad personam” a dispetto di ogni regola di giustizia. Preciso infine che non ho mai dichiarato che questa legge non si applicherebbe ai miei processi, perché ogni sopravvenuta norma processuale, in quanto tale, sarebbe immediatamente applicabile a tutti i processi in corso (e quindi anche al mio), ma ho detto che voglio essere assolto nel merito affinché mi venga restituita tutta l’onorabilità di una vita vissuta in modo integerrimo, che mi è stata abusivamente tolta. La struttura del processo penale prevede questa strada, che io intendo percorrere fino in fondo a prescindere dalla prescrizione.
Cordiali saluti.
On. Avv. Cesare Previti
Annullata la condanna!
Maggio 4, 2006 on 5:00 pm | In Politica, Libertà, Legalità | 10 Comments
Quì Roma. Annullamento della sentenza di condanna con rinvio per nuovo esame al giudice di pace di Milano.
Così ha deciso alle ore 16 circa di oggi la quinta sezione della Corte di Cassazione in merito alla vicenda della mia contestazione all’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi.
Il Sostituto Procuratore Generale Alfonso Amato, in mattinata, aveva chiesto l’annullamento senza rinvio, valorizzando un argomento proposto dalla mia difesa: la giurisprudenza “innocentista” della Corte europea dei diritti dell’Uomo in un caso analogo.
A quel punto il mio difensore, avvocato Giovanni Ricca, mio padre, si è limitato a depositare una memoria difensiva, rinunciando al suo intervento.
La Corte, presieduta dal dott. Renato Calabrese, ha deciso di accogliere il ricorso, annullando la sentenza di primo grado, rinviando però a un nuovo giudice di Pace di Milano: ci sarà un nuovo round di questo divertente processo.
Dunque - allo stato degli atti - quella mia contestazione non è definibile come una ingiuria, nemmeno sul piano giuridico.
Naturalmente, sul piano sostanziale, si è trattato di una legittima e, secondo me, doverosa critica politica, rivolta alla pretesa di impunità di un prepotente, come ho sempre spiegato e come tutte le persone serie hanno ben compreso.
E ora attendo la sentenza del processo Previti nell’aula della sesta sezione della Corte di Cassazione, attigua alla quinta… Quando si dice una combinazione!
A certi imputati molto potenti e poco coraggiosi, modestamente, ho cercato di dare il buon esempio, facendomi processare senza tante storie…
Mi sentirei un volgarissimo buffone, altrimenti!
Links:
- Adnkronos: Cassazione: per il ‘buffone’ a Berlusconi ci sarà un nuovo processo.
- Repubblica: Disse a Berlusconi “buffone”, Cassazione annulla la condanna.
- Metro: Cassazione: per il ‘buffone’ a berlusconi ci sara’ un nuovo processo.
- RaiNews24: Politica. Diede del “Buffone a Berlusconi, assolto.
Il Processo Puffone
Maggio 3, 2006 on 10:30 am | In Politica, Libertà, Legalità, Informazione | 6 Comments
Dall’Unità del 7 maggio
Giovedì 4 maggio 2006, dalle ore 10, presso la quinta sezione della corte di Cassazione, è fissata l’udienza finale del processo per ingiuria, conseguente alla mia contestazione all’ex presidente del Consiglio Berlusconi. Ecco una cronologia dei fatti essenziali.
Lunedì 5 maggio 2003, in un corridoio del Tribunale di Milano, alla fine di un’udienza del processo Sme, contesto la pretesa di impunità dell’imputato Silvio Berlusconi, urlandogli: “Fatti processare buffone! Rispetta la legge! Rispetta la Costituzione! Rispetta la democrazia! Rispetta la dignità degli italiani! O farai la fine di Ceaucescu o di don Rodrigo!”
Il video:
L’ex presidente del Consiglio, visibilmente irritato, ordina la mia immediata identificazione.
Vengo identificato dai Carabinieri e poi rilasciato.
Il 6 maggio l’ex presidente del Consiglio mi querela per ingiuria aggravata.
Il 7 maggio il querelante afferma dai microfoni di Radio Rai che quella contestazione è “un agguato mediatico, studiato, preparato con il Tg3.”
L’8 maggio il direttore generale della Rai Flavio Cattaneo invia ispettori aziendali nella redazione del Tg3, a verificare la tesi dell’agguato.
La redazione del Tg3 protesta, appellandosi a Ciampi: “Ci aiuti a tenere la schiena dritta”.
La tesi dell’agguato si rivela infondata, l’ispezione viene ritirata.
Il 13 maggio, a Bari, il presidente del Consiglio in carica, di fronte a nuove contestazioni, afferma: “Ho dato mandato all’avvocatura dello Stato di perseguire penalmente chiunque rechi offesa alla presidenza del Consiglio”.
Il 12 gennaio 2004 la procura della Repubblica di Milano, con provvedimento firmato dalla dottoressa Francesca Chiuri, chiede l’archiviazione della querela, ritenendo la mia contestazione una legittima “critica politica”, protetta dal diritto alla libera espressione.
L’avvocatura dello Stato, con ricorso dell’avvocato Michele Damiani, si oppone alla richiesta di archiviazione.
Il Gip Adriana Pizzonia accoglie il ricorso e fissa l’udienza.
Il 15 novembre 2004, davanti al giudice di Pace di Milano avvocato Lidio Morone, l’avvocato dello Stato Michele Damiani, con delega scritta del sottosegretario Gianni Letta, chiede di costituirsi parte civile, con richiesta di risarcimento danni all’Istituzione di 50.000 euro per “l’offesa al decoro e al prestigio della presidenza del Consiglio”.
Il giudice di Pace esclude dalla causa la presidenza del Consiglio in quanto l’ipotesi di reato “non può riferirsi astrattamente all’Istituzione”, ma – scrive il giudice – genera “sofferenze psichiche” nella persona che se ne senta vittima.
Il 17 dicembre 2004, con ampia documentazione, spiego in aula le ragioni della mia critica politica, ribadendo concetti già espressi in molte sedi di dibattito pubblico. Su mia richiesta, viene acquisita agli atti anche la voce “Buffone” del vocabolario Treccani.
Il 18 febbraio 2005, su richiesta del pubblico ministero onorario dottoressa Enrica Marinelli, il giudice di Pace mi condanna a una multa di 500 euro, pena minima per il reato di ingiuria.

Questi i motivi: quel termine è offensivo in sé; un corridoio non è luogo adatto alla critica politica; ero consapevole del rischio di offendere; non è rilevabile alcuna provocazione nel comportamento del querelante; la presenza dei giornalisti costituisce un’aggravante, bilanciata tuttavia dalla continenza dell’ingiuria.
Scrive il giudice: “Non vi è dubbio che la parola Buffone rappresenti un termine offensivo, (…) anche in un’interpretazione estensiva (come l’imputato sostiene di averlo usato) e cioè locuzione atta a individuare persona incoerente, priva di credibilità”.
Annuncio ricorso, “per difendere il diritto di critica di tutti i cittadini”. “Non mi va”, dichiaro alle agenzie, “di vivere in un Paese in cui i pregiudicati e i prescritti dettano legge e gli uomini liberi che gridano allo scandalo, vengono multati”.
In primo grado mi hanno difeso mio fratello, avvocato Beniamino Ricca, e l’amico, avvocato Umberto Ambrosoli. In Cassazione mi difenderà mio padre, Giovanni Ricca.
La targa a Craxi
Maggio 2, 2006 on 4:44 pm | In Politica, Legalità, Informazione | 1 Comment
Si opporrà il centrosinistra alla decisione, già presa dalla giunta Albertini, di onorare Craxi con una bella targa votiva in piazza Duomo 19 e un domani, chissà, anche con l’intitolazione di una via, come esige la dolce Stefania?
Mercoledì 26 ottobre 2005 sulle pagine milanesi di Repubblica ho trovato un’interessante intervista sul tema a Emanuele Fiano, allora capogruppo dei diesse nel consiglio comunale di Milano, e ora deputato per nomina del partito. Eccone uno stralcio.
Insieme con Bobo
“Con Bobo Craxi abbiamo parlato soprattutto del presente… Dobbiamo lavorare insieme per governare Milano e il Paese”.
La targa
“E’ giusto metterla. Craxi è stato un grande modernizzatore della politica italiana, e anche della sinistra. Per questo va ricordato. Ma non in piazza Duomo”.
Perché?
“Quell’ufficio è stato al centro di indagini e sentenze giudiziarie, ricorda altre cose, le tangenti: non mi sembra opportuno, come ho spiegato a Bobo”.
Intese
“Mi sembra che Bobo abbia apprezzato. Siamo della stessa generazione, ci siamo intesi subito. E poi siamo entrambi molto milanisti”.
Per non dimenticare
“Bobo ha capito i motivi delle nostre riserve. Non intendiamo disconoscere i meriti di suo padre. E neppure dimenticare i demeriti. (…) Gli ho spiegato la mia idea: la targa in via Foppa” (…) “Bisognerebbe scriverci: A Bettino Craxi, milanese e primo presidente socialista del Consiglio. Proporrò ai colleghi di formalizzare questa proposta”.
Capito? Se vince donna Letizia, con tutta probabilità la targa al latitante di Hammamet, pregiudicato per vari reati, sarà messa in piazza Duomo 19. Non dovrebbero opporsi i padani del cappio né i post.fascisti legge e ordine, che hanno appena votato Andreotti alla presidenza del Senato.
Se vince Ferrante la targa a Craxi potrebbe invece andare in via Foppa, in memoria del “grande modernizzatore” che tornava dall’estero in gran fretta per approvare i decreti salva Berlusconi, il suo fornitore di soldoni e donnine.
Io non la voglio, né in via Foppa né in piazza Duomo 19, per un motivo semplice: la corruzione non è degna d’onore, e considero pericoloso riprogrammare la memoria collettiva. Ecco uno dei motivi per i quali ho scelto di candidarmi.
Sono un estremista, lo so. Quasi quanto il compagno David Lane dell’Economist. Ecco che cosa disse al Teatro Dal Verme di Milano la sera del 24 ottobre 2005.
“Milano è il principale esempio del declino morale dell’Italia. Una volta era la capitale morale. Poi si è scoperta centro della corruzione. E tutto questo in particolare grazie alle pesanti responsabilità di un uomo come Craxi, al quale oggi la maggioranza in Comune vorrebbe dedicare una targa. E cosa ci scriveranno sopra? Non certo statista, visto che tali non possono essere considerati i corrotti e i corruttori”.
Ed ecco che cosa scrisse il 28 luglio 2005 Corrado Stajano in un editoriale sull’Unità.
“Si sa com’è difficile la nettezza dei comportamenti, si sa anche, però, come l’interesse di bottega, neppure troppo occulto e spesso meschino, guidi le scelte provocando danni gravi. Dopo la decisione della giunta comunale di Milano di porre una lapide in memoria di Craxi in piazza del Duomo 19, le reazioni della sinistra sono state blande, timide, complici, davvero insufficienti. Una targa posta proprio nel luogo della corruzione, dove corrotti e corruttori portavano al leader socialista le buste delle tangenti dal sabato al lunedì di ogni settimana, domenica inclusa, è una provocazione sciocca nei confronti dei cittadini onesti”.
Lettera alla signora Brichetto Moratti
Maggio 1, 2006 on 6:22 pm | In Uncategorized, Politica, Libertà | 2 Comments
Mi è venuta voglia di scrivere una lettera alla signora Brichetto Moratti, quest’oggi nuovamente contestata al corteo del primo maggio dai soliti scalmanati. Gliela spedisco domani per posta prioritaria, ma cercherò anche di recapitargliela personalmente, per avere un contatto umano con questa donna affascinante.
Cara signora Brichetto Moratti,ho apprezzato che Ella, insieme a Suo padre, ha deciso di partecipare alla recente festa della Liberazione per le strade di Milano. E’ certo segno di rispetto per i valori della Resistenza, da cui scaturisce la nostra Costituzione Repubblicana.
Per questo motivo ho disapprovato le contestazioni, i fischi e gli insulti che Ella, come il sindaco in scadenza Gabriele Albertini, ha dovuto subire da un gruppo, invero ristretto, di manifestanti. E badi che glielo dice uno che contesta spesso i potenti, sempre da solo contro mille, e mai assieme ad altri mille contro uno, tantomeno durante celebrazioni che dovrebbero essere di tutti.
Mi chiedo tuttavia come mai Ella abbia scelto di partecipare alla festa della Liberazione proprio quest’anno. Se non erro, le cronache non hanno segnalato la Sua gentile presenza gli anni scorsi. Impegni inderogabili, come ministro della Pubblica Istruzione: pardon, dell’Istruzione?
E mi chiedo anche come mai Suo padre, che ho letto essere stato un “partigiano bianco”, non sia mai, prima d’ora, sfilato in corteo il 25 aprile, come egli stesso ha riconosciuto?
Come mai la festa della liberazione è divenuta per Lei e Suo padre tanto importante quest’anno?
Mi perdoni, cara signora Brichetto Moratti, avrei un’ultima curiosità. In tutta onestà, Ella reputa coerente venire a celebrare la festa della Liberazione e candidarsi a sindaco – di una città medaglia d’oro della Resistenza – per una coalizione che gode del sostegno di formazioni di dichiarata ispirazione fascista?
E Suo padre, che cosa ne pensa?
Piero Ricca
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