Quale amnistia?
Giugno 10, 2006 on 1:50 pm | In Politica |
Cesare Previti - politico, evasore fiscale, corruttore di giudici
Ogni tanto si parla di amnistia: il provvedimento che estingue un determinato novero di reati, le pene già comminate e i relativi procedimenti in corso.
Ha rilanciato il tema, nei giorni scorsi, il ministro della Giustizia.
I favorevoli dichiarano uno scopo umanitario e insieme organizzativo: sfollare le carceri dai poveri cristi (per questo scopo, in verità, basterebbe l’indulto) e gli uffici giudiziari dai faldoni destinati alla prescrizione.
I contrari pensano che ci si debba risparmiare un’ulteriore ferita al principio astratto di certezza della pena, senza trscurare i problemi concreti per la sicurezza sociale, conseguenti alla liberazione di molti pregiudicati.
I favorevoli si richiamano al principio rieducativo della pena.
I contrari obiettano che le priorità sono altre: durata dei processi e problemi strutturali.
In mezzo ci sono gli scettici, tra i quali mi annovero.
Vorremmo capire meglio per quali specifici reati sia previsto il provvedimento di amnistia, che necessita - ricordiamolo - di una maggioranza dei due terzi del Parlamento. Francamente non me li vedo, gli inquilini della casa delle libertà, votare un testo che non includa i reati dei colletti bianchi, a loro tanto cari. Il rischio è dunque quello di veder approvato l’ennesimo salvacondotto per i soliti noti o, al contrario, di “illudere di nuovo migliaia di poveri cristi in carcere”, come ha osservato l’altra sera Marco Travaglio a un dibattito con Beppe Grillo a Milano.
C’è poi un altro punto, sistematicamente sottovalutato da chi mette mano a provvedimenti “condonisti”: i diritti delle vittime dei reati. Ne ha parlato il giurista Vittorio Grevi sul Corriere della Sera di domenica 4 giugno. “Sarebbe importante - scrive Grevi - condizionare l’amnistia all’adempimento da parte dell’imputato o del condannato delle obbligazioni civili a favore delle vittime, nonché all’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato. Sarebbe questo un modo per attenuare l’effetto di sostanziale “ingiustizia” da sempre intrinseco a ogni provvedimento di amnistia”.
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Mi ritrovo abbastanza nelle tue parole. Aggiungo che l’amnistia (o l’indulto) finirebbe forse per distogliere l’attenzione dai veri problemi della giustizia (soprattutto quello dell’insostenibile lunghezza dei processi, sia civili che penali, accompagnato da una cronica, imbarazzante penuria di risorse finanziarie). In ogni caso, il provvedimento di clemenza dovrebbe essere accompagnato da una mirata depenalizzazione. Penso soprattutto ai reati in materia di immigrazione, introdotti dalla sciagurata legge Bossi-Fini (ad eccezione, ovviamente, di quelli previsti per i trafficanti). E sappiamo che molti degli attuali detenuti sono proprio stranieri irregolari, colpevoli soltanto di violazione delle norme sul soggiorno. Tanto per fare un esempio, l’inottemperanza all’espulsione è oggi punita con la galera.
Trovo molto interessanti anche le proposte di Gerardo D’Ambrosio in tema di sanzioni alternative alla detenzione. Secondo il neo-parlamentare Ds, si potrebbe eliminare la carcerazione preventiva per i tossicodipendenti che, se accettano un programma di recupero, vanno agli arresti domiciliari in comunità. Molte celle si svuoterebbero di colpo e la permanenza in comunità varrebbe come scomputo dalla pena finale. Molte pene detentive - prosegue D’Ambrosio - potrebbero essere trasformate in lavoro sociale o in pene pecuniarie grosse. E se su queste ultime si toglie la sospensione condizionale, cioè se le si fanno pagare davvero, questo diventerebbe un deterrente superiore allo spauracchio del carcere.
In ogni caso, è incivile fare proclami e illudere tanta povera gente che soffre. Mastella si sta muovendo come un elefante in un negozio di porcellane.
Un caro saluto.
Commento di franceschito — 11 Giugno 2006 #