“Giornalismo mafioso”

Giugno 13, 2006 on 5:39 pm | In Politica, Legalità, Informazione |

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Alberto Nerazzini - giornalista

Quest’oggi Salvatore Cuffaro si è finalmente degnato di rispondere alle domande dei giudici del Tribunale di Palermo, dov’è imputato per favoreggiamento aggravato alla mafia. Poi è volato a Roma, per partecipare a una seduta di Palazzo Madama, visto che il presidente della regione Sicilia, oltre che imputato, è anche senatore. Pro tempore, poiché le cariche sono incompatibili. Dalle inchieste è emerso che Cuffaro si incontrava amichevolmente con mafiosi e loro prestanomi: per meglio organizzare la lotta alla mafia, s’intende. Per comunicare utilizzava decine di schede di telefonia mobile: per motivi di legittima riservatezza, ovviamente. La sua prima giunta è stata decimata dai provvedimenti della magistratura: ma chi non commette errori nella scelta dei collaboratori?
Non è prudente criticare Cuffaro, anche noi bloggers siamo monitorati. Nel suo sito ufficiale www.totocuffaro.it è pubblicato in evidenza questo annuncio.

Chiunque abbia divulgato notizie diffamatorie nei confronti dell’on.Cuffaro a mezzo internet, è diffidato a rimuoverle dal proprio sito web. Ricorrendo infatti gli estremi di reato, i colpevoli saranno perseguiti in via giudiziaria, tanto sul piano penale quanto su quello civile per il risarcimento dei danni.
In tale direzione, la rete internet è sottoposta ad un attento monitoraggio e sono già state avviate le prime denunce, sia nei confronti dei titolari dei domini, sia nei confronti dei rispettivi internet-provider responsabili in solido.
Le somme recuperate saranno integralmente devolute in favore delle famiglie delle vittime di mafia e di altre opere di utilità sociale e caritativa.

Quindi, se vogliamo essere solidali con le famiglie delle vittime di mafia dobbiamo parlar male di Cuffaro, imputato per favori resi alla mafia, ricordando per esempio che si incontrava per sbaglio con mafiosi come Angelo Siino, da lui scambiato per un rallysta. Beata ingenuità.

Subito dopo, sul medesimo sito, si legge questa notizia.

A seguito della diffida con atto extragiudiziale notificata a SKY ITALIA dall’avv. Salvatore Ferrara, legale dell’on.Cuffaro, non sarà trasmesso il video “La Mafia è bianca” realizzato da RCS, calunnioso e denigratorio nei riguardi del Presidente Cuffaro.

Come atto (extragiudiziale) di solidarietà verso i pochi giornalisti di inchiesta rimasti in circolazione (pervicaci rei di “giornalismo mafioso”, secondo Cuffaro) ripubblico il testo di questa mia intervista ad Alberto Nerazzini, coautore insieme a Stefano Maria Bianchi de La mafia è bianca.


Alberto, come nasce l’iniziativa di questo documentario?

Forse vale la pena di fare una breve premessa. Dopo la chiusura di Sciuscià, conseguenza dell’ordine bulgaro di Berlusconi, devi pensare a un gruppo di inviati che si è trovato improvvisamente sulla strada. Ognuno di noi ha reagito in modo diverso. Per quanto mi riguarda (e mettici pure il fatto che di quel gruppo ero il più giovane) ho sempre cercato, in maniera anche piuttosto cocciuta, gli spazi dove poter fare inchiesta, senza limiti né compromessi. Questo mi ha portato a lavorare fuori da Rai e Mediaset, a rincorrere fantomatiche produzioni, a realizzare piccoli documentari indipendenti. In due anni ho fatto di tutto, dalle collaborazioni con qualche testata, italiane e straniere, alla traduzione di libri.

E poi?

Poi, verso la fine del 2004, è nata l’idea di Senzafiltro, la nuova collana della Bur in accordo con l’Ambra Jovinelli di Valerio Terenzio. E quando la Rizzoli e Terenzio hanno espresso il desiderio di inaugurare anche un filone di giornalismo d’inchiesta, per due giornalisti come me e Stefano era un’opportunità da non lasciarsi sfuggire. Era quello spazio che, da tempo, andavamo cercando. Grazie all’aiuto di Michele Santoro abbiamo trovato altri finanziatori: una strepitosa (e coraggiosa) coppia di amici che vive in Australia ha partecipato al progetto, fondando una piccola società – la ALI productions – e mettendoci nelle condizioni di realizzare un lavoro come La mafia è bianca. In un certo senso volevamo riprendere da dove eravamo rimasti, dalle ultime e fortunate inchieste siciliane di Sciuscià, dalla mafia, argomento tabù, scomparso dalle televisioni e dai grandi mezzi di comunicazione.

Perchè avete scelto come filo conduttore la sanità?

Ne La mafia è bianca si parla di ospedali e cliniche private perchè la sanità in Sicilia è un affare di proporzioni immense e al tempo stesso un punto d’incontro devastante tra il potere politico e quello mafioso.

Quanto tempo avete impiegato e con quale impegno?

Domanda difficile, davvero, perchè è difficile quantificare. La produzione a Palermo è iniziata il 23 maggio, nel giorno del tredicesimo anniversario della strage di Capaci, ed è proseguita senza interruzioni per circa cinque settimane. Ma prima ci sono state le settimane per preparare l’inchiesta e fare i sopralluoghi… Insomma, tutto incluso, con la postproduzione e la scrittura del libro che accompagna il film, diciamo sei mesi. L’impegno è stato totale, nel senso che non abbiamo fatto altro, non abbiamo fatto un giorno di vacanza (ricordo un desolato Ferragosto trascorso a scrivere…), spesso lavorando anche 18 ore al giorno. Ma ne valeva la pena.

Quali difficoltà avete incontrato a operare in Sicilia?

Alcuni momenti di tensione ma nessuna difficoltà particolare; a parte gli inevitabili ostacoli e gli intoppi prevedibili che accompagnano un’indagine giornalistica di questo tipo, un’inchiesta che si insinua nelle stanze che contano dei poteri politico ed economico di un territorio come quello della Sicilia, dove una mafia silenziosa da anni s’ingrassa nel disinteresse dell’informazione. La cosa più sorprendente resta la collaborazione appassionata di tanti siciliani che abbiamo potuto raccogliere lungo il nostro cammino.

Hai notato una vera volontà di cambiamento tra i siciliani?

L’aiuto, a volte anche la solidarietà ricevuti da persone diversissime tra loro si sorregge spesso su una voglia, più o meno espressa, di cambiamento. Sono sentimenti comunque che rischiano di finire soffocati se la politica si mostra cementata nelle ambiguità e nei fallimenti. Ecco anche perché il disincanto prospera.

Un disincanto che scivola a volte nella connivenza. Nel documentario date la parola anche a chi della mafia ha un’opinione positiva…

Ci vorrebbe più spazio per un discorso tutt’altro che banale, ma provo a rispondere con qualche domanda. Siamo sicuri che certi strati della società non ricevano assaggi di sussistenza e modernità più dalla mafia che dallo Stato? Siamo sicuri che sia così secondario il fatto che un politico (oggi sotto processo per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra) diventi presidente della Regione con ben il sessanta per cento dei voti dopo aver redatto e firmato – in perfetto stile berlusconiano – un contratto con i siciliani dove, tra i nove obiettivi di governo, non si faceva alcun riferimento al contrasto e alla lotta alla mafia o a qualsiasi forma di criminalità organizzata? Davvero chi afferma, in maniera forte e concreta, il proprio no alla mafia in Sicilia è destinato a essere un politico perdente?

Molti forse lo pensano, anche nel centrosinistra.

Sciascia, citando Pirandello, riconosceva ai siciliani, che si fanno ´isola da sé’, una spiccata predilezione al fatalismo. E chi meglio di Sciascia conosceva la Sicilia e i siciliani? Dico questo per risponderti sulla volontà di cambiamento, perché senza dubbio moltissimi siciliani non accettano il destino di essere amministrati da una classe politica ricoperta dalle ombre e dalle ambiguità. Ed ecco la cosa che forse, più di ogni altra, mi ha colpito: la spocchia, la protervia che caratterizzano molti dei personaggi del film, grandi e piccoli potenti in carne e ossa. Un senso di impunità che può renderli anche volgari e grotteschi.

Come sta andando il tour in Italia? Come reagisce il pubblico?

Le presentazioni in giro per l’Italia stanno andando benissimo. In ogni città incontriamo platee e reazioni differenti. Ma dopo la proiezione del film tra il pubblico dominano la rabbia e l’entusiasmo. Chi partecipa alle presentazioni de La mafia è bianca si arrabbia per ciò che vede ma contemporaneamente è contento di vedere una storia che appartiene alla realtà, quella strana cosa che sempre più raramente è raccontata dalla televisione.

Avete nuove iniziative in cantiere?

Certo. La mafia è bianca è la prima di una serie di inchieste giornalistiche per la BURSenzafiltro. Io e Stefano stiamo già pensando ad altri due progetti.

Che idea ti sei fatto dell’intreccio mafia e politica? Nel film si vedono certe facce da Mani sulla città…

Non sei il primo a dirlo. Anche grazie a certe espressioni grottesche, di cui parlavamo poco fa, ci sono alcune scene che, in maniera involontaria e profondamente naturale, possono rimandare a film come il capolavoro di Rosi. Quello era il grande cinema storico-politico, una stagione che purtroppo sembra sempre più lontana. Noi invece non abbiamo fatto altro che raccogliere una storia che, come tante altre, chiede semplicemente di essere raccontata. Il rapporto tra mafia e politica, la stessa questione morale della politica, da anni sono argomenti fondamentali, poco considerati sia da chi fa informazione sia da chi fa il politico.

Vedi possibilità di riscatto per l’informazione italiana?

La situazione è drammatica. Tuttavia si vedono i primi, fragili segnali di ripresa. Lo dimostrano i successi di alcuni ottimi reportage televisivi e l’interesse che anche il cinema mostra nei confronti del documentario di denuncia. E’ ancora presto per dire che l’informazione italiana, da sempre piena di anomalie, almeno da quando la frequento in prima persona, è destinata a una pronta guarigione.

A proposito, hai partecipato alla realizzazione di Viva Zapatero!. Com’è andata?

Viva Zapatero! è stato un film faticoso e importante. Un film “necessario”, e anche un film sul dopo Berlusconi. Quando Sabina Guzzanti mi propose di collaborare al suo progetto non ho avuto dubbi e ho accettato senza fare troppe domande. Per mesi siamo andati in giro in tre, io, Sabina e Paolo Santolini, in Italia e all’estero: anche in questo caso il potere si è mostrato arrogante e a tratti ridicolo di fronte a un tema fondamentale come quello della libertà di espressione. Sono felice di aver curato Viva Zapatero!, proprio perché Sabina è riuscita a fare un film bello e, ripeto, necessario, di cui si sentiva un gran bisogno.

9 Commenti »

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  1. La soluzione è la
    Democrazia consapevole.
    Aderite numerosi !
    http://demcon.blogspot.com/

    Commento di zojtec — 13 Giugno 2006 #

  2. Caro Piero,
    è disarmante, come sempre nel caso della mafia siciliana, guarda invece che cosa ho scoperto io riguardo la ‘Ndrangheta… l’ho messa in un mio post.
    http://morganpalmas.blogspot.com/2006/06/terrorismo-dinformazione-e-silenzio.html#links

    A presto. Morgan

    Commento di Morgan — 13 Giugno 2006 #

  3. Un comunicato per tutti gli uomini e le donne di buona volonta’:
    IL SUFFRAGIO UNIVERSALE NON E’ ECOSOSTENIBILE.

    Il pianeta e in particolar modo l’ occidente rischiano seriamente l’estinzione violenta entro pochi anni, se le decisioni ormai critiche per il nostro futuro continueranno a dipendere dalla volontà di “maggioranze” composte da individui manipolati, condizionati, disinteressati, ridotti al ruolo di pura carne da cabina elettorale.

    Fareste operare vostro figlio da una equipe le cui cognizioni di medicina consistono nell’ avere seguito le puntate di “Medici in prima linea”?
    Se foste accusati ingiustamente di stupro, affidereste la vostra difesa a un avvocato formatosi per mezzo dei telefilm di Perry Mason?
    Se doveste investire i frutti del vostro lavoro, scegliereste il vostro consulente finanziario fra i clienti di Vanna Marchi?

    Se avete risposto no, chiedetevi perché proprio a costoro, ai teledipendenti ormai all’ultimo stadio privati ormai dell’ultimo brandello di spirito critico, vengono in ultima analisi delegate le decisioni fondamentali riguardanti la nostra salute, le nostre libertà, il nostro tenore di vita.

    Potete, possiamo permetterlo ancora a lungo?

    Restate in onda su http://demcon.blogspot.com/

    Commento di zojtec — 13 Giugno 2006 #

  4. Sulla citazione di Sciascia mi è venuto in mente anche “il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa. I siciliani vogliono solo dormire, sonnecchiare, non essere disturbati; nulla deve cambiare, o che cambi pure tutto purché nulla cambi…
    Quand’è che liberiamo l’Italia dalle Mafie? Sarebbe anche ora! Ma come si fa a votare Cuffaro e Berlusconi?!?! CRIBBIO! :-D

    Commento di Luigi — 13 Giugno 2006 #

  5. Italiani! L’epoca del suffragio universale indiscriminato deve finire!
    Basta con il potere degli incoscienti!
    Salviamo quel che resta della societa civile.

    Leggete e diffondete
    la voce della democrazia consapevole
    http://demcon.blogspot.com

    Commento di zojtek — 13 Giugno 2006 #

  6. Tanto il documentario “La mafia è bianca” si trova pure sul circuito eMule. Voglio vedere Totò Vasa-Vasa cosa “monitora”. Buffone d’un mafioso.

    Commento di Vittorio — 14 Giugno 2006 #

  7. Intervista di santoro ad arcoiris.

    Commento di Luigi — 14 Giugno 2006 #

  8. A proposito della candidatura alle Europee nell 2009 mi viene in mente quello che scriveva un giovane rampante nel 2001 nel volume

    Pierluigi Diaco
    Nel 2006 vinco io. (E intanto gioco a governare)
    Mondadori

    saluti
    Alberto

    Commento di Alberto Sospiro — 14 Giugno 2006 #

  9. > Ma come si fa a votare Cuffaro e Berlusconi?
    Bella domanda, Luigi. E tu sai benissimo la risposta. Costoro dispongono di una massa critica di elettori soggiogati, sobillati, rincretiniti.
    A questi rincretiniti occorre impedire di nuocere a sé stessi e al resto degli italiani.
    Come?
    Noi democratici consapevoli abbiamo la risposta.
    Leggete http://demcon.blogspot.com

    Commento di zojtek — 14 Giugno 2006 #

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