Venditori di guerra
Giugno 15, 2006 on 6:01 pm | In Politica |
Danny Schechter - giornalista
Oggi il numero ufficiale dei soldati statunitensi morti in Iraq è salito a 2500. A questa lugubre lista vanno aggiunti centinaia di militari di altre nazionalità e decine di migliaia (in questo caso non esiste un conteggio ufficiale) di morti iracheni.
La democrazia non è stata ancora esportata. In compenso la guerra preventiva, altrimenti detta “missione di pace”, ha prodotto una carneficina.
Il disastro è stato preparato da una scientifica opera di manipolazione dell’informazione.
Al riguardo propongo una sintetica trascrizione dell’intervento tenuto a Milano, mercoledì 14 settembre 2005, da Danny Schechter, giornalista indipendente e autore del documentario “Armi di distruzione di massa - L’inganno dei media”.
Milioni di persone nel mondo hanno marciato contro la guerra in Iraq. Sapevamo che era una tragedia, decisa in violazione del diritto internazionale, ma il governo americano ci ha ignorati. Nemmeno i media ci hanno ascoltati. La gran parte dei giornalisti americani ha sostenuto le ragioni della guerra. Su ottocento giornalisti intervistati all’inizio della guerra, solo sei erano contrari. I media hanno venduto la guerra. Una guerra che poi nessun giornalista ha potuto liberamente raccontare.
Nel periodo in cui la guerra fu venduta l’opinione pubblica era dominata dalla paura. La gente ha creduto a quegli opinion leader che continuavano a evocare le armi di distruzione di massa e la storia della collaborazione fra Saddam Hussein e Osama Bin Laden. Ci han fatto vedere i documenti. Colin Powell all’Onu ci ha fatto vedere le prove. I media li hanno lodati. La settimana scorsa Powell ha fatto autocritica, ha detto che era stato male informato. Negli ultimi tempi molte agenzie di informazione hanno ammesso che la “copertura” della guerra era stata sbagliata. Per effetto di questi errori sono morte decine di migliaia di persone, in maggioranza civili innocenti. Per questi errori sono morti migliaia di militari americani. Ma prima di tutto è morto il diritto internazionale.
Come giornalista ho cercato di capire per quale motivo ci fosse tanta complicità fra media e governo. La domanda principale è stata questa: perché così tante agenzie di informazione non mi hanno fatto vedere cosa accadeva in Iraq. Mi sono documentato, inizialmente nella mia sala da pranzo, guardando la tv. Mi colpiva l’uniformità dei punti di vista. I media erano prigionieri di grandi agenzie che dettavano la linea. Questo è un fatto familiare per chi vive in Italia. Dieci anni fa c’erano negli Stati Uniti cinquanta compagnie di media, oggi sono quattro o cinque. In questo modo il controllo è più facile. Ieri ero a Roma, ed ero scioccato sentendo che in Italia Sky è considerata progressista perché non è controllata da Berlusconi. In compenso nella carta stampata c’è più varietà in Italia che negli Stati Uniti… Se le persone non sono adeguatamente informate noi non possiamo vivere in una democrazia. I media svolgono una funzione fondamentale per la democrazia.
Ero parte della squadra che ha fatto partire la Cnn, ho lavorato alle news dell’Abc. Ho combattuto molte battaglie per la messa in onda di notizie vere. Mi sono reso conto che, anziché raccontarci i problemi del mondo, sono i media uno dei problemi del mondo. E questo è un problema che riguarda ciascuno di noi. Con un gruppo di colleghi abbiamo creato un sito, www.mediachannel.org, attraverso il quale guardiamo e analizziamo i media. Da questa esperienza è nato il film. In particolare nei periodi di guerra, i media diventano una fabbrica di menzogne, che confonde le persone e nasconde loro la verità. Lavorando con colleghi di tutto il mondo ho messo insieme il materiale per il film, che è già stato visto in vari festival internazionali e anche in molte tv. Mi auguro che anche in Italia possa suscitare un dibattito. Il nostro dovere di cittadini è quello di cambiare i media costringendoli a essere utili per la democrazia.
Occorre educazione su questi temi. Per questo mi fa piacere che documentari come il mio girino per le scuole. Bush si è incontrato con alcuni dirigenti palestinesi e ha detto loro che Dio gli ha ordinato di distruggere Saddam. Lui vuole che noi gli crediamo in modo fideistico, non attraverso un’analisi dei fatti. Un alto dirigente della Casa Bianca ha detto a un giornalista che l’America è un Impero che crea la sua realtà. Possono dirlo, contando su media asserviti. Malgrado tutto, c’è ancora spazio per la speranza. Molti giornalisti, dopo la tragedia di New Orleans, hanno sfidato il governo denunciando lo scandalo. Penso che i cittadini abbiano la responsabilità e il potere di fare pressione sui media. Sia in America sia in Italia è necessario che l’opinione pubblica lotti per avere media più sinceri e più liberi.
2 Commenti »
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C’è sempre la contesa fra chi finanzia e verità dei giornalisti. E’ un eterno dibattito.
Tuttavia sono in linea con l’articolo, i media detengono una grandissima responsabilità e devono essere pressati dall’opinione pubblica a non abusare del loro potere.
Buon proseguimento Piero.
Morgan
Commento di Morgan — 16 Giugno 2006 #
e questo mi fa ancora più incazzare dopo che ho scoperto tutte le bugie sull’11 settembre, da dove tutto è cominciato.. non capisco come le nazioni del mondo possano ancora accettare la versione ufficiale senza dir nulla, senza chiedere spiegazioni su una versione dei fatti che va contro molte leggi della fisica e dunque contro l’intelletto umano… ancora per poco più di un mese resterò qui negli USA, non vedo l’ora di andarmene, il mio disagio cresce ogni giorno di più e ogni notte, prima di riuscire ad addormentarmi, non posso fare a meno di pensarci…
Commento di Emmanuele C — 18 Giugno 2006 #