I tartufi e la Costituzione
Giugno 16, 2006 on 3:49 pm | In Politica, Costituzione |
Sergio Romano
Comunque vada il referendum, bisogna mettersi attorno a un tavolo e discutere, per cambiare la Costituzione a larga maggioranza. E questa intenzione andrebbe annunciata prima, non dopo il 25 giugno. Altrimenti sarebbe il caos o l’immobilismo.
Questo è il ritornello che negli ultimi giorni molte voci, anche di quelle considerate autorevoli, vanno intonando. Ritornello assurdo, ma spacciato come il trionfo del buon senso.
Tra i salmodianti si distinguono alcuni astuti treccartari cdl tipo Tremonti e ben noti parrucconi “bipartisan”, come Franco De Benedetti. I “riformisti” dell’Unione proprio non se la sentono di rompere il gioco: ora vincano i No, suggeriscono, ma poi ci impegnamo a riformare assieme, magari con una nuova bicamerale. Nessuno dica che i “riformisti” sono contro le riforme!
Tra i “bipartisan” eccelle il buon Sergio Romano.
Sentiamo l’argomentazione odierna, sul Corriere della Sera, dell’ambasciatore che ragiona freddamente.
“…Ora, beninteso, è opportuno correggere il prodotto pasticciato uscito dalla combinazione dei diversi interessi di Berlusconi, Bossi e Fini. Ma sono convinto che dopo la vittoria del NO il partito trasversale dell’immobilismo costituzionale riuscirebbe a bloccare qualsiasi tentativo riformatore e che il governo Prodi non avrebbe la forza per impedirlo. Il SI’, invece, potrebbe indurre il governo a prendere l’iniziativa per la convocazione di un tavolo costituzionale (comitato di saggi, commissione o addirittura piccola assemblea) a cui delegare la messa a punto delle correzioni necessarie e l’adozione di una legge elettorale. Non è una strada priva di incertezze, ma è l’unica, a mio avviso, che possa dare qualche risultato”.
Viene da chiedersi: ma perché si convoca il popolo a valutare un’ampia e incisiva riforma della Costituzione, se poi una nuova bicamerale (o “comitato di saggi, commissione, o piccola assemblea”) s’incaricherà di approvare una nuova riforma? E perché le due coalizioni dovrebbero annunciare - come esorta, sempre sul Corriere odierno, il buon Franco De Benedetti - un tavolo comune prima del referendum, quando milioni di italiani non sanno nulla o quasi dei contenuti della riforma che dovrebbero giudicare?
Misteri del tartufismo italico.
Passiamo oltre e veniamo al quesito centrale: è veramente necessario cambiare la Costituzione? Siamo sicuri che il problema italiano sia di ordine costituzionale e non politico e morale? E siamo sicuri che la Costituzione non meriti di essere attuata prima di essere modificata? Certo, per attuarla occorrerebbe salvaguardarne la credibilità di patto fondativo: moderno, inclusivo e valido per tutti. Gli inciuci, i mercanteggiamenti, gli stravolgimenti a colpi di maggioranza, le convocazioni referendarie prive di chiarezza, al contrario, producono almeno questo effetto, ben gradito se non proprio perseguito, da coloro che - per dna e vocazione - non si riconoscono nel modello costituzionale: screditare il “mito” della Costituzione Repubblicana, farla apparire un ferro vecchio, da cambiare in nome del “nuovo”. La natura del quale, intrinsecamente eversiva, abbiamo ben conosciuto nell’ultimo lustro, dopo gli anni della famigerata “Bicamerale”.
Vista la conventicola dei riformatori, è prudente tenerci stretta la nostra Costituzione: così com’è. Al rischio di apparire “conservatori”. Noi, i “demonizzatori”.
Ps:
Degno di nota il pensiero di Sergio Romano anche su un altro tema: il cosiddetto conflitto di interessi…
http://www.marcotravaglio.it/puffoni/171005.htm
2 Commenti »
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piero.. perchè non fai una specie di “settimana” alla grillo in modo che tutti possano stamparsi ciò che scrivi e divulgare il tuo verbo!!??!!
Commento di Federico Rossi — 16 Giugno 2006 #
Non sum dignus.
Grazie. Piero
Commento di Piero Ricca — 16 Giugno 2006 #