Mieli, Andreotti e la verità

Giugno 20, 2006 on 12:30 am | In Politica, Democrazia, Legalità, Informazione |


In un simpatico riquadro del 30 aprile scorso il Corriere della Sera ha riconosciuto che il signor B. “non è l’unica” delle mie “ossessioni”. C’è anche Andreotti.
Pian piano capiranno che le “ossessioni” delle persone come me si chiamano legalità, etica pubblica, rispetto della verità dei fatti.
Per esempio, mi sentirei a disagio nel presenziare a una manifestazione pubblica accanto a un personaggio giudicato colluso con la mafia, salvatosi da una condanna solo per la prescrizione.
Si vede che Paolo Mieli non ha le mie stesse ossessioni. Infatti ancora oggi condurrà un incontro pubblico insieme ad Andreotti, alla fondazione Corriere della Sera, a Milano, dalle ore 18.
Anche a beneficio di Mieli (pmieli@corriere.it), ripubblico qui un brano di un saggio di Livio Pepino, magistrato di Cassazione, che al “caso Andreotti” propone un approccio razionale, basato sull’analisi delle sentenze e del loro contesto: un’eresia, rispetto allo spirito dei tempi. Pubblicato nell’ottobre 2005 da Ega Editore nella collana “Chiaroscuri - i libri di Narcomafie”, il volume s’intitola “Andreotti - la mafia - i processi” con sottotitolo “Analisi e materiali giudiziari”.
Ecco come Livio Pepino affronta la questione dell’occultamento della verità, a pagina 59 e seguenti del suo libro.“… Si è interessatamente smarrito anche il significato delle parole, al punto da confondere “assoluzione” con “prescrizione” e da considerare, conseguentemente, liberato da ogni accusa l’onorevole Andreotti. Non essendo pensabile che politici e opinion maker non conoscano il diverso significato dei termini “assoluzione” e “prescrizione” e non abbiano letto i passaggi fondamentali delle sentenze, c’è da chiedersi la ragione di questa operazione di occultamento della verità. Sta qui – ci pare – il problema politico fondamentale posto dalle ultime propaggini del “caso Andreotti”. Proviamo ad abbozzare una risposta con alcuni flash. 1

La verità e la politica stanno sempre più imboccando strade diverse e opposte. Lo ha dimostrato in modo evidente, sul piano internazionale, la vicenda della guerra all’Iraq e delle (false) ragioni addotte a sua giustificazione. La logica, anche in questa vicenda, è la stessa: non interessano i fatti ma la realtà virtuale, costruita a beneficio e a vantaggio del potere. C’è chi sostiene, senza pudore, che si tratti di una necessità per mantenere il consenso dei cittadini. Siamo, al contrario, convinti che sia una tappa della trasformazione dei cittadini in sudditi e del deperimento della democrazia (che smette di essere tale senza trasparenza e verità). 2

Dire che il senatore Andreotti è stato assolto anche in relazione ai fatti anteriori al 1980, significa – come, del resto, è stato esplicitamente affermato – assolvere un sistema di governo, un modo di fare politica: non solo e non tanto per il passato, quanto per il presente e per il futuro. Significa abbattere il discrimine fra morale e immorale e tra legale e illegale. Se frequentare mafiosi, chiedere e offrire loro favori, discutere con loro financo di omicidi – condotte tutte ritenute provate dalla sentenza della Corte di Appello di Palermo – è considerato lecito sotto il profilo giudiziario, (come implica il termine “assoluzione”), e per tale via anche sul piano politico, allora questo può essere un metodo di azione politica e non deve destare scandalo se così fanno o faranno – non ieri, ma oggi e domani – politici di primo piano nel panorama nazionale e siciliano.
Negli anni scorsi – dopo gli omicidi di Falcone e Borsellino – è stata l’enormità stessa della violenza a produrre incrinature nel consenso di cui la mafia ha goduto e gode, crisi di antiche alleanze, aperte ribellioni allo strapotere mafioso. Si sono così verificati fatti nuovi e rilevanti: una mobilitazione senza precedenti della società civile; una capacità di rinnovamento della magistratura (dalla “rivolta” di parte dei sostituti della Procura palermitana all’indomani della strage di via D’Amelio alla scelta del Csm di dare finalmente a quell’ufficio una guida di sicura capacità e di assoluta limpidezza); una crescita di successi nell’azione repressiva (di per sé insufficiente di fronte a un fenomeno come quello mafioso, ma tuttavia significativa). Gli sviluppi delle indagini su Cosa nostra, l’entità del fenomeno dei collaboratori di giustizia (cresciuto in numero e qualità a livelli mai raggiunti), gli arresti eccellenti (dopo decenni di scandalose impunità e connivenze), le “finestre” aperte sugli intrecci eccellenti e su possibili coinvolgimenti di “pezzi di Stato” nelle più drammatiche vicende e nei più oscuri delitti della Repubblica sono stati segnali di vulnerabilità della mafia e delle potenzialità di un’azione istituzionale coerente e decisa. Ma la reazione non ha tardato a organizzarsi. E oggi sorde opposizioni all’intervento giudiziario, rumorosi quanto incontrastati rilanci di personaggi indagati per reati gravissimi e martellanti campagne di delegittimazione (ivi compreso il discredito pregiudiziale dei collaboratori di giustizia) lasciano intravedere il riaffacciarsi del metodo, già sperimentato nella seconda metà degli anni Ottanta, che fece precocemente sfiorire la “primavera i Palermo”.
Dire (credere e far credere) che il senatore Andreotti è stato assolto in toto significa assecondare la diffusa voglia di normalità e ricondurre la mafia a una normale forma di criminalità, simile a quella che si trova in ogni parte del mondo, con la quale convivere (senza disdegnare accordi).

3

Questo costume e questa cultura, ancorché alle porte, incontrano tuttora, tra gli altri, un ostacolo: alcune leggi e chi è chiamato ad applicarle e lo fa con rigore e fermezza. Sta qui un’ulteriore ragione della falsificazione dell’esito del processo, necessaria per proseguire nell’opera di delegittimazione di chi ha doverosamente condotto le indagini (e, insieme, dei magistrati che continuano a credere nei principi di legalità e uguaglianza). L’occasione era attesa da tempo e la posta in gioco non era (non è) la ripresa di protagonismo della politica, ma la rivincita di chi maltollera l’effettiva uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e il controllo di legalità. E’ facile prevedere che, se passerà questo orientamento, non basteranno neppure sentenze di condanna passate in giudicato (non diverse, quanto a “dovere di rispetto”, da quelle assolutorie) a salvarci dall’affermazione che “mafia e corruzione non esistono”, che le stragi e i delitti avvenuti in Sicilia e nell’intero Paese sono stati opera di pochi professionisti del crimine o di terroristi isolati, che le tangenti sono il giusto compenso per attività di intermediazione. Ad essere in gioco – com’è facile comprendere – non è solo il linciaggio di un magistrato o di un ufficio giudiziario (cosa, peraltro, di un qualche rilievo…) ma le regole della nostra democrazia. (…)
Per questo insieme di ragioni chiedere che l’analisi del “caso Andreotti” avvenga a partire da carte vere e non da carte false è un problema di democrazia e non un inutile (e meschino) accanimento nei confronti di un notabile ormai estraneo ai circuiti del potere reale. Il fatto è che i problemi sottostanti a quel processo riguardano non solo la storia della prima Repubblica (e della sua caduta), ma anche – e soprattutto – le prospettive della seconda Repubblica che rischia di essere peggiore della prima. A evitare questo esito la lettura dei passaggi fondamentali delle sentenze che hanno scandito il “processo del secolo”, seppur faticosa (date le frequenti astrusità del lessico giudiziario) può essere istruttiva”.

Livio Pepino
Andreotti la mafia i processi
analisi e materiali giudiziari
Ega Editore, 12 euro

4 Commenti »

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  1. (A proposito del post di ieri). Segnalo una trasmissione molto interessante che poche persone che conosco seguono, forse perché noi tutti, grandi sostenitori del pluralismo televisivo, snobbiamo le TV locali. E’ Iceberg di Telelombardia, in onda al lunedì alle 20.30 (anche sul canale 901 col satellite). Tema: Referendum. Di là: Santanché, Taradash, Castelli. Di qua: Zaccaria, Migliore (RC), Quartiani (DS). (Purtroppo Zaccaria a un certo punto ha dovuto andare via). Quello che mi chiedo è: perché i nostri rappresentanti sono televisivamente così spenti? I 3 dell’Unione erano tutti preparati e intelligenti; ma nessuno è riuscito a rispondere per le rime alle sicure, gridate, efficaci formulette degli altri tre. I due (bravi)conduttori pendevano palesemente dalla nostra parte, e hanno mostrato volonterosamente i grafici della “riforma” costituzionale; ma nessuno dei nostri si è mai accalorato sul pericolo terrificante che correremo domenica prossima. Berlusconi gioca sulla paura, usando spauracchi inesistenti; e invece noi, che siamo sull’orlo dell’abisso, facciamo i ragionieri, i beneducati, gli ironici, quelli che non alzano mai la voce e vogliono “cercare il dialogo” (con chi? con quegli squadristi con la maglietta verde che stavano fra il pubblico?). Inoltre la pubblicità (molto frequente) era solo per il Sì, e vi assicuro, fatta molto bene (”Un sì per un’Italia nuova…”). Sarà una questione di soldi, ma io di pubbicità per il No alla TV non ne vedo. Se avessi visto la trasmissione di ieri senza essermi informata altrove ( = sul web o sui giornali che compro perché sono già di quella parte lì), sarei molto indecisa sul mio voto.

    Commento di Giulia — 20 Giugno 2006 #

  2. Sono d’accordo con Giulia.. Anch’io temo per il risultato del referendum..

    Comunque volevo rispondere alla risposta di Piero Ricca “non sum dignus”. Non è questione di dignità, “la settimana” è utile al lettore-blogger perchè rende più semplice la lettura dei post. Non posso stare tutto il giorno a leggere i tuoi post, quelli di beppe, quelli della guzzanti e di di pietro.

    SE LI STAMPO POSSO LEGGERLI POI SUL TRENO, AL CESSO, DURANTE LE ORE DI MATEMATICA ECC..

    QUINDI FAI STA SETTIMANA!!!

    ciao federico

    Commento di Federico Rossi — 20 Giugno 2006 #

  3. Ciao Piero

    Ottimo il riferimento al libro di Pepino, che ho letto.

    “La mafia è in ginocchio” così Piero Grasso dopo gli ultimi arresti. Leggendo quest’altro libro della Ega, non mi è parso

    http://www.egalibri.it/

    “Mafia e Potere”

    Andrea Giova

    Commento di Andrea Giova — 20 Giugno 2006 #

  4. Ciao Piero,

    per quanto riguarda Andreotti lo vado dicendo da tempo ogni volta che parlo di tale argomento: è uno schifo. Questo ha avuto rapporti documentati con la mafia e ancora lì tutti a leccargli il sedere per non avere ostacoli.
    Provo il disgusto.

    Sono d’accordo, inoltre, col suggerimento di Federico. Dai Piero, dai!

    Un abbraccio, Morgan

    Commento di Morgan — 21 Giugno 2006 #

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