Intervista sulla riforma dei giudici

Giugno 23, 2006 on 4:58 am | In Politica, Costituzione, Democrazia, Legalità |

La corruzione dilaga? Una soluzione c’è: mettere in riga i giudici.
Ho chiesto a Francesco Moroni, giovane autore di un saggio sull’indipendenza della magistratura, di fare il punto sulla controversa riforma dell’ordinamento giudiziario, all’indomani dell’entrata in vigore dei decreti attuativi. Una riforma - si vantò l’onorevole Giuseppe Gargani di Forza Italia - in presenza della quale Mani Pulite non ci sarebbe mai stata.

Francesco, a che punto siamo con la riforma dei giudici?

L’entrata in vigore dei decreti attuativi redatti dal precedente governo porta a definitiva maturazione l’inclinazione autoritaria e punitiva presente in nuce nella legge n. 150 del 20 luglio 2005, che si limita ad enunciare i principi e criteri direttivi cui il legislatore delegato deve ispirarsi nell’attuazione della riforma dell’ordinamento giudiziario. Si tratta di un corpus normativo particolarmente caotico, che consta di una quindicina di decreti destinati a rendere operative alcune soluzioni tecniche assai pericolose per l’indipendenza della magistratura e per la qualità del già disastrato servizio giudiziario.

Quali sono i principali cambiamenti?

L’ossatura portante dell’impianto controriformista è costituita da tre decreti, relativi alla gerarchizzazione delle Procure, al sistema disciplinare e alla progressione in carriera tramite concorsi interni. I primi due hanno già cominciato a spiegare i propri effetti a partire dal 18 e dal 19 giugno. Il rischio è che gli uffici requirenti tornino ad essere strutturati in forma piramidale, con un’abnorme concentrazione di poteri in capo al Procuratore della Repubblica, unico titolare dell’azione penale, con amplissima discrezionalità nell’assegnazione e revoca dei fascicoli di indagine ai suoi sostituti, la cui autonomia verrebbe praticamente sterilizzata. Eppure, l’art.101 Cost. dice ancora che i giudici sono soggetti soltanto alla legge, non al capo-ufficio. Si prevede che tutti gli atti che costituiscono esercizio dell’azione penale o che incidono sulla libertà personale debbano essere assunti con il consenso preventivo del capo, ma tenendo conto dell’enorme carico di lavoro che grava quotidianamente su ogni Procura è presumibile che l’intervento personale del capo si verificherà solo in alcuni procedimenti da lui selezionati, con buona pace dell’obbligatorietà e della necessaria uniformità di esercizio dell’azione penale (art.112 Cost.).

Come cambia il sistema disciplinare?

Il nuovo sistema disciplinare, ora imperniato sulla obbligatorietà della relativa azione, rischia di trasformarsi in uno strumento intimidatorio o ritorsivo, poiché il mero esposto - anche anonimo! - di un imputato insoddisfatto sarà sufficiente a spedire automaticamente il magistrato davanti al CSM. Che poi il procedimento possa concludersi con un proscioglimento non consola, se si pensa che intanto la carriera del magistrato è ferma e la sua credibilità inevitabilmente (seppur ingiustamente) appannata agli occhi dell’opinione pubblica.

E il sistema delle promozioni?

Il cervellotico sistema di progressione in carriera, imperniato su un fittissimo reticolo di concorsi interni, finirebbe per impegnare i magistrati (come esaminatori o come concorrenti) in un interminabile meccanismo concorsuale, a scapito del tempo che dovrebbe essere dedicato alla quotidiana attività giudiziaria. D’altra parte, in passato i concorsi premiavano solo i giudici più scaltri e conformisti, cultori di un arido nozionismo, e non servivano a riconoscere i meriti effettivamente guadagnati sul campo. Sarebbe più opportuno introdurre verifiche di professionalità periodiche e rigorose, come da tempo auspica l’ANM.

Sui decreti il capo dello Stato ha dettato la linea…

In una delle sue prime interviste, il Guardasigilli Mastella aveva indicato, fra le priorità dei primi cento giorni di governo, la sospensione di alcuni decreti di attuazione della legge di riforma dell’ordinamento giudiziario, ipotizzando inizialmente di imboccare la strada della decretazione d’urgenza, che avrebbe eliminato in radice i rischi relativi all’imminente entrata in vigore dei decreti attuativi. Nel suo primo intervento dinanzi al CSM, il Capo dello Stato Napolitano ha addotto non meglio precisate ragioni tecniche a sostegno dell’impraticabilità di tale iter, suggerendo la presentazione di un disegno di legge quale soluzione più corretta ed opportuna sul piano della procedura parlamentare. E così, il 9 giugno, Mastella ha proposto un disegno di legge che prevede la sospensione dell’efficacia di tre decreti attuativi, cioè una sorta di moratoria fino al marzo 2007, generando tuttavia il comprensibile malcontento dell’Associazione Nazionale Magistrati, perché nelle more dell’iter legis parte della riforma entra in vigore. Infatti, trattandosi di un semplice disegno di legge, finché non interverrà la definitiva approvazione da parte delle Camere saranno operative a tutti gli effetti le misure sulla riorganizzazione delle Procure e sull’illecito disciplinare. Dunque, nessuna sospensione immediata.

Che cosa vuol dire sul piano politico?

Come hanno giustamente sottolineato anche i maggiori costituzionalisti, le ragioni di questa soluzione non sono tecniche, giacché l’opzione del decreto non era certo costituzionalmente illegittima. Mastella, tenuto conto della risicata maggioranza esistente al Senato, ha esplicitamente manifestato il timore che il decreto legge non venisse convertito nei sessanta giorni previsti e ha preferito ripiegare sull’utilizzazione di un semplice disegno di legge, da approvare comunque entro il 28 luglio, quando entrerà in vigore l’ultimo decreto attuativo. Tuttavia, dal punto di vista politico non è detto che si riesca ad ottenere l’approvazione del disegno di legge prima della pausa estiva, a meno che il centrosinistra - per evitare al Senato di rimanere impantanato in un defatigante “Vietnam” parlamentare - non decida di utilizzare la corsia preferenziale della riduzione dei termini procedurali, o di porre la questione di fiducia. Ma allora, se entrambi i provvedimenti (decreto legge e disegno di legge) passano comunque per il Parlamento e i numeri al Senato sono i medesimi in ambedue le ipotesi, tanto valeva accorciare i tempi sin dall’inizio e presentare senza remore un decreto legge immediatamente efficace, verificando subito la tenuta della pur fragile maggioranza di cui gode il governo Prodi.

Insomma non c’è alcuna svolta nella politica giudiziaria?

Sul delicato terreno dei rapporti fra politica e magistratura si parrà la nobilitate dell’esecutivo dell’Unione, chiamato dagli elettori ad abbandonare la vocazione compromissoria, ad affrancarsi da qualsiasi tentazione inciucista e ad attuare il programma elettorale, secondo cui “Dobbiamo rimuovere tutti gli aspetti del nuovo ordinamento in stridente contrasto con i principi costituzionali e, ove necessario, intervenire con provvedimenti di sospensione dell’efficacia di quelle norme della legge delega (o dei decreti attuativi) che potrebbero ledere - costituendo diritti acquisiti non più contrastabili - il principio di unità, uguaglianza e parità di trattamento o rendere impossibile successivamente un nuovo e diverso riordino della magistratura”. Senza un’autentica svolta si corre il rischio che la controriforma non verrà smantellata e finiremo per rimpiangere l’ennesima occasione perduta.

Post scriptum
La riforma dei giudici porta il nome di Sua Eccellenza Padana Roberto Castelli. Costui, la scorsa settimana, a Merate, nel corso di un dibattito sul referendum, ha risposto alla contestazione di uno spettatore (che lo criticava per i pesanti giudizi dati sul senatore Scalfaro) chiedendo ai carabinieri di identificarlo e invitandolo a lasciare la sala. Ormai è una mania. Mi è stato riferito che il malcapitato, presidente del comitato per il NO di Lecco, si è trovato la Digos alle calcagna fin sotto casa. A questo punto, per coerenza, si dovrebbe riformare anche la prima parte della Costituzione: per esempio l’articolo 21.

4 Commenti »

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  1. Caro Piero, finalmente qualcuno parla di queste cose in modo esauriente. La disinformazione è sempre più esasperante; nessuno sa cosa è entrato in vigore il 18 e 19 giugno. Nessuno sa che basta l’esposto anonimo di un accusato per far fuori un magistrato; i giornali (compresa Repubblica) ne parlano in modo fumoso e omettono questo dettaglio. Meglio dirottare l’attenzione sul nuovo caso Cogne dei fratellini scomparsi, cascato proprio a fagiolo.

    Commento di Giulia — 23 Giugno 2006 #

  2. Bravi bravi bravi! Così si fa! Sono così pochi i siti in Italia che informano veramente! Continua così!

    Commento di attila — 23 Giugno 2006 #

  3. Ridate uno sguardo al video di andreotti, ora l’audio è migliore

    Commento di Luigi — 23 Giugno 2006 #

  4. Ci sono alcune cose che mi inquietano di queste tematiche, ma una è davvero rappresentativa dell’italianità: il sistema di promozione. Possibile che non si riesca a creare un modo assolutamente meritorio di giudicare avvocati, notai, magistrati e giudici?
    Tutti sempre a conservare le cadreghe a discapito della qualità di giustizia all’interno delle comunità.
    Un vergogna.

    Morgan

    Commento di Morgan — 24 Giugno 2006 #

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