Interviste a Spataro e Menapace
Giugno 7, 2006 on 1:19 pm | In Politica, Costituzione | 4 Comments
foto da repubblica.it
Ancora sulla riforma della Costituzione.
A margine di una conferenza svoltasi alla camera del lavoro di Milano, la settimana scorsa ho intervistato Armando Spataro e Lidia Menapace.
Spataro è procuratore aggiunto a Milano.
La Menapace, partigiana, è attualmente senatrice eletta nelle liste di Rifondazione Comunista.
Entrambi argomentano la propria netta contrarietà alla riforma che il 25 e 26 giugno sarà sottoposta a referendum popolare.
Le interviste sono visibili su www.arcoiris.tv.
Sicilia, non finisce qui
Giugno 7, 2006 on 3:04 am | In Politica | 4 Comments
In Sicilia molti ci avevano creduto.
Al cambiamento, dico, al riscatto. Alla vittoria di Rita Borsellino.
Ha vinto Salvatore Cuffaro.
E forse è la prova che non cambierà mai niente.
Ma quella battaglia non è stata vana.
Ecco quel che scrive Riccardo Orioles, voce della Sicilia che resiste, nella sua ultima e-zine settimanale.
“Sicilia. Eppure, il grande risultato di queste elezioni è un altro.
Nel giro di alcuni mesi, “improvvisamente” per tutti (ma non per quei
pochi che seguono dal basso e non dai palazzi la società siciliana) è
nata una generazione. Senza denari, senza ordini, senza sostanziali
aiuti dei vecchi elefantiaci partiti, è nata una rete di giovani che ha preso nelle sue mani il timone dell’opposizione. La rete dei comitati
per Rita, quattrocento nell’Isola, migliaia di militanti civili, la
meglio gioventù della regione. E poi Addiopizzo, e poi ancora la
rete spontanea dei comitati al nord, il “treno per Rita”.
Queste reti rimangono, possono rimanere.
Sono loro il nostro primo interlocutore, loro e le persone che
le hanno formate. Noi abbbiamo fiducia in queste persone. Vogliamo che restino unite e che, senza turbarsi per la sconfitta, organizzino con pazienza le vittorie nuove. L’Italia è di centrosinistra e la sconfitta è locale: non mancheranno le occasioni, purché si resti insieme. E forse, paradossalmente, una sconfitta amara ma battagliata sarà stata più utile, nel tempo, di una vittoria facile e indolore. Tempra di più, seleziona di più, aiuta di più a crescere questa giovane classe dirigente che è sempre la nostra, ora come e più di prima. Essa esce a testa alta da una difficile e coraggiosa campagna elettorale, dove è stata a volte ingenua ma mai povera, e sempre con grandissimo orgoglio e dignità. A quelli che la compongono, cui non abbiamo fatto mancare le critiche sul momento, diciamo ora che siamo orgogliosi di loro, che hanno servito bene la Sicilia e che con tutta la loro inesperienza sono stati più bravi e più utili di tanti superbi
tromboni che, anzichè d’aiuto, sono stati d’impaccio.
La destra (compresa la sua componente più tecnicamente mafiosa)
ha vinto puntando sugli aspetti peggiori del popolo siciliano: lo spirito
gregario, la sottomissione, il qualunquismo, la paura. Noi abbiamo
perduto puntando sui migliori: la solidarietà, la memoria, la libertà
di giudizio, la generosità. Entrambi abbiamo avuto “ragione”: la
Sicilia possiede le une e le altre cose, a volte fa raccapriccio agli
estranei, a volte desta ammirazione. E’ siciliano Borsellino, ma lo è
anche Provenzano. Un corpo con due anime. Noi stiamo con la più
onorevole, la più luminosa. Ma anche, in fondo, la più vincente.
Quante volte si sono illusi, i notabili, di averla spazzata via una
volta per tutte! Eppure, ogni volta, essa ritorna. Disordinata e
indomabile, la nuova opposizione siciliana riproverà e riproverà a
vincere, finché ci riuscirà tranquillamente. E’ questione di tempo -
anno più, anno meno - e di coerenza
Restando uniti siamo molto più forti, nel lungo periodo, di loro.
Perciò il primo dovere è: restare uniti. Il secondo è costruire.
Questo non dipende da un’elezione. Dipende da un’attitudine generale, di
classe dirigente e non di semplice protesta. Essa in Sicilia è rinata
esattamente ora. E sono questi giovani a esserne portatori. Ora hanno
perduto, ma la prossima volta ce la faranno.
(Fra l’altro devono ancora votare i carabinieri, che hanno ancora molte
cose da dire, per ordine dei giudici, al governo Cuffaro)”.
La Bacchelli per Trincale
Giugno 6, 2006 on 12:00 pm | In Politica, Libertà, Costituzione | 5 Comments
Ho un amico che si chiama Franco Trincale.
Di professione Cantastorie.
Ha 71 anni, porta la barba e i capelli lunghi sulla nuca.
Viene da Militello, vive a Milano.
Per cinquant’anni ha cantato l’attualità, con la chitarra, in strada.
Ha il cuore che batte a sinistra, nel senso che ha sempre contestato il potere.
Si è prodotto i suoi dischi e li ha venduti direttamente al suo pubblico.
Per rimanere libero, non è mai entrato nel giro che conta.
E’ ossessivo ed egocentrico, come i veri artisti.
Come i veri artisti, è un uomo puro.
Di lui hanno scritto letterati e professori.
Per Previti, i suoi stornelli in piazza Duomo erano uno dei motivi per spostare il famoso processo da Milano a Brescia.
Domenica scorsa, con Davide e Sergio del meet up torinese di Beppe Grillo, sono andato a trovarlo e abbiamo registrato un’intervista sulla Costituzione. Qui è visibile:
Franco mi ha spiegato che Internet, che ha imparato a usare a meraviglia, è l’evoluzione della piazza.
Detto da lui non è banale.
Mi ha mostrato una lettera del presidente della provincia di Catania, il famoso “autonomista”, interessato ad acquisire il suo archivio.
La moglie ci ha offerto un caffé.
Franco vive in un appartamento di due locali al Lorentenggio.
La sua pensione non gli basta a sopravvivere.
E due anni fa ha avuto un ictus.
Da tempo giace in un cassetto dell’ufficio della presidenza del Consiglio la sua richiesta del vitalizio Bacchelli, per gli artisti in difficoltà.
Servono cinque minuti per tirar fuori dal cassetto quella pratica e metterci un timbro e una firma.
Spero che il dottor Enrico Letta, successore dello zio nel ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, trovi quei cinque minuti.
Franco se lo merita, perché ha onorato la sua arte.
Lettera a Petruccioli
Giugno 5, 2006 on 5:51 pm | In Politica, Libertà, Democrazia, Informazione | 8 Comments
Egergio presidente Petruccioli,
le scrive Piero Ricca da Milano.
Lei forse ricorderà la voce fuori campo che giovedì otto settembre 2005, alla festa dell’Unità di Milano, le pose qualche domanda a bruciapelo, durante un dibattito con Furio Colombo e Pierluigi Battista.
Era la mia.
Lei era fresco di nomina a presidente della Rai. Le chiesi conto dell’incompatibilità di Alfredo Meocci, nominato direttore generale anche grazie alla sua astensione. Le chiesi conto del passaggio da presidente della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai a presidente dell’azienda vigilata previa visita per l’incoronazione all’abitazione privata del proprietario della tv concorrente, pro tempore presidente del Consiglio. Le chiesi conto delle sue responsabilità di vigilante, nel periodo in cui venivano depennate dai palinsesti tutte le voci scomode.
Feci in sostanza il rompiscatole.
Ed è un’abitudine che non ho dismesso.
Sarebbero numerose le questioni che, ora che è cambiato il governo, mi piacerebbe porre alla sua attenzione.
Ne scelgo una: l’onnipresenza di Bruno Vespa.
Mi dica, egregio presidente Petruccioli: possiamo sperare in un ridimensionamento di questo professionista a contratto, oppure dobbiamo rassegnarci alle sue quattro seconde serate alla settimana più gli extra?
Conosco l’obiezione. Il dottor Vespa ha firmato un contratto fino al 2010.
Ma gli si può sempre pagare una penale, pur di levarcelo di torno. Difficilmente la penale sarebbe più onerosa della multa inflitta all’azienda pubblica per la notoria incompatibilità del buon Meocci.
Sia chiaro: non invoco censure. Il dottor Vespa deve rimanere: una sera alla settimana, per consentire agli spettatori un confronto con i programmi degli altri autori che verrebbero chiamati a riempire le altre tre seconde serate.
Nel libero mercato si usa così.
A proposito, a che punto è il piano di reintegro dei censurati e di inserimento delle voci libere che mai hanno avuto accesso ai microfoni del servizio pubblico?
L’otto settembre 2005 lei, presidente Petruccioli, mi promise pubblicamente che entro un anno sarebbero ritornati tutti, da Santoro a Biagi, autorizzandomi a darle del “buffone” in caso contrario…
Mancano tre mesi.
Grazie dell’attenzione. Piero Ricca
Ps
In deroga all’impegno di toccare un solo tema, le pongo una domanda ulteriore: come mai si parla così poco della riforma della Costituzione e del relativo referendum ormai alle porte? Le sembra serio che la Rai non proponga speciali e approfondimenti a raffica su un tema tanto rilevante? Le ricordo che il comitato referendario dovette interpellare il presidente Ciampi per strappare in extremis un poco di attenzione durante la raccolta delle firme. Ci vuole forse costringere, presidente Petruccioli, a interpellare il presidente Napolitano per strappare un poco di informazione sui contenuti della riforma?
Corsia dei Servi
Giugno 3, 2006 on 1:27 pm | In Politica, Libertà, Informazione | 7 Comments
Sono realista: chiedo l’impossibile.
Per esempio chiedo, anzi pretendo che il dottor Bruno Vespa non abbia più quattro, diconsi quattro, serate a disposizione nella televisione del servizio pubblico, pagata dai cittadini italiani.
Non invoco la censura. Vespa deve rimanere, come esempio negativo.
Ma per adempiere a tale funzione basterebbe una sola seconda serata più qualche servizio speciale, magari in morte del papa.
Certo non sarà facile ridimensionarlo.
Prima del cambio di governo, il nostro ha strappato un bel contrattino fino al 2010 per tre serate a settimana più una pagata a parte e vari servizi speciali. Importo: oltre 1,1 milioni di euro a stagione più gli extra.
Cari questi notai eh?
Ho quattro contestazioni all’attivo nei confronti del dottor Bruno Vespa.
Nella prima, a Milano, alla libreria Mondadori di largo Corsia dei SERVI, gli porsi un francobollo, chiedendogli: “Mi potrebbe leccare anche questo?”. Bastò per inviperirlo.
Nella seconda e nella terza, a Milano e Roma, più che contestare lui criticai la presenza dei leader unionisti alle presentazioni dei suoi libri.
Piero Fassino mi rispose per lettera, pubblicata sull’Unità, dicendo che non c’era nulla di strano a partecipare a un dibattito e che non bisognava sopravvalutare un singolo giornalista. Aveva capito tutto.
In quei giorni anche il dottor Vespa scrisse una lettera all’Unità, per denunciare di essere nel mirino di gente che voleva fargli la pelle, dando la colpa alle campagne ostili di Furio Colombo, allora direttore.
Nell’ultima contestazione toccai il tema del supercontratto e della pubblicità gratuita ai suoi libri sulle reti Rai. Il dottor Vespa rispose tutto irritato: “Dò molto di più io all’azienda di quanto l’azienda dia a me”.
Intendeva la pubblicità.
Il problema è che il dottor Vespa fa il giornalista: il suo mestiere dovrebbe essere quello di fare informazione, non di vendere pubblicità.
E il suo mestiere di operatore dell’informazione, se vuole, può svolgerlo, come tutti gli altri autori di “approfondimenti”, una sera alla settimana. Non di più.
Le altre serate dovrebbero essere assegnate ad altri programmi, gestiti da altri autori. A cominciare da coloro che in questi anni sono stati cancellati dai palinsesti per pregiudizio politico.
Ce la farà il buon Petruccioli a darsi tutto questo coraggio?
Domani pubblico la letterina che ho scritto al presidente della Rai, in attesa che il dottor Vespa mi ricapiti a tiro di voce…
Popolare, non confermativo
Giugno 2, 2006 on 3:55 pm | In Politica, Costituzione, Informazione | 4 Comments
Ogni tanto incontro per strada un signore tondo con fluente barba bianca, che parla come un libro stampato. E’ il professor Marco Todeschini. Ogni volta che lo incontro ci fermiamo almeno mezz’ora a conversare. O meglio, lui parla e io ascolto. Quasi sempre, prima o poi, il discorso cade su qualche distorsione logico-linguistica trasformata in senso comune: per esempio l’uso dell’aggettivo “confermativo” per definire il referendum costituzionale. Ho appena ricevuto questa lettera dal professor Todeschini, che ringrazio perché con la sua barba, il suo rigore e i suoi modi da grande puffo buono ingentilisce Milano.
“Abbattere l”ecomostro” di Bari è stato certo un intervento positivo, ma sarebbe uno stravolgimento assurdo chiamarlo “costruttivo”. Lo screanzato maltrattamento dell’italiano e della logica che ci viene inflitto senza freni (quello per cui si legge in questi giorni, dopo il cosiddetto caso Mussi, che una consultazione - non avvenuta per annullamento della partita - avrebbe dimostrato il consenso del popolo italiano alla legge 40) produce e diffonde innumerevoli scempiaggini. La consultazione imminente in materia costituzionale viene definita “referendum confermativo” non dalla Lega, bensì da chi sta iniziando la campagna per dire no all’obbrobrio di Lorenzago. Spiace di trovare l’aggettivo, sia pure con la cautela di virgolettarlo, alla pagina 18 del pregevole opuscolo del comitato milanese Salviamo la Costituzione e, senza virgolette, nella convocazione della serata di apertura di campagna, presso la Camera del lavoro di Milano. Leggere il secondo comma dell’articolo 138 basta a capire che si tratta di una gran corbelleria: 1. se il costituente avesse voluto sempre la consultazione popolare in assenza di maggioranza qualificata lo avebbe scritto; ma non lo ha fatto e dunque non c’è alcun automatismo; 2. se la promulgazione della legge di revisione è in sospeso fino all’esito del referendum, la maggioranza che l’ha approvata non ha - ovviamente - alcun interesse a chiederlo; 3. è palese che il soggetto promotore (”un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali”) non intende affatto confermare la revisione, che rifiuta. Pertanto quel confermativo ha la stessa logica dell’acqua che brucia e del fuoco che bagna. Giustificare il pastrugno in base alla formulazione tecnica del quesito (”volete voi confermare….”) è sintomo di fragilità logica e confusione mentale. Pericoloso da parte di chi dovebbe orientare i cittadini a capire il quesito e ad esprimere correttamente il proprio disaccordo. Se un aggettivo è ritenuto necessario (ma non lo è affatto) seguiamo l’articolo 138 e chiamiamolo “popolare”; se vogliamo distinguerlo da quelli abrogativi, chiamiamolo “costituzionale”, ma non confermativo, di grazia! Non facciamoci del male disorientando i meno informati!”.
Marco Todeschini
Sinistra milanese cercasi
Giugno 1, 2006 on 7:49 pm | In Politica | 27 Comments 
Per la quarta volta consecutiva il centrosinistra ha perso le elezioni amministrative nel comune di Milano.
Hanno provato con l’imprenditore ed è andata male.
Hanno provato con il prefetto ed è andata male.
Ci sarà senz’altro una dose di sfortuna.
Ma fors’anche qualche problema di leadership politica.
Domanda: si metteranno in discussione, i dirigenti ulivisti milanesi?
Rimetteranno gli incarichi alla decisione degli iscritti?
Proporranno una svolta organizzativa, in modo da riaprire i partiti alla società civile, per esempio attraverso la convocazione di congressi straordinari?
Oppure tutto finirà a tarallucci e vino, sull’esempio dei leader nazionali, i quali - vincenti o perdenti - rimangono sempre a galla?
Con la consueta razionalità, ieri sera il professor Stefano Draghi - esperto di statistica e intellettuale di riferimento della sinistra milanese - ha svolto un’analisi del risultato elettorale, senza risparmiare dure critiche agli strateghi unionisti.
Tra i molti problemi sollevati:
- la sudditanza da Roma del ceto dirigente milanese dei diesse
- la cooptazione per logiche di apparato
- la chiusura del partito alle novità tecnologiche
- l’incapacità di aprirsi alle componenti dinamiche della società
e in particolare:
- l’arroccamento degli ultimi dirigenti rimasti sulla piazza
“Per questi dirigenti la battaglia interna è più importante di quella esterna, anche stavolta non se ne andrà nessuno”, ha affermato Draghi.
Lo smentiranno Franco Mirabelli e Pierfrancesco Majorino, rispettivamente segretario provinciale e cittadino della quercia?
Avranno l’umiltà di dimettersi dagli incarichi di partito?
E soprattutto: riusciranno i litigiosi esponenti unionisti a darsi regole nuove, in una logica di coalizione, per riaprire la militanza politica ai cittadini?
Ho seri dubbi al riguardo.
Donna Letizia ha saputo scegliersi bene gli avversari.
Intervista a Valerio Onida
Giugno 1, 2006 on 1:01 pm | In Politica, Libertà, Costituzione, Informazione | 13 Comments
Giovedì 25 maggio il professor Valerio Onida, ex presidente della Corte Costituzionale, ha tenuto una conferenza nell’aula magna del palazzo di Giustizia di Milano sul tema della riforma costituzionale, che il prossimo 25 giugno sarà sottoposta a referendum popolare.
A margine della conferenza mi ha rilasciato un’intervista.
Tra le insidie della riforma - sostiene Onida - c’è il rischio di una vera e propria “dittatura del premier”, con la mortificazione del ruolo delle istituzioni di garanzia.
Questo è il motivo principale per votare NO.
L’intervista è on line su www.arcoiris.tv.
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