Gli inflessibili
Luglio 5, 2006 on 5:07 pm | In Politica, Libertà, Democrazia |La politica come carriera a vita: ecco un tema che i riformisti nostrani di rado affrontano nei loro convegni. Opportunamente Giovanni Bachelet, ieri, ha fatto un cenno all’argomento nella lunga assemblea romana per il futuribile partito democratico.
Si vinca o si perda, a meno di eventi traumatici, dalla scena politica italiana non se ne va mai nessuno. Basta guardare i dati anagrafici e l’anzianità di servizio dei rappresentanti del popolo sovrano, per verificarlo. Da Napolitano in giù, un ceto di mandarini, garante di quei famosi trecentomila italiani che vivono nel sottobosco della politica, cresce, matura, invecchia e muore in tarda età dentro le istituzioni, incollato alla poltrona. E più invecchiano, più acquisiscono autorevolezza. Ci si era illusi di un possibile ricambio del ceto politico, per l’appunto traumatico, ai tempi di Mani Pulite. Abbiamo visto che i sopravvissuti sono tornati tutti a galla. Fanno a gara, sgomitano, sudano sette camicie pur di servire la Nazione… Che uomini inflessibili! Tra i perpetui, un club d’eccellenza è il clan degli avellinesi: Gerardo Bianco, Ciriacuzzo De Mita, Giuseppe Gargani, Nicola Mancino… Più vicino agli ottanta che ai settanta, quest’ultimo è stato eletto ieri al Consiglio Superiore della Magistratura. Se l’accordo politico sarà rispettato, Mancino verrà nominato presto vicepresidente, ovvero presidente di fatto visto che la presidenza dell’organo di autogoverno della magistratura spetta al capo dello Stato. Nato a Montefalcione irpino nel 1930, Mancino è stato segretario della Dc in Irpinia, due volte presidente della Regione Campania, da trent’anni ininterrotti è parlamentare, è stato ministro dell’Interno e presidente del Senato. Si è parlato di lui, in un paio di occasioni, come candidato al Quirinale. Se tutto va bene, compirà l’ottantesimo compleanno a palazzo dei Marescialli, pronto per nuovi traguardi. Gli passa il testimone Virglnio Rognoni, classe 1924.
Quando la natura inesorabile fa il suo corso, scatta la trasmissione familiare. Da Raffaele Fitto a Bobo Craxi, sempre più frequente è il caso di figli e nipoti d’arte: si eredita il collegio, la presidenza, il ministero. E’ ancora democrazia? No, si chiama oligarchia.
Perché ciò accade? Per un evidente deficit di competitività e dinamismo della nostra società, in politica come nella vita economica.
Come se ne esce? Liberalizzando. In politica questo, per esempio, significa:
- Modificare lo status dei partiti, riconducendoli alla loro natura costituzionale di associazioni private di cittadini che intendono contribuire alla politica nazionale
- Cambiare la legge elettorale, dando potere effettivo di scelta agli elettori
- Prevedere il metodo delle primarie per ogni elezione a istituzioni rappresentative
- Stabilire per legge la non ricandidabilità dopo due, al massimo tre mandati parlamentari
- Stabilire per legge l’impossibilità di far parte del governo nazionale e delle amministrazioni locali, a qualsiasi livello, per più di dieci anni, anche non consecutivi
- Rendere più severa e articolata la disciplina delle incompatibilità, anche successive a un mandato istituzionale, estendendola anche ai familiari dei politici
- Eliminare i gettoni pubblici, diretti o indiretti, a chi lavora per i partiti
- Fissare rigorosi tetti alle spese elettorali, pena l’ineleggibilità o la decadenza dall’incarico
Mi fermo qui, perché mi accorgo che mi sta uscendo dai polpastrelli una Bersani bis: in favore dei consumatori-elettori, contro i privilegi dei professionisti della politica.
E occorre andare per gradi.
Dopo un paio di mandati parlamentari, è impossibile ricandidarsi: inizierei da qui. Il rischio è quello di chiudere la porta in faccia a qualche genio della politica. Il vantaggio è di non ritrovarsi, fra vent’anni, Francesco Rutelli presidente del Senato, ormai canuto e pur sempre piacione.
9 Commenti »
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Approposito di Bersani,Piero,
come ti sembra come politico
visto che ultimamente si comincia a sentire spesso il suo nome?
Premetto che per adesso sembra aver fatto buone cose….o no?
Commento di Romano — 6 Luglio 2006 #
Ha dato prova di essere un personaggio competente e serio. Certo ha fatto carriera nel sistema che conosciamo. Al suo posto non andrei a presentare i libri di Bruno Vespa.
Commento di Piero Ricca — 6 Luglio 2006 #
genio della politica? un ossimoro…
Commento di Luigi — 6 Luglio 2006 #
Giusto Piero, io continuo a pensare che se continuiamo dal basso a premere dovranno prima o poi tendere almeno un orecchio per non risultare impopolari.
Dobbiamo essere di più e creare opinione: dai blog ai teatri, dalla letteratura alle manifestazioni, dalle radio ai saggi critici, ecc.
Dobbiamo educare questi politici e indicare loro la via.
Se aspettiamo Rutelli e compagnia bella stiamo freschi.
Diamo una scossa seria a questa democrazia debolina.
Morgan
Commento di Morgan — 6 Luglio 2006 #
LEGGERTI è UN GODIMENTO.
Commento di Santa Opposizione — 6 Luglio 2006 #
Caro Piero,
questa è l’oligarchia che regna in Italia, dal piccolo paese al governo nazionale i figli e i nipoti di hanno sempre la poltrona assicurata.
A me, per iniziare, basterebbe poter scegliere chi mandare al parlamento e non delegare la scelta (come avviene con questa legge elettorale) alle segreterie di partito.
Ti saluto,
luigi
Commento di Luigi — 7 Luglio 2006 #
Gentile piero , ho molto apprezzato la tua web interista ad Andreotti. Ti ammiro.
Giulio
Commento di Giulio — 9 Luglio 2006 #