Ambrosoli, una storia esemplare

Luglio 10, 2006 on 4:59 pm | In Politica, Libertà, Democrazia, Legalità |

 foto ambrosoli

Domani sono 27 anni. L’undici luglio del 1979 veniva ucciso a Milano l’avvocato Giorgio Ambrosoli. Gli sparò sotto casa, di notte, un sicario al soldo del bancarottiere Michele Sindona. Ogni undici luglio un pensiero devoto e malinconico è per questo italiano anomalo che ha pagato con la vita il rigore morale profuso nell’incarico di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana.
Senso del dovere che fatalmente si trasforma in eroismo; corruzione ed eversione che mettono radici nel corpo dello Stato; una politica che coltiva l’arte dell’inganno e calpesta le regole dell’etica: di tutto questo ci parla il ”caso Ambrosoli”.
Ambrosoli fu lasciato solo dalle Istituzioni, mentre decideva di andare fino in fondo nella liquidazione di una grande banca privata, cresciuta nell’illegalità. Lo lasciarono solo i politici, i mass media, le autorità di polizia, gli uomini del potere finanziario. Molti anzi furono complici o succubi di chi tentò di corromperlo e di intimidirlo, prima di condannarlo a morte.
Forse non è casuale che nel diario di Giulio Andreotti, il giorno 11 luglio 1979, non ci sia nemmeno un cenno all’assassinio. Non era evidentemente una notizia degna di nota per l’eminente personaggio che, da presidente del Consiglio, riceveva e rassicurava gli emissari di Sindona, da lui pubblicamente lodato come “il salvatore della lira”.
Ed è significativo che ai funerali di Ambrosoli l’unico rappresentante delle Istituzioni fu il governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi, oltre ad alcuni magistrati di Milano. Assente il governo, assenti i vertici della polizia, non andò nemmeno il prefetto di Milano. L’indifferenza fu la reazione al sacrificio di un uomo che per la sua intransigenza si era messo contro il regime collusivo.
Era consapevole, Ambrosoli, del suo compito e dei rischi che vi erano connessi. “A quarant’anni, mi son trovato a fare politica, non per un partito ma per lo Stato”, si legge in una famosa lettera alla moglie. “La pagherò cara”, aggiungeva. Lavorare per lo Stato, per il mite professionista milanese, uomo schivo e di idee moderate, significava semplicemente contribuire a farne rispettare le leggi, garantendo l’interesse generale, senza arrendersi alla volontà di dominio e alla pretesa di impunità di chi non riconosce alcun limite.
Fa mostra di sé, nel “caso Ambrosoli”, tutto il peggio dell’Italia degli anni Settanta: il mondo della P2, smascherato negli anni seguenti ma tutt’altro che sconfitto; uomini e partiti di governo che poi affondarono in Tangentopoli; uomini e partiti di opposizione, in ritardo sulla questione morale; il capitalismo d’avventura, legato a doppio filo con i poteri occulti e con la mafia; un’opinione pubblica distratta o indifferente. Quel Paese a civiltà limitata, insomma, che emargina o criminalizza i difensori della legalità e santifica i corrotti e i barattieri. Un quarto di secolo dopo - esauritasi l’onda anomala di Mani Pulite - avremmo imparato a conoscerlo assai bene, nel suo volto più sfrontato.
Negli anni, ad Ambrosoli sono stati tributati importanti onori, gli sono state intitolate vie, piazze, scuole, biblioteche, mentre i livelli dell’etica pubblica e della legalità - i valori evocati dalle lapidi - cadevano ai minimi termini.
“È rimasta come una spina dolorosa nella coscienza di molti”, bene ha scritto Corrado Stajano, “la storia di un uomo che si fa uccidere in nome dell’onestà. Ma questo accade in un Paese dove la legalità non sembra un valore, dove le regole sono nemiche, dove un governo e una maggioranza parlamentare si sono impegnate per scardinare la Costituzione e hanno ingaggiato da anni una indecente battaglia contro la magistratura…”. Cambierà mai questo Paese? Si comprenderà che la questione morale è una vera priorità nazionale? Cedo la parola alla vedova Ambrosoli: “Mi guardo intorno e penso che il malcostume, il malaffare, la corruzione non sono diversi da allora, da quegli anni bui. Fosse vivo, mio marito sarebbe avvilitissimo, ma in nome dei suoi valori conserverebbe la speranza in un cambiamento”.

Per non dimenticare, può esser utile la lettura dell’ultimo saggio sul tema:
“Il caso Ambrosoli, mafia, affari, politica”,
di Renzo Agasso
Edizioni San Paolo

4 Commenti »

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  1. Caro Piero, trovo bellissimo da parte tua commemorare, in un momento improbabile come oggi (il giorno dei commoventi festeggiamenti per la meritata vittoria ai mondiali, W l’Italia!), l’anniversario di uno dei casi più dolorosi della nostra storia. Chi si ricorda più dell’omicidio Ambrosoli, del libro di Stajano che citi, e del film che ne ha tratto Michele Placido nel 1995, “Un eroe borghese”? Non so se il film sia ancora reperibile; certo né la Rai né Mediaset né Sky hanno fatto a botte per trasmetterlo. Eppure Ambrosoli è stato uno dei grandi eroi italiani. I calciatori della nostra nazionale sono dei grandissimi campioni; ma sentirli definire decine di volte “eroi” mi ha fatto sentire a disagio.

    Commento di Giulia — 10 Luglio 2006 #

  2. Bravo Bravo Bravo Piero!.. sono queste le persone che tutti gli italiani dovrebbero conoscere e prendere come esempio, queste sono
    le persone, CAXXO! ne cito qualcun altro:

    Boris Giuliano (ucciso 21/7/79)
    Piersanti Mattarella (6/1/80)
    Carlo Alberto Dalla Chiesa (3/9/82)
    Rocco Chinnici (29/7/83)
    Libero Grassi (29/8/91)
    Giovanni Falcone (23/5/92)
    Paolo Borsellino (19/7/92)
    Padre Puglisi (15/9/93)
    e anche, che per fortuna è ancora vivo,
    GIANCARLO CASELLI!

    ne ho sicuramente dimenticato tanti altri, senza contare le tante persone per bene uccise e non famose come i parenti di Benny Calasanzio per esempio…

    Commento di Emmanuele C — 11 Luglio 2006 #

  3. anche tu Piero come Tonino (www.antoniodipietro.com) fai una grande operazione:TENERE VIVA LA MEMORIA.
    solo cosi, noi giovani possiamo guardare al nostro futuro, basandoci su Uomini che devono costituire per noi una certezza per il nostro domani.
    E’ sulla base di persone come Giorgio Ambrosoli che dobbiamo portare avanti le nostre idee, i nostri progetti e i nostri obiettivi.
    la cosa piu’ desolante che solo voi due e forse qualche altro ha fatto qualcosa affinche’ rimanesse viva la testimonianza di questi grandi uomini che hanno lavorato per il bene del paese e per il nostro bene.
    Bravo Piero!
    Ugo

    Commento di Ugo B — 11 Luglio 2006 #

  4. Grande Piero. Come sempre, cogli nel segno!
    Come già ti avevo scritto, sto pubblicando alcuni tuoi articoli sull’home page del nostro sito www.idvgiovani.it
    Ci farebbe piacere se tu ci mettessi tra i tuoi link!
    Grazie, ciao!

    - Luca Pasqualotto

    Commento di Luca Pasqualotto — 12 Luglio 2006 #

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