Tassi da usura

Luglio 20, 2006 on 1:35 pm | In Politica |


Cesare Geronzi

“Ti darei un bacio in fronte”, diceva Fiorani a Fazio nei giorni epici della scalata dei furbetti.
Difficile attendersi la medesima gratitudine per l’ex governatore della Banca Centrale da quegli imprenditori del Sud (e ce ne sono) che ancora si ostinano a fare impresa in modo pulito, senza cedere alla criminalità organizzata e cercando di sopravvivere ai tassi da usura stabiliti dalle banche. Imprenditori come Giuseppe De Masi, per esempio.

Titolare nella Piana di Gioia Tauro di un’azienda con 250 dipendenti attiva nel settore delle macchine agricole, De Masi denuncia da anni che i tassi d’interesse pagati alle banche della zona sono superiori ai limiti consentiti con l’applicazione del massimo dello scoperto.
A giugno, a seguito di un suo esposto, il Gup del Tribunale di Palmi ha rinviato a giudizio per usura i presidenti di Capitalia e Banca Nazionale del Lavoro, Cesare Geronzi e Luigi Abete, e l’ex presidente di Antonveneta, Dino Marchiorello. Insieme ad altri otto dirigenti e funzionari degli istituti bancari, i tre dovranno comparire davanti al collegio giudicante il prossimo 5 ottobre. Sarà interessante seguire l’esito del processo. E intanto giunga a De Masi, per quel che vale, la nostra solidarietà.
L’imprenditore ha di recente inviato una lettera a Romano Prodi e per conoscenza ai ministri Padoa-Schioppa e Bersani. Eccola.

“Ill.mo presidente Prodi,
ho appreso con soddisfazione le sue recenti dichiarazioni, nelle quali focalizza l’attenzione sulla necessità di maggiore trasparenza e sul riallineamento dei costi dei servizi al livello di quelli europei, perché in un sistema paese come l’Italia, non si può consentire di far pesare ai cittadini e alle imprese detti oneri in maniera sproporzionata rispetto alle altre regioni comunitarie. Da oltre 4 anni, con una serie di denunce, sia pubbliche che giudiziarie ho messo in evidenza il modo di agire distorto del sistema bancario al sud: nessuno mi ha mai ascoltato e degnato di una risposta. Ho avuto ultimamente appoggio istituzionale dal Governo regionale presieduto da Loiero il quale ci sta dimostrando la sua attenzione. Gli organi inquirenti hanno accertato che tali istituti di credito nel corso della loro attività avrebbero praticato a mio danno interessi illegittimi ed usurari. Esaminando la perizia tecnica richiesta dal Gup e predisposta da un funzionario della Banca d’Italia, si evince che il costo del denaro praticato sui conti correnti analizzati e riferiti alle mie aziende si aggira in media tra il 25% ed il 35% con punte ben maggiori. Per correttezza e precisione è opportuno evidenziare che il costo del denaro di cui trattasi è costituito dalla somma degli interessi, delle spese e commissioni pagate. Questi costi non hanno paragone in nessun altro paese europeo ed occidentale. Mi chiedo a questo punto: tutto ciò è legale? Tutto ciò è moralmente corretto? Tutto ciò può essere consentito? Con queste condizioni come fa un territorio che già di per sé trovasi in ritardo di sviluppo a crescere, recuperare i ritardi ed essere competitivo? Come fa un sistema economico locale a potersi sviluppare e confrontarsi con i mercati globalizzati? Come fa un sistema produttivo a sostenere costi del denaro che neanche nei paesi del terzo mondo si possono rilevare? E non morire? Come può un sistema di controllo complesso come quello bancario lasciarsi sfuggire dei casi nei quali vengono applicati tassi oltre il limite consentito dalla normativa? Come può la Comunità Europea consentire che i fondi destinati alle aree in ritardo di sviluppo finiscano per arricchire un sistema bancario stranamente iperprotetto e non aperto alla concorrenza del mercato europeo? Come fanno gli organismi di protezione della libera concorrenza, nazionali ed europei, a consentire il perpetrarsi di tale modo di operare? Come potrà fare un Governo, che ha al centro del programma la coesione economica, e quindi lo sviluppo delle aree svantaggiate, a non intervenire per sanare la principale causa di fallimento di tutte le politiche economiche attuate per lo sviluppo del territorio? Cosa può fare la Regione Calabria, più di quello che questo governo regionale sta facendo, perché il sistema bancario non applichi tali condizioni?”.

2 Commenti »

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  1. Carissimi,
    la lettera di De Masi mette in evidenza l’importanza del “protocollo”.
    Adeguatamente utilizzato, il protocollo può rivelarsi uno strumento fondamentale per la tutela dell’informazione in un ambito pubblico democratico.
    Per funzionare al meglio, esso deve essere prima di tutto rispettato (dai funzionari) e conosciuto (dai cittadini).
    Il protocollo può essere inteso come una sorta di macchina fotografica che fissa non per immagini, bensì per numeri rigorosamente ordinati il fluire delle comunicazioni da e per un qualsiasi organo della Pubblica Amministrazione.
    La controparte, mittenti e destinatari siamo noi, cittadini, spesso poco consapevoli dei mezzi a nostra disposizione per contribuire a limitare discrezionalità (in qualche caso veri e propri arbitrii), mancanza di informazione, scarichi di responsabilità di ogni genere.

    Dobbiamo convincerci del fatto che esiste il diritto di avere certezza che una domanda, una comunicazione, una critica scritta dal Cittadino e inviata alla Pubblica Amministrazione non può sparire nell’oblio (il discorso vale anche nei confronti di tutte quelle attività private che svolgono un servizio pubblico).
    Non ha importanza cosa si scrive; fondamentale è che il singolo documento sia perfettamente identificato (data, oggetto, firma, qualsiasi altro eventuale elemento che faciliti la sua rintracciabilità)e adeguatamente trasmesso.

    Spesso gli Uffici applicano un timbro incompleto, vale a dire privo del numero (di protocollo, appunto). Ciò costituisce evidentemente un rischio.
    E’ necessaria infatti che ciascun documento risulti far parte di una catena continua e ininterrotta e che questa catena sia perfettamente conoscibile al pubblico. Un timbro di protocollo privo del numero può porre le premesse per una facile sparizione del documento, nel meno grave dei casi l’inversione temporale, con tutto ciò che consegue.
    Parafrasando la celebre espressione, possiamo concludere con questa esortazione che vi invito a far vostra: datemi un protocollo e vi solleverò il mondo!!
    Un abbraccio affettuosissimo e un sostegno morale a De Masi.
    Alberto Ricci

    Commento di Alberto Ricci — 20 Luglio 2006 #

  2. Giustissimo quello che dici sempre che non ci troviamo in casi di emergenza mafiosa dove nessuna garanzia ha valore purtroppo,con certa gente chiedere regolarità è come pestare acqua nel mortaio!
    Un saluto caloroso a te e a tutti quelli che non si danno per persi come i dimostranti per il no all’indulto.

    Commento di m.p. — 29 Luglio 2006 #

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