Fassino a Milano

Agosto 27, 2006 on 6:28 pm | In Politica | 18 Comments

Mercoledì 6 settembre, alle ore 21,00, Piero Fassino è atteso alla festa dell’Unità di Milano, per un’intervista pubblica con Gianni Riotta.
Sono quasi certo che il segretario dei Diesse, stimolato dal suo intervistatore, coglierà l’occasione per spiegare a elettori e militanti: quando verranno abolite le leggi vergogna, quando e come verranno fatte la legge sul conflitto d’interessi e la legge antitrust, quando e come la Rai verrà liberata dai partiti e affidata a professionisti indipendenti, quando e come verrà varato il promesso “codice etico” del partito e della coalizione, quando e come verranno fatte leggi serie in materia di anticorruzione e antimafia, e così via.
Sono inoltre convinto che Fassino avrà voglia di spiegare all’uditorio, al costo di attirarsi qualche inevitabile critica, le ragioni delle scelte più controverse di questi primi mesi di governo: per esempio l’indulto vip, tanto atteso dai carcerati e da Consorte, Ricucci, Tanzi, Geronzi e compagnia brutta.
Se però il buon Fassino dovesse dimenticarsi di questi temi, ritengo che una coscienziosa platea di sinistra avrebbe il dovere di ricordarglieli. In caso contrario, toccherà farlo a noi cani sciolti: con molto garbo, sia ben chiaro, ma senza curarsi troppo del bon ton
Voi che ne dite?
L’appuntamento è a Lampugnano, alla festa dell’Unita, un po’ prima delle 21,00 davanti allo spazio Coop. Vi attendo numerosi e coscienziosissimi.

Anno zero

Agosto 23, 2006 on 4:01 pm | In Politica, Legalità | 11 Comments

La pratica politica corrente sembra proprio incompatibile non solo con la verità, ma perfino con il buon senso. Un esempio?

Il 5 Luglio 2006 la Camera dei Deputati ha votato la legge istitutiva della nuova commissione Antimafia.
Il deputato Orazio Licandro (PDCI) aveva presentato un emendamento per impedire di farne parte ai pregiudicati e a chi fosse sottoposto a inchieste per mafia o per reati contro la Pubblica Amministrazione. Un atto di semplice ragionevolezza, appunto. Non dettato da altra norma, se non da un senso dell’opportunità politica correttamente inteso. Naturalmente questo emendamento è stato bocciato, da 421 deputati. Solo 21, in un sussulto di dignità, hanno votato a favore e sono:

Bellillo, Cancrini, Cesini, Crapolicchio, De Angelis, Licandro, Napoletano, Paglierini, Pignataro Ferdinando, Sgobio, Soffritti, Tranfaglia, Vacca, Venier (Comunisti Italiani)
Napoli (An)
Fasolino (Forza Italia)
Nardi (Dc-Psi)
Lomaglio, Samperi (Ulivo)
Astore (Idv)

Molti cittadini hanno protestato, anche scrivendo ai deputati. Per esempio Marco Canestrari, che nel suo blog raccoglie alcune risposte con le quali gli interpellati giustificano il loro voto: sinteticamente, forse per timore di sbagliare.

Due “concetti” emergono dalle risposte:
1 Il problema è a monte (ovvero, se si permette la candidatura agli inquisiti e ai condannati, poi non li si può discriminare)
2 La Costituzione prevede la presunzione di innocenza (che vale per tutti, anche per gli eletti dal popolo)

Cioé: una incompatibilità morale che nemmeno meriterebbe, in un Paese normalmente decente, di essere messa nero su bianco, e che anzi dovrebbe essere estesa agli avvocati dei boss e dei tangentari, viene vissuta dai rappresentanti del popolo, eletti dai partiti, come una discriminazione che viola la Costituzione.
Una prova in più - a me pare -  che, sul piano dell’etica pubblica ovvero del senso dell’opportunità politica, siamo all’anno zero.

Lettera di Andrea D’Ambra

Agosto 22, 2006 on 9:30 am | In Informazione | 6 Comments

Andrea D'Ambra con Beppe Grillo

Andrea D’Ambra. Ricordate questo nome? E’ il ragazzo che ha avviato la nota iniziativa per l’abolizione di una delle troppe anomalie italiane: i costi di ricarica dei telefonini.
Nei giorni scorsi Andrea mi ha scritto. Gli ho chiesto di raccontarmi a che punto sia l’iniziativa: la quale, al di là del contenuto, che condivido, mi sembra un bell’esempio di quanto ogni singola persona, se ostinata e ben informata, sia in grado di fare.

Ciao Piero,
ti ringrazio dello spazio che mi offri sul tuo blog. Per chi non mi conosce mi chiamo Andrea e sono il promotore della petizione per l’abolizione dei costi di ricarica creata ad Aprile e che tanto successo (mediatico e non solo) ha avuto finora anche grazie ad una persona che anche tu conosci bene ormai: Beppe Grillo (che non ringrazierò mai abbastanza).
Sono il cittadino italiano di cui Beppe parla nel suo post “Innovazione Mangiasoldi” del 10 maggio sul suo blog. Da allora ne sono successe di cose e te le riassumo brevemente qui: ho creato la petizione ad a prile come ho detto poco sopra, inizialmente ho contattato tutti i principali media/organi di informazione e tutte le “associazioni dei consumatori” (nota bene le virgolette). Come potrai immaginare i media non hanno dato alcun seguito alla cosa e le associazioni dei consumatori? Beh dirai almeno quelle! Ebbene no! Nemmeno loro! Chi non mi ha proprio degnato di risposta e chi mi rispondeva dicendomi che non si poteva far nulla perché si trattava di una tassa/imposta governativa (invece così non è secondo quanto avevo già ricercato e che l’Autorità Garante per le comunicazioni mi ha confermato).
Devo ringraziare inoltre la rivista on-line “Punto Informatico” che è stata la prima a darmi credito e grazie alla quale la petizione ha cominciato a ricevere le prime decine di migliaia di firme. Il mio obiettivo iniziale era quello di raggiungere 50.000 firme come le proposte di legge ad iniziativa popolare.
Il 10 maggio scorso Beppe Grillo dedica il suo post alla mia petizione che da 30.000 firme circa in poche ore raggiunge e oltrepassa quota 50.000 e in pochi giorni oltre 100.000 firme sono raccolte. A questo punto attendo che l’onda di firme si calmi prima di inviare il tutto alla Commissione europea che intanto avevo già interessato e che mi risponde dicendomi che non era al corrente di questa situazione (un’anomalia tutta italiana come amo definirla). La Commissione interessa immediatamente le autorità italiane (Antitrust ed Agcom), le quali, fino a quando ero stato io ad interessarLe, non avevano fatto nulla ma avendo ricevuta la missiva da Bruxelles si vedono obbligate ad agire aprendo un’indagine congiunta il 6 giugno scorso. Questa indagine secondo quanto riferì Calabrò doveva durare 2 mesi ma ad oggi 21 agosto non abbiamo ancora risposte e attendo con ansia visto che il limite di tempo entro cui le autorità italiane devono rispondere alla Commissione è stabilito in 4 mesi.
Inutile dire che dopo l’intervento di Beppe Grillo c’è stato chi ha cercato di appropriarsi della paternità dell’iniziativa (vedi “associazioni dei consumatori”) e ci sono anche stati giornali e tv interessate all’iniziativa tanto che ho partecipato alla trasmissione Consumi & Consumi su Rainews24, il Tg3 delle 19.00 del 22 maggio ha dedicato un servizio all’iniziativa, Euronews, Mi Manda Raitre, Tg2 e anche varie Radio.
Tutti i video sono disponibili su http://www.aboliamoli.eu/tv.htm
Ultimamente ho anche lanciato le magliette di Aboliamoli.eu contro i costi di ricarica. Sono state fatte dalla cooperativa equo-solidale Il Raggio Verde e sono disponibili all’indirizzo http://www.aboliamoli.eu/magliette.htm Il ricavato andrà alla stampa ed alla spedizione del secondo plico di firme alla Commissione europea. (Il primo è stato inviato al raggiungimento delle 300.000 adesioni). Ora siamo quasi a 400.000 firme ed attendiamo il risultato dell’indagine congiunta dell’Antitrust-Agcom e spero che Beppe Grillo si ricordi dell’iniziativa visto che con l’estate la gente dimentica facilmente le iniziative passate.
I costi di ricarica non esistono in nessun altro paese al mondo. In alcuni paesi europei tipo Francia o Inghilterra anzi quando paghi 5 hai 10, quando paghi 10 hai 15, cioè loro ti regalano un bonus di credito, qui invece si paga per pagare!
Per firmare la petizione basta andare su www.aboliamoli.eu e cliccare su “Firma la petizione”.

Cordialmente,
Andrea D’Ambra

Da oggi nel blog, ho inserito anche un banner all’iniziativa di Andrea. Fatelo anche voi.

Qui Milano libera

Agosto 21, 2006 on 2:47 pm | In Informazione | 3 Comments

 

Con l’amico Ricky Farina, già autore tra l’altro del cortometraggio ”Radio Foppa”, abbiamo appena realizzato un lungometraggio.
Titolo: “Qui Milano libera”. Durata: un’ora e venti circa. Tema: i quindici giorni prima del fatidico 10 aprile.
Per due settimane, nei ritagli di tempo, abbiamo girato la città con una videocamerina e un microfono, intervistando persone e personaggi, riprendendo scampoli di comizi ed eventi pubblici. Una selezione di questo materiale si alterna alle riprese di una serie di miei comizietti improvvisati in giro per Milano, all’insegna di poche parole chiave: etica pubblica, legalità, Costituzione, informazione libera, indipendenza della Giustizia.
Ne è uscito uno strano zibaldone di facce, umori, opinioni che forse raccontano di un Paese diviso, incattivito, disinformato. Gli amici che l’han visto fino ad ora si sono divertiti.
Abbiamo mandato il film alla selezione del festival di Torino, lo proporremo al altri festival e a qualche distributore, ma personalmente dubito di un esito positivo di tali tentativi, per varie ragioni, non ultima la “delicatezza” politica dei contenuti.
Sicché, per chi vuol vederlo, la distribuzione diretta rimane il metodo più sicuro.
Organizzeremo qualche proiezione. E a settembre saranno pronte le prime copie del dvd.
Abbiamo fissato un prezzo di dieci euro.
Venderne un po’ di copie può essere un modo per rifarci almeno delle spese.
Se non ci smeniamo troppo, magari ne faremo altri.
Fatemi sapere.

Déjate juzgar, bufón!

Agosto 12, 2006 on 5:55 pm | In Politica | 15 Comments

 
Ghedini & Pecorella, legislatori su misura

L’estremo rifugio degli imputati codardi sembra essere il Consiglio d’Europa.
La Stampa di ieri informa in un trafiletto che gli avvocati del Gran Codardo di Arcore hanno scritto una lettera ai magistrati spagnoli titolari dell’inchiesta su Telecinco, che vede coinvolti tra gli altri Dell’Utri e Berlusconi per falso in bilancio e frode fiscale. In questa lettera si dichiara che Berlusconi “non può essere processato perché gode dell’immunità dell’Alta Assise europea”. Obiettivo in subordine: la solita prescrizione. Il magistrato Baltasar Garzon, che ha atteso pazientemente che il Nostro smaltisse l’immunità di capo di Governo, si appresta a chiedere alla corte di Cassazione madrilena di inviare al Consiglio d’Europa la richiesta di processare comunque Berlusconi, mancando le condizioni previste dalla normativa europea sull’immunità.
Seguiremo l’evoluzione della cavillosa vicenda per verificare se il furbacchione riuscirà a farla franca ancora una volta.
Nell’attesa propongo di inviare al presidente dell’Assemblea del Consiglio d’Europa, René van der Linden, un messaggio di tenore analogo a questo, che gli ho inviato oggi per posta:

Egregio Presidente

ho letto sulla stampa italiana che gli avvocati del signor Silvio Berlusconi tentano di sottrarre il proprio cliente a un regolare processo in Spagna, invocando ora la prescrizione ora l’immunità che gli deriverebbe dalla fresca nomina all’assemblea del Consiglio d’Europa.
Da cittadino italiano, preferirei che tale tentativo non avesse buon esito e che all’ex presidente del consiglio itallano fosse concesso di difendere in sede giudiziaria la propria reputazione.
Il signor Berlusconi è infatti imputato in Spagna per gravi reati finanziari estranei all’attività politica.
E la Giustizia spagnola ha già atteso molti anni poiché l’immunità per i capi di Governo in carica ha “congelato” a lungo quel processo.
In tutti questi anni, inoltre, il gruppo di potere che fa capo a Berlusconi, attraverso il contributo di solerti avvocati-deputati, ha ostacolato in ogni modo la Giustizia italiana sfruttando le Istituzioni per interessi privati, com’è noto all’opinione pubblica internazionale.
Chiunque abbia a cuore il principio dell’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge vede chiaramente che l’applicazione dell’immunità, in questo specifico caso, non avrebbe altro significato che la concessione dell’ennesimo salvacondotto per un uomo di potere desideroso di impunità.
Tutto ciò in spregio al primato del diritto e alla separazione dei poteri: due capisaldi della civiltà europea.

Con vivi saluti,
Piero Ricca (Milano)

Indirizzo

Presidente René van der Linden,
c/o Consiglio d’Europa 
Avenue de l’Europe
67075 Strasbourg Cedex

 Ps: mi è stato comunicato questo indirizzo mail, di persona vicina al presidente van der Linden: petr.sich@coe.int

Comitato No Vespa

Agosto 5, 2006 on 2:39 pm | In Informazione | 141 Comments


Nasce oggi il Comitato No Vespa.
La sua prima iniziativa è questa lettera, volta a ridimensionare la presenza in video del dottor Bruno Vespa. Si può sottoscriverla e inviarla con un clic al presidente della Rai e per conoscenza ai consiglieri di amministrazione del cosiddetto servizio pubblico. Vedremo quante firme sarà necessario raccogliere e quali altre iniziative occorrerà intraprendere per convincere Petruccioli a trasformare in realtà le sue stesse (dichiarate) intenzioni, oltre che il desiderio di milioni di piccoli azionisti Rai, stanchi di essere trattati da citrulli.
Il nostro motto sia: meno Vespa, più Informazione!

Egregio Presidente della Rai,

da anni il dottor Bruno Vespa gestisce su Rai 1 fino a quattro seconde serate alla settimana più gli extra.
Come cittadino italiano, ritengo eccessiva tale presenza, anche in considerazione del fatto che numerosi e validi professionisti dell’informazione attendono ancora di essere reintegrati dopo le censure della passata legislatura.
Lei stesso, egregio Presidente, ha scritto che la presenza in video del dottor Bruno Vespa “dev’essere ridimensionata”.
Le chiedo dunque di dar seguito alle Sue stesse parole, provvedendo con sollecitudine a nuovi palinsesti di informazione che riducano la presenza di questo professionista a contratto, i cui servizi giornalistici peraltro ritengo inadeguati ai doveri del servizio pubblico, a una sola seconda serata alla settimana.
Le altre tre serate potrebbero essere assegnate ad altri autori.
Desidero aggiungere il mio disappunto circa l’abitudine della Rai di concedere al dottor Bruno Vespa una moltitudine di tribune televisive per pubblicizzare gratis i suoi libri.
Le chiedo dunque, egregio Presidente, di porre fine anche a tale privilegio.

Per sottoscrivere la petizione online, cliccate qui.
Per spedire questa email a Claudio Petruccioli, cliccate qui.

Per inserire nel vostro sito l’iniziativa “No Vespa” fate un copia-incolla dall’ HTML quì sotto:

Comitato No Vespa

Aggiornamento: grazie a Vittorio Merlo, il Comitato No Vespa ha una “sigla”. Ecco il video:

Il video è presente anche su Arcoiris a questo indirizzo, dove si può scaricare anche l’mp3.

Lettera a Giuliano Amato

Agosto 3, 2006 on 4:37 pm | In Libertà, Costituzione, Legalità | 15 Comments

Ho appena inviato per posta prioritaria questa lettera al Ministro dell’Interno.

Milano, 3 agosto 2006

Egregio Ministro Amato,

Le scrive Piero Ricca da Milano.
Mi ha colpito il richiamo alla legalità da Lei fatto nei giorni scorsi, nell’ambito di un dibattito sul problema delle intercettazioni telefoniche.
”La democrazia vive di legalità”, Lei ha ricordato.
Quella Sua affermazione mi ha stimolato a scriverLe questa lettera, in merito al rispetto della legalità da parte delle forze dell’ordine.
Non parlo dei grandi abusi, per esempio quelli perpetrati sotto gli occhi del mondo intero durante i giorni del G8 di Genova. So che se ne sta occupando, prescrizione e indulto permettendo, la Magistratura. E auspico che se ne possa presto occupare una commissione parlamentare ad hoc.
Mi limito a sottoporLe certe cattive abitudini che sembrano entrate nella prassi della polizia, in particolare della parte di essa preposta alla sicurezza degli esponenti delle Istituzioni.
Parlo dell’abitudine di identificare meccanicamente quei cittadini che in un contesto pubblico osino esprimere la propria opinione ad alta voce o interpellare il potente di turno con una domanda scomoda.
Parlo dell’abitudine di insolentire, strattonare con forza, minacciare, tradurre abusivamente in commissariato persone - i “contestatori”, come vengono definiti in sede giornalistica - che altra colpa non hanno se non quella di interrompere il cerimoniale con l’esibizione di un cartello o un intervento fuori copione.
Parlo dell’abitudine di schedarli e trattarli da individui pericolosi.
Sia chiaro: so che la polizia ha il dovere, per garantire l’ordine pubblico, di contenere i malintenzionati, anche con maniere sbrigative. Allo stesso modo, credo di sapere che l’intervento coercitivo della forza pubblica ha un effetto di intimidazione se è rivolto a contenere i disturbatori non già dell’ordine pubblico ma del quieto vivere.
Mi annovero fra quest’ultimi. Da anni, com’è noto a molti, mi concedo il lusso del pieno esercizio della mia libertà di espressione, in difesa - così almeno ritengo - di norme e valori di rilievo costituzionale. Per questo, più volte mi sono trovato in condizione di subire gli eccessi di zelo dei tutori dell’ordine pubblico. E ora mi sono stancato di tollerarli come un inevitabile prezzo da pagare per l’esercizio di quel lusso.
Il 29 gennaio 2005, per esempio, cinque agenti di polizia mi hanno caricato a forza in un’auto e portato per tre ore in un commissariato del centro di Milano, soltanto perché mi trovavo a un convegno pubblico (in memoria dell’onorevole Craxi) al quale era atteso l’onorevole Berlusconi, allora presidente del Consiglio in carica.
Né il conseguente esposto alla Magistratura né un’interrogazione parlamentare rivolta al Suo predecessore, hanno avuto seguito.
Più recentemente, il 20 giugno 2006, presso l’Università di Milano, sono stato minacciato, inseguito e immobilizzato da alcuni agenti di scorta e poi portato per due ore in commissariato, dopo aver rivolto al senatore Andreotti, nell’ambito di una informale conversazione con i giornalisti, un paio di domande relative alla sentenza della corte di Cassazione che, come Lei certo sa, lo ha assolto per intervenuta prescrizione del reato, ritenuto “commesso”, di associazione a delinquere con Cosa nostra. 
L’elenco completo di queste antipatiche esperienze sarebbe assai lungo, ma sono certo che Lei abbia compreso di cosa parlo. Allo stesso modo confido che Lei sappia che siffatti comportamenti, ai limiti della legalità, delle forze di polizia sono all’ordine del giorno e riguardano numerosi cittadini. Durante la recente campagna referendaria, per esempio, un cittadino di Lecco, durante un dibattito svoltosi a Merate giovedì 15 giugno, ha interrotto un intervento dell’onorevole Castelli, per esprimere il suo sdegno circa le insolenti affermazioni pronunciate dall’ex Ministro di Grazia e Giustizia in merito alla figura del senatore Scalfaro. Questo cittadino, su richiesta dello stesso Castelli, è stato identificato dai Carabinieri, seguito fino a casa da un agente della Digos e fatto oggetto di indagini nei giorni seguenti.
Siffatti comportamenti appaiono tanto più ingiusti in quanto rivelano una concezione della vita pubblica che poco ha a che fare con la democrazia costituzionale. Una concezione che ritiene prevalente l’aspirazione dell’uomo pubblico a non essere contraddetto rispetto all’esercizio della libertà di espressione da parte del cittadino.
Non devo certo ricordare a Lei che la libertà di critica è il sale di una democrazia liberale. E che i cittadini, in democrazia, sono uguali, tanto di fronte alla legge quanto nell’esercizio della libertà di parola.
Pertanto la polizia, a mio giudizio, dovrebbe garantire anziché intimidire la libertà del dissenso, anche in occasione di convegni pubblici ai quali siano presenti esponenti delle Istituzioni.
Mi piacerebbe dunque conoscere il Suo pensiero su questi temi. E verificare se è possibile attendersi, da parte del Ministro dell’Interno, precise direttive atte a ricondurre dirigenti e agenti della polizia a una maggiore tolleranza verso i cittadini interessati alla politica e a un più rigoroso rispetto delle leggi poste dalla nostra Costituzione a salvaguardia della libertà individuale.

Con vivi saluti.

Piero Ricca

Lettera a Sofri

Agosto 1, 2006 on 2:32 pm | In Legalità, Informazione | 15 Comments

 

Ieri ho inviato una lettera all’Unità per rispondere ad Adriano Sofri, invitandolo a un dialogo chiarificatore.

Cara Unità

l’aver manifestato contro questo indulto, esteso ai reati tipici del malaffare politico e della criminalità economica commessi fino al 2 maggio 2006, mi ha procurato una citazione, sia pure anonima e non benevola, da parte di Adriano Sofri. Il quale mi chiama in causa come il “signore” che avendo “gridato Buffone a Berlusconi - poi ha scricchiolato un po’ spiegando di aver gridato: Puffone - ne ha fatto il titolo per guidare manifestazioni moralizzatrici”.
Davvero non mi capacito che un fine intellettuale come Sofri, sia pure per difendere una legge che gli sta molto a cuore, possa lasciarsi andare a un giudizio così superficiale, nel contesto di un’argomentazione polemica, piuttosto corriva, contro i “contestatori per rendita”, già puntualmente confutata da Marco Travaglio nella sua risposta.
Insieme a tanti altri cittadini - lo sappia anche Sofri - ho manifestato per anni, per pura passione civile, il mio profondo dissenso rispetto alla deriva berlusconiana, in difesa della mia idea di legalità costituzionale ed etica pubblica. Sempre in modo pacifico e argomentato. Altro che titoli e scricchiolii! Non ci sentiamo né vittime né eroi, come Sofri lascia intendere, ma semplicemente cittadini responsabili, attenti alla questione morale e ai meccanismi della democrazia. Tali ragioni ci hanno indotto a continuare la nostra lotta anche sotto il governo dell’Unione che pure abbiamo sostenuto, da ultimo opponendoci all’indulto, che nella forma in cui è stato frettolosamente approvato - dietro le motivazioni umanitarie - ha celato l’ennesimo salvacondotto per i delinquenti dal colletto bianco: pessimo segnale in un’epoca di corruzione dilagante. Tutto qui.
Sarei onorato di incontrare Adriano Sofri con altri amici movimentisti per raccontargli la nostra esperienza e le nostre ragioni. E ascoltare le sue. Rimane un buon metodo, il dialogo, per comprendere le ragioni degli altri e in tal modo evitare i giudizi astiosi e affrettati, che hanno avvelenato per troppi anni la nostra vita pubblica.

Piero Ricca

Ps:
Segnalo, sui medesimi temi, questo articolo di Gian Carlo Caselli, oggi sull’Unità.

Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

Powered by WordPress with design based on Pool theme customized by NewInstance.
Entries and comments feeds. Valid XHTML and CSS. ^Top^