E il ponte sullo Stretto?
Settembre 30, 2006 on 5:58 pm | In Politica | 7 Comments
Ma alla fine il ponte sullo Stretto di Messina si farà o no? Non l’ho ancora capito. O forse è il nuovo governo a non averlo ancora deciso. Almeno la banda bassotti in materia ha sempre avuto le idee chiare. Lo volevano a tutti i costi e non hanno ancora abbandonato la speranza. L’altro giorno si è tenuta a Roma una manifestazione pro- ponte, organizzata dal movimento per l’autonomia di Raffaele Lombardo (il noto “ago della bilancia” siciliano), al quale ha garantito il suo disinteressato sostegno anche il senatore De Gregorio (l’ultimo giuda di Di Pietro). Tutta gente che s’è messa in proprio. Decine e decine i partecipanti. “Diecimila”, secondo gli organizzatori. Tra i quali la Prestigiacomo, Cuffaro, Schifani e Micciché. Totò Cuffaro ha tenuto un vibrante discorso nel quale - fors’anche a nome degli amici Aiello e Guttadauro - ha spiegato che “il ponte è una scelta simbolica, indispensabile per la Sicilia e il governo non può dire sempre di no”. La ‘Ndrangheta non era ufficialmente rappresentata, ma il suo silenzioso assenso è dato per certo. E’ intervenuto anche Gianfranco Fini, che ha detto: “Non fare il ponte sarebbe contrario alla democrazia”. Di fronte a questo accorato appello non era umanamente possibile rimanere insensibili. E infatti il buon Enzo Bianco (Margherita), già sindaco di Catania e ministro dell’Interno, si è affrettato a proporre un referendum popolare: “Decidano siciliani e calabresi”. Domanda: si tratta di una voce isolata o è il primo scricchiolio nella maggioranza unionista?
In attesa di essere rassicurati da Prodi, può essere utile ricordare le ragioni, per nulla “ideologiche”, di chi si oppone a questa “grande opera”, da molti ritenuta indispensabile per il progresso di regioni dove d’estate agli abitanti manca l’acqua.
Un’oligarchia fondata sul ricatto
Settembre 29, 2006 on 1:10 pm | In Democrazia | 7 Comments
Confesso di avere un debole per le intercettazioni telefoniche. Le considero un genere lettarario di piena dignità. |
Via Oriana Fallaci
Settembre 27, 2006 on 7:31 pm | In Politica | 23 Comments
Dopo la morte di Oriana Fallaci, Milano Roma e Firenze hanno ingaggiato una gara a chi le dedica per prima una via. Si tratta evidentemente di una decisione della massima urgenza, se riunioni apposite del consiglio comunale sono state convocate.
Mi pongo al riguardo due semplici domande.
1 Ma è normale tale urgenza?
2 Siamo sicuri che la Fallaci meriti una via?
Alla prima domanda mi rispondo di NO. L’abitudine di dedicare una via o una piazza a un personaggio due giorni dopo la morte, mi sembra un segno di imbarbarimento, uno dei tanti. Un vezzo sconcio, da ingranaggio di consumo delle emozioni collettive, che un po’ ricorda l’abitudine di applaudire ai funerali o i processi di beatificazione real time a furor di popolo.
Alla seconda domanda rispondo ugualmente di NO. Nessuno può dubitare che Oriana Fallaci sia stata un personaggio notevole del giornalismo. Ma è altrettanto fuori di dubbio che negli ultimi dieci anni è stata l’alfiera di una cultura inaccettabile, razzista e pericolosa. Ha additato il nemico islamico, antioccidentale, da apocalisse prossima ventura. Ha gettato fango su un movimento pacifico che aveva il torto, a suo giudizio, di opporsi a una guerra sacrosanta. Ha intinto una penna in passato gloriosa nel rancore e nel pregiudizio più che nella rabbia e nell’orgoglio.
Si è guadagnata in questo modo l’ammirazione dei teo-con, dei papisti atei e di Borghezio e Calderoli. Parce sepultis, certo, ma la nostra arrabbiata e molto applaudita Cassandra non merita una via. Lo dico ben sapendo che ormai una via non si nega a nessuno e comunque il giudizio storico non cambia.
Per evitare errori di questo tipo, proporrei per il futuro una leggina a costo zero: si possono intitolare vie o piazze non prima che siano trascorsi cinquant’anni dalla morte dell’illustre estinto. Più o meno come per i diritti d’autore. Secondo comma: non si possono intitolare vie a pregiudicati, né a corruttori e mafiosi prescritti.
E voi, che cosa ne pensate?
Messaggio di Furio
Settembre 26, 2006 on 12:18 pm | In Libertà | 22 Comments
Oggi ho trovato nella casella di posta elettronica questo messaggio di Furio Colombo. Non credo di violare alcuna privacy se lo pubblico qui, per condividerlo con voi e in particolare con gli amici che erano con me lunedì scorso.
“Caro Piero Ricca, sono desolato. Posso concorrere alla spesa per riacquistare il megafono. Lo farò volentieri se mi farà sapere come. So che non è il punto, ma è un simbolo per incoraggiare la continuazione del suo lavoro. Un caro augurio”. Furio Colombo
Torna Bruno
Settembre 25, 2006 on 6:56 pm | In Informazione | 10 Comments
Questa mattina è iniziato il processo d’appello per il caso Cogne. Questa sera, se Dio vuole, torna in video Bruno Vespa. La prima puntata della nuova stagione di Porta a Porta vedrà la partecipazione straordinaria di Clemente Mastella e Claudio Scajola. I quali, salvo imprevisti, si diranno d’accordo sull’impellente necessità di distruggere ogni traccia dell’ultima infornata di intercettazioni. Non sia mai che contengano qualche notizia di reato. Torna Vespa e i portavoce dei partiti, piccoli e grandi, di destra e di sinistra, senza dimenticare il centro, tirano un sospiro di sollievo. Bruno dà spazio a tutti i partiti e a tutti i potenti, grandi e piccini. Poco importa ai portavoce, anzi molto interessa loro che i fatti e le persone scomode siano sistematicamente tenute fuori dal salotto bianco della telepolitica. In questa funzione di filtro, bisogna dirlo, Brunacchio è un maestro. Ecco perché è tanto amato dai potenti, piccoli e grandi. Spiega bene il meccanismo Furio Colombo nel suo editoriale del 23 settembre. Nel presentare il nuovo ciclo Brunacchio ha sfidato il cda Rai. O mi lasciate le quattro serate a settimana o me ne vado, ha fatto sapere, indirettamente rispondendo anche alla nostra petizione. Il buon Petruccioli, messo a presiedere la Rai da quegli stessi partiti grandi e piccoli, non se l’è sentita di dirgli: ma prego si accomodi, quella è la porta. Si è limitato a rinviare ai palinsesti primaverili ogni eventuale novità. Più risoluto il Codacons, che come noi e Furio Colombo ha auspicato la riduzione a una sola serata alla settimana del contributo professionale del nostro inviato a Cogne. Voci di portavoce politici in sostegno a questa ragionevolissima richiesta, fino ad ora, non ce ne sono pervenute.
Quindi, per il momento tutto rimarrà tale e quale, compreso - è ragionevole prevedere - l’abituale carosello di spot pubblicitari gratuiti per il prossimo capolavoro natalizio del dottor Bruno, con tanti bravi politici di sinistra e destra che sgomiteranno per andare a presentarglielo. Il 9 e 10 aprile si è votato per la continuità.
Poi dice che uno alza la voce e va a provocare con il megafono.
Da OneMoreBlog, tratto da l’Unità del 23 settembre 2006: La sindrome di Stoccolma di Furio Colombo
Dal Corriere della Sera: «Se mi tolgono una puntata, lascio la Rai»
In ricordo di Giancarlo Siani
Settembre 23, 2006 on 1:47 pm | In Informazione | 4 Comments
Sono passati ventun’anni dall’assassinio di Giancarlo Siani. Il giovane e precario cronista del Mattino fu ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985. Le sue cronache puntuali gli costarono la vita. Ventun’anni dopo la camorra è sempre più feroce e potente, tanto che ha cambiato nome: ora si chiama “‘o Sistema”. Nei sistema dei media, invece, di Giancarlo Siani se ne contano sempre meno. Per ricordare vita e morte di Siani c’è un sito www.giancarlosiani.it. Riporto qui l’articolo che decretò la sua condanna a morte. Fu pubblicato dal Mattino il 10 giugno 1985.
“Potrebbe cambiare la geografia della camorra dopo l’arresto del super latitante Valentino Gionta. Già da tempo, negli ambienti della mala organizzata e nello stesso clan dei Valentini di Torre Annunziata si temeva che il boss venisse «scaricato», ucciso o arrestato. Il boss della Nuova famiglia che era riuscito a creare un vero e proprio impero della camorra nell’area vesuviana, è stato trasferito al carcere di Poggioreale subito dopo la cattura a Marano l’altro pomeriggio. Verrà interrogato da più magistrati in relazione ai diversi ordini e mandati di cattura che ha accumulato in questi anni. I maggiori interrogativi dovranno essere chiariti, però, dal giudice Guglielmo Palmeri, che si sta occupando dei retroscena della strage di Sant’Alessandro. Dopo il 26 agosto dell’anno scorso il boss di Torre Annunziata era diventato un personaggio scomodo. La sua cattura potrebbe essere il prezzo pagato dagli stessi Nuvoletta per mettere fine alla guerra con l’altro clan di «Nuova famiglia», i Bardellino. I carabinieri erano da tempo sulle tracce del super latitante che proprio nella zona di Marano, area d’influenza dei Nuvoletta, aveva creduto di trovare rifugio. Ma il boss di Torre Annunziata, negli ultimi anni, aveva voluto «strafare». La sua ascesa tra il 1981 e il 1982: gli anni della lotta con la «Nuova camorra organizzata» di Raffaele Cutolo. L’11 settembre 1981 a Torre Annunziata vengono eliminati gli ultimi due capizona di Cutolo nell’area vesuviana, Salvatore Montella e Carlo Umberto Cirillo. Da boss indiscusso del contrabbando di sigarette (un affare di miliardi e con la possibilità di avere a disposizione un elevato numero di gregari) Gionta riesce a conquistare il controllo del mercato ittico. Con una cooperativa, la Do. Gi. pesca (figura la moglie Gemma Donnarumma), mette le mani su interessi di miliardi. È la prima pietra della vera e propria holding che riuscirà a ingrandire negli anni successivi. Come «ambulante ittico», con questa qualifica è iscritto alla Camera di Commercio dal ‘68, fa diversi viaggi in Sicilia dove stabilisce contatti con la mafia. Per chi può disporre di alcune navi per il contrabbando di sigarette (una viene sequestrata a giugno al largo della Grecia, un’altra nelle acque di Capri) non è difficile controllare anche il mercato della droga. È proprio il traffico dell’eroina uno degli elementi di conflitto con gli altri clan in particolare con gli uomini di Bardellino che a Torre Annunziata avevano conquistato una fetta del mercato. I due ultimatum lanciati da Gionta (il secondo scadeva proprio il 26 agosto) sono alcuni dei motivi che hanno scatenato la strage. Ma il clan dei Valentini tenta di allargarsi anche in altre zone. Il 20 maggio a Torre Annunziata viene ucciso Leopoldo Del Gaudio, boss di Ponte Persica, controllava il mercato dei fiori di Pompei. A luglio Gionta acquista camion e attrezzature per rimettere in piedi anche il mercato della carne. Un settore controllato dal clan degli Alfieri di Boscoreale, legato a Bardellino. Troppi elementi di contrasto con i rivali che decidono di coalizzarsi per stroncare definitivamente il boss di Torre Annunziata. E tra i 54 mandati di cattura emessi dal Tribunale di Napoli il 3 novembre dell’anno scorso ci sono anche i nomi di Carmine Alfieri e Antonio Bardellino. Con la strage l’attacco è decisivo e mirato a distruggere l’intero clan. Torre Annunziata diventa una zona che scotta. Gionta Valentino un personaggio scomodo anche per gli stessi alleati. Un’ipotesi sulla quale stanno indagando gli inquirenti e che potrebbe segnare una svolta anche nelle alleanze della «Nuova famiglia». Un accordo tra Bardellino e Nuvoletta avrebbe avuto come prezzo proprio l’eliminazione del boss di Torre Annunziata e una nuova distribuzione dei grossi interessi economici dell’area vesuviana. Con la cattura di Valentino Gionta salgono a ventotto i presunti camorristi del clan arrestati da carabinieri e polizia dopo la strage. Ancora latitanti il fratello del boss, Ernesto Gionta, e il suocero, Pasquale Donnarumma”.Giancarlo Siani
Il comunicato dei Ds di Milano
Settembre 22, 2006 on 8:35 pm | In Politica | 14 Comments
I Ds di Milano hanno inviato al blog di Grillo questo comunicato. Visto lo stile, direi che si tratta di un comunicato autentico. Lo riporto qui sotto, sempre in attesa che mi restituiscano il microfono del megafono che uno di loro mi ha rubato per zittirmi.
M’è venuta un’idea: iscriviamoci in massa a una sezione diessina, per esempio quella di Milano centro, in corso Garibaldi. Per dare il nostro fastidioso contributo alla nascita del partito democratico… Che ne dite?
Ecco il comunicato.
“Partiamo da un’idea di base: la Festa dell’Unità non è di pochi eletti, ma un’opportunità d’incontro per i cittadini. Uno spazio di dibattito dove i Ds invitano al confronto rappresentanti di istituzioni, partiti, società, e si affrontano i temi più scomodi senza che mai episodi di scontro siano avvenuti. Che la Festa non sia un appuntamento per pochi lo dimostra che proprio il Festival di Milano ha ospitato un centinaio di dibattiti ed è stato visitato da quasi un milione di persone.
Lunedì Piero Ricca è venuto alla Festa per esprimere il proprio dissenso, e sia il suo racconto che il suo filmato dimostrano che è quello che ha fatto, smentendo quanto lui vorrebbe far credere, cioè che è stato zittito e aggredito. Qualcuno avrà magari anche ceduto alla provocazione, ma non ci sono stati atti di prepotenza.
E non va perso di vista che, mentre si chiamava col megafono e si voleva far passare per chi non risponde, Fassino era proprio in un luogo di dibattito intervistato per due ore su molti argomenti dal direttore di Panorama.
Per quanto riguarda l’indulto, Fassino stesso ha inviato settimane fa un’ampia lettera che avete pubblicato. Questo indulto non è servito ai colletti bianchi ma a tanti non privilegiati. Apriamo pure un dibattito su questo, ma non sulle finte notizie. Confrontiamoci sui temi: i Ds e il loro segretario non si sono mai sottratti.
La Festa dell’Unità di Milano, come i Festival che ogni anno i volontari generosamente e col cuore costruiscono in tutto il paese, ha offerto ai cittadini 26 giorni di confronto, incontro e svago. Ricca, l’occasione del confronto, l’ha persa. I Ds praticano il metodo del dialogo, di questo si nutre la nonviolenza, non della provocazione ed esasperazione, non dei soli slogan urlati. I volontari e militanti dei Ds e semplici cittadini in visita alla Festa hanno dimostrato di credere in un metodo di dialogo diverso da quello di Ricca. Forse per questo vengono accusati in queste ore di prepotenza. Un cordiale saluto, i Ds di Milano
Letterina a Fassino
Settembre 20, 2006 on 1:44 pm | In Politica | 31 Comments
Voltaire
Dopo un consulto con Ikarus, questa mattina ho inviato a Piero Fassino e per conoscenza all’Unità questa letterina. Se vi sta a cuore la libertà di espressione, la vostra e la mia, inoltrategliela anche voi con un vostro messaggio. L’indirizzo è p.fassino@dsonline.it
Lunedì sera sono andato con alcuni amici alla festa dell’Unità di Milano, dov’era atteso Lei onorevole Fassino, per esprimere dissenso circa l’indulto vip di mezza estate. Per questa colpa abbiamo rischiato il linciaggio da parte del “servizio d’ordine”. Quel che è più grave è che, mentre evocavo Berlinguer e la questione morale, un militante diessino, per zittirmi, mi ha strappato il microfono di Ikarus, il mio megafono. Non l’ho più trovato. Lancio un appello: me lo si può restituire per favore? Nel caso fosse andato perduto, onorevole Fassino, potrebbe Lei essere così magnanimo da farmene pervenire un altro? Era il medesimo microfono dal quale, fino a ieri, criticavo l’immoralità di Berlusconi e dei suoi reggicoda. E non è democratico, forse nemmeno di sinistra, Lei ne converrà Segretario, zittire a forza un dissenziente. Confido dunque che Lei con un semplice gesto possa dare una lezione di tolleranza e senso civico a militanti e simpatizzanti del Suo partito.
Detto tra noi, alcuni ne hanno perfino bisogno.
Piero Ricca
Ps:
Sul blog di Grillo ”I funerali di Berlinguer” …
Una festa privata
Settembre 19, 2006 on 1:42 pm | In Politica | 61 Comments
Rivoglio il mio microfono.
Potrei iniziare da qui, con involontaria citazione dal Santoro rockpolitik, questa cronachetta dalla serata fassiniana di ieri, alla festa dell’Unità di Milano.
Il microfono del mio megafono Ikarus, intendo, che mi è stato strappato da un militante fassiniano violento e ladro.
Non è stato semplice, ieri, alla festa dei “democratici di sinistra” esprimere il nostro democratico diritto al dissenso. Meglio: esprimere l’opinione della maggioranza degli italiani sull’indulto vip di mezza estate. Ma l’avevamo messo in conto. E tutto sommato ci è andata di lusso: siamo rincasati sani e salvi. Ecco com’è andata.
Alle 20,20 ci ritroviamo come convenuto alla fermata del metro Lampugnano. Siamo una quindicina, con duemila volantini e i soliti cartelli. In pochi minuti raggiungiamo lo spazio antistante il palamazda (quel palamazda, dove con l’amico Ric Farina sfidammo la tribù forzista, che oggi quasi rivaluto al confronto di tanti militanti diessini). Indossati i cartelli, iniziamo a volantinare a tutto spiano. A un certo punto, in attesa di Fassino, annuncio la nostra presenza al megafono, con breve comizietto. In un attimo mi arrivano addosso in tre o quattro, c’è anche una donna, con la voce roca, i capelli biondastri e l’aria della padrona di casa. Segue un’accesa discussione: nel senso che loro ci aggrediscono e noi cerchiamo di toglierceli di torno. Vogliono impedirci di parlare al megafono e di filmare. Un tizio prende alcuni volantini e li strappa. La biondastra rocamente mi intima di smettere di megafonare. Gli altri abbaiano senza sosta.
Rispondo con le pacate argomentazioni di sempre:
1 Questa è una piazza pubblica 2 La festa dell’Unità non è luogo extraterritoriale 3 Anche qui, dunque, vige l’articolo 21 della Costituzione italiana: che stabilisce la liberta di espressione 4 Peraltro sIamo anche noi elettori del centrosinistra, possiamo criticare o andiamo bene solo alle elezioni? 5 In tema di indulto la maggioranza degli elettori del governo Prodi sono con noi.
Le risposte dei sempre più agitati compagni sono un campionario di ritardo culturale. Eccole riassunte:
1 Questa è una festa privata 2 Questa piazza l’abbiamo affittata noi, per questa sera è nostra 3 Ma a voi chi vi paga, Berlusconi? 4 Se lo andaste a fare alle feste delle destra, questo lavoro, vedreste cosa vi capita 5 Andate fuori dai c…ni brutti str…zi!
Volti, espressioni, modi sono incarogniti, minacciosi, penosi. Questi facinorosi hanno un non so che di primitivo nello sguardo, da tifosi che sentono minacciate le radici profonde della propria identità; una di esse è la fedeltà al Capo. Gli amici della digos, leggermente storditi, vigilano in disparte, inutile è il mio tentativo di farli intervenire per difendere i nostri diritti. Alle feste “private” dei Partiti-Stato la vera forza pubblica è il servizio d’ordine.
Il primo assalto si conclude con la sospensione del mio comizio al megafono.
Poi inizia l’entusiasmante esternazione fassiniana; la seguiamo da uno schermo esterno continuando a volantinare e a esporre i cartelli.
C’è il tempo di uno scambio di battute con l’uomo di punta della Quercia a Milano: il presidente della provincia Filippo Penati. Provo a scuoterlo dal suo lugubre torpore obiettando che in un’epoca di corruzione dilagante fare come primo provvedimento parlamentare un indulto esteso ai vip del crimine e a reati non ancora scoperti, non è un bel segnale di discontinuità rispetto alla mafiosità berlusconiana.
Mi risponde: l’indulto è servito ai poveri cristi, tanto i vip in galera non ci andranno mai, Consorte non è stato ancora condannato. Ha capito tutto.
Verso le 23, conclusa l’entusiasmante esternazione, Fassino s’avvia al ristorante Valtellina per il rituale saluto ai volontari della festa. Lo avviciniamo chiedendogli di prendere il volantino e di rispondere alle nostre critiche. Lui tira dritto, mesto e indifferente.
A quel punto riprendo il megafono, salgo su una panca e riassumo le nostre ragioni, anche evocando la figura di Enrico Berlinguer e la sua battaglia sulla questione morale.
Apriti cielo. Evocare la questione morale alla festa dei Diesse? Peggio che bestemmiare in chiesa! Si leva una sorta di boato, un frastuono indistinto di insulti, minacce, fischi e ululati. I più esagitati ci vengono addosso. Fisico tracagnotto, mezz’età, volti ottusi: il giorno dopo me li ricordo così, la vecchia guardia stalinista. Nuovo parapiglia. Questa volta i gendarmi si mettono in mezzo, limitando i danni. Nel trambusto uno degli stalinisti tracagnotti, protetto dalla massa, per zittirmi mi strappa il microfono del megafono. Non son più riuscito a recuperarlo. Naturalmente i poliziotti - ben attenti a proteggere Fassino dal terribile rischio di una pernacchia - fanno finta di non vedere, benché siano a mezzo metro di distanza. Alle feste “private” dei Partiti-Chiesa si può aggredire e derubare impunemente un dissenziente sotto lo sguardo vigile della digos.
Ovvio che di megafoni me ne comprerò altri tre. Ma questa storia non finisce qui. Anche le maggioranze hanno diritto a far sentire la propria voce ogni tanto!
(Seguirà filmato)
Una serata con Piero
Settembre 18, 2006 on 11:40 am | In Politica | 11 Comments
Questa sera - salvo ripensamenti dell’ultimo momento - Piero Fassino verrà alla festa dell’Unità di Milano per un’intervista pubblica con Pietro Calabrese.
Sarà l’occasione per interpellare lui e i militanti della Quercia sulla questione dell’indulto vip, un tema scacciato dalle cronache troppo in fretta dopo il blitz parlamentare di mezza estate.
L’appuntamento - lo dico anche, per doverosa informazione, alla digos e al servizio d’ordine della festa - è per le ore 20,20 davanti alla fermata del metro di Lampugnano.
Firmano l’iniziativa gli Amici di Beppe Grillo di Milano. Sigla che riunisce cani sciolti di varia estrazione, uniti dalla voglia di non farsi prendere in giro.
Volantini e cartelli li abbiamo: confuteranno punto per punto il pensiero di Piero Fassino sull’indulto. Chi ha una videocamera la porti.
Di indulto e altri problemi della Giustizia scrive oggi, in un editoriale su La Stampa, Carlo Federico Grosso. www.lastampa.it.
A stasera!
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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