Il salotto sano

Settembre 16, 2006 on 4:45 pm | In Economia, Informazione | 13 Comments

Sembrano tutti caduti dalle nuvole. Sembra che la gran parte degli osservatori abbia scoperto solo adesso che la presa di Telecom da parte di Tronchetti e associati fu una pura operazione di pirateria finanziaria fondata sulle scatole cinesi e un indebitamento da capogiro (a tutt’oggi 41 miliardi di euro e rotti).
Fino a ieri era tutto un coro di lodi per l’audace imprenditore milanese, un coro interrotto dalle voci critiche dei soliti noti: un comico (Grillo), un politico (Di Pietro), pochi giornalisti di inchiesta, qualche concorrente meno fortunato: per esempio Stefano Ricucci.
Ecco che cosa disse il marito di Anna Falchi nel luglio 2005 in una conversazione telefonica intercettata. Dall’altro del capo del filo c’era Chicco Gnutti.

Ricucci: ” … ma tu l’hai letta stamattina l’intervista di quel deficiente di Tronchetti Provera su La Repubblica di stamattina?”.
Gnutti: “No”.
Ricucci: “E leggitela, va! Che parla de me e de te…C’è tutta l’intrevista del dottor Tronchetti Provera, che loro sono il salotto sano…”.
Gnutti: “Ah, ah!”.
Ricucci: “C’ha quarantacinque miliardi di euro di debiti…il salotto sano lui c’ha!”.
Gnutti: “Pensa te”.
Ricucci: “Ma è una roba incredibile, no?”.
Gnutti: “Eh sì, ma viene, viene a miti consigli anche lui, eh?”.
Ricucci: “Ah sì? E quando però?”.
Gnutti: “Eh, l’anno prossimo”.
Ricucci: “Ah, l’anno pro…cominciamo a diglielo subito…”.

Lo scandalo “Trucchetti” Provera è anche lo scandalo di un giornalismo asservito. Parlo a ragion veduta. Partecipai, regolarmente accreditato, a una conferenza stampa presso la sede Telecom qualche tempo fa. Il Provera presentava insieme al filosofo Emanuele Severino il Progetto Italia, una serie di sponsorizzazioni di eventi culturali.
Quando il microfono passò ai giornalisti, la platea si produsse in un coro di lodi e domande compiacenti per il novello Mecenate. A un certo punto si alzò in piedi Lina Sotis che disse testualmente: “Mi si permetta di esprimere la mia ammirazione: finalmente un imprenditore milanese bello, colto, autorevole che ci fa fare bella figura nel mondo!”. Non resistetti alla provocazione e chiesi la parola per una domanda leggermente critica sulla pretesa missione culturale di un’azienda, molto indebitata, che imbottisce l’ambiente di pubblicità e cerca nuovi clienti fra gli adolescenti, imponendo un modello culturale piuttosto discutibile. Apriti cielo. Tronchetti reagì stizzito. Alla fine fui avvicinato da un signore (scoprii poi che era il capo ufficio stampa del gruppo) il quale, senza presentarsi, mi chiese nome, cognome e testata. Lo mandai a stendere, naturalmente. Ma questo era il clima: giornalisti convocati con funzione decorativa, la stecca nel coro sanzionata con l’identificazione.

Quando la banda dei furbetti fu sgominata, “Trucchetti” fece addirittura la voce grossa: denunciò la manipolazione del mercato, chiese condanne esemplari. Era il 25 gennaio 2006, ero presente anche in quell’occasione e non so che cosa mi trattenne, nell’ammirato silenzio degli astanti, dal farmi megafono di Grillo e Ricucci: forse il fatto che non avevo con me né una videocamera né un registratore.

Vedremo ora come andrà a finire questa storia con l’arrivo dello sceriffo Guido Rossi. Intanto una nota a margine la merita il “caso Angelo Rovati”. Ed è questa: il collaboratore di un presidente del Consiglio che - a suo dire - redige in due copie un progetto “artigianale” di ristrutturazione aziendale e una se la tiene per sé, l’altra la manda - senza informare il presidente del Consiglio di cui è consulente - al capo dell’azienda interessata con un biglietto intestato alla presidenza del Consiglio, come giustamente chiede l’associazione Libertà e Giustizia, si deve dimettere subito.
Perché è un bischero, mi permetto di aggiungere io.

Il ritorno di Santoro

Settembre 15, 2006 on 9:32 pm | In Informazione | 12 Comments

Ieri sera Michele Santoro è tornato in tv con una sua trasmissione dopo quattro anni di assenza forzata. Questo ritorno è apparso a molti come uno dei primi, timidi segnali della sconfitta di Berlusconi.
Per quattro anni Santoro ha lottato per la sua libertà di lavorare (”un lusso”, ha giustamente sottolineato). In molti lo abbiamo sostenuto, per una questione di principio: la difesa della libertà e del pluralismo dell’informazione.
Ora che è tornato siamo liberi di criticarlo per quel che fa, senza essere più costretti a difenderlo, com’era giusto, quale vittima della censura.
La prima puntata di Anno Zero ha avuto un merito: riportare i fatti in televisione, la realtà dell’integrazione difficile, dell’amianto, del caporalato, del nuovo schiavismo. In un’epoca di fiction imperante, dopo cinque anni di insulsi talk show, di trucchi e barzellette questo è senz’altro un merito. Altrettanto lodevole è la scelta di concedere uno spazio fisso a un giornalista bandito perché libero come Marco Travaglio.
Ciò detto, la trasmissione non mi ha convinto del tutto. La presenza della giovane Beatrice Borromeo con le sue tre recite introduttive, per esempio, sembra proprio superflua, a me è parsa perfino fastidiosa. Quel colore dei capelli, che Oliviero Beha attribuisce a un ex voto, il buon Santoro avrebbe potuto risparmiarcelo. I servizi, che avrei preferito improntati al rigore e all’essenzialità delle inchieste di Report, sono raccontati in stile Lucignolo. La fotografia e le luci sono a dir poco sconcertanti: sul finale non si notava la differenza fra la sfumatura del colore del viso di Rula Jebreal e quello dello sfondo. Non so se occorre scomodare Nicola Piovani, grandissimo artista, per far da contrappunto musicale a un reportage. L’intervento dell’ottimo Fabrizio Gatti avrebbe potuto essere valorizzato meglio attraverso un contraddittorio. Non comprendo bene quale sia il valore aggiunto giornalistico dell’ingaggio della star Rula Jebreal, in prestito da La 7: davvero non era possibile affidare a uno dei redattori interni le domande, immagino concordate con Santoro, da rivolgere all’ospite politico?
Insomma, la prima puntata del nuovo Santoro mi è sembrata nettamente migliore di quel che mediamente passa il convento (e non è un gran merito), ma piuttosto al di sotto delle aspettative.
Siccome Santoro non è fesso, ed è contornato di bravi collaboratori, su tutti Sandro Ruotolo, penso che dalla seconda puntata saprà confezionare un prodotto migliore.

Ci sono stati tuttavia momenti particolarmente apprezzabili.
Ne ricordo tre:

- Travaglio che ricorda il paradosso di un Parlamento infestato di pregiudicati e inquisiti. Quante volte l’abbiamo ripetuto in strada, quando mai l’abbiamo sentito in una prima serata tv?

- Santoro che all’inizio ricorda l’ingiustizia subità, parla di dignità e libertà dell’informazione e ricorda i nomi di altri personaggi che devono essere reintegrati: Luttazzi, Biagi, la Guzzanti…

- Ancora Santoro che sul finale chiede secco a Bertinotti quando il deputato Previti, condannato con sentenza definitiva a sei anni e interdetto a vita dai pubblici uffici, verrà dichiarato decaduto.

Cose semplici, per carità. Ma ne avevamo perso il sapore nella tv-cloaca di Vespa e Mimum.

Sul tema del ritorno di tutti gli espurati, passo necessario ma non sufficiente per ridare un minimo di dignità al servizio pubblico, era intervenuto nei giorni scorsi anche Dario Fo, durante la presentazione dei nuovi palinsensti di Rai 3. Riporto una sua dichiarazione:

“Quelli che sono stati cacciati indegnamente con un atto di prepotenza dovrebbero essere immediatamente qua, a svolgere il loro lavoro. Invece si tergiversa, si pensa che non sia il caso di umiliare i prepotenti e la violenza condotta allora non viene rimessa subito in asset perché si ha paura di dare l’impressione di una vendetta. Siamo al paradosso, al ridicolo del ridicolo”.

Era quello che cercavo di spiegare, qualche tempo fa, al buon Petruccioli.

L’ultima beffa

Settembre 14, 2006 on 2:59 pm | In Legalità | 12 Comments

 
Genova, luglio 2001

Rischia di saltare la commissione di inchiesta sui fatti di Genova 2001.
In commissione Affari Costituzionali della Camera la proposta di legge per istituirla dovrebbe essere discussa oggi, ma cinque deputati unionisti hanno anticipato voto contrario. Tra questi il deputato Piazza della Rosa nel Pugno e il deputato Donadi dell’Italia dei Valori. Il primo ha spiegato che “mancano elementi di sfondo politico che avrebbero giustificato un’indagine parlamentare”. Il secondo ha fatto sapere che “il mezzo della commissione di inchiesta è sproporzionato rispetto ai fatti del G8 di Genova”.
Peccato che l’istituzione di una commissione di inchiesta su quei fatti (la più grave violazione dei diritti umani in Europa nel dopoguerra, secondo Amnesty International) sia scritta nel Programma dell’Unione. Ecco quel che si legge a pagina 77:
per “i fatti di Genova, per i quali ancora oggi non sono state chiarite le responsabilità politica e istituzionale (al di là degli aspetti giudiziari) l’Unione propone, per la prossima legislatura, l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta”. 
Giustamente Graziella Mascia, capogruppo di Rifondazione Comunista in commissione Affari costituzionali della Camera, ha dichiarato che ”l’istituzione della commissione sul G8 di Genova per noi è una questione dirimente. E’ nel programma di governo, vale quanto qualsiasi provvedimento di maggioranza”. Condivisibile anche il richiamo a Prodi: “chi ha firmato il programma dell’Unione dev’essere conseguente, è una questione politica enorme, ed è un problema di Romano Prodi”. 
Vedremo quel che accadrà. Nel frattempo, per scongiurare l’ennesima beffa, forse è il caso di interpellare quei deputati unionisti (Udeur, Rosa nel pugno, Idv) che non intendono rispettare il programma elettorale e prima di tutto, per conoscere la sua opinione al riguardo, il buon Antonio Di Pietro. Attualmente è in Cina, ma anche laggiù dovrebbe riuscire a leggere la posta elettronica.   

Radio Foppa al Milano Film Festival

Settembre 13, 2006 on 1:31 pm | In Informazione | No Comments

 

Sabato 16 settembre, alle ore 20,30,  il cortometraggio “Radio Foppa”, realizzato insieme all’amico Richy Farina, sarà proiettato al teatro Studio nell’ambito del Milano Film Festival 2006. Ecco la presentazione di questo appuntamento pubblicata sul sito del festival.

Incontri italiani
Incontri Italiani, rassegna storica presente da 6 anni al Milano Film Festival, risponde all’esigenza di ascoltare, promuovere, sostenere la cinematografia italiana, che ancora deve convivere con molte difficoltà e pochissime certezze. Con il sostegno di Canon, 21 cortometraggi attentamente selezionati fra i 300 iscritti, accompagnati e raccontati dai loro registi, vengono presentati al pubblico. Colpisce di questa rassegna la diversità dei mezzi di ripresa utilizzati, e le diverse condizioni produttive, ma soprattutto la doppia opportunità data al pubblico di conoscere di persona gli autori, e ai registi, di parlare al proprio pubblico. Fra i corti in concorso Radio Foppa di Riccardo Farina, con Piero Ricca, storia di un megafono che dice troppo, e Un filo intorno al mondo, di Sophie Chiarello con Aldo, Giovanni e Giacomo, alle prese con le difficoltà della seconda guerra mondiale.

www.milanofilmfestival.it

Da domani “Radio Foppa” è proiettato al cinema Azzurro Scipioni di Roma, il cinema di Silvano Agosti.

www.silvanoagosti.com

 

 

La società civile, secondo Alex Zanotelli

Settembre 12, 2006 on 7:46 pm | In Politica, Democrazia | 5 Comments


Alex Zanotelli

Esiste e va coltivato uno spazio intermedio fra le elites al potere, tese ad autoperpetuarsi, e la gran massa dei consumatori, sempre più vicini allo status del suddito.
Alex Zanotelli, uomo di Chiesa che stimo, ne parla in ogni suo discorso e lo chiama ”società civile organizzata”: fatta di movimenti, intellettuali, gruppi diffusi di cittadinanza attiva. Le attribuisce un ruolo decisivo “per un cambiamento radicale del sistema”: a  precise condizioni, tutte ancora da costruire. Riprendo sul tema questo suo testo, del 2003.

“Se in Italia l’attuale movimento di base critico dell’imperante sistema economico finanziario militarizzato vuol fare un passo in avanti dovrà seriamente pensare a come minimamente organizzarsi per poter maggiormente incidere.

A questo movimento sono stati dati i nomi più strani: no global, new global… nomi che non rispecchiano la vera natura del movimento. Negli Usa taluni vorrebbero chiamare questo movimento living democracy movement (democrazia viva - attiva). Qualcuno suggerisce anche il nome di democrazia planetaria o cittadinanza planetaria.

Penso sia fondamentale però ritornare a sottolineare l’importanza della società civile, non quella amorfa, ma quella che tenta faticosamente di organizzarsi in realtà viva. Gruppi, gruppuscoli, comunità di base, cooperative, singole persone, critiche dell’attuale sistema economico finanziario che tentano di unirsi, di coordinarsi, di fare rete per avere più visibilità, più valenza politica.

Riteniamo che i sindacati siano parte integrante di una tale realtà (l’evento Seattle 1999 si è verificato perché le forze sindacali americane si unirono insieme al movimento di base presente negli Usa). I sindacati sono forze sociali e quindi parte integrante della società civile.
Ma riteniamo anche che le comunità di base, i gruppi cristiani o di altra inspirazione religiosa, critici del sistema, facciano parte della società civile organizzata. Le chiese e le espressioni religiose, in quanto coscienza critica della realtà, sono parte integrante della società civile organizzata.

Riteniamo invece che i partiti non facciano parte di questa società civile organizzata. Sembrerebbe che l’Italia sia il solo paese in cui i partiti siano parte della società civile. Spesso qui da noi i partiti utilizzano associazioni, forum o altro per camuffarsi come società civile. Questo non vuol dire che uno non possa essere membro attivo di un partito politico. Quello che rifiutiamo è che i partiti utilizzino la società civile per perseguire i propri scopi.

Questa società civile organizzata deve diventare un soggetto politico. Sappiamo che questo è anatema ai partiti, ma non abbiamo altra scelta. In un dibattito pubblico l’onorevole D’Alema ha voluto sottolineare che solo i partiti sono soggetti politici. Purtroppo i partiti non fanno più i partiti, sfuggono loro le grandi decisioni politiche (sono diventati sub-serventi ai poteri economico finanziari). Oggi i partiti hanno bisogno di una società civile organizzata che fa politica, quella con la P maiuscola, per forzarli a ritornare a fare politica vera, alla grande.

Questa società civile organizzata dovrà poi perseguire obiettivi politici concreti come la scelta dell’energia solare invece di quella elettrica, il rifiuto dell’energia atomica…
Riteniamo che tutto questo potrebbe ridursi a belle parole se non riusciamo a trovare una via che permetta alla società civile organizzata di esprimersi attraverso dei suoi rappresentanti che tutti riconoscono come tali. Non è più sufficiente il farlo attraverso marce, manifestazioni o altro. Anche se tutto questo rimane importante.

C’è oggi bisogno di identificare persone che siano l’espressione di questa società. Persone provate e stimate da tutti che possano parlare con competenza nel loro campo. Persone che non sono alla ricerca di se stesse o di carriere politiche o di tornaconto personale, ma unicamente interessate al bene comune. È importante trovare delle strade per identificare tali persone che abbiano l’avvallo di tutti.

Per perseguire questi obbiettivi la società civile organizzata dovrà fare una scelta chiara: la non violenza attiva gandhiana. Si tratta di rimettere in piedi cittadini che perseguano con tenacia e furbizia i loro diritti e la loro dignità, ma che rifiutano il ciclo della violenza. Questa scelta è un aspetto fondamentale del processo di crescita civile e umana. Il sistema è oggi radicalmente violento e solo la nonviolenza potrà creare una civiltà non violenta. Questo ci obbliga oggi a dover lasciare quei compagni di viaggio che non accettano la nonviolenza come base di ogni azione sociale e politica.

Tutto questo richiede una vera e propria rivoluzione umanista: deve portare alla nascita dell’uomo planetario come diceva Balducci o dell’uomo nuovo direbbe Paolo di Tarso.
Ecco perché la dimensione culturale di tutto questo è estremamente importante. La società civile organizzata nascerà da un profondo risveglio culturale e il suo lavoro più immediato sarà quello culturale. La sua più effettiva strategia politica sarà quella di far avanzare questo risveglio culturale.

È interessante che questa sottolineatura ci venga proprio dagli USA dove questo è particolarmente sentito. Il nordamericano David Korten ci ricorda che “nella società civile la sfera culturale è la realtà più importante ed è il risultato di una vita comunitaria attiva costruita da persone libere e creative. Tale cultura è centrata sulla Vita e promuove la Vita. I suoi valori e i suoi simboli servono come fondamento su cui i membri della società creano le loro istituzioni economico politiche. I valori vitali di culture autentiche portano naturalmente alla creazione di strutture politiche veramente democratiche basate su un profondo impegno per un’aperta, attiva partecipazione politica”.

Questi valori portano alla costruzione di economie di mercato alternative composte di aziende locali che offrono la possibilità di una vita decorosa per tutti. Questo dà la possibilità alla società di auto - organizzarsi sulla falsariga di tutti i sistemi viventi e di massimizzare il potenziale creativo di ogni persona a servizio della vita.

L’importanza di questo aspetto culturale lo si capisce se comprendiamo che l’attuale sistema economico finanziario è costruito sul fondamento di miti culturali. Se si aiuta la gente a capire che questi miti sono falsi il sistema crolla. Lo svuotamento di questi miti diventa quindi una potente strategia per minare il sistema. Non si tratta altro che di far risuonare verità cariche di una sapienza che è nel cuore di ogni uomo: la vita è più importante dei soldi; la vita è la fonte della vera ricchezza; distruggere la vita per far soldi è una patologia sociale… È questa nuova cultura che permetterà un cambiamento radicale del sistema”.

Inganno globale

Settembre 11, 2006 on 4:25 pm | In Informazione | 21 Comments

Sapremo mai la verità sull’11 settembre 2001? 
La ricostruzione ufficiale della catastrofe che ha segnato la storia recente, presenta molte zone d’ombra. Contraddizioni, salti logici, coincidenze sospette, dettagli che non quadrano. Di certo, fu una tragedia annunciata e dunque evitabile. Altrettanto certo è che quella tragedia fu usata dall’aministrazione degli Stati Uniti per giustificare una politica unilaterale e autoritaria: una strategia che ha prodotto due guerre preventive, ufficialmente finalizzate a sconfiggere il terrorismo e dichiarate, in spregio al diritto internazionale, sulla base di false argomentazioni. Tra le molte inchieste giornalistiche che hanno messo in dubbio la verità della Casa Bianca ci sono anche un paio di documentari italiani: uno è di Massimo Mazzucco, intitolato “11 settembre 2001 - L’inganno globale”. E’ in proiezione a Milano in questi giorni. Si può vedere anche in rete. Qui. L’altro è del team sull’11 settembre capitanato da Giulietto Chiesa e sarà pronto quest’inverno.

www.luogocomune.net

Tra i documentari internazionali segnalo “Loose Change” del giovane Dylan Avery, realizzato in collaborazione con Korey Rowe, reduce dalle guerre preventive post 11 settembre. Qui e su google video.

 

Chi è Stato?

Settembre 8, 2006 on 12:45 pm | In Informazione | 3 Comments

Sarà ancora in funzione, nel Parlamento italiano, la commissione Stragi? Nell’Agenda della legalità 2006, Antonio Tabucchi ha raccontato l’imbarazzo di tradurre questa espressione, commissione parlamentare Stragi, in altra lingua, a un convegno inetrnazionale, un imbarazzo aggravato dal fatto di sapere che alla definizione ufficiale manca un pezzo, il complemento di specificazione. Le Stragi sono notoriamente “di Stato”. Cioé: realizzate, comandate, fruite, insabbiate o depistate dal vertice del potere politico e militare, con complicità internazionali e l’ausilio dei soliti, provvidenziali “servizi segreti deviati”, naturalmente in nome del realismo imposto dalla ragion di Stato.
Congetture? No, risultanze di inchieste giornalistiche, giudiziarie e, per l’appunto, parlamentari.
Ma la verità definitiva sulle Stragi di Stato quasi mai è stata accertata. Forse perché è inconfessabile. Sarebbe eversiva, incompatibile con l’ordine costituito.
Stazione di Bologna, Ustica, piazza Fontana, Capaci… Per quanto tempo ancora, accanto ai familiari delle Vittime, dovremo attendere, ricordare e non stancarci di esigere la verità? Una scandalosa verità che ci spetta, che ci è dovuta.
Forse, chissà, gli attuali governanti potrebbero venirci incontro, riaprendo qualche armadio (ammesso che ci sia ancora qualcosa, dentro) o togliendo qualche omissis. Dubbio meno ingenuo: hanno la libertà morale sufficiente per farlo? Nell’interesse politico non entro nemmeno.
Per non dimenticare, ripropongo qui un resoconto sintetico di un dibattito sulla strage di piazza Fontana, svoltosi - dopo la sentenza beffa della Cassazione - lo scorso 12 dicembre al teatro Dal Verme di Milano.

Intervista ad Andrea Nicastro

Settembre 7, 2006 on 12:23 pm | In Informazione | 8 Comments

Nassiriya. Bugie tra pace e guerra
Copertina del libro “Nassiriya. Bugie tra pace e guerra”

La missione di guerra in Iraq è il tema di una vasta pubblicistica. Segnalo un recente reportage su carta e dvd di Andrea Nicastro, intitolato: “Nassiriya, bugie tra pace e guerra” (Editori Riuniti), con introduzione di Ettore Mo.
Corrispondente per il Corriere della Sera dall’Iraq fin dall’invasione Usa, Nicastro ha già alle spalle reportage da numerosi teatri di guerra e rivoluzione: Cecenia, Kosovo, Serbia, Afghanistan, Haiti, Ecuador.
In questo volume ricostruisce gli effetti e propone un bilancio, inevitabilmente amaro, di una “guerra preventiva” che, senza sconfiggere il terrorismo, ha prodotto decine di migliaia di vittime, in gran parte civili, e di una “missione di pace”  che non ha evitato una sanguinosa guerra civile e ha fondi solo per le spese militari. Con lo sguardo del testimone critico, da inviato non embedded, Nicastro smaschera le bugie della propaganda, ricorda le promesse non mantenute. In evidenza ci sono le responsabilità della politica, che ha mandato donne e uomini in Iraq senza il necessario equipaggiamento, ma anche gli errori dei generali che hanno abbandonato Nassiriya in mano alle milizie dei fondamentalisti.
Di seguito il link a un’intervista che Andrea Nicastro mi ha rilasciato un paio di giorni fa a Milano, a margine di una presentazione del suo volume.

Vedi intervista su www.arcoiris.tv

La legalità fa male

Settembre 6, 2006 on 2:30 pm | In Legalità | 3 Comments


Gian Carlo Caselli

Sul finire della passata legislatura una legge contra personam unam, peraltro contrastata fiaccamente dall’opposizione e da alcune componenti del Csm, ha impedito a Gian Carlo Caselli di concorrere all’incarico di procuratore nazionale Antimafia. Gli esecutori del provvedimento punitivo furono espliciti: occorreva tutelare la politica dal rischio di inchieste destabilizzanti condotte da magistrati non controllabili. Fu un momento rivelatore. Oltre un certo limite, il “sistema” non può tollerare il controllo di legalità e l’accertamento della verità nel delicato ambito delle collusioni fra esponenti delle Istituzioni e poteri criminali. Chi si avventura oltre rischia di essere fatto fuori: con il tritolo, con le campagne di stampa o con una legge. Per non dimenticare, ecco il resoconto di un dibattito svoltosi a Milano il 15 dicembre 2005 in occasione della presentazione del volume di Caselli “Un magistrato fuori legge” (Melampo editore, a cura di Mario Portanova).
Per gentile concessione dell’autore, propongo qui la prefazione di Gian Carlo Caselli al libro “La polis mafiosa” (a cura di Franco di Maria, Franco Angeli, 2005). Il testo costituisce la base del contributo del procuratore generale di Torino al volume a più mani “Mafia e potere” (Ega editore, 2006). Tema: “il fastidio della legalità”.
Saprà invertire la tendenza chi dai poster elettorali annunciava “la serietà al governo”? Precondizione è il non esser ricattabili. Verificheremo, ma le prime mosse non convincono.

Allegato: Prefazione “La polis mafiosa”

Giornalista galantuomo

Settembre 5, 2006 on 3:01 pm | In Libertà, Informazione | 7 Comments


Corrado Stajano

Non tutto è palude. Qualche esemplare di giornalista galantuomo è ancora rintracciabile. Corrado Stajano, per esempio. Con la scusa di lasciargli il dvd di “Qui Milano libera”, ieri sono andato a fargli visita. Nel film, il giorno stesso delle elezioni, gli chiedevo conto dell’eredità del lustro di governo berlusconiano. Risposta: “Ma è tutto sbrindellato! Sia sul piano economico-finanziario sia a livello etico-civile… Ci sono solo macerie, come dopo una guerra e sarà difficile ricostruire…”. La ricostruzione si sta rivelando più ardua del previsto. Le prime performance del nuovo governo non convincono Stajano. Scelte come l’indulto vip, o l’immobilismo in Rai, di cui ha scritto. E non lo convince per nulla la travagliata preparazione della Finanziaria. “La situazione dell’economia è molto difficile. Il rischio è che Padoa- Schioppa si dimetta, se continuano a tirarlo di qua e di là. E così il governo va con le gambe all’aria”.
Stajano vuole che gli dia del tu e mi suggerisce un tema: la parabola esistenziale degli adepti del partito-azienda, in molti casi convertiti alla religione del potere e del denaro da posizioni di sinistra. Qualcuno, tra loro, un tempo era pure una persona rispettabile. “Bonaiuti, per esempio. Ci conosciamo da tanti anni. Eravamo assieme come cronisti in Irpinia per seguire il dopo-terremoto. Era un bravo giornalista. Adesso fa il portavoce di Berlusconi. Me lo ricordo il giorno delle deposizioni spontanee del capo, al tribunale di Milano. Io ero seduto in prima fila. C’erano lì vicino lui e Pecorella. Mi hanno notato e si sono subito girati facendo finta di niente: m’è sembrato che non volessero incrociare lo sguardo di uno che li aveva conosciuti in un’altra epoca. Alla fine non ho resistito, in corridoio mi sono avvicinato a Bonaiuti e gli ho detto: che vergogna! Per farmi sentire bene, gliel’ho ripetuto due volte”. E lui? “Mi ha battuto la mano sulla spalla e se n’è andato senza dir niente”.
L’umanissimo sentimento del pudore sembra anch’esso in via di estinzione.
Forse si potrebbe scrivere un pezzo di storia d’Italia recente attraverso le biografie di certi personaggi. “Ma bisognerebbe farlo in modo approfondito, con stile narrativo”. Coglierei al volo la sua dritta e mi metterei all’opera, se solo non temessi di concludere poco: non credo che certe luminose figure accetterebbero di farsi intervistare dall’offensore del loro capo…
Chiedo a Stajano quale sia la molla di tutte queste conversioni: solo il denaro? “Il denaro certo conta molto, ma il potere è qualcosa di più complesso: è l’esigenza di contare, di sentirsi qualcuno, di avere le cose prima degli altri, di essere cercati, quelle trecento telefonate quotidiane di Moggi per esempio…”.
Si potrebbe guardarla anche da un altro punto di vista: la famosa cultura di sinistra in questo Paese ha prodotto figure mostruose, bandiere al vento, opportunisti di ogni risma, che magari ora passano per intelligentoni che han capito come si vive. Non è un caso, penso, che nella cerchia dei più risoluti avversari del partito azienda, i cosiddetti “demonizzatori”, di ex ragazzi rossi se ne contino ben pochi. Ma non voglio infierire.
Mi stupisce piuttosto e rallegra che, a margine della palude, ci sia ancora qualcuno come Stajano, che nel giugno del 2003, per nulla preoccupato di non essere più cercato, si dimise dal Corriere della Sera “per protesta” con questa lettera di addio. Una lezione, anche di stile.

PS: per altissimi e magrissimi impegni istituzionali sopraggiunti, Piero Fassino domani non sarà alla festa dell’Unità di Milano. Proprio ora che avevamo tutto pronto per dargli il benvenuto! Dicono che verrà il 18. La nostra iniziativa è rinviata a quel giorno.

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Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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