Inciucista doc

Ottobre 31, 2006 on 1:32 pm | In Politica | 4 Comments


Giovanni Pellegrino

In Italia c’è un’emergenza democratica: impedire che Cesare Previti sia cacciato dal Parlamento. Un’impresa difficile, visto che il nostro è stato condannato in via definitiva per corruzione a sei anni e all’interdizione dai pubblici uffici. Ma non impossibile, considerato che siamo la patria del cavillo.
Ha deciso di prestare alla nobile causa la sua competenza d’avvocato Giovanni Pellegrino, gia senatore, già presidente della commissione Stragi, ora presidente della provincia di Lecce. Democratico di sinistra, garantista doc.
Sarà lui ad assistere Cesarone il 7 novembre davanti alla commissione parlamentare che dovrebbe deciderne la decadenza. Si sacrifica per noi (sono certo che la sua intima motivazione sia questa), per levarci di dosso la pessima fama di “demonizzatori” e “giustizialisti”. Come non essergli grati, eh?
Poche voci hanno mostrato di non apprezzare il gesto: segnalo quella di Nando Dalla Chiesa, che inquadra il fatto e ci ricorda chi sia Giovanni Pellegrino. Un eterno criticone, questo Dalla Chiesa, che proprio non capisce come gira il mondo, eh?
Non mi stupirebbe che i capi di Forza Italia decidessero di zittire queste voci con una mossa a sorpresa, in perfetto stile “bipartisan”: l’annuncio che l’avvocato Nicolò Ghedini ricambierà la cortesia difendendo gratuitamente il previti della controparte: Giovanni Consorte. L’indulto non basta. Ci vuole l’assoluzione tombale, con tante scuse e la restituzione del malloppo.
Tutti uniti contro la dittatura della legge! Questa è la vera emergenza democratica.

 

 

Giornalista a chi?

Ottobre 30, 2006 on 1:14 pm | In Politica | 6 Comments


Antonio Russo

Nel 1945 Luigi Einaudi scriveva a proposito dell’Ordine dei giornalisti: “L’albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti”. E non aveva ancora visto all’opera Giuliano Ferrara.
Concordo. L’ordine dei giornalisti dovrebbe essere abolito, sostituito da una libera associazione. Per un motivo di semplice buon senso: serve a escludere, non a selezionare. Se la sua funzione fosse selettiva, i peggiori ceffi del giornalismo italiano ne sarebbero stati cacciati: i collaboratori dei servizi segreti, i ruffiani, i manganellatori, i velinari, i calunniatori, gli adulatori, gli squadristi. Invece no: nemmeno se si è al soldo di un servizio segreto deviato si viene radiati dall’ordine. Al massimo se ne viene sospesi per un anno, com’è capitato all’agente Betulla, prontamente difeso come un eroe della lotta al terrorismo. Questo vuol dire che la reputazione personale è considerata un optional, un bene negoziabile in cambio di progressioni in carriera, arricchimento, concessioni alla morale corrente, fedeltà ai voleri del tiranno di turno. E ognuno, come spesso ricorda Enzo Biagi, ha il suo preferito.
Come la serva di Totò, l’Ordine dei giornalisti serve. Serve a controllare l’accesso alla professione giornalistica, regala ai suoi membri non pochi benefici per averne in cambio gratitudine sotto forma di buona creanza, fa credere al grande pubblico che la credibilità dell’operatore dell’informazione dipenda da un patentino, ottenuto dopo 18 mesi di banale praticantato (per lo più ottenibile mediante raccomandazioni) e il superamento di un esamino di cultura generale.
Chiedono l’abolizione dell’Ordine tante voci autorevoli: per esempio Federico Rampini in un lucido intervento sul penultimo numero di Micromega e Gian Antonio Stella, sull’ultimo Magazine del Corriere della Sera. Ma difficilmente assisteremo alla rottamazione di questo ferro vecchio nell’arco delle nostre vite. L’Ordine sarà giudicato sempre meno affidabile, ma è destinato a sopravvivere, accompagnandola, alla mutazione genetica del giornalismo italiano: da quarto potere a scendiletto del Potere. E per fortuna, ora, c’è Internet.
Gli iscritti più autorevoli, quelli che devono al valore del proprio lavoro il rispetto e la stima dei lettori, sono le foglie di fico del sistema. Dovrebbero andarsene, non rinnovando la tessera e dichiarando pubblicamente di rinunciare a far parte di un club che annovera come propri membri gente come Farina, Rossella e Fede. Ma per scelte di questo tipo non basta essere buoni giornalisti: servono - direbbe De Gregori - coraggio, altruismo, fantasia. Qualità di cui era dotato Antonio Russo, inviato di radio radicale, trovato morto con il torace sfondato la mattina del 16 ottobre del 2000 nei pressi di Tblisi, in Georgia, ucciso per i suoi reportage dalla Cecenia. Era il migliore, non aveva tessere.

Il Cielo d’Irlanda

Ottobre 29, 2006 on 6:39 pm | In Informazione | 5 Comments

Gli abusi sessuali su minori sono ancora più tragici quando ad abusare è un uomo di Chiesa. Lo abbiamo sempre pensato. Consola ora sapere che lo pensa anche papa Ratzinger. 
Ieri Benedetto XVI, nel corso dell’udienza ai vescovi della Conferenza Episcopale d’Irlanda, ricevuti in occasione della loro visita Ad Limina, ha affrontato il problema. Non casualmente, visto che la Chiesa d’Irlanda è stata duramente scossa, negli anni scorsi, da scandali di pedofilia e relativi insabbiamenti. ”Nei casi nei quali dei religiosi si siano macchiati di atti di pedofilia è necessario - ha dichiarato il papa - ”stabilire la verità di quanto accaduto, al fine di adottare qualsiasi misura sia necessaria per prevenire la possibilità che i fatti si ripetano, garantire che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, portare sostegno alle vittime e a tutti quanti siano colpiti da questi enormi crimini”. 
 ”Nell’esercizio del vostro ministero pastorale - ha proseguito il Pontefice, rivolto ai vescovi d’Irlanda - avete dovuto fare fronte negli anni recenti a molti e terribili casi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando ad abusare è un uomo di Chiesa. Le ferite causate da tali atti agiscono in profondità ed è un’operazione urgente ricostruire la fiducia e la sicurezza là dove esse sono state danneggiate”. Dopo aver elencato le sue raccomandazioni e le corrette modalità per affrontare efficacemente il problema, papa Ratzinger ha aggiunto che solo “in questo modo la Chiesa in Irlanda potrà crescere più forte ed essere ancora più capace di dare testimonianza della forza redentrice della croce di Cristo”. “Il pregevole lavoro e l’abnegazione della grande maggioranza dei sacerdoti e religiosi d’Irlanda - ha concluso - non devono essere oscurati dalle trasgressioni di alcuni dei loro fratelli. Sono certo che la gente lo capisca e continui a guardare al suo clero con affetto e stima”. 

Ben detto! Ora naturalmente è legittimo attendersi comportamenti conseguenti: risarcimento alle famiglie, piena collaborazione con la giustizia, inchieste interne, espulsione dal clero dei colpevoli e degli insabbiatori (a cominciare da Sua Eminenza Francis Bernard Law, già arcivescovo “poco vigilante” di Boston), campagne di prevenzione del fenomeno. In primo luogo è una questione di giustizia. In secondo luogo ne va della credibilità della Chiesa, visto che il viziaccio è assai diffuso e non è sempre facile mettere la sordina agli scandali, come si è troppe volte tentato in passato (più o meno per cinquant’anni nel caso di padre Marciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, “messo a riposo” dalla Congregazione per la dottrina della fede soltanto nel 2002, a 86 anni). 
Ma non sarà semplice estirpare il fenomeno. Alla base delle “devianze” sessuali interne alla Chiesa cattolica, c’è la sua concezione della sessualità, incentrata su divieto e peccato.
Quanto tempo e quanti altri scandali e autocritiche si susseguiranno prima che alle donne e agli uomini di Chiesa sarà permesso di vivere l’amore terreno, nella grazia di Dio, alla luce del sole?  Propongo una soluzione dal basso: un bell’outing di massa da parte di suore, preti e monaci, che decidano di rivelare i propri amori, rivendicando il diritto all’amore e al piacere quali doni divini.
Quel giorno ripeteremo volentieri l’antica formula: oportet ut scandala eveniant.

Comitato Verità su Andreotti

Ottobre 28, 2006 on 1:53 pm | In Informazione | 96 Comments

Torno sulla vicenda Andreotti, che mi sembra emblematica.
Ho deciso di fondare un comitato, per diffondere informazione sulla sentenza definitiva che in nome del popolo italiano ha ritenuto il più longevo governante italiano responsabile del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, pur assolvendolo per decorrenza dei termini della prescrizione.
Il comitato si chiamerà: “Comitato per la verità su Andreotti”.
La sua prima iniziativa sarà una lettera alle alte cariche dello Stato per ricordare loro quella sentenza. La sua seconda iniziativa sarà una lettera ai membri della commissione parlamentare Antimafia per chiedere una sessione di lavoro dedicata ai rapporti fra esponenti delle Istituzioni e cosche mafiose, con l’audizione del senatore a vita Giulio Andreotti. La sua terza iniziativa sarà una lettera all’Anci (associazione dei Comuni italiani) e in prospettiva a tutti i sindaci italiani per documentarli della vicenda e chiedere loro di pensarci bene prima di intitolare, quando arriverà il momento della dipartita del tartarugone, vie, piazze, biblioteche a un senatore a vita giudicato dalla Giustizia italiana un colluso con la mafia. La sua quarta iniziativa sarà il montaggio di un film documentario sul processo Andreotti, le sue risultanze e la sua mistificazione, da diffondere in rete. La sua quinta iniziativa sarà una manifestazione davanti al Senato, con volantinaggio di un estratto della sentenza e l’interlocuzione con i senatori eletti nelle liste dell’Unione, quasi tutti reticenti su questa storia. Non dimentico al riguardo la reazione dell’onorevole Brutti, Ds. Un paio d’anni fa, nel corso di un dibattito, gli chiesi una riflessione sulla presenza in Senato di un prescritto per mafia. Al momento delle risposte si dimenticò della domanda. Lo interpellai in privato, a bordo palco. E questa volta mi rispose: “Ma su Andreotti non ho alcuna reticenza: quello è un delinquente”. A microfoni spenti trovò il coraggio. In pubblico ritenne prudente sorvolare. Ho letto qualche giorno fa una sua dichiarazione a margine dello scandalo delle intercettazioni abusive: “Non dobbiamo lasciare alla sola magistratura il compito di fare pulizia”. Ben detto: e per questo nasce il comitato Verità su Andreotti. Chi vuole aderire e collaborare alle sue iniziative, me lo dica.

Pennsylvania Avenue 1600

Ottobre 27, 2006 on 3:57 pm | In Libertà, Democrazia | 1 Comment

 

Eccola, l’altra America. Ha il volto di “Conchita” Picciotto e William Thomas. Dal maggio 1981 (all’inizio lei sola) questi due matti manifestano ininterrottamente, davanti alla Casa Bianca, contro la follia della guerra. I presidenti passano, loro restano. Hanno iniziato con Reagan, in piena guerra fredda; sono ancora lì con Bush jr, nei giorni dell’inferno irakeno. Manifestano, coinvolgono, informano. A turni di sei ore. Sono stati arrestati più volte. Hanno provato in mille modi a farli sloggiare, ma loro resistono con l’energia ostinata degli idealisti. Si sono dati una missione: testimoniare la necessità di un pensiero alternativo a una volontà di potenza che si fonda sull’industria bellica e sull’esercito. Si sono dotati di un sito internet, dove raccontano le loro mille iniziative: www.prop1.org.
Dopo due guerre preventive, dopo la sfilza di misfatti delle agenzie governative, dopo il patriot act, dopo Guantanamo, se la locuzione “democrazia americana” ha ancora un senso, lo si deve anche a persone come Conchita e William. Se passate da Pennsylvania Avenue, andateli a trovare.
 

 

I ladri di Stato non si toccano

Ottobre 26, 2006 on 1:15 pm | In Politica | 11 Comments

Ho un amico a Bologna che si chiama Riccardo Lenzi, detto Cinno. Fino a ieri era un gran bel guastafeste. Ora ha deciso di appendere il megafono al chiodo, nauseato più che deluso dalla politichetta puffona. E lo capisco. Per fortuna suo padre Norberto, magistrato di lungo corso, resiste. Ecco l’ultimo suo sfogo, inviatomi dal figlio.

“Ogni giorno che passa questo Governo sparge sale sulle ferite di questo povero magistrato terminale. Auguro miglior fortuna ai giovani, perchè sono ormai quarant’anni che mi trovo ad “amministrare giustizia” tra colpi di Stato e colpi di spugna. Per fortuna sono passati solo i secondi, ma sono passati tutti e bene, imprimendo nelle nostre menti un messaggio forte e chiaro: i ladri di Stato non si toccano. Negli anni 70 un vento nuovo aveva attraversato la magistratura, molti di noi si erano battuti con successo per superare la subalternità agli altri poteri dello Stato e per affermare i principi costituzionali negletti. La autonomia della magistratura, che dovrebbe essere considerata una condizione normale, ha iniziato da subito a dar fastidio. Sono state smantellate le figure del pretore e del giudice istruttore perchè troppo efficienti e poco condizionabili e si è cominciato a smussare le norme che consentivano il controllo sulle zone che si volevano riservate alla pubblica amministrazione (invocando quel paragone calcistico della invasione di campo che sarà poi tanto caro a Berlusconi). E cominciò l’opera di delegittimazione di una magistratura che era diventata scomoda non essendo più prona. Iniziarono Craxi e Pannella con il famoso referendum sulla responsabilità dei giudici, dove, praticamente, la domanda era: un giudice che sbaglia deve pagare o no? Se formuli così un quesito come vuoi che finisca? Come sarebbe finito un referendum impostato sulla domanda: un politico che ruba può essere rieletto o no? Non ho dubbi sulla risposta. I dubbi sarebbero sul rispetto della volontà popolare, visto il numero di pregiudicati che siede in Parlamento. Poi sono venuti D’Alema e Berlusconi che hanno creato un processo che si potrà anche chiamare “giusto”, ma che ha condotto alla paralisi. Se qualcuno che attendeva l’esito di un processo avesse potuto scegliere tra un risultato imperfetto e nessun risultato, avrebbe sicuramente chiesto di lasciare le cose come stavano. Poi Berlusconi è andato avanti da solo creando norme che lo salvavano dai suoi processi ma avevano il difetto (sono i guai delle democrazie) che poi valevano per tutti causando l’allungamento dei tempi a dismisura. In tale situazione invece di cercare di accorciare i tempi del processo, si è pensato bene, con la Cirielli, di accorciare i tempi della prescrizione, così nessun processo riesce più ad arrivare alla fine, ma in compenso si soffre per meno tempo. In questi giorni la Corte Costituzionale ha bocciato quella parte della Cirielli che, grazie ad una obliqua mediazione di Casini, salvava una parte dei processi in corso. Dicono che ci sia stata battaglia e che abbia prevalso questa soluzione per 8 voti a 7 (determinante, immagino, quello dell’avv. Vaccarella, ex studio Previti). La Corte dovrà anche nei prossimi giorni occuparsi della legge Pecorella (altro pezzo pregiato dello strano zoo di Berlusconi) che impedisce l’appello del P.M. in caso di assoluzione dell’imputato in primo grado. A me interessa fino a un certo punto di sapere se queste norme sono incostituzionali o no (anche se penso che lo siano), ma interessa molto sapere perchè queste leggi, così come quella sull’ordinamento giudiziario, che urtano contro il comune buon senso e che il centrosinistra chiamava con noi leggi-vergogna prima delle elezioni, siano ancora lì. Quando l’attuale premier, sillabando come solo lui sa fare, ci disse che sarebbero state CAN-CEL-LA-TE”. (Norberto Lenzi)

Rinvio per indisponibilità del fascicolo

Ottobre 25, 2006 on 3:04 pm | In Legalità | 7 Comments

Non è stato l’ultimo atto. 
Il Processo Puffone è aggiornato al 22 novembre, ore 11,30. Motivo? Il pubblico ministero non aveva il fascicolo. Non ho ben capito se non è stato trasmesso o se è andato perso in qualche archivio. Sta di fatto che la pubblica ministera onoraria (la quale pure avrebbe dovuto sapere che la mia causa era in discussione questa mattina) ha fatto sapere di non averlo.  Ho scoperto l’inghippo per caso, prima che si appalesasse ufficialmente alla chiamata del mio processo, andando in cancelleria a chiedere l’autorizzazione per effettuare delle riprese con la videocamera (autorizzazione che non mi è stata né concessa né negata: la giudicessa di pace ha stabilito di non essere competente!). Sia la giudicessa di pace sia la pubblica ministera sapevano benissimo che il Processo Puffone non si sarebbe discusso oggi, ma nessuno si è premurato di avvisarci, prima che il mio avvocato, da me informato, non ha chiesto lumi. A quel punto la giudicessa di pace ha preso atto del problema e la pubblica ministera onoraria ha telefonato alla cancelleria della procura per informarsi meglio e le è stato risposto che avevano bisogno di un “congruo” periodo di tempo per le ricerche. E così abbiamo regalato un’altra mattinata alla “Giustizia” italiana. 
Naturalmente il querelante era assente, “ed è comprensibile, visto che essendo un politico ha cose più importanti da fare”, ha chiosato la giudicessa, la quale ha fatto sapere di avergli notificato il decreto di fissazione dell’odierna udienza “presso la sede del partito di cui il dottor Berlusconi è presidente”. Come se non avesse un indirizzo di residenza. Funziona così a Puffonia.
Appuntamento al 22 novembre. Mi porterò il megafono.
  
 

Tutti allo Strehler questa sera

Ottobre 24, 2006 on 1:43 pm | In Politica | 2 Comments

Questa sera è prevista a Milano la prima di uno spettacolo curato da Lucio Dalla. Titolo: Speak Truth to Power, ovvero Dire la Verità al Potere. Un progetto dell’Associazione Robert Kennedy. Tratto dal libro di Kerry Kennedy.
Visto il tema, può essere una buona occasione per dire la verità sul regime di Putin e la repressione in Cecenia, una verità negata o sottaciuta dalle diplomazie occidentali.
Liberi da amicizie mafiose, code di paglia e ottuse fedeltà alla ragion di Stato, almeno noi possiamo dirlo ad alta voce: PUTIN MAFIOSO o “PIDOCCHIO SOVIETICO”, come lo definiva Anna Politkovskaja. L’oligarchia militarista e mafiosa che domina a Mosca ha infatti in questo ex funzionario dei servizi segreti il suo garante. Esporremo il concetto in un grande striscione, amorevolmente cucito dall’amica Costanza, in nome dei tanti giornalisti uccisi in Russia in questi anni e delle vittime innocenti della repressione in Cecenia.

L’appuntamento è per le ore 20,20 davanti al teatro Strehler (fermata del metro Lanza). Venite anche voi?

Lettera da Napoli

Ottobre 24, 2006 on 10:35 am | In Legalità | 4 Comments

Continuo della serata del 29 settembre.... — Gli amici di Beppe Grillo di Napoli

Ho chiesto a un mio nuovo amico napoletano, Michele Carandente, di raccontarmi qualcosa della sua città. Ecco la sua lettera.

“Napoli non è una città come tante: lo si sa dai giornali, dai morti per strada, dalla spazzatura che invade i marciapiedi. Quello che non si sa, non abbastanza almeno, è che ci sono tantissime persone che dedicano gran parte del loro tempo a cercare di cambiare questo stato di cose. Non ci riferiamo ai politici, ai Bassolino o Iervolino che da quindici anni governano (o per meglio dire: dominano) la città, la provincia, la regione, nossignore! Ci riferiamo a persone estranee ai giochi di potere ai quali si è sottoposti se si fa politica nei partiti, a persone che la politica la fanno per strada, tra la gente.
Napoli è una città dove mentre passeggi corri il rischio di trovarti coinvolto in una sparatoria e di essere ucciso, ma è anche una città dove vengono spesi 4 milioni di euro per una festa, per una “Notte bianca”, soldi che magari avrebbe più senso spendere nella sicurezza del cittadino. E’ come se si volesse dare il contentino ad una popolazione affranta da una tragica quotidianità, organizzando una notte di concerti e spettacoli, per far poi dimenticare le restanti 364 notti di terrore. E’ per questo motivo che lo scorso 30 settembre, in concomitanza con la suddetta Notte bianca, il gruppo degli “Amici di Beppe Grillo di Napoli” si è ritagliato il suo spazio in una piazza e ha lanciato un messaggio: “fermiamoci a riflettere”. Sulle note di Ludovico Einaudi una cinquantina di ragazzi, vestiti di bianco, sono restati l’intera notte seduti in silenzio ad osservare un grandissimo lenzuolo, dov’era disegnata una sagoma ed erano incisi i nomi delle innocenti vittime della criminalità, persone come Silvia Ruotolo, persone come noi che hanno avuto il solo torto di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Quei ragazzi non erano soli, tanta gente di passaggio si è fermata a riflettere; c’erano i parenti di alcune delle vittime, persone che hanno imparato sulla loro pelle cosa vuol dire vivere in questa città.
A Napoli la delinquenza, organizzata e non, si sta facendo sempre più brutale: le grosse famiglie camorristiche resistono ormai solo in provincia, mentre per i vicoli del centro storico il potere è in mano a bande di ragazzi appena maggiorenni che inseguono il sogno della bella vita, dei soldi facili, della cocaina che ti dà una spinta in più. E le vittime sono sempre le stesse: la popolazione e i negozianti. Dopo l’indulto poi la situazione è andata ancora peggiorando. Ci si chiede allora cosa possiamo fare noi inermi cittadini. Beh, in effetti qualcosa di facile da fare c’è: potremmo orientare i nostri acquisti verso un consumo critico antiracket. E’ l’idea che stanno portando avanti altri ragazzi, quelli che hanno dato vita all’associazione Contracamorra (www.contracamorra.it). Seguendo le orme dei loro amici palermitani di Addiopizzo, vogliono creare una lista di negozi “pizzo free”, gestiti da commercianti che hanno avuto il coraggio di denunciare i loro estorsori, e orientare verso di loro gli acquisti, premiando chi ha fatto una scelta giusta e coraggiosa. Sul loro sito web e in vari chioschi in città i ragazzi di Contracamorra stanno raccogliendo delle firme a sostegno di questa iniziativa.
Napoli non è una città senza speranza, ma ci sono dei problemi che non sono risolvibili dall’oggi al domani; c’è una fetta di abitanti che va fortemente sensibilizzata su semplici valori, che sono poi i cardini della normale convivenza civile, e ci sono altri abitanti che provano a farlo, mentre lo Stato e le istituzioni molto spesso latitano. Fin quando non ci si riesce, Napoli sarà una città dalle due facce, la città del sole e la città del far-west. (Michele Carandente)

Video dell’altra Notte bianca

Specialista in autocritica

Ottobre 23, 2006 on 5:09 pm | In Politica | 2 Comments

Ci sono gli specialisti in autocritica. Uno di questi è Piero Fassino.
Fece tempestiva autocritica negli anni ottanta per gli “errori di valutazione” del Pci sui fatti del ‘56 in Ungheria. S’autocriticò poi per l’austerità di Berlinguer, alla quale comprese tardivamente di preferire la “modernità” craxiana, con contestuale omaggio all’intelligenza di Ferrara, “che rimane uno di noi e con il quale prima o poi ci ritroveremo”. Più recentemente, ha riconosciuto alcune leggerezze nei giorni imbarazzanti della scalata Unipol-Bnl, promettendo riforme, svolte radicali, grandi cambiamenti nel rapporto fra politica ed economia, perfino “codici etici” (al plurale). Acqua passata. L’altro ieri il buon Fassino ha abbozzato un’autocritica perfino sull’indulto. Incalzato sul tema financo da Montezemolo (”l’unico accordo fra maggioranza e opposizione è stato per liberare dei mascalzoni!”), alla direzione della quercia a un certo punto ha affermato: ” (I cittadini) non apprezzano quei provvedimenti che appaiono espressione di un vecchio modo di governare. Così è stato per l’indulto, percepito come un provvedimento di sola emergenza, rischioso per la sicurezza dei cittadini e incapace di rimuovere le cause della stessa emergenza carceraria”.
Vero è che dal modo in cui l’ha detto, nell’inciso di una lunga relazione, sembrerebbe quasi che la colpa sia nostra, che l’abbiamo percepito così. Ma l’arte dell’autocritica prevede la sapienza nell’uso delle parole: non bisogna scomporsi mai e al massimo si possono ammettere errori di comunicazione. Ad essere sinceri, dell’indulto numerosi cittadini hanno percepito altre sfumature: per esempio il fatto che serviva ai consorte e ai previti di quest’Italia, ed è per questo che s’è trovato facilmente un accordo “bipartisan” in Parlamento. Un accordo fulmineamente trasformato in legge dello Stato, nell’afa di fine luglio, con gli italiani in vacanza: non sia mai che percepissero troppo presto che quella legge, oltre che inutile, era una porcata.
Ma bando allo sdegno. L’importante è comprendere il metodo dell’autocritica, che ha questo schema: prendere una decisione irresponsabile sulla testa della gente, difenderla come buona e giusta e vedere l’effetto che fa, se necessario ammettere successivamente che ci si era sbagliati nel farsi capire e promettere una svolta, poi rimanere impassibili in attesa che l’oblio calmi gli animi dei soliti rompiscatole, fino alla prossima porcata e alla conseguente, sapiente autocritica.
Propongo dunque di giocare d’anticipo. Quale sarà il tema della prossima autocritica?
Io butto lì questo: l’Antimafia.
Non escludo che in una delle prossime riunioni al Botteghino, magari all’indomani dell’ultimo delitto eccellente, in un inciso della sua lunga relazione, il buon Fassino si sbilanci a dire:

“… Ed è su questo tema delicato della lotta alla mafia, cari compagni, che occorre una svolta. L’Unione aveva suscitato la speranza in un grande cambiamento al’insegna della cultura della legalità e della fermezza nei confronti delle organizzazioni criminali e delle loro complicità. Un autorevole esponente del fronte Antimafia come Tano Grasso ci ha ripetuto spesso, dai primi mesi di questa legislatura, di non veder alcun segnale di svolta. E noi, troppo presi da un’agenda fitta di urgenze, avremmo fatto meglio a prestargli maggiore attenzione, perché i cittadini hanno percepito come un allentamento della nostra tensione etica. D’ora in poi un severo impegno Antimafia dev’essere in cima alla lista delle nostre priorità, nell’azione di governo come in Parlamento”.

E per voi, quale sarà il tema della prossima, incidentale autocritica di Piero Fassino?

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Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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