Pollari e Mori, go home!
Ottobre 19, 2006 on 12:51 pm | In Democrazia, Legalità |

Conoscete queste facce?
La prima è di Nicolò Pollari, la seconda di Mario Mori.
Il primo è capo del Sismi. Il secondo è capo del Sisde.
Questi due signori, confermati nei loro incarichi dal governo Prodi, dovrebbero essere cacciati al più presto perché sono reticenti su questioni cruciali.
Nicolò Pollari è il responsabile di un apparato che non ha mai chiarito la collaborazione con la Cia nel sequestro di Abu Omar, un apparato di sicurezza che tentava di boicottare le indagini della procura di Milano, spiava alcuni giornalisti, altri ne aveva a libro paga. A lui riferiva quel tale Pio Pompa, che aveva messo in piedi una centrale di spionaggio illegale nel cuore di Roma; a lui riferivano alcuni dei personaggi coinvolti nell’attività di spionaggio e dossieraggio abusivi della banda Telecom. Quand’è stato chiamato a riferire su tali questioni in Parlamento, Nicolò Pollari ha balbettato, ha alluso, s’è trincerato dietro i “non ricordo”, per trovare infine protezione all’ombra del segreto di Stato. Delle due l’una: o Pollari sapeva e non si è opposto, oppure non sapeva e non ha saputo controllare. In ogni caso è tempo che se ne vada.
Mario Mori è l’ex colonnello dei Carabinieri del Ros che lasciò incustodita l’abitazione di Salvatore Riina, poche ore dopo il suo arresto. Era il 15 gennaio del 1993. Finì che la casa del capo di Cosa Nostra fu tranquillamente ripulita dai mafiosi, archivi e pizzini compresi. Su quella oscura vicenda, com’è noto, è stato celebrato un processo, imputati lui e il capitano “Ultimo”. L’accusa era di favoreggiamento alla mafia: secondo i pubblici ministeri i capi dei Ros avrebbero chiuso un occhio, interrompendo gli appostamenti senza comunicarlo alla magistratura, nel contesto di una trattativa segreta fra pezzi dello Stato e Cosa Nostra, una trattativa confermata dagli stessi interessati e dichiaratamente rivolta ad arginare la strategia stragista della mafia. Al processo, nel febbraio scorso, il generale Mori è stato assolto per mancanza di elementi a sostegno del dolo, ma la sentenza del Tribunale di Palermo ha sottolineato che quella grave omissione configura una responsabilità disciplinare. Non solo. Il Tribunale ha stigmatizzato anche la scelta di trattare con Cosa Nostra mediante il boss Ciancimino. Quella trattativa avrebbe creato nei capi della mafia siciliana la “devastante consapevolezza” di poter venire a patti con lo Stato, tra l’altro alla vigilia di nuove stragi probabilmente finalizzate ad alzare il prezzo.
Ce ne sarebbe abbastanza, in un paese serio, per chiamare Mori a chiarire l’intera vicenda - trattativa segreta, suoi mandanti politici, concessioni da parte dello Stato, vicenda Riina - davanti alla commissione parlamentare Antimafia e, nel caso in cui le sue risposte non fossero ritenute soddisfacenti, per rimuoverlo dall’incarico.
Ma forse i dioscuri Mori e Pollari dispongono di buoni argomenti per convincere gli attuali governanti a confermarli al loro posto, impedendo in tal modo all’opinione pubblica di conoscere la verità. Argomenti che noi non conosciamo e possiamo solo intuire. Argomenti che fino ad ora hanno consentito loro di avvalersi del segreto e dell’oblio di Stato e che forse traggono spunto dai dossier abusivi e chiamano in causa altrui responsabilità, non solo nel trattare con la mafia e nel servire la Cia. Vedi alla voce ricatto.
Esaminando personaggi, fatti e contesto, pur senza una particolare predisposizione alla dietrologia, viene da pensarlo.
13 Commenti »
RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI
Lascia un tuo commento
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
Powered by WordPress with design based on Pool theme by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds.
Valid XHTML and CSS. ^Top^


Questo post solleva inquietanti quesiti su vicende vecchie e nuove. Gli avvenimenti del biennio 1992/93; lo scandalo dello spionaggio Telecom (con annessa vicenda Abu Omar).
Da queste vicende emergono dei perché che fino ad oggi non hanno avuto risposta; dei perché che non sono stati posti dalle forze politiche ma da magistrati, giornalisti, gente comune.
Desta sconcerto il silenzio di Prodi su una vicenda che lo vede anche vittima. La risposta si può trovare in un termine: ricatto. Appunto.
Nonostante tutto, credo che i due personaggi in questione lasceranno i loro incarichi. Ma non è questo il punto, o non è solo questo.
I punti fondamentali sono altri.
A quale titolo e per conto di chi Mori contatta Ciancimino. Come è possibile che Tavaroli, Cipriani e Mancini abbiano operato indisturbati per così tanti anni?
Che significato avevano le bombe del 93?
Esempi di quesiti. Prodi non sembra interessato alle risposte (forse perché qualcuna la conosce?). Così come disinteressata sembra l’intera classe politica.
Tutto ciò non aiuta a dipanare le nubi che avvolgono numerosi avvenimenti della nostra storia.
Maledetti.
ps: sembra stia per uscire una lunga intervista a Gelli per il settimanale “Chi”.
Commento di Andrea Giova — 19 Ottobre 2006 #
esce il libro dl Venerabile, ho letto una parte dell’intervista sull’Espresso..
Quanto vorrei sapere i segreti che sa lui..
Sulla mancata perquisizione del covo di Riina è palese la volontarieta’ dai, ma purtrop non ci sono abbastanza prove per affermarlo con certezza..
ciao Piero
Commento di Trarco Mavaglio — 19 Ottobre 2006 #
Solo un link: http://video.google.it/videoplay?docid=-289320843065373725&q=tarpley
Commento di Giovanni Paolucci — 19 Ottobre 2006 #
Avevo già letto la diatriba Travaglio-Serafini, e resto convinto, come ho scritto, che Mori dovrebbe rispondere davanti a un’istituzione politica e in presenza dei rappresentanti della stampa delle vicende del biennio 92-93. Inoltre, non si comprende il motivo per il quale dopo quella grave omissione, piuttosto dubbia quanto a deontologia professionale, fu promosso fino alla direzione del Sisde.
La Serafini, tra l’altro, sostiene che il pm Ingroia, dopo l’assoluzione di Mori e “Ultimo”, avrebbe dovuto fare appello per un ulteriore accertamento: purtroppo questo non gli è stato possibile per effetto della legge Pecorella.
Commento di Piero Ricca — 19 Ottobre 2006 #
No la Serafini non sostiene che Ingroia “avrebbe dovuto fare appello per un ulteriore accertamento”..assolutamente, questo lo scrivi tu.. Ingroia la causa l’ha persa, tant’è che è stato lui a chiedere l’assoluzione alla fine, dicendo che non metteva assolutamente in dubbio la professionalità degli imputati. Ti manderò l’audio
Comunque nella sentenza c’è tutto..se si ha la pazienza di leggerla.
Commento di cristian corrini — 19 Ottobre 2006 #
mandalo anche a me l’audio grazie
Commento di Trarco Mavaglio — 19 Ottobre 2006 #
lascia la mail
Commento di cristian corrini — 19 Ottobre 2006 #
“…se il pm Ingroia avesse fatto ricorso in appello sarebbe stato meno dispendioso un processo d’appello piuttoto che una commissione parlamentare alla Taormina maniera”. Questo scrive la Serafini sul finale del suo secondo articolo. Si tratta di un’ipotesi impossibile poiché in caso di assoluzione il pm non può più fare appello. Mi sono limitato a sottolinearlo. Oltretutto, la commissione parlamentare che potrebbe avviare una sessione di lavoro sul biennio 92-93 c’è già, non si deve costituire apposta (con relativi costi) come la Commissione Telekom Serbia. Si chiama commissione antimafia, si è formalmente costituita l’altro ieri.
In generale, è sotto gli occhi di tutti che l’azione di contrasto dello Stato alla criminalità organizzata si è fermata proprio quando l’obiettivo di sconfiggerla era più vicino: ovvero nel dopo-stragi. Qualcosa è intervenuto proprio quando le inchieste hanno coinvolto esponenti della cosiddetta borghesia mafiosa, e guarda caso in concomitanza con l’avvento del “nuovo” corso forzitaliota. Chiunque lotti sul fronte dell’antimafia lamenta una legislazione blanda, ipergarantista, incapace di incidere sul fenomeno, rivolta a garantire i santuari del crimine economico spuntando le armi della magistratura e delle forze dell’ordine. Questa legislazione è stata varata negli ultimi dieci anni, non di rado in modo “bipartisan”. Il lustro di governo berlusconiano ha celebrato l’affarismo e l’impunità del potere con la coerenza ben nota e le ovvie ricadute sul crimine mafioso. Nessuna inversione di rotta, fino ad ora, si è registrata nei primi mesi del governo Prodi. Coda di paglia? Intrinseca mafiosità della politica? Patto segreto tenuto in vita da una perdurante capacità di ricatto? Quale sia la causa di questa ritirata strategica può essere oggetto di opinioni divergenti. Che questo sia accaduto con gran vantaggio del crimine organizzato, no.
Un serio discorso da società civile Antimafia dovrebbe esigere verità su questi fatti oltre che leggi, scelte e atti di governo di rinnovato contrasto - a tutto campo - nei confronti della criminalità organizzata.
Commento di piero ricca — 20 Ottobre 2006 #
Rivolta
Commento di vittorio di giacinto — 20 Ottobre 2006 #
Ottimo, Piero. Hai fatto benissimo a riproporre anche tu quest’argomento.
A proposito del processo ad Ultimo e a Mori e al loro comportamento, ecco cosa dice la sentenza: “[…] Il sito, come già detto, fu abbandonato e nessuna comunicazione ne venne data agli inquirenti.
Questo elemento, tuttavia, se certamente idoneo all’insorgere di una responsabilità disciplinare, perché riferibile ad una erronea valutazione dei propri spazi di intervento, appare equivoco ai fini dell’affermazione di una penale responsabilità degli imputati per il reato contestato. […]”
“L’omissione della comunicazione all’Autorità Giudiziaria della decisione, adottata dal cap. De Caprio nel tardo pomeriggio del 15 gennaio stesso, di non riattivare il servizio il giorno seguente, e poi tutti i giorni che seguirono, è stata spiegata dal col. Mario Mori, nella nota del 18.2.93, con lo “spazio di autonomia decisionale consentito” nell’ambito del quale il De Caprio credeva di potersi muovere, a fronte delle successive “varianti sui tempi di realizzazione e sulle modalità pratiche di sviluppo” delle investigazioni che si intendeva avviare in merito ai Sansone, una volta che i luoghi si fossero “raffreddati”.
Ciò però non era e non poteva essere, alla luce della disciplina ex art. 55 e 348 c.p.p. delle attività di polizia giudiziaria.
Ed infatti, fino a quando il Pubblico Ministero non abbia assunto la direzione delle indagini, la polizia giudiziaria può compiere, in piena discrezionalità, tutte le attività investigative ritenute necessarie che non siano precluse dalla legge ai suoi poteri; dopo essa ha il dovere di compiere gli atti specificatamente designati e tutte le attività che, anche nell’ambito delle direttive impartite, sono necessarie per accertare i reati ovvero sono richieste dagli elementi successivamente emersi.
L’art. 348 co. 3 c.p.p., per costante giurisprudenza (Cass. 7.12.98 n. 6712; Cass. 4.5.94 n. 6252; Cass. 21.12.92 n. 4603), pone, una volta intervenuta l’Autorità Giudiziaria, un unico limite alle scelte discrezionali della polizia giudiziaria, quello della impossibilità di compiere atti in contrasto con le direttive emesse.”
E proposito della strampalata teoria di Ultimo secondo la quale un boss, per non coinvolgere i familiari, non terrebbe nella casa in cui abita documenti importanti: “Al di là delle, in più punti, confuse (v. dichiarazioni sulla asserita non importanza dell’abitazione ove il latitante convive con la famiglia, perché non vi terrebbe mai cose che possano compromettere i familiari) argomentazioni addotte dagli imputati, che sono sembrate dettate dalla logica difensiva di giustificare sotto ogni profilo il loro operato, deve valutarsi se quei comportamenti omissivi valgano ad integrare un coefficiente di volontà diretta ad agevolare “cosa nostra”.
Altro che promozione!!
Commento di Marco — 20 Ottobre 2006 #
Ricca ti spiego una cosa, che non pensavo di dover spiegare a nessuno…
Si chiamano servizi SEGRETI proprio perché tu non devi sapere…non c’entra niente trasparenza o non trasparenza, democrazia o non democrazia…alcune cose è bene che non si sappiano, per questioni di sicurezza. E’ bene che non le sappia il normale cittadino, figuriamoci un pericolo ambulante come te.
Lunga vita al Generale Pollari, a Mario Mori, e a tutti gli umili servitori dello Stato. Quelli che mettono a repentaglio reputazione onore e vita per difendere le istituzioni. Neanche paragonabili a chi passa la propria vita a demolirle le istituzioni, solo per acquisire un pò di visibilità.
Touché
Commento di Marco — 1 Settembre 2007 #
Nota per Serpico: la spiegazione di quel PERCHE’ Ultimo l’ha data diverse volte ed è logica e semplice.
- Avevano preso Riina seguendo i suoi contatti e non facendo indagini ambientali sulla villa di via Bernini 54
- Facendo credere di aver beccato Riina per strada, senza conoscerne il nascondiglio, ottenevano due risultati:
1. instillare il dubbio in Cosa Nostra su chi lo avesse tradito
2. non svelando di essere a conoscenza della villa, si faceva credere ai mafiosi che era ancora un posto sicuro che potevano continuare ad utilizzare tranquillamente - ciò avrebbe permesso di acquisire nuove informazioni
- in nessuno dei covi di latitanti sono mai stati trovati documenti importanti. Era ragionevole attendersi altrettanto dalla villa di Riina.
Queste cose le scrive ultimo, non me le sono inventate io ora.
ciao
Commento di Marco2 — 10 Novembre 2007 #
Trovo vergognoso che ci siano persone che si permettono di infangare e calunniare servitori dello stato come Mario Mori, Pollari e Mancini. Vorrei ricordare a tutti che il generale Mori prima di assumere l’incarico alla direzione del sisde faceva parte, insieme al generale Pignero, del nucleo di Dalla Chiesa che ha debellato le brigate rosse di Curcio..trovo singolare che tutti questi personaggi siano stati sistematicamente distrutti da procure notoriamente accusate di
essere rosse, da coloro che invece di amministrare la giustizia si ostinano a perseguire scopi politici…ma magari sono solo coincedenze…
I servizi segreti tutelano il bene supremo della sicurezza del paese e non esiste giornalista, magistrato o TERRORISTA.. che possa interferire creando lotte politico-istituzionali ai danni di coloro che per tutta la vita hanno difeso LA NOSTRA SICUREZZA!
Qualcuno ha scritto che era ora che Pollari se ne andasse…bene intanto il sg. Pollari balbettando…insieme a tutti gli uomini del sismi , mancini in primis, ha sventato ogni attacco terroristico.
Se ci fossero stati centinaia di morti come in inghilterra o in spagna l opinione pubblica al solo udire di un processo a tutela di un terrorista sarebbe inorridita, ma il popolo è bue, basta dire politi corrotti e servizi deviati per appoggiare giornalisti politicizzati.
Se fossi in voi inizierei a riflettere sul fatto che questi uomini vengono distrutti mentre i brigatisti entrano nelle aule del parlamento da professoroni (ex. ronconi) L ITALIA E’ IL PAESE DOVE LE GUARDIE FINISCONO DIETRO LE SBARRE E I LADRI DIFESI…..purchè siano terroristi s intende.
VERGOGNA.
Commento di Federica — 29 Gennaio 2008 #