Processo Puffone: ultimo atto?
Ottobre 22, 2006 on 1:10 pm | In Politica | 4 Comments
Mercoledì 25 ottobre, con inizio alle 11,30, nella sede del Giudice di Pace di Milano (via F. Sforza 23, piano terra, aula 3) è prevista l’ultima udienza del Processo Puffone, originato dalla famosa contestazione a Berlusconi. Lo scorso 4 maggio infatti la Cassazione ha accolto il mio ricorso annullando la precedente sentenza che mi condannava a una multa, con rinvio per il riesame a nuovo Giudice di Pace, che è un avvocato e si chiama Milenca Saldarelli.
Vedremo se l’esito che appare scontato sarà confermato dai fatti oppure ci saranno altre sorprese. Al di là della questione politica, che ormai è nota, la vicenda giudiziaria fa riflettere. Mi limito a poche osservazioni.
- Per un responso definitivo su una querela per ingiuria non sono bastati tre anni dal fatto. Il primo processo è durato quattro udienze, da novembre a febbraio. Prima ancora che il dissesto organizzativo, ben presente anche negli uffici del Giudice di Pace, sono gli inutili formalismi procedurali a dilatare i tempi processuali.
- Le querele per ingiuria sporte dai comuni cittadini normalmente vengono archiviate in automatico, perché gli uffici giudiziari sono intasati da questioni più serie. Se però il querelante è un vip, allora si procede. Questo dimostra che le leggi su misura e il sabotaggio processuale sono l’extrema ratio dei prepotenti. Prima ci sono molti altri filtri, atti a impedire che la legge sia uguale per tutti.
- Uno dei filtri in entrata è l’insindacabilità parlamentare: se un parlamentare diffama o calunnia un cittadino, quella è quasi sempre considerata (dall’apposita giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere) libera critica nell’esercizio della funzione istituzionale. Se un cittadino critica un parlamentare, si va a processo.
- Sempre in tema di filtri. Per ipotesi di reato ben più gravi (abuso di potere, sequestro di persona) a mio giudizio commessi da alcuni rappresentanti della polizia di Milano nei miei confronti (tra l’altro per diretta conseguenza del mio “peccato originale” e relativa identificazione), 19 mesi fa inoltrai un esposto alla Procura della Repubblica di Milano. Nonostante vari solleciti, non ne ho mai saputo nulla, neanche se l’hanno archiviato.
- L’ufficio del Giudice di Pace, affidato a magistrati non di ruolo, e in quanto tali più facilmente condizionabili, forse dovrebbe essere esentato da processi penali che vedano come parte un esponente delle Istituzioni. I magistrati ordinari, dal pubblico ministero alla Corte di Cassazione, passando per il sostituto procuratore generale presso la Cassazione, mi hanno sempre dato ragione. I magistrati onorari, Giudice di Pace e pubblico ministero di udienza, mi hanno dato torto. E forse non è un caso.
- Viene da domandarsi come finirebbero processi come questo, e quanti ne verrebbero celebrati contro i malvisti di turno, se la Magistratura finisse sotto il controllo di fatto del potere esecutivo, come si vuole e non solo da parte del clan capeggiato dal Puffone, con la conseguente selezione politica dei reati da perseguire.
- Il reato di cui sono imputato è interessato dall’indulto. Anche se mi dovessero condannare non pagherò la multa. Questo conferma che la macchina della Giustizia, con tutti i guai che già aveva, girerà a vuoto per anni, visto che per buona parte dei processi, per reati commessi fino al 2 maggio 2006, l’eventuale pena non è esecutiva.
Qui la sentenza della Cassazione
Ipotesi su Prodi
Ottobre 21, 2006 on 5:58 pm | In Politica | 17 Comments
Qual è il destino del governo Prodi? Molti dicono che ha i giorni contati. Qualcuno sta già lavorando al dopo. Nel giro dei bene informati pochi scommettono sulla sua durata. Non viene facile credere che l’attuale, risicatissima maggioranza in Senato possa tenere per l’intera legislatura. Oltretutto il consenso attorno al governo, nei sondaggi, appare in caduta libera (guarda caso dai giorni dell’indulto). E il difficile passaggio parlamentare della legge Finanziaria potrebbe rappresentare il colpo di grazia. Il diretto interessato è convinto di durare cinque anni. Forse non ci crede, ma lo dice: ed è giusto che sia così. Lo rassicura in questa convinzione Fausto Bertinotti, il suo killer politico del 1998. Difficile immaginare che cosa possa capitare.
Formulo qui tre ipotesi, nel caso di una prematura fine del governo in carica, una eventualità - sia chiaro - che giudico probabile, ma non certo auspicabile.
1 Rinasce un Prodi bis con dentro l’Udc e magari altre componenti dell’attuale opposizione.
2 Viene costituito un nuovo governo “tecnico-istituzionale”, con altro leader e il sostegno di Forza Italia.
3 Si va alle elezioni anticipate, che stravincerebbe il Caimano.
Lo so, non sono ipotesti entusiasmanti. Ma è colpa del paesaggio, non di chi l’osserva.
Delle tre, la terza è catastrofica, ma almeno garantirebbe chiarezza, regalandoci la speranza di poter cacciare una volta per sempre gli attuali leaderuzzi unionisti, scolpiti nella mediocrità. La seconda rappresenterebbe il definitivo trionfo della dottrina dell’inciucio, con le conseguenze intuibili. La prima, tutto sommato, sarebbe il male minore, con buona pace della “cultura del maggioritario” s’intende.
Vi viene in mente altro?
Atomiche italiane
Ottobre 20, 2006 on 1:01 pm | In Politica | 2 Comments
Quante bombe atomiche sono gelosamente custodite in Italia? I governi statunitense e italiano non hanno mai dato una risposta ufficiale a questa impertinente curiosità. Un’organizzazione ambientalista Usa, il Nuclear Resourch Defence Council, lo scorso anno ha redatto un rapporto attraverso documenti ufficiali desegretati. Da quel rapporto risultava la presenza in Europa di 480 testate nucleari Usa, di cui 50 ad Aviano e 40 a Ghedi. Nei nostri mari sono anche presenti sottomarini a propulsione nucleare, che rilasciano scorie radioattive e diventano assai pericolosi in caso di incidente. E come se non bastasse si progettano nuove basi militari, da ultima quella di Vicenza.
Un’occasione per fare chiarezza sulle armi di distruzione di massa ospitate in territorio italiano potrebbe essere l’udienza del 23 marzo 2007 davanti al Tribunale di Pordenone. Cinque attivisti friulani del movimento pacifista, infatti, hanno chiamato a giudizio nientemeno che il governo Usa per violazione del Trattato internazionale di non proliferazione nucleare. Nella prima udienza del 7 luglio il giudice aveva ritenuto non infondata la loro richiesta, sulla base di una sentenza della corte di Cassazione che ha ammesso la chiamata a giudizio, anche oltre i confini nazionali, degli Stati accusati di crimini di guerra.
L’iniziativa è sostenuta dall’Associazione internazionale dei giuristi contro le armi nucleari (Ialana), che ha offerto assistenza legale, e da un comitato che si occupa di mobilitare l’opinione pubblica a supporto dell’azione giudiziaria. Il sito di riferimento del comitato è www.vialebombe.org.
Pollari e Mori, go home!
Ottobre 19, 2006 on 12:51 pm | In Democrazia, Legalità | 13 Comments

Conoscete queste facce?
La prima è di Nicolò Pollari, la seconda di Mario Mori.
Il primo è capo del Sismi. Il secondo è capo del Sisde.
Questi due signori, confermati nei loro incarichi dal governo Prodi, dovrebbero essere cacciati al più presto perché sono reticenti su questioni cruciali.
Nicolò Pollari è il responsabile di un apparato che non ha mai chiarito la collaborazione con la Cia nel sequestro di Abu Omar, un apparato di sicurezza che tentava di boicottare le indagini della procura di Milano, spiava alcuni giornalisti, altri ne aveva a libro paga. A lui riferiva quel tale Pio Pompa, che aveva messo in piedi una centrale di spionaggio illegale nel cuore di Roma; a lui riferivano alcuni dei personaggi coinvolti nell’attività di spionaggio e dossieraggio abusivi della banda Telecom. Quand’è stato chiamato a riferire su tali questioni in Parlamento, Nicolò Pollari ha balbettato, ha alluso, s’è trincerato dietro i “non ricordo”, per trovare infine protezione all’ombra del segreto di Stato. Delle due l’una: o Pollari sapeva e non si è opposto, oppure non sapeva e non ha saputo controllare. In ogni caso è tempo che se ne vada.
Mario Mori è l’ex colonnello dei Carabinieri del Ros che lasciò incustodita l’abitazione di Salvatore Riina, poche ore dopo il suo arresto. Era il 15 gennaio del 1993. Finì che la casa del capo di Cosa Nostra fu tranquillamente ripulita dai mafiosi, archivi e pizzini compresi. Su quella oscura vicenda, com’è noto, è stato celebrato un processo, imputati lui e il capitano “Ultimo”. L’accusa era di favoreggiamento alla mafia: secondo i pubblici ministeri i capi dei Ros avrebbero chiuso un occhio, interrompendo gli appostamenti senza comunicarlo alla magistratura, nel contesto di una trattativa segreta fra pezzi dello Stato e Cosa Nostra, una trattativa confermata dagli stessi interessati e dichiaratamente rivolta ad arginare la strategia stragista della mafia. Al processo, nel febbraio scorso, il generale Mori è stato assolto per mancanza di elementi a sostegno del dolo, ma la sentenza del Tribunale di Palermo ha sottolineato che quella grave omissione configura una responsabilità disciplinare. Non solo. Il Tribunale ha stigmatizzato anche la scelta di trattare con Cosa Nostra mediante il boss Ciancimino. Quella trattativa avrebbe creato nei capi della mafia siciliana la “devastante consapevolezza” di poter venire a patti con lo Stato, tra l’altro alla vigilia di nuove stragi probabilmente finalizzate ad alzare il prezzo.
Ce ne sarebbe abbastanza, in un paese serio, per chiamare Mori a chiarire l’intera vicenda - trattativa segreta, suoi mandanti politici, concessioni da parte dello Stato, vicenda Riina - davanti alla commissione parlamentare Antimafia e, nel caso in cui le sue risposte non fossero ritenute soddisfacenti, per rimuoverlo dall’incarico.
Ma forse i dioscuri Mori e Pollari dispongono di buoni argomenti per convincere gli attuali governanti a confermarli al loro posto, impedendo in tal modo all’opinione pubblica di conoscere la verità. Argomenti che noi non conosciamo e possiamo solo intuire. Argomenti che fino ad ora hanno consentito loro di avvalersi del segreto e dell’oblio di Stato e che forse traggono spunto dai dossier abusivi e chiamano in causa altrui responsabilità, non solo nel trattare con la mafia e nel servire la Cia. Vedi alla voce ricatto.
Esaminando personaggi, fatti e contesto, pur senza una particolare predisposizione alla dietrologia, viene da pensarlo.
La democrazia non russa…
Ottobre 17, 2006 on 5:44 pm | In Politica, Libertà, Democrazia, Informazione | 9 CommentsIl silenzio dell’Occidente sulla dittatura in Russia e sulla catastrofe cecena è una vergogna.
Continueremo a dirlo.
Qui il video del presidio al consolato russo della settimana scorsa.
La controriforma Mastella
Ottobre 16, 2006 on 4:08 pm | In Politica | 6 Comments
Che fine ha fatto la riforma dell’ordinamento giudiziario? E’ vero che l’Unione ne ha salvato i nove decimi? Ho chiesto all’amico Francesco Moroni di aiutarci a capire.
“ Hanno svuotato il bicchiere delle nostre illusioni, senza trovare la coerenza e l’onestà politica di approvare quantomeno un provvedimento abrogativo a costo zero che iniziasse a marcare una forte discontinuità rispetto alla concezione napoleonico-burocratica che permea la controriforma Castelli. Dapprima sono entrati in vigore senza modifiche alcuni decreti attuativi, poi altri due (sull’organizzazione delle Procure e gli illeciti disciplinari) sono stati salvati con meri ritocchi cosmetici sulla base di un accordo bipartisan ed infine è stato soltanto sospeso fino al 31 luglio 2007 il decreto che introduce surrettiziamente la separazione delle carriere fra magistrati requirenti e giudicanti. Passata è la tempesta, odo Mastella far festa, ma ai cittadini memori del programma elettorale l’intera vicenda lascia in bocca il sapore amaro dell’ennesima occasione perduta, sacrificata sull’altare dell’irredimibile vocazione compromissoria di una maggioranza che ha dato amplissima attuazione ad una riforma che poteva e doveva istituzionalmente bloccare.
Nelle sue comunicazioni sulle linee programmatiche del dicastero della Giustizia (vedi www.giustizia.it), Mastella aveva promesso, con doviziose e forbite argomentazioni, di rimettere in discussione l’ispirazione autoritaria da ancien régime che caratterizzava i decreti attuativi della legge n.150 del 2005 ma, al di là di alcune rettifiche parzialmente positive, le buone intenzioni si sono tradotte in un’operazione di maquillage normativo che non altera sostanzialmente la fisionomia della riforma. Con buona pace del potere diffuso dei pm di avviare l’azione penale, resta l’ideologia verticistica che prevede una ferrea gerarchizzazione degli uffici requirenti, con il Procuratore della Repubblica titolare esclusivo dell’azione penale e attributario di ampi margini di discrezionalità nell’assegnazione e revoca delle indagini ai suoi sostituti, ridotti a meri bracci operativi privi di reale autonomia e di sufficiente tutela, soprattutto per quanto attiene alla mancata previsione di un vaglio valutativo del CSM sui criteri organizzativi delle Procure.
Nulla poi è stato fatto per riportare nell’alveo della legittimità costituzionale la disciplina dell’istituenda scuola della magistratura, impropriamente dotata di forti poteri di condizionamento della carriera dei magistrati, con conseguente riduzione del CSM ad un ruolo meramente notarile in ordine alle valutazioni di professionalità, che l’art.105 Cost. gli assegna in via esclusiva.
Quanto alla responsabilità disciplinare, nell’ottica di una migliore (ma pur sempre insufficiente) tipizzazione degli illeciti, sono state corrette alcune fattispecie che per la loro eccessiva ambiguità potevano schiudere all’organo competente pericolosi margini di arbitrio nella valutazione dei fatti e nell’irrogazione delle sanzioni, ma non è stato seriamente affrontato il vero punctum dolens, cioè l’obbligatorietà dell’azione disciplinare, che impone di dar seguito a qualunque esposto. Per scongiurare almeno in parte il pericolo di un’incontrollata proliferazione degli esposti, e quindi di un intasamento della Procura generale della Cassazione, si è deciso di istituire presso quest’ultima una sorta di “filtro”, che potrebbe opportunamente bloccare gli esposti palesemente pretestuosi e infondati, presentati da un imputato scontento della sorte della propria causa, ma il meccanismo dell’obbligatorietà comporterà comunque un rischio paralisi nel funzionamento della sezione disciplinare del CSM, chiamata a gestire un enorme flusso di procedimenti entro i termini di decadenza ridotti dalla riforma, con il prevedibile paradosso finale di un’amnistia occulta per tanti magistrati che magari meritano sanzioni.
Non è lecito al centrosinistra trincerarsi dietro l’esiguità dei numeri al Senato, trasformando la fragilità della maggioranza parlamentare in una sorta di alibi permanente per non mantenere le promesse, salvo poi trovare in breve tempo perniciose convergenze con l’opposizione sull’indulto e il decreto anti-intercettazioni. Insigni costituzionalisti come Valerio Onida avevano illustrato la pacifica praticabilità della decretazione d’urgenza, che avrebbe impedito ai decreti attuativi della controriforma Castelli di iniziare a produrre i loro effetti, ma si è preferito ripiegare su un semplice disegno di legge, con la scusa che i risicati numeri al Senato non garantivano una facile conversione in legge del decreto. La bugia ha le gambe corte, perché anche il ddl necessita dell’approvazione parlamentare e i numeri sono i medesimi in entrambi i casi, sicché sarebbe stato opportuno bloccare per decreto la controriforma, anziché darle attuazione! Non vorrei che le remore e gli inciuci che hanno contrassegnato l’iter del ddl Mastella sull’ordinamento giudiziario costituissero i prodromi di un revival della sconcertante condotta parlamentare tenuta dall’Ulivo nel quinquennio 1996-2001, quando sulla giustizia e sulla televisione non si ebbe il coraggio di imporre all’altra metà del Paese il rispetto dei principi costituzionali e legislativi. L’auspicio è che su questi e altri nodi irrisolti (si pensi al mercato del lavoro, alla lotta all’evasione fiscale, alla repressione della criminalità mafiosa ed economica, alla laicità) l’Unione esca dalle secche di una cronica carenza di progettualità e di coraggio politico, ma finora i segnali di discontinuità continuano – purtroppo – a latitare”. (Francesco Moroni)
Sosteniamo Saviano
Ottobre 15, 2006 on 12:13 pm | In Politica | 10 Comments
Questo blog è idealmente vicino a chiunque si prenda la briga di rompere il silenzio dei vili. Quindi è vicino a Roberto Saviano. Per chi non lo conosce, dico che è un giovane studioso napoletano, autore di un bel libro, a metà fra il saggio e il romanzo autobiografico: “Gomorra” (edizioni Mondadori). Il sottotitolo è eloquente: “Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra”. Roberto si è preso la briga di raccontare la realtà della criminalità organizzata in Campania. Il libro ha avuto un grande successo. Ad ogni presentazione Roberto si è scagliato contro i boss e ha chiesto ai cittadini di ribellarsi. Lo ha fatto anche nelle terre che i camorristi considerano cosa propria. Per questo ha ricevuto minacce e intimidazioni. L’ho conosciuto quest’estate a Milano. A chi gli ha domandato se avesse paura ha risposto: “Paura di venir fatto fuori, per il momento no; piuttosto temo che anche su di me giochino a shangai: ti screditano, ti diffamano, ti isolano, ti fanno terra bruciata intorno, pezzo a pezzo, come è accaduto a molti altri in passato; il fuoco semmai arriva dopo”.
Roberto Saviano non dev’essere lasciato solo. C’è un’iniziativa on line, che offre la possibilità di sottoscrivere un appello. Fatelo, se credete.
In memoria delle primarie
Ottobre 14, 2006 on 7:39 pm | In Politica | 9 Comments
Lunedì 16 ottobre le primarie nazionali festeggiano un anno. Fu un bel giorno, il 16 ottobre 2005. Gli elettori di centrosinistra furono chiamati a scegliere il candidato alla presidenza del Consiglio. Risposero in oltre 4,3 milioni. Sereni, desiderosi di partecipare, disposti a fare la fila, a rendere visibili le proprie idee politiche, a contribuire con un obolo alle spese dell’organizzazione, a lasciare nome, cognome e indirizzo. Quest’immensa partecipazione fu il dato davvero rilevante di quell’esperimento, per altri motivi discutibile. La Sinistra francese lo capì, tanto da studiarlo per riproporlo entro i confini nazionali. La SInistra italiana, no. O meglio: forse lo capì fin troppo bene e ne ebbe paura. Come ha paura di tutto ciò che non riesce a controllare: in primis la cittadinanza attiva.
Dal momento che la “porcata” Calderoli modificò la legge elettorale in senso proporzionale, infatti, non ci fu alcuno sforzo per dare ai cittadini la possibilità di partecipare alla selezione dei candidati al Parlamento. Non solo: i preziosi tabulati con i nominativi e indirizzi dei partecipanti alle primarie non furono per nulla valorizzati. Addirittura risulta che non siano stati raccolti in un’unica sede e opportunamente archiviati. Molti di questi dati sembra che giacciano ancora nelle sezioni dei partiti.
In molti propongono ora di tirarli fuori dai cassetti in vista del famoso “partito democratico”: che non dovrebbe nascere - si sente dire - .come una fusione a freddo fra ristrette oligarchie. Averli tenuti per un anno (elettorale e referendario!) nei cassetti, ci dice qualcosa della mentalità e delle reali finalità dei personaggi che si apprestano a fondare quel partito. Tutto da dimostrare, poi, che il “partito democratico” fosse in cima ai pensieri dei 4,3 milioni di quel 16 ottobre.
Viva il popolo e il metodo delle primarie (malgrado tutto)!
Fame di martirio
Ottobre 13, 2006 on 8:29 pm | In Politica | 15 Comments
Mi stavo accingendo a commentare il blando disegno di legge Gentiloni sulla riforma del sistema televisivo, quando, due minuti fa, ho trovato sui quotidiani on line una notizia che lascia senza parole: Sandro Bondi ha annunciato lo sciopero della fame per protesta contro il ddl Gentiloni! Lo fa, rivela, per una “testimonianza morale e politica”.
Si asterrà dal cibo, sottolinea, come forma estrema di difesa dei diritti, contro ”gli strappi della legalità e delle regole fondamentali della democrazia”.
Con Silvio fino all’estremo sacrificio, ovvero: morire per Mediaset. Nemmeno Emilio Fede aveva mai osato tanto. Siamo al fondamentalismo del business. Alla “cupidigia di abiezione”, come la chiamava il vecchio Sylos.
E la farsa continua.
Conflitto postale
Ottobre 12, 2006 on 2:19 pm | In Economia, Democrazia | 7 Comments
Il 3 ottobre abbiamo appreso che è saltato l’accordo fra Poste Italiane e Mediolanum, la compagnia di assicurazione di Ennio Doris e SIlvio Berlusconi.
La notizia è stata ripresa in brevi trafiletti dalla stampa, senza alcun approfondimento. Eppure a me è parsa interessante. Ricapitoliamo. Un paio di anni fa era stato annunciata questa partnership finalizzata all’utilizzo da parte di Mediolanum dei 14mila uffici postali sparsi in giro per l’Italia per la vendita dei propri prodotti finanziari. L’accordo era stato raggiunto in gran segreto e a trattativa privata, senza alcuna gara. Di fatto, Mediolanum (una società con una banca solo virtuale) diventava la banca più presente e diffusa sul territorio nazionale, in grado di rivolgersi al vastissimo pubblico dei piccoli risparmiatori, abitanti in piccoli centri spesso sforniti di sportelli bancari. Non era difficile intuire che si trattava di un affare miliardario (in euro). Poche voci nell’opposizione e nell’informazione misero in evidenza l’enormità del conflitto d’interessi, essendo uno dei fruitori dell’affare presidente del Consiglio in carica: che con una mano dava e con l’altra prendeva. Per bucare il muro dell’indifferenza, con l’amico Alberto Ricci ci inventammo una simpatica manifestazione: un presidio contemporaneo con volantinaggio della notizia in quindici città italiane, davanti agli uffici postali. Mentre la stavamo organizzando telefonammo per scrupolo a un parlamentare diessino. E’ tutto legale, ci disse, cercando di dissuaderci dal manifestare. Gli sfuggiva la differenza fra legalità ed etica pubblica.
Bene, ora che l’aspirante grande banchiere non è più al governo, veniamo a sapere da microscopici trafiletti sulla stampa che quell’accordo è saltato.
Ennio Doris, a capo di Mediolanum, si è affrettato a dire che è tutto normale e che anzi l’accordo potrebbe essere ridiscusso e approvato in forma nuova. Le Poste italiane si sono limitate a un comunicato di tre righe. Nessun esponente delle Istituzioni, che io sappia, ha ritenuto opportuno chiedere chiarezza e approfondire la questione. Forse la politica non c’entra. Ma l’opacità della decisione incuriosisce. E nella patria del conflitto d’interessi a pensar male s’indovina. Non è che ormai si ritiene normale (perfettamente “legale”, direbbe quel parlamentare diessino) il fatto che chi sta al governo cerchi di lucrare il più possibile per sé e gli amici e che il passaggio all’opposizione, di conseguenza, porti a svantaggi competitivi? Non sarebbe più sano, in un sistema democratico, fare leggi che prevengano tutti i conflitti d’interesse, anziché regolare la materia attraverso la logica - questa sì “punitiva” - dei rapporti di forza? Più che domande sono cattivi pensieri.
Chi è curioso puà spedire una lettera a:
dir.comunicazione@posteitaliane.it.
Questa è la mia.
“Al presidente Vittorio Mincato.
Buon giorno, sono un cliente affezionato di Poste Italiane. Amo la Posta anche se ogni tanto mi fa brutti scherzi: plichi che non arrivano a destinazione, accordi con le banche di presidenti del Consiglio. Cose così. Ebbene, in merito alla seconda questione, mi ha incuriosito la notizia dell’annullamento dell’accordo fra Poste Italiane e Mediolanum. Se ne potrebbe conoscere qualche dettaglio in più, in omaggio al valore della trasparenza giustamente richiamato dal Vostro codice etico? Per quali ragioni fu siglato senza una gara? Per quali motivi ora è saltato? Ha procurato profitti a Mediolanum, e di quale entità? Così, per sapere”.
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
Powered by WordPress with design based on Pool theme by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds.
Valid XHTML and CSS. ^Top^

