Parola di Steward
Ottobre 11, 2006 on 3:28 pm | In Politica | 9 Comments
Questa volta il mancato steward Pierferdinando Casini ha ragione. O meglio: merita di essere presa sul serio la sua (temo provocatoria) proposta di introdurre un test antidroga per tutti i parlamentari. “Gli italiani hanno diritto di sapere se i parlamentari che hanno eletto sono oppure no tossicodipendenti”, ha dichiarato dopo la vicenda del servizio delle Iene che avrebbe svelato la positività di alcuni parlamentari ad un test antidroga. Dal che possiamo intuire che almeno lo Steward non sniffa.
“Solo grazie a un test obbligatorio, a delle analisi scientificamente serie - ha aggiunto lo Steward - potremo uscire da questo dibattito stucchevole, questa sorta di caccia al tesoro. Come un pubblico ufficiale, un pilota di aerei, deve sottoporsi a questo tipo di esami, anche i parlamentari perchè questo palazzo deve essere una casa di vetro”.
Come non essere d’accordo? Tutti sanno che nei palazzi romani, quindi anche tra i parlamentari, scorrono fiumi di coca. E sarebbe di pubblico interesse conoscere nomi e cognomi degli assuntori, visto che la coca, specie se mal tagliata, agisce sulla salute psichica, e la salute psichica degli esponenti del potere legislativo rischia di influire sulla qualità delle leggi che poi i cittadini sono obbligati a rispettare: comprese le leggi proibizionistiche in materia di “droghe”, che tanto piacciono alla destra italiana. C’è però una falsa premessa nella dichiarazione dello Steward: non è vero che gli italiani “hanno eletto” gli attuali parlamentari. Costoro, per effetto della nuova legge elettorale, sono stati per lo più “eletti” - al momento della candidatura in liste bloccate - da ristrette oligarchie di partito. In assenza di un rigoroso codice etico, questa legge elettorale ha agevolato l’elezione (anche nel partito dello Steward) di fior di delinquenti. Il che non rende il “palazzo” più trasparente. Inoltre lo Steward non dice quale dovrebbe essere il passo successivo alle analisi tossicologiche. Che farne dei parlamentari che risultassero ”tossicodipendenti”? Trattarli come “pubblici ufficiali e piloti” (dunque cacciarli, almeno i fruitori di droghe pesanti)? Lasciarli tranquilli al loro posto ricandidandoli la volta dopo? Spedirli in una comunità di recupero per politici drogati? Oppure obbligarli, per coerenza, a votare una legge che legalizzi, sotto controllo medico, consumo e vendita di sostanze psicoattive?
Un’ora al consolato russo
Ottobre 10, 2006 on 4:16 pm | In Politica | 5 Comments
Scrivo al ritorno dal presidio di via Sant’Aquilino 3, sede del consolato russo di Milano.
Tutto è andato per il meglio. Ed è stato l’esordio ufficiale di Ikarus II, il mio nuovo megafono. Eravamo una sporca dozzina, gli amici di sempre e qualche nuovo innesto, uno venuto ad hoc da Bologna. C’erano molti agenti di polizia ad attenderci, insieme ad alcuni fotografi e reporter. Gli esponenti di sindacati e partiti invece non si son fatti vedere. Non l’avranno saputo. O forse, di diritti civili in Russia non gliene importa un fico secco. Per tutto il tempo abbiamo esposto i nostri cartelli gialli con queste scritte:
- PUTIN MAFIA KGB
- VERITA’ PER ANYA
- IN RUSSIA NON C’E’ DEMOCRAZIA
- PUTIN KADYROV CRIMINALI DI STATO
Ho tenuto un discorsetto al megafono mettendo in rilievo i seguenti punti:
- esigenza di verità e giustizia sull’omicidio di Anna Politkovskaja
- involuzione autoritaria della finta democrazia russa
- vergognosa complicità delle cosiddette democrazie occidentali
- repressione in Cecenia come atto fondativo dell’oligarchia mafiosa e kgbista a Mosca
Ho più volte interpellato a gran voce il console, chiedendogli di scendere a parlare con noi, ma non c’è stata alcuna risposta. Dietro il cancello del consolato si vedevano varie persone che ascoltavano in silenzio. Sicché ho pensato di far loro cosa gradita annunciando altre brevi visite in memoria di Anna, una volta alla settimana, con megafono.
L’annuncio ha un po’ allarmato gli amici della polizia, che mi hanno chiesto di preavvisarli.
Alla fine abbiamo potuto lasciare al consolato questa letterina.
Milano, 10 ottobre 2006
Caro signor console,
chiediamo scusa per il disturbo che forse abbiamo arrecato:
Anche Anna Politkovskaja, suo malgrado, disturbava.
Noi oggi siamo qui, da cittadini del mondo, per chiedere verità e giustizia su questo orribile crimine che ha spento una delle ultime voci libere dell’informazione russa.
Si tratta di un chiaro assassinio politico che compie il quadro di misfatti susseguitisi sotto la presidenza putiniana.
Chiedendo verità e giustizia per Anna, esprimiamo il nostro dolore per l’involuzione autoritaria della finta democrazia moscovita.
Molti altri, anche da alti pulpiti, in Occidente fingono di non vedere. Noi non ci riusciamo. Proprio come non ci riusciva Anna.
Caro signor console, torneremo a farle visita sperando di dirle tutto ciò a voce.
Firmato da tutti i partecipanti.
Davanti al consolato c’è una comunità per il recupero di persone con problemi psichici. A un certo punto s’è affacciata una signora che faceva le pulizie. E ci ha detto: “ma con i governi non c’è possibilità di dialogo! Loro vogliono la guerra e non tollerano la verità. Bisogna parlare alle persone”. Poi è scesa a portarci una bottiglia d’acqua.
Ps:
Ecco come Il Quotidiano Nazionale ha riportato la notizia
Per un nuovo Palavobis
Ottobre 10, 2006 on 10:51 am | In Politica, Democrazia, Legalità | 10 Comments
Penso che sia arrivato il tempo di una nuova manifestazione della società civile per suonare la campana al governo Prodi e alla maggioranza dell’Unione. Una sorta di nuovo Palavobis, incentrato sulle seguenti priorità:
- riforma della legge elettorale,
- cancellazione delle leggi vergogna,
- riforma della Giustizia,
- legge seria sul conflitto d’interessi,
- riforma antitrust in materia televisiva,
- riforma della Rai,
- Parlamento pulito.
Non è facile, ma conviene riprovarci.
Chiedo a chi è favorevole a questa idea ed è disposto a darsi da fare, di segnarsi qui sotto e/o inserire un banner sul suo sito.
Grazie.
Piero.
Per inserire sul vostro sito l’iniziativa “Per un nuovo Palavobis” fate un copia-incolla dall’ HTML quì sotto:
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Domani presidio al consolato russo
Ottobre 9, 2006 on 6:13 pm | In Politica | 1 Comment
Domani a Mosca si svolgeranno i funerali di Anna Politkovaskaja. A Milano terremo un presidio davanti al consolato russo, per chiedere la verità su questo orribile crimine, che ha spento una delle ultime voci libere dell’informazione nel regime antidemocratico di Vladimir Putin. Il cui atto fondativo, come ci ha insegnato Anna, fu la guerra in Cecenia.
Dalle ore 12 alle 13 in via Sant’Aquilino 3 - zona San Siro. Fate girare la voce!
Qui le ultime annotazioni della giornalista (dal Corriere della Sera).
Si riparte!
Ottobre 9, 2006 on 12:14 pm | In Politica | 1 Comment 
Proviamo a ripartire, ammesso che ci siamo mai fermati. Da idealisti senza illusioni.
Sabato pomeriggio è convocata a Milano una riunione per rilanciare l’inziativa del movimento per il “risanamento istituzionale”, secondo la giusta espressione dell’amico Pancho Pardi. All’ordine del giorno, oltre uno scambio di idee fra vecchi amici movimentisti, l’idea di un evento da organizzare entro dicembre. Obiettivo: dire la nostra su questi temi: legge elettorale, conflitto d’interessi, riforma della Giustizia, riforma antitrust, riforma della Rai. Al riguardo segnalo anche l’appello di Libera Cittadinanza, reperibile qui.
Chi vuole saperne di più o partecipare all’iniziativa, scriva un commento lasciando il suo indirizzo mail. O mi scriva un messaggio personale. Prego vivamente di attenersi al tema.
Grazie Anna
Ottobre 8, 2006 on 1:11 pm | In Informazione | 6 Comments
Questa mattina avevo intenzione di dedicare un post al signor Renato Farina, il vicedirettore di Libero, buffonesco spione dei servizi segreti. Poi ho aperto un quotidiano e vi ho trovato la notizia dell’uccisione di Anna Politkovskaja. L’hanno freddata ieri a Mosca quattro colpi di pistola, nell’ascensore di casa, mentre il Cremlino era in festa per il compleanno del presidente. La sua storia la trovate su giornali e motori di ricerca. Quarantotto anni, figlia di diplomatici ucraini, due figli, era una giornalista appassionata e coraggiosa. Con i suoi reportage era diventata il punto di riferimento per chi volesse conoscere le questioni russe oltre la cortina fumogena delle menzogne di Stato. Spesso rilasciava interviste a testate italiane. Ha lottato fino alla fine per diradare le ombre del potere putiniano, in particolare nella guerra in Cecenia. Faceva i nomi e i cognomi della corruzione a Mosca e delle torture agli innocenti in Cecenia. Intollerabile, in un regime che si nutre di menzogna e silenzio. Viveva sotto costante micaccia, due volte è stata avvelenata. Dicono che lottasse per salvare l’onore della Russia. Di certo ha salvato l’onore della professione giornalistica. Ripeteva: “Unico dovere del giornalista è scrivere ciò che vede nella realtà”. Lei ha visto la Russia scivolare in una nuova dittatura, e l’ha scritto. Al costo di rimanere sola, ben sapendo che gliel’avrebbero fatta pagare. Grazie, Anna.
(Suoi libri pubblicati in italiano: “La Russia di Putin” - edizione Adelphi: “Cecenia, il disonore russo” - edizione Fandango)
Il ritorno dei Girotondi
Ottobre 6, 2006 on 3:48 pm | In Democrazia | 10 Comments
Si ritorna a parlare di “Girotondi”. Questa volta sono alcuni personaggi di destra a proporli.
Ha iniziato Paolo Guzzanti, ha proseguito Alemanno, è in corso un appassionante dibattito; uomo d’azione sempre in anticipo sui tempi, Ignazio La Russa ne ha già organizzato uno, al grido: “coraggio coraggio, Prodi è di passaggio!”.
Forse è il caso di fare un po’ di chiarezza.
Il movimento detto dei “Girotondi” ebbe vita più o meno per due anni, dal 2002 al 2004, e rappresenta un unicum nella storia delle democrazia italiana per tre caratteristiche originali.
1 Fu un movimento spontaneo, di cittadini che si autoconvocarono in modo autonomo da partiti e sindacati.
2 Fu trasversale, in quanto diede espressione all’indignazione civile nei confronti della politica del governo Berlusconi, e nel contempo criticò i compromessi e le ambiguità dell’opposizione di sinistra.
3 Fu legalitario, tant’è vero che ebbe come parole d’ordine i valori costituzionali: indipendenza della Giustizia, libertà e pluralismo del’informazione, separazione dei poteri, trasparenza della pubblica amministrazione, uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, e così via.
Per questi tre motivi i “Girotondi” si guadagnarono il disprezzo e l’ostilità - aperti a destra, più o meno dissimulati a sinistra - dell’intero sistema dei partiti. Il ceto di potere trasversale vede infatti come il fumo negli occhi tutto ciò che non riesce a controllare.
Fa sorridere che questa etichetta - i “Girotondi” - sia ora evocata, con grossolana manipolazione del suo significato storico, da personaggi che non persero occasione per ridicolizzare e disprezzare quel movimento e quei cittadini.
Per parlare in modo appropriato di Girotondi di destra occorrerebbero quelle tre caratteristiche: protagonismo spontaneo della società civile, difesa di interessi generali e per così dire “pre-politici”, critica della “base” elettorale ai gruppi dirigenti della coalizione di riferimento. Superfluo dire che nella fase attuale di queste tre caratteristiche non se ne vede neanche mezza.
Nondimeno va criticata la reazione di Prodi alle ventilate manifestazioni di piazza contro la Finanziaria. “Sarebbero pericolose”, ha dichiarato il presidente del Consiglio. Pericolose perché, di grazia? Non è forse un diritto costituzionalmente garantito il manifestare pacificamente la propria opinione politica? Non è un dovere del governo, di ogni governo, difendere tale diritto: sempre, anche quando a manifestare è la parte avversa?
Non mi dilungo sul punto, anche perché Massimo Fini sviluppa oggi queste considerazioni in un’intervista sulla Padania. Ecco il link.
Al contrario, di una nuova stagione di “Girotondi”, quelli autentici, ce ne sarebbe eccome bisogno. Penso ad esempio a un nuovo Palavobis, convocato per chiedere al governo Prodi e all’Unione scelte serie sulle seguenti questioni: riforma della legge elettorale, riforma della Giustizia, conflitto d’interessi, legge antitrust, riforma della Rai.
Da domani metterò tra le iniziative di questo blog un’icona per raccogliere adesioni di massima intorno a questa proposta: prima di Natale un nuovo Palavobis, prima che sia troppo tardi.
Italiani nel mondo
Ottobre 5, 2006 on 3:02 pm | In Politica | 2 Comments 
L’Italia può vantare un nuovo primato: svetta tra i Paesi europei per l’elevata propensione delle proprie imprese a pagare tangenti all’estero. È quanto emerge dall’Ipce 2006, l’indice di corruzione dei Paesi esportatori, pubblicato ieri da ‘Transparency International’ per valutare la propensione delle aziende dei trenta principali Paesi esportatori del mondo a versare mazzette oltre i confini nazionali. Ricordo che Transparency International nel 2004 e nel 2005 ha classificato l’Italia rispettivamente al 42° e al 40° posto nel mondo per livelli di percezione della corruzione interna. Nel 2005 una ricerca sponsorizzata dal Wall Street Journal ha collocato l’Italia al 42° posto nel mondo per standard di libertà economica. Risultati non proprio entusiasmanti per un Paese formalmente membro del G8.
Riporto la notizia sulle mazzette estere dal Sole 24 ore di oggi.
“(…) Le risposte dei questionari in Africa segnalano, indica il rapporto, «un particolare peggioramento della situazione di Italia e Francia quando operano nei paesi africani». Cina e India sono i due Paesi in via di sviluppo invece dove si pagano più tangenti per fare affari.
L’Indice, presentato a Bruxelles, è compreso entro valori che vanno da 1 a 10: più basso è il punteggio più sale la propensione delle imprese ad elargire pagamenti occulti all’estero. Sulla base di questa scala, l’indagine rivela che (con 5,94 punti) l’Italia si attesta oggi al ventesimo posto sui trenta Paesi contenuti nell’Indice ed è addirittura ultima in classifica se si considerano soltanto i dieci Paesi europei in elenco.
In particolare, le imprese più virtuose sono quelle di Svizzera (prima in classifica, 7,81), Svezia (7,62), Austria (7,50), Regno Unito (7,39) , Germania (7,34) , Olanda (7,28) , Belgio (7,22), Spagna (6,63), Francia (6,50) e Portogallo (6,47) che hanno tutte registrato livelli di propensione alla corruzione più bassi di quello italiano. L’indagine si basa su una serie di domande a circa 11mila dirigenti di 125 Paesi sulle pratiche commerciali delle imprese straniere che operano sul loro territorio nazionale.
Transparency International ha diviso i 30 paesi analizzati in quattro gruppi. Del primo fanno parte le imprese di Svizzera, Svezia, Australia, Austria, Canada, Regno Unito, Germania, Olanda, Belgio, Stati Uniti e Giappone, che hanno la minore propensione alla corruzione nell’attività di business all’estero; il secondo gruppo ha una propensione leggermente superiore (ne fanno parte Singapore, Spagna, Emirati Arabi Uniti, Francia, Portogallo e Messico); il terzo gruppo ha una propensione ancora maggiore (ne fanno parte Hong Kong, Israele, Italia, Corea del Sud, Arabia Saudita, Brasile, Sudafrica e Malaysia); infine del quarto gruppo dei peggiori fanno parte Taiwan, Turchia, Russia e Cina e India che sono i Paesi dove è più diffusa l’abitudine a pagare tangenti per fare business”.
Gentiloni facci sognare!
Ottobre 4, 2006 on 3:31 pm | In Politica | 9 Comments 
Ce la faranno i nostri eroi a riformare prima o poi il sistema televisivo? La struttura, intendo. Cioé: la distribuzione delle frequenze e i limiti antitrust. Chi segue questi temi da anni ha ormai perso la speranza e partecipa ai convegni del settore con un certo disincanto. Chi poi è consapevole dei danni prodotti da venticinque anni di far west dell’etere, in questi convegni deve sforzarsi per non mettersi a urlare. Questa mattina se n’è tenuto un altro, a Milano, all’inaugurazione dello Smau. C’era il ministro Paolo Gentiloni (sempre più somigliante a Rosy Bindi), che ha promesso: a metà ottobre verrà presentato il decreto di riforma del sistema televisivo, volto a riaprire alla concorrenza la transizione al digitale e il mercato pubblicitario.
Lo impone il semplice buon senso, ma Gentiloni tiene a precisare che ce lo chiede l’Europa. “C’è una procedura di infrazione aperta dalla Ue che chiede al nostro Paese di aprire la tv almeno nella transizione al digitale, perché si paventa il rischio che le posizioni dominanti, che hanno caratterizzato la tv italiana negli ultimi 10-15 anni, si trasferiscano anche al digitale”, ha dichiarato il ministro. Abbassare le soglie di ingresso: questa è la parola d’ordine. Tradotto in volgare, significa. evitare che Rai e soprattutto Mediaset si mangino da sole, come già sta accadendo, anche le frequenze digitali. Gentiloni: “L’Esecutivo nel disegno di legge di modifica del sistema radiotelevisivo verrà incontro a queste richieste della Ue abbassando le soglie di ingresso della transizione al digitale. Avremo la possibilità di un maggior numero di attori e di soggetti nel digitale”. I tempi annunciati (per il decreto) sono stretti: “Il disegno di legge di riordino della legge 112, cosiddetta Gasparri, sarà presentato in consiglio dei ministri entro la metà di ottobre”. Sempre che il governo ci arrivi a metà ottobre, si capisce.
Il decreto dovrebbe rivedere (altra questione putrefatta) anche i limiti antitrust nella spartizione delle risorse pubblicitarie, che attualmente vengono in larga parte fagocitate dal Biscione: il Sic, il famigerato sistema integrato delle Comunicazioni che definisce i tetti pubblicitari nella Gasparri, “si è dimostrato del tutto inadeguato a limitare le posizioni dominanti nel mercato pubblicitario e quindi - ha sottolineato Gentiloni - verranno introdotti nuovi e differenti limiti nella distribuzione delle risorse pubblicitarie”. Di più non ha voluto dire. Che siano ancora in alto mare?
Una nota dolente riguarda i tempi, quelli di approvazione finale del decreto: “i tempi parlamentari sono quelli che decide il Parlamento”, ha detto Gentiloni, premurandosi di ricordare che per la Gasparri erano occorsi circa due anni e mezzo. E il partito-azienda godeva di una maggioranza bulgara in entrambe le Camere…
La transizione definitiva al digitale terrestre, occorre anche ricordare, è stata rinviata al 2012. Nel frattempo, che cosa accadrà? Gentiloni per ora tace. Lo ammetto: ogni tanto mi viene il sospetto che tutto rimarrà tale e quale, che il duopolio collusivo non verrà intaccato e che anzi una vera riforma liberale della comunicazione (dunque inevitabilmente “punitiva” per chi da decenni sfrutta un’abusiva posizione dominante) non ci sarà mai.
Ma forse sono il solito disfattista e trattenere le urla mi ha dato alla testa. Gentiloni facci sognare!
Ps.
Al convegno Smau questa mattina erano presenti tre ministri, quindi c’era molta digos. E c’ero anch’io, per lavoro. Anche questa mattina ho avuto l’impressione di essere trattato da sorvegliato speciale. Con pedinamenti, domande non necessarie eccetera. Si rilassino. E trovino un modo più serio per giustificare il salario. Con tanti delinquenti in giro, le occasioni non dovrebbero mancare.
Forza Giuffrida
Ottobre 3, 2006 on 5:27 pm | In Legalità | 18 Comments
In questo Paese chi fa il proprio dovere passa per un fanatico e rischia di pagarla cara. Tale è lo spirito dei tempi. Ho già scritto di Francesco Giuffrida, il dirigente della Banca d’Italia che svolse un incarico di consulenza per la procura della Repubblica di Palermo nell’ambito del processo Dell’Utri. Giuffrida verificò tra l’altro che una parte ingente degli iniziali capitali berlusconiani (circa 250 milioni di euro in valuta attuale) è di origine misteriosa, cioé non documentata e si suppone mafiosa. In tal modo ha contribuito alla condanna a nove anni per mafia del principale collaboratore dell’ex presidente del Consiglio. Imperdonabile. E infatti Francesco Giuffrida, che più di recente si è occupato dei traffici finanziari di Roberto Calvi, in merito alla cui morte è stata riaperta un’inchiesta, è sotto processo a Palermo, citato in giudizio dalla Fininvest, che gli chiede i “danni morali” per la sua “negligenza”. Tutto questo in concomitanza con l’avvio del processo d’appello al medesimo Dell’Utri.
Il metodo è sempre lo stesso: intimidire, vendicarsi, delegittimare. Punirne uno, il più “fanatico”, per educarne cento. Ho ricevuto questo appello, firmato da un amico di Giuffrida. Lo pubblico qui sotto e invito a diffonderlo, per far sentire la nostra solidarietà a una persona con la schiena dritta.
“Desidero rivolgermi a te direttamente e personalmente, non ricorrendo questa volta al consueto invio multiplo, per un appello di solidarietà che mi sta molto a cuore, e che riguarda una persona che è un mio caro amico da sempre, Francesco Giuffrida. Nella stessa forma, diretta e personale, invierò questo messaggio a tutte le persone che so essere sensibili al tema dell’integrità e del coraggio civile. Per chi non lo ricorda, dirò che Francesco Giuffrida è il coraggioso dirigente della Banca d’Italia (Vice-direttore a Palermo) che su richiesta e incarico della Procura della Repubblica di Palermo ha condotto una accurata e scrupolosa perizia tecnica sui flussi di capitali diretti alla Fininvest, per il processo a Marcello Dell’Utri.Per questo suo lavoro Francesco dovrà comparire in giudizio il 12 ottobre, citato dalla Fininvest per presunti danni morali. La citazione è arrivata alla vigilia del processo d’appello per Dell’Utri, e in corrispondenza con un altro incarico attribuito, sempre a Francesco, questa volta dalla Procura di Roma, che evidentemente lo ritiene un tecnico assai affidabile, per indagare sui movimenti di capitali legati alla vicenda di Roberto Calvi. “Sembra una minaccia, un modo per zittirlo e intimorirlo al processo”, ha dichiarato in giugno un magistrato al giornalista del Corriere Cavallaro. Non solo: la citazione comporta il concreto rischio che tutta la sua attività di esperto, e le perizie che gli sono state affidate, vengano delegittimate. Francesco Giuffrida dovrà andare a difendersi di fronte ad un uomo che è stato condannato per mafia, solo per aver fatto il suo lavoro e per averlo fatto bene, e dovrà farlo da solo, visto che nemmeno la Banca d’Italia, ovviamente a conoscenza della sua collaborazione con il tribunale, si è mossa per un‘azione di sostegno, o per tutelarlo in sede di giudizio. Perchè questo appello? per rompere il silenzio e la solitudine che lo circondano (solo Felice Cavallaro ha scritto un articolo sul Corriere, e un altro è uscito sulla Repubblica, entrambi in giugno, poi più nessuna informazione), contro il pericolo che questo isolamento, quasi omertoso, può comportare per Francesco e la sua famiglia. Per questo chiedo a te, e agli altri a cui manderò questa lettera, di fare quanto è nelle tue facoltà affinché l’appello abbia la più ampia diffusione possibile, per non lasciare solo Francesco, ma soprattutto per dare il giusto risalto a comportamenti di integrità, rigore personale e coraggio che meritano di essere conosciuti, messi in evidenza e portati ad esempio. Anche un semplice messaggio di risposta può significare molto”. Giuseppe Giolitti
giuseppe_giolitti@fastwebnet.it
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