Il governo dei conflitti

Novembre 30, 2006 on 9:49 pm | In Politica | 2 Comments


Elio Veltri

L‘Italia è una Repubblica democratica fondata sul conflitto di interessi, che à una forma gentile per definire la corruzione. Il resto è mafia.

Se ci fosse un minimo di onestà intellettuale in giro, il primo articolo della Costituzione dovrebbe essere modificato così.
In modo rigorosamente bipartisan, s‘intende.
Per averne conferma, leggere questo libro, fino ad ora non recensito da alcun giornale

Elio Veltri e Francesco Paola
Il Governo dei conflitti
Longanesi editore

Lettera a Mauro e Mieli

Novembre 29, 2006 on 12:35 pm | In Politica, Informazione | 15 Comments

“Caro Mauro, caro Mieli

lunedì 27 novembre l’associazione Le Girandole ha organizzato un dibattito alla Camera del Lavoro di Milano, con Furio Colombo, Gian Carlo Caselli, Marco Travaglio, Nando dalla Chiesa e Aldo Pecora, uno dei coraggiosi “ragazzi di Locri”.
La sala era gremita, c’erano circa 500 persone.
Abbiamo discusso fino a mezzanotte di questi primi sei mesi del governo Prodi, parlando di legge sul conflitto d’interessi, riforma elettorale, indulto, riforma della Giuistizia, riforma del sistema dell’informazione, mafia, dubbi di brogli elettorali.
Tra l’altro, un rappresentante del Governo ha affermato che il 10 aprile l’Unione ha vinto le elezioni perché alle 3 di notte Prodi e Fassino hanno dichiarato di averle vinte (video).
Abbiamo approvato alla fine un comunicato di dura critica alla scelta di nominare alla commissione Antimafia due parlamentari pregiudicati per mazzette.
C’era una parte del popolo di centrosinistra in sala, persone che nel recente passato si sono messe in gioco per un’Italia più civile e che ora guardano con preoccupazione ai risultati di un governo per il quale hanno votato.
Ebbene, di una serata come questa - intensa, vera, autenticamente politica in un’epoca di fiction, gossip e talk show - i Vostri autorevoli giornali non hanno scritto nemmeno una sillaba in corpo 5 nell’ultima delle pagine cittadine: né come annuncio né come cronaca. Non è stata una distrazione, visto che i nostri comunicati sono arrivati in tempo a tutti i redattori di quelle pagine: è stata una precisa scelta giornalistica, che mi ha ricordato la fatica di veder pubblicati, negli anni scorsi, annunci e resoconti delle nostre mille iniziative di resistenza civile a un governo eversivo. Una scelta giornalistica che non ha messo a fuoco un evento-notizia e che mi è parsa andare contro, permettetemi di sottolinearlo egregi direttori, la funzione stessa di un quotidiano di informazione, ovvero la libera circolazione delle idee nella città.
Questo volevo dirVi, anche a nome dei molti partecipanti al dibattito di lunedì sera, augurando migliore successo presso le Vostre redazioni alle future iniziative della cittadinanza attiva”.

Ps:
gli indirizzi istituzionali di Ezio Mauro, direttore di Repubblica, e Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, sono: e.mauro@repubblica.it e pmieli@corriere.it. Chiedo, in particolare ai partecipanti alla serata di lunedì, di inviare loro una letterina di analogo tenore.

ASSOLTO

Novembre 28, 2006 on 5:15 pm | In Politica | 45 Comments

Il processo Puffone è finito.

Sono stato assolto. 

A lunedì

Novembre 26, 2006 on 12:54 pm | In Politica | 9 Comments

Ti ricordo l’appuntamento di lunedì sera 27 novembre.

Dibattito organizzato dalle Girandole

con Gian Carlo Caselli Furio Colombo Nando dalla Chiesa Tana de Zulueta Marco Travaglio

da me interpellati su

indulto leggi vergogna riforma della Giustizia riforma della Rai legge sul conflitto d’interessi riforma elettorale… 

Ore 20,30. Presso la Camera del Lavoro di Milano. Corso di Porta Vittoria 43.

Ti aspettiamo!

Ps:
complimenti ai responsabili delle pagine milanesi di Repubblica e Corriere della Sera, che hanno deciso di NON pubblicare nemmeno una riga in corpo 6 in ultima pagina del nostro dibattito di questa sera.

Ideali che contano

Novembre 25, 2006 on 2:50 pm | In Politica | 6 Comments


Prima domanda: qualcuno ha visto il bilancio economico ufficiale delle primarie?
Seconda domanda: qualcuno ha visto il bilancio economico ufficiale della campagna referendaris per il No alla riforma della Costituzione?
Ho cercato un po’ in rete, ho letto costantemente i giornali nell’ultimo anno, ma non li ho trovati. Forse mi sono distratto io. Oppure si sono distratti loro. 
Il 16 ottobre 2005 gli organizzatori delle primarie chiesero un obolo minimo di un euro ai 4,3 milioni di votanti, molti dei quali diedero di più. Non voglio credere che, in aggiunta alla pessima gestione del prezioso elenco dei nominativi e indirizzi email dei votanti, non sia stato redatto e reso accessibile al pubblico un completo rendiconto delle entrate e delle uscite.
Il comitato referendario, oltre che delle sottoscrizioni spontanee dei cittadini, ha beneficiato di un sostanzioso finanziamento pubblico, in proporzione alle firme raccolte da tutti noi volontari. Possibile che nel suo sito ufficiale nessuno abbia pensato di pubblicare il bilancio di quella campagna? 
Ho citato questi due soli esempi, per segnalare una cattiva abitudine: nelle organizzazioni di sinistra, la trasparenza è considerata un optional, di denaro si preferisce non parlare in pubblico. Al netto della disonestà dei singoli, credo che scatti un riflesso ideologico: dopotutto, si pensa, la gestione della cassa è questione piccolo-borghese, prosaica, anche un filo peccaminosa: meglio che le anime semplici ne siano tenute alla larga, ciò che veramente conta sono gli ideali.
 

Consigliere ad personam

Novembre 24, 2006 on 7:32 pm | In Politica | 2 Comments

La settimana scorsa Nicolò Pollari è stato rimosso, con molto garbo.
Romano Prodi ha deciso di tenerselo accanto come consigliere speciale della presidenza del Consiglio, la medesima istituzione che potrebbe costituirsi parte civile se l’ex direttore del Sismi fosse rinviato a giudizio. Perché?
Non basta aver mentito al Parlamento, non basta aver spiato abusivamente politici, giornalisti e magistrati, non basta aver fatto da palo alla Cia in un’operazione illegale come il sequestro di Abu Omar, non basta aver protetto la banda Telecom, non basta aver messo a libro paga brutti ceffi del giornalismo come Renato Farina, per essere cacciati a calci?
E qual è il limite allora per far scattare la sanzione reputazionale?
Questa è la domanda che vorrei rivolgere a Romano Prodi, lunedì mattina in visita a Milano per un convegno. Ed è una domanda che esige una risposta convincente.
Per non dover sospettare che anche lui sia sotto ricatto.
Per potergli credere quando bofonchia di questione morale.

Milano, Italia

Novembre 23, 2006 on 11:42 am | In Politica | 9 Comments

Il prossimo passo sarà lo jus primae noctis. 
L’altro ieri a Milano Vittorio Sgarbi, pregiudicato per truffa allo Stato, oggi assessore alla cultura, dopo una cena a casa di una nota stilista, ha svegliato nel cuore della notte il custode di Palazzo Reale per portare i suoi amici in visita.
Ospite d’onore nell’allegra combriccola era il presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, sotto processo a Palermo per favoreggiamento alla mafia.
Il truffatore dello Stato e il sospetto mafioso, attorniati da scorta e combriccola, se ne sono andati all’alba dopo aver ammirato le opere di Boccioni e Tamara de Lempicka.
Il Corriere di oggi ne parla come di una simpatica zingarata: in fondo, chi non si farebbe aprire di notte un museo, se solo fosse assessore alla cultura? Gli strenui oppositori consiliari per ora tacciono: il “moralismo” non è affar loro.
Rivolgo un accorato appello a quel custode. Venga allo scoperto, ci racconti com’è andata. Parli. Potremmo aiutarlo a comprendere se l’apertura notturna del museo a un assessore pregiudicato e ai suoi amici rientri tra le sue mansioni.
Se tace, la prossima volta, dopo aver ammirato i quadri, non è escluso che certi simpaticoni gli chiedano in prestito la figlia. Con garbo, sorridendo, a conclusione di una zingarata, come se non fosse un atto dovuto. In fondo, chi non si toglierebbe certi sfizi se solo potesse?

La farsa continua

Novembre 22, 2006 on 5:15 pm | In Politica | 6 Comments

Come volevasi dimostrare. Il processo Puffone questa mattina ha subito un nuovo rinvio. L’ultima volta non si trovava il fascicolo del pubblico ministero. Oggi in quel fascicolo non si trovava la copia della sentenza della Cassazione. Naturalmente  la ragazzetta vaporosa che svolgeva funzione di pubblico ministero onorario (diversa dalla precedente udienza) se n’è accorta in udienza. Al che la giudicessa di pace, che aveva esordito arzigogolando e risolvendo sola soletta una inesistente questioncella procedurale e proseguito rivolgendomi domande del tutto superflue alle quali ho risposto per pura cortesia, non ha fatto l’unica cosa sensata: cioé disporre una fotocopia, dare alla vaporosa il tempo di leggerla e aggiornare l’udienza al pomeriggio. Anzi se l’è presa quando ho esclamato: “Ma questo processo sta diventando una farsa!”. Mi ha detto: “Comunque vada a finire, le ricordo che non sempre nella vita si può dire ciò che si pensa”. Poi ha dovuto ammettere di essere competente a rilasciare l’autorizzazione a videoriprendere l’udienza (la volta precedente aveva detto di non esserlo); e furbamente me l’ha rilasciata solo alla fine, per la prossima volta. Ma a malincuore: “Sa, io non amo essere ripresa; ma mi scusi: lei che uso ne deve fare?”. Le ho risposto: “Vorrei conservare un ricordo di queste udienze così interessanti e simpatiche”. Abbiamo quindi convenuto che, guarda un po’, delle riprese posso farne “tutti gli usi consentiti dalla legge”, magari anche pubblicarle per illustrare il livello della giustizia a Puffonia, dove chi vuol farsi giudicare non riesce (e viceversa). Come ha ben capito il mio avvocato e fratello - il quale, pur incazzato quanto me, manteneva un tono curiale -  a questo punto non mi va di riuscire simpatico a caricature viventi.
Porterò pazienza, ma alla fine esigo di essere condannato: la farsa si deve compiere fino in fondo.

Nuovo appuntamento il 28 novembre. Fascicolo permettendo.

Polvere sottile

Novembre 21, 2006 on 6:55 pm | In Politica | 3 Comments

Eccolo il destino di una civiltà: morire di polveri sottili.
Morire di smog, catrame e monossido di carbonio. Morire intrappolati in bare a quattro ruote. Morire nel desiderio di andare veloci. Morire uccisi dalla Tecnica. Morire connessi e intossicati. Morire mentre si è impegnati a fare un’altra cosa. Morire dentro uno spot. Morire al casello, spremuti fino all’ultimo. Morire condannati da una politica criminale e incosciente. Morire prima di pagare l’ultima rata. Morire come effetti collaterali. Morire per salvare i posti di lavoro alla Fiat. Morire eleganti. Morire perché il tram non passa mai. Morire nell’angoscia di non trovare parcheggio. Morire per arricchire un petroliere che morirà di cancro. Morire per arricchire un produttore di auto i cui figli si suicideranno. Morire indaffarati. Morire gasati in una Buchenwald senza kapò né filo spinato. Morire dopo aver pagato bollo e assicurazione. Morire perché a questo modello di sviluppo non c’è alternativa. Morire di leucemia, di cancro ai polmoni, di ottusità mentale. Morire perché i commercianti devono pur lavorare. Morire perché senz’auto non si può più vivere. Morire con i capelli unti e i bronchi bruciati. Morire asfissiati, con il sangue nero. Morire perché anche il cielo è morto. Morire lasciando figli orfani del Bello. Morire nel vivo del dibattito sulla tassa sull’inquinamento. Morire tra un blocco del traffico e l’altro. Morire come topi. Morire come schiavi. Morire di suicidio di massa. Morire in doppia fila. Morire in mezzo all’oceano di lamiera della tangenziale. Morire verdi. Morire senza aver vissuto. Morire senza urlare, lentamente. Morire di passività, quasi contenti. Morire in Suv. Morire lampadati. Morire dopo un bagno rigenerante nell’idromassaggio. Morire sazi. Morire forti. Morire alti e belli. Morire con naso e tette nuovi. Morire guardando la tv. Morire con l’ipod. Morire stanchi. Morire impolverati e sporchi. Morire assassini.
Morire morti.

Un eroe dei nostri tempi

Novembre 20, 2006 on 5:25 pm | In Politica | 10 Comments

Si profila una nuova puntata tematica del Bruno Vespa Horror Show.
Oggi Carlo Taormina ha abbandonato la difesa di Anna Maria Franzoni (ma può sempre ripensarci). Le motivazioni dell’ennesimo colpo di scena sono attinte al repertorio: 1 La Corte e la procura generale hanno rapporti del terzo tipo 2 La sentenza di condanna è già scritta
In corridoio, sotto i flash, ha aggiunto: “Lo Stato è contro il cittadino, lo Stato odia il cittadino”. Nessuno s’è messo a ridere. Nessuno l’ha spernacchiato.
Questo signore è lo stesso Carlo Taormina che ha chiesto l’arresto del pool di Mani Pulite. Che ha votato le leggi vergogna. Che ha scioperato contro una legge da lui stesso votata. Che ha usato aerei di Stato per recarsi in Calabria a difendere boss della ‘Ndrangheta. Che ha tessuto la trama della bufala Telekom Serbia. Che ha diffamato i tribunali di mezz’Italia, gridando al complotto “giustizialista” senza mai portare una prova.
Con simili credenziali era inevitabile il successo. I tenutari dei bordelli televisivi lo invitano spesso. I furboni si rivolgono a lui nella speranza di farla franca mandando in vacca i processi. Il partito padronale su sfondo blu lo ha assoldato tra i mastini anti-procure.
In Francia, in Inghilterra, negli Stati Uniti un tipo così sarebbe incompatibile con la professione di avvocato. A Puffonia Carlo Taormina è un vip.
Se non fossimo il popolo che siamo, questo volgarissimo buffone si vergognerebbe a uscire di casa. Non per pudore, virtù che non conosce. Ma per timore dei pomodori marci.
Ecco, bisogna al più presto riprendere la sana pratica dei pernacchi, del lancio degli ortaggi, delle torte in faccia. Come forma di legittima difesa. Per segnalare che perfino nell’avanspettacolo di quart’ordine c’è un limite al peggio. Nell’esercizio del sacrosanto ”diritto alla rabbia”, come lo chiama don Ciotti. 
Quando (e se) verrà ripristinata una rigorosa deontologia professionale e magari introdotto il reato di ostacolo alla Giustizia, sarà il tempo della tregua.
 

 

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Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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