Lettera da Suzhou

Novembre 2, 2006 on 2:09 pm | In Informazione |

L’amico Tony Lentini, reduce da un viaggio in Cina, mi ha mandato questa letterina.

Ciao Piero,

i cinesi sono dei grandi copiatori. Che male c’è? Copiare richiede obbedienza e perseveranza. Copiare significa soprattutto avere l’umiltà di riconoscere che qualcuno fa qualcosa meglio di te.
A Suzhou hanno copiato sicuramente dagli americani: le strade a sei corsie, il gusto per le automobili lunghe (nessuno vuol guidare le utilitarie), le aree industriali. Copiano anche dai tedeschi, o meglio: lasciano che i tedeschi organizzino una copia dell’Oktoberfest e vestano gracili cameriere locali come fossero donnone bavaresi. Hanno copiato dagli italiani: a parte la furbata di chiamare Suzhou la Venezia dell’est per via dei canali, ci hanno copiato nel modo fatalistico d’affrontare gli incroci, nell’abuso del clacson, nella sfrontatezza con cui intortano i turisti, nell’entusiasmo da boom economico.
La mia impressione è che i cinesi si sforzino di piacere agli occidentali, mentre tra di loro si trattano come abusivi beccati senza documenti.
Sembra che le persone vivano chiedendosi se stanno recitando bene la propria parte e che lo straniero sappia la risposta.
Ho visto gente fare la parte della prostituta, del manager, della fidanzata capricciosa e fissata con lo shopping, del tassista, del borghese al parco con la famiglia la domenica pomeriggio…
Esattamente come da noi, ma lì queste persone facevano il proprio lavoro con un’ingenuità e un divertimento che noi non abbiamo più.
Il capitalismo pare proprio fatto per loro, lo abbracciano senza condizioni, ne vogliono sempre di più. Sono andato a correre alle sei e mezza del mattino e ho visto centinaia di giovani ben vestiti aspettare l’apertura dell’ufficio di collocamento per trovare un lavoro migliore.
Quando sono arrivato mi sono chiesto perché europei e americani siano venuti qui a costruire un nuovo mondo invece di migliorare i loro paesi. Certo lo fanno per via dei costi ridotti, dell’enorme potenziale del mercato e quant’altro. Ma io credo che gli occidentali investano qui anche perché i cinesi li fanno sentire degli esperti, dei pionieri, dei portatori di sviluppo a cui è bene dare retta.
Probabilmente questa fase finirà presto e i cinesi faranno di testa loro.
Anzi, stanno già facendo di testa loro. Il germe della ribellione è contenuto in tutti i comportamenti che ai miei occhi erano strani. Dai cinesi di Suzhou ho imparato per esempio che i ragazzini possono portare in giro le morose su silenziosi scooter elettrici senza per questo sentirsi meno virili.
Anche i carretti della frutta, le biciclette e i pedoni possono viaggiare in autostrada, basta che la corsia d’emergenza sia larga abbastanza. Si può guidare rispettando i limiti di velocità.
Forse finiremo col mangiare cose che oggi non consideriamo commestibili.
Vorrei tornare a Suzhou tra due anni: i quartieri nuovi della città sono ancora troppo vuoti e spopolati e sono curioso di vedere che tipo di società riuscirà a riempirli.
(Antonio Lentini)

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