Uomini in via di estinzione

Novembre 8, 2006 on 3:07 pm | In Libertà, Democrazia |

Di uomini come Alessandro Galante Garrone, a Puffonia s’è perso lo stampo. Per mantenerne in vita almeno la memoria può essere utile una recente biografia scritta da Paolo Borgna per i tipi di Laterza. L’hanno presentata ieri a Milano, insieme all’autore, Ezio Mauro, Marco Revelli, Virginio Rognoni e altri ancora. Tutti concordi su un punto: per rigore morale e fedeltà ai valori repubblicani, uomini come Galante Garrone rappresentano il meglio dell’Italia civile. Non casualmente la nuova destra italiana, alla sua epifania, lo mise nel mirino. Avevo in mente di redigere una sintesi degli interventi. Ma intanto mi fa piacere pubblicare qui sotto la lettera inviatami da una giovana amica, Elena Rosselli.

Caro Piero,

perché ti ho chiesto di aspettare a scrivere un pezzo su Alessandro Galante Garrone? Perché per me, quest’uomo che non ho mai ascoltato ma che attraverso i suoi scritti credo di aver conosciuto, rappresenta un punto di riferimento imprescindibile, una guida morale che mi fa desiderare di essere migliore, non tanto per me stessa, quanto per il nostro Paese, per quest’Italia troppo debole di cuore. Finché uomini come G.G. sono stati in vita, il compito di noi giovani era forse più facile: ad ogni tentativo di revisione o stravolgimento della verità c’era sempre una delle voci autorevoli di questi partigiani a rimettere nel loro giusto ordine le cose. Già nel 1987, G.G. diceva: E dobbiamo dirlo, alto e forte, perché assistiamo, nelle sedi più impensate, e più ufficialmente autorevoli, a un subdolo tentativo di capovolgimento della verità, all’arrogante pretesa di certi studiosi di contrapporre alle nostre “sentenze emotive” le loro “analisi propriamente storiografiche.

Il tempo si è portato via molti di questi partigiani e presto non ci saranno più le loro testimonianze dirette, capaci di rievocare la Resistenza e quello che significò per il destino dell’Italia. Dipenderà da noi farli vivere o farli morire per sempre“. Sarà un nostro compito difendere la verità su quel periodo storico così cruciale per il nostro Paese. A nostra volta avremo il dovere morale di raccontare ai nostri figli perché e verso chi dobbiamo provare gratitudine per la nostra bella Costituzione. Diceva G.G.Disfattismo costituzionale e processo alla Resistenza, sono due facce dello stesso fenomeno. La Costituzione non è altro che lo spirito della Resistenza tradotto in formule giuridiche. Come dargli torto? Proprio in questi anni non solo stiamo assistendo ai tentativi da destra e da sinistra di sfasciare e stravolgere completamente il senso e la portata della nostra Carta costituzionale, ma vediamo insinuarsi nel dibattito pubblico l’inqualificabile progetto di screditare i partigiani per equipararli ai repubblichini. Non credo di essere catastrofica se dico che solo la memoria può salvarci: solo se teniamo ben a mente quali sacrifici fecero i giovani che volontariamente entrarono in clandestinità per consegnarci uno Stato libero, democratico e giusto, non indietreggeremo di fronte ai vari Pansa che in futuro tenteranno di spacciarci la loro verità.

Ti voglio lasciare con un pensiero riguardo alla nostra Costituzione visto che non sono passati nemmeno sei mesi dall’ultimo referendum con il quale si chiedeva agli italiani di avallare l’ennesima nefandezza ai danni della Carta costituzionale:

La Resistenza ha lasciato le sue orme nella Costituzione: una Costituzione emendabile, come ho già detto; qua e là arrugginita, invecchiata, anchilosata. Possiamo, anzi dobbiamo migliorarla e sveltirla, ovviando a certi processi degenerativi e inceppamenti sempre più gravi, e restaurando la funzionalità delle istituzioni pubbliche contro le troppe invadenze dei partiti e di organismi prevaricatori, e contro il dilagare di corrotti e corruttori. Ma guardiamoci dal proposito di sfasciarla, di cancellare lo spirito animatore, di recidere le radici. Per difenderla e rafforzarla, noi confidiamo soprattutto nelle nuove generazioni. Anche per un pessimista è forse l’ultima speranza che ci resta; e ad essa ci aggrappiamo. Diceva Primo Levi nella sua ultima intervista:”Se non avessimo fiducia nei giovani, non varrebbe la pena di conservarsi“.

Non senti, caro Piero, tutto il peso, dolce e terribile insieme, di quel “noi”?

Con affetto, Elena

1 Commento »

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  1. Ricca,ma tu solo di magistrati ti occupi in questo blog?
    Mannaggia a te…

    Commento di alexander mayer — 11 Novembre 2006 #

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