I padroni delle notizie

Novembre 15, 2006 on 3:39 pm | In Informazione |

L’informazione non è morta. Si è solo trasformata in pubblicità.
Ingannare l’elettore è una funzione importante dei media, ma secondaria.
L’obiettivo principale è persuadere il consumatore. Indurlo a comprare, farlo sbavare. Trasformarlo in un bambinone desiderante.
Per questo occorre seguirlo passo passo, anche quando - nella sua beata ingenuità - il consumatore crede di informarsi.
Conflitto d’interessi, concentrazione della proprietà dei media, occupazione partitica della Rai, censura delle voci libere, sono tutti problemi gravi. Ma il mondo della comunicazione ha questo tarlo alla radice: i giornali, le radio, le televisioni sono contenitori progettati dai venditori di pubblicità.
Ogni tanto hanno l’accortezza di passare qualche notizia, ma è una copertura.
Le società concessionarie di pubblicità e i proprietari dei media, spesso con interessi diversi dall’editoria, condizionano i contenuti.
Li manipolano, li inquinano, li censurano, ne determinano tempi, linguaggio e contesto, secondo le esigenze dei clienti.
I big spender sono i veri padroni delle notizie.
Comprano, pagano, pretendono. E ottengono con facilità: interviste concordate direttamente con il direttore marketing, redazionali che esaltano il prodotto di punta, una sbirciatina delle telecamere sull’etichetta del marchio di acqua minerale o del capo indossato dalla conduttrice, false inchieste, false ricerche di mercato: sono mille i trucchi per vendere pubblicità occulta, che integra e accredita quella palese e sputtana definitivamente il giornalismo.
La pubblicità occulta si accompagna all’oscuramento delle notizie sgradite.
Un caso di scuola riguarda il mercato dell’acqua in bottiglia: il consumatore medio è convinto che essa sia la benefica alternativa alla pessima acqua del rubinetto. Convinzione falsa, che i 300 milioni di euro annui che le aziende del settore investono in pubblicità servono ad alimentare.
Un tempo si chiamavano “marchette”. Ora si chiama “attenzione al cliente”.
Un tempo si chiamava Quarto Potere. Ora si chiama marketing editoriale.
E il sistema s’è fatto industriale. Un servizio globale e personalizzato, che genera fatturati miliardari e migliaia di posti di lavoro, raccontando favole a milioni di consumatori.
I giornalisti ormai sono in via di estinzione. Gli editori sono convinti di poterne fare a meno, coltivano il disegno di sostituirli con tastieristi: c’è questo alla base dell’attuale, annosa vertenza sul contratto. Va poi segnalato l’aspetto umano: difficile resistere a un viaggio esotico con avventuretta extraconiugale pagato dalla ditta di pillole anticoncezionali, a un profumato ingaggio come moderatore di tavole rotonde in località termali, all’ultimo modello di Suv in prova, non necessariamente da restituire. Di fronte a simili tentazioni si spengono i residui ardori da cronista di inchiesta.
Resistono e fanno quasi tenerezza gli ultimi utopisti del Quinto Potere, che è la libertà di dire: no grazie. A questa specie appartiene Giuseppe Altamore, autore del saggio “I padroni delle notizie” (edizioni Bruno Mondadori). A breve pubblicherò l’intervista che mi ha rilasciato.

1 Commento »

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  1. L’informazione è morta da anni ormai

    Commento di luigi — 16 Novembre 2006 #

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