Antimafia e spese vive
Novembre 19, 2006 on 7:16 pm | In Legalità | No Comments
La Casa della Cultura e della Legalità di Genova è impegnata da anni in una dura battaglia contro la mafia. Perché anche a Genova c’è la mafia, anche se molti preferiscono non saperlo. Per le minacce ricevute sono costretti a presidiare giorno e notte (da 165 giorni) la propria sede. Ora sono anche alla canna del gas, come sovente capita a chi non ha paura di farsi dei nemici. Se non trovano nuovi contributi finanziari, chiudono. Perché dedizione, coraggio e lucidità non bastano, senza i soldi per le spese vive. Su www.genovaweb.org il loro appello, che merita ascolto.
Vomito ergo sum
Novembre 17, 2006 on 9:20 pm | In Politica | 14 Comments
Claudio Velardi, tecnologo delle relazioni
Politica bipartisan, la chiamano.
Sussurrata. Garbata. Profumata. Ben vestita.
Si danno feste bipartisan. Si scrivono libri bipartisan. Si fanno affari bipartisan.
Si vedono facce di merda bipartisan.
Un tempo ci si divideva fra destra e sinistra. Poi fra onesti e disonesti.
Ora la differenza è fra gente che vomita e gente che non vomita.
Lo confesso: sono partisan. Nel senso che ladri, corruttori, mafiosi, piduisti, neofascisti, secessionisti, modestamente, mi fanno ancora schifo.
E mi fanno un certo schifo gli opportunisti, i galleggiatori, quelli che hanno imparato come gira il mondo, quelli che dicono: non bisogna demonizzare l’avversario.
Quindi faccio parte della gente che vomita.
Uno che mi fa vomitare, con rispetto parlando, è Claudio Velardi, già dirigente del Pci a Napoli, già dirigente dei diesse a Roma, già affossatore dell’Unità, già editore del Riformista, già lucratore di appalti Rai, oggi convertito a un fuffosissimo business della tecnologia delle relazioni: nel suo piccolo, una figuretta esemplare del vomitevole destino di certa sinistra italiana, criptoberlusconiana e sedicente riformista.
Perché fra tanti disgustosi figuri che calcano le scene di Puffonia, cito proprio lui?
Semplice. Perché sono reduce dalla vomitevole presentazione bipartisan del suo stupidissimo libro: “L’anno che doveva cambiare l’Italia” (edizioni Mondadori). E sentivo il bisogno di sfogarmi.
Vi lascio questa sua perla di saggezza:
“Mi capita di incontrare spesso Berlusconi, la mia società ha sede a palazzo Grazioli, dove lui abita. Berlusconi è un uomo di una simpatia assoluta, questo è noto. I nostri sono sempre incontri piacevolissimi”.
Costui era il braccio destro di Massimo D’Alema a palazzo Chigi.
Li aboliranno?
Novembre 17, 2006 on 3:30 pm | In Economia | 5 Comments
Chissà che i costi di ricarica non vengano davvero aboliti, prima o poi. L’altro giorno si son pronunciate le preposte Autorità. La mancia cui il cartello delle aziende del settore dovrebbe rinunciare è più o meno di 1,7 miliardi di euro l’anno. Ecco il riassunto della situazione fatto dal promotore della petizione abolizionista, Andrea D’Ambra.
“Ieri finalmente, dopo 5 mesi di lavoro congiunto le Authority (Antitrust ed Agcom) hanno concluso la famosa indagine sui costi di ricarica, attivata in seguito alla denuncia del sottoscritto alla Commissione europea che ha a sua volta invitato le Authority ad attivarsi (lo sottolineo non per una mia fissazione ma visto che ci sono molti giornali che ignorano come sono realmente andate le cose e pensano che le Authority si siano mosse spontaneamente). Qui il dossier completo (link) e il comunicato a conclusione dell’indagine congiunta (link)Le Authority non hanno fatto altro che accogliere le richieste della Petizione D’Ambra confermando quanto sostengo da aprile vale a dire che i costi di ricarica sono un’anomalia tutta italiana, che non corrispondono ai reali costi sostenuti dagli operatori e che gravano in particolar modo sulle fasce piu’ deboli della popolazione. Questo il riassunto di quanto affermano le Authority che chiedono una rimodulazione, anche totale, del costo di ricarica e che intravede la possibilità di intervento dell’Agcom se gli operatori non si adegueranno spontaneamente.confermando quanto sostengo da aprile vale a dire che i costi di ricarica sono , che e che della popolazione. Questo il riassunto di quanto affermano e che intravede la possibilità di intervento dell’Agcom se gli operatori non si adegueranno spontaneamente. La mia reazione e il commento a caldo potete leggerlo qui (link) nella sezione comunicati. A nome anche degli oltre 700mila firmatari chiedo che gli operatori ora che anche le Authority si sono espresse in tal senso, aboliscano rapidamente il costo di ricarica e ho annunciato richiesta di rimborso agli operatori per tutti i costi sostenuti finora da noi consumatori. Ho anche voluto sottolineare come sia stato necessario l’intervento di un semplice cittadino con una petizione on-line affinché le Authority intervenissero su un problema davanti agli occhi di tutti da anni, nonostante la presenza di almeno 20 associazioni di consumatori nel nostro paese”. (Andrea D’Ambra)
27 novembre dibattito a Milano
Novembre 16, 2006 on 1:34 pm | In Politica | 10 Comments
La palude Brabbia, foto di Marino Bianchi
Ha ancora senso dibattere, criticare, proporre tenendo come stella polare l’interesse generale, confidando nella forza delle buone ragioni?
Me lo domando spesso e non sempre la risposta è positiva, di fronte allo spettacolo di una Nazione-Palude in cui il civilissimo sentimento della vergogna sembra essere patrimonio di una minoranza.
Ma le alternative mi sembrano ancora più tristi.
Da qui nasce questo nuovo appuntamento di dibattito pubblico dell’associazione Le Girandole.
Naufragio nella palude? No grazie!
Giancarlo Caselli
Furio Colombo
Nando dalla Chiesa
Tana de Zulueta
Marco Travaglio
da me intervistati su:
legge elettorale, conflitto d’interessi, leggi vergogna, riforma della Giustizia, riforma della Rai e altro ancora
Lunedì 27 novembre - dalle ore 20,30
Camera del Lavoro di Milano
corso di Porta Vittoria 43
Siete tutti invitati. A partecipare e a far girare la voce!
I padroni delle notizie
Novembre 15, 2006 on 3:39 pm | In Informazione | 1 Comment
L’informazione non è morta. Si è solo trasformata in pubblicità.
Ingannare l’elettore è una funzione importante dei media, ma secondaria.
L’obiettivo principale è persuadere il consumatore. Indurlo a comprare, farlo sbavare. Trasformarlo in un bambinone desiderante.
Per questo occorre seguirlo passo passo, anche quando - nella sua beata ingenuità - il consumatore crede di informarsi.
Conflitto d’interessi, concentrazione della proprietà dei media, occupazione partitica della Rai, censura delle voci libere, sono tutti problemi gravi. Ma il mondo della comunicazione ha questo tarlo alla radice: i giornali, le radio, le televisioni sono contenitori progettati dai venditori di pubblicità.
Ogni tanto hanno l’accortezza di passare qualche notizia, ma è una copertura.
Le società concessionarie di pubblicità e i proprietari dei media, spesso con interessi diversi dall’editoria, condizionano i contenuti.
Li manipolano, li inquinano, li censurano, ne determinano tempi, linguaggio e contesto, secondo le esigenze dei clienti.
I big spender sono i veri padroni delle notizie.
Comprano, pagano, pretendono. E ottengono con facilità: interviste concordate direttamente con il direttore marketing, redazionali che esaltano il prodotto di punta, una sbirciatina delle telecamere sull’etichetta del marchio di acqua minerale o del capo indossato dalla conduttrice, false inchieste, false ricerche di mercato: sono mille i trucchi per vendere pubblicità occulta, che integra e accredita quella palese e sputtana definitivamente il giornalismo.
La pubblicità occulta si accompagna all’oscuramento delle notizie sgradite.
Un caso di scuola riguarda il mercato dell’acqua in bottiglia: il consumatore medio è convinto che essa sia la benefica alternativa alla pessima acqua del rubinetto. Convinzione falsa, che i 300 milioni di euro annui che le aziende del settore investono in pubblicità servono ad alimentare.
Un tempo si chiamavano “marchette”. Ora si chiama “attenzione al cliente”.
Un tempo si chiamava Quarto Potere. Ora si chiama marketing editoriale.
E il sistema s’è fatto industriale. Un servizio globale e personalizzato, che genera fatturati miliardari e migliaia di posti di lavoro, raccontando favole a milioni di consumatori.
I giornalisti ormai sono in via di estinzione. Gli editori sono convinti di poterne fare a meno, coltivano il disegno di sostituirli con tastieristi: c’è questo alla base dell’attuale, annosa vertenza sul contratto. Va poi segnalato l’aspetto umano: difficile resistere a un viaggio esotico con avventuretta extraconiugale pagato dalla ditta di pillole anticoncezionali, a un profumato ingaggio come moderatore di tavole rotonde in località termali, all’ultimo modello di Suv in prova, non necessariamente da restituire. Di fronte a simili tentazioni si spengono i residui ardori da cronista di inchiesta.
Resistono e fanno quasi tenerezza gli ultimi utopisti del Quinto Potere, che è la libertà di dire: no grazie. A questa specie appartiene Giuseppe Altamore, autore del saggio “I padroni delle notizie” (edizioni Bruno Mondadori). A breve pubblicherò l’intervista che mi ha rilasciato.
Lettera di Francesco Giuffrida
Novembre 13, 2006 on 2:56 pm | In Legalità | 18 Comments
Lo “stalliere” di Arcore
A settembre abbiamo contribuito a un tam tam on line per esprimere solidarietà a Francesco Giuffrida, il dirigente della Banca d’Italia che per aver svolto in modo onesto il suo compito di consulente della pubblica accusa nel processo Dell’Utri (passò ai raggi x i primi, oscuri finanziamenti alla Fininvest), è stato citato in giudizio a Palermo con pesante richiesta di risarcimento danni. Continueremo a seguire la vicenda, perché esprime una tendenza sempre più diffusa a Puffonia: il neo-maccartismo verso le persone dalla schiena non flessibile.
Francesco Giuffrida non deve essere lasciato solo. Riporto una sua lettera, giuntami ieri.
“Le numerosissime manifestazioni di solidarietà, pervenute in mio favore, mi hanno fatto comprendere che su certe vicende, come quella da me oggi vissuta, è ancora possibile coagulare un movimento di opinione che può incidere positivamente nei confronti del contesto esterno.
Come avete avuto modo di leggere nelle e-mail che Giuseppe Giolitti vi ha mandato, all’ulteriore articolo di Marco Travaglio, comparso sull’Unità il 21 ottobre, la Banca d’Italia ha nuovamente risposto effettuando talune precisazioni nonché fornendo rassicurazioni.
Ed in effetti segnali positivi da ultimo mi sono giunti da parte dei vertici della Banca d’Italia che hanno dimostrato la stima e l’apprezzamento per il lavoro da me sinora svolto sia conferendomi nuovi ulteriori incarichi sia coinvolgendomi in attività esterne.
Desidero quindi ringraziare tutti per la solidarietà fattami generosamente pervenire attraverso l’amico Giolitti che si è prodigato, con grande dedizione, per evitare che la provocazione cui sono stato oggetto cadesse nel silenzio mediatico.
Solo attraverso la mobilitazione via internet è stato possibile portare a conoscenza dell’opinione pubblica “le azioni di rivalsa” poste in essere dalla Fininvest contro la mia persona, nel silenzio, o quasi, dei mezzi di comunicazione e dei settimanali e quotidiani in particolare.
Infatti solo pochi giornalisti avevano in precedenza, o hanno successivamente, pubblicato la notizia.
In proposito appare davvero singolare il silenzio di un settimanale che a suo tempo dedicò diverse pagine per informare i lettori sui contenuti della mia consulenza tecnica oltre che l’intera copertina.
In occasione della citazione per danni il settimanale in parola infatti, ha ritenuto di pubblicare solo un piccolo box con informazioni generiche, evitando poi di riprendere la notizia, così come da ultimo comparsa in internet.
Siamo quindi ancora in presenza di una informazione pilotata e limitata? Probabilmente sì.
Ed è per questo motivo che chiedo a Giuseppe Giolitti di continuare a fornire a tutti voi le notizie sull’evolversi della subita citazione per danni”.
(Francesco Paolo Giuffrida)
L’indulto, tre mesi dopo
Novembre 11, 2006 on 6:56 pm | In Politica | 22 Comments
Stai a vedere che le carceri torneranno gremite entro due mesi.
Stai a vedere che per affrontare l’emergenza carceraria bisognava intanto riformare la Bossi-Fini e la legge sulla droga.
Stai a vedere che era prevedibile che l’indulto, senza riforme strutturali del processo penale, non sarebbe servito a niente.
Stai a vedere che nel programma dell’Unione un provvedimento di clemenza era previsto solo nel contesto di riforme strutturali del processo penale.
Stai a vedere che ora la macchina della Giustizia, con tutti i guai che già aveva, è destinata a celebrare processi virtuali, girando a vuoto per dieci anni.
Stai a vedere che per questo motivo ora sarebbe sensata un’amnistia, ma gli indultisti comprensibilmente si vergognano di farla.
Stai a vedere che i tanti elettori di sinistra che s’erano faticosamente convinti della necessità di quest’indulto sono stati ingannati dai loro presunti leader.
Stai a vedere che Fassino e Rutelli ora ammettono a mezza bocca che dovevavo pensarci meglio.
Stai a vedere che nessun politicante si dimetterà per non aver pensato bene.
Stai a vedere che ci hanno ingannati anche sul numero complessivo degli scarcerati, a consuntivo molti di più di quelli previsti.
Stai a vedere che a Regina Coeli il numero dei detenuti è già uguale a quello del giorno prima dell’indulto, come ha detto il direttore di quel penitenziario.
Stai a vedere che il ministro Amato ora dice che ha accettato il provvedimento “con sofferenza”, ma al momento di parlare ha taciuto.
Stai a vedere che il ministro Mastella dice che lui non c’entra perché il Parlamento è sovrano.
Stai a vedere che il segretario dei Ds nei giorni dell’indulto agostano aveva detto al Ministro Mastella: il governo ora annunci l’abolizione delle leggi vergogna “per dimostrare che non c’è alcun abbassamento della nostra tensione etica”, e ora non lo dice più.
Stai a vedere che in sei mesi i “riformisti” unionisti hanno preso due iniziative significative in tema di Giustizia: oltre all’indulto, la conferma di fatto della pessima riforma dell’ordinamento giudiziario firmata Castelli.
Stai a vedere che ieri Vittorio Cecchi Gori è stato condannato a tre anni per magagne societarie, ma anche lui la farà franca con l’indulto.
Stai a vedere che si poteva evitare, visto che il provvedimento era “umanitario”, l’inclusione dei tipici reati da colletto bianco.
Stai a vedere che il salvacondotto per i criminali in doppiopetto è stata la ragione per la quale s’è trovato l’accordo “bipartisan”.
Stai a vedere che era possibile, oltre che ragionevole, evitare l’estensione dei benefici dell’indulto ai reati commessi fino al 2 maggio 2006, molti dei quali non ancora scoperti.
Stai a vedere che mentre gli uffici giudiziari italiani sono paralizzati dal dissesto strutturale, dagli organici ridotti e dalla mancanza di fondi, il ministro Mastella annuncia: sarò il ministro dei detenuti più che dei magistrati.
Stai a vedere che una politica giudiziaria seria doveva cominciare dalla riforma della prescrizione, con l’immediata abolizione della ex Cirielli.
Stai a vedere che il consenso al governo dopo l’indulto è calato di quindici punti.
Stai a vedere che gli indultisti forse hanno regalato il tema della sicurezza a Lega e An per i prossimi dieci anni.
Stai a vedere che il partito blu, pur avendo votato l’indulto e in tal modo salvato parecchi amici, non pagherà dazio in termini di consenso poiché il provvedimento viene percepito come una decisione del governo: e questo, obiettivamente, è un capolavoro di stupidità politica.
Stai a vedere che i peones che in Senato e alla Camera hanno alzato la mano fidandosi degli avvocati Calvi e Pecorella ora devono starsene zitti quando il vicepresidente del Csm Nicola Mancino dice: l’80 per cento del Parlamento che ha votato l’indulto non ha titolo per parlare di emergenza giudiziaria.
Stai a vedere che i furbacchioni hanno votato l’indulto nei giorni della canicola, con un blitz fra Camera e Senato, per impedire ai cittadini di capire e alla società civile organizzata di mobilitarsi.
Stai a vedere che l’emergenza Napoli forse ha a che fare con l’indulto, come sostengono, mettendo in fila i fatti, magistrati e forze dell’ordine.
Stai a vedere che in un’epoca di corruzione dilagante, dopo cinque anni di affari sporchi e leggi su misura, non era necessario inaugurare una legislatura con l’ennesimo condono per corrotti e corruttori.
Stai a vedere che Romano Prodi in questa brutta storia ha fatto il pesce in barile.
Stai a vedere che questo Centrosinistra prodiano ci sta facendo vedere cose che nemmeno la banda Berlusconi s’era mai permessa.
Stai a vedere che più che disonesti sono incapaci.
Stai a vedere che, purtroppo, avevamo ragione noi.
Destino di un laico
Novembre 10, 2006 on 2:02 pm | In Libertà | 9 Comments
Luigi Tosti
Puffonia è uno Stato secolarizzato, nel senso che la religione più diffusa è il culto del denaro. Ma non è uno Stato laico, poiché la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nei limiti e nelle forme stabiliti dal Vaticano.
L’indimenticabile scena dei politicanti di destra e sinistra che all’Arena di Verona, qualche settimana fa, sgomitavano per un’inquadratura a fianco di Benedetto XVI, è rivelatrice. Nessuno scandalo, per carità. Ma per correttezza andrebbe scritto nelle leggi, così uno si regola. Per esempio, nella libera teocrazia di Puffonia, sui cui confini identitari vigilano gli “atei devoti”, non dovrebbe sussistere l’obbligo di esibire il crocifisso nelle aule di tribunale. E il motivo di questo vuoto normativo è semplice: ogni religione è rispettata a Puffonia, nessuna è superiore alle altre. Eppure chi invita al rispetto della legge, ovvero alla non osservanza di leggi non scritte, non sempre è persona gradita. Il giudice Luigi Tosti, per esempio.
A chi non lo conosce, dirò che è un magistrato di Camerino, con un vissuto privo di particolari segni di squilibrio, il quale, in nome della laicità dello Stato, un paio di anni fa si rifiutò di proseguire a tenere udienza in aule provviste di crocifisso. In alternativa alla rimozione, propose di affiggere anche i simboli delle altre religioni.
Risultato?
Condannato in primo grado a sette mesi per omissione di atti d’ufficio. Dichiarato dal Csm non idoneo alla nomina a magistrato di Cassazione. Messo sotto procedimento disciplinare dal ministro della Giustizia.
Se l’è cavata, insomma.
Qui trovate notizie sul caso Tosti. E una lettera di solidarietà al magistrato, da inviare al presidente del Csm Giorgio Napolitano.
In alternativa, si può sempre chiedere che sia stabilito per legge l’obbligo di esporre il simbolo religioso dei cattolici in ogni sede di servizio pubblico.
Per la libertà del web
Novembre 9, 2006 on 2:54 pm | In Libertà, Informazione | 1 Comment
La Rete nasce libera, ma in molti luoghi è in catene: sia come fonte di informazione (censure selettive sui motori di ricerca, oscuramento dei siti non graditi) sia come mezzo di espressione (controllo delle comunicazioni, rappresaglie contro chi scrive cose scomode).
La tecnologia offre ai moderni censori nuovi e più “puliti” strumenti, ma rimangono in voga anche i tradizionali metodi repressivi: le spedizioni punitive e la galera, per esempio.
Secondo l’associazione Reporters sans frontières, almeno 61 bloggers sono in prigione per aver criticato su internet i loro governi. Il maggior numero di cyberdissidenti in carcere è in Cina (52), quattro sono in Vietnam, tre in Siria, uno in Tunisia e Iran.
La lista completa dei cyberdissidenti.
Nemmeno l’informazione dei media tradizionali se la passa bene: almeno 63 giornalisti (fonte Annuario Rsf) sono stati uccisi nel 2005 nell’esercizio della loro funzione; altri finiscono dietro le sbarre: secondo Rsf, sono 134 i giornalisti attualmente in prigione come dissidenti. Il maggior numero (31) anche in questo caso è in Cina; Cuba ne vanta 24; l’Etiopia 22. Gli Usa 2.
La lista completa dei giornalisti in prigione
Da oggi a domani 8 novembre, Rsf invita tutti gli utenti di Internet a partecipare alla prima “cybermanifestazione” internazionale in difesa della libertà di stampa e di espressione, e contro ogni forma di censura. Per partecipare basta connettersi al sito di Rsf. Ogni “clic” trasformerà la mappa interattiva dei “Buchi neri del web” contribuendo - almeno virtualmente - a far indietreggiare la censura…
Giù le mani dalla Costituzione! /2
Novembre 8, 2006 on 10:52 pm | In Costituzione | 24 Comments
vignette di Mauro Biani, Carovana per la Costituzione
Dai più diversi pulpiti si susseguono dichiarazioni favorevoli a una “grande riforma” della Costituzione. Esse contribuiscono a trasformare in senso comune questa discutibile opinione: il Paese è bloccato, spezzato, esige da troppi anni una riforma della Costituzione che lo renda governabile, efficiente e moderno. Non sono d’accordo e mi sento in diritto-dovere di dirlo dopo aver dato l’anima per contribuire a far vincere il NO alla sciagurata riforma Bossi-Fini-Berlusconi. Propongo di ribadire fino a trasformare in patrimonio condiviso delle persone ragionevoli questi semplici concetti:
- Il 25 giugno 2006 la gran maggioranza dei votanti ha confermato fiducia alla vigente Costituzione, dicendo NO alla “devolution”, al “premierato forte” e al resto. Occorre rispettare questa decisione.
- Prima di essere cambiata, la Costituzione italiana merita di essere difesa, rispettata e attuata. per esempio con riguardo allo status dei partiti (art. 49).
- Le priorità dell’Italia sono di ordine morale e politico, non costituzionale.
- Può essere necessario provvedere a qualche aggiornamento della Carta, ma in punti specifici, con ampio dibattito nella società e attraverso le procedure ordinarie, previste dall’articolo 138 della Costituzione medesima.
- Viceversa non ci sono le condizioni, né storiche né politiche, per metter mano a una “grande riforma delle regole” attraverso apposite commissioni parlamentari o addirittura assemblee costituenti.
- Il rischio di nuovi inciuci è dietro l’angolo. Meglio non concedere nuove occasioni ai barattieri.
Per sottoscrivere questi concetti e sottoporli a chi di dovere: cliccate qui.

Milano, dicembre 2005, tavolo referendario - foto Tam Tam
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