Napalm

Dicembre 27, 2006 on 6:09 pm | In Politica | 163 Comments

Nei giorni intorno a Natale, tra una lasagna e un tramonto, ho ingaggiato una dura battaglia contro l’Altro me stesso.  Ci siamo rotolati nel fango, ci siamo colpiti a sangue, ce ne siamo date di santa ragione.
Il motivo che ha scatenato la lite è stata una innocua notiziola letta su un vecchio giornale locale. La notiziola diceva che l’ex portaborse di Franco Nicolazzi all’epoca delle carceri d’oro è stato chiamato a risanare la banca popolare di Intra, recentemente colpita da uno scandalo.
“Deficiente! Non l’hai ancora capito che questo paese non ha più speranza? Non vedi che scorrono fiumi di merda da tutte le parti? Ora tu molli il megafono, chiudi il blog e mi fai cambiare vita, hai capito stronzo che non sei altro?!”, così mi ha urlato l’Altro Piero. Ci siamo colpiti come furie, ci siamo scannati fino al sangue per tre giorni e tre notti.  Alla fine ha vinto lui. Io, il vostro timido blogger, sono stramazzato al suolo come una marionetta stanca.
Questo è il mio ultimo post. Da domani il blog sospenderà le ostilità.
L’altro Piero vuole riformare se stesso, dice che quella è la sfida più ardua. “Cretino, non capisci che ai merdosi fai solo un favore! Non vedi che stai somatizzando? Per quanto ancora vuoi farti del male in mezzo alla mischia dei servi e dei ladri? Non ti senti ridicolo a megafonare ai sordi? Bisogna solo aspettare che la merda inondi tutto, le case, gli alberi, i campanili… solo allora si potrà ricominciare… deve sommergere tutto… ma non te, idiota, non te!”. 
L’Altro Piero è un tipo strano: mentre mi schiaffeggiava senza pietà ripeteva: “fai politica con le idee, brutto stronzo che sei, ma non vedi che non c’è più l’agorà? A chi parli cretino? Che cosa speri di ottenere eh? Se la facessi col napalm forse verrei con te, pagliaccio!”.
Ormai è tardi, ho i minuti contati.  Per ordine dell’Altro Piero sto riponendo megafoni, cartelli e volantini in un grande baule, nel quale mi chiuderò io stesso. L’Altro Piero è uscito per un paio d’ore, mi ha detto che andava a tingersi i capelli di verde. Quando torna chiuderà a chiave il baule e per me sarà finita. Scrivo a gola stretta, credetemi. Mi ha definito un fallito, un illuso, un frustrato. E forse ha ragione lui. Mi ha detto che se ne andrà via da Puffonia appena possibile. E che intanto vivrà in clandestinità, nel tempo libero seguirà un corso di cucina vegetariana.
Eccolo… sento i suoi passi… sta salendo… ora apre la porta…  
Addio amici miei: penserò a Voi, rannicchiato nel buio.
 

Suv People

Dicembre 25, 2006 on 1:11 pm | In Politica | 32 Comments

Vivo un dramma: sono un tipo ad alto voltaggio spirituale, costretto a vivere nell’epoca più piatta e conformista della storia. Io al mattino uscirei di casa per andare a prendere la Bastiglia. E invece mi tocca fare lo slalom nel traffico di una città tappezzata di pubblicità, condannato ad metalla da innocente. I miei Mulini a Vento sono i Suv. Non amo l’automobile, ma queste astronavi da città le ho odiate al loro prima apparire. Da qualche settimana comincio ad avere incubi notturni: scene apocalittiche, nelle quali torturo con incredibile ferocia chi le guida. In genere sono uomini che non devono chiedere mai e donne progettate per essere felici, anche con pagamento rateale. Se uno guarda bene, spesso dall’astronave occhieggia la testolina di un bambino che gioca alla playstation portatile mentre invia mms col telefonino. I Suv inquinano di più, ingombrano di più, consumano di più, rompono le palle di più, ma le donne siliconate e felici e gli uomini che non chiedono mai se ne fottono allegramente. Vivere, per loro, significa consumare. Li hanno programmati così. E il tenore di vita del popolo dei Suv non è negoziabile, come dice la Scimmia della Casa Bianca.  Affinché i piloti dei Suv abbiano sempre di che riempire il serbatoio, è invalsa l’abitudine di massacrare gli innocenti in guerre ”preventive”. Questa è la Suv-modernità. Chi come me ha una temperatura del sangue da Bastiglia tutti i giorni ha di fronte questa gente: si sentono al sicuro, non ascoltano ragioni, trattano ciclisti e pedoni come provocatori in cerca di guai, sfrecciano per le vie del centro storico con la disinvolta baldanza di chi attraversa un deserto. Un giorno o l’altro uscirò di casa con un’ascia, mi apposterò al semaforo e farò fuori il mio capro espiatorio, per edificare gli astanti.  Intanto sento il dovere di svergognarne il più possibile, sicché ho dato incarico a un paio di grafici di realizzare un logo con la scritta: SEI UN VERME. In sigla Suv. Lo metterò on line, a disposizione di chiunque voglia ricavarne adesivi. Nel prossimo anno me ne porterò una cinquantina sempre in tasca e li appiccicherò ai vetri dei miei Mulini a Vento, per testimoniare una disperata resistenza alla Dittatura della Stupidità.
Perché non prendete anche voi, gentili lettori, questa buona abitudine?

Fu Pansa

Dicembre 23, 2006 on 9:47 pm | In Informazione | 8 Comments

Rattrista vedere persone intelligenti rincitrullirsi, uomini che furono lucidi e vivaci ridursi allo stato larvale di uno Schifani o di un Elio Vito.
Questo è capitato a Giampaolo Pansa.
Nella sua un tempo gloriosa rubrica sull’Epresso, la scorsa settimana egli ha affrontato una vera e propria emergenza nazionale: lo scandalo delle contestazioni ai politici.
“Ora è tempo di dire basta a tutti i fondamentalismi”, ammonisce Pansa. Questo clima d’odio che serpeggia nel Paese, aggiunge Pansa, è colpa di coloro che hanno accusato “il Cavaliere di voler costruire un regime antidemocratico”, di chi “l’ha dipinto come il nuovo Mussolini”: gli spregevoli demonizzatori. Poi Pansa mi onora di un cenno: “anche l’insulto scagliato contro Prodi a Bologna ha un copyright di sinistra, e perfino un urlatore, denunciato dal Cavaliere e assolto”. (A marzo, dopo che urlai addosso a Fassino a Torino, il medesimo Pansa prese le mie difese, in nome della libertà di critica, contro i riflessi autoritari dei dirigenti di sinistra…). Sicché “la condanna dei fischi e degli insulti di Bologna è sacrosanta. Ma perde efficacia se non si riconosce che perfino nell’Unione abbondano i fondamentalisti aggressivi”. Occorre stare allerta, avverte Pansa: “vediamo ripresentarsi un insopportabile schema di battaglia che negli anni Settanta ha generato le tragedie che conosciamo”. Occorre che “Prodi dica un basta deciso a quanto accaduto e, fatalmente, accadrà”. Infatti “la campana a Bologna è suonata per il professore, ma attenti al prossimo rintocco”.
E così via delirando.
Poiché escludo che sia in malafede, mi tocca prendere atto che Giampaolo Pansa s’è rincitrullito. La sua coscienza è integra, il suo pensiero s’è corrotto. Può capitare a tutti, la vita è cattiva.
A Natale ricordiamolo nelle nostre preghiere: era un uomo assennato, un giornalista intelligente. Che pena.

 

Lettera a Moratti

Dicembre 22, 2006 on 3:57 pm | In Libertà | 20 Comments

Ho mandato questa lettera a Massimo Moratti, petroliere e presidente dell’Inter.
Chi la condivide, gliela mandi. Magari si convince.

Caro Massimo,

mi perdonerai, spero, il tono irrituale di questo biglietto d’auguri. Noi non siamo amici, anzi non ci conosciamo proprio. Tu sei un miliardario dal volto umano, e io un povero cristo come tanti. Perché Ti scrivo, dunque?
Ti scrivo per suggerirti un’idea: tieni una minima rendita per Te e dona il resto ai poveri, Massimo. Regalaci una rivoluzione spirituale, questo Natale. 
Ammassare ricchezze è segno di disperazione, Massimo. A Te è concesso questo immenso privilegio: ricordare al mondo, con un solo gesto, che l’amore è tutto. Lascia un segno nuovo, Massimo. Dimostraci che sei un uomo vero. Che T’importa del petrolio, per cui si uccidono i bambini? E che senso ha, Massimo, regalare tutti quei soldi ai calciatori? Scrollati di torno tutti quei parassiti! Ma perché devi ridurti a far spiare Bobo Vieri? Capisco Tuo fratello, ma Tu? Pensaci, Massimo! Parlane con  Don Rigoldi, che Ti vuole bene. Ti racconterà la storia della cruna di ago e del cammello. Te la ricordi, Massimo? Se fai un attimo di silenzio intorno a Te, forse lo sentirai anche Tu il grido di dolore dei dannati della terra.  Perché Ti ostini a stare dalla parte dei carnefici? Cambia il Tuo destino, Massimo. Manda al diavolo la plebaglia miliardaria del jet set. Come dici? Ah le opere di beneficenza, la responsabilità sociale dell’impresa. Vendi tutto, Massimo! La barca, l’aereo privato, tutto! Anche il Picasso che hai dietro le spalle. Milly sarebbe fiera di Te, insieme a tutti coloro che si son messi dalla parte buona della vita. Fatti questo regalo, Massimo. Pensa che bello leggere sul giornale: Massimo Moratti lascia tutto ai poveri. In un mare di gossip, sarebbe una notizia. Lascia tutto agli ultimi, Massimo. Datti questo coraggio e sarai lo stupore del mondo. Scegli di esser folle, Massimo. Mi raccomando: tutto ai poveri! Diventa ricco davvero. Fallo subito, Massimo!  
Buon Natale.
  

Profumo di lavanda

Dicembre 21, 2006 on 12:22 pm | In Legalità | 6 Comments


Giuseppe Fava

A Puffonia il denaro è un’entità immateriale che emana un delicato profumo di lavanda.
La mafia spa è un’impresa florida, con qualche tentazione egemonica, che concorre al benessere della nazione e fa lavorare tanta gente. Lo dicono questi due semplici dati.

a) 100 miliardi di euro
Questo è il giro d’affari lordo annuo della criminalità organizzata, secondo una stima 2005, approssimata per difetto, del procuratore nazionale antimafia

b) 400 milioni di euro
Questo è il valore dei beni confiscati alla criminalitò organizzata negli ultimi dieci anni, secondo un calcolo 2006, approssimato per eccesso, del ministero dell’Interno.

La differenza viene ripulita sul libero mercato.

Funziona così da tempo a Puffonia. Ma ora il viziaccio s’è fatto sistema.
Fateci caso: raramente, anche negli scandali più sordidi, viene fuori un’ipotesi di riciclaggio su vasta scala. I più arditi, i kamikaze della notizia al massimo avanzano un dubbio: ma dove mai hanno preso i soldi i nuovi eroi della finanza facile?

Il Non Detto ha questo nome: dittatura economica del malaffare.

Uno che non sopportava il profumo di lavanda era il giornalista Giuseppe Fava. Mi sono annotato una sua affermazione:

“Esiste infatti una verità innegabile: perché la mafia possa amministrare le sue migliaia di miliardi, debbono pur esserci imprese private e istituti pubblici, uomini d’affari e di politica capaci di garantire l’impiego e la purificazione di quell’ininterrotto flusso di denaro. La Nazione ha finalmente il diritto di identificarli!”.

Lo uccisero cinque colpi di pistola alla nuca la sera del 5 gennaio 1984.

Vedere anche:
COSÌ MUORE UN (GIORNALISTA DI INCHIESTA) ITALIANO PARTE PRIMA
COSÌ MUORE UN (GIORNALISTA DI INCHIESTA) ITALIANO PARTE SECONDA

Tengo famiglia

Dicembre 20, 2006 on 6:40 pm | In Politica | 13 Comments

 

La penisola allegramente tiranneggiata dal Puffone non è, come pure verrebbe di pensare, il regno della menzogna.
A Puffonia la verità qualche volta viene detta. Nei fuori onda, nelle conversazioni intercettate, per bocca degli utili idioti.
O come estrema dimostrazione di sfrontatezza.
Penso a verità come queste:

- La dc è il mio editore di riferimento (Bruno Vespa)
- Con la mafia bisogna convivere (Pietro Lunardi)
- La legge elettorale è stata una porcata (Roberto Calderoli)

Vespa in sostanza ci disse di essere un servo.
Lunardi ci informò che la mafia non ha avversari ma alleati.
Calderoli ammise la logica paragolpista della legge elettorale.

Possiamo divertirci a raccogliere le migliori. Accetto vostre segnalazioni. Magari per un libello antologico: Parola loro.

Alla brutale franchezza di due cittadini esemplari di Puffonia, Giuliano Ferrara e Vittorio Sgarbi, secondo me, dobbiamo la sintesi più efficace. Sono perle, annotiamole:

1 Per fare politica in questo Paese bisogna essere ricattabili
(G. Ferrara)

2 Il sistema è così corrotto che tanto vale approfittarne
(V. Sgarbi)

Ecco, queste sono le due leggi fondamentali di Puffonia. Propongo di metterle su pergamena ed esporle in ogni municipio. Accanto alla teca con la sentenza Andreotti e al tricolore, adeguato ai tempi dal motto già suggerito da Longanesi: Tengo famiglia.

Sarebbe tutto più trasparente, più onesto.

La camionista transessuale

Dicembre 19, 2006 on 7:36 pm | In Informazione | 26 Comments


Maria De Filippi

In linea di principio sono contrario alla gogna, alle punizioni corporali, alla pena di morte. Ma farei un’eccezione. Per Maria De Filippi.
Se la chiesa cattolica fosse un’istituzione sana, l’avrebbe già condannata al rogo a Campo dei Fiori. Per corruzione morale del popolo di Puffonia.
Maria De Filippi in Costanzo è una strega moderna, non c’è dubbio. Ma soprattutto un simbolo. Questa strana donna, a metà fra il transessuale e la camionista, non è che uno dei simboli più malvagi di questa fognaria fucina dell’immaginario collettivo che è, da decenni, la tv commerciale. Cioé tutta la tv, visto che la Rai ormai è una brutta copia di Mediaset, con i suoi reality show, i suoi quiz per dementi e i suoi insulsi sceneggiati.
Il programma pomeridiano della camionista transessuale merita di esser visto almeno una volta. Vi compaiono esponenti della meglio gioventù di Puffonia, per corteggiarsi, sedursi, fidanzarsi. Il tutto sotto l’occhio della telecamera, seguito da milioni di fedeli telespettatori.
Ci sono poche rappresentazioni altrettanto eloquenti di quel che è diventato il popolo puffone: masse desideranti un’inquadratura, bestiame umano che agogna un destino da copertina. Consumatori provetti di tutto ciò che la Dinità Mercato escogita e propina.
L’intuizione di Pier Paolo Pasolini si è avverata: Puffonia è diventata una sterminata periferia, abitata da un sottoproletariato culturale che va in vacanza a rate, si trastulla con i gadget, si abbevera alle riviste di gossip, legge i libri di Faletti, ha per Muse le veline, si ribella solo ai soprusi della squadra del cuore. La mutazione antropologica è andata oltre l’immaginazione del poeta. Il progetto culturale della P2 si è realizzato in pieno.
Questa immensa platea televisiva (undicenni mentali, li definì il Puffone) è il grande bacino elettorale del partito populista di massa, che oggi si chiama Forza Italia e domani, all’occorrenza, si ripresenterà sotto nuove insegne.
Insistere sul degrado dell’estetica televisiva, che ottunde i cervelli e spaccia disvalori mediante un bene pubblico come l’etere, significa non arrendersi all’ineluttabilità della devastazione culturale e morale di un intero popolo. Una politica seria non può che ripartire da qui.
Federico Fellini dedicò alla tv commerciale un film solo in apparenza satirico, Ginger e Fred. A chi gli chiedeva, nei giorni della lavorazione, il motivo di quell’interessamento a una materia tanto prosaica, rispondeva: “Ma non vedete, quello è il cancro dei prossimi vent’anni!”. Era il 1986.
Dopo aver collaborato con lui per diciotto anni, lo stesso Indro Montanelli chiese provocatoriamente di processare Berlusconi: non per i reati penali che pure ha commesso a profusione, ma per corruzione morale del popolo italiano.
Non aver intuito questo cancro, non aver saputo opporre argini a questa deriva: ecco la colpa imperdonabile della cosiddetta sinistra italiana. Una colpa infinitamente più grave di qualsiasi mazzetta. Basti dire che il tricheco dei parioli che ha sposato e lanciato la camionista transessuale, Maurizio Costanzo, è uno dei consulenti per la comunicazione di prestigiosi leaderini di centrosinistra. 
Un tempo era l’addetto stampa della P2. Ieri presentava il suo ultimo capolavoro nel reparto camicie della Rinascente di Milano.
Non era poi difficile capire. Ricordo che, nel mio piccolo, a undici anni provavo un senso di disagio, una vera e propria sofferenza intellettuale quando al lunedì tornavo in classe e sentivo quasi tutti i miei compagni ripetere le battute, i gesti, le volgarità degli eroi di Drive in. Intuivo gli effetti perversi della massificazione, dell’appiattimento del linguaggio.
Lo dissi una volta a Carlo Freccero, uno degli inventori della tv commerciale. Un poco se ne risentì. Ma lui stesso ha fatto parziale autocritica denunciando l’aberrazione della “logica quantitativa dell’audience”.
Come se ne esce? I danni fatti sono irreparabili in quanto hanno agito nel profondo della psiche collettiva. Ma siamo ancora in tempo, forse, per tentare di salvare il salvabile. La prima cosa da fare (certo non la sola) sarebbe riprendersi la Rai, liberarla dalla pubblicità e trasformarla in una vera azienda culturale per sani di mente.
Ma per farlo occorrerebbe una classe dirigente degna di questo nome. E non se ne vede nemmeno l’ombra. Gli uomini di qualità ci sono. Ma sono tutti lontani dalle leve del potere. Quando uno li incontra, fateci caso, hanno come una ferita nello sguardo, trasmettono un senso di pena, di amarezza, di sconfitta. Me ne accorgo, ad esempio, ogni volta che vedo quel galantuomo di Vincenzo Consolo.
Perché il mainstream a Puffonia sembra studiato apposta per offendere l’intelligenza delle persone perbene.

Una bestia che muore

Dicembre 18, 2006 on 3:38 pm | In Politica | 10 Comments


Narciso Palombelli

Ho deciso di vincere la nausea e dedicare un poco di attenzione alla transizione verso il puffonesco “partito democratico”, nel quale Ds e Margherita hanno deciso di fondersi. Ecco alcuni dati di partenza.
Il dibattito dura da anni, inutile e irreale.
Gli iscritti ai partiti, quelli consapevoli di essere tesserati, sono anziani militanti (in gran parte ex comunisti e democristiani) e ragionano con schemi di altre ere geologiche.
A loro viene chiesto l’estremo sacrificio: fondersi, su richiesta dei dirigenti, con persone di storia e idee lontane anni luce.
I dirigenti sono piccoli oligarchi senz’anima, rotti a tutte le sconfitte.
Il confronto si avvita da anni su questioni comprensibili solo alla cerchia ristretta di coloro che vivono di politica.
Alle assemblee preparatorie gli spettatori sono chiamati per riempire le sale e per applaudire.
L’apertura alla cosiddetta società civile è falsa e caricaturale.
Della struttura malata, oligarchica e illegale degli attuali partiti, il primo problema politico di Puffonia, non sembra importare nulla a nessuno.
Dovrebbero suicidarsi politicamente, i piccoli oligarchi, per autoriformarsi: chi si sente di chieder loro l’estremo sacrificio?
La vera difficoltà da superare, nella logica distorta degli oligarchi senz’anima, appare la spartizione dei posti al sole, i famosi organigrammi.

Può essere interessante seguire questa vicenda, con approccio etologico: per studiare l’ultimo, disperato dibattersi di una bestia che muore: la partitica.
Questo è un primo resoconto video dell’assemblea dell’altra sera a Milano; altri ne seguiranno.

Intervista a Giuseppe Altamore

Dicembre 17, 2006 on 3:33 pm | In Informazione | 9 Comments


Giuseppe Altamore

All’informazione marchettara, che vende pubblicità occulta sottoforma di articoli e servizi giornalistici, il vice-caporedattore di Famiglia Cristiana Giuseppe Altamore ha dedicato un libro, “I padroni delle notizie” (Bruno Mondadori editore).
L’intervista che mi ha rilasciato è on line su google video. Oggi Beppe Grillo, sul suo blog, la introduce con una sua riflessione.

Vedere l’intervista.

Leggere Grillo.

Giuseppe Altamore si è occupato a lungo anche del problema dell’acqua. Sul tema mi ha rilasciato una seconda intervista, che fra poco sarà disponibile in rete.

Un lavoro usurante

Dicembre 16, 2006 on 9:25 pm | In Politica | 9 Comments

A Puffonia fare il Cittadino è un lavoro usurante, esposto alle intemperie, a turni massacranti, al rischio di linciaggio. Non si è pagati, non si ha diritto alla pensione. La prossima Finanziaria se ne dovrà occupare.
Lo dico a ragion veduta, al ritorno dall’entusiasmante assemblea per il partito democratico che si è svolta oggi a Milano. Convocando militanti e dirigenti di mezza Lombardia, Ds e Margherita sono riusciti a riempire la sala: un buon successo, in questi tempi di partitica antipolitica. Ospite d’onore il compagno Piero Fassino.
Noi eravamo in quattro: tre giovani amici, Marco Elia e Andrey, e io.
Stando bene attenti a non offendere, abbiamo provato a sottoporre al buon Fassino tre questioni: la regolarità del voto del 9 e 10 aprile; il destino della legge Gasparri (recentemente difesa dall’avvocatura dello Stato per conto della presidenza del Consiglio); la cancellazione delle leggi vergogna del lustro berlusconiano.
Alla prima domanda il compagno segretario ha risposto stizzito: prima ha detto “non commento”, poi ha detto: ”ma parliamo di questioni di attualità!”, infine ha aggiunto: ”ecchissenefrega di quel che dice dalla Chiesa, la notte del 10 aprile non è andata come dice lui”.
Non gli veniva posta una questione di lana caprina. Gli si domandava un parere sul fatto che un sottesegretario in carica ha detto e scritto che l’autoproclamazione della vittoria da parte di Prodi e dello stesso Fassino, alle 2,43 del 10 aprile, è stata decisiva per evitare il caos (o il golpe). Dalla Chiesa sostiene che alla base della “rottura dell’incantesimo” ci furono i dati ufficiosi provenienti dai militanti dei diesse in giro per l’Italia. Fassino ha ripetuto anche stasera (in strada, poco prima di salire in auto) che gli unionisti si dichiararono vincitori dopo aver avuta una comunicazione dal Ministero dell’Interno (retto da Giuseppe Pisanu, che quella notte faceva vergognosamente la spola fra il Viminale e il salotto del Buffone).
Chi dice il vero? Abbiamo o no rischiato un colpetto di Stato quella notte? E perché mai il compagno segretario e il suo portavoce Gianni Giovannetti non volevano che riprendessi la “risposta” con la videocamera?

Alla seconda domanda (sulla Gasparri) il compagno segretario non ha risposto. Il suo portavoce ci ha assicurato una esaustiva risposta scritta “in 48 ore”. Attendiamo fiduciosi.

Alla fine gli ho domandato: “Piero, quando cancellerete le leggi vergogna?”. Il compagno segretario indultista si è limitato a rispondere: “al più presto che si può!”. Gli ho gridato di ricordarselo, sai com’è con tutti quegli impegni. Poi è svanito nella notte sulla berlina di servizio con segretaria, scorta e portavoce.

A quest’ultimo abbiamo anche chiesto di inoltrare al compagno segretario una richiesta di video-intervista, una cosa ufficiale, calma, seduti attorno a un tavolo, con tutti i crismi. Il portavoce ci ha risposto: si può fare, penso che non ci siano problemi, ma a una condizione: “non dovete rivolgergli domande in modo prevenuto e con tono aggressivo”.
Seguiremo corsi intensivi di bon ton.

Era presente anche Nando dalla Chiesa, che abbiamo intervistato e ha confermato la sua tesi.

Come al solito, i compagni militanti (età media sessant’anni) non hanno preso bene il nostro contributo fuori copione. Loro preferiscono spellarsi le mani dagli applausi. Ma dove lo prenderanno mai tutto questo entusiasmo? E perché non usano il bon ton verso i compagni Cittadini? Uno però ha colto il problema: “spero almeno che vi paghino i contributi!”, ci ha urlato.
Impresa ardua far capire a certa gente che non siamo pagati dal Buffone.

Seguirà video, montato dal compagno Marco Canestrari. Ma prima di pubblicarlo lo sottoporremo al portavoce.

 

 

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Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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