Nessuno tocchi la Gasparri

Dicembre 5, 2006 on 6:31 pm | In Politica |

 
Maurizio Gasparri, prestanome Mediaset

Comanda ancora il Buffone, ormai è chiaro. 

Prendiamo ad esempio la legge Gasparri. Ve la ricordate?
Fu una delle gemme della legislazione ad personam. Scritta dai funzionari del partito-azienda, prese il nome - spero per lui non gratuitamente - dal ministro della comunicazione dell’epoca, l’ex fascista Maurizio Gasparri. Con la scusa di preparare l’evoluzione digitale, la Gasparri cementava il duopolio collusivo Rai-Mediaset, cancellava l’incompatibilità fra proprietà di tv e giornali, riconsiderava le quote del mercato delle telecomunicazioni consentendo all’azienda-partito di crescere ancora per uno-due miliardi di euro (parole di Fedele Confalonieri). E naturalmente impediva a un editore senza santi in paradiso come Francesco Di Stefano, detentore di regolare concessione nazionale dal 1999, di trasmettere il segnale del suo canale, Europa 7.
La Gasparri fu virilmente combattuta dal centrosinistra in parlamento e dai movimenti in piazza. A Milano organizzammo perfino un sit-in continuativo giorno e notte per venti giorni, a dicembre, davanti alla Rai, per chiedere al presidente della Repubblica di non firmarla. Me lo ricordo ancora il freddo di quelle notti nella “tenda rossa”. Ciampi la rimandò alle Camere, che la ritoccarono leggermente prima di rispedirgliela per l’inevitabile firma. Nel frattempo il governo decretò d’urgenza per salvare Rete 4, che era destinata al satellite proprio per liberare le frequenze spettanti a Europa 7.
Bene, giovedì scorso quella legge era all’esame della corte di Giustizia europea su ricorso del consiglio di Stato e degli avvocati di Francesco Di Stefano, che le sta tentando tutte pur di veder riconosciuti i suoi diritti.
La presidenza del Consiglio era rappresentata dall’avvocatura dello Stato, nella persona dell’avvocato Paolo Gentili. Con quale mandato? Naturalmente difendere la legittimità della Gasparri, cioé la legge che l’attuale coalizione di governo aveva avversato virilmente in parlamento, fino a metterne in discussione la legittimità costituzionale, con il sostegno dei movimenti nelle piazze. Una legge che quest’estate ha guadagnato all’Italia la messa in mora da parte dell’Unione Europea.
Alcuni liquidano la faccenda come un fatto tecnico, una difesa d’ufficio in linea con la memoria scritta presentata dal precedente governo e motivata dall’esigenza di non pagare, in caso di accoglimento del ricorso, un oneroso risarcimento all’editore Di Stefano. Se questo fosse vero, sarebbe un’aggravante, che renderebbe ancor meno credibile il pur blando e inadeguato tentativo di riforma del sistema televisivo promosso dal ministro Gentiloni.
Dal suo punto di vista, Il Giornale del Buffone fa bene a ironizzare.
Noi, dal nostro, faremmo bene a chieder conto anche di questa scelta ai pusillanimi che siamo stati obbligati a votare, come fa l’associazione Articolo 21.

8 Commenti »

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  1. Io non toccherei la Legge Gasparri. Toccherei proprio Gasparri, ma con una mazza ferrata, possibilmente sulla sua testolina dorata. Ogni giorno che passa aumenta la carogna, l’odio verso questi pagliacci, che continuano ad infischiarsene allegramente del popolino bue (il cui unico problema è sapere se la Franzoni è pazza o meno). Ho staccato la tv da mesi, stanco di vedere (a parte report e anno zero) I Vespa, Costanzo, Costantino, De Filippi, Cucuzzi, Sgarbi & Co. straparlare a menti ottenebrate che stanno pure ad ascoltarli. I giornali servono solo per i bisogni corporali, visto che scrivono solo ciò che vuole il padrone di turno. Rimane internet, fino a che Fioroni non penserà bene di porre i filtri educativi “Per il nostro bene, per i nostri bambini che altrimenti vedono le donne nude”. Come se in televisione non se ne vedessero tutto il giorno.
    Cmq se fossi Di Stefano andrei a Roma e brucerei tutto e tutti. Questo è un tipico esempio di vergogna all’Italiana, dove la giustizia ce l’hai in proporzione ai soldi che puoi mettere in tasca ai giudici.
    PS: ho una proposta. Prossime elezioni:
    Premier: Beppe Grillo
    Vice Premier: Piero Ricca
    Ministro dell’informazione: Marco Travaglio
    Poi iniziamo a ragionare.

    Commento di Gianni — 5 Dicembre 2006 #

  2. Ma che schifo…
    Concordo con Travaglio quando dice che la nosrta è:”la sinistra più stupida del mondo”.
    Questi pupazzi meritano solo calci nel c.lo!

    P.s. cntinuando il “sogno” del Sig. Gianni…
    Rubbia all’Innovazione
    Caselli alla Giustizia

    Commento di RaffaelloS — 5 Dicembre 2006 #

  3. Grazie Piero per l’informazione.

    Commento di Alessio Scippo — 6 Dicembre 2006 #

  4. Piero Ricca grazie ok. Ma cosa bisogna fare??? A chi si dovrebbe votare??? Agli imbroglioni oppure agli inetti???? Vogliamo premiare la destra che perlomeno è di gran lunga più intelligente, furba, scaltra, imbrogliona rispetto a questa sinistra che imbrogliona lo è anche ma con meno capacità vista l’inettitudine??? Mi sono stancato nel vedere questi circensi di sinistra fare capriole e rimanere sempre aggrappati allo stesso palo di partenza. Inetti all’infinito. Fortunatamente la prossima settimana torno a Cuba a vedere qualcosa di meno scabroso. Hasta pronto.

    Commento di Francesco — 6 Dicembre 2006 #

  5. Presidente della Repubblica: Saverio Borrelli

    Presidente della Camera: Paolo Flores D’Arcais
    Presidente del Senato: Furio Colombo

    Premier: Beppe Grillo
    Vice Premier: Piero Ricca
    Ministro dell’informazione: Marco Travaglio

    Rubbia all’Innovazione
    Caselli alla Giustizia

    Fessino-Rutella-Skipper-Bevti Salvapveviti-Marini addetti ai WC con contratto a termine rinnovabile di giorno in giorno.

    Mastella in galera (secondino con obbligo di presenza continuativa 24 ore su 24)

    Berlusca-Bossi-Fini und Casa del Letame al completo: in galera (celle di 1 metro per 1, senza finestra, un quarto d’ora di aria ogni anno bisestile)

    Commento di Ho fatto un sogno — 6 Dicembre 2006 #

  6. […] Egregio signor Giovannetti, il 18 dicembre scorso, alla camera del lavoro di Milano, con tre giovani amici provammo a rivolgere alcune domande all’onorevole Piero Fassino. Le domande vertevano su questi temi: le regolarità del voto del 9 e 10 aprile, l’abolizione delle leggi vergogna, il destino della legge Gasparri. Su quest’ultimo punto, ella promise una risposta scritta dell’onorevole Fassino “nell’arco di 48 ore”. A tal fine ci scambiammo i biglietti da visita. Di giorni, da quella sua promessa ne son passati una cinquantina, ma la risposta non ci è ancora pervenuta. Mi permetto pertanto di rinnovarle la domanda, che è la seguente: perché, secondo Fassino, la presidenza del Consiglio ha dato incarico all’avvocato dello Stato Paolo Gentili di difendere la legge Gasparri contro il ricorso dell’editore di Europa 7 Francesco Di Stefano, nell’udienza del 30 novembre 2006 presso la corte europea? […]

    Pingback di Piero Ricca » Il portasilenzio — 4 Febbraio 2007 #

  7. […] Così siamo nella paradossale situazione che l’abusivo Fede continua a diffamare tutto e tutti dal suo tg, mentre Ricca, l’ uomo che ha fatto notare questa anomalia (seppur con metodi poco ortodossi), si ritrova impossibilitato nel poter esprimere la propria opinione sul suo blog. […]

    Pingback di MenteCritica · La guerra di Piero (Ricca) — 31 Luglio 2007 #

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