Staccare la spina a Pannella

Dicembre 10, 2006 on 4:36 pm | In Politica, Libertà |

Sono a favore del divorzio, dell’aborto, dell’obiezione di coscienza, della legalizzazione delle droghe, dell’eutanasia. E sono contro Pannella e i suoi metodi da stregone.
La lettera di Piero Welby l’ha scritta certamente lui, di suo esclusivo pugno. Suoi gli aggettivi, le iterazioni, le metafore. Sua l’evocazione di Aldo Moro, come pure la reazione sdegnata alle accuse di strumentalizzare un caso umano. Il suo stile da predicatore laico lo riconosco lontano un miglio.
Non è la prima volta che Pannella ricorre a questi mezzi, e non sarà l’ultima. Quand’anche al servizio di cause condivisibili, il metodo non mi piace. Rappresenta un uso cinico e autocompiaciuto della politica-spettacolo.
Il cui schema è questo:
1 Adottare un caso simbolo, ad alto tasso di emotività, per agitare una delicata questione di coscienza
2 Utilizzare il tasso di emotività per far breccia sui media
3 Sfruttare la risonanza mediatica per imporre ai politicanti una reazione e tentare di incardinare un’iniziativa parlamentare.
4 Supportare l’iniziativa con proposte schock e l’immancabile sciopero della fame. Lo lancia Marco Giacinto Pannella, chiede ai militanti di sospenderlo Piero Welby Pannella.
Sul piano tattico, per gruppi minoritari e spregiudicati, un metodo siffatto può essere efficace. Sul piano morale lo trovo indegno. Sul piano politico, una volta che i riflettori si spengono sul caso ad alto tasso di emotività, rischia di essere controproducente.
Si stacchi dunque la spina a Welby: anche per liberarlo dalle manipolazioni di Pannella.

 

4 Commenti »

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  1. Vorrei ricordare al Buffone n. 2 (Pannella) che nel 1989, quando il coraggioso Guido Tassinari (omonimo di un altro radicale) fu incarcerato per aver aiutato a morire Umberto Santangelo in una stanza d’albergo di Milano, il Partito Radicale al gran completo (e in particolare Adele Faccio, come mi scrisse lo stesso Tassinari) lo abbandonò al suo destino, per pura e semplice fifa delle conseguenze. Tassinari (Piero, per la tua rubrica “Un eroe dei nostri tempi”…) morì nel 1993, dimenticato da tutti.

    Commento di Giulia — 10 Dicembre 2006 #

  2. il sito http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=61666 a voi funziona? a me no.

    Commento di necosi — 13 Dicembre 2006 #

  3. @ necosi

    copio-incollo da:
    http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=61666

    Il testo integrale della lettera
    Piergiorgio Welby

    Signor Direttore,
    sono Piergiorgio Welby, che ha preso il posto di Luca Coscioni quale Presidente dell’Associazione radicale che porta il suo nome, e come esponente della costellazione di soggetti politici Radicali, nazionali e internazionali, che operano con e attorno al Partito Radicale.

    Ormai, 77 «giorni» fa, mi sono rivolto pubblicamente, personalmente, politicamente, al Presidente della Repubblica, quale supremo Garante del rispetto della Costituzione, della legalità repubblicana; per ottenere finalmente l’esercizio del mio diritto naturale civile politico personale ad una mia morte - naturale -. Solo modo possibile per conquistare (anche in Diritto) pace per questo «mio» corpo altrimenti sempre più straziato e torturato. Sequestratomi, per una kafkiana imposizione «etica» dall’ordinamento e del potere burocratico, o anche a esso imposto. Dobbiamo tutti - credo - gratitudine per la qualità, l´importanza, della Sua risposta e delle Sue esortazioni che hanno indubbiamente consentito il grave e grande dibattito che unisce, anzichè dividere, coloro che vi partecipano, che non sono indifferenti.

    Signor Direttore,
    come già Luca Coscioni, a mio turno sono oggi oggetto di offese e insulti, di pensieri, parole, aggressioni alla mia identità ed alla mia immagine, quasi non bastassero quelle perpetrate al corpo che fu mio e che, invece, vorrei, per un attimo almeno, mi fosse reso come forma - qual è il corpo - necessaria del mio spirito, del mio pensiero, della mia vita, della mia morte; in una parola del mio «essere».

    Sono accusato, insomma, di «strumentalizzare» io stesso, la mia condizione per muovere a compassione, per mendicare o estorcere in tal modo, slealmente, quel che proponiamo e perseguiamo con i miei compagni Radicali e della Associazione Luca Coscioni, che ha ragione ormai antica e sempre più antropologicamente, culturalmente, politicamente forte; «dal corpo del malato al cuore della politica». O, ancora, non sarei, come già Luca Coscioni, che io stesso strumentalizzato dai «miei», così infamandoci come meri oggetti o come soggetti plagiati. (O indemoniati, vero… Signori?). Strumenti? Sono, invece, limpidi obiettivi ideali, umani, civili, politici.

    Dalla mia prigione infame, da questo corpo che - per etica, s’intende - mi sequestrano, mi tornano alla memoria le lettere inviate alla… «politica» da un suo illustre, altro, «prigioniero»: Aldo Moro. Pagine nobili e tragiche contro gli uomini di un potere che aveva deciso di condannarlo (anche lui per etica, naturalmente) a morte certa, anche lui ad una forma di tortura di Stato, feroce ed ottusa. Quelle pagine non potrei farle mie. Anche perché furono perfette, e lo restano.

    Un pensiero, ancora, un interrogativo, un dubbio: dove sono mai finiti per tanti «credenti» Corpo mistico e Comunione dei Santi?

    Comunque Addio, Signori che fate della tortura infinita il mezzo, lo strumento obbligato di realizzazione o di difesa dei vostri valori! Chi siano (e in che modo) i morti o i vivi che rimarranno tali quando saremo tutti passati, non sappiamo, né noi né voi.

    Io auguro a voi ogni bene. Spero davvero (ma temo fortemente che così non sia), spero davvero che questo augurio vi raggiunga, si realizzi, perché questo «voi» oggi manca anche a me, anche a noi altri.

    Per finire, grazie Signor Direttore per la sua tollerante attenzione. A questo mio estremo, ultimo tentativo di trasmettere parola. Grazie sincero,
    Suo
    Piero Welby

    p.s. Chiedo - ringraziandoli fraternamente - alle oltre 700 mie compagne e compagni, antiche e nuovi, che sono in sciopero della fame, alcuni al sedicesimo giorno, di sospendere questa loro forma di lotta, che ha contribuito in modo determinante al radicamento di un nuovo grande momento di dialogo e di conoscenza a tutto il Paese.

    Pubblicato il: 08.12.06

    Commento di RaffaelloS — 13 Dicembre 2006 #

  4. Non so molto di Andreotti, di Dell’Utri o di altri ancora che sostieni di aver “intervistato” .. ma di Piergiorgio si. ho avuto il privilegio di conoscere quella splendida persona che è la moglie Mina.. come ho avuto la fortuna di imbattermi in quel forum che Piergiorgio aprì nel sito dei radicali.. e la cosa che mi fa più pena è vedere come pure tu hai ritenuto Piergiorgio incapace di pensare con la sua testa e lo hai visto manipolato dal perfido Pannella.. Ecco, lottare per l’eutanasia di una persona nn in grado nè di intendere nè di volere, i radicali non lo faranno mai.. tu invece sì mi pare..

    Commento di Francesco Mauro — 17 Settembre 2008 #

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