Not in my name

Dicembre 15, 2006 on 2:50 pm | In Libertà, Legalità | 11 Comments

Paolo Scarpis, questore di Milano
Paolo Scarpis

Non mi unisco all’affettuoso messaggio di saluto che il vice-sindaco di Milano, il post-fascista Riccardo De Corato, ha rivolto al questore uscente, il neo-fascista Paolo Scarpis, promosso ”Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza”.
Definisco Scarpis neo-fascista in quanto è colui che ha dato l’ordine di sequestrarmi per evitare al Buffone il dispiacere di vedermi a un convegno pubblico dov’era onorato l’ex latitante pluricondannato Bettino Craxi. Si usava così anche durante il Ventennio. Anche allora i codardi facevano carriera.
Ecco il messaggio, tratto dal sito del Comune di Milano: ho evidenziato in neretto le parti più commoventi.

PAOLO SCARPIS LASCIA MILANO PER IL NUOVO INCARICO DI DIRIGENTE GENERALE DI PUBBLICA SICUREZZA

 ”A nome della città e dell’Amministrazione comunale, rivolgo un saluto colmo di gratitudine al questore Paolo Scarpis che lascia Milano per il nuovo incarico di Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza. Le più sincere congratulazioni per questa nuova e importante sfida che saprà affrontare con competenza e capacità e che lo vedrà senza dubbio raggiungere ancora nuovi e importanti successi”. Queste le parole del vice Sindaco Riccardo De Corato per Paolo Scarpis, questore di Milano dal luglio del 2003.

“Desidero ringraziare Scarpis, – prosegue De Corato – che conosco da lungo tempo, ancor prima che diventasse Questore, quando era uno dei più validi dirigenti della Questura e dimostrava già allora di avere grande competenza e capacità. Scarpis lascia una città che ha conosciuto a fondo, dove fino al 1997 ha ricoperto importanti incarichi come dirigente per diventare poi Questore nel 2003. In questi anni ha svolto un ottimo lavoro, sempre in perfetta sintonia con l’Amministrazione comunale, e ha saputo garantire sicurezza ai milanesi anche in periodi difficili della vita cittadina. Siamo certi che anche nel nuovo incarico, Scarpis ricorderà la lunga esperienza fatta a Milano e soprattutto ricorderà i milanesi che continueranno a essergli vicini e grati per tutto quello che ha fatto. Ci auguriamo che il suo successore possa assicurare una linea di continuità con l’operato del Questore uscente e che abbia le stesse qualità e competenze nel governare la città e nell’affrontare le questioni di ordine pubblico e sicurezza”.

Le ribelli

Dicembre 14, 2006 on 1:40 pm | In Politica | 14 Comments


Felicia Impastato

Che delusione, le donne.
Per un periodo m’ero voluto illudere anch’io. Lasciamole provare, diamole tutto il potere possibile, peggio degli uomini, per quanto si sforzino, non potranno fare: questo mi dicevo, nella mia beata ingenuità.
Poi ho visto Irene Pivetti. Poi ho visto le scemette onorarie che rappresentavano la giustizia ai miei processi. Poi ho visto la Pollastrini, la Melandri, la Binetti. Poi ho sentito una frase come questa, di un’assessora provinciale di Milano: beh una legislatura in Parlamento non mi dispiacerebbe, sai per la pensione… Poi ho visto Lady Moratti portare il padre in carrozzella il 25 aprile: apposta per pigliarsi i fischi e fare la vittima. Poi ho visto Barbara Palombelli. Poi ho visto le primedonnette movimentiste scannarsi tra di loro per questioni di marchi e riflettori. Poi ho visto Jole Santelli, giovane dello studio Previti per anni sottosegretaria alla Giustizia. Poi ho visto Rosy Bindi, a Torino, giustificare una rivelatrice gaffe di Fassino deplorando chi l’aveva provocata. Poi ho visto l’avvocatessa Bongiorno. Poi ho visto Annarella La Rosa. Poi ho visto la Santanchè, la Gardini, la Bartolini. Poi ho visto la Prestigiacomo fare la valletta a una convention del partito padronale. Poi ho visto donne attaccate alle poltrone come cozze. Poi ho visto che quasi tutte le donne di un qualche potere, anche arrivateci per merito, sono tendenzialmente stupide, false e arroganti. Soprattutto quelle brutte. Nelle redazioni, negli uffici pubblici, negli affari le donne in carriera sono ormai pari agli uomini: non ancora, forse, per opportunità; di sicuro per comportamenti. Valeva la pena, mi domando, di fare tante lotte per questa parità? 
Gli uomini mediamente sono impotenti e porci, si sa. Sbavano, comprano, le vogliono troie. Ma quale reazione culturale hanno saputo opporre le donne di qualità alla sistematica mercificazione del corpo femminile? Perché non lanciano, ad esempio, un boicottaggio dei marchi, dei prodotti che fanno sbavare i consumatori mediante l’immagine del corpo femminile? Perché non urlano il loro dissenso fino a spaccarci i timpani? Perché non si ribellano? Vasto programma, certo. Ma per salvarsi l’anima (e, preliminarmente, dimostrare di averne una) da qualcosa bisogna pur partire.
Se la parità si è quasi realizzata, nel peggiore dei modi, la cultura della differenza resta la delicata utopia di alcune irriducibili. Ce ne sono, di donne straordinarie: io stesso ne ho conociuta qualcuna. 
Alcune di loro, capaci di sfidare la mafia per amore, le ha volute raccontare l’amico Nando dalla Chiesa nel suo ultimo libro, che presenterà questa sera alla Camera del Lavoro di Milano.

Nando dalla Chiesa
Le Ribelli 
Melampo Editore

Daniele chi?

Dicembre 13, 2006 on 5:35 pm | In Informazione | 7 Comments

Finalmente una novità. Enzo Biagi a 86 anni tornerà in video con un suo programma. Lo ha annunciato il direttore generale della Rai.
Lo epurarono cinque anni fa per volere di un ducetto permaloso e vendicativo.
L’epurazione aveva due obiettivi: impedire a un anziano e dignitoso cronista di raccontare la realtà alla vasta platea televisiva e nel contempo intimidire l’intero ambiente giormalistico.
Quel famoso giorno in Bulgaria il ducetto indicò tre nomi: oltre a Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi. Il secondo s’è fatto biondo ed è stato reintegrato, il primo è rimasto canuto e tornerà in video in primavera. Luttazzi sta perdendo i capelli e di lui nessuno si ricorda più, con l’eccezione del pubblico che affolla i suoi spettacoli e compra i suoi libri.
Per una questione di equità, andrebbe reintegrato anch’egli al più presto: ricordiamo il suo nome allo smemorato Claudio Petruccioli, presidente della Rai. E ricordiamogli altri nomi: Diego Cugia, Sabina Guzzanti, Carlo Freccero, Massimo Fini, Oliviero Beha… Resta insoddisfatta una curiosità: perchè Bruno Vespa ci allieta tre o quattro serate alla settimana e costoro, pur ingiustamente discriminati, non sono ancora tornati con propri programmi? Ricordiamogli anche i tanti artisti, registi, programmisti, autori meno noti ma ugualmente marginalizzati per cansura politica.
Chissà, magari a furia di insistere il buon Claudio Petruccioli metterà a fuoco un semplice concetto: egli è (profumatamente) pagato dai cittadini, non da quel ducetto permaloso e vendicativo che lo ha scelto, né dai suoi docili avversari.
Tutto questo in paziente attesa che la Rai sia liberata dall’antipolitico giogo dei partiti e restituita alla sua funzione di servizio pubblico, quindi capace di integrare i linguaggi, gli argomenti e le persone che non sono stati censurati perché mai hanno trovato spazio, come continua a promettere il buon Paolo Gentiloni, il ministro della Comunicazione.
La censura è tanto più insidiosa quanto meno è percepita.

c.petruccioli@rai.it

Lista Beppe Grillo

Dicembre 12, 2006 on 7:40 pm | In Politica | 61 Comments

null

Puffonia ha un vero, grande problema politico: il suo ceto politico.
Un ceto di potere meschino e provinciale che disprezza la legalità, non sa che farsene dell’etica pubblica, è lontano anni luce dalla cultura della trasparenza e della partecipazione. Non argomento questa tesi: chi non se n’è accorto fino ad ora non troverebbe convincenti le mie parole.
Di solito, chi manifesta questa idea viene accusato di antipolitica. Lo ha fatto da ultimo Giuliano Amato, che l’altro giorno s’è detto timoroso dell’arrivo di una nuova ondata populista. Naturalmente è vero l’opposto: l’antipolitica sono loro. le loro pensioni lampo, i loro conflitti d’interesse, le loro carriere a vita.
Quindi il problema è: come se ne esce? Vedo due possibilità:

1 La lotta armata
2 Una nuova forza politica

La lotta armata la escluderei per due motivi:

a Sono un non violento
b Visto il contesto, non ne vale la pena

A chi non voglia scegliere l’esilio o chiudersi nell’indifferenza non resta che la seconda possibilità.
Una scelta più che velleitaria disperata. A Puffonia c’è un solo soggetto in grado di dar vita a una nuova forza politica di un qualche peso: il signor Giuseppe Grillo detto Beppe.
Mai avrei pensato di ritrovarmi a sperare che un comico ci indicasse il cammino. Ora non solo lo spero ma non mi vergogno a dirlo in pubblico.

Beppe ha già detto di escludere un suo sacrificio personale, ma noi possiamo almeno chiederglielo. Via mail, a voce, volantinando agli spettacoli del suo tour 2007. Lista Beppe Grillo, collegata all’Unione, né di destra né di sinistra, biodegradabile, internettiana. Obiettivo: il 10% dei voti alle prossime politiche. Se la blogsfera glielo chiede con forza, magari cambia idea. E allora almeno ci divertiremmo.

Contestarli sempre

Dicembre 11, 2006 on 6:30 pm | In Politica | 12 Comments

C’è anche un diritto al tumulto, allo sberleffo, all’insulto. Anzi credo che insolentire i potenti sia una prassi salutare, poiché aiuta a capire che le cariche pubbliche in democrazia non significano soltanto applausi e tappeto rosso.
Altra cosa è la contestazione, che - se correttamente intesa - si differenzia dallo sberleffo per alcune caratteristiche originali: la puntualità, il rigore, la responsabilità. Chi sbeffeggia prende di mira una persona, chi contesta (anche con toni accesi e in modo plateale) prende di mira una condotta. Per intenderci: la cosiddetta “contestazione” subita ieri da Prodi a Bologna era una gazzarra, non importa se organizzata o meno, mentre l’intervento di quei ragazzi che lo hanno interrotto all’assemblea di Libera per chiedergli conto dei pregiudicati in parlamento era una contestazione. Le gazzarre scimmiottano le polemichette parlamentari, le contestazioni suppliscono al deficit di critica che si registra nella vita dei partiti e nel dibattito pubblico. La gazzarra è fatta da tifoserie, la contestazione è fatta da cittadini pensanti. In un Paese decentemente democratico le gazzarre, anziché alimentare il vittimismo dei politici, trovano spazio in un trafiletto in cronaca, mentre i cittadini pensanti non devono ridursi a urlare o indossare cartelli pur di far passare messaggi di semplice buon senso. Della sovrana cialtroneria di quanti ieri si stracciavano le vesti per le contestazioni e oggi tutti gongolanti vedono nelle gazzarre, magari da loro stessi organizzate, il segno premonitore della caduta del governo, non è il caso, tra noi, nemmeno di parlare.
M’interessa invece segnalare che il buon Travaglio, sull’ultimo Micromega, torna a invitare gli elettori di centrosinistra a criticare e contestare pubblicamente, anche con azioni plateali, gli unionisti al governo: lorsignori devono capire che non possono prendere in giro a oltranza milioni di persone. Prima o poi qualcuno se ne accorge. Travaglio da un po’ di tempo ha la bontà di indicarmi come esempio di interventismo contestatorio, e lo ringrazio, naturalmente augurandomi di cuore un ampio contagio di questo metodo, cui prima o poi dedicherò un vademecum e che alla fine è anche divertente. 
Fin quando lorsignori si faranno vedere in giro, di occasioni ce ne saranno. Per esempio, sabato prossimo sono annunciati Piero Fassino ed Enrico Letta a Milano per il solito, pallosissimo dibattito sul partito democratico alla Camera del Lavoro. Direi che si può fare una puntata per vivacizzare la discussione rivolgendo loro qualche domanda concreta, anche con l’ausilio di volantini e cartelli. Io inizierei da questa: quando caccerete Previti?
Mandatemi le vostre proposte. Ci aggiorniamo per i dettagli.

 

Lettera a Manlio Minale

Dicembre 10, 2006 on 5:53 pm | In Libertà, Legalità | 10 Comments

Manlio Minale
Manlio Minale

Ho inviato a Manlio Minale, titolare dell’azione penale a Milano, questa lettera. manlio.minale@giustizia.it

“Egregio Procuratore della Repubblica di Milano,

il 28 novembre 2006 sono stato assolto dall’accusa di aver offeso l’onorevole Silvio Berlusconi, poiché “chi agisce nell’esercizio di un diritto non è punibile”.
Per effetto di quell’accusa e della contestuale “identificazione”, tuttavia, negli anni scorsi ho dovuto subire diverse ingiustizie: ho perso collaborazioni professionali di vitale importanza, sono stato diffamato dagli organi di stampa controllati da quel personaggio, sono stato trattato come un sorvegliato speciale dalla polizia di Milano.
Sono stato pedinato, sono stato fermato con motivazioni pretestuose, in molte occasioni mi è stato impedito di partecipare a convegni pubblici: tutto questo per aver gridato allo scandalo dell’impunità del potere.
L’episodio meno piacevole accadde sabato 29 gennaio 2005 in corso Magenta a Milano. In quell’occasione fui trascinato in un’auto da cinque agenti in borghese e portato a forza in un commissariato del centro, dove rimasi per circa tre ore. In tal modo mi si volle impedire, per dichiarati “motivi di ordine pubblico”, di partecipare a un convegno pubblico in memoria dell’onorevole Bettino Craxi. Di quella decisione si è assunto personale responsabilità il Questore di MIlano, dott. Paolo Scarpis, in un colloquio che ebbi con lui il 25 aprile 2006, durante il corteo per la festa della Liberazione.
Ebbene, il 18 marzo del 2005 inviai al Suo ufficio un regolare esposto per chiedere di indagare su quel fermo di polizia, a mio giudizio abusivo. Non ho ottenuto risposta, pur avendo chiesto di essere informato in caso di archiviazione. Sei mesi dopo, ho inviato a Lei, signor Procuratore, e per conoscenza a tutti i Suoi Aggiunti, una lettera con la copia di quell’esposto e una fotografia che ritraeva il prelevamento coatto. Rinnovavo in tal modo la mia richiesta di un’indagine e in subordine di una notifica del provvedimento di archiviazione. Anche in quel caso, non ho ricevuto alcuna risposta.  
Le scrivo dunque questa lettera per rinnovare per la terza volta la mia richiesta: esigo di sapere che fine abbia fatto il mio esposto, che peraltro domani stesso rafforzerò con una formale denuncia per sequestro di persona.
Se insisto, non è per rancore, mi creda Signor Procuratore. Il fatto è che mi sta a cuore la libertà. E dunque avverto l’esigenza di esercitarla e difenderla in ogni sede. E prendo sul serio la Costituzione del mio Paese, che stabilisce l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, l’inviolabilità della libertà personale e l’obbligatorietà dell’azione penale. Non voglio perdere la residua fiducia che nutro nello Stato di diritto. Per questo mi auguro che ci sia ancora un giudice a Milano e che quel giudice, egregio dottor Minale, sia Lei”.

Staccare la spina a Pannella

Dicembre 10, 2006 on 4:36 pm | In Politica, Libertà | 5 Comments

Sono a favore del divorzio, dell’aborto, dell’obiezione di coscienza, della legalizzazione delle droghe, dell’eutanasia. E sono contro Pannella e i suoi metodi da stregone.
La lettera di Piero Welby l’ha scritta certamente lui, di suo esclusivo pugno. Suoi gli aggettivi, le iterazioni, le metafore. Sua l’evocazione di Aldo Moro, come pure la reazione sdegnata alle accuse di strumentalizzare un caso umano. Il suo stile da predicatore laico lo riconosco lontano un miglio.
Non è la prima volta che Pannella ricorre a questi mezzi, e non sarà l’ultima. Quand’anche al servizio di cause condivisibili, il metodo non mi piace. Rappresenta un uso cinico e autocompiaciuto della politica-spettacolo.
Il cui schema è questo:
1 Adottare un caso simbolo, ad alto tasso di emotività, per agitare una delicata questione di coscienza
2 Utilizzare il tasso di emotività per far breccia sui media
3 Sfruttare la risonanza mediatica per imporre ai politicanti una reazione e tentare di incardinare un’iniziativa parlamentare.
4 Supportare l’iniziativa con proposte schock e l’immancabile sciopero della fame. Lo lancia Marco Giacinto Pannella, chiede ai militanti di sospenderlo Piero Welby Pannella.
Sul piano tattico, per gruppi minoritari e spregiudicati, un metodo siffatto può essere efficace. Sul piano morale lo trovo indegno. Sul piano politico, una volta che i riflettori si spengono sul caso ad alto tasso di emotività, rischia di essere controproducente.
Si stacchi dunque la spina a Welby: anche per liberarlo dalle manipolazioni di Pannella.

 

Missione compiuta

Dicembre 8, 2006 on 1:56 pm | In Politica | 6 Comments

Missione compiuta. I Nostri Ragazzi sono tornati a casa. Il glorioso Tricolore è stato ammainato e consegnato prima al Capo del Governo Sua Eccellenza Romano Prodi e ieri al Presidente della Repubblica Sua Eccellenza Giorgio Napolitano, che lo custodirà gelosamente tra altri gloriosi cimeli al Quirinale. L’inno di Mameli ha accompagnato la solenne cerimonia alla Reggia di Caserta. I nomi dei 39 Caduti per la Pace e la Democrazia in Iraq verranno scolpiti sul frontale di ogni Caserma. Ogni città dedicherà loro una piazza, una scuola, una via. Abbiamo compiuto il nostro dovere in condizioni difficili, sacrificando anche il fondo per l’assistenza sociale, il terzo mondo e la cultura pur di finanziare questa indispensabile Missione. Come non esserne fieri? Tutto si è svolto nel pieno rispetto dell’articolo 11 della Costituzione Repubblicana, ha garantito il Capo dello Stato. Ce ne andiamo a testa alta. In tre anni di Missione di Pace, nessuna azione di gratuita violenza, nessun arbitrio, nessuna lesione dei diritti umani e delle convenzioni internazionale da parte dei Nostri Ragazzi, che in questo modo si sono guadagnati il rispetto e la stima della popolazione civile. Grazie a questa irreprensibile condotta il mondo intero ora guarda all’Italia con rispetto e ammirazione. La Nazione ha dato prova di unità nella generosa condivisione di un grande Ideale, ha ricordato il Ministro della Difesa Sua Eccellenza Arturo Parisi. Il terrorismo è stato sconfitto. L’Iraq è finalmente pacificato. Disarcionato il dittatore e sconfitti i fondamentalisti, si avvia a costruire una solida e duratura Democrazia Preventiva. E l’intero Medioriente vive giorni luminosi, di nuova speranza. Questi brillanti risultati zittiscono una volta per tutte quella sparuta minoranza di disfattisti che, odiando la Patria, hanno tentato di offuscare l’eroica Missione Italiana. In questo giorno di gloria mi sento orgoglioso di appartenere al meraviglioso Popolo Italiano. Come Suddito Italiano, sono felice di dichiarare tutta la mia fedeltà alla Repubblica e alle sue Istituzioni democratiche, rette da Uomini giusti, sinceri e liberi. Come suddito dell’Impero, mi sento vieppiù solidale con la grande e nobile Nazione americana, esportatrice di Libertà e Democrazia, guidata da Uomini probi, disinteressati e lungimiranti. Noi, umili e tenaci Sudditi Italiani ripudianti la guerra abbiamo collaborato da pari a pari con questo grande Paese libero, per il bene dell’Umanità e l’amicizia tra i Popoli. 
Sono sopraffatto dalla commozione. Viva l’Italia!

Faccia d’Ambrogino

Dicembre 7, 2006 on 3:22 pm | In Politica | 14 Comments

Se torno a nascere non userò mezze misure. Se torno a nascere definirò “bamba” tutti i manifestanti contro la guerra preventiva in Iraq: nessuno escluso. Se torno a nascere definirò “pirla” un uomo libero, curioso e innocente ucciso dagli integralisti. Se torno a nascere ammirerò come un eroe un volgare mercenario ucciso dagli integralisti. Se torno a nascere assolderò ometti come Marcello Veneziani, Carlo Taormina e Renato Farina e li farò scrivere in prima pagina. Se torno a nascere difenderò le guardie contro i ladri e poi, mutato il vento, i ladri contro le guardie. Se torno a nascere diffamerò e calunnierò senza pietà, preferibilmente i nemici del mio ultimo padrone. Se tornando a nascere verrò condannato a 18 mesi per diffamazione farò un duro attacco alla legge anacronistica che lo consente. Se torno a nascere, dopo la mattanza di Genova 2001 scriverò frasi come queste: dovere del militante di sinistra è menare le mani. Se torno a nascere in un’epoca di corruzione dilagante, darò battaglia contro il moralismo. Se torno a nascere dirò che gli operai che manifestano per il salario francamente mi stanno sul gozzo. Se torno a nascere non avrò alcuna rispettabilità da difendere: questo sarà il segreto del mio conto in banca. Se torno a nascere avrò come spiriti guida Oriana Fallaci e Francesco Cossiga in arte Franco Mauri. Se torno a nascere mi alleverò un pubblico di piccoli citrulli egoisti e rancorosi: è un lavoro che non conosce crisi. Se torno a nascere, al momento buono dichiarerò la mia simpatia per il fascismo e venderò album e cimeli del Duce. Se torno a nascere attaccherò a testa bassa il mito della Resistenza e della Costituzione repubblicana: sono ferri vecchi. Se torno a nascere da giovane sarò di sinistra, da adulto di destra e in età matura un uomo liberamente sul mercato. Se torno a nascere sfumacchierò la pipa e indosserò una giacca di tweed e una faccia di bronzo. Se torno a nascere m’impadronirò dei peggiori luoghi comuni reazionari e li spaccerò come faticose conquiste di una mente laica.
Voglio essere come Vittorio Feltri, se torno a nascere.
Così riceverò anch’io l’Ambrogino d’oro dalle mani del sindaco di Milano, come oggi (al teatro Dal Verme) è toccato lui, questo pezzo d’uomo.   

Polonio 210

Dicembre 6, 2006 on 12:46 pm | In Politica | 9 Comments


Un ex tenente colonnello del Kgb

M’è venuta voglia di fare una nuova manifestazione contro il Criminale del Cremlino. Cioé: per la libertà e la democrazia in Russia e Cecenia. In memoria dei martiri della libera informazione. E anche come atto di solidarietà ai blogger russi, sui quali incombe la mano della censura e della repressione.
Sarà il secondo sabato di gennaio, davanti al consolato russo di Milano. Altre manifestazioni possono essere organizzate in contemporanea davanti a sedi di interessi russi in giro per l’Italia. Titolo: Polonio 210. Ho già trovato le mascherine. Questa volta informerò regolarmente la gentile dottoressa Villa, l’addetta alle manifestazioni della Questura di Milano.
La convoco con largo anticipo per non consentire scuse a nessuno. Voglio che ci siano almeno 500 persone. Desidero verificare se nella civile e democratica Milano ci siano almeno mezzo migliaio di esseri umani moralmente vivi. Molto democraticamente, toglierò il saluto agli amici che non verranno senza giustificatissimo motivo.
So che il destino della Russia dipende più dal gas (e dal veleno) che dalle nostre manifestazioni. Ma contestare pubblicamente la pratica dell’assassinio politico, tutto sommato, mi sembra un dovere. Ai tempi dei Borgia, oltretutto, questo diritto non era riconosciuto. Val la pena di esercitarlo, dunque.

« Pagina PrecedentePagina Successiva »

Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

Powered by WordPress with design based on Pool theme customized by NewInstance.
Entries and comments feeds. Valid XHTML and CSS. ^Top^