Devastazione urbana
Gennaio 31, 2007 on 9:52 pm | In Politica | 5 Comments
Milano sta scoprendo la modernità novecentesca: l’automobile, i grattacieli. Salvo imprevisti, a breve partiranno i lavori per il nuovo quartiere Fiera. Tre bei palazzoni, comprati al supermercato dell’architettura internazionale, con un bel corredo di nuovi trabiccoli a quattro ruote che andranno a ingolfare uno spazio già congestionato. Un progetto avveniristico, molto glamour: si chiama Citylife, sarà il vanto della capitale immorale di Puffonia, questa città a misura di petrolieri e immobiliaristi, questa fabbrica di tumori, questo scalo merci affollato di Suv e show room.
Ho intervistato per il Blog di Grillo due esponenti del comitato che si oppone allo scempio. Questo è il link alle interviste. C’è anche la possibilità di mandare un messaggio all’assessore alla devastazione del territorio, Carlo Masseroli.
Insultatelo con garbo, mi raccomando.
Sabato 17
Gennaio 31, 2007 on 2:03 am | In Politica | 6 Comments
Operazione Memoria Pulita.
Sabato 17 febbraio celebreremo a nostro modo il quindicesimo anniversario dell’inchiesta Mani Pulite. L’appuntamento è alle ore 14,30 davanti al Pio Albergo Trivulzio, dove l’ingegner Mario Chiesa detto il Mariuolo buttò nel cesso l’ultima tangente. Preso con le mani nel sacco, fu arrestato, processato e condannato. Poi l’oblio l’ha inghiottito. Una figura degnissima, al confronto dei farabutti che oggi calcano le scene di Puffonia.
Non prendete impegni. E ditelo agli amici. Ci sarà una sorpresa…
Lettera da Casoria
Gennaio 29, 2007 on 4:28 pm | In Informazione | 15 Comments
“L’Italia: una basilica diventata una casa popolare”. Questa battuta di Longanesi va aggiornata: nel frattempo la casa popolare è diventata una discarica. Dove sguazzano le camorre e respirare uccide. Pubblico questa lettera di Giuseppe da Casoria.
Caro Piero,
un amico mi ha suggerito di segnalare anche a te la drammatica situazione in cui versa la provincia di Napoli.
Io vivo a Casoria, periferia nord di Napoli, un paesone con circa 100.000
abitanti (nessun cinema in centro raggiungibile a piedi o con mezzi pubblici,
nessun pub o enoteca, luoghi di aggregazione ecc) dove la raccolta dei
rifiuti è praticamente quasi sospesa dal giorno 14 settembre, quindi son
passati più di 4 mesi. E’ tutto un susseguirsi di discariche a cielo aperto,
sovente date a fuoco, con rischi di tumori per diossina ormai incalcolabili.
Purtroppo c’è tanta ignoranza e molti non sono neppure coscienti
dei rischi, ma d’altro canto ti lascio immaginare cosa vuol dire avere sotto
casa una discarica di rifiuti di circa un mese di mancata raccolta. Fuori
casa mia si è arrivati anche ai 31 giorni consecutivi di non raccolta
rifiuti, ti lascio immaginare gli insetti: mio padre chiudeva le persiane
spruzzandoci prima accuratamente il ddt per uccidere le mosche, queste sono
cose che non dimenticherò mai.
Ho anche girato dei video, prima di Natale, che puoi visionare su youtube a
partire da questo indirizzo :
http://www.youtube.com/results?search_query=casoria+munnezza
Purtroppo i primi due (quelli con descrizione in inglese,sono pessimi come
qualità video, gli altri invece sono migliori).
Attualmente l’emergenza è comunque continua in molte zone di
Casoria, eccezion fatta per il centro dove la raccolta sta ripartendo. Ma
ci sono, ripeto, ancora molte zone sommerse dai rifiuti.
Come Casoria naturalmente l’emergenza riguarda un po’ tutti i comuni della
periferia in Campania: ad esempio a Orta di Atella, in provincia di
Caserta, c’è immondizia finanche sulla rampa di immissione su una statale, il
cosidetto ‘asse mediano’; sempre su questa statale, alcune piazzole di
emergenza sono invase dai rifiuti.
Invece Napoli ha conosciuto l’emergenza solo per un paio di settimane a
settembre.
Naturalmente, in questo modo si mette a tacere l’opinione pubblica tant’è
vero che nei tg nazionali non si dà alcuna notizia in merito perchè chi vive
in provincia di Napoli non fa testo, è evidente.
Non sai quante email ho inviato a differenti destinatari per segnalare questi fatti, cadute tutte meno una nel silenzio generale (per la cronoca, l’unica
risposta di solidarietà l’ho ricevuta dal Ministra Di Pietro).
Grazie e buon proseguimento.
Giuseppe Castaldo (Casoria)
Pistole ad acqua
Gennaio 28, 2007 on 12:23 pm | In Informazione | 15 Comments
Paolo Gentiloni Silveri
Ho ricevuto questa lettera su informazione e conflitto di interessi. A seguire la mia risposta.
Lettera
Caro Piero,
ho assistito al dibattito di venerdì sera promosso dall’associazione Le Girandole alla Camera del lavoro di Milano, e dall’intervento di Roberto Zaccaria si è capito, per l’ennesima volta, che il problema del conflitto d’interessi e della libertà d’informazione non è primario per il Centrosinistra. La proposta di Gentiloni ovviamente migliora la sciagurata legge Gasparri, anche se ci voleva ben poco, ma non libera certamente la Rai dai partiti, e non rende la televisione pubblica indipendente dalle influenze della politica, inoltre è emersa la solita cronica timidezza del deputato di turno dell’Ulivo, il quale su questo terreno proprio non riesce a interpretare e a cavalcare i desideri del suo elettorato, e a questo punto è lecito pensare che lo facciano di proposito. E la delusione, ti assicuro, era molto diffusa nella sala. E spero che non si avveri la profezia di Marco Travaglio, secondo cui il Centrosinistra si starebbe creando anch’esso un sorta di impero televisivo, con a capo De Agostini, e questo spiegherebbe il motivo per il quale l’attuale governo e quello del ‘96 ignorano la sentenza della Corte Costituzionale riguardo la vicenda Di Stefano. Cosa pensi di questa prospettiva? Grazie.
Mariano (20 anni, Milano)
Risposta
Caro Mariano,
su giustizia, informazione e conflitto di interessi in questo paese l’ultima parola l’avrà sempre il Puffone (cioé il reuccio dell’impunità, della manipolazione e della corruzione), ormai è chiaro. Le ragioni? Viltà, furbizia, abitudine al compromesso di basso profilo, mediocrità culturale del ceto di potere di centrosinistra: direi un mix diabolico di tutto questo. Poi molti parlamentari sono semplicemente in vendita, e questo complica il quadro. I danni causati nei decenni dal duopolio collusivo Rai-Mediaset con l’annesso partito-azienda sono incalcolabili. Culturali, morali, politici. E non vedo credibili rimedi all’orizzonte. Il disegno di legge Gentiloni verosimilmente non arriverà in porto nella formula, pur blanda e inadeguata, in cui è stato proposto. Venerdì sera il deputato Zaccaria ha detto che sarà difficile approvarlo perfino alla Camera. Figuriamoci al Senato, dove c’è un voto di maggioranza! Governanti seri farebbero l’impossibile pur di riaprire alla concorrenza il mercato televisivo, liberando subito le frequenze e abbassando drasticamente i tetti pubblicitari: Gentiloni non lo fa. Fissa un tetto pubblicitario al 45%, altissimo. E obbliga anche Rai 2 a passare al digitale terrestre, e non se ne vede il motivo. E’ uno sceriffo che impugna una pistola ad acqua: e nel far west passa per bandito.
La proposta di riforma della Rai, almeno secondo le tracce fino ad ora emerse, non libera l’azienda pubblica dal giogo della partitica, come ha spiegato venerdì sera Tana de Zulueta. Il punto è chi nomina i dirigenti e chi ne controlla l’operato. Riconosco al buon Gentiloni di aver posto almeno il problema della liberazione della Rai dai partiti. Ma non basta. Comunque giudicheremo la proposta una volta che verrà formalizzata.
La bozza Franceschini di riforma del conflitto di interessi è semplicemente ridicola: si occupa solo delle eventuali incompatibilità dei membri del governo e non rende incandidabili o almeno ineleggibili coloro che controllano mezzi di comunicazione. Meglio tenerci la spudorata legge Frattini, a questo punto. Zaccaria ha promesso che la bozza verrà discussa in parlamento entro la primavera: ne dubito, vigileremo.
In generale, caro Mariano, il panorama è desolante. Non c’è vera discontinuità. Del resto, l’indulto estivo e le successive amenità ci han dato prova di che pasta son fatti questi signori. Vedi: per noi il Puffone è un problema, per lorsignori in fin dei conti è un modello. Sicché non trovo campata per aria l’ipotesi De Agostini, venerdì sera paventata da Marco Travaglio. Non dimentichiamo la vicenda Unipol-Bnl e la copertura politica dei “furbetti”: qui si gestisce ogni potere con logica da clan. Speriamo almeno che il buon Francesco Di Stefano di Europa 7, cornuto e mazziato dai legislatori fuori legge, trovi giustizia (e un congruo risarcimento) presso la corte europea. L’ho sentito ieri al telefono: mi ha raccontato spassosi retroscena dell’ultima udienza, attende incazzato e fiducioso la sentenza, entro marzo. Ne riparleremo.
Grazie e a presto, Piero
Ps:
Martedì 30, proprio su questi temi, condurrò un dibattito a Torino. Per vedere il programma cliccate qui. Ditelo agli amici torinesi!
Il dio di don Verzè
Gennaio 27, 2007 on 12:28 pm | In Politica | 36 Comments
Un prete che disprezzo è don Luigi Verzè.
Ripesco dall’archivio e gli dedico, quale necrologio in vita, questo racconto.
Giovedì 2 dicembre 2004 si presentava a Milano l’ultimo libro di Don Verzè, “Pelle per pelle” (ed. Mondadori), che ne illustra le imprese.
Sono andato a curiosare, insieme all’amico Ric Farina.
La sede, il Palazzo dell’Ispi di via Clerici 5, è prestigiosa, come la platea. Non ne parliamo del panel dei relatori. Primissima scelta: Giovanni Bazoli di Intesa, Carlo Salvatori di Unicredit, Roberto Mazzotta della Popolare di Milano, l’imprenditrice Emma Marcegaglia e il magistrato Carlo Nordio.
Modera Ferruccio de Bortoli, il martire di via Solferino.
I convenevoli durano un’ora. Saluti, abbracci, congratulazioni reciproche. E pellicce, cappellini, dentiere all’ultima moda, abbronzature fuori stagione, giornalisti di quelli che vedi solo nelle occasioni importanti.
Finalmente Ferruccio prende la parola.
Il tono è ossequioso e solenne, da processo di beatificazione in vita. E se facessi l’avvocato del diavolo?
L’Augusto Vegliardo, in giacca cravatta e croce d’oro, siede in prima fila. Ha una premura per tutti. Alcuni lo chiamano “presidente”.
Verzè a Milano è qualcuno. Ha fondato il San Raffaele, è stato intimo di Craxi, è da decenni il boss della sanità lombarda. Alcuni lo venerano come un benefattore, altri lo stimano un buon manager, altri ancora lo considerano uno spregiudicato uomo di potere.
Spio i volti, orecchio brandelli di conversazione. Lo spettacolo inizia a chiudermi lo stomaco. Ma curiosità e masochismo mi inducono a resistere.
In sala ci sono pure due belle signore, visibilmente annoiate.
Dopo il primo intervento, di Bazoli, decido di intervenire, per farle divertire un po’.
Dalla mia postazione in terza fila mi alzo di scatto appena l’applauso scema, mi piazzo davanti alla cattedra dei relatori e dico, rivolto a De Bortoli:
“Chiedo scusa, avverto l’urgenza di porre una domanda a Don Verzè”.
De Bortoli rimane interdetto, sembra non capire, guarda gli organizzatori e il Prete, balbetta qualcosa:
“Beh se sente l’urgenza, anche se non è previsto…”.
So di avere poco tempo, non posso curarmi del cerimoniale. Mi giro verso il Santo e dico, guardandolo negli occhi:
“Don Verzè, lei il 3 maggio scorso ha detto che ‘Berlusconi è un dono di Dio al nostro Paese’. Conferma questa affermazione? Non le sembra che sia blasfema e anche offensiva verso i cittadini italiani? Il nome di Dio non va nominato invano. E in una democrazia l’autorità non proviene da Dio. Se la sente di chiedermi scusa, come cristiano e come cittadino italiano?”.
Lui rimane di pietra, non proferisce sillaba. Ci guardiamo per una manciata di lunghissimi secondi. Poi il Granduomo risolve la situazione con un gesto. Solleva l’indice destro guardando Ferruccio il Cerimoniere, che subito si riprende, come caricato a molla: “Bene, il signore ha fatto la sua domanda, ora riprendiamo gli interventi”.
In sala nessuno fiata, tranne due, seduti vicino a me. Uno mi sembra di riconoscerlo: è l’ex direttore della Padania Gigi Moncalvo. Dice: “Non sei polemico, sei un cafone”. Ha un amico alla sua destra, che gli sussurra qualcosa. Anche loro forse mi conoscono già.
Poi i tizi si rivolgono a Ric Farina: “Ehi bimbo non ci devi riprendere, hai capito?”. Lo strattonano per un braccio. Dico al gentiluomo: “Bambino lo dica al suo figliolo”. E Moncalvo: “Zitto tu!”.
Dopo mezz’ora gli squilla un volgarissimo telefonino. “Ma spegniamoli questi cellulari!”, gli urlo. Stavolta è Moncalvo a non fiatare.
Gli interventi si susseguono, avvincenti come una messa cantata da frati svogliati. Ne esce il profilo di un nuovo San Carlo Borromeo.
La mente mi corre al mio Lago Maggiore. E se gli erigono una statua di 24 metri pure a lui? Scaccio il pensiero e mi concentro sul discorso di un altro Carlo: Nordio. So che da lui, commensale di Previti e riscrittore del codice penale, mi posso aspettare grandi cose.
Insiste sul concetto di “umiltà, necessaria per chi fa il magistrato”. Racconta la sofferenza del giudicare. Allude agli eccessi di questi anni. Poi propone a Don Verzè: “Per i magistrati è necessaria una formazione umanistica e di filosofia del diritto. Mi chiedo: perché non istituire dei corsi ad hoc proprio presso l’Università del San Raffaele?”. Don Luigi s’annota l’idea.
Le nuove Boccassini, riformate da Castelli, andranno a scuola di umiltà da Cacciari e Don Verzè?
Anche Giorgio Gandola, il cronista del Giornale che ha limato le memorie del Santo, prende la parola. Si apprende che il feeling è sbocciato in America Latina. Poi a Milano il biografo ha avuto accesso ai segretissimi Diari. Come Gelli e Andreotti, Verzè annota l’essenziale di ogni giorno.
Mi viene un attacco di vanità: annoterà anche la mia domandina questa sera?
Tocca infine a Lui. Ed è subito trascendenza.
Si alza grave, guarda la platea. La spilla riluce sotto i flash. “Sarò breve”, premette. E parla per tre quarti d’ora. Mi dico: questo è uno che tiene botta, avrà pensato a una battuta con la quale liquidarmi, mi risponderà e mi farà fare una pessima figura.
Previsione sbagliata, non mi risponde. Ho detto a un prete: “Sei blasfemo”. E quello non risponde. Se gli avessi detto: “Padre ho bisogno di aiuto”, mi avrebbe invitato a sedere accanto a lui? Questi Santi!
In compenso dice molte altre cose. Registro il suo intervento, per gustarmelo con calma, allusione per allusione.
Legge da un foglietto di appunti, si è annotato alcune parole chiave. Niente è casuale. Parla di “carisma del denaro”. Manifesta l’orgoglio delle opere. La stella polare è naturalmente il bene dei sofferenti.
Quanti aneddoti di serena confidenza coi potenti! Gratifica ogni relatore, senza rinunciare alle punzecchiature. Lui si butta giù, con sapiente ostentazione di umiltà.
Ricorda: “Da giovane mi son detto: o delinquente o santo. Non ci sono altre possibilità. Poi ho capito di essere soltanto il più umile servo di Dio”. Dice proprio così: il più umile. “Forse non andrò in Paradiso. Se anche andrò all’Inferno dirò a Dio (sembra avere proprio il filo diretto con l’Onnipotente!): permettimi di continuare ad amarti”. Amen.
A un certo punto parla di Di Pietro. “Ero un suo amico, gli ho consigliato di dimettersi. Anche se prima di entrare in politica avrebbe fatto meglio ad andare un anno in convento. Per fare politica occorre molta umiltà“. Ora sappiamo la verità: i dossier di Previti e soci non c’entrano, Tonino il Superbo si è dimesso per consiglio divino.
Poi cita l’Apologia di Socrate, un testo che anche Marcello Dell’Utri considera cosa sua. Quante Vittime della Malagiustizia in questi anni! Ma la cicuta, non la beve più nessuno?
E’ tempo di andare a cena. Si passa ai voti augurali, e poi chiude la messa un applausone affettuoso. Al termine gli urlo:
“Signor Verzè, perché non mi ha risposto? E’ questa la sua tolleranza cristiana? Una critica le appare un’insolenza vero? Lei ha fatto un’affermazione blasfema e fascista. Nessun potente è dono di Dio. Altrimenti torniamo a piazza Venezia! Dio ama gli uomini semplici e le menti libere. Perché non risponde, ipocrita, falso e giuda!”.
Attendo scomunica e querela.
Il gruppetto dei vip lascia la sala con una certa premura. Alcuni presenti inveiscono verso di me, ma timidamente; altri vorrebbero capire meglio, ma hanno l’aria di chi non ha molta voglia di indagare.
La signora seduta davanti a me sorride. Fortunatamente i due leghisti se ne sono già andati.
Ecco arrivarmi addosso due della Digos. Il solito rituale.
“Venga con noi per favore”.
“E perché dovrei?”.
Vogliono a tutti i costi identificarmi. Ma soltanto su mia richiesta mi fanno vedere il tesserino. In questo paese il singolo cittadino che dice la sua non è mai previsto dal cerimoniale e viene subito generalizzato.
“Lei non può rifiutarsi di declinare le sue generalità alla forza pubblica, ce l’ha un documento?”.
“Io non ho fatto nulla di male, rifiuto l’idea che in un paese libero chi esprime la propria opinione, esercitando un proprio diritto, debba essere identificato dalla polizia!”.
La scaramuccia dura un bel pezzo, la mia voce a questo punto è di tuono; la signora dell’ufficio stampa si mette le mani nei capelli; il deflusso dei vip è definitivamente rovinato. In lontananza mi sembra di udire un crepitio di calcinacci.
Mi impunto, mi portano via con la macchina della polizia. Mi accompagna Ric Farina, per solidarietà. E’ la mia prima volta.
Scopro che le gazzelle sono scomode, i sedili sono duri e bassi, non puoi aprire il finestrino; dopo pochi minuti mi prende una sensazione di soffocamento.
Ci portano in un commissariato del centro. Ci rimaniamo tre ore. Mi stanno intorno cinque o sei agenti, provano a convincermi in tutte le maniere. Per me è una questione di principio. Discutiamo a lungo. Sono più aperti al dialogo di don Verzè. In realtà sanno chi sono. Ne ho la conferma quando vedo apparire un agente in borghese che mi ha fatto altri scherzetti in passato. “Le altre volte eri più collaborativo”. “Ecco appunto: mi sono stancato di collaborare con te”. Minacciano di denunciarmi e di farmi passare una notte in stato di fermo. “Sai non è piacevole passare una notte con degli sconosciuti”. Mi sento in un telefilm sceneggiato da un mediocre. Non fa caldo ma c’è il ventilatore acceso. Iniziano a verbalizzare. “Ha un avvocato di fiducia?”.
A mezzanotte sblocca la situazione una telefonata. “Le passiamo un dirigente”. E’ un vecchio amico. “Piero che succede? Dai, dire chi sei alla polizia è un dovere, e in fondo anche assumersi la propria responsabilità è democrazia”. Sa benissimo che non è questo il punto, ma è tenuto a dirlo. “Ne riparliamo, intanto per rispetto della nostra amicizia darò ai tuoi colleghi la mia carta di identità. Ma vi prego: rifuggite da questo assurdo automatismo: la libertà di espressione è un bene essenziale per tutti”.
Torno a casa a piedi, fantasticando: che cosa avrebbe scritto Dante di tipi come Berlusconi e don Verzè? A quale contrappasso d’inferno li avrebbe condannati?
Bravo Andrea!
Gennaio 26, 2007 on 3:03 pm | In Politica | 18 Comments
Andrea D’Ambra o dell’ostinazione vincente. Questo giovane ischitano s’è messo in testa di abolire i costi di ricarica dei telefonini. Ha mobilitato energie. Si è mosso bene sui media. Ha utilizzato con intelligenza internet. Non s’è lasciato intortare dai soliti furbi. E alla fine l’ha spuntata. Un esempio per tutti. Bravo Andrea! Spero che ora ti dedicherai con la medesima, finissima capatosta ad altre battaglie! Ecco il suo comunicato di ieri.
“Con grande contentezza apprendiamo che l’abolizione dei costi di ricarica è stata introdotta al primo articolo di un decreto legge varato ieri sera dal Governo. Finalmente, dopo oltre 9 mesi dal lancio della petizione contro quest’anomalia tutta italiana dal sito http://www.aboliamoli.eu che ad oggi ha raccolto oltre 800mila firme, grazie anche al sostegno ricevuto da Beppe Grillo e da organi di informazione come Punto Informatico, Consumi & Consumi (Rainews24) e Mi Manda Raitre, tra i primi a sostenerci in tempi non sospetti, arriva il momento da noi tanto atteso. E’ una grande soddisfazione vedere quest’azione partita dal basso, dalla rete, dai cittadini e dalla gente comune sfociare in una cosi’ grande e bella Vittoria! E’ stato necessario l’intervento di un singolo cittadino che ha fatto appello alla Commissione Europea, nonostante le varie istituzioni italiane preposte al controllo e le varie associazioni in difesa dei consumatori affinché si potesse mettere una volte per tutte la parola FINE su quest’anomalia tutta italiana. Che gli operatori adesso si adeguino immediatamente e rispettino la legge! Generazione Attiva, associazione nazionale in difesa dei consumatori, nata dall’esperienza del promotore della petizione contro i costi di ricarica annuncia che assisterà i propri iscritti nella richiesta di rimborso per tutti i costi di ricarica sostenuti finora da noi cittadini/consumatori. Chiunque voglia aderire può farlo dal sito www.generazioneattiva.it Questa è stata solo la prima di una serie di battaglie che porteremo avanti, in difesa del cittadino/consumatore, contro i soprusi a cui quotidianamente dobbiamo sottostare”.
Andrea D’Ambra Presidente Generazione Attiva
Ieri sera
Gennaio 25, 2007 on 5:52 pm | In Politica | 21 Comments
Il dibattito di ieri sera a Milano è andato bene. Sala piena, persone attente fino a tardi. Spero che sarà possibile mettere presto on line i video dei momenti principali. Vero amici grillini? Questo è un appello anche a Sergino e al clan dei torinesi: montate il video del convegno milanese del 27 novembre, accidenti! Almeno l’intervento di Furio Colombo! E rendetelo disponibile su google!
Travaglio ha fatto il suo intervento standard a partire dal tema del suo ultimo libro: la scomparsa dei fatti dal panorama dei media, a tutto vantaggio delle opinioni. Elio Veltri ha toccato il tema del conflitto di interessi quale malattia mortale della democrazia. (Sul blog di Beppe Grillo oggi c’è un post dedicato con link a un’intervista che mi ha rilasciato a Pavia ai primi di gennaio). Basilio Rizzo - che da vent’anni è il sindaco morale di Milano - ha passato in rassegna le principali storture dell’amministrazione cittadina, riconducibili a un’unica matrice che si chiama: corruzione legalizzata. Oliviero Beha: non è arrivato: sembra che sia rimasto bloccato a Firenze per questioni di treni.
Sono intervenuti anche Riccardo Martucci di Italia dei Valori e l’ex onorevole Vinci, di Rifondazione Comunista. Ora svolgerò alcuni rilievi critici al dibattito. (Finirò per contestarmi da solo).
1 I tempi. Questo è l’ultimo dibattito in cui da moderatore consentirò monologhi di venti minuti. Basta! Dal prossimo appuntamento, a Torino il 30 gennaio, si cambia. Farò domande, al massimo di trenta secondi. Ed esigerò risposte, al massimo di cinque minuti. La prima parte sarà un botta e risposta fra moderatore e relatori. La seconda parte sarà un botta e risposta fra pubblico e relatori, con il moderatore a fare da intermediario. Mi porterò una clessidra. A chi sgarra verrà spento il microfono.
2 Gli inascoltabili. Ormai è chiaro: i politici di professione non hanno più alcun rapporto con la realtà. Non riescono a farsi ascoltare. Forse perché non hanno niente da dire. Ne ho avuta definitiva conferma ieri, ascoltando (si fa per dire) l’onorevole Vinci. Ex senatore, ex europarlamentare, appena ha preso la parola ha abbattuto il livello di attenzione: è bastato il tono di voce. Guardava me anziché la platea, ed è arrivato perfino a non rispondere a una mia domanda (sulla manipolazione dell’informazione nel contesto della guerra in Iraq) dicendo: mi permetta di dissociarmi in parte dalla domanda. Evidentemente s’era preparato un altro discorsetto. Cartellino rosso.
3 Le cadute di stile. Sapevo che correvamo un rischio. Ma non ho fatto nulla per evitarlo. Tra persone adulte, ognuno si prende le sue responsabilità. Puntualmente Elio Veltri in conclusione del suo primo intervento ha parlato delle presunte macchie morali di Di Pietro nella gestione del partito (ebbene sì: è lui la mia “fonte”). In sala una persona di Italia dei Valori gli ha risposto. Poi mi è toccato contestualizzare la vicenda rimandando allo scambio di lettere su questo blog e invitando chiunque abbia documentazione in grado di confutare le risposte di Di Pietro a farsi avanti per iscritto. O a tacere per sempre. Naturalmente Riccardo Martucci di Idv si è sentito in dovere di replicare e la questione assai poco interessante per la gran parte del pubblico ci ha fatto perdere sette-otto minuti buoni. La prossima volta sarò meno indulgente.
Ps:
Enrico Bonerandi di Repubblica mi ha scritto per dirmi di aver scoperto il giorno dopo che non era stato pubblicato il pezzo con la mia intervista; che hanno deciso di non pubblicarlo per motivi di spazio; che non dispone della registrazione in quanto ha solo preso qualche appunto. Infine mi ha chiesto di togliere il suo indirizzo dal blog poichè le lettere non possono sortire alcun effetto e gli fanno perdere tempo.
Propongo di inviargli nuove mail per chiedergli almeno il testo che dice di avere scritto.
Lettera dai Giovani Idv
Gennaio 24, 2007 on 7:05 pm | In Politica | 18 Comments
Ricevo numerose email da tutta Italia ogni giorno, da parte di persone che non conosco, in gran parte di incoraggiamento. Mi fa piacere e mi stupisce. Ho una tale consapevolezza dei miei limiti! Le lettere esprimono una vivacità della società civile, una capacità critica, una voglia di altro non raccontata dai media e non rappresentata dalla politica ufficiale. Si può vedere come un motivo di speranza. Se ho un’ambizione è quella di contribuire a diffondere questa convinzione: ciascuno di noi - se vuole - può fare qualcosa. Si chiama responsabilità individuale, o libertà. Mi piacerebbe che questo un giorno diventasse il nostro blog, di sole email. Pubblico qui la bella lettera inviatami dai Giovani di Italia dei Valori.
Caro Piero,
abbiamo accolto con grande piacere la tua decisione di continuare a scrivere e a diffondere le tue idee attraverso il blog.
Succede sempre, a chi nel nostro Paese esprime un pensiero “contro”, di attraversare momenti di sconforto e di delusione, a volte, come è successo a te, tali da convincere ad abbandonare una “missione” che sembra persa in partenza. Come non sconfortarsi, quando la realtà viene stravolta, quando le informazioni offrono con arroganza una verità mediata, quando le stesse parole perdono il loro significato per assumerne altri? Pensa alla celebre sentenza Andreotti, quante volte ci siamo trovati a combattere per affermare la differenza tra le parole assolto e prescritto? Ma sai che bastano delle seconde serate su Rai1 per frustrare i nostri tentativi.
Eppure ogni crisi è crescita. Quando ci si riprende e si decide di continuare, si è più forti, ci si rende conto che l’importante non è la riuscita, che dipende da molti fattori che non possiamo condizionare, ma la stessa voglia di provarci, di lottare, di porre le questioni etiche in primo piano. Senza quella voglia, senza la “lotta contro i mulini a vento”, non saremmo gli stessi, e quella sarebbe davvero la più grande sconfitta. In occasione della presentazione del suo libro, “Io ci credo”, il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, simbolo dell’antimafia di oggi costretto a vivere sempre sotto scorta, ha detto che è la strada a dare senso all’impegno, non la meta. Ci sentiamo di condividere questo pensiero.
Noi Giovani dell’Italia dei Valori siamo convinti che spetta alle nuove generazioni il compito di costruire un nuovo vocabolario, di valori e di verità nuove. All’orizzonte si aprono nuovi spazi, nuove sensibilità, nuovi ideali. La potenza delle nuove comunicazioni, i blog sempre più veicolo di idee, l’impegno civile diffuso, l’associazionismo in crescita, i teatri riempiti dagli epurati dalla TV, l’insofferenza crescente per una generazione politica senza troppo coraggio sono tanti segnali di un cambiamento che è prossimo a venire. Può darsi che questo sia un autoconvincimento, un modo per credere di non partire sconfitti, una via per dare un senso al nostro impegno. Questo non possiamo saperlo in anticipo, ma non possiamo non crederci.
Abbiamo voluto portare il nostro sostegno alla tua nuova e felice scelta, siamo vicini a te e a tutti quelli che come noi hanno come stella polare la trasparenza e la legalità nella politica e nell’economia, la voglia di cambiare in meglio il Paese, il bisogno di una nuova libertà di informazione, l’impegno per una vera e partecipata democrazia. Ognuno segue la propria strada ma non è difficile accorgersi di chi viaggia verso la stessa meta. Concedici di dirti che, in questo, ti sentiamo un compagno di viaggio.
Caro Piero, noi continueremo a seguire e a sostenere le tue iniziative, come avrai notato nel tempo, e considera, nei tuoi momenti di sconforto, che tanti poveri piccoli Davide ogni giorno cercano di battersi contro un Golia agli occhi potentissimo ma forse anche fragile nella credibilità. In quei giorni pensa anche a noi, i Don Chisciotte aumentano, nel tempo avremo sempre più modo di accorgercene.
Buona fortuna,
Giovani dell’Italia dei Valori.
Mario Luzi
Gennaio 23, 2007 on 1:59 pm | In Politica | 5 Comments
In ricordo del poeta Mario Luzi. Sembra scritta oggi.
Muore ignominiosamente la repubblica.
Ignominiosamente la spiano
i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti.
Arrotano ignominiosamente il becco i corvi
nella stanza accanto.
Ignominiosamente si azzuffano i suoi orfani,
si sbranano ignominiosamente tra di loro i suoi
sciacalli.
Tutto accade ignominiosamente, tutto
meno la morte medesima - cerco di farmi
intendere
dinanzi a non so che tribunale
di che sognata equità. E l’udienza è tolta.
(Da “Al fuoco della controversia”, 1971-77),
Mercoledì 24
Gennaio 22, 2007 on 12:55 pm | In Politica | 5 Comments
Basilio Rizzo
E pensare che ho sempre detestato i dibbbattiti! Ora mi ritrovo perfino a “moderarli” pur di contribuire a veicolare qualche buona ragione.
Mercoledì 24 gennaio gli Amici di Beppe Grillo di Milano, in collaborazione con l’associazione culturale Punto Rosso, hanno fissato questo appuntamento. Il posto è un po’ sfigato da raggiungere e i giornaletti di informazione non sempre ci aiutano a far girare la voce. Quindi aiutiamoci noi e inviamo a tutti i nostri contatti questo invito.
Si parlerà di disinformazione, di conflitti di interessi, della pietosa situazione della Rai, della pessima gestione del Comune di Milano, della politica nazionale vista da un raro galantuomo come il senatore del Rojo. E altre amenità. Dato che condurrò io, se qualcuno ha una domanda da suggerirmi, me la scriva.
Poi il 30 a Torino c’è un altro appuntamento, ma ne riparleremo.
La scomparsa dei fatti -
verità geneticamente modificate
dalle ore 21 presso il Teatro Guanella di via
Duprè, 19 (zona Mac Mahon) interverranno:
Oliviero Beha
Marco Travaglio
Elio Veltri
Josè Luis del Roio, senatore Sinistra Europea-Prc
Basilio Rizzo, consigliere comunale a Milano
Riccardo Martucci, coordinatore Città di Milano IDV
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