Il dio di don Verzè
Gennaio 27, 2007 on 12:28 pm | In Politica |
Un prete che disprezzo è don Luigi Verzè.
Ripesco dall’archivio e gli dedico, quale necrologio in vita, questo racconto.
Giovedì 2 dicembre 2004 si presentava a Milano l’ultimo libro di Don Verzè, “Pelle per pelle” (ed. Mondadori), che ne illustra le imprese.
Sono andato a curiosare, insieme all’amico Ric Farina.
La sede, il Palazzo dell’Ispi di via Clerici 5, è prestigiosa, come la platea. Non ne parliamo del panel dei relatori. Primissima scelta: Giovanni Bazoli di Intesa, Carlo Salvatori di Unicredit, Roberto Mazzotta della Popolare di Milano, l’imprenditrice Emma Marcegaglia e il magistrato Carlo Nordio.
Modera Ferruccio de Bortoli, il martire di via Solferino.
I convenevoli durano un’ora. Saluti, abbracci, congratulazioni reciproche. E pellicce, cappellini, dentiere all’ultima moda, abbronzature fuori stagione, giornalisti di quelli che vedi solo nelle occasioni importanti.
Finalmente Ferruccio prende la parola.
Il tono è ossequioso e solenne, da processo di beatificazione in vita. E se facessi l’avvocato del diavolo?
L’Augusto Vegliardo, in giacca cravatta e croce d’oro, siede in prima fila. Ha una premura per tutti. Alcuni lo chiamano “presidente”.
Verzè a Milano è qualcuno. Ha fondato il San Raffaele, è stato intimo di Craxi, è da decenni il boss della sanità lombarda. Alcuni lo venerano come un benefattore, altri lo stimano un buon manager, altri ancora lo considerano uno spregiudicato uomo di potere.
Spio i volti, orecchio brandelli di conversazione. Lo spettacolo inizia a chiudermi lo stomaco. Ma curiosità e masochismo mi inducono a resistere.
In sala ci sono pure due belle signore, visibilmente annoiate.
Dopo il primo intervento, di Bazoli, decido di intervenire, per farle divertire un po’.
Dalla mia postazione in terza fila mi alzo di scatto appena l’applauso scema, mi piazzo davanti alla cattedra dei relatori e dico, rivolto a De Bortoli:
“Chiedo scusa, avverto l’urgenza di porre una domanda a Don Verzè”.
De Bortoli rimane interdetto, sembra non capire, guarda gli organizzatori e il Prete, balbetta qualcosa:
“Beh se sente l’urgenza, anche se non è previsto…”.
So di avere poco tempo, non posso curarmi del cerimoniale. Mi giro verso il Santo e dico, guardandolo negli occhi:
“Don Verzè, lei il 3 maggio scorso ha detto che ‘Berlusconi è un dono di Dio al nostro Paese’. Conferma questa affermazione? Non le sembra che sia blasfema e anche offensiva verso i cittadini italiani? Il nome di Dio non va nominato invano. E in una democrazia l’autorità non proviene da Dio. Se la sente di chiedermi scusa, come cristiano e come cittadino italiano?”.
Lui rimane di pietra, non proferisce sillaba. Ci guardiamo per una manciata di lunghissimi secondi. Poi il Granduomo risolve la situazione con un gesto. Solleva l’indice destro guardando Ferruccio il Cerimoniere, che subito si riprende, come caricato a molla: “Bene, il signore ha fatto la sua domanda, ora riprendiamo gli interventi”.
In sala nessuno fiata, tranne due, seduti vicino a me. Uno mi sembra di riconoscerlo: è l’ex direttore della Padania Gigi Moncalvo. Dice: “Non sei polemico, sei un cafone”. Ha un amico alla sua destra, che gli sussurra qualcosa. Anche loro forse mi conoscono già.
Poi i tizi si rivolgono a Ric Farina: “Ehi bimbo non ci devi riprendere, hai capito?”. Lo strattonano per un braccio. Dico al gentiluomo: “Bambino lo dica al suo figliolo”. E Moncalvo: “Zitto tu!”.
Dopo mezz’ora gli squilla un volgarissimo telefonino. “Ma spegniamoli questi cellulari!”, gli urlo. Stavolta è Moncalvo a non fiatare.
Gli interventi si susseguono, avvincenti come una messa cantata da frati svogliati. Ne esce il profilo di un nuovo San Carlo Borromeo.
La mente mi corre al mio Lago Maggiore. E se gli erigono una statua di 24 metri pure a lui? Scaccio il pensiero e mi concentro sul discorso di un altro Carlo: Nordio. So che da lui, commensale di Previti e riscrittore del codice penale, mi posso aspettare grandi cose.
Insiste sul concetto di “umiltà, necessaria per chi fa il magistrato”. Racconta la sofferenza del giudicare. Allude agli eccessi di questi anni. Poi propone a Don Verzè: “Per i magistrati è necessaria una formazione umanistica e di filosofia del diritto. Mi chiedo: perché non istituire dei corsi ad hoc proprio presso l’Università del San Raffaele?”. Don Luigi s’annota l’idea.
Le nuove Boccassini, riformate da Castelli, andranno a scuola di umiltà da Cacciari e Don Verzè?
Anche Giorgio Gandola, il cronista del Giornale che ha limato le memorie del Santo, prende la parola. Si apprende che il feeling è sbocciato in America Latina. Poi a Milano il biografo ha avuto accesso ai segretissimi Diari. Come Gelli e Andreotti, Verzè annota l’essenziale di ogni giorno.
Mi viene un attacco di vanità: annoterà anche la mia domandina questa sera?
Tocca infine a Lui. Ed è subito trascendenza.
Si alza grave, guarda la platea. La spilla riluce sotto i flash. “Sarò breve”, premette. E parla per tre quarti d’ora. Mi dico: questo è uno che tiene botta, avrà pensato a una battuta con la quale liquidarmi, mi risponderà e mi farà fare una pessima figura.
Previsione sbagliata, non mi risponde. Ho detto a un prete: “Sei blasfemo”. E quello non risponde. Se gli avessi detto: “Padre ho bisogno di aiuto”, mi avrebbe invitato a sedere accanto a lui? Questi Santi!
In compenso dice molte altre cose. Registro il suo intervento, per gustarmelo con calma, allusione per allusione.
Legge da un foglietto di appunti, si è annotato alcune parole chiave. Niente è casuale. Parla di “carisma del denaro”. Manifesta l’orgoglio delle opere. La stella polare è naturalmente il bene dei sofferenti.
Quanti aneddoti di serena confidenza coi potenti! Gratifica ogni relatore, senza rinunciare alle punzecchiature. Lui si butta giù, con sapiente ostentazione di umiltà.
Ricorda: “Da giovane mi son detto: o delinquente o santo. Non ci sono altre possibilità. Poi ho capito di essere soltanto il più umile servo di Dio”. Dice proprio così: il più umile. “Forse non andrò in Paradiso. Se anche andrò all’Inferno dirò a Dio (sembra avere proprio il filo diretto con l’Onnipotente!): permettimi di continuare ad amarti”. Amen.
A un certo punto parla di Di Pietro. “Ero un suo amico, gli ho consigliato di dimettersi. Anche se prima di entrare in politica avrebbe fatto meglio ad andare un anno in convento. Per fare politica occorre molta umiltà“. Ora sappiamo la verità: i dossier di Previti e soci non c’entrano, Tonino il Superbo si è dimesso per consiglio divino.
Poi cita l’Apologia di Socrate, un testo che anche Marcello Dell’Utri considera cosa sua. Quante Vittime della Malagiustizia in questi anni! Ma la cicuta, non la beve più nessuno?
E’ tempo di andare a cena. Si passa ai voti augurali, e poi chiude la messa un applausone affettuoso. Al termine gli urlo:
“Signor Verzè, perché non mi ha risposto? E’ questa la sua tolleranza cristiana? Una critica le appare un’insolenza vero? Lei ha fatto un’affermazione blasfema e fascista. Nessun potente è dono di Dio. Altrimenti torniamo a piazza Venezia! Dio ama gli uomini semplici e le menti libere. Perché non risponde, ipocrita, falso e giuda!”.
Attendo scomunica e querela.
Il gruppetto dei vip lascia la sala con una certa premura. Alcuni presenti inveiscono verso di me, ma timidamente; altri vorrebbero capire meglio, ma hanno l’aria di chi non ha molta voglia di indagare.
La signora seduta davanti a me sorride. Fortunatamente i due leghisti se ne sono già andati.
Ecco arrivarmi addosso due della Digos. Il solito rituale.
“Venga con noi per favore”.
“E perché dovrei?”.
Vogliono a tutti i costi identificarmi. Ma soltanto su mia richiesta mi fanno vedere il tesserino. In questo paese il singolo cittadino che dice la sua non è mai previsto dal cerimoniale e viene subito generalizzato.
“Lei non può rifiutarsi di declinare le sue generalità alla forza pubblica, ce l’ha un documento?”.
“Io non ho fatto nulla di male, rifiuto l’idea che in un paese libero chi esprime la propria opinione, esercitando un proprio diritto, debba essere identificato dalla polizia!”.
La scaramuccia dura un bel pezzo, la mia voce a questo punto è di tuono; la signora dell’ufficio stampa si mette le mani nei capelli; il deflusso dei vip è definitivamente rovinato. In lontananza mi sembra di udire un crepitio di calcinacci.
Mi impunto, mi portano via con la macchina della polizia. Mi accompagna Ric Farina, per solidarietà. E’ la mia prima volta.
Scopro che le gazzelle sono scomode, i sedili sono duri e bassi, non puoi aprire il finestrino; dopo pochi minuti mi prende una sensazione di soffocamento.
Ci portano in un commissariato del centro. Ci rimaniamo tre ore. Mi stanno intorno cinque o sei agenti, provano a convincermi in tutte le maniere. Per me è una questione di principio. Discutiamo a lungo. Sono più aperti al dialogo di don Verzè. In realtà sanno chi sono. Ne ho la conferma quando vedo apparire un agente in borghese che mi ha fatto altri scherzetti in passato. “Le altre volte eri più collaborativo”. “Ecco appunto: mi sono stancato di collaborare con te”. Minacciano di denunciarmi e di farmi passare una notte in stato di fermo. “Sai non è piacevole passare una notte con degli sconosciuti”. Mi sento in un telefilm sceneggiato da un mediocre. Non fa caldo ma c’è il ventilatore acceso. Iniziano a verbalizzare. “Ha un avvocato di fiducia?”.
A mezzanotte sblocca la situazione una telefonata. “Le passiamo un dirigente”. E’ un vecchio amico. “Piero che succede? Dai, dire chi sei alla polizia è un dovere, e in fondo anche assumersi la propria responsabilità è democrazia”. Sa benissimo che non è questo il punto, ma è tenuto a dirlo. “Ne riparliamo, intanto per rispetto della nostra amicizia darò ai tuoi colleghi la mia carta di identità. Ma vi prego: rifuggite da questo assurdo automatismo: la libertà di espressione è un bene essenziale per tutti”.
Torno a casa a piedi, fantasticando: che cosa avrebbe scritto Dante di tipi come Berlusconi e don Verzè? A quale contrappasso d’inferno li avrebbe condannati?
38 Commenti »
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Sei un grande, semplicemente il migliore!
Commento di elia — 27 Gennaio 2007 #
Piero, sono con Te. Non posso fare molto, più di esprimertelo attraverso il blog, e mi sento in colpa per questo.
Commento di Luca — 27 Gennaio 2007 #
Piero hai in mente di fare qualcosa con l’opus dei?
attento perchè è potentissimo ed è bene informarsi bene sui fatti , nonostante siano molto riservati sui conti delle società dell’opera
Commento di exodus — 27 Gennaio 2007 #
Che mondo di folli! I più schizofrenici e formalisti stanno in alto, quelli meno capaci scendono in proporzione la scala sociale. Voglio tornare all’epoca della pietra, vinceva chi aveva veramente qualcosa, e gli altri morivano e non potevano essere sfruttati.
Commento di Valerio Bettega — 27 Gennaio 2007 #
Ti hanno lasciato documenti scritti? Tipo una ricevuta con il perchè ti hanno fermato? Non devono dartela? Puoi chiederla? Così magari la scanni?
Commento di Valerio Bettega — 27 Gennaio 2007 #
Voglio innanzitutto, Piero, inviarti il mio apprezzamento e sostegno: ci stai ricordando il significato della parola “libertà” a differenza di individui (vedi il “Puffone”) che ne hanno sistematicamente “stuprato” il reale significato.
Se posso darti un consiglio prova a guardare la nuova versione 3.0 di SKYPE: con il sistema SKYPECASTS consente di organizzare dibattiti secondo un tema che decidi tu.
In gamba per tutto,ciao!
Commento di Man in the mirror — 27 Gennaio 2007 #
grande Piero, ma non insistere sui muro contro muro con le forze dell’ordine, non ottieni nulla.
assecondali, quello che che dovevi dire l’hai detto al fintoprete!
concordo con “Mai in the Mirror” riguardo al sistema Skypecast, dagli un’occhiata, sarei onoratissimo di partecipare ad una audio conferenza a tema
Commento di ugasoft — 27 Gennaio 2007 #
Complimenti! Un intervento magistrale di fronte al prete e un resoconto scritto altrettanto magistrale.
Commento di Michele Diodati — 27 Gennaio 2007 #
Ammiro il tuo coraggio Piero.
Domande sì invettiva no. Altrimenti si passa dalla parte del torto.
Commento di Romualdo — 27 Gennaio 2007 #
I tipi alla Don Verzé sono la vera espressione della chiesa del potere. A partire dai Ratzinger, Ruini e vari compagni di merende. Un blob di anime avide attaccatissime al potere e…alla vita (come mai, visto che esisterebbe il paradiso…?). E chi se non Berlusconi poteva incarnare un modello per questi loschi individui? Un altro losco individuo, ovviamente…
Commento di orazio paternò — 27 Gennaio 2007 #
Che roba! grande Piero..
Martedì verrò a sentirti a Torino!
Commento di Federico — 27 Gennaio 2007 #
Non sai quanto vorrei avere le tue palle! Piero sei grande. Ti ammiro moltissimo.
Commento di Andrea — 27 Gennaio 2007 #
http://digilander.libero.it/Lord.Nero/Oprestion_of_Desire_.jpg
Commento di Valerio Bettega — 27 Gennaio 2007 #
Piero, sei un guastatore alla grandissima, da applauso, 110 e lode + bacio accademico. Porca paletta, ma candidati alle prossime elezioni e vediamo se ci riesce di mandarti in Parlamento, ridiamo dignita’ a quel bivacco di mafiosi e schiavi di ladroni.
Commento di Bravissimo — 28 Gennaio 2007 #
Se fossi nella tua città ti seguirei anche in mutande…..
Commento di Enrico Perreca — 28 Gennaio 2007 #
Stre pi to so!
Commento di RaffaelloS — 28 Gennaio 2007 #
…
Il dio di don Verzè Un prete che disprezzo è don Luigi Verzè. Ripesco dall’archivio e gli dedico, quale necrologio in vita, questo racconto. Giovedì 2 dicembre 2004 si presentava a Milano l’ultimo libro di Don V…
Trackback di ulivo velletri — 28 Gennaio 2007 #
Ogni tuo post è cibo per la mente di ogni libera coscienza.
Lieto di averti conosciuto e di poter lavorare con te!
Un abbraccio
Valfredo
Commento di Valfredo Cappella — 28 Gennaio 2007 #
Bravissimo Piero!
Certo che è assurdo vedere ancora il Don a favore del Don, e vedere Verzè, il condannato, parlare di umiltà e fare considerazioni su Antonio Di Pietro!
Grande Pietro!
Commento di David Puente — 28 Gennaio 2007 #
Innanzitutto Sig.Alexander Mayer si chieda perchè grandi famiglie e gruppi industriali milanesi avrebbero dovuto donare soldi al prete per costruire una clinica (o gruppo di cliniche) per oncologia, ovviamente privata..
Davvero pensa che don Verzè non abbia nessun interesse al riguardo e l’abbia fatto x andarsene tranquillo in paradiso?In questo mondo nessuno fa niente x niente…e mi dispiace dirlo, ma soprattutto questa gente vista come la salvezza dell’anima…
Piero ha fatto benissimo a fare quella scomoda domanda, talmente scomoda che non ha avuto risposta!
E’ possibile che in un paese civile e democratico che si dice essere il nostro, non si può dire una frase ad un prete??Ma dove cavolo viviamo??
E poi diciamo tanto delle dittature…non mi sembra molto diverso se appena uno apre bocca dicendo cose non gradite viene preso dalla digos e portato in questura!!
Ma cose + importanti da fare non ne hanno??!!
Commento di Francesca — 29 Gennaio 2007 #
Ricca sei un folle. Non dico altro. Visto che i normali sono loro tu sei un gran folle. Ti stimo tanto e sai che sono sincero.
Continua così, non è una banalità, ma un augurio all’italia.
benny calasanzio
Commento di benny calasanzio — 29 Gennaio 2007 #
Ma come fai a mantenere la calma nell’impeto? A me verrebbe da sputargli in faccia a uno cosi’. Non riuscirei a ragionare, mi farei cogliere dalle emozioni. Tu come fai ogni volta a rimanere cosi’ fermo, deciso?
Commento di Fabio Corazza — 29 Gennaio 2007 #
[…] Piero Ricca c’ha provato, ma come al solito il silenzio. Che cosa ha chiesto al Don? Cosa ha indotto il Don al silenzio? […]
Pingback di Il Blog di David Puente » La coerenza del Don — 29 Gennaio 2007 #
Una nauesea mi attanaglia sempre più forte lo stomaco, mi fa contrarre i muscoli addominali e serrare la gola in un inutile e vano tentativo per riuscire a non vomitare.
Rabbia e frustrazione si impadroniscono ogni giorno sempre di più del mio animo .
Commento di Aristofele — 29 Gennaio 2007 #
Tutta la mia solidarietà.
Commento di Rossano Segalerba — 30 Gennaio 2007 #
Piero se tu il vero dono di Dio!!!
Sei uno dei pochi in questa Italia corrotta e sempre piu’ somigliante alla sua squallida classe politica, che si sacricrifica per un ideale. mi ricordi alcuni eroi del Risorgimento. Peccato che gli italiani siano ottenebrati da questa disgustosa tv . Io non ho retto sono emigrato all’estero: ti giuro che e’ dalla fine degli anni 70 che vedevo che il pericolo berlusconi montava, Non vedo soluzioni almeno per i prossimi 10 anni.
Commento di giorgio bianchi — 30 Gennaio 2007 #
Mitico Piero, mitico. Se ciascuno mettesse la sua e rompesse i coglioni al potente di turno le cose andrebbero meglio.
Commento di Aldo Solerte — 30 Gennaio 2007 #
Ricca,
sei stato un grande.
Ti farò pubblicità.
Commento di Nicola — 1 Febbraio 2007 #
Concordo: sei TU il dono di Dio
Continua così!
Commento di DarioG — 5 Febbraio 2007 #
ma che pretendevi, che uno della statura di Don Verzè rispondesse a una scoreggia nello spazio come te?…
Commento di giuseppe — 7 Febbraio 2007 #
Vivo, vegeto, beato e ingordo…
«Non siamo allungando le mani né andando a prendere quello che il manifesto chiama il “tesoretto” (le strutture sanitarie di Emergency, ndr), perché di quel tesoretto non abbiamo bisogno. Ma data la richiesta di disponibilità siamo pronti a part…
Trackback di OneMoreBlog — 16 Maggio 2007 #
Vi consiglio di visitare il sito www.lavagno.it dove è aperta un’accesa discussione su un discusso e oscuro progetto di Don Verzè.
Commento di david — 9 Giugno 2007 #
cercando su internet, da pio pompa a don verzè mi
imbatto nel tuo furioso e divertente articolo che mi fa conoscere un ulteriore giornalista alieno.
allora posso sperare che si stiano moltiplicando?
un pecorone in meno che imbratta giornali di famiglia.
dai commenti si vede come questa società asfittica abbia bisogno di ossigeno e cervelli autonomamente pensanti.
non sono molto ottimista ma spero ancora che da questi rivoli di libera partecipazione nasca una società migliore.
resta nel giornalismo: è il tuo mestiere.
p.s.
il pio pompa oltre che essere devoto,
si occupava,ancora nel gennaio 2007, di fornire
poliziotti al pio verzè per difenderlo da domande
importune???????????
Commento di vittorio epifani — 8 Luglio 2007 #
errata corrige:
… si occupava anche, nel dicembre 2004, di fornire poliziotti al pio Verzè…..
Commento di vittorio epifani — 8 Luglio 2007 #
Sinceramente prova ad andare a veddere e sentire anche quei cafoni e contaballe della sinistra e vedrai che poi se ne sei realmente capace non saprai chi mandare all’inferno per primi.
Tieni presente che con l’attuale governo Prodi abbiamo , al livello nazionale perso talmente la faccia col resto dell’europa che neanche puoi immaginare. E te lo dice uno che il mondo per lavoro lo gira !
per non parlare degli aumenti assolutamente e volutamente non controllati ; delle balle sul famoso tesoretto ; delle straballe sulle tasse da diminuire e stipendi da aumentare.
Ma lo sai che in azienda se un datore di lavoro vuole premiare un dipendente con 100 euro netti in busta ne deve tirare fuori 220-230 ; solo perchè vogliono tassare tutto ! così meno soldi meno spesa e meno vendite e il gioco è presto fatto . Pecacto che pochi lo capiscano.
Commento di marco — 13 Marzo 2008 #
Mi sento ignorante, non conoscevo l’attività di questo prete maneggione, non conoscevo neppure Piero Ricca, e mi era sfuggita la “canonizzazione” del nano….Grazie Piero, grazie per esserci. 1,10,100,1000 Piero Ricca!
Commento di Achille — 17 Marzo 2008 #
grazie di esistere condivido pienamente le tue battaglie di giustizia e libertà, le stesse che mio zio capo partigiano ha lottato asieme ai suoi amici che furono assassinati dai fascisti lui era il quarto che doveva essere fucilato al ponte di bassano del grappa il 22.2.1945 ma si è salvato gettandosi nel fiume brenta per poi eseere internato a bolzano destinazione mathausen
Commento di renzo peretti cattaneo — 21 Luglio 2010 #
Dal portale Indymedia
http://piemonte.indymedia.org/article/12322
Don Verzè sull’orlo della bancarotta.
Oltre 1 miliardo di Euro. Il padre spirituale del Berlusca & Pollari con l’acqua alla gola per un dissesto colossale.
Ha fondato e poi sfondato (di debiti) l’Ospedale San Raffaele di Roma e Milano, tempi mondiali della medicina e della sofferenza. Ora al manager di Dio rimarranno solo queste ultime (le “sofferenze” … economicamente parlando).
Che c’hanno in comune il premier Silvio Berlusconi, il generale dei servizi segreti Nicolò Pollari, il Vaticano, e notissimi politici, banchieri ed imprenditori? Un arzillo vecchietto (ora pieno di puffi) che si chiama Don Luigi Maria Verzè.
Accanto alla sede del Parco biomedico del San Raffaele a Mostacciano, sorge una graziosa villetta ch’era di proprietà della Fondazione di Don Verzè e che venne affittata al servizio d’intelligence militare (Sismi) per le sue attività segrete. La cosuccia/casuccia, era così carina che Nicolò Pollari, generale della Guardia di Finanza a capo del Sismi (nonché grande amicone del prelato manager) la volle tutta per sé, cattandosela per 4 soldi.
La Villa di Mostacciano (zona EUR) del Generale Nicolò Pollari, è disposta su quattro livelli, 24,5 vani catastali: due ingressi, due saloni, sei camere, due soggiorni, cinque bagni, due vani guardaroba, lavanderia e garage, tre terrazze, giardino di 1.400 metri e una bella piscina con trampolino. La villa fu comprata nel 1994 dal San Raffaele del Don a un prezzo di 2 miliardi e 400 milioni (più del doppio di quanto l’ha pagata Nicolò Pollari).
Pare che di (“proficui”) affaroni come questi Don Luigi Maria Verzè ne abbia fatti tanti. Questo spiegherebbe (almeno in parte) come mai il San Raffaele ora si trova sull’orlo del crak. L’impero di don Luigi Verzé, che fa capo alla Fondazione San Raffaele del Monte Tabor, con sede in Via Olgetttina 60 - Milano si sta letteralmente sbriciolando come la statua del gigante dai piedi d’argilla (poco più in là al civico 65 della stessa via c’è il palazzo delle veline Bunga Bunga). Per raccoglierne i cocci forse non basterà più neanche dismettere i numerosi assets immobiliari per fare cassa. Nella lista delle dismissioni figurano: Oasis Aministracao Ltda, Soc. Agricola Monte Tabor Srl, Progetti International Srl, Blu Energy Srl, S.A.T. Srl, Residenza Alberghiera San Raffaelle Srl, Edilraf Spa, Quo Vadis, Costa Dorata, Turro, Air Viaggi, VDS2, Science Parck, Resnati, etc etc. La cessione del patrimonio immobiliare non sarà poi cosa tanto facile da realizzare. Molte di queste proprietà son gravate da vincoli ed ipoteche. Come il complesso immobiliare di Via Olgettina, ed il bellissimo residence di Cologno Monzese (sussiste un’ipoteca di 1° grado a garanzia di un finanziamento BEI). Comunque il vendibile dovrà essere ceduto alla velocità della luce per introitare subito risorse finanziarie fresche da utilizzare per il ripianamento dei (moltissimi ed ingentissimi) debiti. Più di 1 miliardo di euro di passività. Tra le proprietà vendibili ci sono aziende agricole, alberghi, aziende di ristorazione, proprietà terriere, strutture di cura, aerei, jet, e persino alcune piantagioni di mango e meloni (in Brasile). Ciò che toglie il sonno a Don Verzè son i grossi problemi con banche e società di leasing: in primis Unicredit, BNP, BPM, Cariparma, BPS, Banco di Sardegna, Italease, Leasint, Ubi Factor, Mediofactoring, BIIS. Molte case farmaceutiche fiutato il dissesto hanno già minacciato azioni legali se non rientreranno subito dei propri crediti, come le società: Gilead Sciences (18,6 mil. Euro), Pfizer (12,3 mil. Euro), Merck Serono (12,2 mil. Euro), Abbott (9,6 mil. Euro), Dompè (7,6 mil. Euro), Medtronic (7,5 mil. Euro), Laboraf (17,1 mil. Euro) e via di sto passo.
Questo, in estrema sintesi, è il quadro impietoso che emerge da un dossier riservato elaborato in questi giorni dallo Studio Borghesi Colombo & Associati e Bain & Bain (che trovate quì di seguito riprodotto ed allegato pdf) che titola: “Linee guida del Piano di ristrutturazione e di riorganizzazione societaria – 30 marzo 2011”. Diciamo che i segnali del dissesto ci son tutti e son davvero conclamati. Bancarotta in piena regola. Ma per uscire da sto casino che ha combinato l’attempato Don (90 anni suonati) basterà fondare una newco? Servirà costituire una nuova Fondazione? (la vecchia ormai ha perso faccia e credibilità). E trasformare la Fondazione in una società di capitali a che pro? Ma per accedere a nuova finanza no, scemini. Se no le banche non scuciranno un baiocco. Elementare Watson. Secondo i consulenti finanziari, seguendo un particolare tipo di schema e/o procedura sarà possibile mettere in piedi un verosimile “Piano di Ristrutturazione dei debiti” e quindi non rischiare che le banche possano immaginare di poter incorrere nella “concessione abusiva di credito” (finanziare una holding decotta non sarebbe formalmente legale). Il Piano deve essere credibile (almeno sulla carta). Gli istituti di credito eroganti - almeno in linea teorica - non potrebbero finanziare la holding di Don Verzè sapendolo insolvente. Comunque, come la giri giri i conti non tornano lo stesso. Lo stato patrimoniale della fondazione permane da un bel po’ in stato comatoso (profondo) e le passività superano di gran lunga gli attivi. In qualsiasi paese normale l’imprenditore decotto (ma ancora onesto) porterebbe subito i libri delle società in tribunale.
Non il prelato-manager timorato di Dio e fido amico di Pollari & Berlusca. Che ha in mente un’illuminato “Piano Industriale” (quasi quasi pare una delle manovre finanziarie del Premier): contenimento dei costi operativi (tagli selvaggi al personale, consumi, spese, manutenzioni e logistica), razionalizzazione delle strutture (accentramento delle attività sanitarie), brutali tagli alle attività di ricerca etc etc.
Don Verzè anche in questo sembra proprio ad immagine e somiglianza di Silvio. Ecco perché quì in terra nessun giudice potrà permettersi di giudicarlo. Solo il Tribunale di Dio. Lui comunque, a differenza del Premier rifugge le ansietà terrene. A Don Luigi interessa solo servire l’Onnipotente e i suoi fratelli sofferenti (appunto il Berlusca, Pio Pompa, Bazoli, Geronzi, Profumo, Pollari, Miccichè, Angelucci, Formigoni, Anemone…). Ah scusate. Dimenticavo lo storico e grande amicone di sempre Ennio Doris (quello là con la bacchetta che disegna sempre i cerchi).
Che dirTi mio caro Don Verzè, speriamo solo nella Divina Provvidenza. Perché il buco e la voragine è proprio tutta intorno a te.
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Background:
Don Luigi Maria Verzè, nasce a Illasi (Verona) il 14 marzo 1920. Figlio di una nobildonna e di un agiato latifondista (che tutto avrebbe voluto tranne vedere l’erede designato del patrimonio innamorarsi della medicina e del sacerdozio). Si laurea in Lettere classiche e filosofia nel 1947 presso l’Università Cattolica di Milano. Viene ordinato sacerdote nel 1948. Nel 1964 dalla sua diocesi gli viene proibito di “esercitare il Sacro Ministero”. Nel 1973 rasenta la scomunica e dalle gerarchie cattoliche viene sospeso a divinis. Riabilitato decide di reinventarsi un nuovo percorso di fede. Diventa prete-manager tout-court, intrecciando presso relazioni d’affari con la Edilnord di Silvio Berlusconi. Con un pizzico di visionaria megalomania mette in piedi imponenti strutture d’eccellenza e d’avanguardia che le fa assomigliare a moderne cattedrali della cura (gli Ospedali San Raffaele di Milano e Roma sono tra i più importanti a livello internazionale). Per finanziarli reperisce fondi, tesse rapporti con politici ed imprenditori, diventa amico dei banchieri che contano garantendosi linee di credito con i maggiori istituti di credito. Altri (come il professore Luigi Poggi Longostrevi) meno timorati di Dio e dotati di scarso senso etico penseranno bene di fare cassa ed introitare frodando lo Stato, ottenendo così dal Sistema Sanitario Nazionale ingenti rimborsi per prestazioni inesistenti. Da evidenziare il dipartimento di odontoiatria del San Raffaele che annovera tra le sue file una delle igieniste dentali più fighe in assoluto, Nicole Minetti (una delle miss Bunga Bunga). Nel 1976 le toghe cattocomuniste condannano Don Verzè ad 1 anno e 4 mesi di reclusione per tentata corruzione (per la convenzione con l’Università Statale di Milano e un consistente contributo della Regione Lombardia). Nel 1977 Il nostro carismatico Don viene incriminato per corruzione e riconosciuto colpevole di istigazione alla corruzione (a tutt’oggi ancora in attesa della sentenza definitiva). Nel 1995 è nuovamente inquisito dalla toghe rosse della Procura di Milano per irregolarità nei lavori di costruzione del San Raffaele. Altra condanna di 1 anno e 4 mesi di reclusione per l’acquisto e la ricettazione di due quadri del ‘500 di scuola napoletana proventi di furto (si suppone che il prelato sapesse della provenienza illecita). Tutte condanne che il battagliero Don Verzè rispedisce al mittente snocciolando le cifre della riconosciuta eccellenza clinico-scientifica del suo lavoro. Il San Raffaele ad esempio, è diventato un terreno di sfide estreme della scienza. Ha sviluppato in collaborazione con il Mit of Boston un progetto di cui don Luigi è particolarmente orgoglioso: ai pazienti viene impiantato un’ipertecnologico microchip sottocutaneo e l’ospedale, attraverso un collegamento telematico continuo, è in grado di interagire in tempo reale intervenendo. Come dice Don Luigi: “è un altro passo avanti verso una frontiera mai esplorata ma sempre intimamente cullata: quella dell’immortalità”… ecco perché Silvio spera di vivere a lungo (“Silvio Berlusconi mi ha chiesto di farlo campare fino a 150 anni” disse il don in un’intervista). Per la sua creatura - il San Raffaele - si potrebbe tranquillamente parlare di nuovo Eldorado culturale; etica e bioetica convivono armoniosamente. Ogni malato è considerato un “tabernacolo d’oro” Si fa ricerca avanzata a 360° studiando il ringiovanimento delle cellule staminali adulte, gli embrioni, la fecondazione artificiale in vitro. Tanto biblico, evangelico e sacrale rispetto per l’uomo (uomo-individuo in quanto tale come direbbe Elio) s’appaleserà in tutta la sua spiritualità nel 2006, quando don Verzè aiuterà un amico medico - gravemente ammalato - a raggiungere il padreeterno impartendogli l’eutanasia (però solo dopo avergli impartito l’estrema unzione). Ama leggere, meditare, ama le Banche ed il grano (grano inteso come quattrini). Ha simpatie per il maestro Riccardo Muti, Umberto Veronesi, l’ex sindaco-filosofo Cacciari e l’attore-regista Roberto Benigni. Ammira Silvio Berlusconi (Silvio gli baciò la mano solo dopo la celebre frase del don “nelle persone so riconoscere il profuno di santità”) nonché Madre Teresa di Calcutta, Muhammar Gheddafi, Fidel Castro, gli angeli, gli arcangeli, San Raffaele Protomartire, Benedetto Craxi (detto Bettino) e nostro signore Gesù Cristo. Don Verzè ha una taumaturgica antipatia per il Concilio Vaticano II (e forse anche il I°), per alcuni papi (v. Ratzinger) e per il celibato. Odia visceralmente Rosy Bindi, tutti i bolscevico-comunisti e tutti quelli che scrivono stronzate senza prima riflettere, come alcuni attivisti di Indymedia (con particolare riguardo di tal mediattivista che scrive scemenze firmandosi mister Bean).
doc. pdf.: “Dossier_Riorganizzazione_San_Raffaele_2011″
http://piemonte.indymedia.org/attachments/apr2011/dossier_riorganizzazione_san_raffaele_2011.pdf
Commento di trasparency international — 15 Aprile 2011 #