Enrico Bonerandi
Gennaio 21, 2007 on 2:07 pm | In Politica | 18 Comments
A Puffonia, per vedersi pubblicare un’intervista su un grande quotidiano non bisogna entusiasmare troppo l’intervistatore di turno. Ora vi spiego.
Giovedì scorso intorno alle 20 mi chiama sul telefonino Enrico Bonerandi, cronista del quotidiano la Repubblica, per chiedermi un’intervista. Argomento: la contestazione. Spunto di attualità: la piazzata subita da Prodi all’Università Cattolica di Milano. Ho accettato di rispondere alle sue domande (e per questo ho perso anche un treno), con una premessa: le mie iniziative non hanno nulla a che fare con le gazzarre che da mesi si stanno susseguendo in giro per l’Italia, per tre motivi fondamentali: sono iniziative individuali o di gruppi spontanei, sono trasversali agli schieramenti politici, hanno sempre un riferimento a fatti specifici e non intendono offendere ma far emergere verità sgradite. Si tratta di critiche, di domande pungenti, di un’attività di supplenza a un deficit di libera informazione. Fatta questa premessa ho risposto per dieci minuti alle sue domande, raccontandogli episodi, metodo, rischi, divertimento di questa attività di battitori liberi in un paese che non ha nel suo dna la libertà individuale, auspicando un contagio del virus della contestazione rigorosa ai potenti. Ogni tanto mi fermavo per chiedere al mio intervistatore: le sembra che il discorso fili? Le sembra sensato quel che dico? Enrico Bonerandi rispondeva decisamente di sì. Alla fine mi ha addirittura salutato esclamando: forza Ricca!
Bene, il giorno dopo, dell’intervista non è stata pubblicata nemmeno una riga. E così ieri.
Ho scritto a Enrico Bonerandi una mail per chiedergli un chiarimento. Non mi ha risposto.
Temo che le ragioni dell’entusiasmo del mio intervistatore qualcosa abbiano a che fare con la decisione di non pubblicare il pezzo. Temo che l’intervista non sia stata pubblicata perché il discorso filava troppo. Probabilmente il caposervizio o il caporedattore che ha commissionato a Enrico Bonerandi quell’intervista aveva bisogno di un trafiletto folkloristico o vittimistico, un riquadro di colore sulle mattane degli urlatori di strada. Dicendo cose sensate non gli ho dato soddisfazione.
Naturalmente il problema non è né Bonerandi né Repubblica. Di espisodi del genere me ne sono capitati, anche con l’ottimo Giuseppe Guastella del Corriere della Sera. Il problema è l’abitudine a giocare al ribasso. Il problema è che si ritiene prudente non concedere troppo spazio ai battitori liberi. Il problema è non far sapere troppo in giro che chi alza la voce per farsi ascoltare e viene additato come un provocatore, magari ha ragione da vendere. Propongo di scrivere a Enrico Bonerandi, per chiedergli di farmi pervenire la registrazione della nostra chiacchierata, in modo da sbobinarla e pubblicarla sul blog.
Il suo indirizzo è e.bonerandi@repubblica.it
Di Pietro risponde
Gennaio 20, 2007 on 12:27 pm | In Politica | 23 Comments
Ringrazio Antonio Di Pietro che ha risposto alle mie domande con questa lettera.
Caro Piero,
anche per me l’onestà è precondizione di buona politica. Rispondo perciò volentieri alle tue due domande:
1 – A seguito delle elezioni politiche del 2001 la “lista Di Pietro – Italia dei Valori” ricevette nello stesso anno rimborsi elettorali solo in relazione alle elezioni del Senato nella circoscrizione della Lombardia perché non raggiungemmo il quorum del 4%. Poi, a partire dal 2002, anche per la Camera dei Deputati (a seguito della legge 26.7.2002 n. 156 che estese il rimborso elettorale anche ai partiti minori).
Tutti i rimborsi in questione – fino all’ultimo euro – furono incassati e sono rimasti a beneficio esclusivo del partito “Lista Di Pietro – Italia dei Valori”.
Ciò è documentalmente provato – sia per la parte “entrate” che per la parte “uscite” – dalla documentazione pubblica che il partito ha depositato in originale alla Camera dei Deputati, come prescrive la legge.
In particolare, da quella documentazione risulta in modo incontrovertibile che tutti i bonifici bancari relativi ai rimborsi elettorali in questione sono stati versati solo, direttamente ed esclusivamente alla Tesoreria del partito.
Sempre dalla predetta documentazione risultano le spese che il partito ha sostenuto con i rimborsi in questione.
Aggiungo – e mi fa piacere farlo – che la Tesoreria del nostro partito è significativamente “in attivo” (a differenza della quasi totalità degli altri partiti) come è dimostrato dai relativi bilanci, anch’essi sempre rigorosamente e tempestivamente depositati alla Camera dei Deputati. Ciò a dimostrazione dell’oculatezza della nostra gestione contabile.
Aggiungo ancora che i predetti bilanci – ove sono indicate tutte le appostazioni di entrata e di uscita – sono stati sempre resi pubblici non solo attraverso la pubblicazione in due giornali (come prescrive la legge) ma anche attraverso il sito del partito stesso, come potrai constatare di persona se ne hai voglia, visitando il sito www.italiadeivalori.it alla voce “bilancio e finanze”.
2 – Gli immobili di Milano e di Roma attualmente adibiti a sedi del partito sono intestati ad un’apposita società a me facente capo e sono stati da me messi a disposizione del partito stesso che mi rimborsa le spese in misura significativamente minore rispetto ai normali canoni.
Per l’acquisto di detti immobili (due appartamenti, uno a Roma e uno a Milano) ho provveduto in parte con denaro che avevo a disposizione (a seguito della vendita del mio ufficio di Busto Arsizio e dei miei stipendi da parlamentare prima italiano e poi europeo) e, per la gran parte, con regolari mutui bancari a mio esclusivo carico.
Nessun denaro del partito è stato utilizzato per acquistare i predetti immobili.
Viceversa io personalmente ho provveduto a destinare, nel tempo e fin dalla sua costituzione, a favore dell’Italia dei Valori la quasi totalità del denaro che ho ricevuto come risarcimento (alcune centinaia di migliaia di euro) per plurime diffamazioni e calunnie subite nel corso degli anni dai soliti diffamatori di professione e che per questo loro comportamento sono stati via via condannati dalla magistratura. Ho anche destinato alle attività di partito tutte le speciali indennità per attività politiche che ho ricevuto a titolo personale dal Parlamento Europeo durante gli otto anni del mio mandato (circa 50 mila euro l’anno).
Di questi tempi, caro Piero, di dossieraggi velenosi ne girano tanti (vedi Mitrokin e Scaramella vari).
Bisogna avere pazienza e sopportare, soprattutto non bisogna lasciarsi intimidire.
Cordiali saluti.
Antonio Di Pietro
Operazione San Gennaro
Gennaio 19, 2007 on 3:35 pm | In Libertà | 18 Comments
Michele Giordano, arcipuffone
Sapete tenere un segreto? E allora ve lo rivelo.
Ormai il territorio delle contestazioni ai politici è coperto. Dobbiamo puntare più in alto. Direzione Napoli. Verso l’ampolla che contiene il sangue di San Gennaro.
Fino ad ora abbiamo scherzato con i fanti. Ora ci tocca difendere i santi. Dalle manipolazioni dei chierici e dalla superstizione dei fedeli.
Due o tre volte all’anno, a Napoli, si ripete la stessa storia. Il presunto sangue, da solido diventa liquido, davanti agli occhi stupefatti di migliaia di fedeli che stipano il Duomo dalle prime ore del mattino. La Chiesa di Roma osserva a distanza, limitandosi a dire che non di miracolo si tratta, ma di prodigio. Non hanno torto: è prodigioso gestire per secoli la mente delle folle con metodi da imbonitori da fiera di paese.
Con Ric Farina, fratello di vino e di poesia, abbiamo deciso che il 19 settembre saremo a Napoli, per realizzare un film e manifestare un’idea chiara: signori, il medioevo è finito. Le contestazioni alle convention dei buffoni in doppiopetto sono nulla in confronto. Laggiù si rischia davvero. Camorra e folla di fedeli inferociti sono un mix medievale ad alto rischio di linciaggio. Ma sono pronto al martirio purché San Gennaro sia lasciato in pace.
Il rimpianto è che l’arcivescovo officiante non è più quella leggendaria figura di Michele Giordano. Dargli del Puffone in piena messinscena sarebbe stato troppo divertente.
Prepariamoci. Dobbiamo essere in tanti. Incazzati e illuminati. Ma non ditelo a nessuno, se no le Iene ci rubano l’idea.
Class Action
Gennaio 18, 2007 on 4:35 pm | In Politica, Economia | 12 Comments

Pubblico questa chilometrica lettera sulla Claas Action.
Caro Piero
abbiamo poco tempo.
Occorre prepararsi per urlare contro la prossima pagliacciata
del Governo. Questa volta dobbiamo fargli capire che la legge
porcheria non la vogliamo. Parlo della Class Action.
E’ la nostra salvezza contro le truffe perpetrate dalla
multinazionali, dalla banche, dallo Stato, dalle compagnie
telefoniche, dalle compagnie petrolifere. E’ semplicemente un’azione
legale condotta da uno o più avvocati (studi legali) nell’interesse di
diversi soggetti che sono incorsi nel medesimo problema. Esempi?
Cirio, Parmalat, TangoBond, truffe miliardarie verso i cittadini.
Ma come dovrebbe essere una Class Action efficace?
- Prima di tutto dovrebbe avere le stesse potenzialità di quella
americana, filtrata dei possibili abusi che la stessa ammette.
- Ogni cittadino può farsi promotore della Class Action.
- La Class Action deve essere richiesta per qualunque atto illecito,
omissione, inadempimento contrattuale che ha arrecato danni a un
alto numero di cittadini. Tipici sono gli ambiti degli investimenti
finanziari, assicurativi, telecomunicazioni, energia, salute, ecc.
- Prevedere una verifica preliminare da parte del giudice.
- Al fine di garantire che le proposte transattive siano compiute
nell’esclusivo interesse della classe e non di quella degli studi
legali che la seguono, le transazioni, per essere valide, devono
essere votate dagli iscritti alla classe.
- In caso di transazione o di sentenza favorevole è previsto un
meccanismo automatico di risarcimento gestito da un “curatore
amministrativo” nominato dal giudice. Tutti i cittadini appartenenti
alla definizione di classe (stabilita dal giudice) possono iscriversi
per ottenere il risarcimento entro sei mesi dalla sentenza.
- Prevedere la possibilità di condannare l’azienda che ha commesso
un illecito plurioffensivo non solo in rapporto al danno direttamente
procurato, ma anche in rapporto al vantaggio economico ottenuto
dall’azienda stessa.
- In caso di soccombenza della classe, nulla è dovuto agli avvocati
che hanno avviato la class action, in caso di vittoria, la parcella è
calcolata come percentuale dei risarcimenti ottenuti nella misura
massima del 10%.
Cosa sta combinando il Governo?
Prodi, Bersani, Rutelli, in varie occasioni su TV e giornali ci hanno
già preannunciato che non vogliono una Class Action all’americana, che
tradotto vuol dire che non vogliono sentir parlare di proposte di legge
presentate da Pedica (IdV), Poretti (RnP), Fabris (UDEUR), ma vogliono
far approvare il ddl Bersani-Schioppa-Mastella che è una porcheria
all’italiana perchè prevede:
1) il diritto di avviare la Class Action è riservato alle associazioni
riconosciute dal Governo, cioè quelle che fanno parte del CNCU (cioè
pagate dallo Stato, le famose 16 sorelle). In questo modo si andrebbe
a limitare il potere di questa legge, concedendo la facoltà di avviare
la Class Action ad un’associazione che non ha intenzione di avviare
una causa contro chi gli versa i contributi pubblici. Tradotto, una
Class Action controllata e filtrata dallo Stato. Non deve essere
l’associazione a filtrare le Class Action ma deve essere il giudice.
2) Dopo aver vinto la Class Action, il singolo cittadino dovrà
mettere mano al portamonete e avviare un’azione giudiziaria per
avere il risarcimento che gli spetta.
Mi chiedo allora, a che serve la Class Action?
Insomma, stanno preparando una legge che tutelerà le famose forze
occulte del Governo, cioè coloro che ci han truffato e continueranno a
farlo.
Approvando una delle tre Proposte di legge elencate prima avremo una
legge forte, che farà ripensare diverse volte una multinazionale prima di
truffarci, che non ci farà spendere soldi in avvocati e che spingerà
gli avvocati a dare il massimo dato che la loro parcella sarà il 10%
del valore della causa. Invece il nostro Governo vuole l’opposto.
Cosa occorre fare?
Scrivete ai politici chiedendo di approvare una Class Action in linea
con il PDL 1834 Pedica, PDL 1443 Poretti e il PDL 1330 Fabris.
E naturalmente firmare la petizione.
Ed iscriversi al Reset Class Action Group.
Ma occorre soprattutto far girare la voce.
Riusciremo questa volta a non farci fregare come per l’indulto?
Antonio Imperi
La retata
Gennaio 17, 2007 on 12:06 pm | In Politica | 11 Comments
Due delinquenti italiani.
Per il settimo anniversario di Mani Pulite, Massimo Bucchi pubblicò una memorabile vignetta su Repubblica. Vi campeggiava un accigliato Robespierre che sentenziava: “gli italiani non hanno capito la differenza fra una rivoluzione e una retata”. In un divertente pomeriggio che ho trascorso con lui, Bucchi mi ha rivelato che è la vignetta cui tiene di più.
Dentro c’è tutto: l’entusiasmo manettaro, le monetine, i titoloni, quel fesso di Paolo Brosio per mille giorni su un marciapiede, l’evidenza di un intero ceto di potere preso con le mani nel sacco, l’incapacità di mettere a frutto quella certezza per un’azione di bonifica morale, e poi la restaurazione, la criminalizzazione dei magistrati, l’emergere delle fameliche seconde e terze file dei partiti, le tempeste mediatiche contro i “demonizzatori”, la rapida metamorfosi dei partitelli manettari in “garantisti” all’ombra del massimo beneficiario del sistema tangentista. Ma anche l’ignavia, la coda di paglia, il mix di furbizia e mediocrità dei sopravvissuti di sinistra, disposti a qualsiasi bassezza pur di arrivare nella stanza dei bottoni, magari a fare i servi dei potentati economici di turno. E ancora, e coerentemente, nessuna legge in quindici anni contro la corruzione, molte leggi al contrario per legalizzare gli illeciti, per annullare i processi, per sabotare l’azione giudiziaria.
De Michelis, Cirino Pomicino, Cesa: sono tornati tutti, più laidi di prima. Mancava solo Pietro Longo: è tornato anche lui. Ora è vicino ai giovani di Forza Italia. Chi se n’è andato all’altro mondo lascia eredi ben piazzati e viene riabilitato per la storia.
Il riprogrammare la memoria collettiva fa parte del gioco. Nuovamente si parla di vie e targhe al cosiddetto “esule” Bettino Craxi, morto sette anni fa in Tunisia, da pregiudicato per tangenti e latitante con tre mandati di cattura internazionali mai eseguiti.
Si provino, i sudditi di Puffonia, a pagare l’affitto in ritardo.
Ieri si è tenuto l’ennesimo convegno alla Camera, per presentare una raccolta dei discorsi parlamentari del latitante di Hammamet. La pubblicazione dicono che sia stata voluta da Giorgio Napolitano in persona, Alla solenne cerimonia erano presenti, oltre alla deputatessa di centrodestra Stefania Craxi e al sottosegretario di centrosinistra Bobo Craxi, Ciampi, Casini, Bertinotti e molti altri rappresentanti del popolo sovrano (che se non paga l’affitto in anticipo riceve l’avviso di sfratto dall’ufficiale giudiziario).
Lo steward prestato alla politica Pierferdinando Casini se n’è uscito con una delle sue: bisogna lasciarsi indietro le spinte ideologiche e le polemiche del passato. Il compagno Bertinotti ha fatto sapere di non essere contrario all’intitolazione di una via al caro estinto. E così via cinguettando. Domani è fissato un altro convegno. Titolo alla Minà: Craxi un uomo una storia. Roma è tappezzata di manifesti. Vedremo se organizzeranno qualcosa anche a Milano. La penultima volta, per non avermi tra i piedi, mi fecero sequestrare dalla polizia. Ero tra i pochi incensurati. L’ultima volta ho tenuto un comiziaccio sul marciapiede esponendo un cartello con la scritta: Mario Chiesa for president. Ricordate? Beccato con le mani nella marmellata, il mariuolo del Trivulzio buttò l’ultima mazzetta nel cesso, tirò l’acqua e si ritirò a vita privata.
Lui sì che è da riabilitare.
Giovanni Raboni
Gennaio 15, 2007 on 11:24 pm | In Politica | 6 Comments
Mi manca Giovanni Raboni, poeta e traduttore. Un uomo perbene.
L’ultima volta che l’ho incrociato, alla fermata del metro, avevamo scambiato due parole sui mali di Puffonia e mi aveva accordato un incontro per un’intervista. Non c’è stato tempo, la morte non concede tempo. Voglio ricordarlo con questa Canzone del danno e della beffa, un pugno allo stomaco in forma di poesia.
Stillicidio di delitti, terribile:
si distruggono vite,
si distruggono posti di lavoro,
si distrugge la giustizia, il decoro
della convivenza civile.
E intanto l’imprenditore del nulla,
il venditore d’aria fritta,
forte coi miserabili
delle sue inindagabili ricchezze,
sorride a tutto schermo
negando ogni evidenza, promettendo
il già invano promesso e l’impossibile,
spacciando per paterno
il suo osceno frasario da piazzista.
Mai così in basso, così simile
(non solo dirlo, anche pensarlo duole)
alle odiose caricature
che da sempre ci infangano e sfigurano…
Anche altrove, lo so,
si santifica il crimine, anche altrove
si celebrano i riti
del privilegio e dell’impunità
trasformati in dottrina di Stato.
Ma solo a noi, fradici
di antiche colpe e remissioni,
a noi prima untori e poi vittime
della peste del secolo
è toccata, con il danno, la beffa,
una farsa in aggiunta alla sventura.
Lettera ad Antonio Di Pietro
Gennaio 15, 2007 on 1:21 pm | In Politica | 38 Comments
Ho inviato ad Antonio Di Pietro questa lettera.
Caro Antonio,
per me l’onestà è precondizione della buona politica.
Questa è la premessa a una breve lettera che mi costa molto scriverti. Ma dovevo scriverti, per amore della verità.
Vengo al dunque.
Nelle ultime settimane mi è giunta insistentemente alle orecchie una voce su di te, una voce che - se risultasse vera - offuscherebbe la tua reputazione.Tale voce mi è giunta da un personaggio che stimo. E a quanto sembra la voce prende spunto da un dossier che circolerebbe nei palazzi del potere, con le conseguenze immaginabili nel paese dell’eterno ricatto.
Come cittadino attento alla questione morale, come persona che ti ha votato e ti ha sempre difeso, mi sento inquieto. Sicché ti rivolgo - in totale buona fede, credimi - due semplici domande.
1 Quale soggetto giuridico ha beneficiato del finanziamento pubblico spettante alla lista Di Pietro per le elezioni 2001?
2 A chi sono intestati gli immobili di Milano e Roma attualmente adibiti a sedi del partito Italia dei Valori?
Confido che tu vorrai e saprai soddisfare queste due curiosità, in modo da fugare la mia inquietudine e darmi la possibilità di controbattere con la necessaria documentazione alle accuse che ti vengono rivolte.
Un saluto cordiale.
Piero Ricca
Benny Calasanzio
Gennaio 14, 2007 on 6:57 pm | In Libertà, Legalità | 13 Comments
Benny Calasanzio è quel ragazzo che ha contestato pubblicamente l’arroganza di Salvatore Cuffaro, presidente della Sicilia e frequentatore di mafiosi, con una lettera aperta e in un confronto tv da Santoro. Mi ha scritto questa lettera.
Caro Piero,
ho iniziato un percorso difficile, quello della lotta alla mafia, la stessa mafia che ha ucciso prima mio zio e poi mio nonno, piccoli imprenditori che non hanno ceduto al ricatto mafioso. Una lotta contro i mafiosi e contro i politici che li favoreggiano
Provo a spiegare il mio pensiero e la mia idea di legalità. In Sicilia operano tante associazioni che lottano contro la mafia in modi diversi. C’è chi si occupa di coltivare le terre confiscate ai boss, chi lotta contro il racket delle estorsioni, chi lotta contro il traffico di droga, chi contro la prostituzione, chi contro la piccola criminalità collegata alla grande. E’ tutta gente che fa il suo lavoro in maniera eccellente e a cui va il merito del cambiamento in atto dagli anni ‘90 ai giorni nostri. E’ chiaro che tutte queste attività sono fondamentali per la lotta alla mafia, tutte e nessuna esclusa.
La mia personale lotta alla mafia nasce da un concetto diverso e più “politico”. Io credo che finchè la mafia sarà tutelata e rappresentata nelle istituzioni, l’antimafia sarà una lotta contro l’infinito, contro l’eternamente rigenerabile. Credo che se non si tranciano definitivamente i legami tra la classe politica siciliana e Cosa Loro ogni vittoria dell’antimafia sarà una vittoria parziale alla quale Cosa Loro saprà prontamente rispondere in maniera dolce e burocratica. La mia idea di lotta alla mafia, conciliabile con tutte le altre è una lotta senza quartiere a tutti quei politici e a tutti quegli organi istituzionali che dalla mafia non sanno stare lontani.
Se i magistrati rischiano la vita per assicurare alla giustizia i vermi mafiosi e poi (secondo le indagini) il presidente della regione svela tutto agli indagati abbiamo già perso prima di iniziare e perderemo tutte le volte che riproveremo ad iniziare se i presupposti rimarranno gli stessi.
Il mio “giustizialismo” nasce da una pretesa di trasparenza e onestà che la classe politica siciliana deve assicurare e deve impegnarsi anche a dimostrare, non solo a mantenere. Negli ultimi anni si è troppo tollerata l’ambiguità di alcuni personaggi, sono passate inosservate alcune amicizie e alcune vicinanze ad ambienti dubbi. Si è riusciti a far passare per buono il concetto che siccome fai politica ad alto livello puoi venire a contatto con chiunque. Questo è aberrante. A me fa paura. Se non sai distinguere tra gente per bene e mafiosi non devi fare politica. Io credo che la nostra esigenza primaria sia quella di pretendere uomini “più attenti”, che sappiano distinguere chi è malavitoso da chi non lo è. Sia la destra che la sinistra in questo momento non hanno la forza per rinunciare a queste vicinanze dubbie, forse perché sono bacini enormi di voti.
La mia pretesa è che nel momento in cui siano emersi fatti (non voci) riguardo ad un esponente di questo o di quel partito che accertano anche solo una vicinanza consapevole con ambienti criminali, il partito politico o l’organo istituzionale competente debba quanto meno sospendere quel personaggio fino al completo accertamento della sua posizione.
Siamo ormai abituati ad accontentarci del leggermente meno peggio, ma in Sicilia non possiamo più permettercelo. E’ una pretesa che tutti dobbiamo avanzare, uomini e donne di destra e uomini e donne di sinistra.
Questi sono i fondamenti della mia lotta. Non ho l’arroganza di dire che è una lotta perfetta e vincente. Ma se ho aperto un blog è perché ho bisogno di sentire la gente, ho bisogno di ricevere critiche e consigli perché so che da solo non posso andare da nessun parte. Diamoci una mano.
Benny
Lettera da Milano
Gennaio 14, 2007 on 5:41 pm | In Economia | 5 Comments
Pubblico questa lettera sulla civiltà rateale.
Caro Piero,
lavoro per un’agenzia di assicurazioni di un network immobiliare/creditizio, ora anche assicurativo. Le agenzie immobiliare vendono casa, fanno il mutuo e ora anche la polizza assicurativa (del resto richiesta dalla banca) sulla casa per il 30% ad extra-comunitari che vengono a lavorare in Italia per svolgere i seguenti lavori:
- muratori, ovvero per far arricchire gli specularori edilizi
- badanti, quindi per pulire il culo di vecchi in una sottospecie di civiltà che non si sa più nemmeno pulire il culo
Lavori comunque non più svolti da noi pseudo-civilizzati europei.
Ora c’è una nuova frontiera della truffa collettiva legalizzata, chiamata credit protection, ovvero: mi paghi il 2,5% anticipatamente, rateizzato nel mutuo, dell’importo finanziato, perchè potresti perdere il lavoro, rischiando così di vederti sequestrare la casa. Oggi per un mutuo medio di almeno 100,000 euri, questa polizza significa almeno 10,000 euri, aumentando la rata di qualche diecina di euro.
Siamo alla follia, per chi accetta e non decide di mandare tutto a fare in c.o. Qui non ci sono più diritti, solo furbi. Qui non ci sono più scontri sociali, solo un sistema a puttane che viene puntellato con toppe di ogni tipo per far rimanere a galla chi il culo pensa di averlo al riparo.
Come si può pensare di affidare i nostri risparmi a qualunque fondo di investimento perchè poi me li riprestino sotto forma di credit protection?
Ma il dramma non è solo la truffa generalizzata e legalizzata, ma l’economia che sta perdendo le fondamenta di solidità che più o meno aveva nell’era industriale. C’erano delle milestones di massima, ed erano la fabbrica, il bene solido prodotto, il padrone, l’operaio e il sindacato. Oggi tutto questo non esiste più, è tutto rimescolato, perchè non si produce più niente, perchè al posto delle fabbriche ci sono le attività finanziarie, i servizi. E la base economica di questo paese sta sempre più passando nelle mani di queste attività.
Ci sta franando il terreno sotto i piedi e lo stiamo puntellando con lo sputo.
Luca
Debito al consumo
Gennaio 13, 2007 on 3:02 pm | In Economia | 12 Comments
Quando ancora si vedevano le lucciole, avere debiti era cosa vergognosa, da non dormirci la notte. Ora le lucciole sono sparite, a gennaio ci son venti gradi e l’indebitamento è considerato un vanto, un segno di benessere. Tant’è vero che viene denominato “credito” o “finanziamento”.
Teniamo d’occhio i dati ufficiali riepilogati dall’ultimo Bollettino della Banca d’Italia. Le famiglie di Puffonia sono indebitate per centinaia di miliardi di euro, una cifra stellare, in costante aumento. Ci si indebita per la casa, per l’arredo del salotto, per l’auto, per le vacanze, per il telefonino, per mantenere l’amante, per il lifting, per l’ipod. Per arrivare a fine mese, per pagare gli interessi su un altro debito.
E siamo soltanto ai dati ufficiali. Ai quali va aggiunto lo strozzinaggio illegale che è, per molti, il passo successivo. Anche il numero di coloro che non riescono più a pagare è in costante crescita: ad oggi circa un settimo del totale.
Ho come il sospetto che questa sia la falla del sistema. Questo benessere da cartellone pubblicitario, fondato sull’induzione e l’indebitamento al consumo, è una nave dei folli. Già affondata, benché pochi lo dicano. Verrà il giorno in cui nessuno potrà più pagare le rate del prossimo mese. E ne vedremo delle belle. Inducono a pensare che quel giorno non sia poi molto lontano le indagini sulle condizioni economiche del popolo puffone. Almeno otto milioni di noi sono tecnicamente poveri, ci ripete l’Istat. Campano (si fa per dire) con non più di ottocento euro al mese. Una famiglia su due vive con meno di 1800 euro al mese. Milioni di altri non se la passano molto meglio, mentre i ricchi sono sempre più ricchi, avidi, disinvolti e ammirati. Ma noi all’Istat non crediamo. Meglio il Gossip e l’intrattenimento leggero, che almeno ci fanno sognare. Questa è la novità del mondo senza lucciole: ci si sente sulla via del benessere anche da poveri in canna, tartassati da cravattari in guanti bianchi. I padroni ci odiano, ha recentemente ricordato il poeta Edoardo Sanguineti. Molti poveri li amano, vorrebbero essere come loro: si sentono come loro. Questo spiega perché milioni di poveri cristi votano la ghenga del Buffone.
E allora attendiamo con serenità che il popolo che va in vacanza a rate sbatta la testa contro l’asfalto: qualcosa succederà, magari una di quelle belle e salutari crisi epocali che possono anche rivelarsi un antidoto all’inebetimento collettivo e alla noia individuale.
“Soltanto la fame ci può salvare”, ripeteva nei suoi ultimi giorni l’economista Paolo Sylos Labini. Buon week end.
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