La staffetta
Febbraio 2, 2007 on 11:33 am | In Politica | 18 Comments
Stefano Pillitteri
Le dinastie dei senza vergogna. Pubblico sul tema questa lettera di Elia.
Caro Piero,
forse è un caso, o forse no. Notizia di questi giorni è che l’ex sindaco di Milano Paolo Pillitteri ha chiesto di essere riabilitato, di recuperare lo status di incensurato dopo una condanna a 4 anni.
Questo accade poco dopo l’ennesima polemica su una eventuale via da dedicare a Craxi a Milano e poco prima di una data significativa, il 17 febbraio: giorno del quindicesimo anniversario della scoperchiatura della fogna di Tangentopoli.
Otterrà la riabilitazione giuridica, il buon Paolo Pillitteri. Quella morale a Puffonia l’ aveva ottenuta già da tempo o forse non ne ha mai avuto bisogno.
In quella che Franco Cordero ha definito “signoria telecratica fondata sul denaro” chi corrompe o si fa corrompere è furbo: uno che sa stare al mondo, un modello da imitare e non da condannare.
La politica, però, a quanto pare non lo avrà più. In una intervista concessa a Rodolfo Sala di Repubblica Paolo Pillitteri dice di aver sofferto tanto, ma di non provare rancore verso i giudici. Che magnanimo!
Dice di appartenere alla schiera esigua di quelli che guardano sempre avanti e che non ritornerà in politica perchè il suo motto è “largo ai giovani”, chiarendo poi chi sarebbero questi giovani. Sono il figlio Stefano, assessore di Forza Italia nella giunta Moratti, al quale dice di aver passato la staffetta, e i nipoti Bobo e Stefania (il primo sottosegretario eletto deputato per nomina diessina, la seconda deputata nominata dal Puffone) ”bravi entrambi”.
Un bel quadretto davvero, l’ ennesimo a Puffonia. Dove il cognome è l’ unico titolo di merito. E il segreto del successo è non vergognarsi mai.
Per fortuna Paolo non ci abbandonerà del tutto, potremo ancora seguirlo sulle pagine del prestigioso e seguitissimo quotidiano L’Opinione, riserva indiana (finanziata dallo Stato) dei liberalsocialisti a 24 carati.
Elia
Union di Cenere
Febbraio 2, 2007 on 10:40 am | In Politica | 4 Comments
Il ministro Pecoraro Scanio, fratello del senatore, ha annunciato per oggi un decreto per eliminare il finanziamento pubblico per gli inceneritori. Vedremo se almeno stavolta non faranno i furbi giocando con le parole. Pubblico in tema di inceneritori-killer questa lettera che mi ha inviato Fabio da Napoli.
Caro Piero,
sono un lettore del tuo blog da qualche tempo, nonché membro di un comitato civico di Napoli per la lotta ai rifiuti tossici.
Sulla mailing list del comitato, è passata un email che conteneva le dichiarazioni della deputata Erminia Mazzoni (Udc) che difende gli inceneritori ed è contro i recenti tentativi di eliminare i finaziamenti Cip6 per gli stessi.
Mi sono sentito in dovere di scriverle una lettera, che le ho inviato, ma che vorrei fosse “aperta” ed avesse quanta più visibilità possibile.
Ti chiedo, quindi, se sei d’accordo con quanto ho scritto nella lettera, il favore di pubblicarla sul tuo blog, per tutti da leggere, commentare e distribuire in giro, se vogliono. Ti ringrazio dell’attenzione,
Fabio
A Erminia Mazzoni mazzoni_e@camera.it
Egregia deputata Mazzoni,
sono un cittadino italiano che è venuto a conoscenza delle sue dichiarazioni rilasciate il giorno 31 gennaio 2007 sulla questione dei Cip6 e degli inceneritori.
Tali dichiarazioni, purtroppo, data per scontata la sua buona fede, mettono allo scoperto quella che è palesemente una mancata conoscenza approfondita dell’argomento sul quale lei si è pronunciata. Poco male, il rapporto diretto che la sua email pubblica le consente di tenere con i cittadini mi dà l’opportunità di poterle illustrare quali sono le falle del suo discorso.
Nellasua dichiarazione si legge:
“Mi sorprende la dichiarazione del ministro Nicolais in merito alla discarica regionale, perché è un arretramento rispetto ai passi, seppur piccoli, fatti negli anni passati per provincializzare la gestione rifiuti.”
Lungi da me difendere le dichiarazioni del ministro Nicolais in merito alla questione della provincializzazione, ma vorrei farle notare che se una discarica regionale va contro l’azione di provincializzazione della gestione dei rifiuti, ancor di più lo fa un inceneritore come quello in costruzione ad Acerra che, data la sua enorme dimensione, per funzionare a pieno regime ha bisogno di essere “alimentato” con molti più rifiuti di quanti la sola provincia di Napoli produca, in regime di raccolta differenziata. E’ addirittura in dubbio che l’intera Campania possa sopperire alle necessità di un tale “mostro”, rendendo necessario che anche altre regioni inviino i loro rifiuti all’inceneritore di Acerra.
Lei prosegue dicendo:
“Se infatti passasse l’emendamento presentato alla Camera dal gruppo dei Verdi si fermerebbe definitivamente la realizzazione dei termovalorizzatori e quanto speso finora rimarrebbe solo un grande grave spreco di pubblica finanza.”
Mi fa piacere che a lei stia a cuore la pubblica finanza, è
confortante saperlo. Proprio per questo, però, è d’uopo che lei tenga in conto tutti i fattori economici coinvolti.
Ha considerato i costi economici per l’intera cittadinanza italiana dovuti ai finanziamenti tramite Cip6 degli inceneritori? E’ significativo ed emblematico che gli inceneritori non riescano ad economicamente autosostentarsi ed abbiano invece bisogno del continuo afflusso di soldi pubblici per poter funzionare, non crede?
Ha considerato i costi socio-sanitari dovuti all’indiscutibile e comprovata influenza nefasta sulla salute pubblica delle emissioni degli inceneritori (tutte altamente cancerogene ed impossibili - allo stato dell’arte - da filtrare in maniera efficace)?
Ha considerato i costi puramente economici dovuti al mancato riciclaggio delle materie prime in favore del loro incenerimento?
Lei continua:
“Spero che i colleghi di maggioranza capiscano la gravità
di quello che si andrebbe a produrre se la cancellazione delle fonti ‘assimilabili’ tra quelle ammesse ai contributi incentivanti, prevista in Finanziaria con una forzata interpretazione della direttiva Cee 2001/77/Ce travolgesse anche gli impianti in via di realizzazione.”
“Forzata interpretazione”, lei dice. E’ buffo, perché, semmai, la forzatura d’interpretazione sta proprio nel concetto di “assimilabili”: gli inceneritori bruciano soprattutto materie plastiche, in quanto possedenti un alto potere calorifero; le materie plastiche sono in grandissima maggioranza derivate dal petrolio; il petrolio, come lei ben saprà, non è una fonte energetica rinnovabile. Il sillogismo è presto fatto: le materie plastiche non sono assimilabili a fonti di energia rinnovabile, gli inceneritori bruciano materie plastiche, ergo gli inceneritori non sono assimilabili a fonti di energia rinnovabile e, dunque, non vanno finanziati con denaro pubblico. La finanziaria, in tal senso, è fin troppo benevola e permissiva.
Ancora, lei dice:
“Il risultato intuibile sarebbe quello di una definitiva rinuncia alla valorizzazione energetica dei rifiuti in Campania.”
La valorizzazione energetica dei rifiuti non si attua tramite gli inceneritori, ma tramite il riciclaggio.
Il riciclaggio consente il recupero di materie prime. L’incenerimento, le distrugge.
Produrre materie prime ha costi energetici di gran lunga superiori all’energia recuperabile distruggendo le stesse materie prime tramite gli inceneritori. Questo, semplicemente, implica che recuperare materie prime, evitando quindi di produrne di nuove, è più vantaggioso che incenerirle.
Considerando anche che gran parte dei materiali che gli
inceneritori fagocitano non è rinnovabile, si arriva all’immediata conclusione che procedere lungo la strada dell’incenerimento significa depauperare la nostra società e, in ultimo, la terra sulla quale viviamo della fruibilità delle materie prime sulle quali tutti facciamo affidamento per il vivere quotidiano.
Concludo, rimandandola alla lettura di un articolo del dott. Federico Valerio, membro dell’associazione Medici per l’Ambiente di Genova, intitolato “PASSATO E FUTURO DEGLI INCENERITORI”, sicuro che vi troverà molti spunti di riflessione.
Nella speranza di una sua risposta, le invio i miei più cordiali saluti.
Fabio Alemagna
Lo scoop di Mauro
Febbraio 1, 2007 on 1:48 pm | In Politica | 19 Comments
Miriam Bartolini, peggio nota come Veronica Lario, s’è accorta di aver sposato un cialtrone. Col tempo scoprirà che il padre dei suoi figli è anche un criminale. Lo scambio di lettere a mezzo stampa con richiesta e offerta di pubbliche scuse da due giorni è l’argomento clou del Bar Sport Puffonia. Grasso che cola per il Puffone. Pubblico questa lettera di una mia amica giornalista.
Caro Piero,
cosa non si deve fare per vendere qualche copia in più.
Un tempo era la foto del cadavere riverso di Aldo Moro, emblema di un Paese sperso davanti alla violenza di Stato dipinta di rivoluzione. Oggi è la lettera lacrimevole ma compunta di una ex first lady, da sempre relegata al secondo piano, che alza la testa e grida basta! ai tradimenti del marito.
L’operazione compiuta da la Repubblica di ieri con la pubblicazione della lettera aperta di Veronica Lario, nella quale chiede al marito Silvio Berlusconi pubbliche scuse per la sua eccessiva gigioneria con le donne, apre un interessante nuovo capitolo della storia dell’informazione in Italia.
Solo alle menti frettolose questo presunto scoop può sembrare un colpo da maestro inferto dal quotidiano del Gruppo Espresso ai fianchi del suo nemico numero uno. La moglie del capo di Forza Italia, al secolo Miriam Bartolini, 51 anni il prossimo luglio, mette da parte il consueto riserbo, solo occasionalmente rotto da qualche uscita pubblica sapientemente orchestrata o controllata dall’entourage del Cavaliere, per sbugiardare il proprio matrimonio.
“Mi sono rotta” dice fra le righe la ex attrice, strappata a una non ben definita carriera teatrale dall’allora sposato patron della tv commerciale, che per lei ha disconosciuto la prima moglie e che, un figlio dopo l’altro, ha dovuto ufficializzare il rapporto altrimenti clandestino. La possiamo capire, l’uomo è senz’altro discutibile, ma signora mia, non lo sapeva già? Perché affidare alle pagine del secondo quotidiano nazionale il suo sfogo di consorte amareggiata? Perché non rivolgersi a un avvocato, e facciamola finita?
Oggi la testata di Ezio Mauro sostiene che Silvio non ne fosse al corrente (www.repubblica.it). Che la notizia gli sia arrivata come una frustata, ad avvelenargli l’umore di prima mattina. Sarà. Ma noi, che alle cialtronerie di Berlusconi siamo avvezzi da (troppi) anni ci chiediamo: e se fosse un’idea di marketing? Dice Maria Laura Rodotà, nel suo intervento sul sito del Corriere della Sera: “Ora il Paese attende (eh sì, attende). Perché la lettera di scuse è un piccolo capolavoro da italiano femminaro e maranga di una volta; sembra scritta a quattro mani dal Perozzi e dal conte Mascetti di Amici miei, pura Italia di una volta”. Proprio così, perché in realtà l’ex premier ne esce come un allegro puttaniere, che a settanta anni ancora risulta piacente a giovani donne come la Carfagna o la Yespica. Per lo meno dobbiamo riconoscergli una certa coerenza nei gusti. Insomma, Veronica, dovevi aspettartelo.
Ma lasciando da parte le pene d’amore della signora Berlusconi, l’opportunità o meno di fare piazzate attraverso i mezzi di informazione, i benefici o lo svantaggio che ne può derivare, il vero problema è che una testata autorevole come quella guidata da Ezio Mauro si è prestata a un gioco francamente discutibile e ben poco attinente con la missione di un quotidiano. Vale a dire, dare notizie.
Se fare informazione in Italia significa aprire la prima pagina della Repubblica con i pettegolezzi fra le lenzuola, il prossimo passo sarà trasformare il Corriere della Sera nella versione nostrana del Sun. Entrambi i quotidiani si sono schierati contro il Cavaliere, ma la testata di via Solferino dopo le dichiarazioni del suo direttore Paolo Mieli durante la campagna elettorale, ha pagato con un lungo periodo di flessione delle vendite. Non così è stato per il giornale fondato da Eugenio Scalfari, da sempre severo oppositore del “berlusconismo”, più per ragioni di interesse personale del suo editore, invero, che per motivi etici o civili.
Da qualche mese, però, anche la Repubblica comincia a perdere colpi. Sono piuttosto scarsi gli incrementali sulle copie portati a casa di mese in mese. Potrebbe essere colpa di un diffuso atteggiamento di benevolente superiorità, e di poca incisività del materiale giornalistico, a parte le vicende spionistiche di certi suoi cronisti. Per il resto, calma piatta, e marchette a tutta pagina. Forse, con questo colpo d’ala, si è pensato di recuperare terreno. E la solida tradizione antiberlusconiana avrebbe fatto il resto.
Ma il lettore merita di più. Oggi in Italia l’acquisto di un quotidiano è un atto distintivo, una dichiarazione di impegno. Il costo di quelle 50 pagine è alto, quando agli angoli delle strade si trovano fogli gratuiti con le informazioni essenziali. Il quotidiano deve offrire una visione evoluta della realtà circostante. Se si rinuncia a questo obiettivo, tanto vale chiudere le redazioni. Con la lettera di Veronica Lario in prima pagina su Repubblica è finito il diritto di essere informati. S.A.
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
Powered by WordPress with design based on Pool theme by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds.
Valid XHTML and CSS. ^Top^

