Gherardo Colombo

Marzo 17, 2007 on 11:59 am | In Politica |

Gherardo Colombo lascia la magistratura. Non ne può più dello sfascio. Vuole dedicarsi ai giovani. Le sue motivazioni in questo articolo sul Corriere della Sera di oggi.
Emoziona imbattersi ogni tanto in una persona seria.

dal Corriere della Sera del 17 marzo 2007
Colombo, addio alla magistratura «Vedo i corrotti riabilitati ora andrò in mezzo ai giovani» - di Luigi Ferrarella

«Mi sono convinto che, affinché la giurisdizione funzioni, è necessario esista una condivisa cultura generale di rispetto delle regole». E invece in Italia «quella tra cittadino e legalità è una relazione sofferta, la cultura di questo Paese di corporazioni è basata soprattutto su due categorie: furbizia e privilegio. A questo punto del mio percorso di vita, quello che voglio fare è invitare in particolare i giovani a riflettere sul senso della giustizia. E’ una scelta del tutto personale, oggi mi sento più adatto a questo impegno che a quello di giudice».
Dentro il giudice Corrado Carnevale, fuori il giudice Gherardo Colombo. Depurato da coincidenze temporali e rispettivi profili professionali, in termini puramente numerici è uno scambio alla pari: uno (il giudice assolto dall’accusa di mafia, il collega del “Falcone è un cretino”) è riammesso dal Csm in magistratura (dove da presidente di sezione di Cassazione resterà sino a 83 anni); l’altro (con Turone il giudice della scoperta della loggia P2 e del delitto Ambrosoli, con Di Pietro il pm di Mani pulite, con Boccassini il pm dei processi Imi-Sir/Lodo Mondadori/Sme ai giudici corrotti da Previti), dà le dimissioni da magistrato ad appena 60 anni, 15 prima della pensione. Con una lettera presentata, in sordina, al Csm e al Ministero della Giustizia a metà febbraio, nei giorni delle stanche rievocazioni del 15esimo anniversario dell’inizio di Mani pulite.
Non è una resa, dice, non c’è sfiducia nel lavoro di 33 anni in toga, né tantomeno ci sono porte da sbattere o superbe prese di distanza da coloro che invece restano con la toga addosso, convinti che far bene il proprio lavoro quotidiano contribuisca a migliorare da dentro il sistema: «Ci mancherebbe altro, anche l’amministrazione della giustizia è indispensabile». Anche, dice però Colombo. Prima, un «prima che magari non è cronologico ma sicuramente concettuale», spiega di essersi reso conto che, per crederci ancora, ha bisogno di sentire esistere un prerequisito: «La giustizia non può funzionare senza che esista prima una condivisione del fatto che debba funzionare».
La scelta di dedicarsi a questo obiettivo nasce da «un rammarico: il verificare come la giustizia sia l’unica sede nella quale si pensa che debbano essere accertate le responsabilità. Oggi, chiunque dica al mattino una cosa e la sera il contrario, è irresponsabile di entrambe le dichiarazioni. Ma lo strumento del processo penale è inadeguato a riaffermare la legalità quando l’illegalità sia particolarmente diffusa e non esistano interventi che in altri campi vadano nella stessa direzione. Diventa una spirale, crea sfiducia e disillusione».
«E’ incredibile vedere quanto le persone siano coinvolte da questi contatti, da fuori è davvero inimmaginabile», si infervora Colombo raccontando di incontri «programmati per due ore e dove invece devo fermarmi per tre»; di centinaia di persone che magari vengono in un teatro o in una biblioteca all’antivigilia di Natale e quindi non certo perché non sanno cosa fare»; di «ragazzi che succede spessissimo restino con la bocca aperta» a sentire eventi della vita del loro Paese fondamentali, ma che nessuno mai gli aveva raccontato. «Bisogna dar loro due cose: metodi e informazioni», ritiene Colombo, che, sostenuto anche dall’esperienza di tanti incontri in tema di corruzione, tecniche investigative, assistenza giudiziaria internazionale, ai quali è chiamato particolarmente all’estero, si propone ora di impegnarsi in questa direzione «sia attraverso contatti diretti, sia scrivendo che occupandomi di editoria: va comunicato il profondo perché delle regole e il come farle funzionare; occorre colmare la carenza di informazione non solo sui fatti, ma anche sulla concatenazione dei fatti e del pensiero; è necessario individuare le premesse e rendere evidenti le loro conseguenze, sottolineando la necessità di coerenza, in modo da dare risposte stimolanti alla tanta voglia di approfondire questi temi».
E si intuisce che, rapportata a sé, è proprio questa esigenza di “coerenza” a spingere ora Colombo a lasciare l’amministrazione della giustizia.
Non ci crede più, non crede che si possa aumentare il tasso di legalità attraverso l’uso dello strumento giudiziario, quando nulla cambia all’ esterno.
Da fuori forse sì, gli sembra possibile: «A questo punto della vita mi sono convinto che può esistere giustizia funzionante soltanto se esiste un pensiero collettivo che in primo luogo individui il senso della giustizia nel rispetto degli altri; che poi ci rifletta; e che infine, se ne viene convinto, arrivi a condividerlo. Si tratta di confrontarsi con i fondamenti della nostra Costituzione, il riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali e l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge». Mentre l’amministrazione reale della giustizia, quella che oggi a suo avviso arranca «senza una cultura condivisa delle regole, diventa qualcosa di estremamente difficoltoso, addirittura per certi versi eventuale, fonte essa stessa di giustizia casuale e quindi paradossalmente di ingiustizia», nel marasma di «una grande disorganizzazione e con scarsi mezzi».
Da questo punto di vista, per paradosso, «l’esperienza in Cassazione è stata per certi versi inaspettatamente confermativa: un impressionante numero di cause da trattare in poco tempo, scarsi mezzi, mancanza di stanze».
Il tutto accompagnato da una sensazione di «ineluttabilità» alla quale «si rassegna» chi pure lamenta «le cose che non funzionano», ultima goccia del cocktail che ora a Colombo fa dire: «Dare così poca cura a un’attività cruciale per l’amministrazione della giustizia è stata, per me, la definitiva conferma che c’è anche altro da fare».
Altro rispetto ai processi. E prima dei processi: la condivisione delle regole. E qui sembra affiorare l’eco di una sconfitta, l’unica forse avvertita come davvero bruciante dall’ex pm di Mani pulite: corrotti e corruttori rientrati nella vita pubblica, o direttamente (votati) o indirettamente (nominati), comunque legittimati dai cittadini.
Colombo si sente “tradito” dal “popolo” nel cui nome ha amministrato giustizia? «Piuttosto, sono contrariato nel vedere come la legalità, per questo Paese, sia ancora qualcosa che ha poche chances». Tra le concause, dice, « ha pesato il mutato atteggiamento dei media, le falsità dette contro le nostre indagini e talora contro di noi. Ma credo ci sia stato anche un altro elemento importante. All’inizio le indagini hanno coinvolto i livelli più alti della politica e dell’imprenditoria, perché nei loro confronti erano allora emersi gli indizi: persone lontane anni luce dal cittadino comune. Poi, però, man mano che le indagini progredivano, sono comparsi anche fatti attribuibili a persone comuni: al maresciallo della Finanza, al vigile dell’Annonaria, al primario dell’ospedale, all’ispettore dell’Inps, al medico e ai genitori dei figli alla visita di leva, alla cooperativa di pulizie. E qui, ecco che l’atteggiamento della cittadinanza è cambiato».
E voi magistrati siete finiti fuori mercato perché offrite un prodotto (la legalità) per il quale non c’è domanda? «Anche qui la misura della legalità è il rispetto dei principi costituzionali. Di legalità non c’è n’è abbastanza. Sono molti, per fortuna, coloro ai quali interessa la legalità, che vuol dire piena attuazione dei principi costituzionali della tutela dei diritti fondamentali e dell’uguaglianza di fronte alla legge. Ma non sono ancora abbastanza. E soprattutto, hanno una scarsissima rappresentanza, non trovano voce sufficiente. In alcuno dei due schieramenti». Colombo lo ricava «dal fatto che, altrimenti, sulla legalità sarebbero state fatte delle battaglie. E dico sulla legalità, non sul fatto che il signor Tizio o il dottor Caio siano colpevoli o innocenti: ad esempio sulla modifica delle regole del processo, per renderlo più agile e rapido; sulla dotazione di strumenti che consentano ai giudici di svolgere meglio la propria funzione; sulla cura della preparazione professionale».
E’ questo il fronte che ora sembra prioritario a Colombo. Il quale, a sorpresa, non ha tanta voglia di voltarsi per toccare con mano l’esito delle sue inchieste: «Vogliamo essere spietati? Sono magistrato dal 1974, per 3 anni giudice, poi da inquirente mi è capitato di occuparmi della loggia P2, dei fondi neri dell’Iri, di Tangentopoli, della corruzione di qualche magistrato. Alla fine — a parte la dovuta definizione giudiziaria delle singole posizioni —, i risultati complessivi di questo lavoro quali sono stati? Tra prescrizioni, leggi modificate o abrogate, si è sostanzialmente arrivati a una riabilitazione complessiva di tutti coloro che avevano commesso quei reati. Con un livello di corruzione percepita che non si è modificato. E, soprattutto, con una rinnovata diffusione del senso di impunità prima imperante». Cambiare dall’interno, no? «Dovrebbe davvero cambiare tutto». E invece, «possibile che per selezionare i capi di uffici giudiziari di dimensioni pari a una grande azienda, continuiamo a fare le scelte, quando va bene, sulla base della capacità di condurre indagini o scrivere belle sentenze, qualità che nulla hanno comunque a che fare con la capacità di organizzare un ufficio? Anche a proposito delle questioni disciplinari, siamo sicuri che, nonostante tutti gli sforzi, pur fatti, non si potesse fare ancora di più per evitare che qualche magistrato fosse avvertito come arrogante o non sufficientemente dedicato alla sua funzione?».
Per Colombo «l’Italia è un paese di corporazioni che per prima cosa si difendono autotutelandosi (ha presente l’espressione “cane non mangia cane”?)». E pur se «la magistratura mi sembra, tutto sommato, la migliore» di queste corporazioni, «anche al suo interno si avverte la tentazione di cedere alla stessa logica: la difesa della categoria, prima che dell’organizzazione, della disciplina, della laboriosità; con il rischio di isolamento per chi pensa il contrario».
La decisione di guardare alle regole da una posizione diversa — confessa Colombo, ieri in Procura a salutare alcuni colleghi — «non è stata facile e continua ad essere molto sofferta. Non soltanto perché questo lavoro ha assorbito buona parte della mia vita, ha accompagnato la nascita dei miei figli, la morte dei miei genitori, è stato intriso di eventi di dolore squarciante (come gli assassinii, proprio qui a Milano, di Guido Galli e Emilio Alessandrini, e dei colleghi eliminati da terrorismo e mafia); ma anche perché tanti sono i colleghi, dai quali mi separo, che con cura, attenzione e direi ostinazione non hanno fatto altro che cercare di rendere giustizia. Ma a mio parere, perché non sia un compito immane, occorre anche altro: che l’atteggiamento verso le regole cambi anche fuori dai palazzi di giustizia».

28 Commenti »

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  1. Ho avuto l’onore di conoscere Gherardo Colombo e posso solamente esprimere la mia più totale stima e comprensione e incazzatura!
    Sperando di vederlo a Lecco, ti saluto Piero!
    Buon fine settimana!

    Commento di Duccio — 17 Marzo 2007 #

  2. È un’immane tragedia. Un segnale sconfortante. Resta immutata la stima per il magistrato Gherardo Colombo. Ma è un giorno di lutto per tutti i cittadini onesti di questa povera Italia. Condoglianze a tutti.

    Commento di Sergio — 17 Marzo 2007 #

  3. negli ultimi gg ho appreso qualche bella notizia per quanto riguarda l’informazione in tv.
    1) è quasi pronto il ritorno di Biagi a rai tre il 22 aprile se non sbaglio
    2) dovrebbe essere anche accolto a Rai 1 gianfranco funari dopo l’esilio più che decennale dalla tv che conta (questo è un pò meno sicuro)

    insomma la tv forse comincia un pò più ad aprirsi alle diverse e libere opinioni anche se Santoro viene richiamato xkè fa le domande scomode…
    (mah.. le domande sono domande. le risposte sono scomode. questa è la verità)
    cmq sono ottimista. anche se non è con la caduta di Berlusconi che la libertà di stampa ritornerà..
    c’è molto da lavorare. ma cmq queste mi sembrano belle notizie da cui partire x sperare in un futuro migliore.
    ciao

    Commento di Roberto Scurto — 17 Marzo 2007 #

  4. Carissimo Piero Ricca;

    sono entrato solo adesso nel tuo sito, e sento di poter dire che è
    veramente molto interessante.

    Desidero rendermi disponibile a far conoscere le tue battaglie,
    utilizzando il tempo libero che ho a disposizione, e il miei siti WEB
    http://www.sorabetter.com/http://www.soramigliore.com/index.php

    Nel frattempo, volevo segnalarti che: come da oggetto, a seguito di alcune
    mie IMPORTANTISSIME scoperte archeologiche, [vedere: Ritrovamenti e
    Depistazioni parte 1^ e parte 2^] nel sito WEB sopra indicato … anch’io, sto
    subendo un pesantissimo e molto particolare tipo di mobbing, assai ben
    articolato e superdiretto da alcuni importanti personaggi politici della nostra
    zona, a cui avrei “pestato i piedi” a causa degli appalti edili (di loro proprietà)
    finiti solo marginalmente e indirettamente sotto inchiesta, a seguito dei miei
    ritrovamenti.

    Tali fatti risalgono a 6 anni fa circa, quando avevo 55 anni e non avevo mai avuto
    fino ad allora bisogno di avvocati, di giudici e di tribunali.

    Ora ne ho 61, e in questo breve lasso di tempo ho accumulato 3 cause di
    Procedura Civile e 3 di Procedura Penale … tutte indipendenti dalla questione
    archeologica, ma tutte derivate molto probabilmente a seguito delle troppe
    “cattive amicizie” che mi sono fatto, dopo la scoperta di tale orribile scempio.

    6 Cause totalmente assurde e stravaganti, che quì ora non posso esemplificarti,
    6 cause semplicissime, che in nessun paese del mondo sarebbero state accettate
    come tali, ma che sarebbero state risolte “ipso facto” dagli organi di Polizia locale,
    viste le documentazioni; oppure che non avrebbero potuto occupare i giusti organi
    di competenza per più di due mesi, onde poter essere debitamente risolte.

    6 Cause nelle quali il sottoscritto è stato tirato dentro per i capelli, e nelle quali, ci
    vuole ben poco a capire di chi siano le ragioni.

    Fatto sta che - per la somma delle somme - le tre cause di Procedura Civile sono
    arrivate a sentenza; tre sentenze incredibili, che neanche Kafka avrebbe immaginato,
    tre cause dove il Giudice di Prime Cure si è sbizzarrito nel calpestare ogni mio buon
    diritto e contemporaneamente a ridicolizzare il codice di P.C. e la toga che porta!
    Tre cause che ho dovuto portare necessariamente in appello, nella speranza di
    trovare giudici più onesti e ligi al loro dovere!

    Delle tre cause di Procedura penale invece non ne so più nulla!
    Sembra che siano svanite nel nulla oppure che stiano perennemente indagando!

    Se vuoi saperne di più, io sono disponibile.

    Nel frattempo, non sarebbe il caso di invitare in qualche modo, e con congressi sul
    tema, il Cons. Sup. della Magistr. a voler controllare meglio (oppure a potenziare)
    la propria SEZIONE DISCIPLINARE onde accertarsi che i Giudici di Prime Cure,
    svolgano in maniera onesta e corretta il loro mestiere e non vengano avvicinati e
    comprati dalle CAMARILLE?

    Visto che non vogliono la separazione delle carriere (ho avuto un interessante
    discussione via e-mail con Antonio Di Pietro su questa questione) si decidano
    almeno a rendere più VERA, la ricerca della GIUSTIZIA, in nome del POPOLO
    ITALIANO!

    Molto cordialmente da Otello Martini

    (che Martedì 13 Marzo era al Teatro Verdi di Pisa a sentire le dichiarazioni
    di Marco Travaglio e di Massimo Fini … sulla cattiva informazione!
    Vedere il breve riassunto da me inserito in queste pagine:
    http://www.soramigliore.com/index.php?option=com_content&task=view&id=25&Itemid=37
    Uniamo le nostre forze e coinvolgiamoli chiedendo loro di promuovere
    iniziative di più ampia scala)

    >

    Commento di Otello Martini — 17 Marzo 2007 #

  5. Dimenticavo che l’oggetto in questione (inviatoti anche tramite e-mail) è … Mobbing, di tipo giuridico e socio amministrativo!

    Di nuovo da Otello Martini

    Commento di Otello Martini — 17 Marzo 2007 #

  6. E’ come quei gruppi in cui quelli che valgono veramente vengono emarginati perchè non accettano la spazzatura che gli viene rifilata.

    Commento di Valerio Bettega — 17 Marzo 2007 #

  7. Davvero è un segnale sconfortante…cose che sapeva vano già. Anche alle grande contributo di Te Piero, Beppe Grillo, Marco Travaglio ed altri meno noti…

    mi piacerebbe conoscerebbe l’opinione del min.
    Antonio di Pietro che mi sembra piuttosto in ombra
    e ostaggio della politica italiana, ormai anche l’
    ex magistrato Di Pietro è in fase di eclissi ho
    in fase di adeguamento allo stato di cose!!!

    Gherardo Colombo è davvero un grande la sua lettera non è solo una grande testimonianza della
    professionalità, ma anche autorevole persona. Ma è anche una profonda è acuta analisi di tutto un paese….in via di degenerazione e declino in ogni campo…solo Bill Laden ci può salvare.

    L’ubicazione del parlamento è da ricostruire!!!

    Commento di luigi S. — 17 Marzo 2007 #

  8. La controparte è molto accurata nelle sue strategie,sto guardando alcuni forum (che non frequento più) dall’esterno e mi accorgo che partecipanti insospettabili si accaniscono contro chi non è compiacente alla direzione consentita delle conversazioni,c’è molta unità all’interno di certi gruppi vicini al potere ,noi invece che darci man forte spesso ci annulliamo a vicenda,a mio parere quando le divergenze non sono importanti bisogna passarci sopra.

    Commento di marisa — 17 Marzo 2007 #

  9. Mi dispiace davvero che Colombo lasci la Magistratura ma in fondo lo capisco in Italia non c’e’ speranza i porci hanno vinto.
    Ringrazio Borrelli, Colombo, Davigo DiPietro la Bocassini e tutto il pool di mani Pulite per averci fatto comprendere dove siamo e dove probabilmente finiremo.
    Se siamo arrivati a tutto questo la dobbiamo anche ad una sinistra becera ideologica e affaristica e collusa che ha collaborato per un misero tornaconto.
    Ma in fondo da dalema & c. non potevamo che aspettarci arroganza, barche e coop rosse.
    Povera Italia.
    Il sacrificio dei nostri pochi eroi non e’ bastato

    Commento di dersu uzala — 17 Marzo 2007 #

  10. Tutta la mia stima a Colombo, spero che ora venga il bello ;-)

    Commento di Luca Rosso — 17 Marzo 2007 #

  11. Per Luigi S.
    Non mi sembra che Di Pietro si stia adeguando allo stato di cose. Oggi mi è arrivata una comunicazione dell’Italia dei Valori che inserisco:
    “L’Italia dei Valori di Milano esprime vicinanza e solidarietà umana a
    Gherardo Colombo per le sue sofferte dimissioni dalla magistratura.
    Non solo la disattenzione di certa classe politica per i problemi
    della magistratura, lasciata senza uomini e mezzi, ma un più generale
    senso di isolamento, a fronte dello sfrontato tentativo di fare il
    proprio dovere, convincono uno dei più validi magistrati italiani a
    lasciare la toga.
    Sono diventati “noiosi” coloro che difendono “Mani Pulite”, ma non
    quelli che per quindici anni hanno continuato ad osannare i corrotti
    ed a riabilitarli.
    L’Italia dei Valori non si stancherà mai di stare accanto a servitori
    dello Stato come Gherardo Colombo e a quanti, come lui, hanno difeso
    e difendono un’immagine pulita e sana del nostro Paese”.

    Commento di Giulia — 17 Marzo 2007 #

  12. (1) E’ solo l’ennesima conferma che l’Italia NON E’ UN PAESE NORMALE (e sarebbe ora di togliersi le fette di salame dagli occhi).
    (2) A Giulia che replica a Luigi S. (e sempre a proposito di salame sugli occhi) segnalo l’intervista di ieri a Di Pietro sul sito del Corriere dal titolo: “Pronto ad allearmi con Casini e Mastella” ; è all’indirizzo:
    www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/03_Marzo/16/di_pietro_legge_elettorale.shtml

    Commento di Raffaele — 17 Marzo 2007 #

  13. Per Raffaele.
    Be’, ti ringrazio, effettivamente… (non avevo letto l’intervista).
    Non ho obiezioni al fatto che Di Pietro non sia “di sinistra” (posto che oggi non vuol dire più nulla), ma ne ho moltissime al fatto che consideri possibile allearsi personalmente con Casini. Non dimentico quella terrificante immagine di Casini che, nella sua qualità di presidente della Camera, si è alzato in piedi dal suo scranno in Parlamento per manifestare la sua solidarietà a Dell’Utri dopo la condanna. (Si può essere asserviti a Berlusconi fino a questo punto? Sì).
    E quei santarellini di Tabacci e Follini, hanno votato le leggi vergogna sì o no? Sì.
    Dell’Udeur e di Mastella mi sembra superfluo parlare.
    Dopodiché?
    Ditemi voi!

    Commento di Giulia — 17 Marzo 2007 #

  14. Mah? Credo che Di Pietro abbia avuto parecchie reazioni alla sua intervista, vedi post di oggi sul suo blog…

    Commento di Giulia — 18 Marzo 2007 #

  15. Ieri sera ho sentito parlare G.Colombo e l’ho trovato ancora più particoleraggiato che nell’articolo,ha detto che esiste anche la dignità e che la legalità è fatta anche di diritti e uguaglianza davanti alla legge,dichiarazioni di questo tipo dicono quale sia la situazione attuale,la giustizia è ciò che garantisce il corretto svolgimento della vita sociale se questa non esiste o ne esistono solo schegge,vivere in democrazia diventa un’illusione finchè non ne perderà anche la faccia.
    Ciò che ha detto rende conto di una situazione tragica e getta un segnale di allarme per chi non è vicino a certi ambienti e li ritiene ancora alieni da certi meccanismi ormai diffusi.
    L’Italia è come una classe in cui gli insegnanti non possono imporre nessun ordine e nessun profitto,anche i migliori non resistono alla pressione di quelli che bighellonano e impediscono lo svolgimento della lezione.
    Spero che queste verità abbiano un riscontro e se non ha finito per odiare il suo lavoro che torni a farlo,se ritiene però che sia inaccettabile per la sua dignità ….che si metta anche lui a cantare le sue canzoni per la strada con tutta la nostra stima.

    Commento di marisa — 18 Marzo 2007 #

  16. Colombo, come altri giudici che per anni hanno combattuto la parte criminale della politica-finanza-imprenditoria, sono i veri eroi dell’era moderna. Purtroppo, nonostante tutto, i vari Berlusconi e Briatore, restano per molti modelli di virtù. Vabbè, siamo in Italia…

    Commento di orazio paternò — 18 Marzo 2007 #

  17. Sono d’accordo con Luca Rosso….anzi di più!
    ORA VIENE IL BELLO!!!!!!!!

    Commento di Valfredo Cappella — 18 Marzo 2007 #

  18. Eh no!!!!
    Posto che Travaglio e altri possono essere migliori di certi compagni,l’uguaglianza e l’altruismo sono di sinistra.
    L’esatto contrario di destra.
    Uguali sono DiPietro e certi parlamentari!!!
    Non scherziamo oppure vogliamo lasciare il posto al qualunquismo e all’incoscenza?
    che ‘azzo ci azzecca con me uno di forza nuova?
    Valfredo Cappella
    (quello del cantiere per il bene comune di Milano)
    Bene Comune appunto,una parola di sinistra !!!!!

    Commento di Valfredo Cappella — 18 Marzo 2007 #

  19. Che noia stare in cassazione, povero colombo. Meglio una più’ gratificante carriera a tempo pieno di convegnista e attendere le prossime elezioni e l’immancabile candidatura nell’unione. Mani pulite, come dice lui stesso, ha fallito. Ma e’ stata efficacissima a costruire ben remunerate carriere politiche. Una bella rimpatriata in parlamento..

    Commento di mariioi — 18 Marzo 2007 #

  20. Grande Colombo, quella serata che fece a Lecco fu a dir poco illuminante. Alla luce di questo suo nuovo “lavoro” spero di poterlo rivedere, magari con un po’ più di partecipazione della volta scorsa.

    Commento di Matteo — 18 Marzo 2007 #

  21. Jack, occhio! Il t.s.o. Incombe…

    Commento di paso — 18 Marzo 2007 #

  22. t. s. o. ?????????

    Commento di jack leopardi — 18 Marzo 2007 #

  23. Tutta la mia stima a Gherardo colombo, non penso la sua sia una resa, forse ha deciso di combattere la stessa battaglia di legalità su altri fronti.

    Io credo che la battaglia si possa vincere insieme, oggi più che mai.

    Forza Gherardo!

    Commento di Romualdo Grillo — 19 Marzo 2007 #

  24. Sono mortalmente triste, ma come dargli torto? Sulla diffusione della ragnatela corruttiva, e solo per il poco di cui sono a conoscenza io per esperienza diretta, rimando al commento che ho postato il 9 marzo.

    Commento di cecilia — 19 Marzo 2007 #

  25. Dr. Colombo,
    La prego di accogliere i sensi della mia stima
    più profonda,il ringraziamento più sincero per
    un Uomo,il cui operato mi ha restituito quella
    dignità,che altri - invano - hanno tentato di
    togliermi.
    Leggendo la Sua lettera,mi sono ricordato di
    tutte le battaglie che,nel mio piccolo,quale
    dirigente pubblico,osservante della Costituzione
    Repubblicana,ho dovuto affrontare nei miei qua=
    rant’anni di lavoro,non facile.
    Condivido pienamente la Sua analisi circa l’op=
    portunismo/trasformismo degli italiani.
    Non ho mai accettato la pressochè totale adesione
    al fascismo,da parte dei professori universitari.
    Mi auguro che il futuro lavoro,cui si dedicherà,
    possa portare a dei risultati; per questo,a nome
    mio e del mio piccolo nipotino,non posso che dir=
    Le grazie di cuore.
    AUGURI !!!!!!!!!!
    errico bosco - roma
    P.S. Sarei onorato di poterLa incontrare.

    Commento di errico bosco — 28 Marzo 2007 #

  26. Caro Dr. Colombo,

    Grazie per tutto quello che ha fatto fino ad oggi e che continuerà a fare in futuro.

    Ogni volta che penso al nostro Bel Paese mi rattristo e perdo la speranza in un futuro migliore. Ma grazie a persone come Lei riesco a mantenere acceso l’ultimo lume di fiducia in un paese allo sbando ed avviato ormai da anni verso il degrado più totale.

    Buona fortuna e di nuovo grazie per il suo impegno civile e professionale al servizio di quelli che non contano in questo paese.

    Valerio Ciriello

    Commento di Valerio Ciriello — 13 Aprile 2007 #

  27. Dispiaciuto per l’addio del dr. Colombo, mi rendo disponibile a collaborare con lui per divulgare una coscienza del diritto e del rispetto delle regole derivanti dal Contratto Sociale.
    Caro Pietro, ti autorizzo a trattare i miei dati qui inseriti per metterli a disposizione del dr. Colombo. Lancio un appello a tutti quelli che la pensano come me: mettiamo su una squadra di contagio sociale.

    Commento di PARIDE ANTONIAZZI — 16 Aprile 2007 #

  28. SONO E SARO’ SEMPRE UN GRANDE ESTIMATORE DEL DOTT. GHERARDO COLOMBO. HO SOFFERTO QUANDO HA LASCIATO LA MAGISTRATURA. ERA UN MAGISTRATO TROPPO SCOMODO E “IMPICCIONE”!!! L’ITALIA HA PERSO UN GRANDE UOMO DI LEGGE, UNO DEI POCHI NON CORROTTI E CHE NON HA IMPIEGATO MAI 8 ANNI PER SCRIVERE UNA SENTENZA !! TI RICORDERO’ SEMPRE !!!!! NAZZARENO

    Commento di NAZZARENO MANCINI — 24 Marzo 2008 #

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