Cervello in fuga
Aprile 16, 2007 on 7:08 pm | In Italiani all'estero |
Nel paese del familismo amorale, dei baroni e delle mafie accademiche - il nostro paese - la carriera universitaria è ormai preclusa a chi non dispone di santi in paradiso o di una famiglia più che solida alle spalle.
Chi ha passione per la ricerca sempre più spesso è costretto ad andare all’estero, come Marco, che mi ha scritto questa lettera.
Caro Piero,
la mia storia è quella di un dottorando che si è trovato suo
malgrado a scoprire il meraviglioso mondo dei dipartimenti universitari dopo
un transito così veloce per la facoltà da non averci pensato: anche i
dipartimenti universitari sono Italia. La mia storia è quella di un giovane
studente che nel breve volger di tre anni viene dequalificato ed emarginato
accademicamente, almeno in Italia (per quel che vale), e demoralizzato e
disintegrato come individuo (e questo è peggio). Di un dottorando che lotta
tutto solo per riuscire ad avere una co-tutela con una università straniera e
ottenervi il medesimo titolo attraverso la medesima ricerca, intravedendovi
una possibile scappatoia per il futuro, ma il dipartimento italiano non solo
mette i bastoni tra le ruote, andando contro lo statuto della propria scuola
(ci fosse una scuola, poi), e in conclusione, a cose fatte, annuncia che non
ci son soldi per comporre la commissione internazionale richiesta dal
contratto stipulato. Di un dottorando che ha sperimentato il mobbing, che si
è visto invitato, da dottorando (e dunque, evidentemente, con laurea) a un
seminario formativo su come si fa una tesi di laurea, e che non ha ricevuto
nemmeno una mail di risposta dal suo professore quando ha domandato conferma
per il titolo della tesi.
La mia storia è, caro Piero, quella di chi deve (e dovrà forse ancora a lungo)
ringraziare i propri genitori e i loro soldi, e che soffre della
impossibilità di emancipazione individuale dal nucleo famigliare; ma il
sistema legislativo, economico, e quant’altro, in Italia è studiato apposta
per creare questa situazione, diversamente da tutto il Nord Europa: famiglia
(tradizionale, per carità) e non individui, cittadini. Per esempio - eppure
i giovani francesi protestano comunque, mentre da noi i collettivi lavorano
più che altro ai concerti reggae - appena giunto in Francia ho ottenuto,
soltanto in quanto cittadino europeo, quasi 200 euro di contributo per la
casa; in Italia in alcuni anni di vita fuori sede ma mai fuori corso, non è
esistito il più strampalato miraggio di qualcosa di simile. La mia storia,
infine, caro Piero, che è nel mezzo della sua scrittura, per ovvi motivi, e
magari regalerà episodi positivi, è quella di chi, se vuole pure solo
provare a proseguire la carriera di ricerca o insegnamento che si è
costruito senza alcun aiuto esterno e con autentica passione
(inevitabilmente ora in via di esaurimento), deve andare fuori dalla propria
nazione. Per inciso, in Italia non contano, o contano poco, le esperienze
straniere, poichè non stanno sotto la direzione dei baroni nazionali.
Sia detto poi, per memoria storica, quasi tutti sessantottini o
post-sessantottini, i baroni: tutti di sinistra, moderata o radicale,
parlamentare o extra-parlamentare, tutti ancora a ricordare le loro vittorie
(vittorie? perchè stanno sempre a parlare di una vittoria sessantottesca? ma
a chi vogliono darla a bere? se c’è stata una sola vittoria è stata la loro,
per le loro carriere e magari per quelle della loro prole, in puro stile
sofriano) e tutti attenti alle giovani masse se si tratta del computo delle
iscrizioni universitarie, poichè conta il numero degli iscritti, la massa,
non la qualità degli insegnamenti per gli iscritti. Ciò - questa nominale
appartenenza sinistrorsa - tuttavia, non si esplica poi in una qualche
etica: ben al di là dei problemi gestionali che di certo devono sempre più
spesso affrontare, non fanno che amplificarli, con il loro atteggiamento che
è semplicemente tra il fascista e il mafioso. Si parla di favori in cambio
di favori, nepotismo e partitismo; o incapacità. Le nuove generazioni dei
dipartimenti son state selezionate accuratamente da questi soggetti, e in
gran parte non potranno che comportarsi accordandosi a questo modello. Ho
compreso il senso del disinteresse per la scuola di dottorato il giorno in
cui ho visto chi non aveva il titolo dottorale vincere il concorso
d’assegnista di ricerca, a scapito di chi lo aveva: anti-meritocrazia che si
fa sistema. Se poi, per ciò che mi riguarda, alla carriera universitaria,
che ora tenterò in Nord Europa e in Nord America si dovrà sostituire una pur
onorevole carriera di pubblicista, giardiniere o cuoco che sia, resta il
fatto che è meglio trovarla in un paese in cui puoi essere un cittadino, in
cui puoi sentire di non essere sfruttato, passando sopra l’inevitabile
sofferenza di chi è esule.
Un abbraccio di sostegno.
Marco
17 Commenti »
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Purtroppo è un po’ come dice Marco. Parlo per esperienza personale. Anch’io sono stato accettato come collaboratore scientifico qui in Germania nonostante non avessi appoggi da nessuno. In Italia sarei ancora a fare le file in segreteria e a farmi rimboccare il letto da mamma.
Commento di Sergio — 16 Aprile 2007 #
Ma non siete buoni ad attaccarvi a qualche professore? Magari quelli con pochi studenti? Io non ho ambizioni in tale senso, ma si sa che sono tutti appiccicati, che si conoscono tutti etc…del resto, è un modo di cautelarsi: perchè fidarsi dei voti di altre università che non sai come sono stati dati? Meglio basarsi su professionisti con cui hai lavorato e di cui ti fidi.
Commento di Gianfranco Piccio — 16 Aprile 2007 #
beato Marco. almeno lui ha avuto/avrà la possibilità di trasferirsi. io, di famiglia povera, laureato in antropologia dei media e specializzato in comunicazione, non potrei nemmeno sognarmi di trasferirmi all’estero. già non mi sogno di andare via di casa.
Commento di mauro — 16 Aprile 2007 #
già l’estero…
ma ho deciso di lottare e di restare qui
(almeno per il momento)
Commento di Marco B. — 17 Aprile 2007 #
Se fossi più giovane non esiterei un momento a lasciare l’Italia. In qualsiasi altro Paese europeo i miei sacrifici sarebbero stati ripagati, ma del senno di poi sono piene le fosse.
Nel ‘68 i giovani almeno si incazzavano adesso invece mentre ci rubano il futuro solo in pochi fanno sentire la loro voce.
Commento di Carlo Scoglio — 17 Aprile 2007 #
Io sono “fuggito” all’estero sei mesi dopo la laurea. Non mi sono mai pentito di questa decisione ed a volte sogno ancora l’Italia nei miei incubi peggiori. Le mazzette, le raccomandazioni, i concorsi vinti non dai piu’ qualificati, ma da chi accumulava piu’ punti di merito in base a Dio sa’ quale criteri, i politicanti mafiosi e permanenti ecc. Il mio cronico mal di fegato scomparve in poche settimane dalla mia partenza. Ora sono indipendente finanziariamente, parlo un lingua internazionale ed ho amici in tutto il mondo. Andate via pure voi e non vi pentirete. La situazione Italiana continuera’ solo a peggiorare.
Commento di Ferdinando — 17 Aprile 2007 #
mi sembra il circolo del golf dei lauereati.c’è gente che per mangiare non si è manco sognato di andare all’università,c’è gente che è dovuta andare all’estero a sputare sangue nelle miniere di carbone sparse per l’europa e voi state qui a piagnucolare andare o non andare?il mondo è grande voi siete grandi, perciò scusate ma siete liberi di andare dove vi pare per i vostri stage o altro.il problema è che ci sono anche milioni di operai, a cui vengono sotratti (rubati)i soldi direttamente in busta paga,per mantenere questo sistema di merda,lasciandoli con pochi spiccioli per andare avanti, che si fa andiamo via tutti? tutti all’estero?anche gli operai guadagnano di più all’estero! che si fà?
Commento di gianni rosa — 17 Aprile 2007 #
Caro omonimo,
hai tutta la mia solidarieta’. Io mi sto laureando in antropologia alla Sapienza di Roma e non sto a raccontarti quello che mi e’ toccato vedere (e purtroppo, per ora almeno, sopportare) all’interno dell’ateneo. Spesso anche in me insorge il pensiero di mollare sto’ paese ingrato e andare all’estero, pero’ per ora scelgo di restare e “resistere/lottare” e l’esempio di Ricca, Grillo, Travaglio e tanti altri mi risulta prezioso in questo senso. Certo, essendo di famiglia “poverella”, non avendo un padre, vivendo in una casa occupata, avendo un “lavoro” (ovviamente in nero) da 500 euro al mese e molte altre difficolta’ a volte vengo preso proprio dallo sconforto, eppure amo la mia citta’ (roma), apprezzo le bellezze (tante) del nostro paese e, forse soprattutto, spero nelle nuove generazioni (ke perlomeno hanno perso la tara della cattolicesimo bigotto che tanto ha rovinato il nostro paese). E quindi, massima comprensione (e migliori auguri) a chi va, io, finche’ ce la faccio, resto.
Commento di Marco A. — 17 Aprile 2007 #
Solidale, anche io andrò all’estero nonostante tutto il mondo sia paese. Sicuramente all’estero anche se non considero questa esperienza come manna dal cielo. Buon lavoro
Commento di Luca Rosso — 17 Aprile 2007 #
Marco benvenuto in Francia. Io sono arrivato a Parigi da un mese esatto, appena concluso il dottorato. Qui riconoscono le mie competenze e valorizzano il mio lavoro di ricerca con uno stipendio adeguato… e posso vivere per conto mio. Come avevo gia’ scritto su questo blog, mi è dispiaciuto essere felice di lasciare l’Italia.
Un caro saluto,
EC
Commento di Emmanuele C — 17 Aprile 2007 #
Piero sono il ragazzo che hai conosciuto ieri,, non ti ho detto la mia professione senò magari eheheh.
Piero ti volevo chiedere conosci M.Blondet?!… ovviamente non è della tua sponda politica, ma lo considero come te un grande professionista.
Da strade diverse professate tutte e due la legalità.
Commento di TAxiMilano — 17 Aprile 2007 #
non posso che sottoscrivere ciò che ha scritto Marco.
Anche io sono Studente di Dottorato, all’ultimo anno, anche io campo con 800 euro al mese, anche io non ho nessuno che mi “insegni” qualcosa, anche io sto in un dipartimento dove ex carcerati figli dei fiori del 68 ricoprono cariche prestigiose e decidono il mio futuro, anche se c’è poco da decidere.
solidarietà per te, Marco. Tienici informati, dicci come va la tua vita… io tra 7 mesi finisco la borsa e mi attendono i PONTI, in attesa del conseguimento del titolo (almeno 6 mesi dopo la scadenza della borsa, non retribuito)
Commento di ugasoft — 17 Aprile 2007 #
Mi hanno fatto la proposta per il dottorato in Italia, e sono consapevole che dopo questi 3 anni di ricerca, il dipartimento probabilmente mi darà un bel calcio in culo. Il problema non nasce soltanto a causa della mafia baronale dei Prof. e dei Direttori di Dipartimento, ma soprattutto dalle scelte politiche che il nostro parlamento fa. Sia destra che sinistra continuano a far tagli sui finanziamenti all’Università e alla Ricerca, non investono sull’innovazione e sulla tecnologia. E’ la politica che è marcia…
Commento di Osteria dei Satiri — 17 Aprile 2007 #
CERVELLO IN FUGA ?
SARA’ QUELLO DI PIERO RICCA.
Commento di SOLENERO — 17 Aprile 2007 #
Secondo me una persona può sopportare molto e resistere ma quando si è alla fine, basta!!
Non fa piacere a nessuno lasciare il proprio paese x questioni di lavoro e quindi la scelta è ancora + sofferta.
Ha ragione Gianni Rosa ma….Gianni questo è un “SI SALVI CHI PUO’!!”
Anch’io sto pensando da qualche tempo di andarmene…non x lavoro ma xchè non ce la faccio più…e di solito le cose vanno sempre peggiorando…!!
Questa è l’Italia provinciale che ragiona da provinciale e si comporta da provinciale…e così sarà!
Commento di Francesca — 18 Aprile 2007 #
spero di andare via presto pure io, sono veramente stufo di questo paese marcio e non vedo speranze. povera italia, paese sciagurato.
Commento di frank — 23 Aprile 2007 #
Sono felice di essere circondato da persone che alzano la testa e si trovano all’estero per motivi di lavoro. anch’io ho alzato la testa e ho deciso di andarmene, ma per colpa della nostra classe politica dove io ho dedicato il mio tempo.In italia ho lavorato con un impresa di favoreggiatori politici nel campo forestale contrattato a progetto e sottoposto a firmare progetti per soli 700 euro al mese.
Spero che un giorno potremo tornare tutti ad alzare la testa come fa ogni giorno il GRANDE Piero, ma lo vedo molto difficile per colpa delle persone che continuano ad applaudire fantocci della televisione e della politica.Tanto lo sapiamo benissimo l’accordo Berlusconi-Veltroni!5 anni tu e 5 io!!va bene?E avremo 10 anni sicuri di Italia di m…
sto con te in tutto quel che dici e quel che pensi. saluti dalla spagna di zio zappa
Commento di antonio — 22 Novembre 2008 #