Emilio Fede
Aprile 17, 2007 on 1:35 pm | In Informazione | 125 Comments
Anche Emilio Fede annuncia querela. Ieri sera l’ho incrociato insieme ad alcuni amici al circolo della stampa di Milano. L’occasione era un “incontro con il direttore” organizzato dal Giorno. Sul marciapiede gli abbiamo posto la questione delle frequenze abusivamente occupate da Rete 4. Lui ha risposto con un tentativo di sarcasmo, dicendo che per quel motivo s’era dimesso il giorno stesso. Poi mi ha dato dell’imbecille. A quel punto il mio amico Paolino “Napalm” non ha trattenuto lo sdegno ed è iniziata un’animata discussione. Abbiamo ampiamente criticato la cialtroneria e il servilismo del personaggio, la sua incompatibilità con le regole minime del giornalismo. Tinto e inceronato, Fede era protetto da quattro guardaspalle, tra i quali il gestore di un locale di lap dance. Simulava reazioni fisiche, sgranava i dentoni finti a mo’ di sfottò. Ha cercato di impedirmi di filmare. Poi mi ha sputato addosso dall’alto di una rampa di scale. Nuovo parapiglia. Sono stato impietoso: ho accennato alle meteorine a pagamento, ai debiti da gioco, al cerone che colava, alla tintura di capelli da anziano gagà. Ai reali interessi e allla pagliacceria anche fisica, insomma, di personaggetti portati in alto dalla miseria dei tempi. Nel parapiglia ho più volte evocato Enzo Biagi, cacciato come un “criminale” da un ducetto che ha definito il suo dipendente Fede “un baluardo della libertà di informazione”. Il baluardo ha fatto chiamare la polizia ed è rimasto lì in attesa, sempre attorniato dai guardiani. Mentre lo criticavo, provava ad avvicinarsi alla ricerca della rissa, e ogni tanto lanciava qualche velata minaccia: voglio sapere chi siete, ce la vedremo in privato. Certe amicizie si fanno valere nel momento del bisogno. Tutto il circolo della stampa, nell’androne, assisteva allo spettacolo. A un certo punto è arrivata la gendarmeria, con ampio schieramento: carabinieri e polizia, quattro o cinque pattuglie. Hanno identificato noi e non lui, come pure ho richiesto. I potentucoli e i loro servi meritano sempre un occhio di riguardo dalla forza pubblica. Abbiamo filmato tutto e ora sentiremo il nostro pool di avvocati prima di mettere il nastro on line. Durante la conferenza, il lele mora del giornalismo è tornato sul tema, dicendo che in fondo avevamo rappresentato un diversivo, che eravamo dei centri sociali, che parlavamo sotto effetto di droghe, che dalle contestazioni al terrorismo il passo è breve, che meritavamo 500 euro, che venivamo da qualche antro e passavamo le notti sotto i ponti. Cose così. Poi ha annunciato querela, pur senza farsi illusioni sulla libertà di giudizio delle toghe rosse. L’attendo con serenità, anzi la esigo. Sarebbe la seconda: dopo la denuncia del padrone, quella del servo. Mi piacerebbe ribadire in un’aula di giustizia che queste cosiddette “contestazioni” non sono altro che sanzioni reputazionali, non immediatamente comprensibili e tanto più necessarie in un ambiente senza etica.
Qui trovate una tendenziosa cronachetta del Quotidiano Nazionale.
Cervello in fuga
Aprile 16, 2007 on 7:08 pm | In Italiani all'estero | 16 Comments
Nel paese del familismo amorale, dei baroni e delle mafie accademiche - il nostro paese - la carriera universitaria è ormai preclusa a chi non dispone di santi in paradiso o di una famiglia più che solida alle spalle.
Chi ha passione per la ricerca sempre più spesso è costretto ad andare all’estero, come Marco, che mi ha scritto questa lettera.
Caro Piero,
la mia storia è quella di un dottorando che si è trovato suo
malgrado a scoprire il meraviglioso mondo dei dipartimenti universitari dopo
un transito così veloce per la facoltà da non averci pensato: anche i
dipartimenti universitari sono Italia. La mia storia è quella di un giovane
studente che nel breve volger di tre anni viene dequalificato ed emarginato
accademicamente, almeno in Italia (per quel che vale), e demoralizzato e
disintegrato come individuo (e questo è peggio). Di un dottorando che lotta
tutto solo per riuscire ad avere una co-tutela con una università straniera e
ottenervi il medesimo titolo attraverso la medesima ricerca, intravedendovi
una possibile scappatoia per il futuro, ma il dipartimento italiano non solo
mette i bastoni tra le ruote, andando contro lo statuto della propria scuola
(ci fosse una scuola, poi), e in conclusione, a cose fatte, annuncia che non
ci son soldi per comporre la commissione internazionale richiesta dal
contratto stipulato. Di un dottorando che ha sperimentato il mobbing, che si
è visto invitato, da dottorando (e dunque, evidentemente, con laurea) a un
seminario formativo su come si fa una tesi di laurea, e che non ha ricevuto
nemmeno una mail di risposta dal suo professore quando ha domandato conferma
per il titolo della tesi.
La mia storia è, caro Piero, quella di chi deve (e dovrà forse ancora a lungo)
ringraziare i propri genitori e i loro soldi, e che soffre della
impossibilità di emancipazione individuale dal nucleo famigliare; ma il
sistema legislativo, economico, e quant’altro, in Italia è studiato apposta
per creare questa situazione, diversamente da tutto il Nord Europa: famiglia
(tradizionale, per carità) e non individui, cittadini. Per esempio - eppure
i giovani francesi protestano comunque, mentre da noi i collettivi lavorano
più che altro ai concerti reggae - appena giunto in Francia ho ottenuto,
soltanto in quanto cittadino europeo, quasi 200 euro di contributo per la
casa; in Italia in alcuni anni di vita fuori sede ma mai fuori corso, non è
esistito il più strampalato miraggio di qualcosa di simile. La mia storia,
infine, caro Piero, che è nel mezzo della sua scrittura, per ovvi motivi, e
magari regalerà episodi positivi, è quella di chi, se vuole pure solo
provare a proseguire la carriera di ricerca o insegnamento che si è
costruito senza alcun aiuto esterno e con autentica passione
(inevitabilmente ora in via di esaurimento), deve andare fuori dalla propria
nazione. Per inciso, in Italia non contano, o contano poco, le esperienze
straniere, poichè non stanno sotto la direzione dei baroni nazionali.
Sia detto poi, per memoria storica, quasi tutti sessantottini o
post-sessantottini, i baroni: tutti di sinistra, moderata o radicale,
parlamentare o extra-parlamentare, tutti ancora a ricordare le loro vittorie
(vittorie? perchè stanno sempre a parlare di una vittoria sessantottesca? ma
a chi vogliono darla a bere? se c’è stata una sola vittoria è stata la loro,
per le loro carriere e magari per quelle della loro prole, in puro stile
sofriano) e tutti attenti alle giovani masse se si tratta del computo delle
iscrizioni universitarie, poichè conta il numero degli iscritti, la massa,
non la qualità degli insegnamenti per gli iscritti. Ciò - questa nominale
appartenenza sinistrorsa - tuttavia, non si esplica poi in una qualche
etica: ben al di là dei problemi gestionali che di certo devono sempre più
spesso affrontare, non fanno che amplificarli, con il loro atteggiamento che
è semplicemente tra il fascista e il mafioso. Si parla di favori in cambio
di favori, nepotismo e partitismo; o incapacità. Le nuove generazioni dei
dipartimenti son state selezionate accuratamente da questi soggetti, e in
gran parte non potranno che comportarsi accordandosi a questo modello. Ho
compreso il senso del disinteresse per la scuola di dottorato il giorno in
cui ho visto chi non aveva il titolo dottorale vincere il concorso
d’assegnista di ricerca, a scapito di chi lo aveva: anti-meritocrazia che si
fa sistema. Se poi, per ciò che mi riguarda, alla carriera universitaria,
che ora tenterò in Nord Europa e in Nord America si dovrà sostituire una pur
onorevole carriera di pubblicista, giardiniere o cuoco che sia, resta il
fatto che è meglio trovarla in un paese in cui puoi essere un cittadino, in
cui puoi sentire di non essere sfruttato, passando sopra l’inevitabile
sofferenza di chi è esule.
Un abbraccio di sostegno.
Marco
Intervista a Ferruccio De Bortoli
Aprile 15, 2007 on 3:08 pm | In Informazione | 35 Comments
Di fronte a una notizia ognuno reagisce a suo modo. Di fronte alla notizia della prescrizione mafiosa di Andreotti, autentica cartina di tornasole dell’ipocrisia nazionale, c’è chi prova un senso di scandalo per la collusione fra mafia e politica e chi invece elogia l’istituto giuridico della prescrizione. Il direttore del Sole 24 Ore Ferruccio De Bortoli appartiene alla seconda categoria. Pur con molti calibrati distinguo, naturalmente.
Ieri mattina De Bortoli ha avuto la gentilezza di ricevermi insieme ad alcuni amici di Qui MIlano libera per una conversazione di 40 minuti. L’incontro prendeva spunto dal famoso convegno con Andreotti in Bocconi, nel quale tra l’altro il senatore a vita in odore di mafia ha evocato, nel silenzio degli astanti, la figura di Michele Sindona, bancarottiere condannato come mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli.
Si è parlato anche d’altro: dei pregiudicati nelle istituzioni e al vertice dell’economia (notizia del giorno era la nomina di Paolo Scaroni a consigliere di amministrazione di Generali), della vicenda Telecom, dell’informazione. De Bortoli ha definito la “bozza Franceschini”, proposta di legge unionista sul conflitto di interessi, un’arma di ricatto contro l’opposizione berlusconiana. In realtà è una proposta totalmente inadeguata rispetto alla gravità del problema, vera malattia degenerativa della democrazia italiana. Quando ho posto la questione del duopolio collusivo Rai-Mediaset, De Bortoli, sempre ben calibrato, ha elogiato alcune isole felici di buona informazione: tra queste Le Iene, programma satirico che - guarda caso - ha dedicato un servizio all’accertata collusione con la mafia del senatore Andreotti. E così il cerchio si è chiuso.
Il vizio della memoria
Aprile 14, 2007 on 2:06 pm | In Legalità | 22 Comments
Caro Piero,
Ieri mattina apro l’Unità e ci trovo, come ormai tutti i giorni, notizie poste in un modo sempre più lontano dal mio sentire (il che non è grave) e notizie omesse per far apparire il governo meglio di quello schifo che è (e questo sì che è grave). Vado poi ai commenti e fra le lettere pubblicate, trovo quella di un tal Lehner che rivendica come un onore essere stato ospite di Craxi e la moglie ad Hammamet. Inoltre, questo signore si prodiga nel raccontare a noi poveri lettori malati di giustizialismo, le opinioni di Craxi su vecchi leader della sinistra (Occhetto e Cossutta) o su nuovi giovani promettenti (come Fassino). Ovviamente, dice Lehner, “i giudizi più negativi furono per gli eroi delle manette e per i giornalisti servili e furbetti”. Sfido io, se non fosse stato per quegli eroi e per quei giornalisti, il sistema delle mazzette non sarebbe mai emerso e la Prima Repubblica sarebbe ancora in piedi.
E’ un puro caso che io stia leggendo in questi giorni “il vizio della memoria” di Gherardo Colombo, libro in cui il magistrato racconta anche la sua esperienza di Mani Pulite. Racconta non solo degli aspetti giudiziari, ma sopratutto di quelli umani, di tutto il fango che la politica gettò addosso al Pool per screditarli, per intimidirli, per minare con vera cattiveria la serenità del loro difficilissimo lavoro.
Quello che mi ha stupito (io ero troppo piccola in quegli anni per avere memoria diretta di ciò che il magistrato racconta) è che ad un certo punto Colombo dice “Fin dalle prime battute delle indagini, per certi versi inaspettatamente, (anche se l’argomento della “questione morale” occupava già da tempo ampi spazi nell’informazione) in un legalismo rigido e severo. La gente ha sposato il processo, mitizzando chi conduceva le indagini e offrendo tutta la possibile riprovazione a chi ne era coinvolto. Stupendo anche noi, abituati ad operare, nel migliore dei casi nella generale indifferenza, la gente ha preteso svelamenti, scoperte, che tutto venisse alla luce del sole e ha voltato le spalle a coloro che fino al giorno prima erano sicuri che, tra legge e potere concreto, avrebbero tutti scelto il potere concreto, o, alla peggio, sarebbero stati a guardare. No, la gente si è schierata, e chi prima sapeva, per esperienza vissuta, che le indagini si sarebbero fermate, che in qualche modo l’indifferenza avrebbe preso il sopravvento, che sarebbe bastato lasciar passare del tempo, ha dovuto cambiare opinione.”
Ora Colombo ha deciso di lasciare la magistratura. Come biasimarlo? Il Paese è annegato nel revisionismo storico di tutti i fatti più importanti della nostra storia repubblicana e i cittadini, che non si sentono più tali, sono indifferenti a tutto quello che accade fuori dai loro portoni condominiali. Ti rendi conto che nonostante tutto, mezza Italia ha votato ancora l’uomo più illegale d’Italia? E l’altra metà, che ha votato a sinistra (ritrovandosi poi a che fare con un governo di democristiani) credendo che le cose sarebbero migliorate almeno un poco, ora deve fare i conti con l’indulto, con la solita delegittimazione della magistratura (vedi caso Abu Omar e ddl Mastella contro le intercettazioni), con il solito servilismo nei confronti dell’America (vedi Vicenza) e, da ieri, pure con il segretario del maggior partito della sinistra che invoca come padre nobile del nascente Partito Democratico, quel mascalzone di Craxi. L’Unità, giornale che fu di Gramsci, per non sbagliare, come da migliore tradizione italica, dà un colpo al cerchio e uno alla botte, mantenendo la rubrica di Travaglio e incensando contemporaneamente l’indulto.
Un abbraccio,
Elena
Il prezzo della Lega
Aprile 13, 2007 on 3:16 pm | In Uncategorized | 18 Comments
Umberto Bossi e Silvio Berlusconi si sono alleati due volte, nel 1994 e nel 2001. Entrambe le volte l’alleanza fu determinante per l’esito delle elezioni. Tra la prima e la seconda volta ci fu una pausa di riflessione, chiamata Ribaltone, in cui Bossi diede del “mafioso” a Berlusconi e questi diede del “giuda” e del “pazzo” a Bossi. Nel 2001 i due tornarono alleati e per cinque anni i leghisti, fedeli come cagnolini da passeggio, votarono le infami leggi su misura per l’impunità di Previti e soci. In cambio ottennero la riforma della Costituzione, la famigerata devolution, poi cancellata dal referendum.
I maligni sostengono che recuperare la fedeltà del suo “giuda” sia stato economicamente oneroso per Berlusconi. I bene informati ricordano che prima della nuova alleanza con “il mafioso di Arcore” la Lega era stremata dai debiti, poi magicamente ripianati. Recentemente, da un’inchiesta sugli spioni Telecom, è emerso un foglietto di appunti con una cifra: 70 miliardi di lire. Questo sarebbe il prezzo della Lega.
Secondo la giornalista Rosanna Sapori, Umberto Bossi avrebbe venduto a Berlusconi addirittura la titolarità del simbolo del partito e la sua fedeltà sarebbe costata molto di più di quei 70 miliardi.
Ma difficilmente conosceremo la verità sui delicati rapporti fra il “mafioso” e il suo “giuda”. Il bonifico estero su estero è un metodo ben collaudato.
Rosanna Sapori ha lavorato per anni a Radio Padania, dalla quale è stata cacciata per un motivo politico: per mesi criticò in radio il decreto Salva-assicurazioni, poi la Lega decise di appoggiare quel decreto. Protestò con il ministro Castelli e non fu perdonata.
L’altra sera a Padova Rosanna mi ha concesso una breve intervista, per ricordare la degenerazione della Lega: da movimento anti-sistema a partito-setta, ben radicato a “Roma Ladrona”.
Serata Di Stefano
Aprile 12, 2007 on 10:41 am | In Informazione | 16 Comments
In Italia un editore è titolare di una regolare concessione per una tv nazionale. Ma non può trasmettere. L’editore è Francesco Di Stefano. La televisione si chiama Europa 7. Le sue frequenze sono occupate abusivamente da Rete 4.
Dal 1999 Francesco Di Stefano cerca giustizia in tutte le sedi, per ultima la corte europea. In questi otto anni le istituzioni politiche hanno difeso la logica del duopolio e gli interessi privati di Berlusconi contro i diritti di Di Stefano e le sentenze della corte costituzionale, fino al decreto Salva-retequattro e alla legge Gasparri. Alla vigilia della sentenza definitiva (sono in gioco un risarcimento da miliardi di euro e la concreta possibilità di una nuova tv nazionale dal 2008), Francesco Di Stefano ha accettato il nostro invito a raccontare la sua storia: una notizia negata, un frammento esemplare dello scandalo italiano.
Qui Milano Libera presenta
LA TV SCOMPARSA
Il caso Europa 7
Mercoledì 18 aprile, dalle ore 20,45, a MIlano
presso il Teatro alle Colonne
(a destra della Basilica di San Lorenzo)
con Francesco Di Stefano
Conduce Piero Ricca
Venite e fate girare la voce!
La perplessità
Aprile 11, 2007 on 1:41 pm | In Uncategorized | 22 Comments![]()
Sarebbe quasi rivoluzionaria, oggi, una norma volta a impedire a chi ha grane con la legge (quanto meno ai pregiudicati con sentenza definitiva) di candidarsi alle elezioni. L’ha proposta di recente il gruppo Italia dei Valori. Ma dubito che verrà mai approvata. Le priorità sono altre, sempre altre. Ecco la lettera da Venezia di Luisa.
Caro Piero,
ti ho visto solo ieri per la prima volta alla trasmissione di Telenordest. Complimenti per la tua ostinata determinazione, ma renditi conto che stai camminando su un campo minato…
Da anni ho una perplessità: se in Italia esiste una legge che impone ad un semplice cittadino che vuole entrare nella pubblica amministrazione (con regolare concorso) di completare tutta la documentazione personale con IL CASELLARIO GIUDIZIARIO (evidentemente non vogliono mafiosi tra gli impiegati), la medesima legge non dovrebbe chiedere il casellario giudiziario a chi SI CANDIDA PER GOVERNARE I CITTADINI ITALIANI?
Cioè: a me che devo solo fare la dattilografa chiedono se sono delinquente e invece a chi ci dovrebbe governare anche utilizzando i soldi pubblici non si chiede nulla?
Ecco perchè abbiamo una schiera di parlamentari (di destra e di sinistra) che sono stati indagati e considerati colpevoli di reati vari (molti hanno patteggiato con evidente ammissione di colpa). E questi sono seduti sugli scranni del potere, con stipendi fantastici (2-3 volte superiori a livello europeo di tutti gli altri paesi dell’Unione) e molto, molto distanti dagli stipendi da fame dei normali cittadini comuni.
DOBBIAMO PENSARE DI FARE UN ALTRO ‘68 PER LIBERARCI DI QUESTI PERSONAGGI?
Si aumentano gli stipendi con una semplice alzata di mano (non hanno contrattazioni sindacali), rubano e rimangono al loro posto istituzionale, alcuni passano intere legislature senza produrre NULLA: ma che vergogna di paese siamo?
I miei migliori auguri con tutto il cuore, Luisa
SMS
Aprile 10, 2007 on 12:49 pm | In Informazione | 25 Comments
Questa sera sarò a Telenordest (Padova) per una diretta di due ore sul tema: Cittadino alza la testa! Conduce in studio Rosanna Sapori. La tv è visibile in Veneto, Friuli e parte del Trentino. Poi metteremo on line la trasmissione. Anche chi non la vede, può inviare dalle ore 21 alle 23 una domanda a questo numero di cellulare:
380-9942400
Primo Levi
Aprile 9, 2007 on 1:50 pm | In Politica | 15 Comments
Fra poco saranno vent’anni. Primo Levi morì suicida l’undici aprile del 1987, lasciandoci una testimonianza indimenticabile. Questa è una sua poesia.
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca
I vostri nati torcano il viso da voi.
[da Se questo è un uomo, Einaudi, 1958]
Banche armate
Aprile 8, 2007 on 2:58 pm | In Informazione | 8 Comments
Dal 14 al 17 aprile è in programma a Brescia la fiera delle armi sportive e da security. Sarà l’occasione per fare il punto su un mercato fiorente, in costante crescita.
Secondo il Rapporto 2006 della presidenza del Consiglio le vendite di armamenti all’estero sono aumentate del 61%, passando da 1,36 miliardi di euro del 2005 a 2,19 miliardi. Le consegne già effettuate hanno fruttato 970 milioni. Le aziende esportatrici sono quelle di sempre: Augusta (810 milioni), Alenia (311), Oto Melara (283), Avio (127), Lital (123), Selex ((81,5), Aermacchi (73,4), Alcatel (71,5), Iveco (49,6). Sette delle prime dieci appartengono a Finmeccanica, il cui principale azionista è lo Stato. Va forse ricordato che la legge italiana vieta di vendere armi a paesi belligeranti e che il programma di governo dell’Unione prevedeva una “maggiore attenzione” in questo delicato settore del made in Italy.
Gli Stati Uniti importano da noi elicotteri, missili, bombe, razzi, esplosivi e armi automatiche per un totale di 349,6 milioni di euro. Al secondo posto ci sono gli Emirati Arabi, che importano per 338,2 milioni. Il 20% dell’export di armi italiane va a paesi del Nordafrica e del Medioriente.
Il commercio di armi è un buon affare anche per le banche, che incassano percentuali sulle transazioni. Nel 2006 si sono viste autorizzare operazioni di incassi per quasi 1,5 miliardi di euro, record degli ultimi vent’anni, con relativi compensi di intermediazione pari a 32,6 milioni di euro. In cima alla classifica delle “banche armate” il San Paolo Imi (446 milioni), Bpn-Paribas (290,5), Unicredit (86,6).
Questo è un resoconto di Giorgio Beretta, coordinatore della campagna “Banche armate”.
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
Powered by WordPress with design based on Pool theme by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds.
Valid XHTML and CSS. ^Top^
