Vittorio Sgarbi/3

Giugno 30, 2007 on 5:52 pm | In Politica | 181 Comments

Gli obiettivi sensibili sono tanti. Ognuno dovrebbe scegliersi il suo. Un senatore colluso con la mafia. Un segretario di partito che voleva scalare una banca. Un capo della polizia che ha protetto squadristi. Un banchiere che ha truffato migliaia di risparmiatori. Un sindaco che intrallazza con gli appalti. Un direttore di telegiornale che non conosce la vergogna. Un ex ministro dell’interno che non la conta giusta sulla regolarità delle elezioni. Un assessore pregiudicato per truffa allo Stato. E criticarlo sempre. Ogniqualvolta si presenti in pubblico. Con metodo. Con ostinazione. Senza lasciargli tregua. In modo rigorosamente non violento. Non ci vuole poi molto. Basta un volantino con informazioni incontestabili. Un gruppo di amici moralmente vivi. L’attenzione all’agenda degli appuntamenti pubblici. Una videocamera. Non si tratta di insolenza. Ma di legittima difesa. I Piccoli Oligarchi hanno invaso tutti gli spazi. Se ne infischiano delle persone serie. Contano sull’indifferenza e sull’oblio. Sulla rassegnazione e il conformismo dei più. Sono abituati all’omaggio e all’adulazione. A giornalisti su misura. Ad avversari compiacenti, con i quali all’occorrenza ci si può dividere la torta. Nel bengodi dei Piccoli Oligarchi una contestazione viene interpretata come atto di insubordinazione, se non di terrorismo. La sensibilità alla questione morale è definita “giustizialismo”. Fare domande senza autorizzazione dell’ufficio stampa è come lanciare bombe molotov. E gli scandali divengono opinioni. Per una forma di legittima difesa è giusto andarli a stanare, esercitando senza inibizioni il libero arbitrio delle corde vocali. A ben guardare è un gesto d’amore. Può aiutarli a riprendere contatto con la realtà. A riabituarsi alla critica. A recuperare il senso del limite. Per dare il buon esempio Qui MIlano libera ha messo nel mirino Vittorio Sgarbi, l’omino dell’audience. “Eroe disperato della cultura dell’idiozia”, lo chiamava Giorgio Bocca. “Volgare calunniatore, scherano di Berlusconi”, lo definiva Indro Montanelli. Perché ci sta antipatico? In fondo la sua condanna per truffa aggravata allo Stato e falso, pur grave, è un pretesto, un espediente retorico. Vittorio Sgarbi è uno degli eroi del Ventennio Televisivo e contestuale incanaglimento della vita pubblica: questo è imperdonabile. Un piccolo opportunista che ha cambiato una decina di partiti. Che ha calunniato e diffamato persone perbene mediante il manganello catodico. Che se l’è cavata quasi sempre grazie all’abuso dell’insindacabilità parlamentare. Che ha contribuito a diffondere l’ideologia previtiana dell’impunità. L’Italia berlusconiana, ipocrita e volgare, ha in lui una delle espressioni più riuscite.
L’altro giorno l’abbiamo incrociato alla libreria Feltrinelli di Milano, dov’era atteso per la presentazione dell’ultimo capolavoro letterario di Pierfrancesco Majorino. il giovin segretario (uscente) dei diesse di Milano, ex bambino kinder che non ha vocazione né per la politica né per la letteratura. Dopo avermi ricoperto di insulti, il pregiudicato per truffa allo Stato ha chiamato la polizia. Che è arrivata in forze. E voleva a tutti i costi identificarmi, per la millesima volta. Ho resistito. S’è radunata un po’ di gente. E ho tenuto un lungo comiziaccio nell’afa di piazza Duomo. Con gli amici di Qui Milano libera abbiamo deciso che il comiziaccio sul caso Italia diventerà un appuntamento fisso.
Mi raccomando, però, non complimenti ma opere di bene. Prendete l’iniziativa anche voi. Se fossimo in tanti a non stare al gioco, il gioco cambierebbe.
Ecco il video.

Gianni De Gennaro

Giugno 29, 2007 on 1:15 pm | In Politica | 40 Comments

L’Italia che non mi piace ha il volto di quei dirigenti di polizia che non hanno trovato il coraggio di raccontare la verità sugli abusi di Genova 2001. Non conoscono il senso di responsabilità. Non conoscono il sentimento della vergogna. Credono di poterla fare sempre franca. Hanno preso il cattivo esempio dai politicanti. E probabilmente ritengono di avere buoni argomenti per farli stare buoni. L’Italia che non mi piace ha il volto di Gianni De Gennaro, capo della polizia sotto governi di sinistra e di destra. In sei anni, con un comportamento a dir poco omertoso, ha protetto i dirigenti della “macelleria messicana” di Genova. Ora è indagato per aver depistato le indagini su quegli abusi. Risultato? A fine mandato, il governo lo ha rimosso dall’incarico. Due giorni dopo il ministro dell’interno Amato, quello che seminava allarme sociale prima della pacifica manifestazione di Vicenza contro la base americana, lo ha chiamato accanto a sé come capo di gabinetto. I ben informati dicono che per lui si prepara una nomina a capo dell’ “intelligence”. Magari al posto di quel Nicolò Pollari, che dopo aver ridotto il Sismi a un verminaio di spionaggi illegali, anziché essere cacciato, è stato nominato giudice del Consiglio di Stato e consigliere della presidenza del Consiglio (mentre il suo degno compare Pio Pompa è ora dirigente presso il ministero della difesa).
In questi giorni si torna a parlare di una commissione parlamentare di inchiesta sui fatti di Genova. Il Centrosinistra l’aveva promessa nero su bianco nel suo programma elettorale. Ma fino ad ora non s’è fatta. Sarebbe necessaria per verificare le responsabilità politiche, la catena di comando, per mandare a casa personaggi indegni di dirigere la polizia. Ma dubito che si farà, perché l’Italia non può permettersi la verità. Ed è questo che non mi piace. Tra i contrari, abbiamo letto sui giornali, figurano Rosa nel Pugno, Udeur e Antonio Di Pietro. L’altra sera, con gli amici di Qui Milano libera, al termine di un convegno, abbiamo interpellato quest’ultimo. Ha negato di essere contrario alla commissione di inchiesta. Ma andava di fretta e non ha voluto rilasciare dichiarazioni precise. Propongo di scrivergli una mail. Rivolgiamogli questa domanda: sei favorevole o contrario alla commissione parlamentare di inchiesta sugli abusi di Genova, e in particolare alla Diaz e a Bolzaneto?
Email: antoniodipietro@antoniodipietro.com

Post scriptum 1

La sei giorni di Qui Milano libera davanti a Mediobanca è andata bene. Ed era necessaria. Lo dimostra il fatto che quei media che ne hanno fatto cenno non hanno trovato il coraggio di raccontare le sue motivazioni. Metteremo on line un video riassuntivo appena possibile.

Post scriptum 2

Ieri sera nuovo blitz di Qui MIlano libera contro Sgarbi, l’assessore pregiudicato per truffa allo Stato. Entro stasera il video.

Clemente Mastella

Giugno 27, 2007 on 1:11 am | In Politica | 108 Comments

Con il ministro Mastella c’è una reciproca disistima. Lui mi reputa un “cretino” e un “coglione”. Io lo accuso di essere stato il padrino politico di un mafioso e di aver firmato, a vantaggio dell’oligarchia dei furbetti, una legge bavaglio per l’informazione.
Ho constatato che la disistima è reciproca incrociandolo ieri al circolo della stampa di Milano con Elia e Diego di Qui Milano libera; insieme a noi l’impareggiabile Raffaele con cartelli e campana. ‘O ministro era circondato da guardie. Ma sono riuscito a rivolgergli un paio di domande, una sul ddl Mastella, l’altra sulla nomina del forcaiolo Giampaolo Nuvoli a direttore generale del ministero. Lui ha negato e se l’è filata. Poi si è concesso alle domande dei cronisti ben educati. Al primo piano lo attendeva un convegno di medici. Prima dell’inizio gli ho rinnovato la richiesta di chiarimenti. ‘O ministro ha emesso un suono di fastidio e se l’è filata. I guardiani a quel punto hanno fatto muro, a difesa della sua incolumità psicologica. Uno mi chiudeva la strada, altri mi seguivano. E ne sono arrivati come rinforzo di nuovi, a impedire la lesa maestà, reato imprescrittibile nelle società a dignità limitata. Chi esercita un diritto, chi libera la parola è trattato da criminale: per molti questo è normale, per me no. E ogni volta mi ribello. Dopo l’inevitabile urlacchiata siamo scesi in strada e abbiamo atteso il termine del convegno. Nel deflusso ho rinnovato per la terza volta al ministro la richiesta di chiarimenti. S’è subito riformato intorno a noi il muro dei guardiani. Mi sono infilato in una breccia e così ho potuto godere del privilegio di uno scambio di idee con il ministro della giustizia del mio paese, membro di una coalizione di governo che ho votato. Dapprima ‘o ministro mi ha promesso una risposta scritta, come Parisi. Poi mi ha dato del coglione perché, a suo dire, non capivo le sue risposte. Mi sono limitato a ricordargli Il figlioccio mafioso, di nome Francesco Campanella. Lui mi ha dato del cretino e poi se l’è filata in un corteo di tre o quattro auto blu piene di guardiani. Ecco il video.


Mercoledì 27 giugno

Giugno 23, 2007 on 10:54 am | In Economia | 38 Comments

MERCOLEDI’ 27 GIUGNO - DALLE ORE 10

Qui Milano Libera ti invita a

CONTRO GERONZI
FESTA DELL’ALTRA ITALIA

IN PIAZZETTA CUCCIA - A MILANO

VOLANTINI - COMIZI AL MEGAFONO - LETTURE - MUSICA - SPERNACCHIAMENTO LIBERO

E LO STRISCIONE “CESARE GERONZI - BANCAROTTA MORALE”

FINO AL TERMINE DELL’ASSEMBLEA DEI SOCI DI MEDIOBANCA, CHE INIZIA ALLE ORE 11

TARTINE E BEVERAGGIO PER TUTTI

VIENI ANCHE TU!

Francesco Alberti/2

Giugno 22, 2007 on 12:06 pm | In Informazione | 49 Comments

Francesco Alberti è stanco, ha bisogno di una vacanza. Oppure non è molto portato per il giornalismo. Dopo aver ricevuto la mia e le vostre lettere, mi ha risposto scusandosi, riconoscendo l’errore e promettendo la pubblicazione della rettifica entro due giorni:

“Egregio signor Piero Ricca, mi dispiace per la grave inesattezza, causata da una ricerca d’archivio condotta con eccessiva (e colpevole) fretta. La sua rettifica sarà pubblicata sul giornale di domani o, più probabilmente, su quello di venerdì. Cordiali saluti, Francesco Alberti”

Oggi apro il Corriere e nella pagina delle lettere (la “grave inesattezza” era pubblicata in seconda pagina) leggo la mia rettifica:

“A pagina 2 sul Corriere della Sera di mercoledì 20 giugno, in un articolo firmato da Francesco Alberti, leggo di essere stato “condannato a una multa di 500 euro” per la famosa contestazione a Silvio Berlusconi (”Fatti processare Buffone! Rispetta la legge…”). Falso. Sono stato assolto con questa motivazione: “chi agisce nell’esercizio di un diritto non è punibile”. C’è anche un diritto alla verità: per questo chiedo di rettificare, anche a beneficio dei cittadini che non vogliano rinunciare alla libertà di critica, e con la medesima evidenza dell’articolo, questa falsa notizia, che una semplice verifica d’archivio avrebbe evitato. Ricordo inoltre, visto che le contestazioni ai potenti stanno tornando di moda, che il querelante aveva chiesto 50 mila euro di risarcimento, mi aveva accusato di aver “offeso l’istituzione Presidenza del Consiglio”, aveva gridato all’ “agguato mediatico” in combutta con il tg3. Tutte pretese e accuse rivelatesi inconsistenti. Spero anche per i cronisti e i lettori del Corriere della Sera. Piero Ricca”.

Ma Francesco Alberti non rinuncia all’ultima parola. In calce alla mia lettera, in cinque righe di corsivo spiega:

“E’ vero: Piero Ricca, dopo essere stato condannato per ingiuria nel febbraio 2005, a 500 euro di multa dal giudice di pace, ha ottenuto nel giugno dell’anno scorso l’annullamento con rinvio della condanna dalla V sezione penale della Cassazione. Mi scuso con l’interessato e con i lettori. Francesco Alberti”.

Francesco Alberti si dovrà scusare ancora. L’annullamento della condanna in Cassazione è avvenuto il 4 maggio 2006. Il 28 novembre 2006 il giudice di pace di Milano, in linea con la sentenza della Cassazione, mi ha definitivamente assolto. Ma Francesco Alberti fa un passo per volta. Al primo tentativo s’era fermato alla condanna. Al secondo al suo annullamento in Cassazione. Vedremo se oggi pomeriggio riuscirà a trovare in archivio anche la notizia della definitiva assoluzione. Intanto lo querelo. Non per vederlo punito. Ma per aiutarlo a verificare la sua vocazione per il mestiere giornalistico. Scrivetegli anche voi. A lui e per conoscenza al direttore. Una letterina come questa:

“Egregio Signor Francesco Alberti,
ho letto la rettifica di Piero Ricca sul Corriere di oggi venerdì 22 giugno (pubblicata nella pagina delle lettere, malgrado l’errore fosse pubblicato a pagina 2). In calce alla rettifica Ella si scusa con l’interessato e con i lettori, e tuttavia non evita un ulteriore errore, meno scusabile del precedente. Fa capire al lettore, infatti, che Piero Ricca sarebbe ancora in attesa di un nuovo giudizio, dopo la sentenza della Cassazione. Falso. Il giudizio finale è stato emesso il 28 novembre 2006, dal giudice di pace di Milano Milenca Saldarelli. Ed è stato di ASSOLUZIONE. Con un poco di impegno ne troverà traccia in archivio. La prego di fare più attenzione la prossima volta, se vuole rendere un buon servizio di informazione ai lettori del principale quotidiano nazionale. Attendo di leggere, con la medesima evidenza del primo errore, la nuova smentita. Buone vacanze”.

falberti@corriere.it
pmieli@corriere.it

Marcella Merlo

Giugno 21, 2007 on 8:06 pm | In Informazione | 13 Comments

Siamo arrivati al quarto giorno di manifestazione davanti a Mediobanca. Domani chiudiamo la settimana, dalle ore 12,45 alle ore 13,20. Poi mercoledì 27 giugno festa in strada, in concomitanza con l'assemblea dei soci. Siete tutti invitati a partecipare!

Della nostra iniziativa è rimasta traccia in un lancio dell'Ansa. Una cronista di questa agenzia, di nome Marcella Merlo, mi aveva avvicinato l’altro giorno in piazzetta Cuccia. In cinque minuti le ho spiegato il senso dell’iniziativa, parlandole di conflitti di interesse, questione morale, scandali e crac finanziari, gravi imputazioni penali, deriva della democrazia in oligarchia d’affari, esigenza di una reazione della libera cittadinanza. Ecco il succo che la sagace cronista dell’Ansa è riuscita a estrarre: la storia del puffone, l’encomio di Enrico Cuccia… Quando si dice la capacità di cogliere l’essenziale!

(ANSA) - MILANO, 18 GIU - Piero Ricca, noto alle cronache per aver apostrofato Silvio Berlusconi con l’appellativo di ‘buffone’ (o ‘puffone’, come aveva poi sostenuto), quattro anni fa, a Palazzo di Giustizia a Milano, torna alla carica (sic). Questa volta l’obiettivo è Cesare Geronzi, designato presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca, contro il quale Ricca, insieme a tre (sic) giovani del gruppo ‘Qui Milano’ (sic), ha organizzato un presidio stamane davanti alla sede dell’istituto. ‘Cesare Geronzi bancarotta morale’ recita lo striscione esposto in Piazzetta Cuccia, che ha suscitato curiosità fra i dipendenti della banca, insieme alla parole urlate nel megafono da Ricca e ai volantini distribuiti ai passanti con il ‘curriculum giudiziario’ del banchiere romano. “Il nostro metodo è la critica frontale”, spiega Ricca che contesta che “Geronzi vada a prendere il posto in passato occupato da Enrico Cuccia, signore del tutto rispettabile (sic) e morto povero, se è vero che ha lasciato agli eredi solo 150 mila euro come ha scritto il Corriere della Sera”. Il presidio, aggiunge il contestatore, verrà ripetuto nei prossimi giorni all’ora di pranzo sino a venerdì “poi ci ripresenteremo qui più numerosi e meglio organizzati per l’assemblea di Mediobanca del 27 giugno”. (ANSA).

Fassino

Giugno 20, 2007 on 11:08 pm | In Politica | 31 Comments

L’ultima volta l’abbiamo salutato dicendogli: Vai da Maria De Filippi!
Ma Maria De Filippi ha terminato la stagione. Quindi Piero Fassino è andato da Fiorello. Può esser letto come un atto di umiltà: nell’intimo sanno di fare basso cabaret e si avvicinano alla ribalta più congeniale. Che cosa ha cantato assieme a Fiorello il buon Fassino? Una canzoncina dal titolo: “Con 24 mila voti…”. A chi gli fa domande (anche sul sospetto di brogli elettorali) non dà risposte. Davanti al cittadino che lo interpella su questioni cruciali fa la faccia brutta e la voce grossa. E poi va a cantare alla radio una canzoncina sui “24 mila voti”. Verso chiave: “abbiam fregato Berlusconi… che ci ha dato dei coglioni…”. Dopo la cantata, l’intervista. Dichiarazioni dure: “Emilio Fede? a volte è simpatico, a volte no…”
La prossima volta che viene a Milano, gli faremo trovare un bel karaoke. E tanti ortaggi… di fiume, ben levigati.
Gustatevi il video e quella faccia un po’ così.

Francesco Alberti

Giugno 20, 2007 on 4:35 pm | In Informazione | 41 Comments

Uno contesta l’ìmpunità di un prepotente, ne viene querelato, si fa processare e dopo tre anni e mezzo è assolto con lode. Poi apre il giornale e scopre di essere stato condannato. Lo apprendo da un articolo a pagina 2 sul Corriere della Sera di oggi, a firma Francesco Alberti. L’articolo riporta le reazioni di “Palazzo Chigi” all’ennesima contestazione subita dall’attuale presidente del Consiglio. E inizia così: (I collaboratori del Professore) “ricordano quando Silvio Berlusconi, allora premier, querelò Piero Ricca che gli aveva dato del “buffone” nei corridoi del palazzo di giustizia di Milano (venendo per questo condannato a 500 euro di multa). E provano a scherzarci sopra: “Usassimo lo stesso metodo saremmo ricchi. Ma noi abbiamo un altro stile…”.
Che i collaboratori di Prodi siano distratti da altre urgenze, è compensibile. Che un autorevole cronista politico del più venduto quotidiano nazionale non verifichi una notizia con una semplice ricerca d’archivio, questo non è giustificabile. Tra l’altro, nel contesto di quell’articolo, sul piano giornalistico sarebbe stato più significativo ricordare la richiesta di risarcimento danni per 50 mila euro avanzata dal permaloso querelante: notizia anch’essa facilmente reperibile negli archivi. Ho cercato Francesco Alberti per telefono, ma non l’ho trovato. Propongo di sommergerlo di mail, con una letterina di questo tipo:

“Egregio signor Francesco Alberti,
contrariamente a quanto Ella scrive a pagina 2 sul Corriere della Sera di oggi, Piero Ricca è stato assolto dall’accusa di aver ingiuriato Silvio Berlusconi, con questa motivazione: “chi agisce nell’esercizio di un diritto non è punibile”. C’è anche un diritto alla verità: per questo Le chiedo, egregio signor Alberti, di rettificare, anche a beneficio dei cittadini che non vogliano rinunciare alla libertà di critica, e con la medesima evidenza dell’articolo, questa falsa notizia, che una semplice verifica d’archivio avrebbe evitato”.

L’email dell’autorevole cronista politico è: falberti@corriere.it
L’email della segreteria di direzione è: segretdir@corriere.it

Post scriptum

L’iniziativa davanti a Madiobanca procede bene. Staremo lì fino a venerdì, dalle 12,45 alle 14,20. Poi il 27 giugno, giorno dell’assemblea dei soci e prevedibile incoronazione di Cesare Geronzi, faremo una piccola festa in strada, in memoria dell’Altra Italia, quella dei Falcone e degli Ambrosoli, con bibite, volantini, musica e tutto il necessario. A risentirci per i dettagli.

Bancarotta morale

Giugno 19, 2007 on 11:08 am | In Politica | 7 Comments

Anche oggi, e fino a venerdì, dalle ore 13 alle 14

INIZIATIVA GERONZI

in piazzetta Cuccia, davanti alla sede di Mediobanca, a MIlano.

Chiunque voglia venire a dare una mano sarà accolto a braccia aperte.

Striscione, volantini, megafono…

contro la nomina di Cesare Geronzi al vertice di Mediobanca.

Ieri è andata bene: è divertente stupire i colletti bianchi in pausa pranzo.

Seguirà video di sintesi dei cinque giorni, con interviste a margine.

Poi il 27 giugno iniziativa a sorpresa per l’assemblea dei soci.

Luciano Violante

Giugno 17, 2007 on 11:38 pm | In Politica | 24 Comments

Parole che non dicono più niente. Parole come fiori finti e senza profumo.
I Piccoli Oligarchi parlano così. Luciano Violante parla così. Con gli amici di Qui Milano libera abbiamo avuto con lui una conversazione di una decina di minuti, qualcosa di simile a un’intervista, durante la quale gli abbiamo chiesto un parere su alcune questioni: la legge sul conflitto di interessi, la cui bozza presentata alla Camera è assolutamente inadeguata; le leggi vergogna, che sono tutte ancora intatte; il disegno di legge Mastella, che imbavaglierà la cronaca giudiziaria e limiterà la lotta al crimine organizzato; la questione immorale, detta anche dei furbetti del botteghino. Violante ha risposto con dichiarazioni buone per un’assemblea in sezione o per il “panino” dei tg della sera. Eludeva, negava, rimbalzava. Insomma ci ha preso per fessi. Che cosa ha detto di preciso? Che il “blind trust” (sotto l’occhio vigile dell’apposita authority indipendente) è la soluzione del conflitto di interessi, che le leggi vergogna verranno presto cancellate, che il ddl Mastella ha solo l’obiettivo di salvaguardare il diritto alla privacy delle persone estranee alle indagini, che la colpa della “crisi della politica” è della legge elettorale e al massimo del “bicameralismo perfetto”. Sull’incidenza del ddl Mastella sulle inchieste antimafia è arrivato a dire una cosa e il suo contrario. La gemma è stata quando Franz gli ha chiesto conto dei pregiudicati nelle istituzioni. E lui: “sono d’accordo, anche se…”. Poi ha negato ogni responsabilità nella vicenda Unipol-Bnl. E già che c’era ha rivendicato con orgoglio quella dichiarazione in parlamento con la quale vantava come credenziali di cultura liberale il non aver fatto la legge sul conflitto di interessi e l’aver consentito la moltiplicazione (di 25 volte) del patrimonio di Berlusconi. A un certo punto gli ho confidato che sono un po’ stanco di votare per loro sol perché contrario alla destra più becera d’Europa. “Bisogna votare a favore, non contro!”, ha esclamato. I Piccoli Oligarchi, perfino i più garbati, non si mettono mai in discussione. Quando s’è trovato alle strette, sul caso Europa 7, ha tentato la fuga dopo avermi dato del disinformato e del fazioso. Sul più bello è arrivato Floris, il mansueto conduttore di Ballarò, e il buon Violante si è tolto d’imbarazzo correndogli incontro per i convenevoli di rito. Ecco il video.


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Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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