Dell’Utri a Napoli

Giugno 16, 2007 on 3:32 pm | In Politica | 48 Comments

Se gli indignati alzassero la testa questo paese sarebbe migliore. Pubblico la lettera degli amici napoletani che recentemente hanno contestato l’impunità di sua eccellenza Marcello Dell’Utri, il quale dall’alto delle sue relazioni mafiose continua a fondare circoli di “cultura liberale” in giro per l’Italia. E in pochi lo spernacchiano. Volantino

Caro Piero,

ecco il resoconto della nostra ultima contestazione a Marcello Dell’Utri. Putroppo questa volta niente telecamere; è un peccato, perché sarebbe stato bellissimo filmare Gasparri mentre mi dava del “poveraccio”. Mi rifarò la prossima volta. Intanto, qui c’è il video della contestazione precedente. Poche riprese, perché ci hanno intimato di spegnere le telecamere, pena batoste (il tutto davanti alla polizia). Qui c’è un articolo uscito su La Repubblica, in merito alla precedente contestazione.
L’auspicio è che molti altri prendano esempio.

Saluti, Fabio

Cesare Geronzi

Giugno 15, 2007 on 12:45 pm | In Economia | 23 Comments

In una seria economia di mercato Cesare Geronzi sarebbe fuori dalla scena pubblica e passerebbe le giornate a difendere la propria reputazione nelle aule dei tribunali, visto che è sotto processo in mezza dozzina di città ed è coinvolto nelle meno limpide avventure finanziarie degli ultimi dieci anni. In Italia, dove la sanzione reputazionale non vige, il che è un modo gentile per dire che viviamo nell’isola dei pirati, Cesare Geronzi è a capo del principale istituto di credito e il prossimo 27 giugno sarà nominato presidente di Mediobanca, il “salotto buono” della finanza. Massimo da Genova mi ha scritto questa lettera.

“Caro Piero
Il patto di sindacato di Mediobanca ha votato all’unanimità Cesare Geronzi come presidente del consiglio di sorveglianza della banca. Ma parliamo della stessa persona che il tribunale di Brescia ha condannato in primo grado per la vicenda del crac Italcase, a un anno e 8 mesi di reclusione e lo ha dichiarato inabile all’impresa commerciale e agli uffici direttivi per 2 anni? Pene poi sospese grazie alla condizionale. La stessa persona è stata interdetta per due mesi dalla sua carica di presidente di Capitalia per ordine del gip di Parma per il suo ruolo nel crac Parmalat. Il ricorso dello stesso era stato respinto dal tribunale di Bologna che non s’è limitato a ratificare l’ordinanza ma ha aggiunto che Geronzi doveva finire in carcere come Calisto Tanzi! Perché nessuno dice niente? Sono demoralizzato: ognuno tragga le proprie considerazioni, io le mie le ho già tratte. Saluti, Massimo”

Propongo una manifestazione, per far vedere che qualcuno sa e non ci sta. Da lunedì a venerdì della prossima settimana, un’ora al giorno, dalle 13 alle 14, con i soliti amici esporremo un grande striscione davanti alla sede di Mediobanca, a Milano, in piazzetta Cuccia, a due passi dalla Scala. Ipotesi di titolo per lo striscione: Geronzi, il Sindona del 2000. Avviserò dell’iniziativa le agenzie di stampa e gli uffici della questura. Sono necessarie almeno quattro o cinque persone al giorno. Chi vuole partecipare ai turni allo striscione e al contestuale volantinaggio, mi scriva una mail. Prego di attenersi nei commenti alle sole questioni operative.

Arturo Parisi

Giugno 13, 2007 on 10:15 pm | In Politica | 79 Comments

Lunedì sera il ministro della difesa Arturo Parisi era a Milano al centesimo convegno sul partito democratico, ala Margherita. Titolo del convegno: “Restituire la politica ai cittadini”. Con Elia, Diego e Jusef di Qui Milano libera siamo andati ad ascoltarlo.
Il discorso dura un’ora e ce ne sfugge il senso: politichese stretto con venature sarde. L’unico frammento intellegibile è questo: “il raddoppio della base americana a Vicenza rientra nella logica del dare e dell’avere con il governo Usa, certo non lo direi in modo così esplicito davanti ai cittadini di Vicenza”. Alla fine alziamo democraticamente la mano per porre al ministro della difesa qualche domanda su temi di nostro interesse: le bombe atomiche ad Aviano e Ghedi, i costosissimi aerei da guerra che verranno assemblati a Cameri. Il moderatore del dibattito è una vecchia gloria: Marco Formentini, già socialista, poi sindaco leghista di Milano, ora dirigente della Margherita. Non ci concede la facoltà di intervenire. Motivo? Non c’è tempo e le domande possono essere rivolte solo dai rappresentanti delle associazioni invitate. Al momento dei saluti democraticamente mi avvicino al ministro e gli chiedo un chiarimento sull’operazione Cameri: è proprio necessaria? Il ministro sostiene di sì, e promette di spiegarmi il motivo. Poi si rimangia la parola. Ci permettiamo democraticamente di insistere, mentre poco democraticamente i soliti agenti in borghese ci mettono le manacce addosso. Niente da fare: siete troppo aggressivi, ribatte il ministro, le domande vanno poste in modo civile. Il ritornello è sempre quello. Mi risponderà per iscritto, così promette. Ma prima di infilarsi nell’auto blu tra le lusinghe dei clientes, ci regala qualche chicca: “le bombe atomiche? e se ci fossero lo direi a te?”. Se ci fossero, e ci sono, sarebbe una violazione dei trattati internazionali. E come cittadini avremmo il diritto di saperlo. Il meglio arriva al momento dei commenti a margine. I plauditori si risentono, fanno la voce grossa, s’offendono per conto terzi. Alcuni sono attempati militanti dall’applauso facile, altri appartengono alla categoria dei furbetti in cerca di collocazione. Un militante mi dice: ma non si possono fare domande su questioni così importanti, che vuoi che ti risponda? Un furbetto sottolinea: bisogna fare domande solo con intelligenza. A suo insindacabile giudizio, sì’intende. Un altro puntualizza: il tema del convegno era il referendum elettorale, e non si può parlar d’altro. Il più infastidito è un signore in camicia bianca, tale Stefano Facchi. Si tratta di un ulivista della prima ora, infaticabile animatore di circoli. La giunta Penati ha ricompensato il suo impegno con un non gratuito incarico alla provincia. La più divertente è una cronista della Rai: “ma non è certo Parisi il nemico da abbattere!”, così mi rimprovera. Le sfugge un elementare concetto: chiedere chiarimenti a un ministro in democrazia è consentito e non equivale a volerlo abbattere. Delle notizie che costituiscono l’oggetto delle nostre domande, tuttavia, la gentile cronista della Rai rivela di non essere al corrente.
In attesa della risposta scritta del ministro, ecco il video.


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Mark Covell

Giugno 13, 2007 on 12:16 pm | In Politica, Informazione | 16 Comments

Mark Covell chiede giustizia. E forse non l’avrà. Mark Covell è una delle molte vittime innocenti della violenza della polizia nei giorni del G8 di Genova. Il pestaggio lo ridusse in fin di vita. A calci e manganellate gli fracassarono le costole, i polmoni, i denti. E poi l’arrestarono con l’accusa di essere un black block. Mark Covell non aveva colpe se non quella di trovarsi in qualità di reporter al momento sbagliato nel posto sbagliato: la scuola Diaz, la notte fra il 21 e il 22 luglio 2001. Sono passati quasi sei anni da quei brutti giorni. Nel frattempo è cambiato il governo e su quei fatti è in corso un processo, che rischia di finire in prescrizione. I dirigenti della polizia coinvolti nella vicenda sono rimasti in servizio e molti di loro sono stati promossi. La commissione parlamentare di inchiesta, promessa dall’Unione, non è stata costituita. L’intoccabile Gianni De Gennaro, capo della polizia, vigila dall’alto. Dalle udienze di Genova emergono fatti di enorme gravità, contraddizioni, menzogne, rimpalli di responsabilità fra i vertici della forze dell’ordine. Le testimonianze delle vittime rievocano una sfilza di abusi perpetrati con incredibile ferocia. Ma l’attenzione dei media e della politica mainstream su quei fatti è poco superiore allo zero. La sensazione è che i pubblici ministeri siano isolati: rappresentano uno Stato che non ha interesse ad accertare la verità. Al loro fianco, inesausti nel chiedere giustizia, restano gli esponenti di Supporto Legale e del Comitato Verità e Giustizia.

Ho raccolto la testimonianza (in lingua inglese) di Mark Covell. Ecco il video.

F 35

Giugno 11, 2007 on 2:10 pm | In Politica | 22 Comments

Malgrado le apparenze, l’Italia ha una strategia di difesa. Che prevede anche l’attacco. Non la decide il governo, ma una lobby composta da generali, faccendieri, politicanti da sottobosco. L’ultimo colpo della lobby si chiama Joint Strike Fighter F 35. Un progetto internazionale - capofila il governo Usa, capocommessa la famigerata Lockheed - per la costruzione e la vendita di aerei da guerra di ultima generazione. L’adesione alla prima fase del progetto risale al governo D’Alema. La fase 2 è stata ratificata il 7 febbraio 2007, quando il sottosegretario alla Difesa Forgieri ha firmato un preaccordo con l’amministrazione Bush per una linea di assemblaggio all’aereoporto di Cameri, che prevede un cospicuo investimento pubblico (l’impegno già assunto è di 1028 milioni di euro) e l’intenzione di acquistare un centinaio di aerei. Il costo è stellare: si parla di circa cento milioni di euro a velivolo. Come viene giustificata questa scelta? Esigenze strategico-militari e opportunità di sviluppo economico del territorio. L’informazione sull’intera vicenda, inutile dirlo, è assai inadeguata. A Novara è stato costituito un tavolo di lavoro che si oppone a questo progetto: chiede chiarezza alle autorità politiche e cerca di sensibilizzare la popolazione. Ho intervistato tre suoi esponenti: Laura Bergomi, Renato Bolognese, Carla Lavagna. Presto pubblicherò nuove interviste sul tema. Se incontrate il ministro Parisi o il sottosegretario Forgieri prima voi, domandategli se questi lussuosi aerei da guerra siano propri necessari. E a chi.

Qui il link alle interviste

Banche Armate/2

Giugno 9, 2007 on 9:48 pm | In Politica | 20 Comments


Corrado Passera

E poi dicono che criticare non serve. Ricordate la prima domanda che ho rivolto ad Alessandro Profumo? Era sui servizi di transito al commercio di attrezzature militari. Profumo disse che era tutto a posto, che la sua promessa del 2001 di azzerare quella voce era stata mantenuta, che la classificazione ufficiale della presidenza del consiglio doveva essere presa con beneficio di inventario in quanto un elicottero o un aereo, pur venduti a un esercito, non possono essere considerati armi, e così via. Bene, è di pochi giorni fa la notizia che Intesa San Paolo, diretta concorrente di Unicredit Capitalia, su pressione di una certa opinione pubblica, ha annunciato di voler azzerare quella voce. Quindi il problema c’è. Quindi la classificazione della presidenza del consiglio non dev’essere presa con beneficio di inventario. Quindi Alessandro Profumo cercava di svicolare. Quindi sarebbe opportuno chieder conto nuovamente a lui come ai responsabili di tutti gli istituti di credito coinvolti in quell’affare. Fatelo anche voi. Per informazioni: www.banchearmate.it. Ecco la notizia.

Intesa-Sanpaolo uscirà dal mercato delle armi

“Entro poche settimane un nuovo ordine di servizio del gruppo Intesa-Sanpaolo
stabilirà che si esce dall’operatività legata all’export di armi”. Lo ha
annunciato Valter Serrentino, responsabile Csr (Responsabilità sociale
d’impresa) del gruppo guidato da Corrado Passera, al dibattito su “Capitali
disarmati” organizzata dalla “Piazzetta dell’Altra Economia”, nell’ambito
del Festival dell’Economia di Trento. “La pressione della società civile e
dei risparmiatori sta ottenendo ulteriori risultati, ma le associazioni non
devono adagiarsi, ha commentato Giorgio Beretta, coordinatore della Campagna
di pressione alle ‘banche armate’ lanciata otto anni fa dalle riviste
missionarie Nigrizia, Missione Oggi e Mosaico di Pace. Il mercato delle armi
vede l’interesse di molti attori, dall’industria ai politici, dai mediatori
alle banche. Noi stiamo cercando di scomporre questo fronte e di sollecitare
ciascuno ad assumersi responsabilità precise e trasparenti”. Serrentino ha
precisato che la linea adottata da Intesa diverrà quella di tutto il gruppo.
“La nuova scelta dovrebbe scattare dal 1° luglio. L’anno prossimo quindi
Intesa-Sanpaolo sarà in parte presente nella lista contenuta nella Relazione
della Presidenza del Consiglio al Parlamento, ma poi dovremmo rapidamente
scendere”. (Fonte: Unimondo)

Vita precaria

Giugno 8, 2007 on 12:26 pm | In Politica | 48 Comments

L’oligarchia che ha dominato l’Italia ha bruciato il futuro di un’intera generazione, condannando la maggior parte di noi al ruolo di esseri umani precari. Pezzi isolati di un ingranaggio economico indifferente alla dignità umana. Ma il danno più grave è culturale. L’ingranaggio ha inquinato la mente di molti, allevandoli come sudditi, incapaci di pensiero critico. A questo occorre ribellarsi.
Ecco la lettera di Francesco, che parla della difficoltà del vivere senza santi in paradiso. A seguire un video con le interviste rilasciatemi da alcuni lavoratori precari del Comune di Milano, in lotta per un contratto a tempo indeterminato.

Caro Piero,

sono un ragazzo calabrese di 28 anni, mi chiamo Francesco. Mi sono laureato nel 2003 in lingue e letteratura straniere. Speravo che con le lingue avrei potuto fare un domani un lavoro attinente alla mia laurea, ma ero giovane e come molti giovani come me qui in Italia avevo la testa verso altre cose e non avevo assolutamente idea di come potesse essere difficile la realtà di oggi per la mia generazione. Ho trovato lavoro un anno e mezzo fa, tramite conoscenza, visto che era l’unico modo per riuscire a trovare lavoro in un ospedale privato. Ho cominciato prima in guardiania, a dare informazioni e ad aprire e chiudere una sbarra. Adesso lavoro alla reception e guadagno 980 euro al mese. I miei genitori mi dicono che dovrei ritenermi fortunato ad aver trovato un lavoro fisso. Io però sono uno che non vuole mentire nè a se stesso nè agli altri e dico: come si può pensare di progettare un futuro con 1000 euro al mese? Come si può essere soddisfatti dopo aver buttato centinaia di milioni per una laurea che non mi è servita a niente? Come si può esser soddisfatti se per trovar lavoro ho dovuto ricorrere alla raccomandazione dell’amico di famiglia, per lavorare all’accettazione ticket? Non voglio assolutamente sputare nel piatto dove mangio, ma se avessi saputo prima di fare questo lavoro mi sarei risparmiato di fare l’università, e di aver costretto i miei a spendere inutilmente soldi. Attualmente sto con una ragazza tedesca di cui sono innamoratissimo e vorrei garantirle un giorno una famiglia, ma quando parla di figli ho molta paura, considerato che vivo a Roma e tutto costa troppo per me. Per esempio una casa. Oggi come oggi è difficilissimo comprare anche un monolocale. E la mia ragazza mi ha detto che in Germania per un appartamento di 60 mq in una grande città basta farsi un mutuo di 7 anni. Così si può vivere, con dignità e accontentandosi di quel poco che si ha. Invece oggi come oggi sembra che siamo noi a chiedere la luna. La nostra situazione oggi è questa. Il proprietario della casa in cui sto in affitto mi ha chiesto un aumento. Ho vissuto là per quattro anni pagandogli 1050 al mese, sempre puntuale, gli ho sempre dato tutto. Ora lui viene da me e mi dice che la situazione è cambiata, e che bisogna adeguarsi alle leggi di mercato attuali. Io gli ho proposto 300 euro che per me è un grosso sacrificio, in tutto 1350 euro da dividere in 3, io la mia ragazza e un nostro amico. Lui ha rifiutato perchè vuole 1400 e non è abbastanza perchè secondo lui vale 1500. Un appartamento di 90 mq. Così io mi sono rifiutato e ho cominciato a cercar casa, per tre mesi ho trovato solo agenti immobiliari famelici con la bava alla bocca che ti chiedono 4000 euro in anticipo per spendere poi 400 euro di affitto che con le spese diventano 500. Alla fine cercando di qua e di là l’appartamento l’ho trovato, in privato, in parte sono già contento di non aver arricchito le sanguisughe immobiliari. Ora andrò a vivere in un appartamento di 63 mq a 1150 euro, senza possibilità di sconto e il proprietario mi ha detto che non può registrare il contratto più 60 euro di condominio. Io e la mia ragazza occuperemo una camera doppia e spenderemo 400 euro a testa, in Germania invece con la stessa cifra ti puoi permettere un appartamentino a Bonn di 55-60 mq. Questa è l’Italia. Volevo solo chiederti questo, mi piacerebbe che in futuro ti occupassi del problema del caro affitti e di sensibilizzare i giovani che popolano quest’Italia assente in tutto e per tutto. (…) Se ti capiterà di venire a Roma o io a Milano e se ti farà piacere, io verrò a sostenerti.

Saluti,
Francesco

VIDEO

Interviste ai precari del Comune di Milano

Lui e Cristo

Giugno 6, 2007 on 4:17 pm | In Libertà, Informazione | 49 Comments

La Chiesa che non amo ha il volto di Luigi Maria Verzè, il boss della sanità privata. Una certa Milano lo venera come un santo. Le persone informate sanno che è invischiato da sempre negli intrighi dell’Italia peggiore. E criticare il prete non significa negare meriti al manager. Amicone dei democristiani, intimo di Craxi, socio in affari di Berlusconi, don Luigi ama stare sotto i flash, presentare i libri con i banchieri. La sua storia è segnata da scandali e disavventure giudiziarie. Nel 1964 fu sospeso dall’esercizio del sacerdozio. Papa Montini gli suggeriva: occupati meno degli affari e più dei sacramenti. Non gli dette ascolto. A 86 anni Luigi Maria Verzè è un intoccabile che gestisce denari e carriere. Da ultimo ha messo gli occhi sull’ospedale di Emergency in Afghanistan. L’ultima volta che lo incrociai, conclusi la serata in commissariato, per avergli rivolto una domanda. Eravamo in due, il mio amico Riccardo e io. Ieri eravamo una decina alla bramantesca sagrestia della basilica di Santa Maria delle Grazie, per la presentazione del suo ultimo libro: “Io e Cristo”. In platea una folta delegazione della Milano che venera il denaro, berlusconiana nelle viscere. Da non confondere con la borghesia, quella civile di una volta, che non esiste più. In assenza del buon De Bortoli, moderava l’incontro Armando Torno, che ha letto una toccante lettera di Cesare Geronzi, in cui il banchiere in odore di impunità definiva il prete “azionista di minoranza di Cristo”. Tra i relatori Massimo Cacciari, ex rettore dell’università personale di don Verzè: ha tenuto una dotta relazione, infiocchettata di citazioni greche e latine, per dire che il suo ex datore di lavoro incarna il Vangelo e lo spirito cristiano del “fare verità”. A questi dibattiti pubblici le domande non sono consentite. Ma è un’abitudine cui non bisogna rassegnarsi. Sicché alla fine mi sono dato la parola da solo e ho chiesto a Luigi Maria il motivo per il quale definì Berlusconi “un dono di Dio all’Italia”. Lui ha risposto: “non per i soldi, ma perché ha le idee chiare”. Poi si è allontanato tra i complimenti dei presenti, protetto da molte guardie. Sull’uscio non se l’è sentita di rispondere alla domanda di Elia, che gli chiedeva conto dell’ammirazione per Craxi e relativo sodalizio. E nemmeno a Franz, che chiedeva un chiarimento sugli abusi edilizi al San Raffaele, sanzionati con condanna definitiva. Abbiamo interpellato anche Cacciari, il quale per una volta ha rinunciato all’acutezza. Quando Franz gli ha ricordato la cacciata dei mercanti dal tempio, il filosofo ha risposto: ma lui costruisce ospedali, non templi. La platea era lì per applaudire e farsi vedere, per questo ha mal tollerato il nostro intervento. Siamo stati magnanimi: avevamo nelle corde un’invettiva in stile dantesco, ma per questa volta abbiamo desistito. Un guardiano voleva a tutti i costi farmi identificare dalla polizia. Ma poi anche lui ha desistito.

Speciale Visco, materia per gli storici?

Giugno 5, 2007 on 11:37 pm | In Politica, Libertà, Informazione | 24 Comments

Visco e Speciale

Le riflessioni di Franz sul caso Visco-Speciale.

“Ci sono momenti, nella vita di una Repubblica, in cui farsi un’opinione è complicato. Quanto sta accadendo in questi giorni, protagonisti il viceministro Visco e il generale della Guardia di Finanza Roberto Speciale, si presta a infinite interpretazioni. La carta stampata si divide, il cittadino assiste allo show delle speculazioni politiche. C’è il rischio, ancora una volta, che il mistero possa sopravvivere alla verità.

Quello che sappiamo.
Nel 2006, dopo l’insediamento del nuovo governo, il vice-ministro Visco si informa dei trasferimenti previsti dal comando generale della Gdf per l’anno in corso. Non sono previsti avvicendamenti per i vertici lombardi. Visco non sembra d’accordo. A suo avviso, Milano e la Lombardia devono rientrare nel piano di riorganizzazione dei vertici delle fiamme gialle.
Consegna alcuni nomi all’attenzione di Speciale, e consiglia di provvedere vagliando le singole cariche e i rispettivi trasferimenti con i generali Italo Pappa e l’allora capo dei reparti d’istruzione Sergio Favaro, già al corrente delle intenzioni del vice-ministro. Le richieste e i tempi per soddisfarle non sembrano tenere conto dell’iter che normalmente tali procedure prevedono. Inoltre, alcune delle cariche individuate da Visco, collaborano da tempo con la Procura di Milano nelle indagini Unipol, Bnl, Antonveneta e Telecom, ecc. È il procuratore capo di Milano, Manlio Minale, a chiedere ragione delle voci sugli avvicendamenti della GdF in Lombardia. Con il suo interessamento scoppia il caso. Speciale prende tempo, avvia le procedure istruttorie per i trasferimenti.
Nel frattempo, in Procura verrà aperto un fascicolo. Speciale sarà interrogato insieme al capo di stato maggiore Spaziante. L’Ansa pubblica la notizia mettendo i fatti in relazione con le indagini su Unipol. Visco non gradisce, pretende una smentita da parte di Speciale, sostenendo egli stesso che trattasi di normali avvicendamenti, estranei alle indagini della Procura.
Ormai la vicenda è di dominio pubblico e politico.
La maggioranza, a parte alcuni esponenti che chiedono chiarimenti sulle eventuali responsabilità, protegge il suo vice-ministro. L’opposizione grida allo scandalo. Visco viene sollevato dalla delega che riguarda la Gdf. La procura di Roma si interessa al caso. Il ministro Padoa Schioppa invita Speciale, vista l’imbarazzante situazione, a dimettersi. Al generale viene offerta una carica presso la Corte dei Conti. Il rifiuto di Speciale, che esclude anche un ricorso al Tar, è notizia di oggi.

Quello che ci raccontano.
A raccogliere la ghiotta notizia arriva per primo il Giornale di Belpietro, facendone un caso. Pubblicherà il carteggio tra Speciale e gli altri protagonisti della vicenda, compresa la Procura di Milano. La tesi del giornalista Nuzzi e del suo direttore Belpietro è la seguente: la mancata motivazione dei trasferimenti voluti da Visco nasconde la volontà politica di rendere inoffensive le cariche lombarde che si stanno occupando di alcune indagini concertate con la magistratura milanese. La Cdl cavalca l’onda. Parla di scandalose ingerenze, di attentato alla democrazia. Calderoli, ben oltre i chiarimenti pretesi da alcuni esponenti della maggioranza, firma la richiesta di dimissioni del vice-ministro, dando forma istituzionale all’indignazione dell’opposizione. Berlusconi chiede elezioni anticipate. Fini rincara la dose.
A sinistra c’è imbarazzo. Il 2 giugno, durante la parata nei fori imperiali, i riflettori sono puntati su Speciale, che rilascerà un’intervista al Corriere in cui, con ostentata sicurezza, si dice sereno a pronto a dar battaglia, contro una decisione del consiglio dei ministri, quella del suo trasferimento alla Corte dei Conti, la cui legittimità, a detta di Speciale, è tutta da dimostrare.
Le dichiarazioni di Speciale sono arroganti. Questa l’opinione di due nomi del giornalismo “di sinistra” come Scalfari e Colombo. Tra i due editoriali, su Repubblica esce un lungo articolo che rilegge la vicenda in chiave pidduista. È quello che Belpietro chiamerà complottismo. Secondo l’autore, Giuseppe D’Avanzo, il complotto sarebbe ai danni dell’intera classe politica, indebolita da un “network” di poteri occulti, un “agglomerato oscuro” che si è andato costituendo all’ombra del governo Berlusconi, in grado di controllare, intercettare e ricattare anche le più alte cariche dello Stato. I trasferimenti caldeggiati da Visco sarebbero dunque il tentativo del governo di mettere mano ad una situazione che, dopo i dossier ospitati in casa Telecom, pare doveroso ridimensionare.
D’Avanzo giudica un errore quello di non aver reso pubblica l’intenzione di voler avvicendare alcune cariche della Gdf troppo vicine al precedente ministro Tremonti. Mentre legge un preoccupante atto di forza nell’offensiva di Speciale, esponente di quel “network” occulto che saprebbe gestire e stimolare le ansie degli schieramenti politici, interpretando sia il virus che la cura, inscenando complotti e proponendo soluzioni. Ma il modo in cui il governo ha tentato di coprire, anche di fronte alla magistratura, le responsabilità di personaggi come Pollari, e la negligenza con cui si è occupato di tutto il caso Telecom danno da pensare. Furio Colombo cita Speciale. Durante la parata del 2 giugno il generale destituito si rivolge a Berlusconi: sempre agli ordini, presidente. Misere leggerezze che non piacciono alla sinistra? Segnali da decifrare? Codici occulti di una nuova loggia trasversale che tiene sotto scacco la politica?
Oggi il caso è all’esame del parlamento. Crisi di governo? Rimpasto tecnico? Nuove elezioni? Per colpa di chi?

Quello che non sappiamo. Ipotesi, illazioni, speculazioni.
Su una cosa non possiamo dare torto a Belpietro: Visco non è stato chiaro. Ad ora non sappiamo per quale motivo sentisse così urgente l’opportunità di avvicendare alcune delle cariche milanesi. La Procura si era espressa in favore dell’operato delle fiamme gialle nelle varie collaborazioni con la magistratura. Inoltre, è imminente l’attuazione della “riforma ordinativa che comporterà, dal 1˚ settembre 2007, in tutto il Paese, la fusione dei Nuclei Regionali e dei Nuclei Provinciali di Polizia Tributaria in un unico reparto.” (dalla lettera di Speciale a Visco – sulle motivazioni che hanno portato il generale, d’accordo con Pappa e Favaro, ad escludere i trasferimenti richiesti dal vice-ministro).
La tesi del “network occulto” è fumosa, bisogna ammetterlo. O meglio, plausibile, ma difficile da collegare in modo incontrovertibile al caso Speciale. Dalla sua, il generale adduce esigenze procedurali che lo hanno portato (suo malgrado?) a scontentare il ministero e al successivo scontro.
Speciale ha fornito il grosso del materiale sul quale sono state costruite le tesi de il Giornale. Perché non farlo? Se davvero ha ricevuto immotivate pressioni, una volta interrogato dall’Avvocatura generale, perché non tutelarsi a mezzo stampa, facendo anche un redditizio favore allo stimato presidente Berlusconi?
Berlusconi non poteva gettare al vento questa occasione. E se fosse un cavallo vincente? Certo, una seria richiesta di dimissioni da parte di Visco dovrebbe essere preceduta dalla fuoriuscita di Previti dal Parlamento, di grazia. Ma nessuno è perfetto, e Berlusconi, si sa, dalla perfezione è proprio lontano. Ma come negare a priori che l’urgenza, che ha reso Visco tanto imprudente nel trattare con un generale così zelante, non riguardasse le indagini sul caso Unipol – Bnl? Innegabile che alcune delle intercettazioni raccolte nel merito di quelle inchieste siano potenziali spine nel fianco per la vacillante credibilità della sinistra.
E se non fosse la politica a cavalcare il giornalismo? Se fosse, ancora una volta, il giornalismo a servire la politica?
Il generale, al servizio di occulte trame, favorisce un’opposizione che mira a delegittimare il governo? Il governo, che ha provato a sbarazzarsi di alcuni uomini della Gdf per ostacolare alcune indagini della Procura di Milano, si serve dei giornali a lui vicini per montare un complotto? Magari utilizzando al meglio i recenti scandali del dossieraggio occulto, dello spionaggio tra privato e pubblico. E’ una mossa di Mastella per arrivare ad un governo tecnico nel quale il centro la farà da padrone? Il cittadino non ha modo di rispondere. Alcune tesi sembrano più logiche, altre meno. Ma nessuna è scartabile a priori perché il quadro è viziato dalla strumentalizzazione politica. Intorbidate le acque, trovare la verità diventa quasi impossibile in un Paese dove chi vuole informarsi è spesso abbandonato a se stesso, dove questa ricerca incontra mille ostacoli.
L’unica cosa certa è che il Paese non ne esce bene, anzi. Bertinotti prevede ripercussioni politiche. Impossibile dargli torto. Spiace che tali ripercussioni nasceranno da mancate risposte, da interrogativi irrisolti, da speculazioni politiche irresponsabili.
Speciale non ricorrerà al Tar. Il suo ritiro sembra annunciare un silenzio complice su tutta la vicenda. Silenzio estorto? Ricompensato? O addirittura preventivato?
100 euro che il mistero, un’altra volta, sopravviverà alla verità che nasconde. E troverà posto nel già stipato retrobottega dei ricatti”.

Francesco Baraggino

La Marcia, il video

Giugno 3, 2007 on 2:28 pm | In Politica | 94 Comments

Il 26 marzo Qui Milano libera ha partercipato alla Marcia per la sicurezza. In testa al corteo Lady Moratti, ospite d’onore Silvio Berlusconi, protetto da venti gorilla.
Non è difficile far leva sulla paura. Dopo aver governato il Paese per cinque anni (e Milano per quindici) all’insegna dello slogan “Città più sicure” i nostri eroi hanno convocato la propria audience in piazza con tanto di fiaccole, per chiedere al governo una città più sicura. Il concetto di sicurezza richiama quello di legalità. I beneficiari delle leggi su misura hanno protestato vibratamente contro la mollezza della sinistra nei confronti della criminalità da strada. Conoscono i propri elettori, sanno che la loro memoria dura un giorno. Era stata annunciata come una manifestazione di cittadini indignati, senza simboli di partito. In piazza brillavano, tra bandiere e foulard di partito, gli adoratori del magico Silvio, i tifosi di La Russa e una degna rappresentanza di nordisti capitanati da Borghezio. Abbiamo diffuso dei volantini garbati che informavano sulla criminalità da colletto bianco, ricordavano le “Città più sicure”, proponevano riforme di semplice buon senso, per esempio: eliminare i privilegi e dimezzare gli stipendi ai membri dell’oligarchia partitica in modo da costituire un fondo per la sicurezza. Gli adoratori non hanno apprezzato il nostro tentativo di dialogo, hanno fiutato che eravamo nemici, sporchi comunisti da mettere nei forni.
Abbiamo rivolto qualche domanda a Sua Eccellenza Formigoni, cavallo vincente di Comunione e Liberazione. Il “presidente di tutti” ha subito fiutato che non eravamo giornalisti su misura e ha girato la testa. La deputatessa Daniela Santanchè, pur con qualche difficoltà di comprensione, ha risposto alle domande. Viene il dubbio che la politica della Nuova Era abbia il suo volto, sagomato dal chirurgo. In attesa della discesa in campo di Flavio Briatore…

ecco il video della Marcia.

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