La Nausea/2
Giugno 2, 2007 on 3:46 pm | In Politica | 29 Comments
Ecco le impressioni di Franz, Elia, Fred e Roberto sul talk show di giovedì sera a Telelombardia.
Franz
Tante cose si potevano raccontare, descrivere, rivelare. Più d’ogni altra, ci premeva testimoniare una realtà diversa, fatta di cittadini comuni, di indignazione, di passione e di riscatto civile. Questo è per noi Qui Milano Libera. Tanto si poteva dire, ma altrettanto avevano da ridire gli altri ospiti dell’ignavo e ridanciano Parenzo. Cinque minuti di trasmissione e veniamo tacciati di fascismo. Per quei modi rudi, verbalmente violenti che fanno rabbrividire il benpensante. Era appena passato il nostro video con Sgarbi in piazza della Scala. Chi conosce il filmato ha ben altra opinione, sa da che parte stava la violenza verbale. Ma la trasmissione era organizzata perché il circo saltasse fuori comunque. I quattro giornalisti hanno giocato la parte di chi difende l’onore della categoria. E difendendo la categoria, hanno difeso Andreotti, il povero Berlusconi (una vittima!), l’informazione italiana tutta, alla quale le nostre bravate nulla aggiungono, anzi. A nessuno è venuto in mente di dire: conforta vedere che ci sono persone vive, appassionate nella difesa di valori e principi. No! Meglio darci dei fascisti. Mi torna in mente un ragazzo durante la manifestazione per la sicurezza di madama Moratti. Anche lui ci apostrofò: “Comunisti di merda!”. Ho come la sensazione che la strada sia quella giusta!
Elia
David Parenzo: poco preparato, poco interessato. Il suo unico scopo è fare spettacolo e possibilmente di bassa qualità. In questo riesce. Quindi come giornalista voto 2 come conduttore di tv spazzatura voto 8.
David Romano: ha letto qualcosa, ma i compiti non li ha fatti tutti. Ignora cose fondamentali come l’ esito del processo Andreotti, non sempre capisce bene di cosa si stia parlando e non cogliendo a pieno il tema del dibattito cerca di parlar d’altro (Tortora, colpe della magistratura). Voto 4 1/2
Pierluigi Panza: perchè in via Solferino lavori gente così è un mistero. Pretende di parlare di noi senza nemmeno aver visto interamente il blog. Si forma opinioni sul nulla e le esprime (spero non faccia così anche per i suoi articoli). Anche lui ha difficoltà di comprensione. Lo vedremo presto a Genova a protestare contro Sanguineti, da bravo cittadino indignato. Voto 3
Mario Cervi: nonostante la testata per cui lavora, a confronto con i suoi colleghi in studio fa la figura del gigante. Comunque, stando per lo più in silenzio, non dice grosse cavolate. Voto 6
Alessandro Aleotti: usa le parole più altisonanti del suo vocabolario, ovviamente a sproposito. E’ lì per provocare e quindi fa il suo compito nella triste recita. Di gran lunga il peggiore perché ha pure la pretesa di darsi un tono. Commediante di serie D. Voto 1/2
I suddetti hanno voluto giudicarci e così mi sono preso la libertà di dare le pagelle. Poco corretti mi sono sembrati i tagli nei nostri video, la scelta dei medesimi e il paragone con l’episodio dell’ hotel Raphael, ma si sa: stiamo parlando di Parenzo, basso non solo di statura.
Filippo Facci: a quanto pare è l’unico che sia riuscito a prendere la linea e quindi ad intervenire in trasmissione. Miracolato?
Fred
Credo che complessivamente la serata abbia consentito di far
emergere alcune questioni centrali sulla situazione politica del paese e
sullo stato dell’informazione, nonostante che gli invitati non si siano
dimostrati all’altezza di un dibattito approfondito per via di un’incapacità all’ osservazione critica ed originale. La tipologia della trasmissione sicuramente non ha aiutato, né la strutturazione delle sequenze video trasmesse, mal presentate, né l’accostamento con
immagini di repertorio che nulla hanno in comune con la nostra attività, che - ricordiamolo - è di informazione, testimonianza e memoria.
Roberto
Anche ieri abbiamo fatto supplenza dell’informazione, solo questo mi rincuora! La serata (in teoria) doveva mettere in luce le azioni di un gruppo di giovani che non vogliono abbassare la testa, che vogliono sapere, che vogliono soprattutto far conoscere quanto non viene scritto e mandato in onda ogni giorno. Proprio ieri avevamo davanti a noi una rappresentanza del sudiciume del giornalismo italiano, gente schiava e suddita di un potere che ormai ha ingoiato anche loro. Invano abbiamo cercato di far capire a queste persone un concetto chiaro: semplici cittadini sono costretti a fare libera informazione perchè una buona parte dei giornalisti professionisti non possono o vogliono farla più. Abbiamo ripetuto cento volte che con le nostre incursioni pacifiche e non violente vogliamo solo fare domande che ormai nessuno pone più sensibilizzando l’opinione pubblica su determinati scandali politici, economici e sociali che la gente non conosce a causa della morte del giornalismo italiano.Tutto questo i nostri interlocutori non lo hanno capito o non lo hanno voluto capire. Travisavano continuamente la verità, mettendoci in bocca parole mai dette, degne di una trasmissione di Maria de Filippi. L’unica speranza è che qualche messaggio sia arrivato ai telespettatori…Tutto il resto è stato cabaret!
La Nausea
Giugno 1, 2007 on 2:41 pm | In Informazione | 61 Comments
Ieri sera il gruppo Qui Milano libera ha partecipato a una trasmissione di Telelombardia. Non mi è ancora passata la Nausea. Sia chiaro: non mi attendevo nulla di serio: questi talk show sono spettacoli di cabaret di quart’ordine nei quali sguazza chi ha meno da dire. Ma siamo andati lo stesso. Per non lasciare nulla di intentato.
Ogni trash show ha un bravo presentatore: ieri era di turno il giovane David Parenzo, volto glabro, vestitino chiaro, voce squillante, gesticolazione superflua. Il bravo presentatore ha invitato in studio due grigiastri cronisti del Corriere della Sera e di Repubblica, una sagoma fissa da talk show di nome Alessandro Aleotti e il vecchio Mario Cervi, l’ex direttore del Giornale fondato da Montanelli e diretto da Belpietro. Di fronte a queste eccellenze da talk show ci siamo noi, semplici cittadini che osano alzare la testa. Prima che le telecamere si accendano il discorso cade sul caso Andreotti: il cronista di Repubblica e il bravo presentatore rivelano di non sapere: “ma non era stato assolto con formula piena?”. Cadono dalle nuvole quando dico che la sentenza lo ha riconosciuto colpevole, mandandolo assolto per decorrenza dei termini. Poi si accende la luce e il bravo presentatore esordisce sbagliando il nome del gruppo. Uno schermo mi presenta con foto e questa didascalia: perché quest’uomo non può parlare? Concettualmente sbagliato: la vera domanda è: perché molti altri non fiatano? Si discetta di notizie negate, scelgo come esempio proprio la collusione mafiosa del senatore a vita. Leggo una menzognera letterina scrittami da Andreotti. Il bravo presentatore mostra il biglietto al telespettatore, legge l’intestazione, compreso il mio indirizzo di casa. Le eccellenze da talk show non gradiscono, non s’arrendono nemmeno di fronte alla lettura del disposititvo della sentenza. La sagoma fissa da talk show, insaccato in un abituzzo marron, a un certo punto dice: ma cosa dovrebbe fare Andreotti, suicidarsi? Arriva una casuale telefonata, è un dipendente dell’organo ufficiale del partito azienda, tale Filippo Facci. Fa un ragionamento in tre punti. Primo: basta con questa storia dei pregiudicati nelle istituzioni, in fondo siamo tutti pregiudicati, anche Travaglio. Secondo: Ricca è un cretino. Terzo: non solo è un cretino, ma è anche una persona malata di narcisismo. Il bravo presentatore assume un’espressione soddisfatta, il giochino ha funzionato. Faccio a tempo a ricordare che quel dipendente del partito azienda in un sito internet invitò i suoi lettori a prendermi “a calci in culo”. Normale? Ma sì normale, dice il bravo presentatore, sui blog si dicono tante cose. E’ il momento dell’analisi pacata: l’intellettuale di sinistra dal volto antipatico e il vestituzzo marron ha studiato attentamente i nostri video e ha capito tutto: “volete lo Stato etico, siete un gruppo antrapologicamente fascista”. Poi rivela un angosciante retropensiero: che volete, anch’io ho un blog ma nessuno mi ha mai dedicato una trasmissione. Estraggo una fotografia: cinque poliziotti, il 29 gennaio 2005, mi buttano dentro un’auto e mi sequestrano per un pomeriggio per impedirmi di partecipare a un convegno. Non è fascismo questo? e perché le eccellenze non risultano sgradite ai questori pavidi? Il bravo presentatore manda la pubblicità.
Franz evoca Montanelli e la sua dura reprimenda sull’Italia berlusconiana, “la feccia che risale il pozzo”. Mario Cervi, che nel 1993 scelse il partito azienda mentre Montanelli era linciato dalla feccia, si sveglia di soprassalto e dice: ma voi lo sapete che quando fondammo il Giornale, a sinistra ci davano dei fascisti?! Non è quello il tema, noi non c’eravamo, ma la colpa è nostra. In studio c’è una signora molto bionda, dal trucco pesante. Il bravo presentatore la incarica di leggere le mail dei telespettatori, accortamente selezionate. Non sia mai, come si lascia sfuggire il bravo presentatore, che ne arrivino tutte a favore di Ricca. La valletta ne legge alcune a favore: dicono che è ora di alzare la testa. E più numerose contro: dicono che sono un povero demente. La più volgare è quella di un consigliere comunale del partito azienda: ha tentato di telefonare ma non ha preso la linea, e così ha scritto un messaggio. In teoria il tema della puntata sarebbero i nostri video. Me ne erano stati annunciati in scaletta almeno cinque. Ne vengono trasmessi due e mezzo, accortamente tagliati. Il bravo presentatore ha scelto i più eccitanti: l’incontro con Sgarbi e quello con Fede, più la contestazione a Fassino a Torino. Cerco di far capire che dentro ogni nostra iniziativa c’è una verità scomoda, uno scandalo rimosso, il segno di una rivolta morale. Ma nel teatrino la boutade e l’insulto valgono quanto l’argomentazione, e la impediscono. Le eccellenze sono tutte d’accordo: il vostro non è giornalismo, come se il problema fosse quello. In fondo, aggiunge il grigiastro del Corriere, sui giornali le notizie ci sono. E poi, contestare non infastidisce minimamente i potenti. Ragionare – come propone Roberto - sulla crisi di credibilità dei media nazionali, sul grave deficit di libertà di informazione registrato da tutte le istituzioni internazionali, sul conformismo dilagante della casta giornalistica e sulla concentrazione del potere mediatico nelle mani di una ristretta oligarchia d’affari e di partito: questa è un’impresa troppo ardua nel recinto gestito dal bravo presentatore. Il discorso cade su Emilio Fede: spiego che non è solo un personaggio ridicolo, è un servile funzionario del partito azienda che aggrega il consenso del pubblico da soap opera sfruttando un bene pubblico come l’etere, dentro una falsa cornice giornalistica. Il bravo presentatore obietta: ma no, Emilio Fede è un grande professionista. Il cronista del Corriere si sente chiamato in causa dalla mia invettiva a Fede: non tutti i giornalisti sono servi, precisa. Poi sostiene: ma Fede non è un problema, tutti sanno da che parte sta. Porre il problema della deontologia professionale e del martellamento dei cervelli: ecco un’altra impresa troppo ardua dentro la fiction gestita dal bravo presentatore. E poi, noi chi siamo per farlo? L’insaccato nell’abituzzo marron s’indigna: ma da quale autorità morale siete stati investiti per parlare così? Il cronista di Repubblica si associa: in fondo i cittadini possono votare e se votano in un certo modo bisogna rispettarli. Non li sfiora il pensiero che la libertà di critica è il bene più prezioso in democrazia e che il voto, specialmente in un regime neo-oligarchico, non è il solo modo per esprimere il dissenso. Ai desk redazionali le urgenze sono altre: inseguire l’ultimo lancio d’agenzia e farsi trovare pronti al prossimo scatto di carriera. Cerco di far passare il caso Europa 7 e la storia delle frequenze abusive di Rete 4. Il bravo presentatore mi interrompe: ma sì, la storia è nota. Il grigiastro di Repubblica completa: ma lei se la prende solo con Berlusconi e le sue leggi su misura, nel caso Europa 7 c’è una responsabilità anche del centrosinistra. Vuol dimostrare che ha studiato. Prima di vedere il video con Fassino il grigiastro del Corriere cala l’asso: siete faziosi, ve la prendete troppo con Berlusconi. E sostiene di aver guardato quasi tutti i nostri filmati. Dopo aver visto la dura critica a Fassino ribadisce: vedete, in fondo è una critica a Berlusconi. E poi che novità è, da quanti anni sui giornali scriviamo che esiste il problema del conflitto di interessi? Non riesce a capire che il cancro chiamato conflitto d’interessi ammorba l’intera società italiana e che la novità di quel video è aver fatto dire a Fassino che la soluzione al conflitto d’interessi non è (come non è mai stata) una priorità. Il cronista di Repubblica s’è portato un foglietto d’appunti: elenca, con qualche strafalcione, alcune responsabilità della magistratura, ricorda il caso Tortora. Anche questo è da criticare, sostiene. Il bravo presentatore incalza: lei andrebbe a criticare un magistrato? Non fanno sconti: per essere credibili dobbiamo farle proprio tutte le battaglie, senza guardare in faccia nessuno. Anche il cronista del Corriere ne ha una da suggerirmi: estrae un trafiletto che fa cenno a un presunto favoritismo accademico al figlio del poeta Edoardo Sanguineti. La notizia non l’ho verificata, dice, ma lei andrebbe a Genova a criticare Sanguineti anche se è di sinistra? Perché no? - dico - E Lei ci viene? Vengo a guardare, risponde. Nella pausa pubblicitaria l’insaccato nel vestituzzo marron mi dà del mafioso perché non voglio ascoltare le sue idiozie. Resta il tempo per godersi un fuori programma ad alto tasso emotivo: la scena delle monetine a Craxi nel 1993. L’occasione è buona per sentirsi dare dei “giustizialisti”, l’insaccato sostiene che noi siamo i tipi da monetine in faccia, persone violente: il problema non è la corruzione dilagante, ma i modi scortesi di chi la denuncia.
Il bravo presentatore mi aveva promesso che la puntata sarebbe stata dedicata interamente alle nostre iniziative. Non è vero: la seconda parte proporrà un’intervista esclusiva a Corona, il paparazzo che ricattava i vip. Roba forte, di sicura presa, con le eccellenze che rimangono a commentarla in studio, insieme a una soubrette africana.
Altri dettagli eloquenti potrei ricordare. Ma la sostanza è la Nausea: di questi tempi è un sintomo di integrità mentale: chi se la sente addosso deve fare da sé, liberando la parola, unendo le forze, in rete e in strada. Ho accettato di partecipare a quell’appiccicoso talk show per un solo motivo: invitare le persone consapevoli a mettersi in gioco in prima persona, per rompere gli schemi. Un’impresa ardua, quasi disperata. Ma rassegnarsi sarebbe più triste. E la libertà è anche divertente. Questo ho detto e mi basta. A qualcuno - lo vedo dalle mail che mi giungono - il messaggio è arrivato. Lo stomaco chiuso è stato il prezzo da pagare. Il resto sono chiacchiere da talk show.
(Seguiranno le impressioni degli amici con i quali ieri sera ho condiviso la Nausea)
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