Il Muto di Milano

Agosto 31, 2007 on 12:27 pm | In Economia | 61 Comments

Alessandro Profumo si avvale della facoltà di non rispondere. L’uomo è brillante, ma timido: basta sussurrargli una innocua parolina per zittirlo. La parolina è: Geronzi. La prima volta che lo incontrai abbandonò una conferenza perché non voleva essere ripreso dalla nostra videocamera. L’altra sera l’ho incrociato alla festa dell’Unità di Milano, mentre passeggiava teneramente tra gli stand insieme a Gad Lerner. Gli ho chiesto conto della nomina del suo alleato Cesare Geronzi alla presidenza del consiglio di sorveglianza di Mediobanca. Non ha risposto. Ho insistito. Silenzio. Solo una smorfia di disappunto, una mano a coprire l’obiettivo e il sorriso imbarazzato della moglie. Questa volta almeno non è scappato, evidentemente si sente al sicuro tra i militanti post-diessini: alcuni dei quali, infatti, hanno inveito contro di noi, rei di turbare l’ascolto del monologo del ministro Bersani, anch’egli muto sul caso Geronzi. Ho pensato ingenuamente che almeno Gad Lerner, antico cronista d’assalto di Lotta Continua, trovasse il fegato per una breve risposta. Niente. Prevale in questi casi la fedeltà all’amicizia altolocata. Abbronzato, disteso, ridacchiante l’Infedele si è limitato a dire: non è questa la sede e poi io di Geronzi ho già scritto su Vanity Fair. Poi ha scortato l’amico banchiere fino all’uscita. “Vuoi dormire da me?”, questa l’ultima premura. Se incontrate Profumo rivolgetegli anche voi una domandina su Geronzi e l’etica del capitalismo: in un Paese serio il gran capo di Capitalia non potrebbe nemmeno vendere aspirapolvere alle feste di partito. Onore intanto a Massimo Riva, anziano giornalista economico, che sulle colonne dell’Espresso a metà agosto ha posto la questione senza troppi giri di parole. Ecco il video del siparietto con il Muto di Milano.


Olof Palme

Agosto 29, 2007 on 7:43 pm | In Politica | 33 Comments

Il 28 febbraio 1986 Olof Palme venne ucciso a colpi di pistola nel centro di Stoccolma. Tornava dal cinema insieme alla moglie, senza scorta. Aveva cinquantanove anni. L’omicidio dello statista svedese è tuttora avvolto dal mistero e una delle piste porta in Italia, a Licio Gelli. In effetti, molti avevano interesse a eliminarlo. Sensibile alle cause del terzo mondo, fortemente critico del comunismo di Mosca e dell’imperialismo di Washington, fautore del “neutralismo attivo”, impegnato nella lotta per il disarmo, tra i primi a considerare la liberazione della donna e le compatibilità ambientali come priorità di una sinistra moderna, Olof Palme è stato tra gli innovatori della socialdemocrazia europea nel dopoguerra. Un gigante, al confronto degli attuali nani. Una recente biografia di Aldo Garzia ne ricostruisce la vita e la misteriosa morte. Ho intervistato l’autore. Ecco il video.

Aldo Garzia
Olof Palme - Vita e assassinio di un socialista europeo
Editori Riuniti

Vincenzo Garraffa, Dell’Utri e la mafia

Agosto 27, 2007 on 4:50 pm | In Informazione | 41 Comments

Il 14 maggio 2007 la corte di appello di Milano ha confermato una condanna a due anni di reclusione per il senatore Marcello Dell’Utri e il boss della mafia Vincenzo Virga per tentata estorsione aggravata nei confronti del dottor Vincenzo Garraffa, già primario di radiologia all’ospedale di Trapani, già senatore repubblicano e sindaco di Trapani. Il fatto risale ai primi anni novanta, quando Dell’Utri era amministratore di Publitalia, Virga capo di Cosa Nostra a Trapani e Garraffa presidente della Pallacanestro Trapani. Dell’Utri vantava un credito di 750 milioni di lire da Garraffa come commissione di agenzia per un contratto di sponsorizzazione. Ovviamente li pretendeva in contanti e in nero. Garraffa rifiutò, ritenendo ingiustificata la richiesta. In un colloquio svoltosi a Milano 2, con un’affettuosa pacca sulla spalla Dell’Utri provò a convincerlo con le buone: “Le consiglio di ripensarci, abbiamo uomini e mezzi per convincerla a cambiare opinione”. Garraffa non accettò il consiglio. Qualche tempo dopo, a Trapani, ricevette in ospedale la visita di due distinti signori: il mafioso Vincenzo Virga, poi condannato all’ergastolo, e un suo collaboratore, anch’egli affiliato a Cosa Nostra. A nome e per conto del braccio destro di Berlusconi, i due mediatori d’affari si proponevano di “aggarbare” la questione, trovando un accordo tra gentiluomini. La soluzione prevedeva che Garraffa si convincesse a pagare. Ma Garraffa non pagò. In seguito, nel contesto di un’inchiesta antimafia la magistratura aprì un’indagine, chiamò Garraffa a testimoniare, trovò i necessari riscontri, che hanno prodotto una sentenza di condanna, poi confermata in appello (per la cronaca, ne hanno dato notizia solo due quotidiani nazionali: L’Unità e, con un articolo di taglio basso a pagina 22, il Corriere della Sera). Nel frattempo Garraffa era stato emarginato dal mercato pubblicitario nazionale, screditato a mezzo stampa dal Giornale, depennato all’ultimo minuto da una puntata antimafia del Maurizio Costanzo show. E ha dovuto lasciare la Sicilia. Per intercessione dell’amico Pasquale Caterisano, l’ho intervistato. Ecco il video di youtube. Domani la versione integrale dell’intervista su google video. Qui un volantino sulla vicenda.


Qui Milano Libera

Agosto 24, 2007 on 5:19 pm | In Informazione | 28 Comments

Ricevo molte mail di complimenti, condivisione, solidarietà. Mi fanno naturalmente molto piacere e ringrazio tutti. Ora basta però. Come ho già scritto, ci sono due modi più utili per esprimermi una solidarietà attiva. Questi.

1 Attivarsi in prima persona
2 Partecipare alle iniziative

C’è un ulteriore, concreta possibilità per darci una mano: versare un contributo economico. I soldi che dovessero arrivare li investiremo in strumenti di lavoro e così potremo fare meglio e di più: senza padroni, come al solito. Anche per questo abbiamo formalmente costituito l’associazione Qui Milano Libera con tanto di statuto e conto corrente presso la Banca Etica. Chi vuole può chiedere la tessera scrivendo a info@quimilanolibera.net. Grazie a tutti fin d’ora.
Il conto ha queste coordinate:

Qui Milano Libera
Banca Popolare Etica
c.c. 121620 - ABI: 05018 - CAB: 01600 - CIN: Y

EUR IBAN: IT80 Y050 1801 6000 0000 0121 620
Codice BIC: CCRTIT2184B

Conciliazione obbligatoria

Agosto 23, 2007 on 12:37 pm | In Libertà | 53 Comments

Sono indagato a Lecco, per violazione dell’articolo 650 del codice penale.
Qual è il reato? Questo.

Art. 650 - Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità
“Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per
ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o d’igiene,
è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a
tre mesi o con l’ammenda fino a lire quattrocentomila”.

Perché la Procura della Repubblica di Lecco mi ha inviato un avviso di garanzia per questo reato? Perché non ho accettato un suo invito a presentarmi per un “tentativo di conciliazione” con il signor Pietro Caltagirone, che mi ha querelato per diffamazione.
Perché il signor Caltagirone, direttore dell’azienda ospedaliera di Lecco e pregiudicato per abuso di ufficio e falso, mi ha querelato per diffamazione? Perché ha ritenuto offensivo questo articolo, poi accluso a un volantino con gli estremi della condanna, diffuso a Lecco dal mio amico Duccio, querelato anch’egli.
Perché non ho accettato l’invito? Perché - a differenza del querelante - non ho commesso alcun reato e dunque non ho nulla da conciliare.
E’ stato davvero esperito il tentativo di conciliazione? No. Lo so perché Duccio s’è presentato ritrovandosi a rispondere soltanto alle domande di un luogotenente di polizia giudiziaria.
Era un obbligo accettare l’ “invito” a comparire? Non lo era, tant’è vero che nell’ “invito” notificatomi dai Carabinieri non si faceva menzione di alcuna sanzione in caso di assenza.
E’ normale che per effetto di una querela, sia pure sporta da un personaggio così prestigioso, si venga immediatamente convocati per conciliare? Non lo è. Anzi, le querele di un comune cittadino normalmente non vengono nemmeno prese in considerazione.
Prima ancora: è fondata la querela sporta dal signor Caltagirone? A colpo d’occhio si intuisce di no. Abbiamo raccontato semplici fatti, i quali talvolta possono anche risultare offensivi, ma quest’effetto è inconciliabile.
Sicché quella querela era ed è da archiviare senza indugi. Invece la pubblica ministera lecchese, prima ancora di archiviare la pratica o chiedere il rinvio a giudizio, mi ha spedito una bell’informazione di garanzia per violazione di un obbligo insussistente.
Non ho motivi per ritenere che sia in malafede; non grido al complotto della magistratura faziosa e politicizzata. Mi limito a criticare specifici provvedimenti, difendendomi entro il quadro delle regole. Questa è una delle differenze fra la masnada berlusconiana e le persone serie.

Il 19 settembre sarò a Lecco a condurre un incontro pubblico con Marco Travaglio. Può essere l’occasione per ricordare due semplici concetti:
1 I pregiudicati per reati contro la pubblica amministrazione devono essere cacciati dalla pubblica amministrazione.
2 La libertà di espressione è inviolabile. E nessuno deve farsi intimidire da una querela. Che è un segno di arroganza se proviene da chi ha tutti gli strumenti per rispondere alle critiche in sede di dibattito pubblico.

Daniele Biacchessi

Agosto 22, 2007 on 2:23 pm | In Democrazia, Informazione | 1 Comment

Ustica. Capaci. Piazza della Loggia. Italicus. Stazione di Bologna. Piazza Fontana…
Stragi di innocenti segnano la recente storia italiana. Stragi impunite, depistate, secretate. Stragi dimenticate. A volte i processi si celebrano sessant’anni dopo perché qualcuno ha chiuso i fascicoli in un armadio: è il caso degli eccidi nazifascisti. A volte le inchieste individuano gli esecutori materiali, ma lasciano indisturbati i mandanti e i loro complici. Altre volte ricostruiscono la verità storica, senza riuscire a punire i responsabili. La prima parola chiave è Impunità; la seconda è Oblio. Sulle verità storiche incombe la dimenticanza, se non il revisionismo: la riscrittura interessata dei dati di fatto. Che è un modo per uccidere due volte. La terza parola chiave è Ricatto. Quanti conoscono pezzi di verità e non parlano? Quale inquinamento della vita pubblica e quale vantaggio competitivo nel retrobottega della repubblica ha prodotto il Potere di Ricatto?
Ricordare, non stancarsi di chiedere verità e giustizia è un dovere. Ecco perché è utile il lavoro che da anni porta avanti Daniele Biacchessi con il suo Teatro Civile.
Pochi giorni fa ho avuto con lui una lunga conversazione su questi temi. Lo spunto è il suo ultimo libro: “Il Paese della vergogna”, Chiarelettere Edizioni.

Intervista a Daniele Biacchessi su www.arcoiris.tv

www.retedigreen.com

Genova 2001, la verità di Agnoletto

Agosto 21, 2007 on 7:07 pm | In Politica | 32 Comments

I fatti di Genova 2001 stanno venendo faticosamente alla luce. Quel che resta nell’ombra sono le cause. Una tragica sequenza di errori? Un improvviso rigurgito di fascismo? Un freddo disegno di potere sfuggito di mano? A distanza di sei anni le domande chiave sono ancora inevase. Perché i Carabinieri attaccarono il corteo? Perché la notte tra il 21 e il 22 luglio la Polizia fece irruzione alla scuola Diaz? Quale fu realmente la catena di comando? Quali i legami fra forze dell’ordine e politica? Per quale motivo la promessa commissione parlamentare di inchiesta non è stata costituita? Gianni De Gennaro che ruolo ebbe? Ed è vero che il suo gruppo di fidati collaboratori si avvia a monopolizzare ordine pubblico e servizi di sicurezza in questo Paese? Vittorio Agnoletto, da portavoce del Genoa Social Forum, fu un protagonista delle giornate genovesi. In questa lunga intervista che mi ha rilasciato a fine luglio, esamina i fatti e ricostruisce un inquietante retroscena della “macelleria messicana”, parlando anche dell’evoluzione del Movimento ed esprimendo il suo dissenso nei confronti del G8 2009, programmato alla Maddalena. Ecco il video.

Saverio Ferrari/2

Agosto 17, 2007 on 3:31 pm | In Politica | 70 Comments

Strage Piazza Fontana

In un secondo colloquio con Saverio Ferrari abbiamo rievocato le principali stragi di matrice fascista: piazza Fontana, piazza della Loggia, stazione di Bologna. I fatti essenziali, le responsabilità accertate, il contesto storico. Quel minimo di conoscenze che, in una democrazia rispettabile, dovrebbero appartenere alla memoria collettiva. In Italia, purtroppo, la memoria è il vizio di una minoranza.
Ecco il video.

Saverio Ferrari

Agosto 13, 2007 on 6:31 pm | In Politica | 200 Comments

Gli squadristi sono tra noi. Minacciano, manganellano, accoltellano. Sono gli ultimi, demenziali adepti della lugubre ideologia novecentesca, logora ma non defunta. Un fenomeno sottovalutato, Il Neofascismo. Che non di rado si sovrappone alla criminalità comune. Che trova il suo ambiente di coltura nel disagio delle periferie urbane, nel fanatismo da stadio, nell’ambiguità della politica. Ogni tanto un episodio di violenza emerge alla superficie della cronaca. Passano pochi giorni e l’emergenza non fa più notizia. Saverio Ferrari tiene aggiornata la mappa dei gruppi della nuova destra eversiva attivi in Italia. L’ho intervistato. Ecco il video.

Gianni Alioti

Agosto 9, 2007 on 2:14 pm | In Politica | No Comments

Davvero è indispensabile investire miliardi di euro in aerei da guerra? Interpellato sul tema, il ministro Mussi ha cercato di tranquillizzarci dicendo che si tratta di decisioni del precedente governo, mentre l’attuale ha diminuito la spesa militare. Ma il dubbio c’è. E siamo ancora in attesa della risposta scritta promessaci (lo scorso 11 giugno) dal ministro della difesa Arturo Parisi.
Intanto ho intervistato Gianni Alioti, dirigente della Cisl, che ha studiato le carte e spiega perché ritiene inopportuna la partecipazione del governo italiano al programma Joint Strike Fighter F 35. L’intera operazione non ha contorni precisi ed è avvolta in uno strano silenzio. Poca informazione sui media. Nessun dibattito parlamentare. Il dubbio è che l’investimento sia funzionale più agli interessi di una lobby che alle strategie di difesa nazionale. Non a caso incontra scetticismo anche presso le gerarchie militari. Quanto alle cosiddette “ricadute positive” in termini di sviluppo economico e occupazionale, si tratta di giustificazioni suggestive, che all’analisi dei fatti si rivelano però fragili se non inconsistenti. Questa è l’opinione di Gianni Alioti. Lieti di pubblicare nel prossimo futuro, se non riterranno “troppo aggressive” le nostre curiosità, le promesse controdeduzioni del ministro della difesa o quantomeno del suo sottosegretario: l’onorevole Forgieri, firmatario dell’accordo.

Ecco l’intervista a Gianni Alioti.

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Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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