Libero sotto un regime

Settembre 30, 2007 on 12:13 am | In Politica | 42 Comments

camorra

Mi scrive un ragazzo della provincia di Napoli, si chiama Libero. Per dirmi ciò che molti fanno finta di non vedere: nel Sud c’è un regime, si chiama Mafia. La dittatura del crimine non ha solo complicità istituzionali e politiche: vive del consenso di una parte cospicua della popolazione.

Caro Piero,

si parla tanto dei monaci che si ribellano al regime della Birmania e, per carità, anch’io sono con quel popolo che sta sacrificando la propria vita per la libertà di tutti.

Io però dico che qui non si parla dei regimi di mafia che ormai dominano il mio Sud. Io sono originario della provincia di Napoli, e per 20 anni sono stato costretto a respirare quel fetido odore di camorra, la sentivo dappertutto, perfino a scuola, che dovrebbe essere un luogo di civiltà, di integrazione, di cultura, e invece neanche lì riuscivi a respirare. Ancora oggi dicono che la camorra sia soltanto uno spararsi a vicenda, mentre, soprattutto nel Nord, la camorra è business.

Vedi Piero, noi meridionali viviamo di fatto in un regime. Terre bellissime ricche di cultura e bellezze sono inquinate da questo veleno che toglie ogni speranza di libertà e di legalità. Ormai noi meridionali viviamo in una specie di regime regionale, dove le mafie di fatto hanno sostituito il potere legittimo, e sai qual è il problema? E’ che la stessa gente della mia terra di fatto ora venera come eroi nazionali questi criminali che hanno insanguinato le nostre terre, e coloro che al contrario vogliono ribellarsi a questi regimi criminali sono sempre più soli, abbandonati non solo dalla gente, ma anche da uno pseudo-Stato che di fatto è un tutt’uno con le mafie. E a proposito di rapporti mafia-politica, la cosa che più mi sconvolge e che se Cosa Nostra va a cercare il favore dei politici per ampliare il proprio potere, in Campania è il politico che cerca i clan camorristici per guadagnare voti.

Purtroppo i segnali che vedo non sono rassicuranti, come dimostra la contestazione a Casal di Principe, il giorno del ritorno alla propria città di origine di Roberto Saviano; la contestazione era degli imprenditori locali, sempre più collusi con il clan dei Casalesi: quei quattro quaquaraquà hanno detto in coro che “la camorra non esiste”, un’orrenda frase che non sentivo da chissà quanto tempo.

Ormai la mia Napoli è diventata una specie di palestra del crimine. Vediamo ragazzini di 14 o 15 anni diventare killer o navette della camorra mentre i clan di mafia ormai hanno raggiunto un patrimonio da far invidia allo Stato.

Non ce la faccio a vedere la mia terra e il Meridione comandato da questo orribile regime, ma sai qual è la differenza Piero? E’ che appunto i Birmani non ce la fanno più a vivere in un regime e vogliono giustamente la libertà, al contrario con i regimi di mafia ci si convive tranquillamente, anzi le mafie sono di fatto un punto di riferimento.

Vorrei incavolarmi ad alta voce ed esprimere il mio disgusto per tutto questo, ma il problema è: a chi mi rivolgo? A un popolo che invece di ribellarsi a questo regime lo venera? Oppure a una politica che è un tutt’uno con le mafie?

Diceva Giovanni Falcone: “la mafia non è invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti ha un inizio ma ha anche una fine”. Nonostante tutto voglio ancora crederci, alle parole del Giudice.

Libero

Post scriptum

Vi ricordo l’appuntamento di martedì 2 ottobre alle ore 20.45, Teatro alle Colonne, corso di Porta Ticinese 45, per la presentazione del libro “Il Paese della vergogna” (Chiarelettere edizioni) di Daniele Biacchessi.
Ricorderemo alcune delle stragi che hanno insanguinato l’Italia dal dopoguerra al 1993, i fatti accertati e le verità negate, insieme a Daniele Biacchessi (giornalista, scrittore e autore di teatro civile), Saverio Ferrari (studioso dell’eversione di destra) e Guido Salvini (il magistrato milanese che riaprì l’inchiesta sulla strage di piazza Fontana). Modera il sottoscritto.
L’incontro può essere l’occasione per conoscere le persone che in questi mesi hanno espresso il desiderio di entrare in contatto con noi. Siete tutti invitati a partecipare e a diffondere la notizia ai vostri amici!
Qui il volantino da scaricare, stampare e diffondere (anche via mail)

page acrobat gif Il Paese della vergogna

Roma 6 ottobre

Settembre 28, 2007 on 2:33 pm | In Politica | 39 Comments

Non sarà facile alle prossime elezioni. Voteremo ancora “contro” la Banda Berlusconi, pur senza farci illusioni sull’attuale centrosinistra? Oppure ci rifugeremo, per la prima volta, in una bella scheda nulla? E’ presto per dirlo, anche perché non si sa ancora in quale contesto e con quale legge elettorale si andrà al voto. Come ha sempre detto, Grillo non promuoverà una sua lista civica nazionale. Altri invece ci stanno pensando: Beha, Veltri, Pardi, Alagna. Hanno redatto un manifesto e il 6 ottobre hanno convocato una manifestazione in piazza Farnese, a Roma. Personalmente, e spero di sbagliarmi, ho qualche dubbio che il progetto possa avere successo: per concorrere in modo utile alle elezioni servono organizzazione, soldi, visibilità; inoltre la sua praticabilità dipende proprio dal contesto e dalla legge elettorale. Ma presenta proposte condivisibili in tema di riforma della politica e muove da un’idea sensata: l’oligarchia non se ne va da sola né si autoriforma. Occorre farle perdere consenso o incuterle questa paura. Di seguito Pancho Pardi presenta l’iniziativa.

“A tutti coloro che si sono sentiti coinvolti nei girotondi e nei movimenti di questi ultimi anni
La vittoria stentatissima alle ultime elezioni politiche e l’insuccesso davvero preoccupante alle ultime elezioni amministrative rendono ineludibile il problema della rappresentanza politica per quella parte di elettorato che continua a respingere modelli sociali cari al berlusconismo, ma non si riconosce più nei partiti del Centrosinistra.
Il tema è diventato ancora più impellente di fronte alla paralisi dell’attuale maggioranza sui grandi temi etici (laicità, conflitto di interessi, costi della politica, libertà di informazione, abolizione delle leggi ad personam). C’è il fondato timore che il progetto di rimodellare il centrosinistra con la creazione di un Partito Democratico moderato, neocentrista, favorevole a una revisione costituzionale orientata verso il rafforzamento dell’esecutivo, cui risponde una Sinistra da unire vecchia sotto il profilo programmatico ed esitante sulle ragioni stesse della sua virtuale unità, si rivelino insufficienti per battere il centrodestra alle prossime elezioni. Poiché la possibile sconfitta, oltre che dall’immutato strapotere mediatico del “cavaliere”, potrebbe dipendere proprio dall’astensione di una parte degli elettori di centrosinistra, diventa decisivo rendere disponibile una alternativa: una lista che sappia dare voce ai cittadini privi di rappresentanza.
Abbiamo già compiuto il primo passo in questa direzione, e insieme ai nostri interlocutori (Liste civiche, Associazioni, Movimenti, singoli cittadini) abbiamo proposto un Manifesto per la riforma della politica che ha avuto l’appoggio, tra gli altri, di Dario Fo, Franca Rame, Marco Travaglio, Lidia Ravera, Beppe Grillo e che ha già raccolto più di 7000 firme di adesione. Questo manifesto rappresenta la base per una grande manifestazione nazionale in piazza Farnese a Roma il 6 ottobre, che dovrà testimoniare la presenza e l’ampiezza di questa area di democrazia esigente e insoddisfatta.
Il mondo dei “girotondi e dei movimenti”, quello che ha dato un contributo formidabile alla difesa della nostra Costituzione nell’ultimo appuntamento referendario, è chiamato ancora una volta a dare uno straordinario e importante segnale per il risanamento democratico del paese.
Tutti presenti dunque il 6 ottobre a Roma insieme a quanti nutrono le stesse aspirazioni di partecipazione e di protagonismo civile!”.

Pancho Pardi

www.repubblicadeicittadini.com

A Milano ci sarà un gazebo per informazioni e adesioni venerdì sabato e domenica tra via Dante e via Mercanti, zona Cordusio. Per informazioni, anche per come raggiungere Roma da Milano scrivere a: f.baraggino@gmail.com

Mondadori Day

Settembre 27, 2007 on 1:55 pm | In Informazione | 64 Comments

Che cosa accadrebbe in un Paese democratico a economia di mercato, se una grande casa editrice risultasse essere passata di mano mediante la corruzione di giudici? Probabilmente i mezzi di informazione ne darebbero ampia notizia screditando il beneficiario della corruzione (che difficilmente avrebbe scampato la condanna grazie a prescrizione e attenuanti), quell’azienda sarebbe rimessa sul mercato, il sistema imprenditoriale denuncerebbe l’offesa alla libera concorrenza, i piccoli azionisti e le associazioni dei consumatori si farebbero sentire, il dibattito politico non eluderebbe la questione e pochi uomini pubblici accetterebbero a cuor leggero di farsi pubblicare libri da quella casa editrice.
In Italia no. Anzi, chi controlla la casa editrice rubata è il capo dell’opposizione parlamentare (e questo in un Paese democratico a economia di mercato non potrebbe capitare) e continua beatamente a godersi i frutti della corruzione (ricavi per vendite e pubblicità, influenza sull’opinione pubblica), nel devoto silenzio di alleati, avversari, giornali ed elettori.

Propongo manifestazioni davanti alle librerie Mondadori di tutt’Italia. Per informare che la Mondadori è un’azienda rubata. Il furto avvenne sedici anni fa, mediante l’acquisto di una sentenza. Esecutore della corruzione: Cesare Previti. Beneficiaria della corruzione: la Fininvest di Silvio Berlusconi (”patrimonio del Paese”, secondo Massimo D’Alema, autore Mondadori). La Cassazione ha chiuso la vicenda il 13 luglio scorso.

Metteremo a disposizione un volantino non querelabile, per raccontare i fatti essenziali. Già che ci siamo possiamo infilarci anche un accenno all’abusivismo di Rete 4, che ci sta sempre bene e non è fuori tema. Direi di farla di sabato pomeriggio, dandoci un mese per organizzarla. In contemporanea, ognuno nella propria città, o nella più vicina città dotata di libreria Mondadori. Bastano poche persone ben motivate, uno striscione, un pacco di volantini e l’avviso alla questura. Senza dimenticare il megafono e la videocamera.

Intanto ditemi se la cosa vi interessa. Ci aggiorniamo per i dettagli.
Qui un riassunto della vicenda. Di seguito un video con una prima iniziativa sul tema.


Il Paese della vergogna

Settembre 26, 2007 on 1:07 pm | In Politica | 15 Comments


Piazza della Loggia, Brescia, 28 maggio 1974

Martedì 2 ottobre

Qui Milano libera presenta il libro di Daniele Biacchessi “Il Paese della vergogna” (Chiarelettere edizioni), un compendio delle stragi che hanno insanguinato l’Italia dal dopoguerra al 1993, viste dalla parte delle vittime.

Con Daniele Biacchessi e Saverio Ferrari
(domani mi dà conferma il magistrato Guido Salvini).

A Milano, al Teatro alle Colonne di San Lorenzo,
dalle ore 20,45, in corso di Porta Ticinese 45.

Venite e fate girare la voce!

Post scriptum

Guido Salvini mi ha dato conferma.

Michela Vittoria Brambilla

Settembre 25, 2007 on 1:16 pm | In Politica | 99 Comments

Venerdì scorso Michela Vittoria Brambilla inaugurava sopra Lecco una manciata di nuovi circoli della libertà. Breve discorso e poi musica e polenta per tutti. Sono andato a rendermi conto di persona. Il volto nuovo del “liberalismo” italiano indossa fluenti capelli rossi sempre freschi di coiffeur, abitini stretti bianchi o neri, tacchi da night club. La Berlusconi in minigonna sorride a comando e si sforza di memorizzare il nome degli ammiratori. Viaggia su una mercedes sportiva, fuma sigarettine sottili, s’accompagna alla schiuma destrorsa locale, intrattiene le platee con una formidabile capacità di macinare parole senza dir nulla. Il modello è la televendita. Raccontano che sia miliardaria di famiglia e abbia vinto un titolo da miss. Prima di essere folgorata dalla passione politica, la tenutaria del “partito della libertà” gestiva ditte di cibo in scatola, destino impari alle sue doti. Poi il padrone l’ha notata (”è una che abbassa la crapa e lavora”, ha spiegato Feltri). E le ha regalato luce, per svecchiare il brand. Lei se la gode, finché dura. Non è escluso (al punto in cui siamo niente è da escludere) che ce la ritroveremo ministro. Con i suoi sorrisi di plastica e i suoi tacchi da night club. Ecco il video.


Arturo Parisi / 2

Settembre 24, 2007 on 8:18 pm | In Politica | 57 Comments

Quel maledetto vizio di non rispondere. Dall’undici giugno attendo una risposta dal ministro della difesa Arturo Parisi. Anzi due. A voce me le aveva negate, accampando varie scuse: i toni aggressivi, la mancanza di tempo, la complessità dei temi. Per salvare la faccia mi aveva promesso di rispondermi per iscritto. QUI c’è il video. Niente da fare. Non ha trovato il tempo. Oppure ha perso il biglietto con il mio indirizzo. Bene, propongo di rinfrescargli la memoria. Inviamogli tutti una mail come questa, dallo spazio per le lettere del suo sito.

Ministro Parisi,
su youtube ho visto il video nel quale l’undici giugno scorso lei promette a Piero Ricca due risposte scritte. Mi permetto di ricordarle le domande, e le faccio mie.
La prima era relativa alle novanta bombe atomiche che - secondo il Rapporto Kristensen - si trovano nelle basi di Ghedi e Aviano. Ne hanno fatto cenno nelle ultime settimane anche alcuni quotidiani. Da ministro della difesa, si sente di confermare o smentire? In caso affermativo, a quale titolo e con quali garanzie di sicurezza sono presenti ordigni nucleari sul territorio italiano?
La seconda domanda era relativa ai cacciabombardieri di ultima generazione, denominati F 35. E’ vero che il governo italiano, con firma dell’attuale sottosegretario alla difesa on. Forgieri, ha già stanziato oltre un miliardo di euro per partecipare al programma internazionale F 35? Ed è vero che si è impegnato ad acquistarne almeno cento, per un investimento attualmente stimato in 13 miliardi di euro? In caso affermativo, potrebbe spiegare a quale strategia di difesa sia ispirato tale investimento?

Il Padre Nobile

Settembre 23, 2007 on 12:04 pm | In Politica | 50 Comments

Il Partito Democratico ha un Padre Nobile: CIRIACO DE MITA.

Sarà Lui il Responsabile della Formazione dei Giovani Dirigenti del Partito.

Prima ancora di diventare segretario, Veltroni gli ha conferito questo incarico, nel disperato tentativo di convincerlo a non candidarsi alla guida del Partito in Campania, dove il Padre Nobile (che fino a pochi mesi fa era contrario al progetto del Partito Democratico) regna ancora.

I Giovani Democratici sono dunque in buone mani. Il Miglior Maestro su piazza, con il suo italiano fluente, li erudirà nell’arte di fare politica convivendo con la camorra, di occupare le istituzioni con logica da clan, di fidelizzare elettori distribuendo favori, di elevare il benessere delle clientele mettendo a frutto terremoti e altre calamità naturali e conseguenti finanziamenti a pioggia.

I compagni post-diessini digeriranno anche questa, in nome dell’Idea.

Propongo a chi sia bravo in grafica di farne un volantino, da diffondere fino al 14 ottobre incluso, il giorno delle primarie.

Inviatemi una bozza.

L’indulto, un anno dopo

Settembre 22, 2007 on 7:20 pm | In Politica | 27 Comments

Dal Corriere.it del 22 settembre

“Sono 26.752 i detenuti usciti fino ad oggi dal carcere grazie all’indulto. Di questi, circa il 22% (per l’esattezza 6.194, di cui 4.318 italiani) sono finiti di nuovo in cella per essere tornati a delinquere. Ciò non significa però - fa notare il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che in occasione della festa della polizia penitenziaria a Napoli ha reso noto i dati aggiornati al 18 settembre - che il tasso di recidiva sia aumentato dopo l’indulto: il tasso era infatti al 44% prima dell’approvazione dell’atto di clemenza il 31 luglio del 2006, mentre ora è al 42%. Un dato sottolineato anche dal ministro della Giustizia Clemente Mastella nel suo discorso. Attualmente nelle carceri italiane ci sono 46.118 detenuti di cui i definitivi sono 17.369, quelli in attesa di primo giudizio 15.718, mentre il resto si suddivide tra appellanti (8.952), ricorrenti (2.632) e internati (1.447). Grazie all’indulto le sovraffollate carceri italiane (i detenuti erano arrivati a sforare quota 60 mila nel luglio del 2006) hanno respirato una boccata d’ossigeno che, però, sembra durata solo un anno: i dati del Dap mostrano, infatti, che dai 38.847 detenuti dell’agosto 2006 (vale a dire subito dopo il varo dell’atto di clemenza) si è arrivati nel giro di un anno a 46.118, mentre la capienza regolamentare degli istituti penitenziari è di 43.140 posti. Su 26.752 indultati, il 69,2% è rappresentato dai condannati in via definitiva, l’1,8% da coloro che erano in attesa di primo giudizio, il 5,9% da appellanti, il 3% da ricorrenti, e il 20,1% da detenuti con più procedimenti a carico. Dei 6.194 detenuti che, una volta aver beneficiato dell’indulto, hanno fatto rientro in carcere, la maggior parte (4.939), sono persone nuovamente arrestate in flagranza di reato, mentre 1.190 per provvedimenti dell’autorità giudiziaria”.

Come volevasi dimostrare. A un anno dall’indulto (abbuono di tre anni di pena per molti reati commessi fino al maggio 2006) l’affollamento delle carceri è di nuovo oltre il limite di guardia.
Entro un altro anno, in assenza di riforme incisive e con l’ausilio del pacchetto sicurezza improntato alla “tolleranza zero”, è prevedibile che si arrivi alla situazione antecedente al provvedimento di clemenza. I dati ufficiali parlano chiaro. Ma il ministro Mastella preferisce parlar d’altro, vantando il fatto che la percentuali di recidivi è in lieve diminuzione. Un modo come un altro per eludere la vera questione. Che è questa: non erano escogitabili altri modi per sfollare le galere di poveri cristi? Non era possibile, ad esempio, incentivare le pene alternative e depenalizzare alcuni reati per evitare di congestionare le strutture giudiziarie e penitenziarie? Non era pensabile, se proprio indulto doveva essere, affiancare ad esso un provvedimento di amnistia, in modo da impedire ai tribunali di girare a vuoto per anni? Per arrivare all’indulto mastelliano, che nel solleone di fine luglio 2006 fu votato con sorprendente sollecitudine dall’ottanta per cento del Parlamento, fu necessario inserire nel novero dei reati indultati i tipici reati da malaffare politico e da criminalità economica, con il risultato - in abbinamento alla prescrizione breve - di depotenziare molte inchieste sul potere. Fu una bella mossa in termini di trasparenza ed etica pubblica, dopo cinque anni di governo su misura?
Prima di blaterare di “antipolitica”, occorrerebbe dare risposte credibili a domande come queste. Vero, onorevole Piero Fassino?

L’inceneritore di Brescia

Settembre 21, 2007 on 5:23 pm | In Economia, Informazione | 20 Comments

I bresciani hanno più diossina nel sangue degli abitanti di Seveso. Merito della Caffaro, ma non solo. A Brescia è in funzione l’inceneritore più grande d’Europa. Un impianto avveniristico, disegnato da fior d’architetti, con una ciminiera in tono con il colore del cielo. L’inceneritore di Brescia ha vinto un prestigioso premio internazionale. Poi si è scoperto che l’ente dispensatore del premio era sponsorizzato dalla società che ha costruito l’inceneritore. Gestito dall’Asm, la potente municipalizzata partecipata anche dall’Hopa del “capitano coraggioso” Emilio Gnutti, l’inceneritore di Brescia è una macchina da soldi e da rifiuti: per funzionare ne attrae a getto continuo, induce a produrne sempre di più. Non per nulla Brescia è una delle città meno virtuose nella raccolta differenziata.
Il 5 luglio 2007 l’inceneritore di Brescia ha procurato all’Italia una sentenza di condanna da parte della Corte di giustizia europea. Nella sentenza i giudici sottolineano che non sono state rispettate le normative comunitarie poiché il progetto di una terza linea dell’inceneritore non fu sottoposto alla preventiva valutazione di impatto ambientale e in tal modo all’opinione pubblica non fu permesso di esprimere le proprie osservazioni prima delle decisioni dell’autorità competente. Alla Corte del Lussemburgo aveva fatto ricorso la Commissione europea dopo aver avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia in cui si ravvisava la violazione delle direttive comunitarie sull’impatto ambientale e sull’incenerimento dei rifiuti.
Sono andato a Brescia a intervistare Marino Ruzzenenti. Insegnante e ambientalista attivo nel comitato “Cittadini per il riciclaggio”, autore del volume “L’Italia sotto i rifiuti” (Jaca book), Marino Ruzzenenti ha seguito fin dall’inizio la vicenda dell’inceneritore di Brescia e la definisce un modello negativo, sul piano ambientale ed economico, in fatto di gestione dei rifiuti.

Ecco il video.

Raffaele Simonetti

Settembre 20, 2007 on 4:20 pm | In Politica | 40 Comments

Ci dibattiamo impotenti, disperati nel regno dell’assurdo. Dove i servi comandano e le troiette di regime sono riverite. Vedi i porci dare lezioni di buone maniere e i topi di fogna, abbattute le dogane, rimpannucciarsi nell’abito da festa. Il sentimento della vergogna è estinto. La menzogna ripetuta è verità. Fare spensieratamente ribrezzo è il segreto del successo. Se lo dici in pubblico, sei identificato dalle guardie.
Ma per fortuna c’è lui, il nostro amico Raffaele. Ingegnere napoletano in pensione, tessera diessina per dieci anni (ora stracciata). Per intenderci, è l’uomo con cartello e campanella nel video con Mastella, il signore distinto che ogni tanto (anche sotto l’ufficio di Geronzi) gira con occhiali foderati di fette di salame. Con il suo tocco lieve, da naturale artista del surreale, da ironico resistente alla dittatura dell’assurdo, Raffaele ci salva dal malumore. Ogni tanto mi manda una mail come questa. Ora la giro per dovuta conoscenza alla digos di Milano e al direttore del Tg2.

Caro Piero

sono in Francia a godermi il nipotino, ci sentiamo al rientro (spero prima che gli Usa invadano l’Iran). Anche alla luce del caso di Andrew Mayer bloccato con la pistola elettrica perché faceva domande scomode a Kerry, ti segnalo una mia recente riflessione (che in parte diverge dai tuoi metodi) : “LA PROTESTA CIVILE, VISTI I DESTINATARI, E’ FUORVIANTE - OCCORRE PASSARE ALLA PROTESTA INCIVILE” - si tratta di individuare i metodi. Ti dico solo le cose più innocenti che mi sono finora venute in mente:

- partecipare ad un dibattito dopo aver calpestato merda puzzolente /
indossare abiti che puzzano / tossire e soffiarsi il naso / portare
bambini che frignano / ruttare / diffondere musica / attaccare briga
con i vicini (è necessario un numero minimo)
- bloccare l’auto dei VIP al parcheggio
- spruzzare liquido colorato sulle videocamere (sulle macchine dei fotografi no, meglio tenerseli buoni)
- produrre fumo sotto l’impianto anti-incendio per attivare gli sprinkler (l’deale
sarebbe che non funzionano così si beccano una sanzione)

Ma forse basterebbe stendere un elenco corredato di indicazione di quello che si
rischia (civile/penale) e lasciar fare alla natura (vedi Mauro Mazza al TG2 sulle “nuove tragedie”).

Ne riparliamo a voce.
Raffaele

Post scriptum

E comunque quel Cremonesi è proprio str… - se la prossima volta me ne segnali la presenza glielo vado a dire.

Dopo aver letto questo post, Raffaele mi ha scritto una nuova mail…

Caro Piero, essendo in Alta Savoia intento a godermi il nipotino ho letto il pezzo con ritardo.
Ringrazio sentitamente e aggiungo solo qualche parola di chiarimento alla mail, scritta di getto, di cui non dubito tu abbia compreso lo spirito, ma vorrei un po’ chiarire per i lettori del blog.
In sostanza io affermo che con la protesta civile (in quanto proveniente da dei “cives” – cittadini – con metodi e maniere civili) c’è la possibilità che la qualifica di civile venga automaticamente riconosciuta (sbagliando) ai destinatari della protesta; insomma un eccesso di “buonismo”.
Non mi illudo che sia una ricetta magica, ma solo un modo per far passare più chiaramente il messaggio che è al fondo di tante proteste: “il re è nudo” (e sta pure perdendo ogni residuo senso del pudore). Una lotta impari, di lillipuziani, contro le “armi di distrazione di massa” messe in campo quotidianamente dai mezzi di informazione al servizio del pensiero unico ma che va portata avanti per sé stessi e per tutti i nipotini, presenti o futuri. Possibilmente con risultati, dato che trovo riduttiva la motivazione che: “dà un senso alla nostra vita” perché lascia scoperto il problema di “dare un senso alla vita” di Mastella, Geronzi, Sgarbi, Fassino e compagnia.
E il primo e fondamentale risultato da perseguire è quello di aumentare in chi osserva la “consapevolezza” dell’ attuale situazione, che non è bella.
Infine per chi associa “civile” con “non-violento” e quindi “incivile” con “violento” consiglio un qualsiasi dizionario dei sinonimi e dei contrari.
N.B.: La “consapevolezza” fino a non molti anni fa era detta anche “coscienza”, casomai con la precisazione: “di classe”.

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Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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