Farmacie medievali
Settembre 19, 2007 on 3:47 pm | In Politica | 36 Comments
La società chiusa, organizzata per caste, ha un suo fortino inespugnato: le farmacie. Ieri c’è stata una manifestazione a Roma. Renzo Gatto, farmacista senza farmacia, mi ha scritto questa lettera.
Caro Piero,
conosci la situazione dei farmacisti NON proprietari di farmacia? E’ drammatica.
Siccome il numero delle farmacie in Italia è a numero chiuso (normativa della pianta organica ), chi si laurea in farmacia può solamente pensare a un futuro di dipendente a 1.200 euro al mese o scegliersi altro mestiere.
Per i figli di farmacisti titolari, invece, la farmacia è garantita per legge. E questo perché la farmacia è una concessione governativa, data per concorso (che sono rari e tutti manovrati), poi una volta “vinta” rimane tua per sempre, puoi venderla o cederla al figlio, amante ecc.
Naturalmente non per tutti i professionisti è così: se un medico, vinto il concorso a primario, poi lo cedesse al figlio o lo vendesse, sarebbe uno scandalo. Non è concepibile. Al farmacista, invece, ciò è garantito dalla legge.
Inoltre: un avvocato, un medico, un ingegnere, un commercialista, pur con molte difficoltà, può aprire un proprio studio e svolgere il mestiere per cui ha studiato. Il farmacista no. Per legge non può aprire un proprio esercizio farmaceutico. Poco importa che sia laureato in farmacia e sia abilitato. Può fare il farmacista solo “sotto padrone”, non in proprio.
Nell’Italia dei privilegi, la corporazione dei proprietari di farmacie impedisce a giovani professionisti di svolgere il proprio lavoro. Questi sono solo due, macroscopici punti, ma tanto basta per capire che il Medioevo normativo è tra noi e si alimenta con i nostri soldi. Già nel 1888 Crispi aveva cercato, invano, di porre rimedio.
Ecco un un passaggio della discussione sulle liberalizzazioni nel Parlamento Unitario nel 1888:
“… La professione dei farmacisti è la sola che conserva ancora le forme medioevali delle corporazioni e dei mestieri e quindi può durare solo transitoriamente. Ogni limite, o signori, è un privilegio che torna a danno delle popolazioni. Dalla libertà dell’esercizio delle farmacie non si può ricavare che beneficio…”.
La liberalizzazione voluta dall’allora Presidente del Consiglio Francesco Crispi fu bloccata da un senatore veneto titolare di farmacia. E adesso ci si mette Livia Turco.
C’è un risvolto inquietante. L’arroganza dei proprietari di farmacie riuniti sotto il nome di “Federfarma”, è tale che dichiarano apertamente di pagare i politici e i partiti per tenere ferme questi leggi da Medioevo.
Lo ha fatto il dottor Giorgio Siri, presidente di Federfarma, in una intervista a Report. Ecco la trascrizione:
BERNARDO IOVENE (fuori campo)
Oggi i partiti possono ricevere soldi da chiunque, ma a partire da una certa cifra, e questo lo vedremo dopo, bisogna dichiararli alla Camera dei Deputati.
DAL TG3 19/07/2006
“Oggi sono rimaste chiuse in tutta Italia le farmacie private per protesta contro il decreto del governo sulle liberalizzazioni… ”
BERNARDO IOVENE (fuori campo)
Questa estate è scoppiata la polemica sulla norma che consente ai supermercati di vendere i farmaci da banco. I titolari delle farmacie hanno protestato contro la lobby Prodi-Bersani-Coop.
BERNARDO IOVENE
Avete avuto questo scontro con il parlamento, però voi insomma avete rapporti all’interno del parlamento, addirittura finanziate sia forze politiche che singoli deputati?
GIORGIO SIRI- Presidente Federfarma
Certo, certo… no noi abbiamo rapporti sia con la maggioranza sia l’opposizione, abbiamo…
BERNARDO IOVENE
Siete una lobby?
GIORGIO SIRI- Presidente Federfarma
Mah ecco, l’importante è capire cosa vuol dire lobby. Noi diciamo interveniamo nei confronti di forze politiche, di parlamentari singoli, in modo particolare Commissione Sanità, Camera e Senato…
BERNARDO IOVENE
Cioe’ finanziate?
GIORGIO SIRI- Presidente Federfarma
Finanziamo, finanziamo con cifre che singolarmente vanno da un minimo di alcune migliaia di euro a un massimo di diecimila euro per singolo parlamentare.
BERNARDO IOVENE
Per cui voi con questi finanziamenti che cosa sperate?
GIORGIO SIRI- Presidente Federfarma
Noi con questi finanziamenti speriamo di rendere edotti i parlamentari, di spiegare le perplessita’ che alcuni provvedimenti possono crearci, essendo farmacisti facciamo proprio le cose con il bilancino. I due schieramenti prendono esattamente la stessa cifra, su un ordine di grandezza sull’ordine di 1.000 euro complessivi.
BERNARDO IOVENE
Cioe’ quanto?
GIORGIO SIRI- Presidente Federfarma
Siamo andati sull’ordine di 250 mila euro complessivi, quindi 125 mila uno, 125 mila l’altro, che sono la somma di tanti 5 mila, 10 mila, 7 mila tre mila, 8 mila dei vari parlamentari.
BERNARDO IOVENE
Come funziona? Questi 250 mila euro che voi date ai partiti sono soldi di chi?
GIORGIO SIRI- Presidente Federfarma
Dei farmacisti.
BERNARDO IOVENE
Li sceglie lei, le persone le sceglie lei?
GIORGIO SIRI- Presidente Federfarma
E certo… mah li scegliamo a livello di incontri che abbiamo. Ovviamente i rapporti maggiori li abbiamo con le due Commissioni come ho detto prima, Camera e Senato della Sanità. Abbiamo qualche rapporto ovviamente con organi istituzionali, Ministero dell’Economia, Ministero della … no della Pubblica Istruzione un po’ meno, no c’era anche quello perché ogni tanto era interessante anche prevedere i poli professionali…
BERNARDO IOVENE
Cioe’ i politici che fanno riferimento… .
GIORGIO SIRI- PRESIDENTE FEDERFARMA
Esatto che fanno riferimento ad alcuni Ministeri che sono importanti per la nostra categoria.
BERNARDO IOVENE
Che possono aiutare… possono insomma…
GIORGIO SIRI- PRESIDENTE FEDERFARMA
Possono soprattutto contrastare eventuali cose che potrebbero caderci sulla schiena, sulla testa senza che il politico si renda conto del danno prospettico che potrebbero fare queste cose.
BERNARDO IOVENE (fuori campo)
La tegola sulla testa sono riusciti ad evitarla per anni impedendo la possibilità di vendere nei supermercati, e a prezzi più bassi, i farmaci da banco come avviene in buona parte del mondo. Questa volta però, non ce l’hanno fatta.
BERNARDO IOVENE
Lei dice il finanziamento al politico…
GIORGIO SIRI- Presidente Federfarma
Il finanziamento al politico, migliora ovviamente il rapporto che poi non porta al risultato, però da la possibilità di una facilità di accesso al dialogo molto piu’ effettiva penso di qualcun altro.
BERNARDO IOVENE (fuori campo)
E con il dialogo sono riusciti ad ottenere dal ministro della salute, l’impegno di occuparsi delle farmacie che subiranno la concorrenza dei supermercati. E tutto è a norma di legge, non quella del finanziamento pubblico ai partiti perché è stata abrogata dal referendum del 1993.
Finanziamenti ai Partiti da parte di Federfarma
Di seguito sono riportati alcuni dei finanziamenti che Farmacia libera è riuscita a scovare sotto la dicitura Federfarma (fonte Camera dei Deputati).
Sicuramente ce ne sono molti altri sotto altre voci e “denominazioni” che fanno riferimento a Federfarma.
Ricordo che recentemente è stata approvata una leggina che obbliga a rendere pubblici i finanziamenti solo se questi sono superiori a 50.000 euro fino al 2006 il limite era 5.000 euro. Per cui non è possibile accedere e verificare i finanziamenti erogati nel 2007 da parte di Federfarma per gli importi fino a 50.000 euro senza autorizzazione esplicita da parte dei soggetti interessati.
Anno 2004
Federfarma Roma 7.000 euro a Bettoni Monica (Medico, Senatrice DS membro della XII Commissione Affari sociali nella XIV legislatura. Sottosegretario di Stato per la sanità nella XIII legislatura).
Federfarma 5.000 euro a Laboccetta Amedeo (AN, trattasi di contributo per campagna elettorale).
Federfarma 13.000 euro a Enrico Letta (nel 2004 è stato parlamentare nazionale e poi europeo).
Federfarma Roma 13.000 euro a Nicola Zingaretti (eurodeputato DS).
Anno 2005
Federfarma Emilia Romagna 13.000 euro a Centro Sinistra per l’Emilia Romagna.
Federfarma Piemonte 15.000 euro a Forza Italia.
Federfarma Veneto 13.000 euro a Fabio Gava (Assessore alle politiche dell’economia, dello sviluppo, della ricerca e dell’innovazione e politiche istituzionali Regione Veneto. Già Vicepresidente e assessore alla sanità Regione Veneto).
Federfarma Basilicata 8.000 euro a L’Unione Basilicata.
Anno 2006
Federfarma 15.000 euro a Lega Nord
Associazione titolari di farmacia della Provincia di Venezia 2.500 euro a Lega Nord
Ciao e grazie, Renzo
Domani sera
Settembre 18, 2007 on 8:14 pm | In Politica | 16 Comments
Domani sera 19 settembre sarò a Lecco per condurre un incontro pubblico con Elio Veltri e Marco Travaglio, organizzato dal gruppo degli “Amici di Beppe Grillo” di Lecco. Dalle ore 21, alla Sala Don Ticozzi di via Ongania.
Segnalo fin d’ora che martedì 2 ottobre Qui Milano libera ha fissato un incontro con Daniele Biacchessi e altri ospiti sul tema: Il Paese delle stragi impunite. A Milano, dalle ore 20,45, presso il Teatro alle Colonne, in corso di Porta Ticinese 45.
Marco Cremonesi
Settembre 18, 2007 on 1:34 pm | In Informazione | 82 Comments
Il Corriere della Sera non ce la fa. Marco Cremonesi non ce la fa. Per sapere che cosa è accaduto ieri alla festa dell’Unità di Milano durante l’incontro con D’Alema, non dovete leggere il Corriere della Sera di oggi. Se invece volete gustarvi un nuovo episodio dell’epico scontro “politica-antipolitica”, aprite pure il Corriere a pagina 6 e leggetevi il pezzo di Angela Frenda e Marco Cremonesi. Nel sottotitolo e nel corpo di un articolo dedicato alle critiche di Grillo all’ala sinistra della Casta, si fa riferimento alla nostra presenza allo spazio Coop di Lampugnano. Il sottotitolo annuncia che D’Alema è stato “contestato dai puffi di Ricca”. L’articolo racconta che ieri eravamo in quindici con le mani alzate e che mentre D’Alema si difendeva sulla questione dell’uso disinvolto degli aerei di Stato, noi l’avremmo interrotto imputandogli la “colpa della Bicamerale”.
Questo racconta il Corriere ai suoi lettori. Ora vediamo i fatti.
Ieri sera eravamo più di venti (con un’età media di 25-30 anni inferiore a quella dei militanti eternamente plaudenti) e abbiamo tenuto la mano alzata per circa un’ora, dovendo sopportate il solito clima d’odio dovuto all’ottusa ostilità del servizio d’ordine e della base post comunista. Per fortuna una nutritissima pattuglia della digos, in vero degna di miglior causa, ci piantonava da vicino. A un certo punto D’Alema, rivelandosi meno insicuro e più disponibile del buon Fassino, ci ha concesso la parola imponendo il silenzio alla sua base di infastiditi e anzianotti militanti. Noi avevamo preparato tredici domande scritte a pennarello su fogli d’album da disegno (le metterò sul blog a disposizione di chiunque le vorrà rivolgere al ministro). L’amico Franz (un “puffo”, secondo il reporter mielino Marco Cremonesi), ha posto a D’Alema la questione Europa 7 e l’assoluta inadeguatezza della bozza di legge sul conflitto d’interessi. Temi puntuali, impegnativi, discutibili, nient’affatto “antipolitici”. D’Alema ha menato il can per l’aia per dieci minuti senza entrare nel merito del disegno di legge Gentiloni e della bozza Franceschini sul conflitto d’interessi. In pratica non ha risposto. Ma questo non gli ha impedito di riscuotere un caloroso applauso dagli attempati militanti, i quali in parte avevano applaudito pure la domanda. C’è stato un altro botta e risposta sul caso Cavallari (soldi in nero che lo stesso D’Alema ammette di aver preso da un losco uomo d’affari pugliese) e poi una dura critica da parte di Andrej sul grande inciucio della Bicamerale. Alla quale D’Alema ha opposto la solita difesa d’ufficio: “Volevamo modernizzare l’Italia”. Applausone dei militanti: che si bevono tutto, da sempre, per puro bisogno di credere in qualcosa. E dunque vivono come un’onta ogni dubbio sull’infallibilità dei capi. Mentre eravamo alle prese con alcuni di questi minacciosi fedelissimi, il reporter mielino Marco Cremonesi mi ha avvicinato per rivolgermi alcune domande. La prima: siete Grillini? Cercava lo scoop. Bastava che rispondessi di sì e, di questi tempi, ci sarebbe scappato il titolone. Gli ho risposto: siamo cittadini italiani. Al che ho notato la sua espressione delusa: cercava un’etichetta, e non gliel’ho fornita. Poi mi ha chiesto di raccontargli le ragioni della nostra iniziativa. Ho accennato alle domande fuori copione, all’uso disinibito della libertà di parola, alla voglia di svolgere una funzione critica eccetera. Poi ha voluto sapere del caso Europa 7 (che non conosceva) e delle nostre obiezioni sulla proposta di legge sul conflitto d’interessi, il cui nucleo è il cosiddetto blind trust, inservibile in caso di prepotere mediatico. Gli ho spiegato che quella era la sostanza del nostro intervento, aggiungendo che accennare al caso Europa 7, sia pure attraverso lo stratagemma della notizia di colore (la “contestazione”), sarebbe stata un’interessante novità per il Corriere. Cremonesi, molto accaldato, prendeva frettolosi appunti su un taccuino. E sembrava condividere alcune argomentazioni, tant’è che alla fine ha commentato: ma non c’è niente da fare, ti scontri contro il muro di gomma. Poi noi siamo andati a bere una birra (lieti di finanziare la festa nella quale Consorte è considerato una vittima dell’orco giustizialista e noi siamo visti come provocatori pagati da Berlusconi) e il mielino è andato a scrivere il pezzo sui puffi.
Scrivetegli, se credete, almeno per ricordargli il caso Europa 7. All’indirizzo mcremonesi@corriere.it. L’indirizzo del direttore è pmieli@corriere.it.
Per doverosa par condicio e per rifarci un po’ l’umore, propongo di seguito il video-incontro domenicale di Qml con Sgarbi, l’assessore già truffatore dello Stato.
Gino Rigoldi
Settembre 16, 2007 on 7:42 pm | In Politica | 31 Comments
I sindaci sceriffi di sinistra hanno dichiarato guerra ai lavavetri, ai piccoli abusivi, ai senza casa. Per non lasciare lo spettro della sicurezza alle fiaccolate della destra. Il ministro degli interni Amato, ex segretario di Craxi, ora è un duro legalitario e ha preparato un decreto per liberarci da questi malfattori. Ci saranno modifiche al codice penale, verranno potenziati i presidi di polizia, se necessario si manderanno i reprobi in galera. Fino al prossimo indulto. In attesa di vedere altrettanta durezza nei confronti di falsificatori di bilancio, bancarottieri fraudolenti e mafiosi dal colletto bianco, ho intervistato don Gino Rigoldi, un prete di frontiera che non crede alla retorica della “tolleranza zero”.
Numero chiuso
Settembre 15, 2007 on 3:09 pm | In Politica | 44 Comments
Per sopperire a carenze strutturali, si filtra l’accesso ad alcune facoltà universitarie attraverso un test di ammissione. Poi si scopre che superare questo test, già in sé discutibile, in alcune università richiede un altro filtro: la raccomandazione, non sempre a pagamento. Alla vigilia di una manifestazione contro il numero chiuso, Michele da Napoli mi ha scritto questa lettera.
Caro Piero
è la seconda volta che ti scrivo, sullo stesso tema.
Ieri io, Marco, Valerio e Andrea abbiamo girato per tutto il centro di Napoli ed abbiamo diffuso un volantino contro l’università a numero chiuso. Non mi sarei mai aspettato di incontrare così tanto consenso nella gente, per strada. Fermavamo interi gruppi, i quali ci ascoltavano con interesse e facevano domande. Centinaia di persone si fermavano per leggere, per capire. Altre ci avvicinavano di loro spontanea volontà. Sulla via del ritorno, con mia immensa sorpresa, non abbiamo trovato neanche un volantino gettato per terra. Neanche uno!
Alla notizia che c’è una petizione in rete, che si può firmare, che si può essere partecipi ed attivi in questa battaglia, l’interesse delle persone si faceva più vivo.
Noi abbiamo spiegato tante cose: per esempio, che non esiste alcuna normativa europea la quale preveda il numero chiuso. La norma, in virtù della quale il Ministero dell’Università e della Ricerca difende questo criterio, indica soltanto la necessità di una formazione altamente specifica e del tirocinio, per i laureandi nelle scienze mediche ed odontoiatriche. Tant’è vero che l’Italia è l’unico paese d’Europa il quale fissa un tetto massimo di iscrizioni per la metà dei corsi di laurea attivi sul territorio nazionale. Lo fa violando gli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione. Lo fa richiedendo ai cittadini di adattarsi alla carenza di strutture, e non risolvendo la carenza di strutture a favore dei cittadini.
In Francia, Austria e Germania tutti possono iscriversi al primo anno, e devono sostenere un numero determinato d’esami per poter passare al successivo.
La gente è stanca di delegare ad una classe politica fuori del mondo.
Martedì, alla vigilia di San Gennaro, saremo tutti in piazza a Roma davanti al Ministero dell’Università e della Ricerca a far sentire la nostra voce. Chi volesse venire, può chiedere informazioni a roberta.russo@udunapoli.com.
Michele Di Mauro
Aspettando Max
Settembre 14, 2007 on 1:12 pm | In Politica | 48 CommentsLunedì 17 dalle ore 21 Massimo D’Alema è atteso alla festa dell’Unità di Milano.
Qml andrà ad ascoltarlo, sperando di potergli rivolgere alcune domande.
Alzeremo educatamente la mano, come ci hanno insegnato a scuola.
Saremo discreti, cercando di non urtare la sensibilità dei compagni del Pd.
Ci interessa amche sentire la Base: ha sognato di farsi una banca insieme ai furbetti?
Meglio non avventurarsi da soli. Venite con noi!
Appuntamento alle ore 20 davanti allo spazio coop, metro Lampugnano.
(Prego di limitare i commenti alle sole adesioni)
Lettera a Fassino
Settembre 13, 2007 on 1:56 pm | In Politica | 58 Comments
Pubblico la nostra replica a Piero Fassino, con richiesta di un’intervista. Propongo a tutti di inviargliela, con firma di adesione. L’indirizzo è p.fassino@dsonline.it.
Onorevole Fassino,
ho letto lo scambio di email tra lei e la signora Ermelinda di Lecco circa la presenza alla festa dell’Unità di Milano, mia e di alcuni amici del gruppo Qui Milano libera. Mi permetto di risponderle, in tono non polemico, anche a nome degli amici che il 2 settembre erano con me ad assistere al suo intervento. Senza commentare la proposta della signora Ermelinda di istituire un appuntamento fisso per le domande del pubblico alle feste dell’Unità, Lei Onorevole Fassino scrive che noi ci divertiamo a provocare “gazzarre” in “appuntamenti altrui”, e che da due anni, per una “evidente forma di narcisismo”, io utilizzo blog e siti internet per aggredire quotidianamente lei e i suoi colleghi di partito e coalizione. Una sua legittima opinione, non difficile da confutare, visto che la gazzarra non è mai l’obiettivo ma talora l’effetto delle nostre iniziative, visto che da elettori del centrosinistra (e in parte dei diesse) non consideriamo le feste dell’Unità appuntamenti altrui, visto che giustificare quel che infastidisce con la categoria del “narcisismo” ricorda il non lodevole metodo del processo alle intenzioni, visto che quel che lei chiama “aggressione” è un’attività di critica, certo discutibile ma puntuale e argomentata, rivolta a uomini pubblici (sempre ben protetti) di ogni colore, ordine e grado. Potremmo anche ricordarle punto per punto le domande e i temi che in questi anni abbiamo sollevato e provato a porre (con stile diverso da quello di Floris, Vespa e Fiorello: questo è innegabile) alla sua autorevole attenzione, dal ritardo sul conflitto di interessi ai sospetti brogli elettorali. E raccontarle il trattamento ricevuto, per aver osato tanto, da militanti e addetti alla “sicurezza” del suo (e nostro) partito. Senza contare che attendiamo da ben dieci mesi una sua risposta scritta a un paio di domande sul caso Europa 7, secondo la promessa del suo portavoce, dottor Gianni Giovannetti.
Ma altro è quel che ci preme.
Noi, Onorevole Fassino, non desideriamo aggredire, ma interpellare. Attività meno gratificante del battimani, ma forse più feconda del consumo passivo di talk show. Per questo ci piace valorizzare la sua dichiarata apertura al dialogo, rinnovando una richiesta già invano inoltrata lo scorso anno al suo portavoce: quella di un incontro per una video-intervista su temi di attualità politica, da diffondere sulla rete internet. Un’ora, dove e quando vuole, con promessa di serenità e buona educazione. Sono convinto che un’intervista di questo tipo, garbata ma senza copione, sarebbe un’occasione di distensione e chiarimento delle rispettive posizioni e riscuoterebbe interesse presso la comunità del web, dov’è forte l’esigenza - come certo non le sfugge - di una politica più credibile e aperta ai cittadini. Un cordiale saluto,
Piero Ricca - Qui Milano libera
Europa 7 segna un punto
Settembre 12, 2007 on 3:37 pm | In Legalità, Informazione | 42 CommentsEntro fine anno la Corte Europea sentenzierà sul caso Europa 7. Oggi l’Avvocato Generale, che agisce (in modo indipendente dalle parti e dalla stessa Corte) quale “difensore del diritto comunitario”, ha depositato le proprie conclusioni, favorevoli alle ragioni di Francesco Di Stefano. Sono in gioco, lo ricordiamo, le frequenze per una nuova tv nazionale. Qualora la Corte di Giustizia dovesse condividere le conclusioni dell’Avvocato Generale, la decisione della Corte non solo avrebbe un impatto decisivo sul giudizio promosso da Europa 7 dinanzi al Consiglio di Stato, ma non potrebbe di certo essere ignorata dal Parlamento italiano, che si appresta a discutere il disegno di legge Gentiloni, in cui il problema di Europa 7 viene affrontato in termini ritenuti, anche da forze politiche della maggioranza, ancora troppo timidi.
Occorre dunque vigilare. In attesa di un nuovo incontro con il ministro Gentiloni e con i responsabili Comunicazione dei partiti di maggioranza, ecco una sintesi delle conclusioni dell’Avvocato Generale.
L’Avvocato Generale ha innanzitutto preso atto che la normativa italiana consente «alle vecchie emittenti di usare ancora frequenze per le reti eccedenti la soglia antitrust», come Retequattro, «così da bloccare il rilascio delle stesse [frequenze] per le emittenti nuove, come Europa 7», nonostante Europa 7 abbia ottenuto la concessione nel 1999, all’esito di una gara indetta dallo Stato italiano.
L’Avvocato Generale osserva, però, che il diritto comunitario impone che lo Stato membro, una volta indetta una procedura selettiva per il rilascio di concessioni televisive, sia obbligato a rispettarne l’esito, altrimenti «verrebbe meno la ragione stessa di queste procedure se uno Stato membro (…) consentisse agli operatori privati già presenti di occupare indefinitamente il mercato», così come avviene ancora oggi in Italia con Retequattro.
Il diritto comunitario impone, in particolare, che, all’esito di una gara pubblica per il rilascio di concessioni, lo Stato debba adottare «ogni misura atta a garantire l’esercizio di tale attività», tanto più nel settore televisivo in cui le procedure di selezione vengono indette «per garantire il pluralismo dei mezzi di comunicazione».
In applicazione del diritto comunitario, pertanto, «i giudici nazionali (…) hanno l’obbligo di garantire l’effettiva applicazione del diritto comunitario» e devono, se necessario, ordinare rimedi appropriati per garantire che i diritti acquisiti dai titolari di concessione, come Europa 7, non rimangano «illusori». A tal fine, i giudici nazionali devono esaminare con rigore le eventuali ragioni addotte dallo Stato «per ritardare l’assegnazione di frequenze ad un operatore che ha ottenuto diritti di radiodiffusione televisiva in ambito nazionale a seguito di una gara pubblica».
In nessun caso i diritti acquisiti dai nuovi competitori, come Europa 7, potrebbero «svanire», neppure se gli operatori già presenti sul mercato (come Retequattro) potessero in ipotesi vantare un legittimo affidamento o un diritto consolidato, derivante da una norma di diritto interno. Anche in questo caso (che – per inciso – non sembra potersi prospettare nella specie, in presenza delle sentenze della Corte costituzionale relative alla illegittimità delle reti eccedenti), sarebbe semmai lo Stato a dover farsi carico di eventuali pretese indennitarie di tali soggetti, fermo restando l’obbligo di garantire che i diritti dei nuovi operatori trovino piena attuazione.
In base a tali premesse, l’Avvocato Generale ha così concluso:
«L’art. 49 CE richiede che l’assegnazione di un numero limitato di concessioni per la radiodiffusione televisiva in ambito nazionale a favore di operatori privati si svolga in conformità a procedure di selezione trasparenti e non discriminatorie e che, inoltre, sia data piena attuazione al loro esito. I giudici nazionali devono esaminare attentamente le ragioni addotte da uno Stato membro per ritardare l’assegnazione di frequenze ad un operatore che così ha ottenuto diritti di radiodiffusione televisiva in ambito nazionale e, se necessario, ordinare rimedi appropriati per garantire che tali diritti non rimangano illusori».
Pino Masciari
Settembre 11, 2007 on 12:27 pm | In Legalità | 41 Comments
Chi denuncia il malaffare, chi non si piega alla mafia dovrebbe essere portato ad esempio. Invece è costretto a vivere da clandestino, nell’ombra, perennemente in fuga. Questo è un segno della latitanza dello Stato. Pubblico la lettera di Pino Masciari, testimone di giustizia.
Caro Piero,
sono un imprenditore edile calabrese sottoposto a programma speciale di protezione da parte del Ministero dell’Interno dal 18 ottobre 1997, unitamente a mia moglie e i miei due bambini, perché ho denunciato la criminalità organizzata, la ’ndrangheta e le sue collusioni nella sfera Politico-Istituzionale. Da tali denunce sono scaturiti diversi processi e numerose condanne tra le quali anche contro qualche Magistrato. Tale scelta ha sconvolto l’esistenza di un’intera famiglia, perché siamo dovuti fuggire dalla nostra terra per salvarci la vita. Ciò mi ha portato all’esilio, alla perdita delle mie imprese di costruzioni edili e mia moglie ha dovuto rinunciare alla sua professione di medico odontoiatra.
Ebbene, dopo le intimidazioni e le minacce al Presidente dell’ANCE di Catania, Andrea Vecchio, e al Presidente della Camera di Commercio di Caltanisetta, Marco Venturi, l’Associazione degli Industriali Siciliani ha stabilito una norma che sarà inserita anche da Confindustria a livello nazionale: “gli imprenditori che non si ribellano al racket delle estorsioni pagando il pizzo e in qualunque forma collaborano con la mafia saranno espulsi da Confindustria”.
Solidarietà è stata espressa dal nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal mondo Politico-Istituzionale.
E’ giusto! Via gli imprenditori che pagano il pizzo, via chi paga le tangenti e via anche i politici che prendono le tangenti, via ogni forma di illegalità!
Io da imprenditore mi sono ribellato denunciando all’Autorità Giudiziaria il sistema che mi rendeva vittima, in un periodo, più di dieci anni fa, quando di ‘ndrangheta non se ne parlava o se ne parlava poco.
Sono stato ossequioso delle leggi dello Stato e mi sono affidato ad esso e mi chiedo: perché in questi lunghi anni non ho avuto sostegno e sono stato dimenticato? Io rientro nella categoria dei testimoni di giustizia, ho visto passare davanti a me diverse legislature e solo da pochi mesi ho riscontrato una certa sensibilità da parte delle Istituzioni.
Per questo chiedo al Presidente della Repubblica, al Primo Ministro e al suo Governo, alle Associazioni di categoria, alla Società Civile, se è giusto per un imprenditore, che ha inteso fare solo il proprio dovere mettendo a rischio la vita dell’intera famiglia, ritornare ad appropriarsi della sua dignità di Cittadino Italiano e dell’esercizio della sua attività imprenditoriale; se è giusto che il rischio di vita cui è esposto diventi motivo di effettiva protezione da parte dello Stato e non limitazione alla propria libertà.
Io ho fatto la mia parte, lo Stato faccia la sua per dare risposte positive ad un padre di famiglia, imprenditore e cittadino onesto.
Pino Masciari
Piero Fassino
Settembre 10, 2007 on 5:21 pm | In Politica | 89 Comments
Mi è arrivato questo scambio di mail fra la signora Ermelinda di Lecco, che non conosco, e Piero Fassino. L’argomento è pubblico e chiama in causa me e gli amici di Qui Milano libera. Quindi mi permetto di pubblicarle. A breve metto on line un testo di risposta che invierò e propongo di inviare al segretario dei diesse.
Lettera
Onorevole Fassino,
ieri sera (2 settembre) alla Festa dell’Unità di Milano mi ha rattristato assistere all’emarginazione di alcuni giovani e di Piero Ricca semplicemente perchè volevano cogliere l’opportunità di questa presenza per fare delle domande direttamente all’Onorevole Fassino.
So benissimo che in questi eventi non è previsto il contradditorio, ma si può cambiare. Si parla tanto di democrazia e di Feste dell’Unità che sono un mezzo straordinario di incontro diretto tra la gente ed i dirigenti politici, ma se questi incontri non prevedono in coda un minimo di dialogo e di scambio di opinioni e si assiste quasi ad un monologo, allora che partecipazione è? Bisogna solo applaudire?
Dico questo con amarezza perchè, conoscendo alcuni di questi ragazzi come probabili elettori di centrosinistra, questo atteggiamento non fa altro che allontanarli e spingerli nel qualunquismo che “tanto sono tutti uguali”…
Se, anzichè incitare il cosidetto popolo di centrosinistra ad ignorarli, come se non fossero lì, presenti, in carne, ossa e sentimenti, si fosse data loro l’opportunità di esprimere e fugare i loro dubbi con delle risposte, avreste ottenuto il bellissimo risultato di non esasperare la situazione e fare in modo che, forse, questi giovani, così tanto attesi e così tanto assenti, non ci ignorino poi a loro volta nell’urna.
P.S. Basterebbe prevedere nell’organizzare le Feste dell’Unità che, chi avesse delle domande da porgere al politico di turno, compilasse una scheda presso la direzione della festa da consegnare al nostro rappresentante.
Si eviterebbero così quelle incresciose scene che ho visto ieri sera e che spero di non rivedere in futuro.
Sperando di essere stata utile per migliorarci sempre, cordialmente
ERMELINDA G.
Risposta
Direzione Nazionale dei Democratici di Sinistra
Piero Fassino
Tel. +39.06.6711260
Fax +39.0648023246
p.fassino@dsonline.it
Cara Ermelinda,
La ringrazio per avermi voluto manifestare la sua opinione sul dibattito alla Festa de l’Unità di Milano.
Le cose non stanno come Lei crede: Pietro Ricca e i suoi amici non erano lì per discutere, ma per provocare una gazzarra, come dimostra non solo il loro comportamento nella serata, ma analogo comportamento tenuto due giorni prima nel dibattito con Bersani.
Aggiungo che sono ormai due anni che Ricca e i suoi scelgono iniziative dei DS come luogo per dare corso a provocazioni e aggressioni che non hanno nulla a che vedere con il confronto delle idee.
E peraltro siti e blog di Pietro Ricca sono strumenti per una aggressione quotidiana ai DS, a me, ai deputati dell’Ulivo.
Va anche rilevato che se Pietro Ricca e amici non cercassero di utilizzare strumentalmente appuntamenti altrui, nessuno darebbe attenzione a una così evidente forma di narcisismo.
Io sono sempre disponibile al confronto. Non sono disponibile a essere aggredito e insultato.
Ringraziandoti per l’attenzione,
Con amicizia
Piero Fassino
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