Ieri

Settembre 9, 2007 on 9:59 pm | In Politica | 58 Comments

Il “V Day” è stato un successo: lo confermano il silenzio dei principali telegiornali e la reazione dei più autorevoli membri della “Casta”. Centinaia di migliaia di cittadini italiani hanno espresso, come hanno potuto, una forte esigenza di cambiamento, in nome della trasparenza e della partecipazione. Sono pochi, in rapporto alla totalità degli elettori. Sono molti, se pensiamo che queste persone si sono autoconvocate in piazza, senza bisogno di partiti e sindacati, rispondendo al tam tam partito dal blog di un artista di satira. Questo è l’elemento originale della giornata di ieri.
In piazza Castello a Torino, come nel resto d’Italia, migliaia di persone hanno partecipato alla manifestazione, attendendo per ore sotto un sole cocente di poter firmare le proposte di legge di iniziativa popolare. Tutto si è svolto in modo sereno e civile, anche quando le file si allungavano per centinaia di metri nelle strade vicine. Iniziata al mattino, la raccolta è durata fino a mezzanotte. A quell’ora si è dovuto staccare per via dei permessi e c’erano ancora molti che volevano firmare, pur sapendo che, essendo terminati i moduli vidimati, la firma aveva solo un valore simbolico. Mi dicono che scene del genere si sono ripetute in tutta Italia.
L’organizzazione ha retto bene, sulle spalle di un gruppo di volontari che per passione hanno lavorato per tutto il giorno a un evento che ha richiesto settimane di preparazione. Alla fine hanno pure ramazzato la piazza. Il programma prevedeva musica e interventi dal palco. Su invito degli organizzatori ho fatto da speaker, dalle 16 alle 23, presentando di tutto: dal portavoce dei No Tav a rock band emergenti. Particolarmente intensa la testimonianza di Pino Masciari, un imprenditore calabrese che si è ribellato alla dittatura della ‘ndrangheta (e alle sue propaggini istituzionali e bancarie) e per questo da dieci anni vive in clandestinità, senza lavoro, lontano da casa, sotto scorta. Ha funzionato perfino il collegamento in diretta da Bologna e da uno schermo sono stati trasmessi, tra gli altri, gli interventi di Sabina Guzzanti, Alessandro Bergonzoni, Marco Travaglio. Di quest’ultimo ho gradito in particolare, per ragioni note ai frequentatori di questo blog, l’affondo su Cesare Geronzi.
Le ore sono passate in un clima di festa, con una comune convinzione: un segnale chiaro è stato dato. Produrrà risultati? Questo è da vedere. Ed è meglio non farsi illusioni. L’oligarchia nazionale, accudita da un’informazione servile, ha sviluppato anticorpi formidabili. E negli anni scorsi ha saputo neutralizzare movimenti di milioni di persone, che hanno dato segnali altrettanto chiari e regalato giornate di festa altrettanto belle.
Sono stato accolto con grande affetto e avvicinato per una stretta di mano da tantissime persone. Grazie a tutti. A ciascuno ho ripetuto il concetto di sempre: non delegare più. Tenere alta la testa è il dovere di ogni giorno.

Torino

Settembre 8, 2007 on 3:21 am | In Politica | 58 Comments

Oggi in molte città si terrà il “V Day”. Com’è noto ai più, l’iniziativa parte dal blog di Beppe Grillo ed è stata raccolta da molti cittadini come un’occasione di critica frontale all’oligarchia partitico-affaristica che domina il Paese. Tre sono i punti messi a tema di una proposta di legge popolare: riduzione a due mandati per ogni parlamentare, ineleggibilità dei pregiudicati con sentenza definitiva, reintroduzione della facoltà di votare singoli candidati anziché liste bloccate di partito. E sono punti sostanzialmente condivisibili.
Un’iniziativa di questo tipo suscita tuttavia qualche perplessità, perfino in un accanito movimentista come me. Il rischio - detto in maniera assai schematica, vista l’ora notturna - è la deriva qualunquistica, è che tutto si esaurisca nell’espressione di un facile ed effimero dissenso verso il “Palazzo”. Per carità: sfogarsi è liberatorio e gridare il proprio sdegno è un diritto sacrosanto. Ad un patto: non bisogna illudersi che sia un’azione politicamente risolutiva. Può essere un punto di partenza, se poi le persone che non si sentono più rappresentate dai media tradizionali e dagli attuali partiti decidono di alzare davvero la testa anziché mugugnare o delegare: ed è un fatto prima di tutto culturale. Quel che, sul piano politico, fino ad ora è mancato è un progetto credibile in grado di trasformare l’indignazione in azione politica. Da sola la “Casta” non se ne va né si autoriforma. Ed è poco sensibile alle raccolte di firme e ai “Vaffanculo” una tantum e di massa.
D’altra parte in questo momento ogni segno di vita della società civile va incoraggiato. E non va persa occasione per manifestare il proprio dissenso rispetto al marciume che ci circonda. Per questo motivo ho accettato l’invito degli amici torinesi e sarò a Torino per partecipare e dire la mia alla manifestazione. Dalle ore 16 in piazza Castello. Poi vi racconto.

Beppe Pisanu

Settembre 7, 2007 on 12:12 pm | In Politica | 40 Comments

Il 30 agosto a Telese il capo dell’opposizione parlamentare ed ex presidente del consiglio è tornato per l’ennesima volta sulla regolarità delle elezioni, dicendosi vittima di brogli elettorali che avrebbero consegnato il governo alla coalizione di centrosinistra. In pratica ha denunciato un colpo di Stato: realizzato dall’opposizione. In un paese normale la dichiarazione susciterebbe un forte allarme: per la tenuta della democrazia o per la salute mentale del denunciante. Verrebbero richieste verifiche serie. Fioccherebbero le iniziative parlamentari. Il sistema dell’informazione sarebbe in fibrillazione. I cittadini scenderebbero in piazza. Qui da noi no, nessuno ha niente da ridire. Si preferisce sorvolare, parlar d’altro, dopo che l’unica inchiesta giornalistica sul tema, di Enrico Deaglio, ha dimostrato varie irregolarità e sollevato seri dubbi, che peraltro vanno in direzione opposta: il furto di voti sarebbe di matrice berlusconiana e l’Unione, accontentandosi di una risicata vittoria, avrebbe fatto finta di niente. Sia la denuncia del capo dell’opposizione sia i documentari di Deaglio chiamano in causa Giuseppe Pisanu, detto Beppe. Sassarese, classe 1937, già parlamentare democristiano, compagno di gite in barca di Flavio Carboni e Roberto Calvi, coinvolto nello scandalo P2, Pisanu è poi diventato un autorevole esponente di Forza Italia. Il 10 aprile 2006 era ministro dell’interno in carica e in quanto tale responsabile della regolarità delle elezioni. Rileggiamo che cosa sostiene il suo capo-partito: “A mezzanotte del 10 aprile (a scrutinio ancora in corso) venne da me il ministro Pisanu per dirmi: hai vinto le elezioni. Nelle tre ore successive ci furono brogli in Calabria e Campania, che rovesciarono l’esito del voto. E la vittoria ci fu rubata dalla sinistra”.
Confortato dalla solidarietà del centrosinistra, l’ex ministro dell’Interno tace. In diciassette mesi non ha dato agli italiani la sua versione dei fatti, non ha sentito l’esigenza di difendere la propria reputazione, limitandosi a dichiarare per dovere di ufficio che tutto si svolse regolarmente. Eppure sarebbe interessante (e in una democrazia rispettabile perfino doveroso) che l’ex ministro dell’interno rispondesse almeno a un paio di domande: 1 Vero o falso che diede quell’annuncio a mezzanotte del 10 aprile? 2 Accaddero dei fatti strani o irregolari durante le operazioni di scrutino e trasmissione dei voti in Campania e Calabria?
Abituato a non disturbare troppo il manovratore, il giornalismo ufficiale ha archiviato la questione e prevedibilmente non porrà mai a Giuseppe Pisanu queste domande. Tra i pochi che gli hanno chiesto un’intervista sul tema c’è il solito Deaglio, ricevendone un rifiuto e poi una querela. E allora proviamoci noi. La mia proposta è questa: videocamera alla mano, mettersi in tutta Italia, isole comprese, sulle tracce del taciturno onorevole Pisanu e rivolgergli queste e altre domande su quella brutta notte d’aprile. E poi mettere on line le risposte o le reazioni. Appena ci capiterà a tiro ci proveremo anche noi di Qui Milano libera.

Ieri sera

Settembre 6, 2007 on 1:46 pm | In Politica | 78 Comments

Pierfrancesco Majorino. Questo è il nome del dirigente dei diesse di Milano che tre giorni fa ci aveva proposto, per evitare tumulti, di presentare una serie di domande scritte per il ministro Gentiloni. Ieri sera, prima dell’inizio dell’incontro con Gentiloni, il dirigente diesse ci ha fatto sapere che “non è possibile fare queste domande in quanto la serata ha come tema il partito democratico”. Quest’uomo tutto d’un pezzo è il capogruppo dei diesse al consiglio comunale di Milano.

Ho guardato meglio il titolo dell’incontro sul programma della festa ed era questo: “Idee per il partito democratico: l’Informazione”. Dunque eravamo in tema.

Abbiamo atteso il ministro Gentiloni e gli ho rivolto a voce un paio di domande sulla questione Europa 7. Il ministro ha cortesemente risposto con una prevedibile difesa d’ufficio del suo decreto, ritenendo infondati i dubbi di Francesco Di Stefano (vendita di rete 4 a un finanziere amico e probabile prestanome, digitalizzazione preventiva del canale) e sostenendo senza imbarazzi che la scelta di difendere la legge Gasparri davanti alla corte europea è stata una scelta tecnica dell’avvocatura dello Stato, fatto in vero assai improbabile. Ha ammesso tuttavia le responsabilità dei passati governi di centrosinistra nel caso Europa 7.

L’intervista avrebbe potuto svilupparsi ulteriormente, ma un solerte addetto alla sicurezza della festa dell’Unità si è messo in mezzo con fare manesco, portando via il ministro, minacciando alcuni di noi, dando gomitate a un nostro amico.
Ne è seguita una breve e animata discussione, dopodiché quell’addetto alla sicurezza è stato allontanato dal luogo del convegno. “Per sempre”, ci ha assicurato un signore dalla barba bianca che si è presentato come il responsabile della sicurezza della festa.

Durante il convegno, fatto insolito e apprezzabile di questi tempi, è stato concesso uno spazio per le domande del pubblico. E abbiamo tra l’altro posto la questione dell’indipendenza della Rai dai partiti. Senza scomporsi (e senza convincerci) Gentiloni ha dichiarato che quello è l’obiettivo finale di un suo apposito disegno di legge di riforma del servizio pubblico, attualmente all’esame del parlamento.

Durante e dopo l’incontro c’è stato un fuori programma con il buon David Parenzo, il giovin presentatore di Telelombardia. Ci è venuto incontro non interpellato, sembrava sovraeccitato, ci faceva il verso, canzonava, si dimenava, non la smetteva più di dire che siamo invasivi e autoreferenziali, che siamo i nuovi fascisti, che rappresentiamo un format di successo, che ci crediamo di essere l’unica forma di informazione libera. Insomma, a modo suo il tipetto ce le ha cantate.

Lo staff dei diesse milanesi, compreso il leader carismatico Franco Mirabelli, rideva di gusto, visibilmente soddisfatto di tanto ardire. Alla fine del convegno, in sostituzione del guardiano manesco, il bravo presentatore s’è pure premurato di difendere il ministro dalle nostre domande, eroicamente denunciando la nostra insolenza.

Seguirà video.

Paolo Gentiloni

Settembre 5, 2007 on 10:47 am | In Politica | 35 Comments

A tutte le unità! A tutte le cellule dormienti!
Appuntamento questa sera alle ore 21,00 alla festa dell’Unità di Milano.

A metà luglio chiesi un’intervista a Paolo Gentiloni, ministro della comunicazione in carica. La richiesta fu sottoscritta da molti cittadini, che si rivolsero direttamente al suo sito. Nessuna risposta. Avrei desiderato rivolgere al ministro qualche domanda sul caso Europa 7, la tv che non può trasmettere perché le sue frequenze sono occupate da Rete 4. Gentiloni ha dichiarato che il disegno di legge che porta il suo nome, all’esame del parlamento, sanerà la situazione. Ma intanto il governo di cui fa parte, davanti alla corte di giustizia europea, ha difeso la legge Gasparri contro il ricorso dell’editore di Europa 7 Francesco Di Stefano. Il quale, dopo aver studiato il disegno di legge Gentiloni e relativi emendamenti, sostiene che la legge rischia di rivelarsi l’ennesimo inganno.
Sui medesimi temi, attinenti alla libertà economica e di informazione fruibile oggi in Italia, nel dicembre 2006 ponemmo un paio di domande a Piero Fassino. Il suo portavoce ci garantì una risposta scritta in 48 ore. La stiamo ancora aspettando. Questa sera Paolo Gentiloni è atteso a Milano per un incontro sull’informazione alla festa dell’Unità.
Per scongiurare il rischio di apparire disturbatori dell’ordine pubblico (e per non lasciare alibi a nessuno) abbiamo accettato la proposta di un dirigente dei diesse di consegnare le domande in forma scritta. Il dirigente si è impegnato a girarle al ministro durante la serata. Vedremo se il patto di non belligeranza sarà rispettato dalla controparte. In caso positivo registreremo le risposte riservandoci di chiedere eventuali chiarimenti.
In caso negativo saremo costretti a ricorrere con il consueto garbo ai vecchi metodi, al costo di sentirci dire che siamo “pagati da Berlusconi”.
In ogni caso, più siamo meglio sarà. Ti aspettiamo alle ore 20,30 davanti allo spazio Coop, metro Lampugnano.

Elio Catania / 2

Settembre 3, 2007 on 3:28 pm | In Economia | 71 Comments

L’otto maggio 2007 ricevetti una mail sgrammaticata e non firmata dall’indirizzo ecat46@(…).it. Il testo faceva riferimento a un post che avevo scritto qualche giorno prima, in occasione della nomina di Elio Catania, ex amministratore delegato delle ferrovie dello Stato, a presidente dell’Atm, l’azienda dei trasporti pubblici milanesi. Telefonai all’ufficio stampa Atm per sapere se la mail fosse del presidente: nessuna risposta. L’altra sera alla festa dell’Unità di Milano ho incontrato Elio Catania a un convegno dov’era relatore e gli ho chiesto conto di quella lettera anonima e della sua gestione delle ferrovie. Alla domanda sulla sua liquidazione da sceicco Elio Catania s’è allontanato dalla videocamera e poi ha abbandonato la sala senza intervenire al convegno. O me o loro, ha intimato al servizio d’ordine. Noi siamo rimasti. Lui se l’è filata. Prima di andarsene, mi ha accusato di denigrarlo, ha rivendicato record di efficienza, ha sostenuto nell’ordine che: la lettera è sua, è del suo alter ego, non è sua. La pubblico. Se incrociate il signor Catania, chiedetegli un chiarimento. Intanto potete mandare un commento al suo alter ego. A seguire il video.

Mail

From: ecat46@(…).it
Date: 8-mag-2007 1.17
Subject:
To: piero@pieroricca.org

caro dott ricca , ma le sembra corretto che lei attivi una campagna
denigratoria, mettendo alla berlina un professionista come il
sottoscritto, costruendo un film basato su invenzioni e non su fatti,
come un giornalista che basa la sua azione su una forte etica dovrebbe
fare?
Lei scriverebbe lo stesso se qualcuno le dicesse che questo sig
catania in due anni avesse raggiunto il record in sicurezza, in
puntualita’. in crescita passeggeri, inattivazione alta velocita’, in
eliminazione cimici da 1000 carrozze, in cantieri rifacimento stazioni,
nonostante un taglio di fondi di 3 miliardi di euro? Direbbe lo stesso
se la persona fosse stato epurato, senza motivo , a soli sei mesi dalla
scdenza naturale del contratto solo per impossessarsi subito della
sedia di potere , pagando una corposa penale, prevista in tutti i
contratti di questo mondo? Scriverebbe cio’ che ha scritto se per
giustificare di frontre agli italiani questa assurda procedura si monta
una ipotetico collasso delle fs? Scriverebbe lo stesso? Attaccarebbe
questa persone che fa della sua reputazione la sua risorsa di vita?

ci pensi molto bene, per una volta metta da parte la facile demagogia, la
ricerca facile dell’emozione popolare e simuli di essere un serio uomo
di giornalismo, che fa della verita’ , dei fatti, dell’intelligente
analisi e dell’etica le fondamta della propria vita, professionale
enon.

saluti
ha capito chi sono

Video


« Pagina Precedente

Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

Powered by WordPress with design based on Pool theme by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds. Valid XHTML and CSS. ^Top^