Mastella e Di Pietro uniti nella lotta
Ottobre 31, 2007 on 1:45 pm | In Politica | 73 Comments
Con il determinante contributo di Mastella e Di Pietro ieri la commissione Affari Costituzionali della Camera ha detto no alla commissione d’inchiesta sugli abusi al G8 di Genova. In tal modo il centrosinistra si è rimangiato un preciso punto del programma con il quale ha chiesto il voto ai cittadini.
L’argomento di Di Pietro è il seguente: sarei d’accordo, a patto che la commissione potesse indagare anche sui reati commessi dai manifestanti. L’argomento è suggestivo ma non regge perché non tiene conto della differenza fra reati dei privati cittadini, per i quali dovrebbe bastare il codice penale, e abusi commessi da appartenenti alle forze di polizia, in esecuzione di ordini precisi e con conseguente insabbiamento delle responsabilità politiche e istituzionali. Su questo, e in particolare sui fatti della Diaz e di Bolzaneto, era stata inserita nel programma e potrebbe rivelarsi di “pubblica utilità” una commissione parlamentare di inchiesta. Pubblico il comunicato di Vittorio Agnoletto. QUI trovate l’intervista che lo stesso Agnoletto mi ha rilasciato, con dichiarazioni gravi e inquietanti proprio sulle responsabilità politiche degli abusi di Genova e conseguente insabbiamento.
Comunicato di Agnoletto
PRODI ESIGA IL RISPETTO DEL PROGRAMMA
Milano, 30 ottobre 2007 – «Con il voto di oggi il Parlamento scava un fossato sempre più grande tra la società civile e il palazzo. Il movimento che chiede verità e giustizia si sente sempre più solo e sa di poter contare solo sulle proprie forze. Quel movimento, che ha contribuito in modo fondamentale alla vittoria del centro sinistra alle ultime elezioni, oggi si sente tradito.
Il popolo di Genova chiede dal 2001 che si individuino i mandanti delle violenze commesse al G8, sia tra i vertici delle forze dell’ordine che tra i vertici politici di allora. L’unica certezza emersa fino ad oggi è che nel palazzo troppi, purtroppo non solo a destra, hanno paura della verità su Genova. Prodi deve esigere il rispetto del programma, che contiene l’impegno a costituire la commissione d’inchiesta su Genova. Altrimenti è legittimo pensare che i componenti della maggioranza che oggi hanno votato contro la commissione d’inchiesta sappiano di poter contare sulla tolleranza - se non il compiacimento - di settori importanti del governo e del centro sinistra. D’altra parte non è un mistero la posizione di Violante, visto che più volte si è pronunciato pubblicamente contro la commissione d’inchiesta ed infatti oggi non ha votato».
Il libro nero della Rai
Ottobre 30, 2007 on 4:16 pm | In Informazione | 14 Comments
Ci sono due tipi di matti: chi si crede Napoleone e chi s’illude di rifondare la Rai. Loris Mazzetti, responsabile produttivo di Rai Tre a Milano, appartiene alla seconda categoria. Domani sarà in libreria il suo LIBRO NERO DELLA RAI (Bur edizioni), un riepilogo di fatti, nomi e cifre che aiutano a capire come e quanto l’azienda del “servizio pubblico” sia caduta in basso. Loris mi ha inviato la prefazione del libro, di Enzo Biagi, con il quale ha lavorato a lungo a “Il Fatto”. Eccola.
“Di questo libro sono in qualche modo un complice: con Loris ho condiviso molte avventure e non solo televisive. Una volta, all’estero a Belgrado, siamo finiti perfino in galera. Non pensate male: stavamo facendo solo quello per cui la Rai ci pagava, il nostro lavoro, e la polizia voleva sapere che cosa avevamo ripreso. Proprio un bel segno di libertà. A nostro merito, se lo è, debbo dire che in certi posti, anche considerati pericolosi, non abbiamo mai mandato, ci siamo andati.
So che dovrei parlare di questo libro, ma è difficile, perché è come se lo avessi già letto tante e tante volte. In qualche modo, è nato anni fa, quando nei nostri viaggi intorno al mondo, Loris e io, la sera, mentre la troupe andava in giro o a dormire, passavamo ore a chiacchierare o a commentare, a fare progetti o forse, molte volte, a sognare quello che avremmo voluto realizzare. Poi c’è stato il tempo delle nebbie e quanti dopocena a parlare.
E’ difficile, lo capite, scrivere di qualcuno che si conosce così bene, come io conosco Loris Mazzetti e devo confessare che non sono stato di conforto per questo lavoro. Anzi gliel’avevo sconsigliato e gli ripetevo un motto dei nostri antichi: Scripta manent, quello che scrivi resta e dunque stai attento.
Loris però ha il suo carattere, meno male, e le decisioni, alla fine, le prende da solo; certo, a questo punto sono convinto che abbia fatto bene ma, cosa volete, avevo e ho per lui le preoccupazioni di un vecchio amico di fronte a un uomo più giovane che non sopporta le ingiustizie e non si preoccupa se a denunciarle, poi, ci rimetterà qualcosa.
Posso però dire che oggi, dopo aver letto le pagine che qui seguono, sono contento che Mazzetti abbia raccontato una tv pubblica che pochi conoscono e possa così dare un contributo a rifondare quella Rai che tutti vogliamo.
Questo non è un libro di scoop: Loris ha messo in fila dei fatti, ha raccolto testimonianze, ha dato voce a tanti che hanno resistito e resistono a un potere che così occulto poi non è.
Io personalmente gli sono grato perché ha posticipato il mio congedo che, ovviamente, porta con sé molta malinconia. Queste pagine hanno fatto scorrere davanti ai miei occhi, in rapida sequenza, un lungo momento della mia vita che è durato cinque anni e siccome sto vivendo una stagione che è fatta più di ricordi che di speranze, troverete non solo il racconto fedele di quanto è capitato a noi del Fatto, a Santoro, Luttazzi, Sabina Guzzanti, Oliviero Beha, Massimo Fini, Fabio Fazio, Gianluca Nicoletti e tanti altri, ma quanto è successo in questo Paese.
Mazzetti ha scritto questo libro non per denunciare qualcuno, ma per proteggere tutti i suoi colleghi che, come lui, amano l’azienda per la quale lavorano. Insomma, è un po’ un atto d’amore.
Loris è convinto che, scrivendo queste righe, io gli abbia fatto un piacere. Sbaglia. Per me è una bella occasione perché posso dire grazie a tutti i miei compagni di viaggio. Sono sicuro che è più quello che ho ricevuto da loro di quello che ho dato”.
Enzo Biagi
Scalfaro e Napolitano
Ottobre 29, 2007 on 7:03 pm | In Politica | 29 Comments
“Sono certo che il presidente Napolitano non si presterà a manovre di Palazzo”.
Così parlò il Buffone d’Arcore, ieri, al Circolo della stampa di Milano, prima di uscire in strada a prendersi da Diego Elia e Andrej la dose di pernacchie che ogni giorno, in un Paese abitato da persone vive, gli sarebbe riservata.
Il film è già visto. E avrà questo svolgimento.
Prodi cade entro pochi mesi. / Il Buffone pretende le elezioni subito. / In parlamento si trova un’altra maggioranza. / Napolitano ne prende atto. / Si forma un altro governo di transizione. / Le elezioni sono rinviate. / Il Buffone grida al colpo di Stato. / La squadraccia mediatica mette nel mirino Napolitano perché non ha concesso le elezioni.
Per il Prepotente d’Arcore, applicare la Costituzione di una Repubblica parlamentare (che, fino a nuove disposizioni, forma i suoi governi attraverso la fiducia della maggioranza delle Camere e affida al Capo dello Stato il compito di scioglierle) significa: “prestarsi a manovre di Palazzo”. Mentre dire “sono certo che Napolitano non si presterà…” significa: “se solo si azzarda a non mandarci alle urne, abbiamo uomini e mezzi per farlo nero”.
Perché dico che è un film già visto? Perché è esattamente quel che accadde a Scalfaro a fine 1994. Ricordate? Quando il primo governo del Piduista d’Arcore cadde, per il famoso “ribaltone” di Buttiglione e Bossi, Scalfaro trovò una nuova maggioranza parlamentare, che diede la fiducia al governo Dini. Dopo aver tentato di convincerlo con le buone e le cattive, il Buffone e le sue squadracce linciarono per anni Scalfaro, come il regista di un complotto “di Palazzo”.
Rispetto al film del 1994, l’attualità presenta alcune incognite:
1 Napolitano è libero dai ricatti?
2 Si troverà una maggioranza parlamentare disposta ad approvare almeno una nuova legge elettorale?
3 E L’establishment del Paese, se così si può chiamare, a quale soluzione è più interessato?
Se si va a votare non appena cade Prodi, la vittoria dell’Impunito d’Arcore è assai probabile, con tutto quel che ne consegue: un incubo. Se si forma un governo di transizione con l’obiettivo di riformare per lo meno la legge elettorale, la partita si riapre.
Non resta che attendere. La Repubblica parlamentare in teoria sarebbe dei cittadini. Ma noi in realtà non c’entriamo nulla. C’entrano in pochi e in primo luogo Napolitano: la sua capacità di resistere alle intimidazioni, di esser libero dai ricatti.
Intanto godiamoci quest’autunno mastelliano. Un giorno potremmo perfino rimpiangerlo.
Vota Fava
Ottobre 28, 2007 on 2:45 pm | In Politica | 16 Comments
Di italiani seri, dentro le istituzioni, ce n’è ancora qualcuno. Penso a uomini come Claudio Fava e Armando Spataro. Nei rispettivi ruoli - il primo è parlamentare europeo, il secondo è procuratore aggiunto a Milano - hanno contribuito a far luce sullo scandalo degli abusi che la Cia ha sistematicamente compiuto in Europa dopo l’undici settembre, con il sostegno di governi e servizi segreti nazionali e nel silenzio di gran parte dei media. Era più facile voltare la testa da un’altra parte, ma loro due non l’hanno fatto. Claudio Fava al parlamento europeo è stato promotore di una relazione che censura gli abusi e chiede verità ai governi. Armando Spataro ha portato a giudizio responsabili e complici del sequestro di Abu Omar. Per questi motivi si sono guadagnati ammirazione in tutta Europa e ostilità in Italia. Motivo? Il ceto politico trasversale non ha interesse alla verità, non vuole dispiacere alla Casa Bianca, non può abbandonare al proprio destino personaggi come Nicolò Pollari, l’ex capo del Sismi. E il centrosinistra non ha fatto meglio di Berlusconi. Basti pensare che da oltre un anno la procura di Milano attende dal ministro Mastella una risposta alla richiesta di estradizione degli agenti Cia rinviati a giudizio. Claudio Fava ha raccontato l’inchiesta parlamentare in un libro, da poco in libreria: “Quei bravi ragazzi” (Sperling & Kupfer editore). L’altra sera l’ha presentato a Milano, insieme a Spataro e al cronista Paolo Biondani. Una serata di qualità; eravamo in venticinque. In conclusione di un intenso intervento, è stato lo stesso Spataro a proporre di votare Claudio Fava come parlamentare europeo dell’anno. La sua candidatura è venuta da una giuria di personalità di ogni appartenenza culturale su impulso della rivista britannica The Economist. Si può votare on line, a QUESTO indirizzo.
Mi associo alla proposta di Armando Spataro: votiamolo! Perché è giusto riconoscere il lavoro di chi ha parzialmente riparato alle troppe figuracce rimediate dall’Italia a livello internazionale negli ultimi anni. E votare Claudio Fava è anche un modo per sostenere l’inchiesta, istituzionale e giudiziaria. I prescelti nelle varie categorie concorreranno poi al riconoscimento di europeo dell’anno. Il concorso si chiude il 12 novembre, ditelo ai vostri amici.
Da Belo Horizonte
Ottobre 27, 2007 on 1:30 pm | In Italiani all'estero | 27 Comments
La lettera di Francesco, italiano a Belo Horizonte, Brasile.
Caro Piero,
mi chiamo Francesco, sono laureato in Scienze Politiche, compirò trent’anni a dicembre e ti parlo dal Brasile, Belo Horizonte per la precisione. A differenza degli altri amici che ti hanno scritto, la mia scelta è stata dettata non da ragioni professionali ma dall’amore per una donna. Eppure, trasferendomi qui, non ho fatto che guadagnarci anche dal punto di vista della qualità della vita e della realizzazione personale, in tutti i campi. Lasciami fare una piccola premessa e poi capirai meglio. Anch’io ho avuto le mie esperienze professionali in Italia, quasi tutte deludenti, mal pagate e temporanee. Ho iniziato da studente universitario lavorando come operaio in un’azienda dolciaria. Questo contratto lo avevo ottenuto prima che fosse entrata in vigore la cosiddetta “legge Biagi”. Era un contratto temporaneo, il termine tecnico-giuridico era “lavoratore stagionale”, perciò lavoravo solo sei mesi l’anno. Però, proprio perché disponevo di un contratto a termine, prendevo il 20% in più di stipendio rispetto agli operai “fissi”. Inoltre godevo di ferie pagate, malattia e tredicesima; senza dimenticare che al termine del contratto mi veniva riconosciuta una liquidazione corrispondente più o meno ad una mensilità. Ma venne la “Biagi” ed iniziarono i problemi anche per me. Dopo l’esperienza da operaio ho lavorato per una società di comunicazione (lavoro interessante ma che non mi dava prospettive) e infine, prima di laurearmi e di recarmi in Brasile, ho trovato un posto con contratto co.co.co valido un anno in una cooperativa che gestiva le registrazioni audio ed eseguiva le trascrizioni delle udienze penali presso il Tribunale di Perugia. Ti dico solo questo: quando registravo le udienze prendevo solo 5 euro lordi ad ora e la cooperativa mi pagava OGNI TRE MESI SOLO IL 50% DI QUELLO CHE MI DOVEVA…
Per non parlare del fatto che un’udienza poteva durare dieci minuti come dieci ore e naturalmente l’addetto alla registrazione doveva essere sempre presente, nonostante il contratto prevedesse totale libertà del lavoratore. Insomma, ogni giorno, io, studente universitario, dovevo dare la disponibilità totale della mia presenza e la durata della mia giornata di lavoro era decisa dal caso. Ma aspetta, non finisce qui. Scaduto il contratto ho continuato a lavorare in nero per questa cooperativa e non sai quante volte mi è capitato di lavorare sedendo accanto ad un giudice mentre si stava tenendo un’udienza di una persona accusata proprio di sfruttare lavoratori non in regola. Non è paradossale?
In seguito, sempre quando svolgevo la mia parte di “schiavo moderno”, è avvenuta una tragedia nella mia famiglia (praticamente sono rimasto solo). A seguito di questo ho avuto occasione di fare un viaggio in Brasile e qui ho conosciuto la mia attuale compagna, Zara. Morale della favola? Sono tornato in Italia, ho mandato a quel paese la cooperativa (che teoricamente mi dovrebbe ancora 1500 euro, che già so che non riceverò mai) mi sono laureato e mi sono trasferito a casa di Zara. E qui comincia la parte positiva.
Da bravo “scienziato politico” sapevo che il Brasile è un paese in crescita, ma in ogni caso mi aspettavo di trovarmi una realtà arretrata rispetto a quella italiana, anche dal punto di vista politico-istituzionale. Mi sbagliavo e di grosso. Alcuni esempi? Proprio in questi mesi in Brasile il Presidente del Senato è stato indagato per accuse di possesso e lavaggio di denaro sporco. Bene, tale Renan Calheiros si è rifiutato per settimane di dare le dimissioni. Ma la stampa gli é stata addosso costantemente, tutti i giorni i telegiornali aprivano le news con la sua foto accompagnata alle accuse pendenti sul suo capo, non poteva uscire dal Senato che subito veniva assalito dai fotoreporter, tutte le copertine dei giornali venivano dedicate a lui. Insomma, un vero assedio. Ebbene, alla fine Calheiros ha dovuto cedere e si è dimesso. Vuoi sapere di Lula? Lula è molto apprezzato dal popolo brasiliano, anche perchè sotto la sua presidenza il Brasile è cresciuto tantissimo ed ora sta diventando una potenza mondiale. Però Lula è all’inizio del suo secondo mandato e già tutti parlano di chi sarà il suo successore. Lula potrebbe ricandidarsi ma nessuno prende in considerazione questa ipotesi, nemmeno lo stesso Presidente. Il perché? Perché una sua terza elezione, parole sue, “potrebbe costituire un precedente pericoloso per la democrazia”. Proprio come i nostri politici… Ma parliamo della vita quotidiana. Internet? Il collegamento a 56 kb è GRATIS per tutti, si paga solo la banda larga (a prezzi molto ragionevoli). Vuoi fare un deposito in banca? Niente fila, qui l’internet banking è molto più diffuso che in Italia e se non sai usare internet puoi fare tutto con gli sportelli bancomat, ci puoi addirittura fare depositi con contanti o con assegni. Gli uffici pubblici per il cittadino? Hanno tutti dei distributori di acqua gratuita per gli utenti ed è sempre prevista una fila privilegiata per anziani, donne incinta e portatori di handicap. L’ambiente? Nonostante il Brasile sia un paese produttore di petrolio (e questo pochi lo sanno) e quindi autosufficiente da questo punto di vista, come ben saprai è proprio qui che è nato il famoso biodiesel. Per questo ormai il 70 per cento delle auto qui è flex, cioé puó andare indifferentemente ad alcol o a benzina. Solo che l’alcol costa il 30% in meno e quindi avrai giá capito quale combustibile la gente preferisce. E infatti grazie a questa risorsa verde lo smog da auto praticamente qui non esiste. Certo, non voglio dire che il Brasile sia la Svizzera; ma, credimi, anche in questa parte a Sud del mondo ormai sono più avanti di noi.
La mia situazione personale? Fino adesso sono andato avanti dando lezioni private di italiano, ma a breve otterrò la “permanençia” e potrò lavorare come un normale cittadino brasiliano, con un contratto vero. E poiché la mia laurea europea qui in Brasile ha un grande valore, ho giá diverse ed interessanti offerte di lavoro da vagliare. In pratica stanno aspettando la mia regolarizzazione e stanno facendo a gara a chi mi offre di più. Proprio come succede in Italia con i giovani laureati…
Ah, dimenticavo, il prossimo mese io e Zara ci sposiamo.
Un saluto, Francesco
PS: Per chi volesse saperne di piú: www.zaraetripo.blogspot.com
Da Berlino
Ottobre 26, 2007 on 12:15 pm | In Italiani all'estero | 5 Comments
Ancora lettere dall’estero. Pubblico quella di Fabrizio, da Berlino. A seguire una dal Brasile. QUI trovate un resoconto video della manifestazione per la Lista Civica nazionale del 6 ottobre a Roma.
Caro Piero,
anch’io ho scelto la via dell’esilio verso una prospettiva di lavoro futura.
Io sono un musicista, ho terminato gli studi di pianoforte l’anno scorso a Roma, col massimo dei voti. Ma già sapevamo tutti quanti, io e i miei compagni di corso, che ciò non sarebbe servito a nulla. La vita di un musicista è dura ovunque, ma in Italia la situazione è veramente imbarazzante. Se la cultura è all’ultimo posto nelle manovre finanziarie, la musica è considerata l’ultima delle arti. E pensare che ogni anno c’è un uomo che su Rai uno parla del festival di Sanremo come di una vetrina mondiale per la musica italiana… Mi si accappona la pelle.
Abbiamo poche orchestre, e quelle poche che ci sono non sono neanche lontanamente comparabili all’orchestra più scarsa francese o tedesca.
Prospettive? insegnare nelle scuole dell’obbligo dov’è previsto l’insegnamente della musica, perché tra l’altro non è un insegnamento obbligatorio. Inoltre, essendo l’unico sbocco possibile, tutti i diplomati nei conservatori fanno quello.
Da quando sono a Berlino ho respirato un’aria così frizzante, così piacevolmente piena di cultura, che non c’ho pensato due volte: voglio vivere qui, dove le persone normali vanno a sentire concerti, dove la gente ti guarda con rispetto se dici che sei un musicista; in Italia ti rispondono: “Musicista? carino, poi che altro fai?”.
Ma la cosa veramente impressionante è vedere come sono trattati gli studenti: sono portati sul palmo della mano dalle istituzioni; hanno tutto quello che uno studente può sperare di avere per poter lavorare e costruire il suo futuro e quello del Paese che lo ospita: mezzi gratis, riduzioni su tutto, affitti bassissimi, e tasse universitarie ridicole (con strutture di eccellente qualità). Un esempio di cosa vuol dire investire sul futuro.
Da noi uno studente cosa ottiene? Un euro di sconto alla mensa dell’università, quando va bene.
La burocrazia c’è, le regole ci sono, come da noi. Con una differenza, si rispettano le regole perché il sistemi funzioni per tutti. Un esempio. Quando ho preso una multa in metro ho provato col pianto greco all’italiana, e mi sono accorto che non avrebbe mai funzionato con la signora dell’ufficio multe (in effetti io la tessera mensile l’avevo acquistata; ho dimenticato il portafogli a casa, quindi ero anche nel giusto…) ma tant’è: le regole sono le regole. Talvolta è dura come mentalità, e non stupisce che poi i tedeschi abbiano molte più turbe psichiche delle nostre; tuttavia è un conforto sapere che c’è uno Stato presente nel vero senso del termine, lo Stato che aiuta ed è al servizio dei suoi cittadini.
Non nego che è dura anche qui, ma ci sono senz’altro ottimi motivi per sperare bene.
L’arte qui è di casa. E questo per me è fondamentale.
Ti mando un caro saluto, avevo perso le speranze che potessero esistere ancora uomini liberi.
Fabrizio Tentoni
Contrordine
Ottobre 25, 2007 on 8:44 pm | In Politica | 8 Comments
Attenzione.
L’appuntamento per il Mondadori day milanese è spostato in corso Vittorio Emanuele angolo piazza San Carlo, a quattro minuti a piedi da piazza Duomo. Nei pressi di un’altra libreria Mondadori. La stessa dove nel 2001 Brunacchio Vespa si adirò moltissimo quando gli chiesi gentilmente: “Mi può leccare anche questo (francobollo)?”. Bei tempi. Ora Brunacchio ha di molto diradato le sue trasferte milanesi…
Motivo del contrordine? In piazza Duomo sabato c’è un concerto e il palco è proprio davanti alla libreria.
L’orario è confermato: dalle 15 alle 18,30 di sabato 27 ottobre.
Già che eravamo in questura, con Diego ed Elia oggi abbiamo prenotato una decina di ore in piazza della Scala, per mercoledì 7 novembre. Abbiamo in mente una maratona di interventi, invettive, volantini e letture su legalità e questione morale, a cominciare dallo scandalo delle consulenze d’oro e fuori legge di Lady Moratti. Da mezzogiorno alle dieci di sera. A dieci metri dalla sede dell’assessorato alla cultura e dal municipio. I pensionati che passano le giornate in quella piazza sono già in fibrillazione. Faremo a turno: potrete prenotare il vostro annunciando la scaletta.
Ma ne riparliamo con più calma.
Vittorio Sgarbi/5
Ottobre 25, 2007 on 12:05 pm | In Politica | 100 CommentsA Vittorio Sgarbi va riconosciuta una qualità: la coerenza. Almeno rispetto alla dichiarazione di principio che egli stesso enunciò sul Corriere della Sera: “Il sistema è così corrotto che tanto vale trarne vantaggio”. Molti lo pensano. Il nostro eroe, con brutale franchezza, l’ha detto. E a un ideale tanto nobile, tra alterne fortune, ha sempre cercato di attenersi. Cambiando sette-otto partiti, diffamando servitori dello Stato, specializzandosi nel trash show, facendosi scudo dell’insindacabilità parlamentare, trovando una naturale collocazione nel partito azienda, dall’alto di una condanna per truffa aggravata e falso. E così via. Arroganza, impudenza, opportunismo. Per aver espresso tali doti ad alti livelli sul proscenio della tv (e della politica) spazzatura, Sgarbi è tra gli eroi dell’Italietta degli ultimi vent’anni. Per riconoscergli questo merito ogni tanto lo andiamo a trovare. Da ultimo lunedì in via Palestro, a Milano. Quando ci ha visti, il pregiudicato per truffa allo Stato ha dapprima provato a telefonare a Mastella, non si sa bene perché. Poi ha detto che Grillo è un pluri-omicida, altra reazione fuori tema. Quindi ha confermato che Caselli, oltre che servo dei comunisti, è il mandante morale dell’omicidio di don Puglisi, che il piemme milanese De Pasquale è un “assassino”, e che il giudice che l’ha condannato è un “criminale”. Già che c’era ha accusato - lui - la buonanima di Montanelli di aver “preso i soldi da Berlusconi”. E noi di essere “servi” di youtube. Dopo averci dato delle “zucche vuote”, delle “teste di cazzo” e dei “criminali” ha fatto chiamare la polizia, per sporgere querela per ingiuria. In pochi minuti, con solerzia degna di miglior causa, sono accorsi in auto e motocicletta con tanto di lampeggiante sei gendarmi in divisa, più quattro in borghese. L’assessore alla cultura, noto amante della (propria) libertà di espressione, ha chiesto il sequestro delle nostre cassette, ma invano. Al contrario, su mia richiesta, ha dovuto esibire il passaporto per essere regolarmente identificato. Si tratta di una novità non secondaria. S’inizia così e non si sa dove si finisce. Magari con l’ottenere il ripristino della sanzione reputazionale e l’attuazione del principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Che sarebbe rivoluzionario, nell’Italietta talmente servile e corrotta che “tanto vale trarne vantaggio”. Ecco il video.
Mondadori Day/note di servizio
Ottobre 24, 2007 on 12:46 pm | In Informazione | 21 Comments
“Voglio dire ai giovani che non basta aderire a campagne sociali su Internet, bisogna anche scendere in piazza per dar voce al proprio dissenso”.
(Robert Redford, ottobre 2007)
Note di servizio per l’iniziativa Mondadori, di sabato 27 ottobre.
Chiedo a chi ha deciso di fare qualcosa, di farmelo sapere via mail con luogo, orari e sigla (se c’è). Per ora mi sono giunte segnalazioni da Torino, Napoli, Bologna, Venezia, Lecco. Amici di Roma, ci siete?
Noi saremo a Milano, in piazza Duomo, dalle ore 15 alle 18,30, davanti alla libreria Mondadori. Chiunque vorrà dare una mano, sarà accolto a braccia aperte.
Abbiamo deciso di modificare leggermente il volantino, cambiando il titolo, per evitare eventuali, pretestuose azioni a difesa della titolarità del logo Mondadori da parte di chi non ci ha in simpatia: tempi tristi. Quindi chi volesse utilizzare il nostro volantino, lo stampi e fotocopi nel nuovo formato.
Ricordo che per un semplice volantinaggio si potrebbe anche omettere la richiesta alla questura. Per un’iniziativa più composita, occorre farla: per esempio, se si vogliono esporre cartelli, striscioni, usare megafoni ecc.
Per occupare suolo pubblico è necessaria una richiesta ai vigili. Ma non essendoci un’utilità specifica nel collocare tavoli ecc, suggerirei di evitare. A Milano eviteremo.
Ho indicato come luogo simbolico le librerie Mondadori. So bene che non ce ne sono in tutte le città. Dove non ci siano, si può organizzare qualcosa in altre sedi, per esempio in una piazza del centro.
A chi non ha mai fatto queste cose, dico: non abbiate alcun timore, manifestare è un VOSTRO DIRITTO. E un DOVERE delle preposte autorità prendere in considerazione le vostre richieste, assecondandole, a meno che non ci siano specifici motivi di ordine pubblico, per esempio manifestazioni concomitanti ecc.
Suggerisco di realizzare uno striscione ben visibile. Noi ne avremo uno con questo titolo: MONDADORI: CESARE PAGA, SILVIO INCASSA. Non c’è copyright…
Hanno un’utilità anche i cartelli. Propongo di farne indossare uno, 50 x 70, a ciascun partecipante. Tra l’altro, girare con un cartello addosso è una prova psicologica, in particolare per le persone dall’indole introversa e riservata come me: solo se sei davvero convinto di quel che dici e della necessità di dirlo, ce la fai. La scritta nera su fondo giallo è la più efficace.
Ricordo anche che per organizzare queste iniziative diffuse e mirate non servono grandi numeri. Bastano due persone. Se si è di più, tanto meglio. L’importante non è quante persone manifestano, ma quante persone vengono raggiunte. Prima ancora, la cosa fondamentale è prendere l’iniziativa, assumersi un impegno individuale, collaudare un metodo, creare o ricreare una rete di persone affidabili e così via. Insomma: smettere di delegare sempre, non attendersi che siano sempre gli altri, men che mai i “leader carismatici”, a dare la linea.
Ciò che fa la differenza è la continuità nel rompere gli schemi.
Per scrupolo, mandate il comunicato ai media. Bisogna sempre operare come se vivessimo in un paese normale, con un’informazione seria e tutto il resto. Sappiamo che non è così ed è per questo che è necessario mettersi in gioco in prima persona, ma è buona norma non clandestinizzarsi da soli.
Riepilogo: se non l’avete fatto, mandate oggi via fax un avviso-richiesta all’ufficio manifestazioni della questura; comprate alcuni cartelli e pennarelli punta grossa, un pezzo di tela grezza con due bombolette spray per lo striscione, dotatevi di un megafono (consiglio di acquistarlo, serve sempre), stampate e fotocopiate il nostro volantino (o fatevene uno come meglio vi piace), fissate un luogo e telefonate agli amici dicendo loro di tenersi liberi sabato pomeriggio.
Alla fine ci si diverte anche. Ed è questo che gli ignavi non sanno.
Forza Smirne
Ottobre 23, 2007 on 3:27 pm | In Politica | 30 Comments
In questi giorni gli ispettori internazionali sono a Milano - alloggiati in un hotel a sette stelle - per valutare la candidatura della città all’Expo 2015. Girano scortati da uno stuolo di adulanti cerimonieri, corrono da un appuntamento all’altro. Mentre scrivo sono a pranzo nella residenza privata di Berlusconi in quel di Arcore. A che titolo? Evidentemente accettano il dato di fatto: chi comanda in città e lui e i padroni si vanno ad omaggiare a casa, non nelle sedi istituzionali. Le vie del centro sono tappezzate di bandiere, cartelloni, lustrini. I barboni sono stati fatti sloggiare perfino dalla stazione centrale. I muri dei palazzi sono stati ripuliti in gran fretta. Presidenti, assessori e autorità varie hanno indosso il vestito della festa e sfoderano il sorriso delle occasioni irripetibili. Un’occasione da 4,1 MILIARDI di euro di budget, per un afflusso previsto di 29 MILIONI di visitatori in sei mesi. Vogliono sedurre, fare un figurone, valorizzando le eccellenze cittadine. Al costo di rimuovere le scene imbarazzanti dal campo visivo della giuria. Sforzo intenso, ma breve: la visita dura tre giorni. E il primo impatto è positivo. “Excellent”, ha commentato il capo della delegazione Vincente Gonzales Loscertales, dopo un incontro con la sindachessa fasciata di tricolore. “What a lovely place”, ha esclamato il delegato francese Bernard Testu, uscendo da un nuovissimo vagone della metro rossa, fatto arrivare per l’occasione e precluso ai comuni mortali.
Passerò per anti-patriottico se l’ammetto, o per semplice disfattista? Tifo Smirne, la concorrente. Purché Milano non si aggiudichi l’Expo 2015. Perchè non sopporto la cultura dei grandi eventi e delle grandi opere. Non per il piacere di dire sempre no, ma per un’analisi dei costi (prevalentemente pubblici) in relazione ai benefici (per lo più privati, di lobby d’affari o specifiche categorie). Dietro il luccichio dei lustrini, l’Expo 2015 rischia di rivelarsi un affare mordi e fuggi per pochi, non un’occasione di sviluppo (sostenibile) per la collettività. E Milano, città a misura di speculatore, avrebbe altri guai sui quali dirottare le risorse. Per questo, prima di commiserarli come disfattisti anti-patriottici, forse è meglio leggere le ragioni di coloro che si oppongono. E che domani manifesteranno in piazza, anche a beneficio degli ispettori a sette stelle, un’altra idea di Milano.
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