Stefano Sylos Labini
Ottobre 8, 2007 on 3:41 pm | In Politica |
Sabato a Roma ho rivisto con piacere Francesco Sylos Labini e conosciuto suo fratello Stefano. Si occupa di fonti di energia rinnovabili, tema sul quale mi ha inviato questo contributo.
La Conferenza sul Clima ha messo in luce ancora una volta la sintonia tra la Confindustria ed alcuni esponenti del governo sull’urgenza di accelerare la costruzione dei rigassificatori, di potenziare l’uso del carbone e di rilanciare l’energia nucleare. Al riguardo, vorrei ricordare che all’inizio degli anni ‘60 l’Italia era all’avanguardia nel settore nucleare grazie agli investimenti delle imprese pubbliche, come l’ENI di Enrico Mattei, e dei centri di ricerca pubblici, come il CNEN diretto da Felice Ippolito.
Ma il tentativo di Mattei e Ippolito ebbe una breve durata poiché il primo scomparve in un oscuro incidente aereo mentre il secondo fu messo in carcere in seguito ad una calunniosa campagna di stampa condotta da Saragat per conto degli industriali elettrici e dei petrolieri. L’uscita di scena di Mattei e Ippolito determinò la fine dello sviluppo del settore nucleare, un settore ad alta intensità scientifica e tecnologica che, fino all’incidente di Chernobyl del 1986, ebbe una notevole espansione in tutti i paesi industrializzati.
Anche oggi l’Italia rischia di ripetere lo stesso errore che fu fatto cinquanta anni fa perché la grande attenzione che viene data ai rigassificatori, al carbone ed al nucleare sta mettendo in secondo piano l’esigenza di puntare sulle energie rinnovabili, che, da circa un decennio a questa parte, stanno avendo una fortissima crescita tecnologica, produttiva e finanziaria in tutto il mondo. E il nostro paese corre il rischio, per l’ennesima volta, di diventare dipendente da tecnologie sviluppate altrove con conseguenze negative sulla crescita degli investimenti, del reddito e dell’occupazione.
I rigassificatori rappresentano una soluzione che non cambierebbe il grado di dipendenza dall’estero e non farebbe diminuire la bolletta per gli utenti finali perché vi sarebbero costi addizionali per il trasporto e per l’ammortamento degli impianti e un aumento dei rischi per la presenza di navi cariche di gas e per la localizzazione degli impianti in prossimità di zone densamente abitate. Anche il maggiore ricorso al carbone, oltre a far crescere le emissioni di anidride carbonica, non permette di ridurre la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di energia. Deve essere chiaro che la concorrenza e la sicurezza energetica potranno aumentare in modo significativo quando i consumatori e le imprese saranno in grado di scegliere non solo tra diversi fornitori, ma anche tra le fonti energetiche fossili e quelle rinnovabili, cioè quando esisterà un’offerta di energia ben più diversificata di quella che c’è oggi.
Per questi motivi dobbiamo potenziare l’impegno nella ricerca e gli investimenti nelle fonti rinnovabili. Nel 2004 le spese in ricerca e sviluppo dell’intero settore energetico sono state pari allo 0,6% del fatturato, mentre vi sono state aziende ad alta tecnologia come Stmicroelectronics e Finmeccanica che hanno investito in R&S oltre il 15% del fatturato e la stessa Fiat Auto è arrivata a spendere in ricerca circa 1 miliardo di euro, il 5% del fatturato. A ciò si aggiunge l’esiguità dei finanziamenti per i centri di ricerca pubblici, come l’ENEA e il CNR, e il disinteresse dell’ENI e dell’ENEL, che stanno realizzando profitti giganteschi e di cui lo Stato, cioè il governo, è l’azionista di maggioranza relativa con il 30% del capitale azionario. L’ENI, che ha chiuso il 2005 con 9 miliardi di euro di utile netto, ha speso in R&S 204 milioni di euro, appena lo 0,3 % del fatturato. Da parte sua l’ENEL, che nel 2005 ha conseguito un utile netto di 4 miliardi di euro, ha investito in ricerca applicata solo 80 milioni di euro, lo 0,2% del fatturato. Nel contempo l’ENEL sta spendendo 15 miliardi di Euro per acquisire la società spagnola Endesa, ha acquistato la rete di distribuzione dell’elettricità a Bucarest, si sta comprando centrali nucleari in Russia e nei paesi dell’est, mentre gli investimenti programmati nelle fonti rinnovabili – 4 miliardi di euro - rappresentano una quota del tutto minoritaria sull’ammontare totale degli investimenti. E la stessa Finmeccanica si sta disimpegnando da Ansaldo Energia, una grande azienda che potrebbe giocare un ruolo importante nello sviluppo energetico del nostro paese.
Le imprese a partecipazione statale hanno le capacità finanziarie e tecnologiche per diventare un potente motore di innovazione a livello nazionale e per catalizzare le attività delle università e dei centri di ricerca, che possono dare un importante contributo se sono collegati con soggetti industriali. In questa ottica l’azionista di maggioranza relativa, e cioè il Ministero dell’Economia, avvalendosi della collaborazione dei Ministeri dello Sviluppo, della Ricerca e dell’Ambiente, potrebbe seguire più da vicino le strategie delle grandi aziende energetiche dando maggiore importanza agli aspetti tecnologici e industriali rispetto a quelli puramente finanziari. In particolare, potrebbero essere forniti indirizzi volti a potenziare le spese in ricerca e sviluppo e gli investimenti per la diversificazione delle fonti energetiche.
Per quanto riguarda le politiche di incentivazione per le fonti rinnovabili, nella Finanziaria 2008 bisognerà porre fine all’ambiguità del Cip6 e rivedere il sistema dei certificati verdi differenziando la durata del certificato per le diverse tecnologie. Per la diffusione di impianti e prodotti ad elevata efficienza energetica e a basso impatto ambientale si potrebbero integrare gli incentivi fiscali e il conto energia con gli incentivi creditizi della legge Sabatini, una tra le migliori leggi per la promozione degli investimenti delle piccole imprese. La possibilità di pagare a rate in 5 anni con un tasso d’interesse agevolato un impianto fotovoltaico da 3 kWp che costa 18.000 euro, permetterebbe di diluire la spesa che sarebbe coperta sia con i guadagni che possono essere ottenuti dalla produzione di elettricità sia dal mancato pagamento della bolletta tradizionale.
In conclusione, agli incentivi per le fonti rinnovabili vanno affiancate delle politiche attive per la ricerca e l’innovazione anche utilizzando le grandi imprese energetiche di cui lo Stato è azionista di maggioranza relativa.
Post scriptum
Venerdì 5 ottobre la Commissione Ue ha pubblicato i dati sulle spese in ricerca e sviluppo, sui profitti e sugli investimenti delle aziende europee e mondiali.
Lo trovate QUI.
14 Commenti »
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Piero, scusa se il commento è fuori tema ma…
Prova a leggere questo breve articolo che ha pubblicato sul suo blog, Giulietto Chiesa:
http://www.giuliettochiesa.it/modules.php?name=News&file=article&sid=285
Parla della scialuppa di salvataggio scritta nella nuova finanziaria per Rete 4…
Come dire, non ho parole.
Ciao, Fabrizio.
Commento di Fabrizio — 8 Ottobre 2007 #
come al solito il problema è l’intoppo causato dai soggetti economici bramosi di profitti senza il rispetto di alcuna legge e dai soggetti politici “bloccati” dalle cospicue sovvenzioni che ricevono dalle lobbies tradizionali.
Vorrei essere ottimista…mi sembra che l’accresciuta sensibilità per i problemi ambientali stia smuovendo le acque putride del nostro sistema economico-politico.
Commento di jim — 8 Ottobre 2007 #
Un riferimento al tuo sito è stato lasciato su www.tafanus.it
Commento di Tafanus — 8 Ottobre 2007 #
Ciao Piero,
A proposito di energia e sviluppo tecnologico vorrei portare alla tua attenzione questo video, e magari sapere cosa ne pensi. Il tema trattato è la fusione fredda.
http://video.google.it/videosearch?q=rapporto+41
Grazie
Commento di Manuel Ragazzini — 8 Ottobre 2007 #
Caro Jim io non sarei così ottimista, chi detiene il capitale non mouvera’ un dito fino a quando non si consumera’ l’ultima goccia di petrolio…
Energia solare ed eolica? No, troppo costose nella
ricerca… Certo LORO non potrebbero speculare su
quello che il buon Dio ci offre GRATIS !
Commento di Stefano — 8 Ottobre 2007 #
Oggi su Repubblichetta delle Banane c’erano le seguenti 2 notizie. In un trafiletto il buon Casini in Cuffaro dichiarava la sua intenzione di sfiduciare Pecoraro Scanio e proponeva come soluzione ai problemi energetici itagliani le centrali nucleari. In un altro articolo si dava invece notizia di una inchiesta della magistratura sul traffico di scorie radioattive ad opera della ‘ndrangheta, indagati anche alcuni direttori dell’Enea. Parrebbe che alcuni bidoni di scorie siano stati seppelliti a Pisticci, altri invece dovrebbero essere usati dalla mafia per produrre plutonio, si immagina per venderlo ai terroristi. Tra i paesi che si sono avvalsi della criminalita’ organizzata per smaltire scorie risulterebbero la Svizzera, la Germania, la Francia e gli Stati Uniti. Mettendo assieme le due notizie, ovvero le casinate (ma ovviamente concordano con il Casini anche gli altri esponenti della Casa del Le ta me, Urso per i fasci, Scajola per i pendagli da forca sforzitagliani) e le indagini della magistratura, si vede chi vuole il nucleare in Itaglia (suggerimento per i bimbi piu’ buoni: la mafia e i ladri industriali). Una volta tanto che per sbaglio ne abbiamo fatta una buona, ovvero stare fuori dalla boiata del nucleare, arriva subito la ghenga mafiosa-ladrindustriale, rappresentata in toto dagli sgherri di Berluscone, per rimediare all’”errore”. Un altro motivo per tenerci Brodi turandoci il naso.
Commento di Inutile Commentatore Anonimo — 8 Ottobre 2007 #
OT
Il mio sostegno a questo blog.
Ci sono pochi commenti, il grande flusso della Reta non passa di qua.
Però questo spazio, bisogna ammetterlo, ha più spessore di molti altri, e forse il fatto di non essere troppo frequentato permette riflessioni più decantate e attente.
Voglio dire, Piero, continua così. Non mollare mai.
Costruiremo la rivoluzione aggregando piccoli tasselli di intelligenza individuale. E il tuo è sicuramente uno dei più luminosi.
Un cittadino
Commento di Un cittadino — 8 Ottobre 2007 #
Piero, hai ricevuto le bozze del Mondadori Day?
Commento di Daniel from Padova — 8 Ottobre 2007 #
Volevo dire solo una cosa per il clima: i cambiamenti climatici sono procurati in massima parte per colpa della combustione degli idrocarburi, ciò serve per produrre energia e per la locomozione. Tutti ci indirizzano verso fonti energetiche alternative però nessuno parla della soluzione definitiva: la fusione fredda. Questa scoperta scientifica è stata insabbiata per opera dei produttori di petrolio e dei loro sottoposti politici. C’è una inchiesta giornalistica fatta da RaiNews24 dove si mette in evidenza come ricercatori dell’ENEA siano riusciti e rendere il fenomeno della fusione fredda riproducibile e con produzione di energia di natura nucleare. Ecco il link dell’inchiesta che si chiama Rapporto 41, diffondete e parlatene:
http://video.google.it/videosearch?q=rapporto+41
Commento di Cristiano Marinelli — 9 Ottobre 2007 #
Ho appena iniziato l’ attivita’ di progettazione e installazione impianti fotovoltaici e se devo essere sincero, e’ veramente dura! Se poi si sentono questi fenomeni che parlano di ritorno al nucleare, quando la Germania, pur in condizioni svantaggiate rispetto al nostro Paese, e’ diventato il secondo produttore al mondo di energia solare, siamo veramente al ridicolo…
Commento di Sandro — 9 Ottobre 2007 #
LE TASSE SONO BELLISSIME!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! FORSE SOLO PER I POLITICI CHE HANNO UN MENSILE SOSTANZIOSO MA PER I POVERI CRISTI CHE ARRIVANO ALLA TERZA SETTIMANA DEL MESE COME SONO LE TASSE????????PADOASCHIOPPA SEI PROPRIO UNA TESTA DI CAZZO!!!!!!!!!!!!!PECCATO CHE NON C’E’ UNA TASSA PER CHI RIEMPIE DI MANGANELLATE LE TESTE DI CAZZO,LA PAGHEREI VOLENTIERI!!!!!!!!!!!!QUELLA SI CHE SAREBBE UNA TASSA BELLISSIMA
Commento di luigi — 9 Ottobre 2007 #
per stefano :
il petrolio (ed il carbone) sarà sfruttato sicuramente fino all’ultimo goccio, ma pare che le grandi aziende stiano cominciando ad investire sempre più soldi in ricerca per fonti energetiche rinnovabili, almeno così sembra leggendo le riviste economiche.
Inoltre è sempre più stringente e vincolante in materia la normativa ambientale internazionale, per costringere gli Stati e le singole imprese a inquinare meno e ad utilizzare energia pulita.
Io studio diritto ambientale e seguo con costante interesse questa crescita di sensibilità ambientale.
Speriamo che anche stavolta l’essere umano riesca a rimediare ai guai del progresso prima che sia troppo tardi.
Commento di jim — 9 Ottobre 2007 #
Confermo in pieno quello che ha scritto Cristiano Marinelli, anch’io ho visto quell’inchiesta e assicuro che mette i brividi!
La fusione a freddo non è una bufala!!!!
Esiste e ci sono le prove, il problema è che sarebbe una fonte d’energia talmente rivoluzionaria da cambiare completamente l’economia mondiale… ecco perchè non la useremo mai.
Ma il fatto più inquietante è che Stati Uniti, Francia (e non ricordo quale altro paese) pur negandone l’esistenza in realtà ne stanno studiando gli usi pratici… COME ARMA!!!
Possibile che il destino dell’umanità sia l’autodistruzione?
Possibile che non abbiamo in testa altro?
Commento di erika — 9 Ottobre 2007 #
parole sante!!
poi ci si scontra con incongruenze epocali, forse persino dettate più dall’inefficienza che dalla malafede:
un mio conoscente ha installato sul tetto della sua ditta un discreto numero di pannelli fotovoltaici usufruendo degli incentivi creditizi della legge Sabatini.
Certamente non l’ha fatto per una grande passione ambientalista, quanto per un molto più semplice calcolo economico, il che segnala sicuramente come il meccanismo messo in essere dalla legge sia intelligente ed efficace.
Bene, dopo mesi di difficoltà burocratiche quasi insormontabili, l’impianto era pronto ed installato alla fine della primavera, pronto per funzionare alla grande durante tutta la stagione estiva.
…peccato che ancora oggi l’Enel non abbia trovato il tempo di procedere con gli allacciamenti necessari alle rete.
Nel frattempo, sempre durante l’estate, l’Enel faceva l’”ecologista” regalando lampadine a basso consumo ai turisti che sono andati a visitare le sue centrali.
Commento di Andrea T. — 11 Ottobre 2007 #