Da Amsterdam
Ottobre 16, 2007 on 11:26 am | In Italiani all'estero |
Tornerò presto sul partito democratico, che sabato 27 riunisce a Milano la sua agile “assemblea costituente” di quasi tremila delegati… Non riesco a provare entusiasmo per il pd, lo ammetto, eppure mi auguro di essere stupito, nei fatti, dalla promessa “discontinuità”. E non mancherò di segnalare possibili scelte stupefacenti, per esempio: non candidare più personaggi con accertate frequentazioni mafiose, quand’anche non condannati, come l’onorevole Vladimiro Crisafulli da Enna.
Chiedo troppo?
Mi stanno arrivando diverse lettere di italiani all’estero. Oggi pubblico la lettera di Christian, da Amsterdam. Continuate a scrivermi.
Caro Piero,
ti mando il mio resoconto di italiano all’estero. Mi definisco “uno della Diaz” perché ho vissuto sulla mia pelle lo stato della democrazia in Italia. Mi riferisco alla nota (miracolosamente nota, vista l’omertá dei media) vicenda della notte del 21 Luglio a Genova: 70 feriti gravi all’ospedale su 93 arresti illegali basati su prove fasulle introdotte dalla polizia. E in seguito tutti i dirigenti sotto indagine promossi ad alti incarichi, i processi generalmente ignorati dall’attenzione dei media, e i politici che tra false promesse o reiterate menzogne si rifiutano di individuare le responsabilitá. Questa è l’Italia di oggi: media, politici, polizia come caste chiuse a riccio nei loro privilegi e voci unanimi nel reprimere e gettar discredito su ogni forma di dissenso. Se tutto ciò non fosse sufficiente per emigrare, lo è la semplice mancanza di opportunitá. Io sono di Benevento, dove le opportunitá si dividono in due categorie: o sei amico di Mastella e affini, e allora puoi raggiungere le vette della societá pur essendo un inetto e un incompetente; oppure non lo sei, e allora pur essendo laureato e specializzato puoi solo restare attaccato al biberon oppure emigrare. E allora io ho scelto di emigrare, giá prima della Diaz: prima a Roma nel ‘99, poi a Barcellona nel 2000, e infine ad Amsterdam nel 2006.
Non intendo dilungarmi troppo sulle mie esperienze. A Roma è stata dura: studiavo e lavoravo tre volte la settimana, il che mi consentiva di arrivare a fine mese solo grazie al sostegno e ai sacrifici dei miei genitori. Poi Barcellona è stata meravigliosa, lì ho potuto terminare gli studi di Scienze Politiche a distanza (ero iscritto a Napoli) e allo stesso tempo sono riuscito a mantenermi e riprendere a studiare illustrazione e design, la mia passione. Ma dopo sei anni nella capitale catalana mi sento di dover correggere in parte il resoconto di Hal: anche a Barcellona i livelli di corruzione sono alti, come le complicità politiche nelle speculazioni edilizie che stanno radendo al suolo il centro storico e hanno fatto triplicare gli affitti in sei anni, sloggiando migliaia di famiglie. Ma senz’altro, a confronto con l’Italia, la Spagna offre maggiori opportunitá e garanzie, e i soldi pubblici sono investiti in servizi che gli italiani possono solo sognare: bastai vedere i trasporti, le scuole, i centri civici e le biblioteche pubbliche.
Ma è solo venendo in Olanda che ho scoperto che cosa significa avere un governo che fa il suo dovere. Qui ad Amsterdam, dal punto di vista lavorativo siamo ad anni luce di distanza: perfino un lavoro part time in un call center permette di vivere e risparmiare! Tale é il lavoro che ho trovato in meno di un mese, e poi ho aperto una partita iva nella speranza di trovare qualche cliente come illustratore e designer. Non ho avuto fortuna come autonomo, trovare clienti non è il mio forte. Eppure, qui si puó tenere una partita iva anche senza clienti: non solo se non si guadagna non si pagano tasse, ma addirittura si ha diritto comunque ai rimborsi delle spese relative alla propria professione. E come se tutto ciò non bastasse, dopo solo un anno e mezzo mi hanno assegnato una casa popolare vicino al centro e ho trovato un ottimo lavoro come designer!
Ora, non è che stia tanto bene comunque. Ho lasciato troppi affetti indietro in Italia e Spagna. Sogno ancora di trovare indipendenza come autonomo, e magari di poter tornare in Italia. Ma come si fa a tornare in Italia, non mi sento di venire a fare il cameriere per due soldi e ancor meno di dover baciare le mani a padroni e padroncini che ti sfruttano all’osso e si comportano come se stessero facendoti un favore. Tali sono purtroppo i resoconti dei miei amici che non hanno voluto lasciare il paese, e poco importa che siano laureati e poliglotti.
Il panorama politico non offre alternative, l’unica speranza sono i movimenti della societá civile, gli sforzi delle persone per bene. Un saluto e mille grazie.
Christian Mirra
8 Commenti »
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bravo christian… in ogni caso ti invidio…. se avessi solo un pò di coraggio….
Commento di massimiliano — 16 Ottobre 2007 #
Il nord europa offre una mentalita’ incentrata sul lavoro e il conseguimento di obiettivi. Che voi andiate in Olanda, negli UK, in Germania, troverete “piu’ o meno” quasi sempre serieta’ nei confronti del lavoro.
Le cose cambiano drasticamente spostandosi nel sud dell’Europa, gia’ la Spagna mostra i segni di una cultura mediterranea, antica, che mostra i propri segni d’eta’. In Italia cominciamo ad avvicinarci alla decadenza di un paese che ha dato ormai tanto (forse troppo) in passato e ora soffre di una fase politica e culturale quasi priva di identita’.
Per concludere: scordatevi la mentalita’ lavorativa del nord europa, come d’altronde scordatevi l’interazione sociale del sud europa (Italia e Spagna per fare un esempio) nei paesi del nord.
Purtroppo tutto non si puo’ avere: o si muore di fame o di nostalgia. Io per ora ho scelto la seconda, ma so che non potra’ durare per sempre.
Commento di Fabio Corazza — 16 Ottobre 2007 #
Salve a Tutti
Piero L’unica cosa a cui non devi pensare e ritornare in Italia.
Vivo anche io la tua situazione, mi sono mosso in UK nel 2000.
Lecce aime nn e’ il top per i figli dei ventisettisti che hanno aspirazioni. Se nn sei della destra altolocata o se non appartieni alle famiglie rosse intellettuali, l’unica speranza che ti rimane e andare via, diversamente puoi provare il concorso in Finanza o in qualche arma, pagando modiche cifre per qualcuno della nomenclatura locale (destra/sinistra tanto sono uguali), periodo migliore…le elezioni, quando servono soldi per le campagne
Arrivo a Londra nel 2000, trovo lavoro come tecnico IT in 6 giorni, con uno stipendio che mi permette di vivere, divertirsi e spedire un po soldi a casa.
In appena 2 anni inizio a fare carriera. Oggi a 40 anni lavoro in una nuova azienda e occupo una posizione che copre il sud Europa come responsabilità, oltre un team di 15 persone da portare
Il perche di questa email
Per dirti che anche io ho provato a rientrare, dopo tante insistenze da parte di mia madre mi sono messo a ricercare un nuovo lavoro con base in Italia. Trovo un’azienda svizzera che ha bisogno di un responsabile basato in Italia, iniziato nel 2005 e immediatamente chiuso e DEFINITIVAMENTE RIENTRATO a meta del 2006 in UK.
SAPPIATELO PER CHI HA DECISO DI MUOVERSI FUORI.
Una volta assorbiti nei tessuti lavorativi, culturali di queste paesi nord europei, non e’ possibile far marcia indietro.
Non e’ possibile riuscire a riabituarsi:
1> Alla totale sensazione di instabilità data dai politici Italiani
2> Alla consapevolezza che se in Italia perdi il lavoro non vi sarà nessuna rete di protezione sociale. Andrai affondo con tutta la tua famiglia.
3>Alla consapevolezza che anche se vali, nessuno ti darà la possibilità di avanzare o qualificarti professionalmente.
4> Specialmente per i professionisti, il nord dell’Europa offre remunerazioni che in Italia puoi solo sognare.
Chiudo
Non sto invitando nessun a lasciare l’Italia e molto spesso mi sento male ad aver lasciato la mia terra la mia famiglia, ma dopo 33 anni di vita a Lecce mi sembrava oramai di combattere con il vento.
UNICO RIMPIANTO ho lasciato Lecce a 33 anni….. l’avessi lasciato subito dopo l’università, sarei sicuramente molto piu avanti ora.
Commento di Giovanni Tala — 16 Ottobre 2007 #
Potendo andare all’estero sceglierei di sicuro la Francia: una volta stati a Parigi non si vorrebbe più tornare indietro. Permettetemi inoltre di spezzare una lancia a favore della Germania. Esperienze passate mi hanno insegnato ad apprezzare le bellezze di Monaco, quantunque (ma forse sono solo io che ho beccato il periodo sfigato) il clima sia stato incredibilmente piovoso per tutto il tempo. Inoltre la vita sociale c’è anche in Germania, e con le bellezze tedesche non si muore certo di nostalgia (anche qui, forse sono fortunato io, ma mi sono sembrate tutte dei rispondenti allo stereotipo “alte, bionde, ochhi azzurri”). Comunque meglio soffrire di nostalgia che di fame: non è solo per il discorso dei soldi, ma anche per una questione di orgoglio e di soddisfazione personale. Qui in Italia se non hai le conoscenze fai la gavetta a vita e se cominci a guadagnare qualcosa è sempre un briciolo di quanto meriteresti veramente. Se invece hai le conoscenze puoi anche chiamarti Ricucci e avere solo un diploma da odontotecnico e d’un tratto, come per magia, ti ritrovi coperto d’oro da capo a piedi, genio della finanza, mentre fino al giorno prima riparavi dentiere. La mia opinione è che se uno vale bisogna investirci sopra, stimolarlo, non soffocarlo chiedendogli di svolgere compiti da segretario solo perchè è l’ultimo arrivato. Non dovrebbe importare se uno è lì da quindici anni o da tre mesi, perchè il discriminante dovrebbe essere solo la produttività. Non è essere freddi ed impersonali, è dare a ciascuno secondo i propri meriti.
Commento di matrice — 16 Ottobre 2007 #
Piero!!!!
vieni anche tu al PD!!!
hai ragione quando dici che ci sono rischi..ma i rischi li fanno le persone..più persone per bene ci siamo dentro, piùavremo la posisbilità di scalzare vecchi furbi…e infiltrati paramafiosi che fanno veramente schifo..
Iscriviamoci in massa al PD!!
e facciamo sentire la nostra voce..
e fiducia in Veltroni che è una persona onesta..che ha un’idea politica
Commento di Fabio Contra — 16 Ottobre 2007 #
Giovanni non e’ Piero che ha lasciato l’Italia ma Christian. Piero ha solo pubblicato la sua lettera. Ad ogni modo secondo me pure Piero dovrebbe farci un pensierino, secondo me ne beneficierebbero molto le sue visioni.
Commento di Fabio Corazza — 16 Ottobre 2007 #
so cosa vuol dire vivere all’estero: anche con un bel lavoro non è facile essere lontani dagli affetti, dalle radici.
Pensavamo che l’emigrazione fosse per noi italiani un capitolo chiuso, invece è sempre più presente
ed ancora più triste perché riguarda giovani colti, capaci, ma che sono soffocati da un mondo del lavoro clientelista, nepotista, senza meritocrazia.
Che amarezza…
Commento di Emma — 16 Ottobre 2007 #
E’ esattamente come dice Christian… A Benevento o sei amico di Mastella o sei fuori… E le ragioni per cui sono espatriato (in Francia) sono esattamente le stesse… Come dicono qui : pays de merde !
Commento di Duilio C — 16 Ottobre 2007 #