Entrista democratico

Ottobre 22, 2007 on 9:29 pm | In Politica | 42 Comments

Il mio amico bolognese Riccardo Lenzi, movimentista doc, ha scelto la strada “entrista” e si è candidato alle “primarie” del Pd. La cosa divertente è che l’hanno pure eletto e dunque sarà uno dei 2600 delegati all’assemblea costituente. S’illude di cambiare le cose dal di dentro? Forse non vuole lasciare nulla di intentato. Pubblico la sua lettera.

Caro Piero,

come già affermato in questi giorni da molteplici pulpiti, il 14 ottobre è successa una cosa inedita, imprevedibile e potenzialmente feconda.
Tutt’altro che inedite, ahimè, sono state le dinamiche che hanno accompagnato l’accelerazione della nascita del Partito Democratico. Da un certo punto di vista siamo in ritardo: questo partito doveva nascere almeno 15 anni fa! Da un punto di vista operativo, invece, l’accelerazione dei dirigenti di Ds e Margherita (scegliere la data del 14 ottobre, pur sapendo che il Paese-Italia in agosto chiude i battenti e che pertanto ci sarebbe stato poco tempo per organizzare un percorso effettivamente aperto e partecipativo) è stata una delle modalità adottate dall’establishment per condizionare e predeterminare l’esito di queste “primarie” (che primarie non erano, come ha detto pubblicamente lo stesso Veltroni).
L’unica che, a livello nazionale e regionale, ha adottato le pre-primarie - come metodo democratico di “compilazione” delle liste - è Rosy Bindi.
L’inattesa partecipazione di massa ha però messo in discussione molti degli equilibri precostituiti: come nel 2005, i due terzi dei votanti non sono iscritti nè ai Ds, nè alla Margherita.
Ho accettato a suo tempo la proposta dei DS bolognesi di candidarmi a sostegno di Walter Veltroni per gli stessi motivi che hanno portato Furio Colombo alla medesima scelta (dopo che la sua candidatura era stata respinta “per ragioni di forma”): nelle condizioni date, tutt’altro che ottimali, anzichè continuare a criticare - doverosamente ma inutilmente - l’operato del Comitato promotore nazionale (quello dei famosi 45), bisognava e bisogna tentare disperatamente di dare un contributo critico e costruttivo alla nascita del partito che rappresenta l’ultima speranza di cambiamento per questo disgraziato Paese: un partito democratico nuovo ed innovativo, nelle regole e nelle persone.
Il risultato straordinario del 14 ottobre è un’occasione da non perdere per cambiare la politica e i suoi attori invecchiati. Ci vorrà pazienza, tenacia ed unità: le tre condizioni che io, tu Piero e migliaia di italiani liberi hanno praticato in questi anni di resistenza (pacifica e civile, ma pur sempre Resistenza), dai Girotondi in poi.
Resistenza alla cosca Berlusconi-Previti-Dell’Utri; resistenza all’inciucio bipartisan; resistenza a Mastella; resistenza alla P2; resistenza all’Opus Dei; resistenza all’arroganza della premiata ditta D’Alema, Rutelli & co., ecc.
Oggi bisogna resistere anche al “nuovo conio” proposto da protagonisti della politica italiana tutt’altro che “coraggiosi”.
Oggi bisogna completare finalmente quello che Moro e Berlinguer avevano iniziato. Quello che poteva/doveva essere il PDS. Quello che dovrebbe essere la naturale evoluzione dell’Ulivo. Quello che nel 1943 ha portato i partigiani a lottare insieme - comunisti, socialisti, repubblicani, liberali, cattolici, azionisti - verso la Liberazione.
Personalmente vorrei portare nel Partito Democratico tre cose, tanto per iniziare:

1) regole innovative per lo Statuto (vedi http://www.retearticolo49pd.blogspot.com/);
2) mantenimento dell’alleanza con la sinistra dell’Unione, e NON con i reazionari centristi complici di Berlusconi (come l’UDC di Casini);
3) difesa della Costituzione repubblicana e introduzione di un sistema elettorale sul modello spagnolo.

Oltre a questo, vorrei portare nel PD (”un partito pluralista”, hanno detto) le mie radici culturali: Illuminismo e Antifascismo.
Perciò sono contento che il 27 ottobre l’assemblea costituente si riunirà a Milano: la città di Pietro Verri e Cesare Beccaria.
E sarò ancor più contento quando, dopo il 27, io e tutti quelli che vorranno venire andremo in Calabria per manifestare la nostra solidarietà ai ragazzi di Locri e alla cittadinanza attiva del Sud.

So che anche tu Piero - come Beppe Grillo, Marco Travaglio, mio padre (il magistrato Norberto Lenzi, ndr) e tanti altri - non hai fiducia nel Partito Democratico.
Qui lo dico e qui non lo nego: o il PD sarà effettivamente il partito dell’innovazione o, semplicemente, non sarà (nemmeno questo) il mio partito.

Ciao, Riccardo

Avocazione di giustizia

Ottobre 21, 2007 on 12:02 pm | In Legalità | 106 Comments

La notizia l’avrete letta, è sui giornali di oggi. L’inchiesta “Why not” su cui stava lavorando Luigi De Magistris, sostituto procuratore a Catanzaro, è stata avocata dalla procura generale. In pratica, per la seconda volta, gli hanno tolto il fascicolo. Motivo dichiarato: poiché in quell’inchiesta è finito come indagato il ministro Mastella, che ha promosso un provvedimento disciplinare per De Magistris, quel magistrato non sarebbe più idoneo a portare avanti l’inchiesta. Il metodo dell’avocazione è ben noto alla peggiore storia italiana: quando un magistrato alzava troppo la testa, la gerarchia lo rimetteva in riga. Il motivo dichiarato configura un interessante precedente: se una persona indagata denuncia il suo accusatore può togliergli l’indagine. Non era riuscito a Previti, riesce ora a Mastella. E’ l’evoluzione della specie. Essere ministro della giustizia e nel contempo persona indagata per gravi reati, al contrario, è considerato compatibile, anzi normale. E’ la devastazione dell’etica pubblica. Che non era e non è solo di matrice berlusconiana. Naturalmente l’inchiesta di De Magistris sulle ruberie dei fondi europei in Calabria - il vero scandalo di cui si preferisce non parlare - non dà fastidio solo a Mastella. Tocca un santuario trasversale di interessi forti, coperto anche dall’ignavia e dalla complicità di una parte della magistratura calabrese. Questo è il motivo sostanziale tanto della richiesta di trasferimento quanto dell’avocazione dell’inchiesta. E a questo punto fa bene De Magistris a parlare con chiarezza all’opinione pubblica, come ha fatto ieri in diverse interviste. Anche perché, dopo l’isolamento di solito arrivano le pallottole o il tritolo, come lui stesso ricorda.
La questione non è tecnico-giuridica, ma politico-istituzionale. Dovrebbero affrontarla con urgenza Presidente della Repubblica e Consiglio superiore della magistratura. E non guasterebbe una parola di chiarezza dagli esponenti dell’attuale maggioranza, Veltroni e Prodi in testa.
Come cittadini non possiamo fare altro che manifestare il nostro dissenso. E dobbiamo far questo. Le avocazioni di giustizia non devono passare sotto silenzio. Vorrebbe dire dargliela vinta.
Occorre una manifestazione per dire che siamo con De Magistris e con gli altri magistrati (non la magistratira in sé, sia chiaro) ancora convinti che la giustizia dev’essere indipendente dalla politica e la legge uguale per tutti.

Ciro Crescentini

Ottobre 20, 2007 on 1:49 pm | In Politica | 19 Comments

Conoscete la storia di Ciro Crescentini?
E’ un funzionario della Cgil di Napoli, licenziato dopo aver denunciato alcuni cantieri irregolari. Ecco la vicenda, dettagliatamente raccontata dallo stesso Crescentini. A seguire un appello in suo favore promosso da Marco Bazzoni, instancabile difensore della sicurezza del lavoro.

La storia

Il 30 ottobre 2006, ho inviato una denuncia all’Ispettorato del Lavoro di Napoli e alla Procura della Repubblica di Napoli – Sezione Lavoro - per richiedere tempestivi interventi ispettivi in determinati cantieri, mai oggetto di precedenti denunce.

Il 23 novembre invio una lettera al segretario Generale della Fillea CGIL di Napoli – Sig. Giovanni Sannino – avente per oggetto: “Richiesta di apertura indagine interna” in merito al ritrovamento sulla sua scrivania di una copia della denuncia del 30 ottobre 2006 ricevuta a mezzo fax dall’Ispettorato del Lavoro.

Il 30 novembre ricevo una lettera da parte del Segretario Generale – Sig. Giovanni Sannino – il quale mi informa “di aver ricevuto copia del fax appartenente all’Ispettorato del Lavoro – direttamente dal Segretario della Camera del lavoro di Napoli Sig. Luigi Petriccuiolo, a sua volta informato dal Responsabile dell’Ispettorato di Napoli che lamentava continue e reiterate medesime segnalazioni” .

Il 30 novembre, non ritenendo soddisfacente nel merito e nella forma la risposta del Segretario Generale, invio ulteriore missiva, nella quale espongo il mio dissenso e informo che avrei provveduto ad integrare apposita denuncia alla Procura della Repubblica.

Il 30 novembre il Segretario Generale Sig. Giovanni Sannino, invia ai Compagni/e della Segreteria Provinciale e ai Compagni, Cacace Gennaro, Crescentini Ciro, Giustiniani Ciro, Pistaferri Gennaro ed Energico Giuseppe, una lettera per informare che “qualsiasi iniziativa verso le Istituzioni, Enti, Stazioni Appaltanti, Enti Bilaterali ed Istituti che a vario titolo afferiscono ai nostri settori produttivi deve essere sottoposta a conoscenza preventiva della Segreteria Generale”.

Il 3 gennaio 2007 ricevo una lettera da parte del Segretario Generale Giovanni Sannino, dove leggo: “In virtù delle prerogative che mi derivano dall’essere segretario generale e quindi primo responsabile della Fillea di Napoli, informati tutti i livelli dell’Organizzazione, ritengo sospese le tue attuali incombenze vertenziali in fieri e t’invito ad astenerti dal promuovere qualsiasi iniziativa, rappresentazione e pronunciamento esterne, per nome e per conto della Fillea di Napoli sui temi della categoria e non. Ti esorto ad agevolare, senza soluzione di continuità e senza creare dannosi contraccolpi, la consegna delle vertenze di cui ti stai occupando alla Segreteria. T’invito a ritenerti a disposizione della struttura. Ti saranno comunicate una volta individuate, le giuste, opportune, coerenti, e mi auguro condivise soluzioni che si riterrà opportuno adottare. Nel frattempo svolgerai attività di accoglienza logistico-aziendale presso le sedi di Casoria e di Frattamaggiore, garantendo il presidio delle stesse con copertura quotidiana e settimanale.”

Su tale lettera il sottoscritto appone la dicitura “contesto nella forma e nel contenuto la procedura ed il provvedimento adottato”.

Il 5 gennaio 2007 invio una lettera al Segretario Generale Giovanni Sannino chiedendo chiarimenti in merito al provvedimento disciplinare inflittomi, informandolo che esso è completamente illegittimo e privo di qualsiasi fondamento, e lo esorto pertanto a revocarlo e a restituirmi immediatamente carichi di lavoro e responsabilità, altresì chiarendo anche la mia posizione in merito all’equivoco nato circa la denuncia all’Ispettorato del lavoro del 30 ottobre 2006 e conseguente denuncia Integrativa alla Procura della Repubblica del 4 dicembre 2006, affermando quindi che le mie azioni sono state coerenti con l’incarico che ricopro e la volontà ferma di rimanere al servizio della Fillea CGIL.

Il 18 gennaio ricevo una lettera del Segretario Generale Giovanni Sannino che accoglie il chiarimento revocando quindi il Provvedimento Disciplinare, affermando: “io ritengo ripristinate le tue responsabilità ed incombenze vertenziali, non ancora consegnate”. Al contempo però, continuando ad affermare di volermi trovare una soluzione di lavoro “esterna alla Fillea”. Contestualmente in pari data consegno una missiva al segretario generale Giovanni Sannino in cui ribadisco nuovamente la mia volontà di continuare a lavorare in Fillea CGIL, col pieno carico di responsabilità affidatemi e a revocare la sospensione inflittami.

Continuo a svolgere regolarmente la mia attività lavorativa, nel rispetto delle regole da ben sette mesi dal provvedimento Illegittimo poi completamente revocato.

Improvvisamente e senza che nulla lo facesse presagire, in data 30 giugno 2007 ricevo una raccomandata a.r. dal Segretario Generale Giovanni Sannino, questo il testo integrale:

“Con riferimento a quanto convenuto nella lettera del 12 gennaio u.s. e a te consegnata in pari data e con la quale si confermava l’impegno a ricercare proposte per dare soluzione di continuità il tuo rapporto in essere con la Fillea di Napoli, informati i livelli dell’Organizzazione, ottenuto il pieno mandato dalla Segreteria, su mia proposta, sussistendo oggi le condizioni per procedere in tal senso, considerati a disposizione dell’Organizzazione e ritieniti disponibile ad una tua collocazione esterna alla Fillea. Ti saranno comunicate, per le vie brevi, modalità, tempi. Nel frattempo ti esorto ad agevolare la consegna delle vertenze di cui ti occupi alla Segreteria.”

Il 5 Luglio 2007 vengo contattato dal responsabile del dipartimento organizzativo della Fillea Cgil di Napoli e mi viene proposto una “collocazione esterna” presso un ente bilaterale, ovvero presso la Cassa Edile di Napoli mansione di terzo livello e un incentivo economico di centocinquantamila euro.

Rifiuto le proposte per due ragioni. La prima, perché la Cassa Edile è un organismo di mutuo soccorso finanziato con i contributi dei lavoratori edili. Eventuali nuove assunzioni presso quest’ente devono tenere prioritariamente figli e vedove dei lavoratori morti per infortuni sul lavoro. La seconda, perché non è giusto utilizzare risorse dell’organizzazione sindacale provenienti da contributi sindacali e da quote di servizio per “incentivi economici” in favore dei dirigenti sindacali.

Il 21 Settembre ricevo una lettera firmata dal segretario generale della Fillea Cgil di Napoli avente come oggetto la risoluzione del rapporto di lavoro a decorrere dal 24 Settembre 2007 ed esonerato dal prestare attività nel periodo di preavviso. Al sottoscritto veniva comunicato che gli sarebbe stato corrisposto il trattamento di fine rapporto.

Ho contestato ed impugnato il provvedimento di licenziamento posto in essere affidando il mandato ad un giuslavorista napoletano.
Tutto quanto dichiarato è ampiamente documentato e sono pronto ad esibire la relativa documentazione.

L’appello

Caro Segretario Generale Guglielmo Epifani, spett.le Segreteria Nazionale Cgil,

siamo lavoratori e cittadini di tutte le estrazioni politiche e sindacali.
Vi chiediamo di intervenire a favore di Ciro Crescentini perchè sia reintegrato al più presto al suo posto di lavoro. Non possiamo credere che sia stato licenziato perchè svolgeva il suo dovere, denunciando i cantieri irregolari all’Ispettorato del lavoro. E’ una cosa sconcertante!
Abbiamo bisogno di sindacalisti come Ciro Crescentini.
Stranamente il sindacato (come del resto i partiti politici) non applica l’articolo 18 ai suoi dipendenti. E’ incredibile che chi lo difende non lo applichi.
Comunque la nostra richiesta rimane: la Fillea Cgil di Napoli DEVE ritirare il licenziamento e reintegrare Ciro Crescentini.

Cordiali saluti.
Marco Bazzoni - Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Ps

Chi vuole aderire all’appello, scriva a

bazzoni_m@tin.it

inserendo nome e cognome, qualifica, eventuale azienda e città

Libertà vigilanda

Ottobre 19, 2007 on 7:05 pm | In Informazione | 57 Comments

Sta facendo il giro della rete la notizia di un disegno di legge che potrebbe incidere negativamente sulla libertà di espressione on line. Sospendo il giudizio, in attesa di approfondire la questione. Ma il rischio che molti segnalano, a colpo d’occhio sembra fondato. Il punto è la possibile equiparazione di blog e siti personali a “prodotti editoriali”, con aggravio di burocrazia, controlli, responsabilità penali. Il testo del provvedimento è - forse volutamente - ambiguo. E alcuni esponenti politici già ne prendono le distanze. Occorre vigilare con attenzione durante l’iter parlamentare. Ne riparliamo presto. Pubblico intanto una delle molte e allarmate lettere che ho ricevuto su questo tema. Ditemi la vostra.

Caro Piero,

pur non conoscendoti di persona mi permetto di darti del tu. Seguo da tempo il tuo blog ed oggi ho appreso dalla rete il tentativo da parte del governo di inserire la cosiddetta internet tax. Un progetto di legge che, se approvato, costringerebbe chiunque abbia un sito o un blog anche a scopo amatoriale e senza fini di lucro a iscriversi al Registro Operatori della Comunicazione. Lo scopo ufficiale è quello di riordinare l’editoria, il fine reale sarebbe quello di imbavagliare la libera circolazione di idee. Ho letto che l’intero consiglio dei ministri, senza alcuna eccezione, ha approvato il disegno di legge. Indignato da tale attentato alla libertà di circolazione di idee ho scritto al Ministro Gentiloni, al Ministro Ferrero e al relatore della legge tale Ricardo Franco Levi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Non mi aspetto di essere ascoltato, sono ingenuo ma non fino a questo punto. Solo pensavo che sia il caso di sommergere i nostri governanti di email facendogli sentire la nostra voce. La Rete è nata libera e deve rimanere libera, sono pronto a varare iniziative di qualsiasi tipo con chiunque desideri protestare contro questa legge liberticida da repubblica delle banane.

Cordialmente, Alessandro

Da Londra

Ottobre 19, 2007 on 5:30 pm | In Italiani all'estero | 21 Comments

La lettera di Luigi, architetto napoletano a Londra.

Caro Piero,

mi aggiungo a tutti i fratelli (d’Italia) costretti ad emigrare dal
loro Paese perché stanchi di dover sempre chinare il capo e chiedere aiuto
a questo politico o a quel vescovo.
In verità devo ammettere che io non ci ho neanche provato, per essere più
precisi non mi è stata data nemmeno la possibilità di provare.
Ho 27 anni, sono di Napoli, mi sono brillantemente laureato in architettura lo scorso anno e
quando, dopo qualche settimana, mi sono presentato nello studio del
professore che mi ha seguito, lui senza troppi preamboli mi ha detto di
andare via dall’Italia perché non c’è posto per nessuno, a cominciare
dall’università, in cui ormai non cambiano neanche più i nomi sulle
scrivanie tanto se le passano di padre in figlio come fossero un titolo
nobiliare. Sconvolti, ma non troppo, da queste crude dichiarazioni, io e la
mia compagna, anche lei architetto, decidemmo di fare i bagagli e partire.
Venimmo a Londra, dove viviamo e lavoriamo da più di un anno. Si hai capito
bene, lavoriamo, abbiamo una bella casa al centro di Londra e, cosa ancora più
incredibile, riusciamo a rispiarmare, a mettere ogni mese qualcosa da parte
per poter un giorno, non so, comperare un casa, aprire una nostra
attività. Tutte cose che nel nostro Paese e nella nostra città
ci sarebbero state negate. Probabilmente ora saremmo ancora a casa dei nostri
genitori lavoricchiando come schiavi in qualche studio per 400 euro al mese.
Lo so è difficile, ci vuole tanto coraggio e tanta forza per stare lontano
dai tuoi genitori, dai tuoi fratelli e dai tuoi amici, ma qui tutto è
diverso. Quel che più mi ha colpito in questo anno è il rispetto che si
ha per il lavoro e per la preparazione, qui il concetto di ‘lavoro nero’
non esiste. Ho provato a spiegarlo ai miei colleghi ma a loro sembra
qualcosa di fantascientifico: lavorare senza contratto, senza tassazione e
senza una posizione riconosciuta è inconcepibile.
E’ vero, quando parli dell’Italia la battutina sulla mafia esce sempre, ma
non ci sono preconcetti o pregiudizi, se fai il tuo lavoro onestamente e con
impegno non importa da dove vieni, che dio veneri, di che colore hai la
pelle o con chi fai l’amore. Nel mio studio siamo in tredici e di sei nazionalità
differenti. E’ cosi`ovunque, la multiculturalità qui è una realtà.
L’informazione funziona, i trasporti pubblici sono, forse, i più cari al
mondo ma funzionano: se la metro fa un minuto di ritardo l’autista ti chiede
scusa ad ogni fermata; ci sono, dove possibile, piste ciclabili e zone
verdi, tutti i musei sono gratis (perché la cultura è di tutti). Le tasse
(il livello è paragonabile a quello italiano per il lavoro dipendente con quattro
fasce di contribuzione) vengono direttamente prese dal tuo stipendio così
non ti devi preoccupare di nulla e ogni anno, se hai pagato qualcosa in più
ti viene immediatamente restituita. Aprire una partita iva non costa quasi
nulla e cominci a pagare tasse solo se superi le 5000 £ di guadagno in un
anno (ovviamente solo se non hai altri redditi). Aprire, chiudere, gestire
un conto in banca non costa niente, per i conti base. Sono anni
ormai che le unioni gay sono riconosciute dalla legge allo stesso modo di
quelle etero. Insomma le differenze sono abissali, quelli che da noi sono
obiettivi qui sono ormai diritti consolidati. Non so se mai tornerò in
Italia, ma certo non ora, ormai mi sento lontano anni luce, vedo le cose in
un’altra prospettiva. Io amo il mio paese. Qualcuno potrebbe dire che sono
un codardo che è scappato senza lottare, che ha preferito andare via
piuttosto che impegnarsi personalmente. Non so, forse è la verità.
Personalmente ho deciso di vivere la mia vita nel migliore modo
possibile e se il mio paese non mi dà la possibilità di farlo, di
costruirmi una mia vita, allora non mi sento un vigliacco ma forse un esule.

Grazie.

Luigi

Da Delft

Ottobre 19, 2007 on 1:11 pm | In Italiani all'estero | 15 Comments

La lettera di Gianni, ricercatore a Delft, Olanda.

Ciao Piero,

ti scrivo anch’io dall’Olanda, ma spero di dire cose nuove. Sono già tre anni che sono a Delft, una cittadina di 80mila abitanti a metà strada tra Rotterdam e L’Aja. Faccio il ricercatore presso una famosa università tecnica, molto frequentata da stranieri da tutto il mondo. Ricercatore devo dire per scelta perché lavorare in un’azienda davvero non è impossibile, ma la vita accademica, seppur remunerata un po’ peggio, offre una eccezionale flessibilità.
Alla fine degli studi in ingegneria a Roma ero depresso e stanchissimo, desideravo la pensione. Fortunatamente non ho avuto tempo neanche per riposarmi una settimana che gia mi avevano “convocato” qui per iniziare un (per loro) misero anno di contratto. Che poi sono diventati due, e ora ho un altro tipo di trattamento. Con i miei attuali 2700 euro lordi mensili, 43 giorni di ferie PAGATI e che prendo quando mi pare e piace, diversi benefit e un ambiente di lavoro stimolante e internazionale non potrei INIZIARE meglio. Incredibile a dirsi, qui in Olanda chi fa il ricercatore è considerabile uno sfigato!
Sorvolo sulla qualita dei servizi pubblici, argomento gia trattato in altre lettere, volevo solo portare la mia testimonianza per quei poveri appassionati di scienza che in Italia purtoppo sono brutalmente ridotti a fare doppi e tripli lavori per produrre qualcosa e magari vivere.
Ultime due cose.
- Al mio dipartimento quest’anno si sono prodotte decine di pubblicazioni, report tecnici e consulenza varia, che significa soldi immediatamente reinvestiti in uffici, computer fiammanti e corsi di aggiornamento: no comment. Il mio boss, il professore di cattedra, ha 38 anni e una visione moderna ed eclettica della ricerca.
- La mia ragazza, che guadagna appena meno di me, con soli 4 anni di contratto ha chiesto un mutuo di 150mila euro, concessogli perché un ingegnere può solo guadagnare di più da queste parti.

L’Olanda non è l’Italia, e forse come l’Italia non c’e nulla al mondo, ma - maledizione - come si fa?

Saluti, Gianni

La violenza dei fatti

Ottobre 18, 2007 on 6:30 pm | In Informazione | 19 Comments

Non fare nomi. Compiacere l’editore. Non toccare interessi forti. Queste sono le regole basilari del giornalismo italiano. Se non le rispetti, difficilmente farai carriera. Chi le trasgredisce, anzi rischia di venire messo alla porta. E sono rare le isole felici. Succede anche nelle piccole emittenti locali. Su invito di Daniele Martinelli, ieri sono andato a Studio 1, tv locale con sede a Treviglio (Bg), a parlare della vicenda Mondadori e del caso Rete 4, cioé di corruzione giudiziaria e abusivismo televisivo. Sono arrivate in diretta alcune telefonate, tra le quali quella di un forzitaliano locale, che ha definito “violenta” la trasmissione. E ha aggiunto che “non se ne può più di queste vecchie storie che non importano a nessuno”.
Questa mattina l’editore ha fatto sapere a Daniele Martinelli che la sua rubrica è sospesa. Motivo? Troppo faziosa. Molti se ne sarebbero lamentati.
Poco fa ho saputo che, dopo uno scambio di fax e telefonate, la questione forse s’è ricomposta. L’editore avrebbe ritirato la sospensione, consigliando prudenza al conduttore.
Sta all’ammonito, ora, capire l’antifona. La sanzione disciplinare, in fondo, è un metodo rozzo. Meglio rispettare spontaneamente le regole, che diamine.

Sabato 27 ottobre: Mondadori day. Siate indisciplinati. Organizzate qualcosa anche voi. E fate girare questo video-annuncio, violento e fazioso come una sentenza (non comprata) della Cassazione e due (mai applicate) della Corte Costituzionale.


Da Dusseldorf

Ottobre 18, 2007 on 2:33 pm | In Italiani all'estero | 25 Comments

The Rhein
Landscape di Dusseldorf, dalla riva del Reno.

Come anticipato nel precedente post, pubblico di seguito la lettera del mio amico Luigi da Dusseldorf. Vi ricordo ancora il Mondadori day, sabato 27 ottobre.

Caro Piero,

mi unisco al coro degli espatriati che leggono il tuo blog e che ogni tanto si vergognano di essere italiani. Mi chiamo Luigi, ho 30 anni, sono un torinese da qualche mese trapiantato a Dusseldorf. Ho letto la lettera di Fabrizio dall’Olanda, e voglio precisare che nel mio caso non ho riscontrato lo sberleffo e il disprezzo verso il nostro popolo. Qui in Germania, di italiani ce ne sono tanti, e forse si sono ben distinti. Fatto sta che non mi capitano apprezzamenti sconvenienti. Anche se di recente, a qualche chilometro da qui, c’è stata la tristemente famosa strage di Duisburg. A proposito dell’episodio, forse noi italiani non ci facciamo più caso se la mafia sparge sangue tutti i giorni per le nostre strade, ma qui la cosa ha impressionato tutti profondamente. Non esiste che un’organizzazione mafiosa regoli i suoi conti in questo modo in Germania… Vista dal popolo tedesco e dagli italiani che vivono in Germania, è davvero stata una cosa imbarazzante. Vergognosa.
Anche la censura preventiva del tuo blog, ad opera di un giornalista abusivo, ha dell’incredibile, vista da un luogo dove la libertà di parola è qualcosa di più che un articolo scritto sulla carta.
E’ capitato anche a me di parlare dell’Italia con stranieri e quando si parla di certi personaggi l’equazione Puffone=Mafia e Politici Italiani=Corrotti, è ben conosciuta all’estero. Ma al di là di questo, penso che siamo apprezzati e ci riconoscono la dignità che come popolo meritiamo. Non so come ci vedono: forse per loro siamo un popolo sfortunato che è un po’ meno distante di tanti altri. D’ altronde noi italiani non prendiamo in giro i cinesi o i birmani per il fatto che vivono oppressi da una dittatura. Loro hanno le dittature, noi abbiamo la Mafia e la Malapolitica. Che poi sono la stessa cosa.

Per quanto riguarda me, io sono venuto qui perché il mio lavoro (programmatore di computer) è più richiesto ed apprezzato, anche dal punto di vista economico. La qualità della vita è ottima mentre il costo della vita è più basso rispetto alla mia città.
Ti racconto qualcosa di Dusseldorf, qualcosa della vita di tutti i giorni. La città è bella e pulita. Le persone ci tengono che lo sia: una volta una signora in bicicletta ha sgridato un nostro collega perché ha gettato un mozzicone di sigaretta a terra. Strano eh? Ci tengono davvero a vivere in un luogo decoroso, immaginate quella signora come reagirebbe a vedere una Napoli sommersa dai rifiuti.
I mezzi pubblici sono un po’ costosi ma funzionano bene, spaccano il secondo, sono puliti e non sono le scatole di sardine a cui ero abituato in patria.
Ci sono piste ciclabili ovunque, e devi stare attento a non camminarci sopra se non vuoi far arrabbiare i ciclisti. Con la bici puoi salire in pullman, e attraversare la città.
Andare in giro in macchina è un po’ complicato: ovunque i parcheggi sono a pagamento, ma le autostrade sono gratuite, e le strade cittadine sono scorrevoli. Prendi un verde e vai dritto fino a destinazione. Da noi, lo sappiamo: ti fermi col rosso ad ogni semaforo, così qualche sindaco può guadagnare voti bastonando i lavavetri (che qui non esistono).
L’aria è pulita, e si sente. C’è un sacco di verde, ci sono parchi, ed è bello passeggiare la sera lungo il Reno. E’ proprio una bella città.
Le persone sono gentili e disponibili verso gli stranieri. Forse perché Dusseldorf è piena di stranieri. Trovandoti con una cartina in mano, gli abitanti si avvicinano per chiederti se hai bisogno di aiuto a trovare la strada. A me è capitato due volte.
Quasi tutti parlano inglese: giovani e anziani, anche in panetteria ti rispondono senza problemi.
Alla sera le vie del centro sono piene di giovani, che (purtroppo) bevono come spugne e lasciano bottiglie in giro, ma al mattino tutto è magicamente pulito e in ordine.
I tedeschi fanno raccolta differenziata su tutto. Quando compri qualcosa in bottiglia paghi una sovrattassa per lo smaltimento sul vuoto, ma se riporti la bottiglia in negozio ti rimborsano. Così un modo per arrotondare per i poveri è raccogliere le bottiglie in giro per la città. Nei supermercati, all’uscita c’è uno spazio per lasciare gli imballaggi inutili, e comprare detersivo alla spina.

Da quello che ho sentito, la pressione fiscale è paragonabile a quella italiana, le tasse vengono prelevate direttamente dal tuo conto e così anche le restituzioni crediti. Alle famiglie ci sono notevoli sconti e sono possibili molte detrazioni. Però i servizi pubblici esistono e funzionano BENE. Pare che se rimani senza lavoro hai il sussidio per un certo periodo. Non so quanto siano stipendiati gli amministratori locali e i politici, ma a differenza del nostro paese, loro si guadagnano il loro stipendio e si vede.

Da quando sono in Germania, ho il cuore sereno, non mi arrabbio più quando vedo il Puffone e il Mortadella che si scambiano favori, e provo soltanto pena quando ne leggo notizie.
Non so ancora se e quanto resterò, ma una cosa che comincia ad essere certa, è che in Italia non mi conviene vivere. Per fortuna il mondo è grande.

Luigi

P.S. Se volete vedere Dusseldorf, fate un salto su flikr.

Da San Francisco

Ottobre 18, 2007 on 1:43 pm | In Italiani all'estero | 6 Comments

Continuo a ricevere lettere dall’estero. Dedicherò una pagina del blog a chi mi scrive da fuori Italia. Ne pubblico un’altra: di Paolo, da San Francisco. A seguire la lettera di Luigi, da Duesseldorf. Vi ricordo il Mondadori day, sabato 27 ottobre.

Caro Piero,

mi sono trasferito negli Stati Uniti (Berkeley, California) per una serie di coincidenze, ma la motivazione si può riassumere in questo modo: voglia di cambiare aria e di ricominciare qualcosa di nuovo. Non per “cercare fortuna”. Ora vivo qua da oltre sette anni, l’Italia mi manca ma non ci tornerei a vivere. Ci sono in realtà una serie di pro e contra, dal mio punto di vista e in base alla mia esperienza s’intende. Mi soffermo brevemente sui pro, quelli principali.
Innanzi tutto nella zona in cui vivo (San Francico Bay Area) convivono persone appartenenti alle etnie, culture e religioni più disparate. Questa diversità si traduce in una comunità assai interessante ed eccitante. In Italia, specie al nord, si respira invece un’aria completamente diversa. C’è una diffusa insofferenza nei confronti della diversità: chi ha paura delle moschee, chi dei gay, chi guarda agli extracomunitari con sospetto, chi come agli animali nello zoo o come a quelli venuti a rubare il lavoro. Questa mediocrità culturale mi deprime.
Altra ragione è il lavoro, che nel mio caso è il campo dell’informatica. Negli USA un’azienda ti assume e ti rispedisce a casa senza tante storie, talvolta pure senza preavviso. Esperienza
provata sulla pelle mia e di molti miei colleghi. Ma non esiste il concetto di precariato perché, almeno in questa zona, di lavoro ce n’è tanto. Le aziende cercano di tenersi strette le persone migliori, anche perché potenzialmente potrebbero trovare offerte migliori. In una tipica azienda italiana, invece, ogni semestre ti si presenta puntuale qualche bellimbusto col fazzolettino, a piangere di mancati guadagni, per evitare che qualche sprovveduto si metta in testa di chiedere aumenti.

Ciao, Paolo

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Da Breda

Ottobre 17, 2007 on 4:21 pm | In Italiani all'estero | 67 Comments

Un’altra lettera: di Fabrizio, da Breda, Olanda.

Caro Piero,

accolgo il tuo invito a raccontare i pareri degli europei nei nostri confronti. Mi chiamo Fabrizio, ho 29 e sono uno dei tanti laureati e “masterini” di Pescara (Abruzzo). Dopo continue frustrazioni sul lavoro (incapaci che ti fanno carriera davanti perché sono amcici di…), due anni fa decisi con la mia ragazza di lasciare l’Abruzzo (buono per pensionati e vacanzieri) per vedere cosa offriva l’Europa ad uno come me pieno di ambizione e voglia di fare.
Dapprima ho scelto Londra, dove ho vissuto per quasi due anni ed ora sono a Breda (in Olanda), da luglio. Non ti nascondo che l’impatto è stato traumatico, per la lingua (la pronuncia londinese è terribile) e per le altre iniziali difficoltà che si trovano quando uno si trasferisce all’estero. Mi ha colpito molto tuttavia la facilità nel trovare lavoro qualificato (qui puoi scegliere tra permanente e temporaneo e, nel secondo caso, la paga è circa il 20% superiore perché ti viene pagata la temporaneità, al contrario dell’Italia). Dalle nostre parti se trovi un lavoretto interinale da impiegato sei fortunato (o raccomandato!).
In Inghilterra deridono e disprezzano l’Italia, come anche i miei attuali colleghi che provengono da Olanda, Belgio e Francia. E man mano che leggevo i giornali internazionali ho capito perché…
Alll’estero c’è moltssima informazione su tutti i Paesi europei (al contrario di noi che parliamo solo di politica interna e del Papa) e sanno chi sono Berlusconi, Dell’Utri, Mastella, Cuffaro, la lega nord e compagnia bella. Ci trovano ridicoli e da non prendere sul serio (e difatti è cosi!) ma abbiamo una terra buona per le vacanze, per il cibo, utile per installare basi militari e acquistare aziende o banche (come la Antonveneta). Tutti gli europei sanno dei legami tra mafia e politica, del monopolio del sistema radiotelevisivo, del mercato frenato dalla politica, di Fazio che faceva arbitro e tifoso nella banca popolare di Lodi, del flusso migratorio, della prostituzione e della droga al di fuori di ogni controllo.
Qui si fanno le matte risate per il caso Mele, per Selva, per i pompieri che vengono accolti a fucilate se cercano di spegnere un incendio, della Cicciolina in Parlamento e della Zarri nel circolo delle libertà, degli stipendi dei parlamentari italiani (5 volte quello del Belgio!), del Mastella ministro della Giustizia, di Berlusconi che deve avere l’immunità per andare a parlare al Parlamento europeo, insomma siamo una barzelletta europea! Però ho notato ammirazione per Prodi e per Antonio Di Pietro, per quello che stanno cercando di fare e fatto. Ma non riescono a capire perché non ci diamo da fare e perché il comico Grillo sia più politico dei politici. Sanno che per fare carriera ci vuole la raccomandazione (loro dicono “political guy” e “in Italia non è importante cosa conosci ma chi conosci”) e che il nostro principale interesse è per il cibo e le donne.
La sentenza di un giudice tedesco (vecchia di un anno, tra l’altro) su uno stupro ad opera di un sardo inquadra perfettamente come vedono il sud Italia: una zona di cavernicoli e selvaggi con mentalità mafiosa e retrograda. In Europa l’Italia è sempre associata al film “il Padrino”, certezza rafforzata dalla strage di Duisburg in Germania di poco tempo fa. Anzi ti dico che per qualche settimana dopo l’episodio, quando chiamavo i colleghi con il dito sorridendo mi dicevano: ”non mi sparare eh!”
Questa è l’Italia vista dall’Europa, ora capisci perché nei tg italiani non leggono mai giornali stranieri o non fanno interviste a politici stranieri su cosa pensano dell’Italia?
L’Italia è l’ultima in Europa per investimenti dall’estero e magari i nostri tg potrebbero spiegare agli italiani per quale motivo, ma sono troppo impegnati a mentire quotidianamente al telespettatore.
Comunque, a parte queste note negative resto ottimista e credo che l’Italia ce la possa ancora fare. Il primo passo, secondo me, dovrebbe essere quello di mettere l’Adsl in tutta Italia, in modo da elevare l’accesso all’informazione.
A Milano e dintorni forse non si percepisce con chiarezza l’ignoranza che c’è al Sud, un freno per tutta l’Italia. Ciao a tutti,

Fabrizio Cardinale

ps

Consiglio a tutti gli italiani una esperienza di almeno sei mesi a Londra perchè fa davvero curriculum. Moltissime aziende europee che cercano figure di livello medio-alto si rivolgono ad agenzie di recruiting londinesi. Anch’o sono arrivato in Olanda da Londra grazie ad un recruiter londinese. Per informazioni www.italianialondra.com, www.flatmateclick.co.uk, www.reed.co.uk, www.monster.co.uk.

FC

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Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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