Da Aalborg
Ottobre 17, 2007 on 12:13 am | In Italiani all'estero | 27 Comments![]()
Mi ha scritto Luca, catanese in Danimarca.
Caro Piero,
sono Luca, ho 28 anni e sono (ancora) un cittadino italiano. Ho vissuto per 27 anni a Catania, mia città natale, ma ho deciso di abbandonare l’Italia per venire a vivere nel nord della Danimarca, precisamente ad Aalborg.
I motivi che mi hanno spinto a questa sofferta decisione sono molteplici: credo che Catania negli ultimi 6-7 anni sia peggiorata enormemente e sembra sia caduta in uno stato comatoso.
Pochi la tengono in vita, mi riferisco a quei gruppi di ragazzi che cercano di smuovere le acque: meetup di Beppe Grillo, Greenpeace, Addiopizzo e altri.
La cosa che più mi faceva e fa male è la completa rassegnazione da parte del popolo siciliano e, credo, italiano. Questa incapacità di trovare la forza per capire che così non si può andare avanti.
Ho provato a fare qualcosa nella mia Catania ma, dopo averne viste proprio tante (cito per esempio una causa di lavoro che intentai ad un datore di lavoro fottutamente mafioso che non hai idea dei problemi “medievali” che mi ha creato) non ho resistito più perchè la mia vita si stava spegnendo.
Adesso vivo qui, a circa 3000 km dalla mia amata Sicilia. L’anno scorso lessi un articolo su uno studio della Cambridge University in cui si diceva che il popolo più felice d’Europa è quello danese mentre l’ultimo…beh non lo dico… I danesi si sentono felici perché hanno una grande fiducia nelle istituzioni e nel loro sistema sociale. Nonostante la politica danese sia considerata dai cittadini qualcosa di molto “noioso” essa è apprezzata perché riesce a mantenere una bassissima disoccupazione e perché al suo vertice vi è la famiglia Reale, molto amata qui. Cosa fondamentale: i politici non hanno stipendi esagerati, anzi superano non di molto quelli di un “comune” dipendente statale…(essendo anche loro dipendenti credo sia normale!) e poi l’età media è molto ma molto più bassa rispetto alla quella, ultracentenaria, italiana!
Se un politico commette un errore o non rispetta un impegno preso non ci pensa due volte a dare le DIMISSIONI, anche per cose che a noi fanno sorridere: è dell’anno scorso l’esempio di un ministro che aveva fatto dei lavori in casa completamente in nero: si è saputo e ha dato le dimissioni dopo due giorni, senza nessun ripensamento, solo la richiesta di scuse pubblica sul giornale nazionale: cose normali in un paese civile e soprattutto rigoroso.
Non sto qui a dilungarmi, dico che sto per aprire un negozio di prodotti tipici siciliani, dico che ho ottenuto la partita iva in 10 minuti collegandomi ad un sito internet del ministero, dico che lo Stato danese mi sta pagando un corso per la lingua di un anno e che ti seguono e ti aiutano in qualsiasi decisione o scelta da prendere, dico che non esiste la parola BUROCRAZIA e che invece esiste, e si sente ovunque, la parola RISPETTO.
Mi manca la mia terra, è chiaro, ma mi mancavo troppo io.
Un abbraccio e non mollare mai,
Luca
Mondadori Day/volantino
Ottobre 16, 2007 on 12:35 pm | In Politica | 6 Comments
Ricordo il Mondadori Day, sabato 27 ottobre, dalle ore 15. Qml sarà in piazza Duomo, a Milano, davanti alla libreria Mondadori, per informare sulla sentenza comprata da Previti, che permise a Berlusconi di impadronisrsi della più grande casa editrice italiana. Organizzate qualcosa nella vostra città, se possibile davanti a librerie Mondadori. E fatecelo sapere. Segnalazioni di possibili iniziative per ora mi sono giunte da Lecco, Torino, Napoli, Bologna, Lecce, Palermo… A proposito, saluto i ragazzi bolognesi che hanno dato vita a un gruppo Qui Bologna Libera. Non c’è copyright e non servono bollini. Chi non ama delegare sempre può farsi avanti, se crede.
QUI trovate il volantino.
Cliccando sul logo sulla destra di questa pagina trovate tutte le istruzioni.
Da Amsterdam
Ottobre 16, 2007 on 11:26 am | In Italiani all'estero | 9 Comments
Tornerò presto sul partito democratico, che sabato 27 riunisce a Milano la sua agile “assemblea costituente” di quasi tremila delegati… Non riesco a provare entusiasmo per il pd, lo ammetto, eppure mi auguro di essere stupito, nei fatti, dalla promessa “discontinuità”. E non mancherò di segnalare possibili scelte stupefacenti, per esempio: non candidare più personaggi con accertate frequentazioni mafiose, quand’anche non condannati, come l’onorevole Vladimiro Crisafulli da Enna.
Chiedo troppo?
Mi stanno arrivando diverse lettere di italiani all’estero. Oggi pubblico la lettera di Christian, da Amsterdam. Continuate a scrivermi.
Caro Piero,
ti mando il mio resoconto di italiano all’estero. Mi definisco “uno della Diaz” perché ho vissuto sulla mia pelle lo stato della democrazia in Italia. Mi riferisco alla nota (miracolosamente nota, vista l’omertá dei media) vicenda della notte del 21 Luglio a Genova: 70 feriti gravi all’ospedale su 93 arresti illegali basati su prove fasulle introdotte dalla polizia. E in seguito tutti i dirigenti sotto indagine promossi ad alti incarichi, i processi generalmente ignorati dall’attenzione dei media, e i politici che tra false promesse o reiterate menzogne si rifiutano di individuare le responsabilitá. Questa è l’Italia di oggi: media, politici, polizia come caste chiuse a riccio nei loro privilegi e voci unanimi nel reprimere e gettar discredito su ogni forma di dissenso. Se tutto ciò non fosse sufficiente per emigrare, lo è la semplice mancanza di opportunitá. Io sono di Benevento, dove le opportunitá si dividono in due categorie: o sei amico di Mastella e affini, e allora puoi raggiungere le vette della societá pur essendo un inetto e un incompetente; oppure non lo sei, e allora pur essendo laureato e specializzato puoi solo restare attaccato al biberon oppure emigrare. E allora io ho scelto di emigrare, giá prima della Diaz: prima a Roma nel ‘99, poi a Barcellona nel 2000, e infine ad Amsterdam nel 2006.
Non intendo dilungarmi troppo sulle mie esperienze. A Roma è stata dura: studiavo e lavoravo tre volte la settimana, il che mi consentiva di arrivare a fine mese solo grazie al sostegno e ai sacrifici dei miei genitori. Poi Barcellona è stata meravigliosa, lì ho potuto terminare gli studi di Scienze Politiche a distanza (ero iscritto a Napoli) e allo stesso tempo sono riuscito a mantenermi e riprendere a studiare illustrazione e design, la mia passione. Ma dopo sei anni nella capitale catalana mi sento di dover correggere in parte il resoconto di Hal: anche a Barcellona i livelli di corruzione sono alti, come le complicità politiche nelle speculazioni edilizie che stanno radendo al suolo il centro storico e hanno fatto triplicare gli affitti in sei anni, sloggiando migliaia di famiglie. Ma senz’altro, a confronto con l’Italia, la Spagna offre maggiori opportunitá e garanzie, e i soldi pubblici sono investiti in servizi che gli italiani possono solo sognare: bastai vedere i trasporti, le scuole, i centri civici e le biblioteche pubbliche.
Ma è solo venendo in Olanda che ho scoperto che cosa significa avere un governo che fa il suo dovere. Qui ad Amsterdam, dal punto di vista lavorativo siamo ad anni luce di distanza: perfino un lavoro part time in un call center permette di vivere e risparmiare! Tale é il lavoro che ho trovato in meno di un mese, e poi ho aperto una partita iva nella speranza di trovare qualche cliente come illustratore e designer. Non ho avuto fortuna come autonomo, trovare clienti non è il mio forte. Eppure, qui si puó tenere una partita iva anche senza clienti: non solo se non si guadagna non si pagano tasse, ma addirittura si ha diritto comunque ai rimborsi delle spese relative alla propria professione. E come se tutto ciò non bastasse, dopo solo un anno e mezzo mi hanno assegnato una casa popolare vicino al centro e ho trovato un ottimo lavoro come designer!
Ora, non è che stia tanto bene comunque. Ho lasciato troppi affetti indietro in Italia e Spagna. Sogno ancora di trovare indipendenza come autonomo, e magari di poter tornare in Italia. Ma come si fa a tornare in Italia, non mi sento di venire a fare il cameriere per due soldi e ancor meno di dover baciare le mani a padroni e padroncini che ti sfruttano all’osso e si comportano come se stessero facendoti un favore. Tali sono purtroppo i resoconti dei miei amici che non hanno voluto lasciare il paese, e poco importa che siano laureati e poliglotti.
Il panorama politico non offre alternative, l’unica speranza sono i movimenti della societá civile, gli sforzi delle persone per bene. Un saluto e mille grazie.
Christian Mirra
Tendenza Veronica
Ottobre 15, 2007 on 1:21 pm | In Politica | 94 Comments
E va bene, parliamo un poco di partito democratico. Non so perché, ma l’argormento non mi ha mai appassionato. Siamo di fronte a un’autentica novità politica, come ci raccontano? Secondo me no. E lo dico con il rispetto dovuto ai tanti che ieri hanno scelto di ratificare la nomina di Veltroni (il quale, a questo punto, potrebbe anche dimettersi da sindaco di Roma). Perchè il Pd non mi convince? Perché mi sembra il trionfo della politica senz’anima. Un prodotto di marketing post-ideologico uscito dagli alambicchi di una burocrazia politica priva di credibilità. Che simula di rifiutare gli apparati, mentre li tiene in vita e anzi li trasforma in feudi (vedi Irpinia felix). Che invoca la partecipazione popolare, ma di apertura vera alla società civile (per esempio, attraverso primarie aperte di collegio) preferisce non parlare. Un partito che si porta con tutto, votabile da Cipputi come da Afef, dai vecchi compagni romagnoli come dai banchieri Profumo e Bazoli. Moderato e di sinistra. Laico e confessionale. Post-comunista e post-democristiano. Telegenico e Interclassista. Sceriffo con gli accattoni e buonista con i furbetti. Bene attento a non demonizzare corruttori e amici della mafia. Ma distratto su indipendenza della giustizia e dell’informazione. Incapace di fare leggi serie su conflitto di interessi e riforma antitrust. Ma capace, capacissimo di lucrare consenso sulla paura del ritorno al governo della Banda Berlusconi. Che comunque, a meno di miracoli, ritornerà. Stabilendo un bel regime di fatto, nel quale i Veltroni boys, berlusconiani tendenza Veronica, si scaveranno senza problemi la propria nicchia di opposizione democratica, in attesa di tempi migliori. Sono prevenuto e disfattista? Non so cogliere il nuovo che avanza a liberarci dal pensiero unico? Ditemi la vostra. Come ha fatto Duccio, che ieri sera da Lecco mi ha scritto questa lettera.
Caro Piero,
perdonami se ti scrivo in questa maniera ma ne sentivo l’esigenza. Andrò controcorrente. Sarò provocatorio. Quasi scostumato.
Sai, oggi ci sono state le elezioni Primarie per scegliere il segretario del nascente partito Democratico in Italia.
Sono stato colto da una forte e temibile depressione.
Questi mesi (volendo anche anni) non sono serviti a nulla. Gli errori e la collusione del centro-sinistra non hanno smosso alcun animo indipendente. Le telefonate amichevoli di D’Alema e Fassino non hanno logorato nessuno. Gli scivoloni “Mastella-De Magistris” o “Annozero” o ” Veronica Lario” non hanno fatto riflettere alcun individuo sinistrorso.
Le bugie del programma del Governo Prodi, le ipocrisie dei riformisti, le contraddizioni della sinistra radicale, la complementarietà acclarata tra schieramenti, erano tutti ingredienti che quest’oggi dovevano causare un solo risultato: scarsa, scarsissima affluenza.
Invece no. Tre milioni di persone hanno deciso (e qui andrò ancor più controcorrente) di porre la parola fine ad un possibile momento di vera riflessione all’interno del centro-sinistra italiano.
Questa incondizionata fiducia ad un figuro come Veltroni taglia le gambe, e fa pensare.
Fa pensare che ce l’hanno fatta. L’ombra di Silvio attanaglia ancora milioni di persone. Questo timore (giustificato) di ritrovarsi la banda Berlusconi ha definitivamente annebbiato ogni mente. Il punto è che - da circa quindici anni ad oggi - i leader che si sono susseguiti a sinistra non hanno fatto altro che alimentare questo terrore, aiutare Silvio con decreti ad personam, indebolire la cognizione di una questione morale tra gli elettori, gettare il confronto politico sulla perniciosa affermazione “rivolete Berlusconi?”.
I leader maximi di “sinistra” hanno vinto. Oggi ne è la conferma assoluta. Hanno lobotomizzato milioni di cervelli come Silvio ha fatto con i suoi. Ormai l’elettore medio del centro-sinistra vota per partito preso. Non esercita più alcuna riflessione sul proprio candidato, non cerca più l’informazione sana, non accoglie più le sfumature, non vuole altro che scacciare l’incubo Berlusconi.
Quindi sopporterà le scalate illecite sostenute dai propri leader dicendo “tanto le banche ce le hanno tutti perchè noi no…?”, subirà inerte le balle immani del Tg di Governo, comincerà a sopportare poco Santoro, amare Riotta, diffidare di Floris, odiare il tono di Travaglio, applaudire il trasformismo rutelliano, invocare più poteri per il “Premier”, imbastire ardue riflessioni sull’abbassamento delle tasse, ricordare con strumentale fine il nome di Marco Biagi.
Oggi, 14 ottobre, Veltroni ha tra le mani un successo enorme. Si è potuto permettere tutto. Gaffe pessime sull’ambientalismo, sulla Lario, sugli uomini di centro-destra che stima molto ( Letta, Tremonti, etc. ), sull’Indulto, su Unipol, su Prodi e altro ancora.
Perchè l’ha potuto fare? Semplice. Semplicissimo. Basta portar fede a questi 3 punti :
1- parlare in slang televisivo: pochi concetti, molta scena, mezze verità, populismo e tanta, tanta retorica.
2- bazzicare salotti buoni e prediligere interviste soft.
3- illudere le persone che il futuro della politica italiana sia un contenitore qualunquista e che l’antidoto anti Berlusconi siano delle finte Primarie (che avevano lo stesso metodo del “Porcellum” Calderoliano) con esito scontato.
La ricetta è facile. Il risultato deprimente.
Mi auguravo che il popolo delle Primarie per Prodi (ottobre 2005) fosse incazzato e consapevole della scarsa credibilità di questa “democrazia diretta”. Invece no.
L’unica nota - probabilmente - positiva (che già so esser astratta e irreale) è che si decidano seriamente ad ascoltare questi milioni di terrorizzati e che imparino sul serio a costruire un canale efficace con la società civile.
Altrimenti è troppo comodo ottenere bagni di folla - costruiti su strumentali ricatti morali - senza poi dare sincera voce a questo popolo dormiente.
Duccio
Da Barcellona
Ottobre 14, 2007 on 1:55 pm | In Italiani all'estero | 25 Comments
Inviatemi per email le vostre lettere di italiani all’estero. Il motivo per il quale siete andati via. Come vedete l’Italia da fuori. Inizio con questa, di Alberto, da Barcellona.
Caro Piero,
ti mando poche righe sulla mia breve esperienza in Spagna.
Poche righe perché la mia esperienza è sicuramente limitata nel tempo (sono qui dal 2 maggio 2006) ed è inoltre limitata nei fatti, avendo da subito lavorato a tempo pieno (quasi sempre oltre le 12 ore al giorno) nel progetto Enoteca d’Italia.
Io non sono partito dall’Italia. Io sono scappato dall’Italia. Scappato da un’Italia –è ancora il caso di parlare di Milano in quanto icona della città estrema nel bene e nel male, oppure ora è tutta l’Italia a marcire nella struttura e nel contenuto?- dove gli occhi dei giovani sono spenti. Spenti e rassegnati.
Ricordo ancora quando il mio commercialista milanese, nel momento dell’apertura della mia prima partita iva, mi disse: “Caro Alberto, la partita iva ti costerà moltissimo anche senza far nulla. Ti auguro di fare molti soldi in fretta, perché altrimenti diverrà un peso insostenibile”. La chiusi due anni dopo.
Barcellona, invece, cos’ha? Cos’ha in più rispetto a Milano, Torino, Roma? Barcellona è piena di giovani. Giovani che vengono qui da tutto il mondo.
C’è un’aria frizzante che ispira azione, movimento, voglia di fare. E a Barcellona puoi fare. La maggior parte dei sommelier con i quali lavoro hanno tra i 25 e i 35 anni. Parlo di sommelier di alcuni dei più importanti ristoranti di Barcellona nonché di Spagna.
Qui costa molto meno che in Italia aprire una società, ottenere licenze, insomma fare affari.
Centinaia di persone suonano e cantano per strada, nel metrò, in spiaggia. E non devono chiedere licenze per farlo. Glielo si permette, perché non c’è nulla di male nell’esprimersi.
Gli affitti sono alti? Sì. Sono molto alti. Come a Milano. Però qui che succede? Scendono in piazza 15 mila persone per protestare. Non una tantum. Una volta al mese. Bloccano pacificamente il traffico. Attirano l’attenzione. Ora è passato un progetto per la costruzione di 60mila alloggi economici per i giovani.
Il dentista costa anche qui molto? Sì. Entro il 2010 i bambini dai 5 ai 14 anni non pagheranno le spese dentistiche. Anche questo è un nuovo progetto. E sono solo esempi.
Nel mio piccolo: abbiamo iniziato a vendere vini italiani di qualità nel luglio del 2006. L’anno scorso. Oggi, dopo poco più di un anno contiamo oltre 40 ristoranti clienti nella città di Barcellona, spedizioni in tutta la penisola Iberica, oltre 700 visite mensili al nostro blog. Ci stiamo preparando per sbarcare nel nord della Spagna e in un altro paese europeo. Sarebbe mai potuto accadere tutto questo in Italia? Francamente credo di no.
Qui mi sento libero. Qui mi sento vivo. Che peccato però sentirmi esule.
Un abbraccio,
Hal
Post scriptum 1
Ricordo il Mondadori day, sabato 27 ottobre, dalle ore 15. Cliccate l’icona sulla destra di questa pagina e linkatela. Organizzatevi nella vostra città e datemene notizia. Domani - lo prometto - sarà on line il volantino ufficiale dell’iniziativa.
Post scriptum 2
Questa sera il direttore del Tg1 Riotta commenterà i risultati delle “primarie” del partito democratico (sulle quali torneremo) con Rutelli, Fassino, Maroni e… Beppe Pisanu. Il ministro dell’interno che la notte del dieci aprile - secondo Berlusconi - annunciò in privato la vittoria elettorale del centrodestra. E di questo non è mai stato chiamato a dare spiegazioni. Questa sera potrebbe essere un’occasione. Proverò a telefonare (06-33543170/1 oppure 06-33173509) e scrivere (tg1_direzione@rai.it oppure tg1_speciale@rai.it) alla redazione del programma Speciale Tg1. Fatelo anche voi.
Andrew Meyer
Ottobre 13, 2007 on 12:45 pm | In Politica | 60 CommentsMiami, 18 settembre. Durante un’assemblea pubblica all’università uno studente di nome Andrew Meyer rivolge tre domande al senatore Kerry, già candidato alla Casa Bianca contro Bush, e viene portato via dalla polizia e bloccato con le scosse elettriche. L’accusa? Essersi dilungato troppo. Le risposte di Kerry? Non pervenute. La reazione degli astanti? Silenzio. Con l’eccezione di una singola voce che chiede ai gendarmi di smettere. Senza aver fatto nulla di male, questo ragazzo si è messo nei guai. Chi ha dato l’ordine ai poliziotti di commettere quell’abuso, probabilmente la passerà liscia. Come l’ha passata liscia chi, sabato 29 gennaio 2005, nel centro di Milano, diede l’ordine di sequestrarmi per un pomeriggio per impedirmi di partecipare a un convegno. Anche allora nessuno dei presenti si mosse mentre in cinque mi caricavano a forza su un’auto. Interrogazioni parlamentari, articoli di stampa ed esposti alla magistratura, da quel giorno in avanti, sono serviti tuttavia a garantirmi un trattamento più cauto da parte dei difensori dell’ordine pubblico. Ricordo questo fatto per ribadire che la libertà di espressione va non solo esercitata ma difesa sempre, ad ogni latitudine, con le unghie e con i denti. Altrimenti si riduce al diritto di bestemmiare al bar.
Come atto di solidarietà verso i disturbatori del quieto vivere e di protesta verso gli abusi di polizia, pubblico il video che ha già fatto il giro della rete, con sottotitoli in italiano.
Paolo Pillitteri
Ottobre 12, 2007 on 1:53 pm | In Politica | 24 Comments
Se dio vuole, la diaspora post-craxiana è finita. L’otto ottobre i reduci del fu partito socialista si sono riuniti a convegno per giurarsi fedeltà. “C’è bisogno dei valori socialisti”, ha affermato Bobo Craxi. Tra gli onorevoli De Michelis e Del Bue c’era anche Paolo Pillitteri, cognato di Craxi ed ex sindaco di Milano. L’abbiamo incrociato il primo ottobre a Milano davanti al teatro Dal Verme. E ci ha onorato di qualche dichiarazione. Già condannato a quattro anni e sei mesi per mazzette, il Cognato non ne può più di questa politica dalle mani sporche. Ha voglia di gridarlo ai quattro venti, e per questo propone uno speakers corner milanese (mi associo). Denuncia la “pulizia etnica”, altrimenti detta inchiesta Mani Pulite, subita dal Psi. Ha nostalgia per l’aetas aurea di Tangentopoli: in fondo si rubava con più discrezione. Condanna senz’appello gerontocrazia, nepotismo e logica da clan. Segue con affetto paterno i progressi in politica del figliolo Stefano, oggi assessore a Milano per Forza Italia, e in cuor suo auspica il ricongiungimento familiare dei nipoti Bobo e Stefania, oggi impegnati a servire le Istituzioni in coalizioni contrapposte. Nega con decisione che la Mondadori sia stata rubata da Berlusconi, il quale - giura - non fu mai aiutato dal cognato con decreti di favore nei gloriosi anni Ottanta. Critica i diesse perché si vergognano di ammettere che volevano prendersi la Bnl: al giorno d’oggi come fa un partito, si domanda, a non avere una banca? Loro, ai bei tempi, non si vergognavano affatto. Ma non intende rientrare in politica. Si diverte di più a fare il giornalista: per il quotidiano L’Opinione, introvabile in edicola, ma finanziato dallo Stato. Ecco il video.
MastellaeCasini.it
Ottobre 11, 2007 on 5:14 pm | In Politica | 23 Comments
Era ora. Dopo anni di condoni e leggi su misura, si ritorna al rispetto della legge. Alla certezza della pena. Al pugno di ferro. Alla tolleranza zero. Con lavavetri, blogger e graffitari. Mi ha scritto il pericoloso terrorista che nei giorni scorsi ha attentato alla vita di Clemente Mastella in Campanella e alla reputazione di Pierferdinando Casini in Cuffaro, con due blog di satira.
Caro Piero,
ti vorrei parlare di uno strano sogno, un incubo che alcuni giorni fa mi ha tolto il sonno e del quale a tutt’oggi non riesco a liberarmi. Questo sogno perturbatore ha per scenario un posto strano, direi una bizzarra e curiosa nazione, non saprei come definirla. E vuoi sapere qual è la cosa più divertente? Nel sogno ci sei anche tu. Sì, ti giuro! Mettiti comodo che ora ti racconto tutto. Sei pronto? Allora, ho sognato di te che scrivevi con passione un blog e che, a causa dell’iniziativa di un mediocre servo mediatico del potere, venivi costretto con la forza della legge a sospendere per alcune settimane la pubblicazione del tuo spazio. Pazzesco, vero? Ma aspetta, non finisce qui. Ho sognato anche altri blogger. Ho sognato dei ragazzi che criticavano in rete il Ministro di Grazia e Giustizia di questo strano paese frutto della mia fantasia onirica. E ora non mi crederai: ho sognato che questo ministro accusava gli stessi ragazzi di essere dei feroci nazisti e che, non contento di ciò, si adoperava con energia per tentare di oscurare il loro blog, addirittura ricorrendo alla magistratura e alla polizia postale, proprio come succedeva a te! Aspetta, aspetta, non finisce qui! Sempre nel mio sogno ho visto questi ragazzi mettere online solo per un paio d’ore un finto blog a nome dell’ex Presidente della Camera di questo paese immaginario, tentando di realizzare in questo modo una forma di protesta satirica e non violenta. Riusciresti a crederci? Altro blog, altra denuncia! Che sogno assurdo! Ma che strani scherzi che ci prepara in sonno il caro Morfeo, non credi? Dici che dovrei preoccuparmi? Ma no, dai. È chiaro che era solo uno stupido incubo. Viviamo in Italia, un paese moderno e democratico. Da noi certe cose non possono di certo accadere…
Un abbraccio.
Diadorim Riobaldo, autore di www.mastellatiodio.blogspot.com e di www.pierferdinandocasini.blogspot.com
P.S. Perdonami se mantengo l’anonimato, ma quando si hanno alle calcagna dei tipetti come Casini e Mastella nessuna precauzione è eccessiva.
27 ottobre: Mondadori Day
Ottobre 9, 2007 on 1:12 pm | In Informazione | 49 CommentsSABATO 27 OTTOBRE. Abbiamo deciso questa data per il Mondadori Day.
Dove: davanti alle librerie Mondadori in giro per l’Italia. Dove non ci sono librerie Mondadori, nella piazza principale della città.
Come: con un volantino standard, cartelli, striscioni e megafono
Perché: per informare che il principale gruppo editoriale italiano è passato a Berlusconi grazie a una sentenza comprata da Previti.
A che ora: dalle ore 15 alle 18,30.
Chi: bastano gruppi di poche persone ben motivate, ognuno con la sua sigla
I permessi: è bene informare via fax almeno tre giorni prima l’ufficio manifestazioni della questura, nel fax va spiegato come s’intende svolgere l’iniziativa, in quanti, con quale orario ecc.
Video: suggerisco di girare un video, anche con interviste ai passanti, per poi procedere a un montaggio complessivo.
Comunicato: chiedo di comunicarmi le adesioni (con città e indirizzo del presidio) via mail entro il 25 ottobre, in modo da inserirle in un comunicato complessivo da inviare alle agenzie di stampa e naturalmente al Tg4.
Media locali: s’intende che ai contatti con i media locali ogni gruppo provvederà per conto proprio.
Noi: Qui Milano Libera sarà davanti alla libreria Mondadori di piazza Duomo
QUI trovate il volantino.
QUI trovate la sentenza della Cassazione.
Banner ad alta definizione, per sponsorizzare sul vostro sito l’evento. Mettete un link a questo post,
http://www.pieroricca.org/2007/10/09/27-ottobre-mondadori-day/
con uno di questi banner, ridimensionato a vostro piacimento:
Per salvare l’immagine cliccate su “Salva immagine con nome…”, ridimensionate, mettete sul vostro sito e linkate a questo post.
Stefano Sylos Labini
Ottobre 8, 2007 on 3:41 pm | In Politica | 14 Comments
Sabato a Roma ho rivisto con piacere Francesco Sylos Labini e conosciuto suo fratello Stefano. Si occupa di fonti di energia rinnovabili, tema sul quale mi ha inviato questo contributo.
La Conferenza sul Clima ha messo in luce ancora una volta la sintonia tra la Confindustria ed alcuni esponenti del governo sull’urgenza di accelerare la costruzione dei rigassificatori, di potenziare l’uso del carbone e di rilanciare l’energia nucleare. Al riguardo, vorrei ricordare che all’inizio degli anni ‘60 l’Italia era all’avanguardia nel settore nucleare grazie agli investimenti delle imprese pubbliche, come l’ENI di Enrico Mattei, e dei centri di ricerca pubblici, come il CNEN diretto da Felice Ippolito.
Ma il tentativo di Mattei e Ippolito ebbe una breve durata poiché il primo scomparve in un oscuro incidente aereo mentre il secondo fu messo in carcere in seguito ad una calunniosa campagna di stampa condotta da Saragat per conto degli industriali elettrici e dei petrolieri. L’uscita di scena di Mattei e Ippolito determinò la fine dello sviluppo del settore nucleare, un settore ad alta intensità scientifica e tecnologica che, fino all’incidente di Chernobyl del 1986, ebbe una notevole espansione in tutti i paesi industrializzati.
Anche oggi l’Italia rischia di ripetere lo stesso errore che fu fatto cinquanta anni fa perché la grande attenzione che viene data ai rigassificatori, al carbone ed al nucleare sta mettendo in secondo piano l’esigenza di puntare sulle energie rinnovabili, che, da circa un decennio a questa parte, stanno avendo una fortissima crescita tecnologica, produttiva e finanziaria in tutto il mondo. E il nostro paese corre il rischio, per l’ennesima volta, di diventare dipendente da tecnologie sviluppate altrove con conseguenze negative sulla crescita degli investimenti, del reddito e dell’occupazione.
I rigassificatori rappresentano una soluzione che non cambierebbe il grado di dipendenza dall’estero e non farebbe diminuire la bolletta per gli utenti finali perché vi sarebbero costi addizionali per il trasporto e per l’ammortamento degli impianti e un aumento dei rischi per la presenza di navi cariche di gas e per la localizzazione degli impianti in prossimità di zone densamente abitate. Anche il maggiore ricorso al carbone, oltre a far crescere le emissioni di anidride carbonica, non permette di ridurre la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di energia. Deve essere chiaro che la concorrenza e la sicurezza energetica potranno aumentare in modo significativo quando i consumatori e le imprese saranno in grado di scegliere non solo tra diversi fornitori, ma anche tra le fonti energetiche fossili e quelle rinnovabili, cioè quando esisterà un’offerta di energia ben più diversificata di quella che c’è oggi.
Per questi motivi dobbiamo potenziare l’impegno nella ricerca e gli investimenti nelle fonti rinnovabili. Nel 2004 le spese in ricerca e sviluppo dell’intero settore energetico sono state pari allo 0,6% del fatturato, mentre vi sono state aziende ad alta tecnologia come Stmicroelectronics e Finmeccanica che hanno investito in R&S oltre il 15% del fatturato e la stessa Fiat Auto è arrivata a spendere in ricerca circa 1 miliardo di euro, il 5% del fatturato. A ciò si aggiunge l’esiguità dei finanziamenti per i centri di ricerca pubblici, come l’ENEA e il CNR, e il disinteresse dell’ENI e dell’ENEL, che stanno realizzando profitti giganteschi e di cui lo Stato, cioè il governo, è l’azionista di maggioranza relativa con il 30% del capitale azionario. L’ENI, che ha chiuso il 2005 con 9 miliardi di euro di utile netto, ha speso in R&S 204 milioni di euro, appena lo 0,3 % del fatturato. Da parte sua l’ENEL, che nel 2005 ha conseguito un utile netto di 4 miliardi di euro, ha investito in ricerca applicata solo 80 milioni di euro, lo 0,2% del fatturato. Nel contempo l’ENEL sta spendendo 15 miliardi di Euro per acquisire la società spagnola Endesa, ha acquistato la rete di distribuzione dell’elettricità a Bucarest, si sta comprando centrali nucleari in Russia e nei paesi dell’est, mentre gli investimenti programmati nelle fonti rinnovabili – 4 miliardi di euro - rappresentano una quota del tutto minoritaria sull’ammontare totale degli investimenti. E la stessa Finmeccanica si sta disimpegnando da Ansaldo Energia, una grande azienda che potrebbe giocare un ruolo importante nello sviluppo energetico del nostro paese.
Le imprese a partecipazione statale hanno le capacità finanziarie e tecnologiche per diventare un potente motore di innovazione a livello nazionale e per catalizzare le attività delle università e dei centri di ricerca, che possono dare un importante contributo se sono collegati con soggetti industriali. In questa ottica l’azionista di maggioranza relativa, e cioè il Ministero dell’Economia, avvalendosi della collaborazione dei Ministeri dello Sviluppo, della Ricerca e dell’Ambiente, potrebbe seguire più da vicino le strategie delle grandi aziende energetiche dando maggiore importanza agli aspetti tecnologici e industriali rispetto a quelli puramente finanziari. In particolare, potrebbero essere forniti indirizzi volti a potenziare le spese in ricerca e sviluppo e gli investimenti per la diversificazione delle fonti energetiche.
Per quanto riguarda le politiche di incentivazione per le fonti rinnovabili, nella Finanziaria 2008 bisognerà porre fine all’ambiguità del Cip6 e rivedere il sistema dei certificati verdi differenziando la durata del certificato per le diverse tecnologie. Per la diffusione di impianti e prodotti ad elevata efficienza energetica e a basso impatto ambientale si potrebbero integrare gli incentivi fiscali e il conto energia con gli incentivi creditizi della legge Sabatini, una tra le migliori leggi per la promozione degli investimenti delle piccole imprese. La possibilità di pagare a rate in 5 anni con un tasso d’interesse agevolato un impianto fotovoltaico da 3 kWp che costa 18.000 euro, permetterebbe di diluire la spesa che sarebbe coperta sia con i guadagni che possono essere ottenuti dalla produzione di elettricità sia dal mancato pagamento della bolletta tradizionale.
In conclusione, agli incentivi per le fonti rinnovabili vanno affiancate delle politiche attive per la ricerca e l’innovazione anche utilizzando le grandi imprese energetiche di cui lo Stato è azionista di maggioranza relativa.
Post scriptum
Venerdì 5 ottobre la Commissione Ue ha pubblicato i dati sulle spese in ricerca e sviluppo, sui profitti e sugli investimenti delle aziende europee e mondiali.
Lo trovate QUI.
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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